{"id":487221,"date":"2017-07-06T13:49:01","date_gmt":"2017-07-06T12:49:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=487221\/"},"modified":"2017-07-06T13:49:01","modified_gmt":"2017-07-06T12:49:01","slug":"le-dichiarazioni-dei-redditi-lequita-fiscale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/07\/le-dichiarazioni-dei-redditi-lequita-fiscale\/","title":{"rendered":"Le dichiarazioni dei redditi e l\u2019equit\u00e0 fiscale"},"content":{"rendered":"<p>Che i redditi dichiarati dai contribuenti italiani non siano del tutto veritieri \u00e8 noto a tutti, poich\u00e9 il fenomeno dell\u2019evasione fiscale \u00e8 particolarmente elevato in Italia. D\u2019altra parte, proprio i dati ufficiali possono aiutare a capire quanta distanza esiste tra le dichiarazioni formali e la realt\u00e0 effettiva. Anche per questa ragione sono comunque significative le statistiche recentemente pubblicate dal MEF\u00a0 (Ministero dell\u2019Economia e delle Finanze) e dal SISTAN (Sistema Statistico Nazionale) sulle dichiarazioni presentate lo scorso anno relative ai redditi del 2015.<\/p>\n<p>Anzitutto va detto che nel 2015 hanno presentato una dichiarazione al fisco 40.770.277 contribuenti (+ 0,13% rispetto al 2014). Il reddito complessivo ammonta a circa 833 miliardi di euro. Pi\u00f9 della met\u00e0 (455 miliardi) viene erogato dallo Stato: 325 miliardi per pensioni, prestazioni assistenziali, sostegno al reddito e rendite Inail; altri 130 miliardi corrispondono agli stipendi della pubblica amministrazione. L\u2019analisi dei dati mostra che i contribuenti con reddito inferiore a 20.000 euro sono diminuiti di 255.676 unit\u00e0, mentre quelli che hanno presentato dichiarazioni con redditi superiori ai 20.000 euro sono aumentati di 309.405. Il reddito medio \u00e8 stato di 20.690 euro (+1,9% rispetto al 2014). Anche tenendo conto dell\u2019inflazione, che nell\u2019anno ha registrato una crescita dello 0,5%, si pu\u00f2 dire che la condizione reddituale degli italiani nel 2015 \u00e8 leggermente migliorata rispetto all\u2019anno precedente.<\/p>\n<p>Anche l\u2019analisi delle diverse tipologie di contribuenti evidenzia aspetti importanti. A dichiarare i redditi pi\u00f9 alti sono i lavoratori autonomi con 38.290 euro in media, con un incremento del 7,6% rispetto al 2014. Seguono gli imprenditori a contabilit\u00e0 ordinaria con 35.740 euro pro-capite, con un aumento record del 14,4%. I redditi dei lavoratori dipendenti (e assimilabili) si fermano a 20.660 euro medi, con una diminuzione dello 0,2% rispetto all\u2019anno precedente. In realt\u00e0 questa tipologia comprende situazioni molto diverse: i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato (circa 16 milioni) hanno un reddito medio pari a 23.068 euro, mentre quelli a tempo determinato (circa 4,8 milioni di persone) dichiarano un reddito medio di 9.633 euro.<\/p>\n<p>Se si considera il reddito medio complessivo degli imprenditori il valore si attesta a 22.430 euro (+9,5% rispetto al 2014). Tenendo conto che il reddito complessivo medio dei lavoratori dipendenti \u00e8 di 22.860 euro, si deduce che i dipendenti abbiano mediamente redditi superiori agli imprenditori. Semplificando l\u2019analisi, verrebbe da dire che i datori di lavoro dichiarano meno dei loro dipendenti, ma correttamente gli autori del documento pubblicato dal MEF segnalano che \u00abil confronto tra le differenti categorie reddituali deve tener conto sia delle diverse norme fiscali per la loro determinazione sia delle singole peculiarit\u00e0. In particolare, non \u00e8 possibile dai dati pubblicati comparare il reddito degli imprenditori con quello dei \u201cpropri dipendenti\u201d: la definizione di imprenditore non pu\u00f2 essere assunta come sinonimo di \u201cdatore di lavoro\u201d in quanto tra gli imprenditori sono compresi coloro che non hanno personale alle loro dipendenze\u00bb. In effetti, i dipendenti con datore di lavoro persona fisica (oltre 1,8 milioni di soggetti) dichiarano un reddito medio di 9.700 euro, mentre i loro datori di lavoro (oltre 613.800 soggetti) dichiarano un reddito medio da attivit\u00e0 economica pari a 31.493 euro. Rispetto all\u2019anno precedente si riscontra una crescita del 12,8% del reddito medio degli imprenditori, mentre \u00e8 pressoch\u00e9 stabile quello dei lavoratori dipendenti.