{"id":426713,"date":"2017-02-01T16:04:02","date_gmt":"2017-02-01T16:04:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=426713\/"},"modified":"2017-02-01T16:04:02","modified_gmt":"2017-02-01T16:04:02","slug":"cibo-avvelenato-quanti-pesticidi-mangiamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/02\/cibo-avvelenato-quanti-pesticidi-mangiamo\/","title":{"rendered":"Il cibo avvelenato: ecco quanti pesticidi mangiamo"},"content":{"rendered":"<p><em>I dati lasciano poco spazio ai dubbi: su certi alimenti ci sono fino a 21 residui di principi chimici attivi e aumentano i campioni fuorilegge. I dati di Legambiente ci aprono gli occhi. Per fortuna cresce anche il biologico.<\/em><\/p>\n<div class=\"entry-content\">\n<p>Il t\u00e8 verde fa bene alla salute. A meno che non risulti contaminato da un mix di ben 21 differenti sostanze chimiche. Anche le bacche vanno molto di moda nelle diete attuali, peccato che alcuni campioni analizzati dall\u2019attento laboratorio della Lombardia contenessero fino a 20 molecole chimiche differenti. Residui chimici in quantit\u00e0 sono stati rinvenuti anche nell\u2019uva da tavola e da vino, tutta di provenienza nazionale, contaminata anche da 7, 8 o 9 sostanze contemporaneamente. Sebbene i prodotti fuorilegge (cio\u00e8 con almeno un residuo chimico che supera i limiti di legge) siano solo una piccola percentuale (l\u20191,2% nel 2015, era lo 0,7% nel 2014), tra verdura, frutta e prodotti trasformati, la contaminazione da uno o pi\u00f9 residui di pesticidi riguarda un terzo dei prodotti analizzati (36,4%).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.legambiente.it\/contenuti\/dossier\/stop-pesticidi-2017\" target=\"_blank\"><em><strong>Stop pesticidi<\/strong><\/em><\/a> , il dossier di Legambiente che raccoglie ed elabora i risultati delle analisi sulla contaminazione da fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli e trasformati, realizzati dalle Agenzie per la Protezione Ambientale, Istituti Zooprofilattici Sperimentali e ASL, \u00e8 stato presentato a Roma e ha subito catturato l&#8217;attenzione dei consumatori.<\/p>\n<p>Nonostante la crescente diffusione di tecniche agronomiche sostenibili, l\u2019uso dei prodotti chimici per l\u2019agricoltura in Italia rimane significativo. Sebbene la situazione tra il 2010 e il 2013 sia migliorata con un trend di diminuzione dell\u2019uso pari al 10%, nel 2014 si \u00e8 registrata una inversione di tendenza e il consumo di prodotti chimici nelle campagne \u00e8 tornato a crescere, passando da 118 a circa 130 mila tonnellate rispetto all\u2019anno precedente. In particolare, nel 2014, sono stati distribuiti circa 65 mila tonnellate (T) di fungicidi (10,3 mila T in pi\u00f9 rispetto al 2013), 22,3 mila T di insetticidi e acaricidi, 24,2 mila T di erbicidi e infine 18,2 mila T di altri prodotti. Nel complesso, l\u2019Italia si piazza al terzo posto in Europa nella vendita di pesticidi (con il 16,2%), dopo Spagna (19,9%) e Francia (19%), piazzandosi per\u00f2 al secondo posto per l\u2019impiego di fungicidi.<\/p>\n<p>In positivo, per\u00f2, va segnalata la crescita delle aziende agricole che scelgono di non far ricorso ai pesticidi e di produrre secondo i criteri biologici e biodinamici, seguendo forme di agricoltura legate alle vocazioni dei territori, operando per salvaguardare le risorse naturali e la biodiversit\u00e0 grazie alla ricerca e all\u2019innovazione. La superficie agricola biologica in Italia, infatti, tra il 2014 e il 2015 ha registrato un aumento del 7,5%.