{"id":461232,"date":"2017-05-05T08:24:35","date_gmt":"2017-05-05T07:24:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=461232\/"},"modified":"2017-08-19T15:05:10","modified_gmt":"2017-08-19T14:05:10","slug":"giornalista-denunciato-centri-migranti-europa-finito-uno-turchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/05\/giornalista-denunciato-centri-migranti-europa-finito-uno-turchia\/","title":{"rendered":"\u201cCome giornalista ho denunciato i centri per migranti in Europa e sono finito in uno di essi in Turchia\u201d"},"content":{"rendered":"<p><em>Gabriele del Grande, giornalista italiano specializzato in immigrazione, ha passato due settimane in un centro di espulsione per stranieri in Turchia, dopo essere stato arrestato mentre svolgeva il suo lavoro. <\/em><\/p>\n<p><em>\u201cLa pressione internazionale ha fatto s\u00ec che in due settimane la situazione si risolvesse. Ci\u00f2 che conta sono gli altri: ora io sono libero, ma altri sono ancora in carcere\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cNon ho alcun documento ufficiale riguardo la mia reclusione e la mia espulsione\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Fabiola Barranco Riaza per Desalambre<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Non sono poche le voci che segnalano il reporter italiano Gabriele del Grande come uno dei principali giornalisti esperti in di immigrazione e diritti umani. Oltre ad essere fondatore dell\u2019osservatorio sull\u2019immigrazione Fortress Europe, che documenta le vite stroncate nel Mediterraneo, nel 2006 si \u00e8 addentrato nelle rotte migratorie che collegano (e separano) il Nord Africa e l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Questo giovane documentarista parla italiano, arabo, spagnolo, greco e inglese, ma innanzitutto ascolta. E\u2019 proprio cos\u00ec che ha raccolto le miriadi di storie e testimonianze riguardanti l\u2019odissea di coloro che vanno in cerca di un futuro migliore nel Vecchio Continente. Molte le ha descritte in alcuni libri e documentari, accomunati dallo spirito critico, marchio distintivo dell\u2019autore.<\/p>\n<p>\u201cUn partigiano mi disse\u201d \u00e8 l\u2019ultimo libro al quale sta lavorando e parla della guerra in Siria. Per la precisione, uno degli scenari delle sue ricerche \u00e8 la frontiera turco-siriana, in cui lo scorso 10 aprile \u00e8 stato privato della libert\u00e0 e imprigionato dalle autorit\u00e0 turche per pi\u00f9 di due settimane, fin quando non \u00e8 stato riportato in Italia.<\/p>\n<p>Dal 2006 ha documentato le difficolt\u00e0 e le ingiustizie vissute da moltissime persone sulla rotta migratoria. Nei libri \u201cMamad\u00f9 va a morire\u201d o \u201cBruciare la frontiera\u201d, ha descritto tra l\u2019altro il lavoro di ricerca da lui svolto sui centri di detenzione per stranieri in paesi come il Marocco o la Libia, ma anche la Spagna e l\u2019Italia.<\/p>\n<p><strong>Avrebbe mai immaginato di finire in un centro di espulsione per stranieri, come \u00e8 accaduto lo scorso aprile in Turchia?<\/strong><\/p>\n<p>No, mai. \u00c8 molto strano, in quanto ho lavorato molto come giornalista denunciando i centri per migranti in Europa e poi sono finito in uno di essi in Turchia. Entrambi sono finanziati dall\u2019Europa, quindi anche questo \u00e8 significativo; una coincidenza che non avrei mai immaginato.<\/p>\n<p><strong>Tutto ci\u00f2 le ha ricordato le rivolte nei 13 centri d\u2019identificazione ed espulsione in Italia che hanno contrassegnato l\u2019estate del 2009 e che lei stesso ha descritto, basandosi sulle testimonianze di persone detenute l\u00e0, o di tante altre di cui \u00e8 venuto a conoscenza in situazioni simili? <\/strong><\/p>\n<p>Le condizioni, la gente, i meccanismi, sono molto simili in Turchia, Italia o Spagna&#8230; La maggior parte delle persone rinchiuse l\u00e0 erano migranti siriani, ceceni, pachistani \u2026 senza documenti, n\u00e9 visti. C\u2019era gente che aveva tentato di uscire dalla Siria, ma ora la frontiera \u00e8 chiusa e attraversarla illegalmente significa finire in questi centri. C\u2019era anche molta gente proveniente dalla Cecenia e dalla Russia che stava andando a combattere in Siria. Era un mix di persone, tutte insieme: migranti senza documenti e jihadisti in viaggio verso la Siria. Ma sono stati catturati alla frontiera e deportati nel loro paese.<\/p>\n<p><strong>La sua detenzione ha coinciso con il referendum sulla riforma costituzionale in Turchia, in cui il \u201cs\u00ec\u201d ha comportato un ampliamento dei poteri del presidente Erdogan. A ci\u00f2 si aggiunge il controllo sulla stampa estera e locale, che \u00e8 aumentato durante i mesi dello stato di emergenza seguiti al fallito colpo di stato della scorsa estate. Questo paese sta diventando sempre meno sicuro per i professionisti del giornalismo? <\/strong><\/p>\n<p>Da quando \u00e8 avvenuto il colpo di stato, la repressione \u00e8 diventata pi\u00f9 dura; si calcola che 174 giornalisti turchi siano in carcere. In questo momento la repressione in Turchia \u00e8 dappertutto. Al tempo stesso ci sono giornalisti, anche internazionali, che continuano a lavorare nel paese senza avere problemi. Credo che molto dipenda dalle singole storie. Esiste una linea rossa che, se non viene superata, consente di lavorare.