<\/p>\n<p>Nel 2015 i titolari di partita Iva che hanno presentato la dichiarazione dei redditi sono oltre 3,8 milioni (-2,5% rispetto al 2014), cos\u00ec suddivisi: imprenditori (46,9% pari a 1,8 milioni di soggetti), lavoratori autonomi (23,1% pari a oltre 879.000 soggetti), agricoltori (10,8% pari a circa 412.000 soggetti) e contribuenti in regime fiscale di vantaggio o forfetario (19,1% pari a oltre 728.000).<\/p>\n<p>Considerando i redditi pi\u00f9 alti dei titolari di partita IVA, si pu\u00f2 notare che tra i 19.076 promotori finanziari, ben 5.033 dichiarano un reddito superiore a 100.000 euro. Per i farmacisti il dato in percentuale \u00e8 ancora pi\u00f9 alto: su 10.188 gestori di farmacie, 3.753 dichiarano redditi superiori a 100.000 euro. Tra i contribuenti con reddito prevalente da attivit\u00e0 autonoma (655.000 soggetti), se si considerano i redditi complessivi maggiori di 100.000 euro (pi\u00f9 di 78.400 soggetti), emerge che il 51% opera negli studi medici o legali. Rilevante anche la presenza di redditi alti nelle attivit\u00e0 professionali svolte in forma associata: si tratta di 12.750 soggetti che dichiarano oltre 100.000 euro. In particolare svolgono attivit\u00e0 nei seguenti settori: studi legali (5.103), commercialisti (3.207) e studi notarili (676). La correlazione tra redditi elevati e determinate professioni \u00e8 evidente.<\/p>\n<p>Il contributo di solidariet\u00e0, introdotto nel 2011 e prorogato per il triennio 2014-2016, prevede un prelievo del 3% da applicare sulla parte di reddito complessivo eccedente 300.000 euro lordi annui. In realt\u00e0 non rientrano nel calcolo dell\u2019imponibile i redditi a tassazione separata, per esempio quelli sottoposti a cedolare secca per gli affitti. L\u2019analisi per classi di reddito complessivo evidenzia che soltanto lo 0,08% dei contribuenti (pari a oltre 34.000 soggetti) dichiara redditi maggiori di 300.000 euro. Si tratta di redditi da lavoro dipendente (44,9%), da lavoro autonomo (17%), da partecipazione (14,2%), da capitale (5%), d\u2019impresa (1,5%), da pensione (2,8%), e da fabbricati (2,7%) . L\u2019ammontare complessivo del contributo di solidariet\u00e0 nel 2015 \u00e8 stato pari a 294 milioni di euro (+6,5% rispetto al 2014), pari a circa 9.072 euro in media. Non essendo stato prorogato, il contributo non trover\u00e0 pi\u00f9 applicazione a partire dall\u2019anno d\u2019imposta 2017. In questo caso emerge chiaramente l\u2019approssimazione del sistema tributario italiano, che chiama contributo di solidariet\u00e0 (applicato a fasi alterne) quella che invece potrebbe essere considerata una stabile aliquota fiscale progressiva nella logica dell\u2019art. 53 della Costituzione. Senza contare che per tutti i contribuenti tra 75.000 e 300.000 euro viene applicata la stessa aliquota (43%), il che non pare equo, trattandosi di redditi molto differenti.<\/p>\n<p>I soggetti che versano un\u2019imposta sui redditi sono 30,9 milioni (il 76% del totale contribuenti), pari a 155,2 miliardi di euro per un valore pro capite di 5.020 euro. Di conseguenza, quasi 10 milioni di contribuenti non pagano tasse sul reddito. Si tratta, ad esempio, di persone con compensi limitati, compresi nelle fasce di esonero, oppure di contribuenti che fanno valere detrazioni tali da azzerare l\u2019imposta lorda. Inoltre, considerando i contribuenti la cui imposta netta \u00e8 interamente compensata dal bonus 80 euro, i soggetti che di fatto non versano le imposte sui redditi sono circa 12,2 milioni.<\/p>\n<p>Dai dati si pu\u00f2 dedurre che circa il 30% dei contribuenti non paga le imposte, perch\u00e9 non ha sufficiente capacit\u00e0 contributiva. Da questo fatto bisognerebbe partire per strutturare una riforma fiscale capace di intervenire pi\u00f9 efficacemente in una logica redistributiva, fondata sugli art. 2 e 3 della Costituzione.<\/p>\n<p>L\u2019addizionale regionale Irpef ammonta nel 2015 a 11,8 miliardi di euro (+4,1% rispetto al 2014), mentre quella comunale \u00e8 pari a 4,7 miliardi di euro (+5,0% rispetto al 2014). I dati mostrano un significativo aumento della tassazione regionale e locale, ma in modo alquanto diversificato tra i diversi contesti territoriali.