{"id":474508,"date":"2017-06-06T11:33:32","date_gmt":"2017-06-06T10:33:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=474508\/"},"modified":"2017-06-06T11:33:32","modified_gmt":"2017-06-06T10:33:32","slug":"sud-sudan-migliaia-sfollati-rischio-colera-malnutrizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/06\/sud-sudan-migliaia-sfollati-rischio-colera-malnutrizione\/","title":{"rendered":"Sud Sudan: migliaia di sfollati a rischio colera e malnutrizione"},"content":{"rendered":"<p>La <strong>malnutrizione<\/strong> e un <strong>sospetto focolaio di colera<\/strong> dilagano fra gli <strong>sfollati nelle foreste vicino a Pieri<\/strong>, in Sud Sudan, secondo l\u2019organizzazione internazionale <strong>Medici Senza Frontiere (MSF)<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Pi\u00f9 di 27.000 persone<\/strong> hanno abbandonato le proprie case a <strong>Yuai e Waat<\/strong> a partire da met\u00e0 febbraio a causa degli <strong>scontri fra l\u2019Esercito di liberazione del popolo sudanese (SPLA) e i gruppi d\u2019opposizione<\/strong>. Gli sfollati che hanno trovato rifugio nell\u2019area di Pieri hanno riferito a MSF di <strong>civili colpiti con armi da fuoco, uccisi e stuprati, oltre che di case incendiate e rase al suolo<\/strong>. Costretti a fronteggiare una <strong>disperata carenza di cibo, acqua e rifugi<\/strong>, molti fra gli sfollati <strong>vivono adesso sotto gli alberi e mangiano foglie<\/strong>per sopravvivere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>MSF risponde all\u2019emergenza fornendo assistenza sanitaria di base e cure contro il colera e la malnutrizione<\/strong>. Se le condizioni in cui versano queste persone non miglioreranno e se non sar\u00e0 loro garantita una migliore e pi\u00f9 regolare assistenza umanitaria, mette in guardia MSF, <strong>la situazione \u00e8 destinata a peggiorare ulteriormente<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cSono scappato di corsa, senza avere il tempo di portare nulla con me,\u201d<\/em> racconta <strong>William, 41 anni<\/strong> e padre di cinque figli, che \u00e8 fuggito da Yuai il 15 febbraio. <em>\u201cStavano sparando nel villaggio. Hanno ucciso donne, ragazze, tutti. Le donne sono anche state stuprate. Hanno bruciato alcuni tukul (capanne di fango), hanno preso il bestiame e distrutto persino i pozzi.\u201d<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>William e la sua famiglia temono adesso che anche Pieri venga attaccata. Fin dal loro arrivo, hanno trovato riparo sotto un albero in un villaggio a due ore a piedi da Pieri, vivendo di foglie e dei pochi aiuti alimentari distribuiti dalle organizzazioni umanitarie. La settimana scorsa, <strong>uno dei figli di William \u00e8 morto, molto probabilmente di colera. Aveva cinque anni<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I primi casi sospetti di colera sono stati registrati il 9 maggio<\/strong>, quando si \u00e8 osservato un aumento generale nel numero di pazienti affetti da diarrea acquosa. <strong>MSF ha aperto un\u2019unit\u00e0 di trattamento a Pieri, dove le \u00e9quipe hanno finora assistito pi\u00f9 di 30 pazienti<\/strong>, oltre ad allestire <strong>punti di reidratazione e di acqua clorata<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>MSF impiega adesso un\u2019\u00e9quipe di <strong>personale medico locale<\/strong>, che gestisce tre cliniche sanitarie per l\u2019assistenza di base intorno a Pieri. Questi operatori sono <strong>fuggiti dall\u2019ospedale di Yuai<\/strong> insieme al resto della popolazione della citt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A <strong>met\u00e0 maggio<\/strong>, MSF ha registrato una <strong>crescita nei livelli di malnutrizione<\/strong> fra i bambini sotto i cinque anni, il <strong>32 per cento<\/strong> dei quali soffriva di <strong>malnutrizione acuta<\/strong>, mentre il <strong>12 per cento<\/strong> era affetto dalla <strong>forma acuta severa<\/strong> della malattia. MSF ha distribuito razioni alimentari per i bambini malnutriti ma \u00e8 necessario assicurare ulteriori rifornimenti sia agli abitanti di Pieri, sia agli sfollati nell\u2019area.