{"id":485678,"date":"2017-07-03T12:42:08","date_gmt":"2017-07-03T11:42:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=485678\/"},"modified":"2017-07-03T12:42:08","modified_gmt":"2017-07-03T11:42:08","slug":"cosa-si-rischia-ceta-5-luglio-mobilitazione-dire-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/07\/cosa-si-rischia-ceta-5-luglio-mobilitazione-dire-no\/","title":{"rendered":"Ecco cosa si rischia con il Ceta. Il 5 luglio mobilitazione per dire no"},"content":{"rendered":"<div class=\"subTitle\">\n<p><span style=\"color: #800000;\"><em>Il Parlamento italiano si appresta a ratificare il Ceta, un accordo internazionale che, come spiegato da Monica Di Sisto, vice presidente di \u201cFair Watch\u201d e portavoce della campagna \u201cStop TTIP\u201d, \u00abdecreter\u00e0 la vittoria delle multinazionali e schiaccer\u00e0 i diritti e la voce di cittadini e Stati\u00bb. Il 5 luglio mobilitazione nazionale per dire no.<\/em><\/span><\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Monica Di Sisto<\/strong>, vice presidente di \u201cFair Watch\u201d e portavoce della campagna <strong><a href=\"https:\/\/stop-ttip-italia.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u201cStop TTIP\u201d<\/a><\/strong>, segue passo passo, insieme allo staff della Campagna, l&#8217;evoluzione del Ceta, trattato analogo al Ttip, che minaccia la sovranit\u00e0 di cittadini e Stati su temi importantissimi che riguardano l&#8217;ambiente, l&#8217;alimentazione e la salute. E, cos\u00ec come per il Ttip, organizza la protesta in tutta Italia insieme ai tantissimi attivisti che hanno deciso di condividere questa battaglia.<\/p>\n<p><strong>Monica, pu\u00f2 spiegarci in cosa consiste esattamente l&#8217;accordo?<\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019EU\u2013Canada Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA)<\/strong> \u00e8 un accordo commerciale tra il Canada e l\u2019Unione Europea che, come tutti i trattati di nuova generazione, trae i suoi maggiori vantaggi non dall\u2019abbattimento delle barriere tariffarie che rallentano gli scambi tra le due sponde dell\u2019Atlantico, ma di quelle non tariffarie: ossia regole, standard di prodotto, di processo, che spesso e volentieri difendono la nostra sicurezza e la nostra salute, pur generando costi aggiuntivi per le imprese. Per queste stesse ragioni ci siamo mobilitati contro il TTIP, e <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/events\/1718925288412929\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">il 5 luglio saremo in piazza<\/a> a Montecitorio con Coldiretti, Cgil, Greenpeace, Slow food, i consumatori e molte altre associazioni: il CETA non deve essere ratificato dal parlamento italiano e va riaperta una discussione in Europa su come si pu\u00f2 accompagnare con le regole adatte un commercio libero e giusto senza danneggiare l\u2019occupazione, l\u2019ambiente, i diritti.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il vero impatto dell&#8217;accordo CETA sugli scambi commerciali?<\/strong><\/p>\n<p>La Commissione europea sostiene che il CETA aumenter\u00e0 l\u2019interscambio UE-Canada di merci e servizi del 23% e il prodotto interno lordo dell\u2019UE di circa 12 miliardi di \u20ac l&#8217;anno. Questo perch\u00e9 rimuover\u00e0 il 99% circa delle tariffe nel commercio UE-Canada permettendo un maggiore accesso al mercato da parte delle imprese di entrambi i blocchi. Peccato che la base di dati sulla quale sono calcolate queste stime non tiene conto della Brexit, cio\u00e8 nei presunti \u2018vantaggi\u2019 sono ancora tenuti in conto quelli che avrebbe portato a casa la Gran Bretagna. Senza considerare che altri studi d\u2019impatto dimostrano che il trattato porter\u00e0 a un incremento dello 0,09% annuo del Pil europeo dopo non meno di sette anni dalla sua entrata in vigore. E che secondo la Tuft university americana nella sola Italia sono a rischio fino a 30mila posti di lavoro per la concorrenza dei prodotti e servizi canadesi.