{"id":486810,"date":"2017-07-05T13:19:25","date_gmt":"2017-07-05T12:19:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=486810\/"},"modified":"2017-07-05T13:30:15","modified_gmt":"2017-07-05T12:30:15","slug":"sud-sudan-le-atrocita-del-conflitto-trasformato-granaio-del-paese-un-campo-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/07\/sud-sudan-le-atrocita-del-conflitto-trasformato-granaio-del-paese-un-campo-morte\/","title":{"rendered":"Sud Sudan: le atrocit\u00e0 del conflitto hanno trasformato il granaio del paese in un campo di morte"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">In un rapporto diffuso, Amnesty International ha denunciato che un nuovo fronte del conflitto del Sud Sudan ha causato atrocit\u00e0, terrore e fame e costretto nell\u2019ultimo anno centinaia di migliaia di persone ad abbandonare la fertile regione di Equatoria.<\/span> <span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">Le ricercatrici di Amnesty International hanno visitato la zona nel mese di giugno, documentando come soprattutto le forze governative ma anche quelle di opposizione abbiano commesso crimini di diritto internazionale, compresi crimini di guerra, contro la popolazione civile.<\/span>\u00a0<span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">Queste atrocit\u00e0 hanno costretto alla fuga verso l\u2019Uganda quasi un milione di persone.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\"><i>\u201cL\u2019aumento delle ostilit\u00e0 nella regione di Equatoria ha significato brutalit\u00e0 ancora pi\u00f9 diffuse contro i civili. Uomini, donne e bambini sono stati uccisi, pugnalati a morte coi machete e bruciati vivi nelle loro abitazioni. Donne e bambine sono state rapite e sottoposte a stupri di gruppo\u201d<\/i>, ha dichiarato Donatella Rovera, Alta consulente di Amnesty International per le risposte alle crisi, appena rientrata dal Sud Sudan.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\"><i>\u201cAbitazioni, scuole, ambulatori e sedi delle organizzazioni umanitarie\u2026 tutto \u00e8 stato razziato, vandalizzato e raso al suolo. Il cibo \u00e8 usato come arma di guerra<\/i>\u201d, ha accusato Rovera.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\"><i>\u201cQueste atrocit\u00e0 sono ancora in corso. Centinaia di migliaia di persone che solo un anno fa si sentivano al riparo dal conflitto, ora sono sfollate\u201d,<\/i> ha sottolineato Rovera.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">Per quasi tre anni la regione di Equatoria, nella parte meridionale del Sud Sudan, era stata prevalentemente risparmiata dal conflitto esploso nel 2013 tra le forze dell\u2019Esercito popolare di liberazione del Sudan fedeli al presidente Salva Kiir e quelle legate all\u2019allora vicepresidente Riek Machar.<\/span> <span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">Intorno alla met\u00e0 del 2016 sia le forze governative che quelle di opposizione si sono dirette verso Yei, un centro strategico di 300.000 abitanti 150 chilometri a sud-ovest della capitale Giuba, lungo un\u2019importante arteria commerciale verso l\u2019Uganda e la Repubblica Democratica del Congo.<\/span> <span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">Le forze governative, appoggiate da milizie locali tra cui la famigerata e impunita \u201cMathian Anyoor\u201d (composta per lo pi\u00f9 da giovani combattenti di etnia dinka), si sono rese responsabili di una lunga serie di violazioni dei diritti umani. Sebbene su scala minore, anche i gruppi armati di opposizione hanno compiuto gravi abusi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\"><b>Massacri e uccisioni deliberate <\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">Numerosi testimoni oculari dei villaggi intorno a Yei hanno raccontato ad Amnesty International come le forze governative e le milizie loro alleate abbiano ucciso numerosi civili in modo deliberato e con accanimento. <\/span><span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">In uno di questi casi, la sera del 16 maggio i soldati hanno arrestato 11 uomini del villaggio di Kudupi, nei pressi del confine ugandese. Hanno costretto otto di loro a entrare in una capanna, ne hanno chiuso la porta, hanno appiccato il fuoco e sparato alla cieca. Secondo quattro dei sopravvissuti incontrati da Amnesty International, due dei prigionieri sono arsi vivi e altri quattro sono stati uccisi dai proiettili.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">Joyce, una madre di sei figli del villaggio di Payawa, ha raccontato quanto accaduto il 18 maggio, quando suo marito e altri cinque uomini sono stati uccisi dai soldati:<\/span> <span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\"><i>\u201cEra la quinta volta che l\u2019esercito attaccava il villaggio. Le volte precedenti si erano presi delle cose, avevano portato via degli uomini per torturarli e delle ragazze per stuprarle, poi le avevano liberate. Lo hanno fatto anche a Susie, la nipote di mio marito, di 18 anni. Era il 18 dicembre scorso\u201d.<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">Il 21 maggio 2017 nove abitanti del villaggio di Gimuni sono stati rapiti dai soldati. La polizia locale ha ritrovato i loro corpi, segnati dai colpi di machete, intorno alla met\u00e0 di giugno. Com\u2019\u00e8 normale quando i soldati uccidono dei civili, nessuno \u00e8 stato chiamato a risponderne.