{"id":431558,"date":"2017-02-13T11:54:13","date_gmt":"2017-02-13T11:54:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=431558\/"},"modified":"2017-02-13T11:54:13","modified_gmt":"2017-02-13T11:54:13","slug":"rohingya-popolo-nessuno-vuole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/02\/rohingya-popolo-nessuno-vuole\/","title":{"rendered":"Rohingya: il popolo che nessuno vuole"},"content":{"rendered":"<p>Sono circa 800.000 mila i Rohingya che vivono in Myanmar e in particolare nello stato del Rakhine, <b>da dove nel 2012 <a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Notizie\/Myanmar-si-riaccende-il-conflitto-etnico-135554\" target=\"_blank\">\u00e8 partita un\u2019ondata di violenze<\/a>\u00a0che ha fatto centinaia di vittime tra questa minoranza musulmana, che la maggioranza buddista detesta e che il <\/b><b>governo mal sopporta e considera alla stregua di immigrati clandestini del Bangladesh<\/b>, anche se molte famiglie hanno vissuto per generazioni in Myanmar e potrebbero rientrare a pieno titolo tra le <a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Diritti-umani\/Diritti-delle-minoranze\" target=\"_blank\">minoranze etniche<\/a> del Paese.<\/p>\n<p><b>Come se non bastasse una vera e propria rappresaglia militare \u00e8 stata lanciata il 9 ottobre del 2016 contro i Rohingya,\u00a0ritenuti responsabili di un attacco armato a tre posti di blocco militari<\/b>. Il risultato? Circa 65mila di loro sono stati costretti a fuggire in Bangladesh e altri 120.000 sono confinati in 67 campi profughi dove subiscono le violenze anche dei soldati birmani, come ha testimoniato <a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Notizie\/Video\/Myanmar-violenze-contro-la-minoranza-Rohingya-arresti-fra-le-forze-dell-ordine\" target=\"_blank\">un video apparso nel gennaio di quest\u2019anno<\/a> che ha provocato le immediate proteste di tutto il mondo islamico. Dallo scoppio delle violenze nel giugno 2012 i rappresentanti dei 57 paesi membri dell\u2019<b><a href=\"http:\/\/www.oic-oci.org\/\" target=\"_blank\">Organizzazione della Cooperazione Islamica<\/a><\/b> (OIC) hanno ripetutamente segnalato, all\u2019Assemblea dell\u2019<a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Politica\/Onu\" target=\"_blank\">ONU<\/a> e alle sue istituzioni, la drammatica situazione della minoranza e <a href=\"http:\/\/www.oic-oci.org\/topic\/?t_id=13072&amp;ref=5728&amp;lan=en\" target=\"_blank\">lo hanno ribadito lo scorso 19 gennaio<\/a> a Kuala Lumpur in Malesia durante un vertice speciale sulla questione dei Rohingya a cui continua ad essere negata la <a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Politica\/Cittadinanza\" target=\"_blank\">cittadinanza<\/a> birmana in Myanmar.<\/p>\n<p>Per questo alla vigilia del vertice, con una lettera indirizzata ai Ministri degli esteri dei paesi islamici, l\u2019<b><a href=\"http:\/\/www.gfbv.it\/\" target=\"_blank\">Associazione per i Popoli Minacciati<\/a> <\/b>(APM) ha chiesto che l\u2019OIC si impegni concretamente per una soluzione politica della tragedia dei profughi Rohingya nel sudest asiatico. Secondo l\u2019APM, infatti, non solo \u00e8 urgente aumentare la pressione sul governo birmano affinch\u00e9 lavori a una soluzione pacifica della questione dei Rohingya nel paese, ma \u201c<b>\u00e8 necessario anche appellarsi al governo del Bangladesh, paese membro dell\u2019OIC, affinch\u00e9 accolga e tuteli almeno temporaneamente i profughi Rohingya in fuga dal Myanmar (Birmania)<\/b>\u201d. Di fatto ad oggi, nonostante i rigidi controlli alle frontiere e l\u2019immediato rimpatrio dei richiedenti asilo, i 65.000 Rohingya che sono riusciti a scappare in Bangladesh vivono una situazione drammatica perch\u00e9, come <a href=\"http:\/\/www.gfbv.it\/2c-stampa\/2017\/170118it.html\" target=\"_blank\">ha spiegato<\/a> l\u2019APM, \u201c<b>in\u00a0Bangladesh vengono considerati come semplici <a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Politica\/Migrazioni\" target=\"_blank\">migranti<\/a> illegali e per questo restano privi di protezione internazionale<\/b>\u201d. Un richiamo che in settimana ha fatto proprio <a href=\"http:\/\/www.redattoresociale.it\/Notiziario\/Articolo\/527055\/Migranti-Papa-pregare-per-Rohingya-musulmani-perseguitati\" target=\"_blank\">anche il Papa<\/a> ricordando i\u00a0Rohingya\u00a0&#8220;cacciati via dal Myanmar, che vanno da una parte all&#8217;altra perch\u00e9 nessuno li vuole. \u00c8 gente buona, pacifica: sono buoni, sono fratelli e sorelle! \u00c8 da anni che soffrono:<b>\u00a0sono stati torturati, uccisi, semplicemente per portare avanti la loro tradizione, la loro fede musulmana&#8221;.