{"id":485710,"date":"2017-07-03T13:07:42","date_gmt":"2017-07-03T12:07:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=485710\/"},"modified":"2017-07-03T13:07:42","modified_gmt":"2017-07-03T12:07:42","slug":"debito-pubblico-colesterolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/","title":{"rendered":"Il debito pubblico \u00e8 come il colesterolo"},"content":{"rendered":"<p>Sono decenni che i governi italiani dichiarano con solennit\u00e0 di voler abbattere il debito. Poi per\u00f2, con puntualit\u00e0 svizzera, si tolgono di mezzo lasciando un debito pi\u00f9 alto. Questa bizzarra consuetudine non si verifica perch\u00e9 la gente scialacqua, come ci fanno credere, ma perch\u00e9 siamo divorati dagli interessi. Lo Stato ha rinunciato al potere di stampare moneta, cos\u00ec ogni volta che deve spendere pi\u00f9 di quel che incassa chiede denaro al sistema finanziario privato.<\/p>\n<p>Diventiamo sempre pi\u00f9 poveri mentre banche, assicurazioni e fondi di investimento ingrassano con un debito che diventa cattivo quanto il colesterolo che devasta le coronarie. Nel 2016 abbiamo risparmiato 25 miliardi di euro ma il debito pubblico \u00e8 cresciuto di altri 40 miliardi perch\u00e9 il risparmio non arrivava a coprire la spesa per interessi. La storia si ripete dal 1992, da allora il debito \u00e8 passato da 850 a 2270 miliardi di euro nonostante 768 miliardi di risparmi. Su una somma complessiva di 2038 miliardi di interessi, 1270 sono stati pagati a debito. Per cambiare davvero non ci sarebbe che la pressione popolare, peccato che ai governi e ai media che contano non sia affatto simpatica<\/p>\n<p>\u00c8 possibile combattere la miseria senza combattere i meccanismi che la producono? La domanda \u00e8 retorica: non esiste altra risposta che no. Eppure \u00e8 ci\u00f2 che facciamo se non affrontiamo il tema del debito pubblico. A onor del vero, va detto che <strong>il debito pubblico \u00e8 come il colesterolo. C\u2019\u00e8 quello buono che rappresenta ricchezza e quello cattivo che rappresenta miseria.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il debito \u00e8 buono quando<\/strong> la moneta \u00e8 gestita direttamente dallo Stato in un\u2019ottica di piena occupazione. In tale contesto <strong>la spesa in deficit si trasforma in ricchezza perch\u00e9 l\u2019ammanco \u00e8 finanziato con moneta stampata di fresco che entrando nel circuito economico stimola l\u2019economia con effetti positivi su produzione, occupazione, consumi e risparmi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il debito \u00e8 cattivo quando lo Stato si priva volutamente di sovranit\u00e0 monetaria<\/strong>, ossia del potere di stampare moneta. In tal caso ogni volta che decide di spendere pi\u00f9 di quanto incassa deve chiedere un prestito al sistema finanziario privato. Che lo dar\u00e0 solo in cambio di un tasso di interesse. Cos\u00ec il popolo si impoverisce <strong>a vantaggio di banche, assicurazioni, fondi di investimento e ogni altra struttura finanziaria che di mestiere presta denaro.<\/strong><\/p>\n<p>Purtroppo da una trentina di anni, <strong>gi\u00e0 prima di entrare nell\u2019euro, lo Stato italiano si \u00e8 ridotto al pari di una qualsiasi famiglia o azienda che dipende dalle banche per qualsiasi spesa supplementare<\/strong>. Il suo debito nei confronti dei privati oggi ha raggiunto 2270 miliardi di euro<a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> e si comporta come\u00a0 una zecca che affonda l\u2019arpione nelle casse pubbliche per sottrarre denaro in base al livello dei tassi di interesse esistenti. <strong>Nel 2016 i soldi sottratti sono stati 68 miliardi di euro, nel 2012 addirittura 87 per un semplice capriccio della speculazione. Soldi di tutti, che invece di andare a finanziare asili, ospedali, scuole al servizio della collettivit\u00e0, vanno ad ingrassare gli azionisti delle grandi strutture finanziarie. In effetti solo il 5,4% del debito pubblico italiano \u00e8 detenuto dalle famiglie.