{"id":50693,"date":"2013-05-07T11:52:04","date_gmt":"2013-05-07T10:52:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=50693"},"modified":"2013-05-07T11:56:41","modified_gmt":"2013-05-07T10:56:41","slug":"guerra-in-siria-fonti-a-confronto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/05\/guerra-in-siria-fonti-a-confronto\/","title":{"rendered":"Guerra in Siria, fonti a confronto"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/lettore-arabo.png\" width=\"300\" height=\"151\" \/><p class=\"wp-caption-text\">foto tratta da: http:\/\/www.sirialibano.com<\/p><\/div>\n<p>(di Lorenzo Trombetta,\u00a0<a href=\"http:\/\/arabmediareport.it\/siria-e-giornalismo-la-guerra-delle-fonti\/\">ArabMediaReport<\/a>). Lavorare liberamente come giornalisti in Siria \u00e8 molto difficile. Eppure, chi segue i fatti siriani fuori dalla paese degli Asad si trova sempre costretto a riportare informazioni riferite da altre fonti, non sempre verificabili. Con questo dilemma si sono confrontati da quasi mezzo secolo generazioni di cronisti, fotoreporter e cameraman, siriani e stranieri.<\/p>\n<p>Questa questione ha assunto una rilevanza ancor pi\u00f9 cruciale a partire dalla primavera del 2011, quando \u00e8 risultato evidente a tutti \u2013 anche a chi non conosceva il contesto siriano \u2013 che nessun giornalista avrebbe potuto riportare fedelmente quel che accadeva nelle piazze e nelle strade della Siria in rivolta.<\/p>\n<p>Il bavaglio all\u2019informazione non \u00e8 cosa nuova in Siria, ma venne annodato in maniera definitiva nel lontano 1958, quando il Paese fu annesso all\u2019Egitto nasseriano per una breve e fallimentare esperienza \u201cunitaria\u201d. Il rigido controllo degli apparati di sicurezza sui media \u00e8 stato di fatto mantenuto fino ad oggi, passando per l\u2019avvento del partito Ba\u2018th nel 1963 e per la salita al potere di Hafez al-Asad nel novembre del 1970. Nonostante il\u00a0<em>ra\u00ecs immortale<\/em>\u00a0e suo figlio Bashar, attuale presidente, abbiano promulgato tre diverse leggi sulla stampa nell\u2019arco degli ultimi 40 anni -1974, 2001, 2011- fare giornalismo serio nella Siria degli Asad rimane una missione pressoch\u00e9 impossibile. E soprattutto ad alto rischio.<\/p>\n<p>In due anni di violenze, ben 27 giornalisti professionisti, siriani e stranieri, sono stati uccisi in Siria. Almeno una decina sono stati rapiti da milizie del regime, da gruppi di ribelli o da bande criminali. E di questi almeno quattro, due americani, un britannico e un palestinese, risultano ancora scomparsi, probabilmente in mano ai loro carcerieri. Sono numeri impressionanti, che hanno scoraggiato molti cronisti dall\u2019entrare in Siria.<\/p>\n<p>Chi \u00e8 riuscito a ottenere l\u2019ambito visto d\u2019ingresso governativo, concesso col contagocce da Damasco, ha potuto lavorare soltanto in alcune zone e con un margine di manovra assai ristretto. Chi rimane fuori \u00e8 costretto ad affidarsi a notizie a diffuse da altre fonti che, tramite i<em>social network<\/em>,<em>\u00a0<\/em>riportano \u201cnotizie dal terreno\u201d. E nel caso di giornalisti esperti del contesto, la loro lista di contatti personali nel Paese si \u00e8 andata accorciando di giorno in giorno a causa del massiccio esodo di profughi e di sfollati (ormai circa un quarto della popolazione totale) e della crescente incapacit\u00e0 di chi \u00e8 rimasto di spostarsi da una zona all\u2019altra.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 che, ad esempio, di fronte alla macabra ma necessaria conta dei morti giornaliera nessun giornalista \u2013 n\u00e9 quello rimasto fuori n\u00e9 quello che per un periodo di tempo molto limitato, mai pi\u00f9 di dieci giorni, si trova in Siria \u2013 ha la\u00a0 possibilit\u00e0 di verificare di persona e con certezza il numero delle vittime civili e militari. L\u2019unica piattaforma che ogni giorno riferisce il numero approssimativo delle vittime del fronte ribelle e di quello governativo \u00e8 l\u2019<em>Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria\u00a0<a href=\"http:\/\/www.syriahr.com\/\">Ondus<\/a><\/em>.<\/p>\n<p>Il fatto che l\u2019<em>Ondus<\/em>\u00a0sia ripreso in modo quasi acritico da<em>\u00a0France Presse<\/em>\u00a0e che le sue \u201cnotizie\u201d siano dunque accettate come \u201cvere\u201d dai principali media occidentali ha scatenato sin dall\u2019estate 2011 una polemica circa l\u2019autenticit\u00e0 delle informazioni diffuse dall\u2019<em>Ondus<\/em>. Fondato nel 2006,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/syriaohr\">l\u2019Osservatorio trasmette<\/a>\u00a0ormai in arabo e in inglese quasi esclusivamente su<em>Facebook<\/em>, basandosi sul lavoro di raccolta dati svolta da un dissidente siriano, Usama Sulayman,\u00a0<em>alias\u00a0<\/em>Rami \u2018Abd ar Rahman. Anche se \u00e8 esiliato in Gran Bretagna, Sulayman si avvale dell\u2019azione di una rete di attivisti e ricercatori sul terreno.