<\/p>\n<p><strong>Molti sostengono che si tratti di una grande opportunit\u00e0 per il nostro paese. Che cosa non appare evidente a queste persone?<\/strong><\/p>\n<p>Quello che \u00e8 parso evidente a ben 106 Parlamentari francesi che hanno presentato contro il trattato un ricorso alla Corte costituzionale. Innanzitutto con il CETA i governi dei Paesi membri non sono solo impegnati a limitare la portata della propria libert\u00e0 legislativa cos\u00ec da facilitare l&#8217;accesso al proprio mercato a &#8220;investitori canadesi&#8221;, ma anche di associare strettamente il Canada e i suoi cittadini e le imprese nel processo di sviluppo norme nazionali. Cio\u00e8 quando vorremo legiferare toccando i confini del trattato, dovremo avvisare la controparte prima di farlo e attendere osservazioni. Il CETA costituisce anche comitati estranei all&#8217;ordinamento giuridico nazionale ed europeo e in cui gli Stati membri non sono rappresentati, che si occuperanno, tra l\u2019altro, di servizi, agricoltura, misure sanitarie, in grado di imporre obblighi agli Stati membri nelle aree di applicazione del Trattato e di influenzare gli standard nazionali. Il CETA, inoltre, istituisce un sistema di regolazione delle controversie chiamato Investment Court System &#8211; ICS, composto da 15 membri, nominati da uno dei comitati creati dal CETA stesso, il Comitato misto, che stabilisce un regime speciale di responsabilit\u00e0 dello Stato e dell\u2019Unione davanti a un tribunale speciale ad esclusivo beneficio degli&#8221;investitori canadesi &#8220;. Se gli effetti del trattato o di alcune delle nostre regole danneggiano i loro affari, gli investitori canadesi possono citare i nostri stati nell\u2019ICS e chiedere la rimozione della regola o di essere risarciti. E\u2019 chiaro che l\u2019ICS mette in discussione vari principi costituzionali, compresi i requisiti essenziali dell\u2019esercizio della sovranit\u00e0 nazionale e il principio di indipendenza e l&#8217;imparzialit\u00e0 dei giudici.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 \u00e8 stato firmato secondo lei? Esistono dei vantaggi?<\/strong><\/p>\n<p>Ormai i grandi gruppi operano attraverso i confini, e tutti guadagnano da un allentamento delle regole, soprattutto se lo si fa senza passare per il Parlamento, ma in discrete commissioni tecniche istituite da un trattato commerciale. Le pressioni sono fortissime: oltre 40mila corporation americane, tra le quali Walmart, Chevron, Coca Cola e ConAgra, hanno controllate canadesi, e il CETA potrebbe permettere loro di operare nei mercati dell&#8217;Ue in condizioni pi\u00f9 favorevoli rispetto gli altri concorrenti e utilizzare l\u2019ICS anche in assenza\u00a0 del TTIP. Poi ci sono i furbetti di casa nostra: quelli che pensano di poter allentare regole e controlli anche in Italia buttando la colpa sui trattati internazionali. Peccato che abbiano fatto male i conti: il trattato \u00e8 fatto male e ci sono gi\u00e0 tre nodi importanti che ne bloccano anche l\u2019entrata in vigore provvisoria, che riguardava le sole misure tariffarie, e che si prevedeva scattasse con il 1 luglio. La quota aggiuntiva di diciottomila tonnellate annue di export di formaggio europeo verso il Canada, che il Quebec ha bloccato ritenendola troppo impattante sui produttori locali. Il fatto che il Quebec non approver\u00e0 prima dell\u2019autunno la revisione dell\u2019accordo nazionale della circolazione delle merci, e che dunque non potr\u00e0 circolare in Canada nessun prodotto in pi\u00f9 prima che questo atto sia ratificato. Ci sono problemi per la circolazione dei farmaci generici europei in Canada, che costituivano una parte dei presunti \u201cguadagni\u201d, e si parla del prossimo autunno prima di spicciare questa serrata matassa. Prima che questi tre problemi non saranno risolti nessuno guadagner\u00e0 una spilla in pi\u00f9, e quindi non si capisce perch\u00e9 l\u2019Italia debba affrettare la sua ratifica.