{"id":481235,"date":"2017-06-21T21:52:22","date_gmt":"2017-06-21T20:52:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=481235\/"},"modified":"2017-06-21T21:52:22","modified_gmt":"2017-06-21T20:52:22","slug":"la-redistribuzione-del-reddito-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/06\/la-redistribuzione-del-reddito-italia\/","title":{"rendered":"La redistribuzione del reddito in Italia"},"content":{"rendered":"<p>A che cosa serve lo Stato? Una risposta a questa semplice e fondamentale domanda si pu\u00f2 trovare nel <a href=\"http:\/\/www.istat.it\/it\/files\/2017\/06\/CS_-Redistribuzione-reddito-in-Italia_2016.pdf?title=Redistribuzione+del+reddito+in+Italia+-+21%2Fgiu%2F2017+-+Testo+integrale+e+nota+metodologica.pdf\">Rapporto ISTAT \u201cLa redistribuzione del reddito in Italia\u201d<\/a> pubblicato il 21 giugno. Infatti, nell\u2019introduzione al Rapporto si legge: \u00abIl sistema di tasse e benefici ha tre obiettivi fondamentali: 1) redistribuire il reddito in modo da conseguire una maggiore equit\u00e0; 2) proteggere le persone dal rischio di povert\u00e0 e di esclusione sociale; 3) finanziare la produzione di beni e servizi pubblici. Il reddito primario, guadagnato sul mercato \u2018a monte\u2019 dell\u2019intervento pubblico, \u00e8 infatti normalmente caratterizzato da un elevato grado di diseguaglianza, che dipende dalle differenti dotazioni individuali e familiari di risorse (lavoro, capitale reale e finanziario), dai diversi rendimenti delle stesse (salari, profitti e interessi) e infine dalle diseguali opportunit\u00e0 di occupazione e di impiego dei capitali. L\u2019intervento pubblico pu\u00f2 aumentare il reddito delle famiglie erogando trasferimenti monetari, come le pensioni e gli assegni familiari, o diminuirlo prelevando contributi sociali e imposte. Queste politiche determinano una maggiore equit\u00e0 se, come accade normalmente, i trasferimenti e il prelievo riducono le distanze fra i redditi disponibili delle famiglie\u00bb.<\/p>\n<p>Chiarito questo, \u00e8 interessante verificare la quantit\u00e0 e la qualit\u00e0 dell\u2019intervento pubblico nella politica di redistribuzione, per altro prescritta dall\u2019art. 53 della Costituzione. Anzitutto, va detto che nel 2016 in Italia l\u2019indice di disuguaglianza \u00e8 leggermente diminuito: siamo scesi dal 30,4 al 30,1 (si tratta dell\u2019indice Gini moltiplicato per cento: 0 sarebbe la massima uguaglianza mentre\u00a0 100 rappresenterebbe la massima disuguaglianza). In realt\u00e0, senza considerare l\u2019intervento pubblico, l\u2019indice di disuguaglianza sarebbe di 45,2. Pertanto l\u2019incidenza dell\u2019intervento dello Stato \u00e8 significativa, poich\u00e9 l\u2019indice di disuguaglianza scende di 15,1 punti, cio\u00e8 di un terzo del suo valore. Ma in che cosa consiste l\u2019intervento pubblico? Si tratta di due tipologie: i trasferimenti (dallo Stato ai cittadini) e i contributi (dai cittadini allo Stato). Da una parte il sistema pubblico fornisce un aiuto ai cittadini: le pensioni e gli interventi assistenziali costituiscono i principali strumenti per trasferire risorse dalle persone attive dal punto di vista lavorativo a quelle inattive, perch\u00e9 anziane, disoccupate, inabili o minori. Dall\u2019altra il sistema tributario interviene sul reddito prodotto, prelevando contributi sociali obbligatori e imposte. Il risultato finale (reddito pi\u00f9 trasferimenti meno prelievi) \u00e8 il reddito reale, cio\u00e8 quello disponibile delle famiglie. L\u2019ISTAT segnala che la riduzione di 15,1 punti dell\u2019indice di povert\u00e0 \u00e8 dovuta per 10,8 punti ai trasferimenti (fondamentalmente le pensioni) e per\u00a0 4,3 punti al prelievo (contributi e imposte).