{"id":45619,"date":"2013-04-02T17:48:22","date_gmt":"2013-04-02T17:48:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=45619"},"modified":"2013-04-02T18:02:49","modified_gmt":"2013-04-02T18:02:49","slug":"rovello-porro-una-chernobyl-italiana-dimenticata-alle-porte-di-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/04\/rovello-porro-una-chernobyl-italiana-dimenticata-alle-porte-di-milano\/","title":{"rendered":"Rovello Porro: una Chernobyl italiana dimenticata alle porte di Milano?"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\">A 27 anni di distanza, nelle regioni contaminate dal fallout di Chernobyl, le persone continuano ad ammalarsi e i bambini a morire per cancri e leucemie.<\/p>\n<p align=\"left\">Fra le tante Chernobyl (e adesso Fukushima) dimenticate, ci siamo imbattuti \u2013 a distanza di 24 anni \u00a0&#8211; in una Chernobyl tutta italiana.<\/p>\n<p align=\"left\">Nel nostro lavoro di ricerca di classificazione degli incidenti nucleari, siamo soliti ricercare &#8211; per formazione e per quanto possibile \u2013 i dati di reale incidenza sull\u2019ecosistema e sulla salute dei residenti.<\/p>\n<p align=\"left\">La vicenda di Rovello Porro, per\u00f2, ci ha colti di sorpresa e non ne abbiamo capito subito la portata, anche perch\u00e9 ci siamo trovati in presenza di una documentazione che ci ha reso attoniti per la sua carenza e per la difficolt\u00e0 di venirne in possesso, pur essendo avvezzi alle censure in merito.<\/p>\n<p align=\"left\">Scegliendo, per\u00f2, di non abbandonarci ad \u00a0una teorica cultura del sospetto o a semplici ragionamenti dietrologici, abbiamo cominciato a volerne sapere di pi\u00f9 estrapolando i maggiori dati possibile dalle poche informazioni presenti, facendo calcoli e proiezioni.<\/p>\n<p align=\"left\">E subito si \u00e8 impossessato di noi un grande senso di apprensione e preoccupazione che ci porta oggi a chiederne spiegazioni e ragioni: \u00a0\u00e8 possibile che, in 24 anni e dopo 24 anni, il silenzio sia l\u2019unica giustificazione ad una situazione radiologica che, dall\u2019interpretazione dei dati, sembra ancora oggi di una gravit\u00e0 che confina nel criminale?<\/p>\n<p>Nel 1989 un grave incidente nucleare si \u00e8 consumato alla Luigi Premoli e figli SPA, fonderia che forgiava i telai dell&#8217;Alfa 133 a Rovello Porro in Lombardia, tra Como e Saronno: una fonte radioattiva orfana, contenuta in un carico di alluminio proveniente dall\u2019Est Europa, ed equivalente a una sorgente radioattiva stimata tra i 600 e i 6.000 Curie di Cesio 137 (pertanto da 8 a 80 volte superiore a quella di Algeciras in Spagna) fu inavvertitamente fusa immettendo nell\u2019aria una enorme quantit\u00e0 di particelle radioattive altamente nocive, senza che nessun allarme scattasse.<\/p>\n<p align=\"left\">Questa \u201cfuga\u201d nucleare, di cui non si conosce la data certa, \u00e8 venuta alla luce &#8211; secondo la versione ufficiale &#8211; \u00a0nel 1989, in seguito a un controllo radiologico di routine delle acque del Po eseguito dai tecnici della centrale nucleare di Caorso: le acque risultarono grevi di Cesio 137 al di l\u00e0 di ogni aspettativa e norma e, rispetto alle ricadute di Chernobyl, con un rapporto isotopico anomalo con il Cesio 134. \u00a0 \u00a0Prima che scattassero indagini approfondite, ovvero prima che vi fosse un\u2019allerta, passarono diversi mesi. \u00a0Finalmente, nel maggio 1990 e dopo aver risalito &#8211; come Pollicino &#8211; i fiumi col Geiger, i geologi e i tecnici del P.M.I.P. (Presidio Multizonale di Igiene e Prevenzione) milanese scoprirono che dal bacino di decantazione delle acque reflue della fonderia di Rovello Porro, situata a pochi metri dal torrente Lura, \u00a0erano percolati dai 60 ai 70 Curie di Cesio 137: 50 sedimentati nel Lura, nell\u2019Olona e nel Lambro e 10 sfociati nel Po, circa 100 km pi\u00f9 a valle. Una fuga enorme.