<\/p>\n<p><strong>Glifosato e pesticidi in generale in agricoltura: l&#8217;accordo ha un impatto sulla regolamentazione relativa all&#8217;uso di quelle sostanze?<\/strong><\/p>\n<p>Il Canada impiega in agricoltura 99 principi attivi proibiti in Unione europea. Il pi\u00f9 noto \u00e8 il glifosato, contro l\u2019utilizzo del quale \u00e8 stata lanciata di recente una raccolta di firme verso un\u2019Iniziativa dei cittadini europei (ICE) che ha gi\u00e0 superato il milione di adesioni. Ma non \u00e8 il pi\u00f9 tossico. Prodotto dalla multinazionale svizzera Syngenta (tra i pi\u00f9 grandi produttori al mondo di pesticidi) il paraquat \u00e8 considerato, oggi, l\u2019erbicida pi\u00f9 tossico in circolazione. Bandito da oltre 40 Paesi, tra i quali i paesi Ue e la stessa Confederazione elvetica dove la Syngenta ha sede, \u00e8 tuttavia usato su larga scala nei paesi in via di sviluppo ma anche in Canada, dove Syngenta ha una sede sussidiaria in Ontario. Decine di migliaia di lavoratori impiegati nelle piantagioni e agricoltori di tutto il mondo si ammalano ogni anno a causa del paraquat: dalle lesioni cutanee pi\u00f9 leggere, tipo dermatiti e bruciature, si passa a pi\u00f9 gravi lesioni agli occhi e ai polmoni, sino a casi, tutt\u2019altro che rari, di intossicazione cronica che conduce al decesso. Paradossalmente, ancor prima della sua entrata in vigore, il CETA ha gi\u00e0 indebolito almeno una norma UE: in vista della sua introduzione e della formulazione specifica in esso contenuta, il divieto di importazione di carcasse bovine pulite con acido lattico \u00e8 stato gi\u00e0 rimosso. In una email del 2014 a Tonio Borg della Commissione europea, il ministro canadese dell\u2019Agricoltura Gerry Ritz del 2016 riconosce alla Commissione di aver gi\u00e0 provveduto con il CETA a ottenere l\u2019approvazione di questa procedura\u00a0 e gli chiede di fare altrettanto per spingere il riconoscimento dell\u2019uso dell\u2019acqua calda riciclata come decontaminante della carne, sempre in virt\u00f9 del dialogo in corso sui dettagli del CETA. In Europa prima era consentito il solo uso dell\u2019acqua potabile. La Commissione arriver\u00e0 diligentemente come richiesto all\u2019approvazione della pratica nell\u2019agosto del 2015 nonostante un parere dell\u2019EFSA del 2010 riconoscesse la presenza di possibili rischi, anche se gestibili, nel caso di contaminazioni da spore batteriche resistenti al calore (C. botulinum, C. perfringens, C. difficile e B. cereus)<\/p>\n<p><strong>In che modo l&#8217;accordo influisce sul nostro Made in Italy?<\/strong><\/p>\n<p>il CETA interviene anche per allineare tra Canada ed Europa le condizioni in base alle quali un prodotto possa essere qualificato come \u201cEuropeo\u201d o \u201cCanadese\u201d. I prodotti che non sono interamente ottenuti si considerano oggetto di una \u201cfabbricazione sufficiente\u201d quando soddisfano alcuni requisiti, che noi giudichiamo largamente insufficiente. Non si considera \u201cfabbricazione sufficiente\u201d, ad esempio, per quello che riguarda l\u2019alimentare la mondatura, la sbiancatura parziale o totale, la lucidatura o la brillatura di cereali o riso, le operazioni destinate a colorare o aromatizzare lo zucchero, la sbucciatura, la snocciolatura o la sgusciatura di ortaggi o legumi, le