{"id":430118,"date":"2017-02-09T19:16:05","date_gmt":"2017-02-09T19:16:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=430118\/"},"modified":"2017-02-09T19:16:05","modified_gmt":"2017-02-09T19:16:05","slug":"turchia-sette-mesi-espulsi-4-811-accademici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/02\/turchia-sette-mesi-espulsi-4-811-accademici\/","title":{"rendered":"Turchia, in sette mesi espulsi 4.811 accademici"},"content":{"rendered":"<p>In Turchia, dopo il tentativo del colpo di stato del 15 luglio 2015 le universit\u00e0 attraversano un periodo molto difficile. Pochi giorni dopo il tentativo di golpe, il 20 luglio, \u00e8 stato dichiarato per la prima volta lo stato d\u2019emergenza, che ha avuto una durata di tre mesi ed \u00e8 stato poi rinnovato per tre volte consecutivamente. Il paese vive quindi ancora oggi in questa condizione straordinaria. La presenza di numerosi controlli, l\u2019impossibilit\u00e0 di svolgere manifestazioni di protesta, l\u2019annullamento di numerose manifestazioni culturali sono soltanto alcune conseguenze dello stato d\u2019emergenza.<\/p>\n<p>Attraverso i decreti legge il Presidente della Repubblica, il Primo Ministro e il Consiglio dei Ministri hanno trasformato il paese su pi\u00f9 fronti adducendo \u201cmotivi di sicurezza\u201d. Cambiamenti radicali nella gestione degli enti pubblici, interventi straordinari nella gestione dei fondi pensionistici, apertura di nuovi cantieri edili per i privati, oppure per le grandi opere pubbliche in terreni prima appartenenti alle forze armate ed espulsione di numerosi impiegati statali presso vari ministeri. Tra queste persone allontanate dal posto di lavoro e finite sotto indagine ci sono 4.811 accademici universitari.<\/p>\n<p>Dal 20 luglio fino a oggi sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale cinque decreti legge che riguardano i lavoratori dell\u2019informazione e sono state chiuse 15 universit\u00e0 su 191. Secondo i dati diffusi dalla Rete dei Giornalisti Indipendenti (BiaNet) queste strutture davano lavoro a 2.805 persone ed erano frequentate da 64.533 studenti.<\/p>\n<p>Oltre alle universit\u00e0 chiuse definitivamente, perch\u00e9 accusate di appartenere alla rete della comunit\u00e0 di Gulen &#8211; accusata a sua volta di aver progettato e messo in atto il tentativo di colpo di stato del 15 luglio &#8211; in diverse atenei sono stati licenziati e indagati 4.811 accademici. Osservando i nomi si nota che \u00a0molti compaiono tra i firmatari dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/01\/1128-accademici-uniti-contro-il-coprifuoco-non-faremo-parte-di-questo-crimine\/\">appello per la pace<\/a> lanciato nel gennaio del 2016 da 1.128 accademici appartenenti a 89 universit\u00e0 in Turchia e all\u2019estero, con la richiesta allo Stato di porre fine al massacro e alla politica di espulsione contro la popolazione delle regioni del sud est della Turchia e di punirne i responsabili. Il conflitto tra le forze armate turche e la guerriglia del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) \u00e8 ricominciato nel luglio del 2015 dopo due anni di tregua. I firmatari dell\u2019appello hanno subito numerosi attacchi politici e mediatici da parte del Presidente della Repubblica, del Primo Ministro, di numerosi esponenti del governo e di vari giornali e canali televisivi allineati con le politiche del governo. Nel giro di poche settimane alcuni accademici sono stati sospesi e denunciati e alcuni hanno passato parecchie settimane in detenzione cautelare.<\/p>\n<p>In base al decreto del 7 febbraio 2017 sono stati sospesi 330 accademici. Tra questi c\u2019\u00e8 anche la Professoressa Oget Oktem, la prima neuropsicologa del paese, conosciuta anche per aver aperto il primo studio di neuropsicologia in Turchia. Tra gli accademici espulsi c\u2019\u00e8 anche la Professoressa Nur Betul Celik, che insegnava presso la Facolt\u00e0 di Comunicazione dell\u2019Universit\u00e0 di Ankara. Secondo Celik queste espulsioni non prendono di mira soltanto i firmatari dell\u2019appello, ma anche la cultura accademica e la ricerca scientifica del paese. \u201cNon siamo soltanto noi le vittime di questa situazione, ma anche le future generazioni\u201d, ha dichiarato Celik nell\u2019intervista rilasciata al portale di notizie T24. Nella Facolt\u00e0 di Lingue, Geografia e Storia dell\u2019Universit\u00e0 di Ankara presso il corso di laurea in Teatro a causa delle numerose espulsioni sono rimasti solo tre insegnanti di recitazione e un professore per il corso di scrittura creativa. Nella Facolt\u00e0 di Scienze Politiche della stessa universit\u00e0 con l\u2019ultimo decreto sono stati espulsi 23 accademici. Secondo il Professor Ayhan Yalcinkaya grazie a questa situazione per il momento 50 laureandi sono rimasti senza tutor e circa 40 corsi sono stati interrotti per mancanza di insegnanti.