<\/p>\n<p align=\"left\">In seguito a questo tardivo riscontro la fonderia di Rovello Porro fu chiusa per quasi un anno e bonificata \u201calla meno peggio\u201d: varie tonnellate d\u2019asfalto, di terra e di detriti contaminati prelevati in loco furono traslocati nell\u2019attualmente percolante discarica nucleare di Capriano del Colle \u00a0(Brescia) che, confinando 39 Curie di Cesio 137 dispersi in circa 280 mila metri cubi di materiali, raccoglie i residui radioattivi di varie industrie.<\/p>\n<p>Rapportando i 50 Curie depositati nei corsi d\u2019acqua alla superficie dei fondali che si distendono per 100 km dalla fabbrica alla congiunzione con il Po, si pu\u00f2 quantificare un deposito uniforme medio di 1,22 milioni di Becquerel\/mq \u00a0pari a 32,89 Curie\/kmq di Cesio 137.<br \/>\n\u00c9 di fatto un tasso di contaminazione al metro quadro (e al kmq) che, per il Cesio 137, sorpassa di ben 2,19 volte la norma internazionale (555.000 Becquerel\/mq \u00a0ossia 15 Curie\/km2) che obbliga a confinare il luogo in quanto zona proibita \u00a0e che impone, tra l\u2019altro, l\u2019assoluto divieto di pesca e di pompaggio agricolo delle acque. Ma nulla \u00e8 mai trapelato, n\u00e8 nessuna mappa dettagliata della contaminazione radioattiva dei corsi d\u2019acqua \u00e8 stata pubblicata.<\/p>\n<p align=\"left\">A 24 anni di distanza, sebbene l\u2019attivit\u00e0 radioattiva si sia ridotta del 42%, \u00a0la contaminazione atomica risulta ancora di circa 700.000 Becquerel\/mq e quindi, a tutt\u2019oggi, 1,26 volte superiore al valore imperativo di evacuazione della zona: si dovrebbe trattare, pertanto, di una zona acquifera proibita. \u00a0Ma, per quanto ne sappiamo, nessuna misura preventiva a tutela della popolazione \u00e8 stata presa.<\/p>\n<p align=\"left\">E non \u00e8 tutto!<\/p>\n<p align=\"left\">Una radioattivit\u00e0 ben maggiore dovrebbe essersi sprigionata con i fumi della combustione. Come a Goi\u00e2nia in Brasile e Algeciras in Spagna, l\u2019incidente di Rovello Porro ha fatalmente liberato grandi quantitativi di Cesio 137 nell\u2019aria: di ci\u00f2 non c\u2019\u00e8 riscontro da nessuna parte, anche se, grottescamente, si parla di fallout come fenomeno limitato al perimetro dell\u2019azienda, nonostante gli esperti dell\u2019epoca stimassero trattarsi della fusione di una sorgente dai 600 ai 6.000 Curie. Rovello Porro dista, in linea d\u2019aria, a meno di 30 km. da Milano. Supponendo la brutale fusione di una potente sorgente orfana e facendo un calcolo di tipo conservativo, cio\u00e8 \u201cstemperato\u201d nella sua ipotetica gravit\u00e0, significa che 500 Curie uniformemente diluiti nell&#8217; aria in una invisibile colonna iniziale di fumo lunga 30 km, larga 2 km e alta 1 km (30.000*2000*1000 = 6E10 mc) equivalgono a 308 Becquerel\/mc di Cesio 137 inalato da decine di migliaia di soggetti e 6.000 Curie fanno 3.700 Becquerel\/mc di Cesio 137 inalato da altre decine di migliaia di soggetti. Dopotutto \u00a0500 Curie di Cesio 137 (5,76 grammi) rappresentano, per inalazione, un potenziale letale acuto (\u201calla Litvinenko\u201d) per quasi 18.000 soggetti e, per ingestione, per pi\u00f9 di 48.000; 6.000 Curie (69,09 grammi) rappresentano pi\u00f9 di 210.000 dosi letali per inalazione e pi\u00f9 di 510.000 per ingestione. Si sa che una ricaduta perfetta di 500 Curie \u00e8 in grado di trasformare in zona proibita un\u2019area di 33,3 kmq e 6.000 Curie un\u2019area di 400 kmq.<\/p>\n<p>Vorremmo essere smentiti in questi nostri calcoli teorici e, pertanto, chiediamo, alle autorit\u00e0 competenti che ci certifichino che nessun particolato radioattivo \u00e8 uscito dai camini dell\u2019altoforno. Ne trarremmo un grande sospiro di sollievo, ma purtroppo n\u00e8 la logica della fusione metallurgica che fa degli effluenti aerei la principale via di fuga del Cesio, n\u00e8 i conti d\u2019inventario tornano: \u00e8 troppo chiedere spiegazioni sul destino dei possibili 600 o 6.000 Curie di Cesio che non si ritrovano sommando la radioattivit\u00e0 depositata nei corsi d\u2019acqua \u00a0(circa 60-70 Curie) a quella dei detriti smaltiti (circa 30 Curie)?