{"id":438818,"date":"2017-03-05T13:36:00","date_gmt":"2017-03-05T13:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=438818\/"},"modified":"2017-03-05T13:36:00","modified_gmt":"2017-03-05T13:36:00","slug":"futuro-iran-iraq-declino-dei-paesi-non-opec","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/03\/futuro-iran-iraq-declino-dei-paesi-non-opec\/","title":{"rendered":"Il futuro di Iran-Iraq e il declino dei paesi non Opec"},"content":{"rendered":"<p>La produzione petrolifera complessiva dei paesi non Opec, oggi 62 mb\/g su 95 mb\/g totali, inizier\u00e0 a diminuire entro pochi anni o addirittura entro pochi mesi. Contemporaneamente crescer\u00e0 la percentuale di mercato dell\u2019Opec (Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio), che ha il 66% delle riserve accertate mondiali. E soprattutto aumenter\u00e0 l\u2019 importanza strategica di Iran e Iraq, che insieme hanno il 20% delle riserve mondiali, producono oggi circa l\u20198% della produzione globale e negli ultimi decenni non hanno sfruttato al meglio le proprie risorse a causa di sanzioni internazionali.<\/p>\n<p><strong>C\u2019 \u00e8 oggi un\u2019abbondanza di petrolio come mai era successo nei decenni precedenti?<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 vero che oggi c\u2019\u00e8 un\u2019 offerta di petrolio superiore alla domanda, ma \u00e8 sempre esistita una capacit\u00e0 di produrre petrolio in misura superiore a quanto richiedesse il mercato e l\u2019Opec, composta da tredici paesi grandi produttori, dalla sua fondazione ha sempre gestito le proprie\u00a0 risorse in modo da tenere in equilibrio l\u2019 offerta con la domanda e avere cos\u00ec i prezzi a livelli a lei graditi.<\/p>\n<p>Un esempio recente: dopo la profonda recessione mondiale che segu\u00ec la crisi finanziaria del 2008, l\u2019 Opec nel giro di pochi mesi tagli\u00f2 4 milioni di barili il giorno su 28 mb\/g prodotti in quel momento. Nel 2015 e 2016 invece, mentre i prezzi crollavano, non ha ridotto la sua offerta e solo dal 1\u00b0 gennaio 2017 ha diminuito di un milione b\/g il petrolio estratto, ma tagliando insieme ai paesi non Opec &#8211; non accadeva dal 2001 &#8211; che nei prossimi mesi \u00a0ridurranno 558 mb\/g dalla loro produzione del novembre 2016.<\/p>\n<p>Il prezzo basso del 2016 \u00e8 stato dunque conseguenza di una scelta dell\u2019Opec, o dell\u2019Arabia Saudita, suo paese guida. Una scelta dettata da motivi commerciali o politici e non obbligata.<\/p>\n<p><strong>Lo shale gas ha incrementato in modo ingovernabile il mercato di petrolio?<\/strong><\/p>\n<p>Negli ultimi anni gli USA hanno prodotto tre milioni b\/g in pi\u00f9 grazie alla nuova tecnica, ma nello stesso periodo hanno anche ridotto i consumi di 2 mb\/g, migliorando l\u2019 efficienza energetica. I nuovi 3 mb\/g arrivati sul mercato con lo shale gas sono meno di quanto Norvegia, Messico e Gran Bretagna\u00a0hanno perso a causa del declino dei loro pozzi. Questi tre paesi non Opec infatti attorno al 2000 sono arrivati a produrre complessivamente anche 9 mb\/g ed oggi non superano i 4,5 mb\/g. Inoltre la tendenza a diminuire i consumi di petrolio non \u00e8 solo degli USA, ma di tutti i paesi pi\u00f9 avanzati. L\u2019 Italia dal 2008 ha ridotto il suo consumo del 30%, in parte per la crisi economica, ma anche per i miglioramenti nell\u2019efficienza energetica.<\/p>\n<p>Il petrolio quindi \u00e8 sempre prezioso, ma \u00e8 possibile consumarne molto meno con risultati equivalenti; \u00e8 naturale di conseguenza che il suo valore scenda.<\/p>\n<p><strong>Il declino della produzione dei paesi non Opec<\/strong><\/p>\n<p>La produzione complessiva non Opec del 2015 fu inferiore a quella del 2014 e potrebbe iniziare presto un declino continuo e inesorabile.