<\/strong> Tutto il resto \u00e8 nelle mani di banche, assicurazioni, fondi d\u2019investimento, sia italiani che esteri. Pi\u00f9 precisamente le strutture finanziarie italiane detengono il 63,1 per cento del debito pubblico italiano, quelle estere il 31,5 per cento.[2]<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 senz\u2019altro affermare che <strong>il debito cattivo \u00e8 un meccanismo di redistribuzione alla rovescia: prende a tutti per dare ai pi\u00f9 ricchi.<\/strong> <strong>Perch\u00e9 solo i ricchi hanno risparmi da investire in titoli di Stato.<\/strong> E i risultati si vedono: l\u2019Italia \u00e8 sempre pi\u00f9 disuguale. Da societ\u00e0 a uovo si sta trasformando in societ\u00e0 a piramide. Prima c\u2019era un piccolo numero di famiglie con redditi bassi, un piccolo numero con redditi molto alti e nel mezzo un gran numero di famiglie con redditi medi. Oggi molte famiglie di mezzo stanno migrando verso il basso mentre quelle di cima sono sempre pi\u00f9 esigue e naturalmente pi\u00f9 ricche.<\/p>\n<p>Da un punto di vista patrimoniale, ossia della ricchezza posseduta sotto forma di case, terreni, auto, gioielli, titoli, depositi, le famiglie italiane possono essere divise in tre fasce. Quelle di cima, pari al 10 per cento, che detengono il 46 per cento dell\u2019intera ricchezza privata. Quelle di mezzo, equivalenti al 40 per cento che controllano il 44 per cento della ricchezza. Quelle di fondo, che pur rappresentando il 50 per cento delle famiglie italiane, si aggiudicano appena il 9,4 per cento della ricchezza privata. <a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/p>\n<p><strong>Mediamente la ricchezza delle famiglie appartenenti al 10 per cento pi\u00f9 ricco \u00e8 22 volte pi\u00f9 alta di quelle appartenenti al 50 per cento pi\u00f9 povero.<\/strong> <strong>Ma se possibile la realt\u00e0 \u00e8 anche peggiore.<\/strong> Uno studio del Censis certifica che i 10 individui pi\u00f9 ricchi d\u2019Italia dispongono di un patrimonio di circa 75 miliardi di euro, pari a quello di quasi 500mila famiglie operaie messe insieme. <strong>Poco meno di 2mila italiani, appartenenti al club mondiale degli ultraricchi, dispongono di un patrimonio complessivo superiore a 169 miliardi di euro e non \u00e8 conteggiato il valore degli immobili<\/strong>. In altre parole lo 0,003 per cento della popolazione italiana possiede una ricchezza pari a quella detenuta dal 4,5 per cento.<a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a><\/p>\n<p>I segni di un\u2019Italia sempre pi\u00f9 disuguale si ritrovano anche nella distribuzione del reddito. Il 10 per cento pi\u00f9 ricco della popolazione intasca il 25,3 per cento del reddito disponibile, il 10 per cento pi\u00f9 povero solo il 2,1 per cento. In termini monetari ogni individuo del 10% pi\u00f9 ricco dispone di 77.189 euro all\u2019anno. Quelli del 10% pi\u00f9 povero si fermano a 6.521 euro.<a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> Un divario di quasi 12 a 1. Situazione peggiore di met\u00e0 degli anni ottanta quando il rapporto era 8 a 1.<\/p>\n<p><strong>Il sottoprodotto dell\u2019ingiustizia \u00e8 la miseria che il debito aggrava tramite l\u2019austerit\u00e0, scelta classica di uno Stato totalmente asservito alle banche.