<\/p>\n<p align=\"left\">\u00c8 troppo chiedere se una nube radioattiva, qualora fosse stata originata da un singolo episodio di fusione di Cesio e \u2013 fra l\u2019altro &#8211; pi\u00f9 concentrata di quella pervenuta in zona da Chernobyl, si sia diretta in Svizzera o in Francia oppure se si sia diretta verso la vicinissima Milano? \u00c8 troppo chiedere la prova se i ratei Cesio 137\/Cesio 134 delle radioanalisi eseguite in quella zona \u00a0dopo il 1989 \u00a0presentassero valori anomali (deficit di Cesio 134) rispetto a quelli allora attesi di Chernobyl? \u00c8 troppo chiedere di conoscere lo stato radiologico attuale della zona che dal Lura, all&#8217;altezza del bacino di decantazione della fabbrica, e insinuandosi in altri fiumi e navigli, giunge al Po? \u00a0\u00c8 troppo chiedere gli indicatori di morbilit\u00e0 e di mortalit\u00e0 della popolazione che in questa area vive? \u00c8 troppo, alla luce delle ricerche scientifiche del professore Bandazhevsky, sapere l\u2019incidenza delle patologie cardiache, rispetto a questi dati di morbilit\u00e0 e mortalit\u00e0? \u00c8 troppo chiedere la certificazione nazionale ed internazionale della \u201cnormalit\u00e0\u201d del fondo radiologico, a fronte delle rilevazioni condotte dallo scienziato A. Paris della CRIIRAD che segnalavano, negli anni 1999\/2000, valori di radiocontaminazione decisamente pi\u00f9 elevati per la zona svizzera ed italiana del lago di Como rispetto alle zone confinanti (forse un \u201csurplus\u201d legato a Rovello Porro)? \u00c8 troppo chiedere il rispetto delle norme internazionali di radioprotezione, a cui l\u2019Italia ha aderito, anche qualora il quadro da noi presentato fosse a tinte meno fosche? Un grande interesse (come quello dell\u2019AIEA e dei suoi rappresentati locali) o altri interessi vari (la voluta mancanza di controlli, l\u2019assolutoria autoreferenzialit\u00e0 e convenienza politica\/affaristica, gli interessi economici di vario tipo e le connivenze locali o di pi\u00f9 alto rango) possono occultare la verit\u00e0 o tacere su rischi, i quali &#8211; trattandosi di radiocontaminazione &#8211; per quanto piccoli o limitati siano, chiedono e richiedono la presa in carico coerente di rigide misure di controllo e di protezione della salute del cittadino?<\/p>\n<p>Sicuramente queste domande saranno considerate retoriche e cadranno nel silenzio. Ma c\u2019\u00e8 un\u2019aggravante e un vuoto che nessuno riuscir\u00e0 a colmare: i mesi (secondo alcuni, un anno) che sono passati dall\u2019incidente alla sua scoperta. Per questa \u201camnesia\u201d, per questa colpa dolosa nessuno pagher\u00e0. Come, sul versante Chernobyl in Bielorussa, per Lukashenko e l\u2019AIEA non esiste nessun rischio radioattivo dopo oltre 20 anni dall\u2019esplosione del reattore numero 4, cos\u00ec e a maggiore ragione, lo \u00e8 e lo sar\u00e0 anche per questa popolosa parte d\u2019Italia, ormai a distanza di 24 anni dalla fusione radioattiva a Rovello Porro. La letargica politica in materia di radioattivit\u00e0 (vedi anche il recente caso dei cinghiali radioattivi) pu\u00f2 continuare\u2026e poi l\u2019incidente di Rovello Porro \u00e8 addirittura del secolo scorso. Vale la pena preoccuparsene?<\/p>\n<p><b>Massimo Bonfatti<\/b> \u2013 Mondo in cammino; <b>Paolo Scampa<\/b>, AIPRI (Associazione Internazionale Protezione Raggi Ionizzanti)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A 27 anni di distanza, nelle regioni contaminate dal fallout di Chernobyl, le persone continuano ad ammalarsi e i bambini a morire per cancri e leucemie. 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