<\/p>\n<p>Singolarmente i principali paesi produttori non Opec sono ormai ai loro massimi ed alcuni hanno iniziato nettamente il proprio declino produttivo. Ho gi\u00e0 scritto di Norvegia, Gran Bretagna e Messico, grandi produttori ormai declinanti da anni. La Cina, che ha raggiunto i 4 mb\/g di produzione, a fine 2015 era tornata ai livelli del 2013 e nel 2016 \u00e8 calata del 6%. La sua produzione \u00e8 prevista in calo nei prossimi anni; l\u2019incertezza riguarda solo la velocit\u00e0 della discesa. Anche l\u2019Egitto sta diminuendo progressivamente la propria offerta.<\/p>\n<p>USA e Russia invece sono ai massimi della loro produzione, con livelli insperati pochi anni fa, ma le loro riserve accertate sono molto limitate rispetto alla produzione ed entrambi i paesi non reggeranno molto a questi ritmi. La produzione del Canada rimane al momento alta, ma alcune sue riserve sono molto costose da mettere sul mercato e rischiano di rimanere inutilizzate.<\/p>\n<p><strong>Accordo Opec-non Opec del dicembre 2016<\/strong><\/p>\n<p>I paesi non Opec a inizio dicembre 2016 hanno concordato con l\u2019Opec un taglio di produzione di 558 mila b\/g, 300 di questi in Russia. A gennaio la Russia aveva ridotto di 120 mb\/g, dopo aver concordato una progressione lenta della sua diminuzione. Nello stesso mese gli altri non Opec complessivamente hanno ridotto di quasi 300 mila b\/g mentre avevano concordato 258 mila b\/g di riduzione.<\/p>\n<p>Il declino naturale supera quanto era stato concordato di diminuire? Vedremo nei prossimi mesi se gennaio \u00e8 stato un eccezione, ma \u00e8 possibile che l\u2019accordo non Opec &#8211; Opec, il primo dal 2001, nasconda il declino naturale dei paesi non Opec, facendolo passare per una volontaria strategia commerciale.<\/p>\n<p><strong>Nel 2015 e nel 2016 investimenti in calo di pi\u00f9 del 20% annuo<\/strong><\/p>\n<p>Negli ultimi due anni sono crollati gli investimenti in ricerca ed avviamento di nuovi siti produttivi, si dice a causa dei bassi prezzi di vendita. La diminuzione totale \u00e8 calcolata in almeno 1.000 mld di dollari. L\u2019Iea, agenzia energia dei paesi OCSE, teme che questo porti problemi nell\u2019offerta di petrolio nei prossimi due, tre anni.<\/p>\n<p>Ma il calo potrebbe segnalare una tendenza definitiva, gli investimenti nel petrolio potrebbero non essere pi\u00f9 convenienti ed oggi sicuramente offrono un ritorno economico meno ricco di prima. Ormai sono state sfruttate le risorse pi\u00f9 facili da trovare e mettere in produzione. Le energie rinnovabili sono inoltre ormai sviluppate tecnologicamente e rendono il petrolio meno indispensabile.<\/p>\n<p><strong>Crescer\u00e0 la percentuale di produzione Opec e soprattutto di Iran e Iraq<\/strong><\/p>\n<p>Nel prossimo futuro, tra pochi anni o pochi mesi, il declino complessivo dei paesi non Opec provocher\u00e0 l\u2019aumento della quota di mercato dei paesi Opec, che ora producono solo un terzo del petrolio mondiale, pur avendo due terzi delle risorse. E tra i paesi Opec aumenteranno la loro quota di mercato soprattutto Iran ed Iraq, che hanno insieme il 20% delle riserve accertate e producono oggi solo l\u20198% del petrolio totale. I due paesi, a guida sciita e poco in sintonia con i sauditi,\u00a0aumenteranno quindi produzione, entrate economiche ed importanza strategica.<\/p>\n<p>L\u2019Iraq \u00e8 stato sotto embargo dal 1991 al 2003. L\u2019Iran \u00e8 stato oggetto di sanzioni economiche fino all\u2019accordo sul nucleare voluto da Obama. Negli ultimi 25 anni molte risorse dei due paesi sono state poco sfruttate e in entrambi i paesi ci sono margini di crescita superiori a tutti gli altri produttori mondiali.<\/p>\n<p>Ricordiamo allora le loro possibilit\u00e0 future anche quando seguiamo la politica internazionale, quando i cittadini iracheni e iraniani vengono considerati, a differenza dei sauditi, potenziali terroristi. Ognuno ne tragga le conclusioni che pi\u00f9 lo convincono, ma non dimentichiamo i dati di questo mio confuso scritto.<\/p>\n<p>http:\/\/lecorvettedellelba.blogspot.it\/<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La produzione petrolifera complessiva dei paesi non Opec, oggi 62 mb\/g su 95 mb\/g totali, inizier\u00e0 a diminuire entro pochi anni o addirittura entro pochi mesi. 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