<\/strong> Al pari di una famiglia, quando uno Stato senza sovranit\u00e0 monetaria si accorge di non avere abbastanza soldi per pagare interessi e capitale, cerca di raggranellare il dovuto aumentando le entrate e riducendo le spese. Due mosse che hanno ambedue conseguenze gravissime perch\u00e9 se lo Stato smette di offrire servizi, le famiglie debbono rivolgersi al mercato che nel frattempo si \u00e8 impossessato di servizi primari come l\u2019acqua, i trasporti, la scuola, la sanit\u00e0. Con la differenza che prima erano gratuiti, mentre ora sono a pagamento. Cos\u00ec <strong>le famiglie italiane, gi\u00e0 tartassate dal carico fiscale, sono sempre pi\u00f9 salassate dalle imprese private per il godimento di bisogni fondamentali. Basti dire che in ambito sanitario la spesa\u00a0 privata \u00e8 salita, anno 2015, a 34,5 miliardi di euro, il 3,2 per cento in pi\u00f9 rispetto al 201<\/strong><strong>3<\/strong>. In totale gli italiani che si rivolgono alla sanit\u00e0 privata, spinti da ticket sempre pi\u00f9 alti e da liste di attesa sempre pi\u00f9 lunghe, sono oltre 10 milioni. Ma contemporaneamente <strong>sono cresciuti anche quelli che rinunciano a qualsiasi tipo di cura perch\u00e9 non hanno soldi n\u00e9 per pagare i ticket, n\u00e9 le parcelle.<\/strong> Nel 2016 gli italiani rinunciatari sono stati <strong>11 milioni<\/strong> confermando che lo spostamento dalla sanit\u00e0 pubblica alla sanit\u00e0 privata si accompagna alla <strong>sanit\u00e0 negata<\/strong>.<a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a><\/p>\n<p>Che il binomio pi\u00f9 tasse, meno servizi, impoverisca gli italiani, lo dicono i numeri. <strong>La forma pi\u00f9 grave di povert\u00e0 \u00e8 quella di chi \u00e8 in arretrato con le bollette, di chi non riesce a scaldare adeguatamente la casa, di chi non pu\u00f2\u00a0 permettersi un pasto appropriato almeno una volta ogni due giorni. Le persone in questo grave stato di deprivazione materiale sono 7 milioni,<\/strong> 11,6% della popolazione. Ma se allarghiamo lo sguardo a chi vive in bilico a causa del suo stato di precariet\u00e0 e di incertezza, troviamo che <strong>le persone a rischio povert\u00e0, o esclusione sociale, sono 17 milioni e mezzo, il 28,7 per cento della popolazione italiana,<\/strong> il 3 per cento in pi\u00f9 del 2004.<a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a> Persone a cui basta un dente da riparare, una batteria di esami sanitari imprevisti, una riparazione d\u2019auto fuori programma, per mandarle sott\u2019acqua e costringerle ad arrangiarsi chiedendo un\u00a0 prestito o rinunciando ad altre spese importanti.<\/p>\n<p>L\u2019assurdo della situazione \u00e8 che <strong>ora neanche i creditori sono pi\u00f9 cos\u00ec sicuri di voler spingere lo Stato debitore a pagare. La loro paura \u00e8 di finire come quei bombaroli che non avendo calcolato bene la lunghezza della miccia sono colpiti anche loro dalla deflagrazione.<\/strong><\/p>\n<p>Fuori di metafora, la paura \u00e8 che a forza di estrarre ricchezza, il sistema possa impoverirsi a tal punto da entrare in una spirale di crisi che trascina tutti verso il fondo. <strong>Il punto delicato \u00e8 la domanda, perch\u00e9 viviamo in un sistema che si regge sulle vendite. Solo se c\u2019\u00e8 un livello di domanda pari, o addirittura superiore, alla capacit\u00e0 produttiva, tutto funziona regolarmente<\/strong> e possono addirittura aprirsi prospettive di crescita come tutti invocano. Se invece la domanda si contrae, le imprese entrano in crisi e licenziano in una spirale sempre pi\u00f9 ampia. Esattamente come succede nelle economie ad alto debito pubblico, dove i cittadini hanno meno soldi da spendere a causa dell\u2019elevato livello di tassazione e lo Stato stesso spende meno per risparmiare risorse da destinare agli interessi. Tanto pi\u00f9 che <strong>neanche i ricchi aiutano. Bench\u00e9 con pi\u00f9 soldi, in virt\u00f9 degli interessi intascati, la loro spesa non cresce. Non spendono in consumi perch\u00e9 tutti i loro bisogni sono gi\u00e0 stati soddisfatti e non spendono in investimenti perch\u00e9 non sono cos\u00ec stupidi da avviare nuove attivit\u00e0 produttive quando non ci sono prospettive di vendita. L\u2019unica strada che imboccano \u00e8 quella della finanza che si espande sempre di pi\u00f9.