semplici operazioni di imballaggio quali l&#8217;inserimento in bottiglie, lattine, boccette, borse, casse o scatole. Ma nulla dice sulla trasformazione, sull\u2019assemblaggio di parti, sulla meccanica che \u00e8 il grosso del valore aggiunto e del valore del \u201cMade in\u201d. Certo: il CETA chiarisce che non basta apporre un\u2019etichetta, un marchio, una finitura per definire il \u201cMade in\u201d, ma tutti gli sforzi che stiamo facendo in Italia per avere definizioni pi\u00f9 stringenti e etichette parlanti, con la tracciatura della \u2018strada\u2019 fatta dal prodotto potrebbero essere vanificate del tutto dal CETA perch\u00e9 considerate distorsive del libero commercio davanti al tribunale da esso istituito, l\u2019ICS. Ma c\u2019\u00e8 dell\u2019altro! Solo poche indicazioni geografiche (IG) italiane sono riconosciute nel CETA (41 su 811). \u00a0Chi \u00e8 rimasto fuori non avr\u00e0 la possibilit\u00e0 neanche in futuro di entrarvi, dal momento che l\u2019aggiornamento dell\u2019elenco sar\u00e0 ammesso solo per sottrazione, o per aggiungere nuovi prodotti IG riconosciuti \u201cex-novo\u201d da ora in avanti. Sar\u00e0 ancora possibile usare la denominazione \u201cParmesan\u201d, insieme a formaggi \u201cAsiago\u201d o \u201cFontina Style\u201d, e addirittura un prosciutto canadese denominato \u201cParma\u201d, perch\u00e9 da tempo gi\u00e0 registrato in quel Paese! Altro che lotta all\u2019italian sounding!<\/p>\n<p><strong>In che modo gli effetti di questo accordo si sentiranno sulla nostra vita quotidiana, sui nostri acquisti, il nostro stile di vita e sulla nostra salute?<\/strong><\/p>\n<p>Su quasi 1600 pagine di un accordo che \u00e8 coinvolto in molti settori legati all\u2019ambiente, alla salute e alla sicurezza alimentare, che contiene un capitolo su &#8220;commercio e ambiente&#8221; e stabilisce una Commissione competente per tali questioni, il CETA non una volta fa riferimento al principio di Precauzione, perla della legislazione europea, n\u00e9 riguardo agli obblighi delle parti o sotto le eccezioni ammissibili, o addirittura rispetto alle riserve dell&#8217;Unione europea e dei suoi Stati membri. Il principio di precauzione impone alle autorit\u00e0 pubbliche di garantire l&#8217;attuazione delle &#8220;Procedure di valutazione del rischio e l&#8217;adozione di provvedimenti provvisori proporzionati per escludere il verificarsi del danno &#8221; ma l&#8217;articolo 24.8.2 del CETA prevede soltanto che una tale ipotesi &#8220;non sia usata come pretesto per rinviare l&#8217;adozione di misure efficaci per la prevenzione del degrado ambientale&#8221;. Non dice nulla sulla sicurezza alimentare, la salute pubblica, la sicurezza: ambiti invece coperti dal principio di Precauzione. L&#8217;articolo 24.8.2 per di pi\u00f9 non impone alcun altro obbligo per le parti, anche in presenza di rischi gravi e irreversibili. Questa disposizione del Trattato non li obbliga a sospendere alcuni dei loro obblighi derivanti dal trattato, cio\u00e8 l\u2019accelerazione degli scambi, per prendere in considerazione il verificarsi di rischi gravi e irreversibili. Una mina sulla nostra salute.<\/p>\n<p><strong>In che modo accordi come il TTIP e il CETA interferiscono sulle nostre leggi e impattano sulla stessa democrazia?