<\/p>\n<p>E\u2019 stata l\u2019Universit\u00e0 di Suleyman Demirel della citt\u00e0 di Isparta a subire la maggior parte dei danni sin dall\u2019inizio dei primi decreti, perdendo 193 accademici, seguita dall\u2019Universit\u00e0 di Istanbul con 192 espulsi, dall\u2019Universit\u00e0 di Gazi ad Ankara con 169 professori e dall\u2019Universit\u00e0 di Pamukkale a Denizli con 164 accademici sospesi\/espulsi.<\/p>\n<p>Secondo un\u2019intervista realizzata dalla BBC Turchia con Sener Aslan, responsabile relazioni con la stampa del Consiglio per l&#8217;educazione superiore (YOK), non \u00e8 quest\u2019ente a decidere i nomi degli accademici espulsi. Secondo Aslan in questo periodo sono stati istituiti dei consigli indipendenti presso ogni universit\u00e0; sono stati i membri di questi consigli a decidere i nomi e i provvedimenti da prendere. Aslan ha precisato che gli accademici espulsi potranno appellarsi alle decisioni rivolgendosi a queste commissioni.<\/p>\n<p>In un intervento televisivo presso TELE1, Erdogan Boz, professore presso la Facolt\u00e0 di Lingue Straniere dell\u2019Universit\u00e0 di Ankara, espulso anche lui con l\u2019ultimo decreto, ha dichiarato: \u201cColoro che ci spingono verso la povert\u00e0 e la fame pensano che rinunceremo a ci\u00f2 che abbiamo detto, ma \u00a0si sbagliano. Tutto questo prima o poi avr\u00e0 delle ripercussioni e dei riscontri. Questa situazione non \u00e8 sostenibile sia per il paese che per il governo. Se si continua cos\u00ec questo paese diventer\u00e0 invivibile anche per chi mette in atto questa persecuzione\u201d.<\/p>\n<p>Uno degli espulsi in base all\u2019ultimo decreto legge \u00e8 Ibrahim Kaboglu, Presidente del Corso di Laurea in Giurisprudenza dell\u2019Universit\u00e0 di Marmara, che nel 2002 era stato nominato dallo stesso governo come Presidente del Consiglio per i Diritti Umani del Primo Ministro (attuale Presidente della Repubblica). In un\u2019intervista rilasciata all\u2019agenzia di notizie DHA, Kaboglu ha affermato: \u201cIn questi mesi sono stati messi in atto diversi provvedimenti che non c\u2019entrano con il tentativo di colpo di stato. Uno di questi \u00e8 la distruzione delle universit\u00e0. Non \u00e8 accettabile che vengano prese delle decisioni contro la Costituzione e contro una serie di convenzioni internazionali, di cui la Turchia risulta la firmataria e si coinvolgano scienziati che non fanno altro che portare avanti le loro ricerca. Si tratta di un errore molto grave, che potrebbe portare il paese a errori ancora pi\u00f9 gravi\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Turchia, dopo il tentativo del colpo di stato del 15 luglio 2015 le universit\u00e0 attraversano un periodo molto difficile. 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Fruit of love of an immigrant couple in the former Ottoman city, she from Sebastia (Turkey) he from Batum (Georgia). Raised two steps away from the old Pera, between the Armenian and Jewish cultures. Big passion for photography, cinema, politics and inevitably journalism. After a short academic adventure in International Finance he landed in Italy back in 2001, first in Siena then in Turin, with the desire to study journalism, but he ended up attending Cinema and Television. He specializes in shooting and editing videos, photography and, lately, web marketing. Occasionally he writes in Turkey for the national magazine KaosGL, for the national daily Birgun and for various independent news portals such as Bianet and Sendika. In Italy he wrote for Il Manifesto and the monthly E-il mensile. He is one of the founders of the Glob011 monthly freepress, he worked for BabelMed and Prospettive Altre. Currently has collaborations with Pressenza and Caff\u00e8 dei Giornalisti. 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