<\/b><\/p>\n<p><b>Sui profughi, per\u00f2, tutto il modo \u00e8 paese e non solo il Myanmar e il\u00a0Bangladesh sembrano voltare le spalle a questi potenziali <a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Diritti-umani\/Rifugiati\" target=\"_blank\">rifugiati<\/a> birmani<\/b>. Anche altri paesi membri dell\u2019OIC, come Malesia, Indonesia, i pi\u00f9 vicini geograficamente alla crisi, ma anche Arabia Saudita e Pakistan, i paesi in cui vivono numerose comunit\u00e0 di Rohingya in esilio, temono un ulteriore esodo dalla Birmania nel caso di un&#8217;escalation del conflitto. Cos\u00ec nonostante l\u2019OIC sembri al momento pi\u00f9 preoccupato per il \u201cproblema profughi\u201d che per il \u201crispetto dei <a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Diritti-umani\" target=\"_blank\">diritti umani<\/a>\u201d, in Malesia l&#8217;Organizzazione ha espresso la sua \u201c<b>grave preoccupazione per la perdita di vite innocenti e lo sfollamento di decine di migliaia di Rohingya a causa della violenza che infuria nel Rakhine<\/b>\u201d. Per questo il primo ministro malese <b>Najib Razak<\/b>, durante il discorso conclusivo della riunione di Kuala Lumpur, ha esortato il Myanmar \u201ca porre immediatamente fine alla discriminazione\u201d e ha invitato gli altri paesi islamici \u201cad agire subito con un fondo di sostegno d\u2019emergenza\u201d.<\/p>\n<p><b>Un richiamo che il Myanmar ha rispedito al mittente definendo deplorevole la richiesta fatta dall\u2019OIC in Malesia<\/b>. In una dichiarazione fatta a <b><a href=\"https:\/\/www.google.it\/search?client=safari&amp;rls=en&amp;q=Channel+News+Asia&amp;ie=UTF-8&amp;oe=UTF-8&amp;gfe_rd=cr&amp;ei=Om-PWPGvCcTBXr_9qOAG\" target=\"_blank\">Channel News Asia<\/a><\/b>, il governo del Myanmar ha rinfacciato al governo malese, membro anch\u2019esso dell\u2019<b><a href=\"http:\/\/asean.org\/\" target=\"_blank\">Association of South-East Asian Nations<\/a><\/b> (Asean), \u201cdi aver violato le regole dell\u2019organizzazione, che prevedono la non ingerenza negli affari interni\u201d ed ha accusato il presidente Najib di utilizzare la causa Rohingya \u201ccome cortina di fumo per coprire gli scandali miliardari che lo vedono implicato\u201d. <b>Per il Governo di <\/b><b>Naypyidaw<\/b><b>\u00a0le azioni delle forze di sicurezza sono state eseguite in conformit\u00e0 con la legge, anche se a quanto pare non ha ancora sbloccato l\u2019ingresso degli aiuti umanitari internazionali da cui dipendono circa 120mila persone<\/b>.<\/p>\n<p>Lo stesso ministro degli esteri birmano, il premio Nobel <b>Aung San Suu Kyi<\/b> <a href=\"http:\/\/www.gfbv.it\/2c-stampa\/2016\/160523it.html\" target=\"_blank\">ha recentemente chiesto alla comunit\u00e0 internazionale maggiore pazienza<\/a> per poter trovare \u201cuna soluzione unanime\u201d della questione Rohingya evitando di \u201cpolarizzare inutilmente lo scontro nel paese\u201d, magari cominciando con l\u2019utilizzare per questa minoranza il nome ufficiale birmano di \u201cBengali\u201d, definizione che per\u00f2 sia i Rohingya sia la comunit\u00e0 internazionale hanno sempre rifiutato.<\/p>\n<p>Un atteggiamento, quello di Aung San Suu Kyi, che per l\u2019APM, ricorda tristemente l\u2019atteggiamento verso i Rohingya della giunta militare e del poco democratico governo che \u00e8 succeduto alla dittatura: \u201c<b>Il rifiuto di riconoscere il nome proprio di un intero popolo non costituisce una base propizia per il riconoscimento dei loro pari <a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Diritti-umani\/Diritti-delle-minoranze\" target=\"_blank\">diritti<\/a> senza i quali i Rohingya non possono sperare in un futuro di libert\u00e0 e dignit\u00e0<\/b>\u201d. Per ora in tutto il Myanmar, nonostante l\u2019intervento dell\u2019OIC e la pressione della comunit\u00e0 internazionale, la libert\u00e0 dei Rohingya \u00e8 ancora fortemente limitata e i loro diritti umani individuali, come il diritto a sposarsi o a cercare <a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Economia\/Lavoro\" target=\"_blank\">lavoro<\/a>, non sembrano preoccupare neanche Aung San Suu Kyi.<\/p>\n<p><b>Come se non bastasse in questi giorni il clima politico \u00e8 tornato incandescente per <a href=\"http:\/\/www.asianews.it\/notizie-it\/Yangon:-ucciso-Ko-Ni,-avvocato-musulmano-birmano-pro-diritti-umani-e-consulente-della-Nld--39791.html\" target=\"_blank\">l&#8217;assassinio dell&#8217;avvocato birmano di primo piano\u00a0Ko Ni<\/a><\/b>. Consulente della Lega nazionale per la democrazia (Nld), il partito di Aung San Suu Kyi oggi al potere, Ni era\u00a0di religione musulmana e aveva\u00a0promosso diverse campagne a favore dei musulmani\u00a0Rohingya\u00a0perseguitati. Non \u00e8 ancora certa la matrice del delitto, ma \u00e8 sicuro\u00a0che queste sue attivit\u00e0 gli avevano recentemente procurato diverse inimicizie sia dal punto di vista politico che confessionale. Premesse che non fanno sperare in una immediata e pacifica soluzione\u00a0di questo conflitto religioso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alessandro Graziadei<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono circa 800.000 mila i Rohingya che vivono in Myanmar e in particolare nello stato del Rakhine, da dove nel 2012 \u00e8 partita un\u2019ondata di violenze\u00a0che ha fatto centinaia di vittime tra questa minoranza musulmana, che la maggioranza buddista 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