<\/strong><\/p>\n<p>Un caso esemplare \u00e8 quello dei servizi, oltre a quanto gi\u00e0 detto: L&#8217;approccio della lista negativa adottato nel CETA comporta che tutti i servizi pubblici, se non esplicitamente esclusi dai governi perch\u00e9 elencati esplicitamente nella lista allegata al trattato, sono potenzialmente aperti alla concorrenza degli operatori privati canadesi. Si tratta di una prima assoluta per un accordo commerciale dell&#8217;UE. L&#8217;UE ha negoziato delle esclusioni dall\u2019area di applicazione del trattato per alcune aree dei servizi pubblici, compresa la sanit\u00e0, l\u2019istruzione e servizi sociali, anche se la definizione di ci\u00f2 che un servizio pubblico sia non \u00e8 ancora chiara. Riposando sull\u2019ambigua definizione di \u201cservizio pubblico\u201d definita dal GATS, ad esempio, se il sistema educativo di un Paese \u00e8 in parte fornito su base commerciale e in parte gratuitamente, o se ci sono scuole private attive in questo paese, l&#8217;educazione potrebbe non approfittare di questa esclusione generale. Stessa cosa per il servizio idrico come per il servizio sanitario. Per di pi\u00f9, non \u00e8 prevista alcuna esclusione per i servizi pubblici dall\u2019 arbitrato internazionale ICS. Il CETA include, infine, anche una clausola \u201cstandstill\u201d per bloccare gli attuali livelli di privatizzazione e liberalizzazione e accrescere il ruolo del settore privato nel futuro. Se i governi canadesi o europei volessero tornare indietro rispetto ai livelli attuali di privatizzazione e liberalizzazione dei servizi, si troverebbero ad infrangere i termini dell&#8217;accordo.<\/p>\n<p><strong>Come possiamo difenderci a questo punto? Cosa si pu\u00f2 fare?<\/strong><\/p>\n<p>Noi crediamo che sia importante informarsi e prendere la parola in Europa, fermando le ratifiche nazionali per lanciare un segnale di problematicit\u00e0 alla Commissione europea, che continuerebbe, altrimenti, imperterrita a moltiplicare questo tipo di accordi. <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/events\/1718925288412929\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Mercoled\u00ec 5 luglio dalle ore 10 Stop TTIP Italia sar\u00e0 in piazza<\/a> con Coldiretti, CGIL, Greenpeace, Slow Food e molte altre realt\u00e0 della societ\u00e0 civile che si oppongono alla ratifica dell\u2019accordo con il Canada e chiedono un confronto ampio e pubblico con cittadini e parti sociali.<\/p>\n<p>Chi non potr\u00e0 partecipare direttamente, potr\u00e0 fare tante cose anche da casa:<\/p>\n<p>\u2013 diffondendo suoi suoi social e ai suoi contatti email il rapporto \u201cCeta: attacco al cuore dei diritti\u201c;<br \/>\n\u2013 diffondendo suoi suoi social e ai suoi contatti email il libro bianco sul CETA, redatto a pi\u00f9 mani da Coldiretti, Fairwatch, CGIL e molte altre realt\u00e0 della societ\u00e0 civile;<br \/>\n\u2013 partecipando al tweetstorm sui principali parlamentari interessati dalla ratifica (dalle ore 11.00 di mercoled\u00ec 5 luglio). Aderendo e partecipando alla campagna si potr\u00e0 restare in contatto con la rete per tutte le altre iniziative. E fare la propria parte da cittadini responsabili e pensanti. Siamo gi\u00e0 pi\u00f9 di quanti si potesse immaginare, ma per fermare una macchina da interessi come questa ci vuole davvero l\u2019aiuto di tutte e tutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Parlamento italiano si appresta a ratificare il Ceta, un accordo internazionale che, come spiegato da Monica Di Sisto, vice presidente di \u201cFair Watch\u201d e portavoce della campagna \u201cStop TTIP\u201d, \u00abdecreter\u00e0 la vittoria delle multinazionali e schiaccer\u00e0 i diritti e&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":665,"featured_media":485689,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[150,62,47],"tags":[7363,1446,3873,28334,12535],"class_list":["post-485678","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicati-stampa","category-economia","category-europa","tag-ceta-it","tag-mobilitazione","tag-roma","tag-stop-ceta","tag-stop-ttip"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Ecco cosa si rischia con il Ceta. 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