{"id":503757,"date":"2017-08-13T11:11:24","date_gmt":"2017-08-13T10:11:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=503757\/"},"modified":"2017-08-13T11:14:42","modified_gmt":"2017-08-13T10:14:42","slug":"f35-tap-la-democrazia-delle-multinazionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/08\/f35-tap-la-democrazia-delle-multinazionali\/","title":{"rendered":"F35 e Tap, la democrazia delle multinazionali"},"content":{"rendered":"<p>di Francesco Ciafaloni<\/p>\n<p><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\">Anche se ci illudiamo di essere un paese democratico fra paesi democratici subiamo gli effetti di decisioni importanti, prese non tanto da istituzioni politiche sovranazionali quanto da grandi aziende multinazionali<\/span><\/p>\n<p>Anche se ci illudiamo di essere un paese democratico tra paesi democratici (in Occidente almeno), mentre polemizziamo e ci dividiamo su temi di bandiera, subiamo gli effetti di decisioni importanti, prese non tanto da istituzioni politiche sovranazionali, come l\u2019Unione Europea, quanto da grandi aziende multinazionali. Di queste decisioni ci rendiamo conto solo quando sono gi\u00e0 realizzate e ci colpiscono direttamente. Tra le aziende multinazionali che decidono per noi ce ne sono alcune, poche, della cui propriet\u00e0 fanno parte anche capitalisti italiani o il governo italiano, come la Fca, gi\u00e0 Fiat, o l\u2019Eni e l\u2019Enel, che sono state Enti nazionali, per gli idrocarburi e per l\u2019energia elettrica, ma in cui il peso dello Stato italiano e dei lavoratori italiani \u00e8 drasticamente diminuito. Le pi\u00f9 importanti hanno il baricentro negli Stati Uniti o nelle potenze economiche, politiche e militari maggiori. La composizione della propriet\u00e0, per\u00f2, cambia poco il modo di funzionare. Quando intorno ad un progetto si raccoglie una massa sufficiente di soldi e di potere, si avvia un processo di cooptazione, organizzazione, pubblicit\u00e0 \u2013 talora, ma non sempre, immagino, corruzione \u2013 che coinvolge l\u2019opinione pubblica e trasforma una scelta arbitraria, talora dannosa, persino criminale in qualche sua parte, in una necessit\u00e0 oggettiva<\/p>\n<p><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\">Due casi recenti di contestazioni in ritardo, considerate irrealistiche e provinciali (<em style=\"font-weight: inherit;\">not in my backyard<\/em>) dalla grande stampa, guardate un po\u2019 da vicino, possono consentire di aggiungere qualche dettaglio alla considerazione generale<\/span><\/p>\n<p><strong>F<\/strong><strong>35. L\u2019arma pi\u00f9 costosa mai costruita<\/strong><\/p>\n<p>Il titolo \u00e8 quello dell\u2019articolo di apertura di Daniel Soar del numero del 30 marzo della \u201cLondon Review of Books\u201d (https:\/\/www.lrb.co.uk\/v39\/n07\/contents), da cui prendo le citazioni e i dati non gi\u00e0 disponibili sulla grande stampa e negli opuscoli dei movimenti che si sono opposti all\u2019acquisto di questo aereo da battaglia costosissimo e forse inefficiente, di cui in Italia si costruisce un particolare delle ali.<\/p>\n<p>Oggi l\u2019aereo si presenta come una necessit\u00e0 perch\u00e9 \u00e8 in grado di decollare verticalmente e perci\u00f2 di essere utilizzato sulla portaerei Cavour, troppo piccola (un quarto delle portaerei americane classe Nimitz) e perci\u00f2 troppo corta (220 metri di ponte di volo), in sostituzione degli Harrier a decollo verticale attualmente imbarcati, che non superano la velocit\u00e0 del suono. C\u2019\u00e8 stata una discussione pubblica alla fine degli anni Novanta sul costruendo aereo europeo successore del Typhoon, che \u00e8 evaporato con un cambio di governo. Da dove spunta l\u2019F35?<\/p>\n<p>Soar comincia, giustamente, dalla enormit\u00e0 delle cifre complessive: \u201cDurante l\u2019intera vita del progetto, gli Stati Uniti spenderanno 1.500 miliardi di dollari per progettare, costruire e tenere in efficienza 2.500 aerei per se stessi: abbastanza da cancellare l\u2019intero debito degli studenti americani, o pagare la sanit\u00e0 per tre anni agli americani poveri, o costruire un muro che faccia quattro volte il giro della Terra.