\u00a0<em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>I canali della\u00a0<a href=\"http:\/\/www.rtv.gov.sy\/\">televisione di Stato<\/a>\u00a0siriana, l\u2019agenzia ufficiale\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.sana-syria.com\/\">Sana<\/a><\/em>\u00a0e gli altri media del regime di Damasco hanno dal canto loro smesso da tempo di fornire cifre aggiornate dei \u201cmartiri del terrorismo\u201d,\u00a0 un flusso di dati e nomi interrotto proprio quando la rivolta ha cominciato ad armarsi, dando il via a un\u2019escalation militare che ha inevitabilmente comportato un incremento delle vittime tra le file dei soldati e dei miliziani lealisti. Eppure, anche nei primi mesi di repressione governativa delle proteste pacifiche, le autorit\u00e0 siriane \u2013 compreso il presidente Bashar al-Asad \u2013 non erano state in grado di fornire cifre concordanti e aggiornate sui militari governativi uccisi nel Paese da \u201cbande di terroristi armati\u201d. N\u00e9 avevano mai riferito in modo preciso dati sulle vittime civili, la cui sorte \u00e8 stata di fatto a lungo ignorata dagli organi di informazione ufficiali. Attualmente i media di Damasco riferiscono ogni giorno dell\u2019uccisione \u201cdi numerosi terroristi\u201d, fornendo ogni tanto le presunte identit\u00e0 di alcuni di loro.<\/p>\n<p>Per smarcarsi dal flusso binario di \u201cnotizie\u201d\u00a0<em>Ondus<\/em>-media del regime, si pu\u00f2 ricorrere ai <em><a href=\"http:\/\/www.lccsyria.org\/\">Comitati di coordinamento locali<\/a><\/em>, una delle prime piattaforme di attivisti anti-regime create per documentare quel che avveniva nelle manifestazioni non violente del 2011 e che gli organi informativi ufficiali non riportavano. I\u00a0<em>Comitati<\/em>\u00a0hanno un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/LCCSy\">profilo Facebook<\/a>\u00a0dove aggregano molte, ma non tutte, notizie provenienti dalle varie\u00a0<em>tansiqiyya<\/em>\u00a0, comitati di coordinamento, delle zone colpite dalle violenze. In questa pagina le notizie sono riferite in arabo e in inglese, mentre sulle pagine di ciascun comitato locale di quartiere, del villaggio o della cittadina si trovano maggiori dettagli, solo in arabo, su ogni evento raccontato quasi in presa diretta da testimoni oculari.<\/p>\n<p>Le\u00a0<em>tansiqiyya\u00a0<\/em>sono presenti solo nelle zone solidali con la rivolta, mentre le localit\u00e0 rimaste fedeli al regime hanno aperto su\u00a0<em>Facebook<\/em>\u00a0le loro\u00a0<em>shabakat al-akhbar,\u00a0<\/em>reti di notizie. Solitamente, dopo che l\u2019<em>Ondus<\/em>\u00a0o un media del regime diffondono le loro \u201cnotizie\u201d, il giornalista esperto che conosce l\u2019arabo pu\u00f2 cercare conferme sulle pagine delle\u00a0<em>tansiqiyya\u00a0<\/em>o sulle \u201creti di notizie\u201d delle comunit\u00e0 lealiste. Finora, nella maggior parte dei casi personalmente sperimentati, si arriva cos\u00ec a un accettabile grado di verifica della veridicit\u00e0 di ciascun evento.<\/p>\n<p>Un\u2019ulteriore strumento utile per ricostruire i bilanci delle vittime delle violenze giornaliere \u00e8 il <a href=\"http:\/\/www.vdc-sy.info\/\" target=\"_blank\"><em>Centro di documentazione delle violazioni in Siria<\/em><\/a>\u00a0,<em>Vdc<\/em>, che sul suo sito da pi\u00f9 di un anno diffonde in arabo e in inglese le schede dettagliate di ciascuna persona uccisa, indicando non solo le generalit\u00e0 e il luogo della sua morte ma fornendo anche i link ai video amatoriali in cui \u00e8 mostrata la salma.A\u00a0partire da fine marzo, il Vdc si occupa di documentare anche le violazioni commesse dai ribelli. Quest centro\u00a0non \u00e8 stato creato come piattaforma informativa dedicata ai giornalisti, ma come database aperto al pubblico e in continuo aggiornamento in vista di un eventuale futuro processo giudiziario ai presunti criminali siriani.<\/p>\n<p>A partire da aprile 2013, il\u00a0<em>Vdc<\/em>\u00a0ha cominciato a documentare pubblicamente le vittime cadute nelle file delle forze fedeli al regime. A questo ci ha pensato, durante alcuni mesi del 2012, un sito speculare a quello del<em>Vdc<\/em>,\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.documents.sy\/\">Document.sy<\/a>,\u00a0<\/em>creato da persone vicine al presidente Bashar al-Asad. Da alcune settimane anche Document.sy ha smesso, come tutti gli altri media ufficiali, di fornire un bilancio complessivo dei militari e degli agenti uccisi. (<a href=\"http:\/\/arabmediareport.it\/siria-e-giornalismo-la-guerra-delle-fonti\/\">ArabMediaReport<\/a>, marzo 2013, aggiornato il 4 maggio 2013)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; (di Lorenzo Trombetta,\u00a0ArabMediaReport). Lavorare liberamente come giornalisti in Siria \u00e8 molto difficile. Eppure, chi segue i fatti siriani fuori dalla paese degli Asad si trova sempre costretto a riportare informazioni riferite da altre fonti, non sempre verificabili. 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