<\/p>\n<p>Stavo lavorando sullo Stato Islamico e le relazioni coi giornalisti sotto copertura di alcuni paesi, Turchia inclusa; credo sia un tema molto scottante per loro e cos\u00ec mi hanno arrestato. Non ho prove, ma \u00e8 ci\u00f2 che penso.<\/p>\n<p><strong>\u00a0\u201cMando un saluto a tutti i detenuti e a tutti i giornalisti che continuano a trovarsi in carcere, in condizioni ben peggiori della mia. In Turchia e in altri paesi\u201d. Queste sono le prime dichiarazioni da lei fatte ai media, dopo la sua liberazione. Cosa voleva evidenziare con questa allusione?<\/strong><\/p>\n<p>Non voglio essere considerato un eroe; sono semplicemente un giornalista che stava svolgendo il suo lavoro. Il mio caso \u00e8 semplice, perch\u00e9 la vicenda si \u00e8 risolta in due settimane, grazie alle pressioni diplomatiche, del governo e della stampa internazionale. Ci\u00f2 che conta sono gli altri: adesso io sono libero, ma altri sono ancora in carcere. Spero che la mia esperienza aiuti a ricordare di pi\u00f9 gli altri, perch\u00e9 \u00e8 questo il vero dramma.<\/p>\n<p><strong>Cosa significa per lei la libert\u00e0 di stampa?<\/strong><\/p>\n<p>Molte cose. Svolgere il tuo lavoro senza essere arrestato, come mi \u00e8 successo in Turchia. Ci sono ancora molti contesti in cui esiste il rischio concreto di essere arrestato per via del tuo lavoro come giornalista, ma allo stesso tempo c\u2019\u00e8 una censura da parte del potere e un\u2019autocensura da parte degli stessi giornalisti e questa \u00e8 la cosa pi\u00f9 difficile da segnalare.<\/p>\n<p>Ci sono tematiche come ci\u00f2 che accade ai migranti nel Mediterraneo, le frontiere ecc. in cui sono gli stessi giornalisti a non cercare un\u2019altra prospettiva, limitandosi ad amplificare la versione ufficiale, come pu\u00f2 essere quella fornita dal governo. Ma abbiamo bisogno di maggiori ricerche, di un giornalismo pi\u00f9 indipendente e creativo&#8230; \u00a0e per questo, abbiamo bisogno di ricorse economiche prive di controlli.<\/p>\n<p><strong>Torner\u00e0 a lavorare sul suolo turco?<\/strong><\/p>\n<p>No, non posso. Non so per quanto tempo non potr\u00f2 pi\u00f9 mettervi piede, in quanto sono stato espulso, ma non c\u2019\u00e8 alcun documento ufficiale che attesti la mia detenzione, per cui ufficialmente non so nulla. Il mio legale in Turchia sta tentando di raccogliere documenti per sapere cosa sia accaduto nei miei confronti, dato che sono stato illegalmente in carcere per due settimane, senza uno straccio di avvocato n\u00e9 altro e per sapere anche per quanti anni mi sar\u00e0 interdetto l\u2019ingresso in Turchia.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>In quali altri luoghi ha visto il suo lavoro minacciato?<\/strong><\/p>\n<p>A Tunisi, durante la dittatura di Ben Ali nel 2008, \u00e8 successa una cosa simile: sono stato espulso, ma senza essere arrestato, n\u00e9 condotto in carcere. In Europa \u00e8 diverso: ad esempio, ci sono luoghi come i CIE, in cui \u00e8 vietato l\u2019ingresso ai giornalisti, ma era possibile parlare al telefono con la gente che si trovava l\u00ec dentro e lavoravo cos\u00ec. Anche in Europa ci sono luoghi in cui non si pu\u00f2 lavorare in piena libert\u00e0, ma \u00e8 totalmente diverso, perch\u00e9 possono controllare il tuo lavoro e screditarti, ma non possono arrestarti.<\/p>\n<p><strong>Ha alle spalle un decennio di ricerche riguardanti i flussi migratori che coinvolgono l\u2019Europa e il Nord Africa, col Mediterraneo e parte dell\u2019Atlantico a fare da barriere naturali. Ma ha anche attirato l\u2019attenzione sull\u2019esternalizzazione delle frontiere, che porta governi come quelli del Marocco o della Libia ad agire come gendarmi dell\u2019Europa. Quali sono le conseguenze per i migranti e i rifugiati?<\/strong><\/p>\n<p>Da vent\u2019anni si ripete la stessa storia. Se l\u2019Europa stringe un accordo con un governo che reagisce bene nel respingimento dei flussi migratori e controlla la rotta, il contrabbando si trasferisce in quel paese; questa \u00e8 la conseguenza.<\/p>\n<p>In precedenza, la gente viaggiava in aereo e con un visto; oggi, dai molti paesi in cui la gente parte per sfuggire alla fame, \u00e8 praticamente impossibile ottenere un visto per l\u2019Europa; per questa ragione partono da luoghi come la Libia, il Marocco o la Turchia, in cui gli scafisti offrono un passaggio verso rotte sempre pi\u00f9 lunghe e pericolose. Se davvero l\u2019Europa volesse risolvere il problema, in primo luogo dovrebbe lavorare a una soluzione per i conflitti in atto in Siria, Iraq, Yemen, Libia e poi rendere le rotte accessibili, attivare le ambasciate, offrire visti ecc\u2026<\/p>\n<p>Traduzione dallo spagnolo di Cristina Quattrone<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gabriele del Grande, giornalista italiano specializzato in immigrazione, ha passato due settimane in un centro di espulsione per stranieri in Turchia, dopo essere stato arrestato mentre svolgeva il suo lavoro. \u201cLa pressione internazionale ha fatto s\u00ec che in due 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