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cDue settimane fa abbiamo ricevuto del cibo\u201d, <\/em>racconta <strong>Elisabeth, 45 anni<\/strong>, arrivata da Yuai, <em>\u201cma non \u00e8 sufficiente e dobbiamo condividerlo con le persone che non erano registrate per la distribuzione. Quando non c\u2019\u00e8 cibo, mangiamo le foglie degli alberi\u201d.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019insicurezza in cui versa quest\u2019area rende difficile l\u2019accesso degli aiuti da parte delle organizzazioni umanitarie. Allo stesso tempo, la\u00a0<strong>scarsa assistenza<\/strong> rende il bisogno di aiuti ancora pi\u00f9 urgente.<\/p>\n<p><em>\u201cTutto questo accade in un\u2019area con scarsa disponibilit\u00e0 di aiuti, una rete molto limitata di centri di assistenza sanitaria di base e dove la situazione umanitaria era gi\u00e0 deteriorata\u201d<\/em>, dice <strong>Michael Keizer, vice capo missione di MSF in Sud Sudan<\/strong>. <em>\u201cCon l\u2019arrivo della stagione delle piogge, fornire assistenza umanitaria diventer\u00e0 ancora pi\u00f9 difficile, mentre i bisogni delle persone cresceranno\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>**************<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Testimonianze degli sfollati: \u201cHanno ucciso, stuprato e saccheggiato, poi hanno bruciato le nostre case.\u201d<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>William Nyuon Kuolang, 41 anni, ha cinque figli, con i quali, fino al mese di febbraio, viveva a Yuai. Da quando gli scontri fra l\u2019Esercito di liberazione del popolo Sudanese e i gruppi d\u2019opposizione li hanno costretti a fuggire, William e la sua famiglia vivono in un villaggio vicino a Pieri.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u201cSono fuggito da Yuai il 15 febbraio a causa dei combattimenti. Degli uomini armati ci hanno attaccati alle due del pomeriggio. Sono stato costretto a scappare di corsa insieme alla mia famiglia. Non c\u2019\u00e8 stato il tempo di prendere nulla. Avevo in braccio uno dei miei bambini e correvo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Stavano sparando nel villaggio<strong>. Hanno ucciso tutti. Le donne sono anche state stuprate<\/strong>. Hanno ucciso mia sorella e i suoi due bambini, cos\u00ec come mio padre e mio zio. <strong>Hanno bruciato alcuni dei tukul<\/strong>, hanno <strong>preso il bestiame<\/strong> e hanno persino <strong>distrutto i pozzi della comunit\u00e0<\/strong>. A Yuai io avevo un grande orto e un po\u2019 di bestiame. Ho perso le mie mucche e le capre. A Yuai si stava bene. C\u2019erano le medicine. Ma quando hanno attaccato la citt\u00e0, hanno preso le medicine e anche i vestiti<strong>. I bambini sono rimasti senza medicine e senza vestiti e adesso dormono sotto gli alberi<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vengo a Pieri tutti i giorni, anche se devo camminare per quattro ore. Vengo a cercare cibo per i bambini e per conoscere le ultime notizie sul conflitto. Non vivo a Pieri con la mia famiglia perch\u00e9 ho paura che la citt\u00e0 sia attaccata. La settimana scorsa sono venuti e sono restati qui per tre ore. Ci sono stati degli spari ma nessuno \u00e8 morto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A Yuai avevo abbastanza cibo per sfamare la mia famiglia. Adesso <strong>ho soltanto il cibo delle distribuzioni e le foglie degli