<\/strong><\/p>\n<p>Negli ultimi dieci anni, complice la crisi bancaria, l\u2019austerit\u00e0 e la concentrazione della ricchezza, in Italia la domanda complessiva si \u00e8 ridotta ai minimi storici facendo salire la disoccupazione alle stelle. Nel 2016 i disoccupati erano 3 milioni pari all\u201911,7 per cento della forza lavoro. Ma il dato si riferisce solo a chi cerca attivamente lavoro. <strong>Se si includesse nel conteggio anche quelli che un lavoro salariato lo vorrebbero, ma non lo cercano perch\u00e9 scoraggiati, il numero dei disoccupati salirebbe a 5 milioni e mezzo, il 21,6 per cento della forza lavoro<\/strong>.<a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a> Purtroppo anche la pubblica amministrazione contribuisce al problema dal momento che fra il 2013 e il 2016, ha perso 84mila unit\u00e0.<a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a><\/p>\n<p>La disoccupazione colpisce in maniera particolare i giovani fra 15 e 29 anni. Nel 2016 i giovani disoccupati sono 960mila pari al 44 per cento della forza lavoro giovanile. In pratica <strong>ogni 10 giovani disposti a lavorare, 4 non lo trovano. Ed ecco la crescita dei Neet, giovani stanchi e sfiduciati che n\u00e9 lavorano n\u00e9 studiano<\/strong> secondo la definizione inglese <em>Not in education or in employment training<\/em>. Nel 2016 i giovani nullafacenti fra i 15 e i 29 anni ammontano a pi\u00f9 di 2 milioni, il 24 per cento del totale.<a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftn10\" name=\"_ftnref10\"><strong>[10]<\/strong><\/a><\/p>\n<p>Da oltre trent\u2019anni, ogni governo dichiara di porsi come priorit\u00e0 l\u2019abbattimento del debito, ma se ne va lasciandosi dietro un debito ancora pi\u00f9 alto. E non perch\u00e9 viviamo al di sopra delle nostre possibilit\u00e0, come qualcuno vorrebbe farci credere, ma perch\u00e9 non ce la facciamo a tenere la corsa con gli interessi. L\u2019esame dei bilanci pubblici dimostra che siamo dei risparmiatori, non degli scialacquatori. <strong>Ad esempio nel 2016 abbiamo risparmiato 25 miliardi di euro perch\u00e9 a tanto ammonta la differenza, in negativo, fra ci\u00f2 che abbiamo versato allo Stato e ci\u00f2 che abbiamo ricevuto indietro sotto forma di servizi, investimenti, previdenza sociale. Ci\u00f2 nonostante nel 2016 il debito pubblico \u00e8 cresciuto di altri 40 miliardi perch\u00e9 il risparmio accumulato non \u00e8 stato sufficiente a coprire tutta la spesa per interessi<\/strong>. Questa storia si ripete dal 1992 e ci\u00f2 spiega perch\u00e9 da allora il nostro debito \u00e8 passato da 850 a 2270 miliardi di euro nonostante 768 miliardi di risparmi. \u00c8 semplicemente successo che su una somma complessiva di 2038 miliardi di interessi, 1270 sono stati pagati a debito.<a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a><\/p>\n<p><strong>Il debito che si autoalimenta attraverso la via degli interessi \u00e8 una delle forme pi\u00f9 odiose di sottomissione e strangolamento di un popolo.<\/strong> Ogni anno avvolge attorno al suo collo un nuovo giro di catena per tenerlo sempre pi\u00f9 stretto e succhiargli sempre pi\u00f9 sangue. Fuori di metafora <strong>\u00e8 un\u2019organizzazione perfetta di latrocinio per travasare quote crescenti di ricchezza dalle tasche di tutti a quelle dei ricchi. Ma ora \u00e8 arrivato il tempo di alzarci in piedi e rivendicare il diritto di sottrarci a questo meccanismo perverso.