<\/p>\n<p>Nel 2015 le deduzioni ammontano a 34 miliardi di euro (+1,8% rispetto al 2014) e si suddividono tra la deduzione per abitazione principale (8,7 miliardi di euro) e gli oneri deducibili (25,3 miliardi di euro). Rispetto al 2014 gli oneri deducibili subiscono un incremento del 2,7%, imputabile prevalentemente alla previdenza complementare (+14,3%) e ai contributi previdenziali ed assistenziali (+0,8%). Le detrazioni ammontano a 66,1 miliardi di euro (-0,13% rispetto al 2014) e sono composte prevalentemente da: detrazioni per redditi da lavoro dipendente e pensione (63,0%), carichi di famiglia (19,4%), oneri detraibili al 19% (8,2%), spese per recupero edilizio (7,1%) e spese per il risparmio energetico (1,6%).<\/p>\n<p>Di particolare interesse \u00e8 l\u2019analisi dei dati relativi agli oneri detraibili al 19% (per un ammontare di 28,2 miliardi di euro), per i quali si rileva un incremento del 4,0% rispetto al 2014. L\u2019analisi delle componenti mostra la generale diminuzione delle spese sostenute per interessi passivi relativi a mutui per abitazione principale (-5,6%) e delle spese per assicurazioni sulla vita (-4,3% rispetto al 2014), mentre aumentare i costi per la sanit\u00e0 (+4,6%). Le spese per istruzione subiscono un incremento del 32%, passando da 1,8 miliardi a 2,3 miliardi di euro, poich\u00e9 la detrazione \u00e8 stata estesa &#8211; seppure con limiti di spesa &#8211; anche alla frequenza di scuole dell\u2019infanzia e della scuola primaria. Le detrazioni al 26% per le erogazioni liberali a favore di Onlus registrano un significativo aumento rispetto all\u2019anno precedente (+25,5%).<\/p>\n<p>Complessivamente nel 2015 i contribuenti hanno pagato 172 miliardi di euro di imposte sui redditi, ma considerando il bonus (introdotto dal Governo Renzi) di 80 euro, di cui hanno beneficiato oltre 11 milioni di persone (il 27,3% dei dichiaranti) per uno sgravio di 9 miliardi, l\u2019imposta effettiva si riduce a 163 miliardi. Guardando in dettaglio, 20,9 milioni di lavoratori dipendenti (51,2% dei dichiaranti) pagano 103 miliardi di euro, pari al 60% del totale. I pensionati sono 14,8 milioni (36,2% delle dichiarazioni), ma 3,3 milioni non pagano tasse a causa di redditi molto bassi. Nel 2015 i pensionati hanno pagato 59,6 miliardi di euro di imposta sui redditi pari al 34,7% del totale. Escludendo lavoratori dipendenti e pensionati, restano 5,1 milioni di contribuenti, di cui soltanto la met\u00e0 dichiara redditi positivi. Di questi il 78% dichiara redditi fino a 15.000 euro lordi l\u2019anno e paga un\u2019imposta media di circa 173 euro. Il 15% di contribuenti detiene redditi tra 15.000 e 35.000 euro e paga un\u2019imposta media di circa 1.516 euro. Il rimanente 7% paga il 72% dell\u2019Irpef di categoria. Il totale dell\u2019imposta sui redditi pagata da questi contribuenti \u00e8 pari a 9,4 miliardi di euro, cio\u00e8 il 5,5% del totale del gettito Irpef del 2015, pur rappresentando il 12,5% dei dichiaranti.<\/p>\n<p>I dati dei redditi presentati lo scorso anno confermano la criticit\u00e0 del nostro sistema fiscale. Il problema pi\u00f9 rilevante resta la mancanza di un vero contrasto d\u2019interessi, che consente oggettivamente alle categorie che ne hanno la possibilit\u00e0 di dichiarare importi inferiori per pagare meno imposte e per beneficiare delle agevolazioni collegate al reddito. I dati delle dichiarazioni continuano ad evidenziare un sistema fiscale distorto, in cui l\u2019equit\u00e0 resta una chimera.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che i redditi dichiarati dai contribuenti italiani non siano del tutto veritieri \u00e8 noto a tutti, poich\u00e9 il fenomeno dell\u2019evasione fiscale \u00e8 particolarmente elevato in Italia. 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Principali appartenenze e impegni locali (provincia di Bergamo): Consiglio Direttivo della Fondazione Serughetti La Porta (www.laportabergamo.it), Comitato provinciale per l\u2019abolizione delle barriere architettoniche (www.diversabile.it), Coordinamento provinciale di Libera (www.liberabg.it), Comitato bergamasco per la difesa della Costituzione (www.salviamolacostituzione.bg.it), Scuola di educazione e formazione alla politica We Care (www.scuolawecare.it), Redazione della rivista L\u2019Incontro e delle Edizioni Gruppo Aeper (www.aeper.it). Nel 2014 ha pubblicato insieme a Filippo Pizzolato \u201cL\u2019ABC della Costituzione\u201d per le Edizioni Gruppo Aeper con prefazione di don Luigi Ciotti. Nel 2018, insieme a Francesco Gesualdi e Antonio De Lellis, per CADTM Italia ha pubblicato il dossier \u201cFisco &amp; Debito. 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