alberi<\/strong>. Quando mangiamo le foglie, ci fa male lo stomaco. Penso che sia per questo che abbiamo la diarrea. <strong>Uno dei miei bambini \u00e8 morto di colera<\/strong> una settimana fa. Si chiamava Nyadel e aveva cinque anni. Io sapevo che a Pieri non ci sono abbastanza medicine e pensavo che sarebbe guarito, quindi ho deciso di aspettare. Il giorno dopo era morto\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Elisabeth Nyamoun, 44 anni, ha otto figli e sei nipoti. Da quando \u00e8 fuggita da Yuai tre mesi fa, vive sotto un albero a Pieri insieme alla sua famiglia.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u201cVivo a Pieri da tre mesi. Sto in citt\u00e0, sotto un albero, in un terreno che appartiene a qualcun altro. Tutta la mia famiglia \u00e8 a Pieri. Siamo fuggiti dai combattimenti.<strong> Degli uomini armati sono arrivati e hanno ucciso le persone<\/strong>. <strong>Non \u00e8 la prima volta<\/strong> che sono stata costretta ad abbandonare la mia casa. L\u2019ultima volta fu nel 2013. Vivevo a Malakal e quando siamo stati attaccati mi sono trasferita a Yuai.\u00a0<strong>Adesso sono di nuovo sfollata<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando siamo fuggiti <strong>abbiamo perso alcuni bambini<\/strong> perch\u00e9 era impossibile correre con loro. Quindici persone che conoscevo sono state uccise e altre dieci colpite dai proiettili. Erano bambini, donne e uomini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il 16 febbraio alcune persone sono tornate a casa in cerca di cibo. So che <strong>30 donne sono state stuprate<\/strong> e <strong>due ragazzine sono state uccise<\/strong>. Avevano 15 anni. Volevano portare cibo, vestiti e altre cose di cui avevano bisogno con loro fuori da Yuai. Alcune donne, dopo, sono andate a Lankien per ricevere cure mediche ma molte di loro non hanno raccontato a nessuno quello che hanno subito, neanche ai loro mariti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Abbiamo tre problemi qui: <strong>non ci sono case, non c\u2019\u00e8 cibo e sta arrivando il colera<\/strong>. Mangiamo soltanto le foglie degli alberi e il cibo che riceviamo dalle distribuzioni. E\u2019 difficile procurarsi cibo. Abbiamo ricevuto una busta di sorgo sufficiente pi\u00f9 o meno per 12 giorni. Ce n\u2019\u00e8 rimasto ancora un po\u2019 ma le persone che non sono registrate per le distribuzioni vengono a elemosinare cibo da noi. Vengono dai villaggi qui intorno e io do loro del cibo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alcune persone sono disorientate, perch\u00e9 non mangiano e non bevono. Nessuno ha uno stipendio e nessuno pu\u00f2 comprare legna da ardere. Io, quando non ho nulla da vendere, non ho neppure i soldi per comprare al mercato. <strong>L\u2019acqua viene dai pozzi e non basta per tutti<\/strong>. Non posso tornare a Yuai finch\u00e9 tutti i soldati non se ne saranno andati. Il nostro tukul \u00e8 stato bruciato ma <strong>vorrei tornare<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nhiaan Chaar,* 29 anni, lavorava come farmacista per MSF a Yuai. Dopo essere fuggito insieme a sua moglie e ai loro tre figli a febbraio, \u00e8 venuto a Pieri, dove, insieme ad altri operatori di MSF, lavora nelle cliniche mobili per fornire assistenza sanitaria di base nell\u2019area.