<\/strong> <strong>Gli strumenti per farlo ci sono:<\/strong> vanno <strong>dal congelamento del pagamento degli interessi al ripudio del debito illegittimo<\/strong>; dall\u2019imposizione di un prestito forzoso a carico dei cittadini pi\u00f9 ricchi ad una tassazione progressiva di reddito e patrimonio; dall\u2019introduzione di una moneta complementare nazionale alla riforma della Banca Centrale Europea, dal controllo della fuga di capitali alla regolamentazione della speculazione sui titoli del debito pubblico. <strong>Il problema non sono gli strumenti, ma la volont\u00e0.<\/strong> Purtroppo neanche i politici pi\u00f9 progressisti hanno messo a fuoco la gravit\u00e0 della situazione ed hanno posto al centro del proprio programma politico la gestione alternativa del debito.<\/p>\n<p><strong>L\u2019unica forza che pu\u00f2 indurre al cambiamento \u00e8 la pressione popolare. Ma i cittadini si attivano solo se si rendono conto dei danni provocati dal debito pubblico. Di qui il ruolo cruciale dell\u2019informazione. Ma chi la dar\u00e0? Non c\u2019\u00e8 da aspettarsi, n\u00e9 sarebbe auspicabile, che la dia chi ha interesse a mantenere lo status quo, l\u2019unica opzione possibile \u00e8 che questo compito venga assunto dalla societ\u00e0 civile che lotta contro il disagio sociale<\/strong>. Associazioni e cooperative, fondazioni e sindacati, realt\u00e0 laiche e religiose, tutti insieme dovremmo organizzare una grande campagna di informazione pubblica finalizzata a tre obiettivi: creare consapevolezza nei cittadini sui nessi esistenti fra debito pubblico e disagio sociale; obbligare i media ad accendere i riflettori sulle conseguenze sociali del debito, suscitare un grande dibattito pubblico sulle soluzioni alternative al solo pagare.<\/p>\n<p><strong>La storia ci insegna che i cambiamenti sono possibili, ma solo se si infervorano gli animi. E gli animi si infervorano se scatta l\u2019indignazione che deriva dalla consapevolezza.<\/strong> Nessuno meglio di noi pu\u00f2 assumersi il compito di fare sapere. Possiamo e dobbiamo farlo. Ma dobbiamo unire le nostre forze.<\/p>\n<h6><a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Banca d\u2019Italia, <em>Finanza pubblica: fabbisogno e debito, <\/em>14 aprile 2017<\/h6>\n<h6><a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Elaborazione dati, Banca d\u2019Italia, <em>Finanza pubblica: fabbisogno e debito, <\/em>14 aprile 2017<\/h6>\n<h6><a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Banca d\u2019Italia, <em>La ricchezza delle famiglie italiane<\/em>, Bollettino n.65 del 13 dicembre 2012<\/h6>\n<h6><a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Censis, <em>Crescono le diseguaglianze sociali: il vero male che corrode l\u2019Italia, 3 maggio 2014<\/em><\/h6>\n<h6><a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Banca d\u2019Italia, <em>I bilanci delle famiglie italiane nell\u2019anno 2014<\/em>, 3 dicembre 2015<\/h6>\n<h6><a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Censis, <em>Dalla fotografia dell\u2019evoluzione della sanit\u00e0 italiana alle soluzioni in campo, 8 giugno 2016<\/em><\/h6>\n<h6><a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Istat, <em>Condizioni di vita e reddito<\/em>, 6 dicembre 2016<\/h6>\n<h6><a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Istat, <em>Rapporto annuale 2017<\/em><\/h6>\n<h6><a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Marco Rogari, Nel 2017 \u00abeffetto spending\u00bb da 30 miliard, Il sole 24 ore, 20 giugno 2017<\/h6>\n<h6><a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Istat, <em>Rapporto annuale 2017<\/em><\/h6>\n<h6><a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2017\/07\/debito-pubblico-colesterolo\/#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Elaborazione dati Centro Nuovo Modello di Sviluppo su serie storiche Istat e Corte dei Conti<\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono decenni che i governi italiani dichiarano con solennit\u00e0 di voler abbattere il debito. 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