<\/p>\n<p>Se in linea generale il sistema sembra funzionare in modo positivo, entrando nel dettaglio si possono cogliere non poche anomalie, che il legislatore dovrebbe considerare, per interventi correttivi e migliorativi. L\u2019ISTAT divide in cinque gruppi di pari popolazione le famiglie italiane raggruppandole per fasce di reddito: dal 20% pi\u00f9 povere fino al 20% pi\u00f9 ricche. Sulla base di questa suddivisione il Rapporto mostra gli spostamenti provocati dall\u2019intervento pubblico rispetto al reddito primario (realizzato a monte degli interventi pubblici).<\/p>\n<p>Osservando il primo quinto, cio\u00e8 quello delle famiglie con reddito pi\u00f9 basso, si vede che il 56,6% di questo gruppo &#8211; grazie all\u2019intervento dello Stato &#8211; riesce a passare nei quinti successivi. Sembra un fatto positivo, ma soltanto il 26,6% sale nel quinto confinante (il secondo), mentre il 30% viene proiettato nel terzo, nel quarto e persino nel quinto gruppo di reddito.\u00a0 Dato che l\u2019intervento pubblico \u00e8 dovuto principalmente alle pensioni, ci\u00f2 spiega questi passaggi dal primo fino al quinto gruppo. Viene per\u00f2 il dubbio che questa spinta data dallo Stato sia persino eccessiva, cio\u00e8 che esistano pensioni troppo diversificate tra loro. A confermare il dubbio \u00e8 il dato del secondo quinto, cio\u00e8 quello successivo a quello dei pi\u00f9 poveri. A valle dell\u2019intervento pubblico il 49,6% scende nel primo quinto. Il dato pare mostrare una dinamica un po\u2019 contraddittoria, poich\u00e9 l\u2019intervento pubblico di fatto scambia met\u00e0 delle famiglie del primo quinto con quelle del secondo quinto, il che pare poco equilibrato.<\/p>\n<p>Se consideriamo invece il versante dei prelievi, emerge con chiarezza che la progressivit\u00e0 dell\u2019imposta \u00e8 insufficiente in particolare per i redditi pi\u00f9 elevati. Lo si capisce chiaramente dalle percentuali degli arretramenti dai quattro quinti successivi al primo. Come gi\u00e0 segnalato, dal secondo quinto scendono al primo il 49,6% delle famiglie, dal terzo retrocedono il 56,9%, dal quarto il 45,4%, mentre dal quinto scendono soltanto il 28,7% delle famiglie. In questo \u201cascensore reddituale\u201d, chi viene condizionato di meno dall\u2019intervento pubblico sono i pi\u00f9 ricchi, cio\u00e8 proprio quelli che potrebbero sopportare di pi\u00f9 le conseguenze di un prelievo. Una revisione degli scaglioni fiscali, delle aliquote delle imposte dirette e delle detrazioni sarebbe sicuramente opportuna per un distribuzione pi\u00f9 equilibrata del carico fiscale.<\/p>\n<p>La suddivisione dei redditi per fasce d\u2019et\u00e0 rivela un Paese che attua un intervento pubblico sbilanciato a favore dei pi\u00f9 anziani, che penalizza i pi\u00f9 giovani e persino i minori. Infatti, \u00abl\u2019analisi delle stime del rischio di povert\u00e0 per le diverse classi di et\u00e0 mostra, oltre alla evidente funzione di sostegno delle pensioni per le persone di 65 anni e pi\u00f9, anche un aumento del rischio di povert\u00e0, dopo l\u2019intervento pubblico, per i giovani nella fascia di et\u00e0 dai 15 ai 24 anni (dal 19,7 al 25,3%) e per quelli dai 25 ai 34 anni (dal 17,9 al 20,2%). Un limite evidente del sistema dal punto di vista dell\u2019equit\u00e0 \u00e8 la debole tutela accordata ai minori in presenza di bassi livelli del reddito familiare: per effetto dell\u2019intervento pubblico il rischio di povert\u00e0 aumenta dal 20,4 al 25,1% per chi ha meno di 14 anni\u00bb. La conferma di questa iniquit\u00e0 sta anche nei dati di passaggio da un quinto all\u2019altro: \u00absoltanto il 16,3% degli individui fra i 25 e i 34 anni del quinto pi\u00f9 povero avanza nella scala dei redditi grazie all\u2019intervento pubblico. Nello stesso tempo, fra gli individui dai 25 ai 34 anni del quinto pi\u00f9 povero di reddito primario, l\u201983% dopo l\u2019intervento pubblico non migliora la propria posizione, mentre il 65% di quelli del secondo retrocede\u00bb. Per