<\/span> <span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">Gli attacchi contro i villaggi da parte delle forze governative paiono spesso motivati dal desidero di rappresaglia contro le forze armate di opposizione attive nella zona. I combattenti dell\u2019opposizione hanno a loro volta compiuto uccisioni deliberate di civili sospettati di parteggiare per il governo o per il solo fatto di essere di etnia dinka o rifugiati provenienti dai monti Nuba, ritenuti dalla parte del governo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\"><b>Stupri e altra violenza sessuale e di genere<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">Con l\u2019intensificazione dei combattimenti, il numero dei rapimenti e degli stupri di donne e bambine \u00e8 cresciuto vertiginosamente. <\/span><span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\"><i>\u201cIl solo modo di essere al sicuro per donne e ragazze \u00e8 quello di essere morte. Non c\u2019\u00e8 modo di esserlo fino a quando sei viva. \u00c8 brutto da dire ma la situazione \u00e8 questa\u2026\u201d<\/i>, ha detto Mary, 23 anni, madre di cinque figli, alle ricercatrici di Amnesty International.<\/span> <span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">Nell\u2019aprile 2017 tre soldati hanno fatto irruzione nella sua abitazione in piena notte e due di loro l\u2019hanno stuprata. Lei si \u00e8 trasferita in un\u2019altra abitazione abbandonata ma una notte uno sconosciuto ha appiccato il fuoco, costringendo la famiglia a fuggire ancora una volta.<\/span> <span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">Le donne rischiano di essere stuprate soprattutto quando, a causa della scarsit\u00e0 del cibo e dei continui saccheggi, vanno a cercare qualcosa da mangiare nei campi intorno ai villaggi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">Sofia, 29 anni, ha raccontato di essere stata rapita due volte dai gruppi armati di opposizione. L\u2019hanno tenuta prigioniera insieme ad altre donne per un mese la prima volta e per una settimana la seconda volta, stuprandola ripetutamente in entrambe le occasioni, sebbene supplicasse di essere risparmiata in quanto madre di tre figli e vedova di un uomo ucciso dalle forze governative.<\/span> <span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">In seguito, Sofia \u00e8 fuggita a Yei dove ha grande difficolt\u00e0 a procurare da mangiare alla sua famiglia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\"><b>Il cibo come arma di guerra<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">L\u2019accesso della popolazione civile al cibo \u00e8 estremamente limitato. Sia il governo che i gruppi di opposizione hanno bloccato le forniture in determinate zone, si dedicano a saccheggiare i mercati e le abitazioni private e prendono di mira chi prova a passare lungo la linea del fronte anche con una minima quantit\u00e0 di cibo. Ognuna delle parti accusa i civili di passare cibo a quella avversa o di essere sfamata da questa.<\/span> <span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">A Yei, dove la maggior parte degli abitanti \u00e8 fuggita nel corso dell\u2019ultimo anno, i pochi civili rimasti sono praticamente sotto assedio. Non potendo pi\u00f9 andare in cerca di cibo nei campi, soffrono per la grave penuria di prodotti alimentari.<\/span> <span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">Il 22 giugno le Nazioni Unite hanno ammonito che l\u2019insicurezza alimentare ha raggiunto livelli senza precedenti in Sud Sudan.<\/span> <span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\"><i>\u201c\u00c8 crudelmente tragico che questa guerra abbia trasformato il granaio del Sud Sudan, che un anno fa poteva sfamare milioni di persone, in un campo di morte che ha costretto quasi un milione di persone alla fuga in cerca di salvezza\u201d<\/i>, ha commentato Joanne Mariner, Alta consulente di Amnesty International per le risposte alle crisi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\"><i>\u201cTutte le parti in conflitto devono riprendere il controllo dei loro combattenti e cessare immediatamente gli attacchi contro i civili che sono protetti dalle leggi di guerra. I responsabili delle atrocit\u00e0, in qualsiasi parte militino, devono essere sottoposti alla giustizia. Nel frattempo \u00e8 fondamentale che i peacekeeper delle Nazioni Unite eseguano il loro mandato che \u00e8 quello di proteggere i civili dalla carneficina in corso\u201d<\/i>, ha concluso Mariner.<\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"font-family: sans-serif; font-size: small;\">Il documento \u201cIf men are caught, they are killed, if women are caught, they are raped\u201d South Sudan \u2013 Atrocities in Equatoria region turn country\u2019s breadbasket into a killing field\u201d \u00e8 disponibile all\u2019indirizzo: <\/span><a href=\"http:\/\/www.amnesty.it\/sud-sudan-rapporto-di-amnesty-international-le-atrocita-del-conflitto-hanno-trasformato-il-granaio-del-paese-in-un-campo-di-morte\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.amnesty.it\/sud-sudan-rapporto-di-amnesty-international-le-atrocita-del-conflitto-hanno-trasformato-il-granaio-del-paese-in-un-campo-di-morte<\/a> <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un rapporto diffuso, Amnesty International ha denunciato che un nuovo fronte del conflitto del Sud Sudan ha causato atrocit\u00e0, terrore e fame e costretto nell\u2019ultimo anno centinaia di migliaia di persone ad abbandonare la fertile regione di Equatoria. 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