\u201d Come si \u00e8 arrivati a decidere una spesa cos\u00ec ingente e su un progetto cos\u00ec dubbio<\/p>\n<p><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\">Il progetto nacque sotto l\u2019amministrazione Clinton, con l\u2019obbiettivo di costruire un aereo utilizzabile dall\u2019aviazione, dalla marina e dai marines, che avesse un raggio di intervento ampio (500 km) e fosse superiore in combattimento a tutti i prevedibili modelli russi, cinesi, delle altre potenze. Concorse alla gara iniziale la McDonnell Douglas, con ottimi precedenti (F15, F\/A18), ma perse, a causa di un progetto troppo innovativo. Vinse la Lockeed. A quel punto cominciarono i problemi e i ritardi. \u201cL\u2019aereo era troppo pesante, troppo complicato, troppo impegnato a essere troppe cose per troppi \u2013 e maledettamente troppo costoso\u201d. Il senatore dell\u2019Arizona John McCain (gi\u00e0 sconfitto da Bush alle primarie repubblicane, poi sconfitto da Obama per la presidenza, ma certo non l\u2019ultimo venuto) lo defin\u00ec \u201cuna tragedia e uno scandalo\u201d, come, del resto, ha fatto Trump in campagna elettorale e da presidente eletto. Perch\u00e9 il progetto va avanti lo stesso (i primi due esemplari sono stati consegnati con grande pompa ad Israele, che ha anche lasciato intendere di averli gi\u00e0 usati per un attacco\/sfida in Siria)?<\/span><\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u201cun progetto enorme produce un numero enorme di posti di lavoro e la Lockeed opportunamente ha fatto in modo che nessuno sia rimasto a bocca asciutta. Ci si scherza su chiamando questo \u2018ingegneria politica\u2019: per tutti i suoi bulloni, cuscinetti, alberi, condotti e tubi \u2013 oltre che per le sue fibre ottiche, sensori, radar e computer di bordo \u2013 il programma F35 coinvolge 1.200 fornitori in 45 Stati, che generano 40.000 posti di lavoro nel solo Texas.<\/p>\n<p>Ci vuole molto coraggio per opporsi in Parlamento a questa manna. Non per nulla, osserva Soar, McCain \u00e8 senatore dell\u2019Arizona, che ha molte commesse militari, ma non per l\u2019F35.<\/p>\n<p>\u201c<span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\">Aiuta parecchio \u2013 prosegue la spiegazione \u2013 che molti acquirenti dell\u2019aereo abbiano da guadagnare dal contratto qualcosa di pi\u00f9 di qualche tonnellata di meccanica di precisione: la bellezza del progetto \u00e8 che ognuno pu\u00f2 portare qualcosa alla festa.\u201d Nel Lancashire si fa una sezione della coda, ad Ankara si fanno circuiti, a Melbourne sistemi idraulici, cablaggi a Rotterdam, un pezzo della ali a Torino. Gli israeliani hanno avuto persino la possibilit\u00e0 di aggiungere nuovi sistemi informatici ai loro modelli. Perci\u00f2 ogni critica incontra resistenze insuperabili. Il casco con le informazioni proiettate all\u2019interno che d\u00e0 una visione totale, avanti e dietro, sopra e sotto, costa 400.000 dollari? E che sar\u00e0 mai! Anche ogni missile costa 400.000 dollari e si distrugge nell\u2019uso.<\/span><\/p>\n<p>Ma l\u2019aereo regge il confronto con i diretti avversari? Certo il Sukhoi Su-35 \u00e8 pi\u00f9 veloce e pu\u00f2 persino sfuggire a qualche missile e il vecchio Eurofighter \u00e8 pi\u00f9 agile. Ma l\u2019F35 ha il vantaggio del sistema di difesa globale americano, del controllo dei satelliti, dei missili lanciati da oltre l\u2019orizzonte. Del resto ricordiamoci che Luttwak ha sostenuto che tutte le portaerei americane sono inutili perch\u00e9 sono affondabili da un solo missile. Ma, conclude Soar, \u201cle macchine, una volta costruite, sono qui per restare e anche gli aerei da combattimento lo sono. L\u2019industria delle armi esiste per costruire e spendere, costruire e spendere. \u00c8 questa la funzione degli armamenti.