spiegare questa situazione il Rapporto dell\u2019ISTAT sottolinea come \u00ablo svantaggio relativo dei giovani in et\u00e0 attiva non dipende tanto dalla priorit\u00e0 assegnata dal sistema alla redistribuzione previdenziale, ma soprattutto dalle difficolt\u00e0 di ingresso e di permanenza nel mercato del lavoro, segnalate dagli elevati tassi di disoccupazione femminile e giovanile\u00bb. Invece, per quanto riguarda il quinto dei pi\u00f9 ricchi tra i giovani tra i 25 e i 34 anni, vale quanto gi\u00e0 detto per i ricchi in generale, poich\u00e9 soltanto il 31,1% retrocede (il 30% al quarto quinto). Anche nel caso dei giovani, i ricchi restano i pi\u00f9 tutelati.<\/p>\n<p>Se andiamo a cercare la tipologia di famiglie pi\u00f9 a rischio povert\u00e0 dopo l\u2019intervento pubblico, scopriamo che si tratta di quelle con un solo genitore e con almeno un figlio minore: nel quinto pi\u00f9 povero passano dal 20% al 41,6% di presenze. Non sono valorizzate nemmeno le coppie con figli minori: soltanto il 5,2% dopo l\u2019intervento pubblico riesce a salire dal primo quinto di reddito. Invece, salgono dal primo quinto il 61% le coppie senza figli. I dati dimostrano con estrema evidenza come in Italia le famiglie con figli minori ricevano \u00abuna insufficiente tutela dei carichi familiari\u00bb o addirittura vengano penalizzate dalle politiche pubbliche.<\/p>\n<p>Tra gli interventi di trasferimento attuati negli ultimi anni c\u2019\u00e8 anche il bonus degli 80 euro, introdotto dal Governo Renzi. I dati del 2016 danno ampiamente ragione a chi aveva criticato questo provvedimento, poich\u00e9 non si pu\u00f2 considerare a favore della redistribuzione del reddito. Paradossalmente ne hanno beneficiato pi\u00f9 i ricchi dei poveri. Infatti, l\u2019ISTAT segnala che \u00abper effetto dell\u2019incapienza e della presenza di pi\u00f9 lavoratori dipendenti nelle famiglie a reddito medio-alto, il bonus non risulta concentrato sui redditi pi\u00f9 bassi. Sia la percentuale di famiglie beneficiarie, sia l\u2019importo medio del beneficio nel quinto pi\u00f9 povero sono inferiori rispetto a quelli dei quinti con redditi pi\u00f9 elevati\u00bb. Per la precisione: il 28,2% delle famiglie pi\u00f9 povere ha ricevuto un bonus annuale medio di 876 euro, il 37,7% di quelle del successivo quinto 1.018 euro, il 39,9% delle famiglie dal reddito medio 1.108 euro, il 45,9% delle famiglie ricche del quarto quinto 1.107 euro e il 29,6% di quelle del quinto pi\u00f9 elevato di reddito ha avuto mediamente 1.028 euro grazie al bonus. Le risorse utilizzate per gli 80 euro mensili potrebbero essere spese meglio e con maggiore equit\u00e0: su questo non ci sono dubbi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A che cosa serve lo Stato? Una risposta a questa semplice e fondamentale domanda si pu\u00f2 trovare nel Rapporto ISTAT \u201cLa redistribuzione del reddito in Italia\u201d pubblicato il 21 giugno. 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Principali appartenenze e impegni locali (provincia di Bergamo): Consiglio Direttivo della Fondazione Serughetti La Porta (www.laportabergamo.it), Comitato provinciale per l\u2019abolizione delle barriere architettoniche (www.diversabile.it), Coordinamento provinciale di Libera (www.liberabg.it), Comitato bergamasco per la difesa della Costituzione (www.salviamolacostituzione.bg.it), Scuola di educazione e formazione alla politica We Care (www.scuolawecare.it), Redazione della rivista L\u2019Incontro e delle Edizioni Gruppo Aeper (www.aeper.it). Nel 2014 ha pubblicato insieme a Filippo Pizzolato \u201cL\u2019ABC della Costituzione\u201d per le Edizioni Gruppo Aeper con prefazione di don Luigi Ciotti. Nel 2018, insieme a Francesco Gesualdi e Antonio De Lellis, per CADTM Italia ha pubblicato il dossier \u201cFisco &amp; Debito. 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