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u201cSono nato e cresciuto a Yuai. Poi, nei primi anni Novanta, i miei genitori decisero di trasferirsi a Khartoum, a causa del conflitto e anche perch\u00e9 non c\u2019era pi\u00f9 cibo. Sono tornato da Khartoum dopo la firma degli accordi di pace del 2004\/2005. Mi sono sposato a Yuai nel 2009. Mia moglie \u00e8 originaria di Pieri. A quei tempi possedevo tanto bestiame. Adesso ho soltanto sei mucche. Stavamo molto bene a Yuai. Non c\u2019erano combattimenti, era bello e pacifico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ho iniziato a lavorare per MSF nel 2011<\/strong> come operatore comunitario e poi, nel 2014, sono diventato farmacista. Si lavorava bene e avevamo molti pazienti. Eravamo in trenta, compresi 17 operatori sanitari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci hanno attaccati alle due del pomeriggio e hanno sparato. Quando siamo arrivati in ospedale, quella mattina, il nostro supervisore ci ha detto di tornare a casa perch\u00e9 fossimo insieme alle nostre famiglie in caso la situazione peggiorasse. E\u2019 stato in quel momento che\u00a0<strong>abbiamo sentito gli spari e abbiamo detto anche ai pazienti di tornare a casa<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli uomini armati <strong>hanno preso tutto dalla clinica<\/strong>, tutto. Hanno <strong>ucciso chi non riusciva a scappare di corsa<\/strong>: gli <strong>anziani<\/strong> e i <strong>disabili<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Appena arrivati a Pieri, noi dell\u2019\u00e9quipe di MSF abbiamo iniziato a lavorare, fornendo medicinali a chi ne avesse bisogno attraverso cliniche mobili. Quando \u00e8 possibile, MSF fa arrivare qui i medicinali, altrimenti siamo noi a dover andare incontro all\u2019\u00e9quipe di MSF altrove se l\u2019aereo con i rifornimenti non pu\u00f2 atterrare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Stiamo veramente facendo la differenza<\/strong>, anche se non abbiamo materiale per le iniezioni e non possiamo curare malattie come il kala-azar. A volte <strong>\u00e8 triste non poter aiutare qualcuno soltanto perch\u00e9 non abbiamo i medicinali<\/strong>. Molti bambini si ammalano a causa delle <strong>condizioni igieniche precarie<\/strong>. Per questo \u00e8 importante aiutare la nostra comunit\u00e0 a ricevere medicinali e assistenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Circa 32.000 persone vivevano a Yuai ma adesso sono fuggiti tutti. Alcuni sono andati nei campi rifugiati in Uganda, Kenya o Etiopia. Anch\u2019io\u00a0<strong>potrei andare ma non voglio lasciare Pieri perch\u00e9 qui sono utile<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La situazione alimentare a Pieri \u00e8 molto complicata. Non si trova nulla al mercato quindi chi non ha niente non pu\u00f2 neanche comprare. La maggior parte delle ONG sono andate via. <strong>Io sostengo tre famiglie<\/strong>: mia moglie e i nostri figli, mia sorella con suo marito e i loro quattro bambini e anche la famiglia dei miei suoceri. Loro non hanno soldi. Come potrei andare via?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La gente ha paura del colera<\/strong>. Vengono alla clinica per qualsiasi disturbo, pensando che si tratti di colera. <strong>La settimana scorsa sono morte 23 persone<\/strong> nella comunit\u00e0 e <strong>questa settimana altre tre<\/strong>. Io penso che siano morte di colera. Noi spieghiamo ai pazienti come proteggersi ma la gente ancora non sa come comportarsi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mi piace Yuai e non voglio continuare a vivere qui a Pieri. So che parte della mia casa \u00e8 stata distrutta e che <strong>hanno preso tutto, compresi i miei averi, ma voglio tornare lo stesso<\/strong>.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>*Il nome \u00e8 stato cambiato per proteggere la persona.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La malnutrizione e un sospetto focolaio di colera dilagano fra gli sfollati nelle foreste vicino a Pieri, in Sud Sudan, secondo l\u2019organizzazione internazionale Medici Senza Frontiere (MSF). &nbsp; Pi\u00f9 di 27.000 persone hanno abbandonato le proprie case a Yuai 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