<\/p>\n<p><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\"><strong style=\"font-style: inherit;\">La Trans Adriatic Pipeline<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Il caso del gasdotto che dovrebbe approdare \u2013 che approder\u00e0 \u2013 a Santa Foca, in Puglia, \u00e8 pi\u00f9 modesto. La somma di partenza, il valore del giacimento di Shah Deniz, sotto il Caspio, tra 50 e 500 metri di profondit\u00e0, \u00e8 forse di 300 miliardi di euro, che si ricava moltiplicando le riserve che si trovano in rete per un prezzo medio su alcuni anni. Al consorzio che gestisce il campo partecipano al 28,8% la BP, che non \u00e8 nata ieri, al 19% la TPAO, dello Stato turco, al 16,7% la SOCAR, azera, al 15,5% la Petronas, malese, al 10% la LUKoil, russa e la NIOC, iraniana, la cui fondazione, in origine, fu impedita dal colpo di Stato anglo-americano che rovesci\u00f2 Mossadegh. Non si tratta n\u00e9 di un aggiramento della Russia, n\u00e9 di un boicottaggio dell\u2019Iran<\/p>\n<p>\u00c8 stata definito \u201cgasdotto dei dittatori\u201d, ma il capofila \u00e8 una delle pi\u00f9 note multinazionali del petrolio, che almeno una dittatura, a suo tempo, ha contribuito a stabilire e con molte altre ha utili sinergie da sempre. L\u2019<em style=\"font-weight: inherit;\"><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\">Espresso<\/span><\/em><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\">, in due puntate, di Paolo Biondani e Leo Sisti, ci ha raccontato la storia finanziaria del gasdotto, che coinvolge molti personaggi dubbi, come \u201cRaffaele Tognacca \u2026 un manager che ha fatto anche politica con i liberali in Canton Ticino \u2026 ha lavorato per anni tra Roma e Genova come dirigente del gruppo italiano Erg, \u2026 ha diversificato dal petrolio agli impianti eolici e solari soprattutto al sud. Tornato in Svizzera, ha aperto con la moglie la societ\u00e0 finanziaria Viva Transfer, che un\u2019indagine anti-mafia italiana ha additato come una lavanderia di soldi sporchi.\u201d O come Zaur Gahramanov, dirigente della TAP Ag svizzera, implicato nei Panama Papers. O il doppio ruolo di Giuseppe Patroni Griffi di membro del governo che ha approvato il Tap e membro del Consiglio di Stato che ha approvato la Valutazione di impatto ambientale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\">Ma tutto questo \u00e8, per cos\u00ec dire, aggiuntivo. Quando c\u2019\u00e8 un grande giacimento tutte le cifre diventano impressionanti: la nave per la perforazione, costruita in Malesia (patria della Petronas) e montata nel Caspio, costa tre quarti di miliardo di dollari. Il gasdotto ne costa 45, ecc<\/span><\/p>\n<p>Vorrei solo sottolineare che, quando nel processo politico si genera (viene prodotto da un gruppo potente) un progetto multimiliardario, il progetto comincia a vivere di vita propria e si separa del tutto dal problema che, in origine, doveva affrontare. Ce lo ricordava Alessandra Zendron proprio ad un seminario organizzato da \u201cUna citt\u00e0\u201d a proposito del TAV. Si potrebbe ripetere per il ponte di Messina. Dovremmo essere attenti al momento della decisione, prima che sia troppo tardi. Perci\u00f2 dovremmo diffidare della fusione tra Anas, che \u00e8, e dovrebbe restare,\u00a0un Ente pubblico, e Fs, che sono in parte private; e dovremmo trasalire quando leggiamo, su \u201c<em>Affari e finanza<\/em>\u201d del 14 aprile, a firma di Fabio Bogo: \u201cQualche volta l\u2019Italia prova a diventare pi\u00f9 grande, con le sue aziende impegnate in progetti economici coraggiosi. \u00c8 il caso di Atlantia, che tratta con la spagnola Abertis un\u2019operazione capace di creare il gigante europeo delle autostrade.\u201d L\u2019Italia?!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesco Ciafaloni Anche se ci illudiamo di essere un paese democratico fra paesi democratici subiamo gli effetti di decisioni importanti, prese non tanto da istituzioni politiche sovranazionali quanto da grandi aziende multinazionali Anche se ci illudiamo di essere 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