<\/p>\n<p>\u201cLo studio presentato oggi &#8211; ha dichiarato la presidente di Legambiente <strong>Rossella Muroni<\/strong> &#8211; \u00a0evidenzia in modo inequivocabile gli effetti di uno storico vuoto normativo: manca ancora una regolamentazione specifica rispetto al problema del simultaneo impiego di pi\u00f9 principi attivi sul medesimo prodotto. Da qui la possibilit\u00e0 di definire \u201cregolari\u201d, e quindi di commercializzare senza problemi, prodotti contaminati da pi\u00f9 principi chimici contemporaneamente se con concentrazioni entro i limiti di legge. Senza tenere conto dei possibili effetti sinergici tra le sostanze chimiche presenti nello stesso campione sulla salute delle persone e sull\u2019ambiente. Eppure le alternative all\u2019uso massiccio dei pesticidi non mancano. La crescita esponenziale dell\u2019agricoltura biologica e delle pratiche agronomiche sostenibili sta dando un contributo importante alla riduzione dei fitofarmaci e al ripristino della biodiversit\u00e0 e alla salute dei suoli\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLa\u00a0terra, l\u2019aria, l\u2019acqua, il cibo, la salute sono di tutti, non solo di una categoria economica &#8211; ha dichiarato il presidente di Alce Nero <strong>Lucio Cavazzoni<\/strong> &#8211; Si tratta di un diritto fondamentale per una societ\u00e0 civile, spesso\u00a0celato da normative ipocrite che trascurano l\u2019effettiva pericolosit\u00e0 della diffusione di tante molecole chimiche dannose.\u00a0 \u00c8 dovere di tutti operare a 360 gradi per ridurre l\u2019impatto della chimica di sintesi nell\u2019ambiente e di cibi che possono recare danno alla salute: \u00e8 tempo di passare ad azioni concrete per risultati concreti. L\u2019importante termometro di Legambiente chiama tutti ad un\u2019azione di responsabilit\u00e0:\u00a0non \u00e8 sufficiente produrre cibo, si deve e si pu\u00f2 produrre cibo sano, che nutra bene e sia buono per l\u2019uomo e per l\u2019ambiente. Che \u00e8 la casa dell\u2019uomo&#8221;.<\/p>\n<p>Anche quest\u2019anno, la quantit\u00e0 dei residui di pesticidi che le Agenzie per la Protezione Ambientale e Istituti Zooprofilattici Sperimentali hanno rintracciato nei prodotti da agricoltura convenzionale, nei prodotti trasformati e miele, resta elevata: salgono leggermente i campioni irregolari (1,2% nel 2015, erano lo 0,7% del 2014); mentre i prodotti contaminati da uno o pi\u00f9 residui contemporaneamente raggiungono il 36,4% del totale, pi\u00f9 di un terzo dei campioni analizzati (9608 campioni), in leggero calo rispetto al 2014 (41,2%). La percentuale di campioni regolari senza alcun residuo invece, in leggero rialzo rispetto al 58% del 2014, si attesta al 62,4%.<\/p>\n<p>Tra i casi eclatanti, i gi\u00e0 citati prodotti di provenienza extra Ue come il t\u00e8 verde con 21 residui chimici e le bacche con 20, ma anche il cumino con 14 diverse sostanze, le ciliegie con 13, le lattughe e i pomodori con 11 o l\u2019uva con 9 principi attivi.<\/p>\n<p>Ancora una volta la frutta \u00e8 il comparto dove si registrano le percentuali pi\u00f9 elevate di multiresiduo e le principali irregolarit\u00e0. Ma il massiccio impiego di pesticidi non ha ricadute significative solo sulla salute delle persone. Una maggiore attenzione deve essere rivolta anche alle ricadute negative sull\u2019ambiente. Nuove molecole e formulati sono stati immessi sul mercato senza un&#8217;adeguata conoscenza dei meccanismi di accumulo nel suolo, delle dinamiche di trasferimento e del destino a lungo termine nell\u2019ambiente. Occorre valutare meglio gli effetti in termini di perdita di biodiversit\u00e0, di riduzione della fertilit\u00e0 del terreno, di accelerazione del fenomeno di erosione dei suoli. Per le sostanze su cui non esiste ancora un parere unanime del mondo scientifico sui rischi, come per il famoso Glifosato, dovrebbe valere il principio di precauzione e il divieto di utilizzo.<\/p>\n<p>Tra le sostanze attive pi\u00f9 frequentemente rilevate: il Boscalid, il Penconazolo, l\u2019Acetamiprid, il Metalaxil, il Ciprodinil, l\u2019Imazalil e il Clorpirifos, \u00a0sostanza riconosciuta come interferente endocrino, cio\u00e8 capace di alterare il normale funzionamento del sistema endocrino e dannoso per l\u2019organismo.<\/p>\n<p>I dati di <em><strong>Stop pesticidi<\/strong><\/em> sono il frutto delle analisi condotte dai diversi laboratori pubblici italiani. Come sempre, vale il principio del \u2018chi cerca trova\u2019 e cos\u00ec le maggiori irregolarit\u00e0 sono state riscontrate dai laboratori pi\u00f9 zelanti, che conducono il maggior numero dei controlli (Lombardia e l\u2019ottima Emilia Romagna) contemplando il pi\u00f9 alto numero delle sostanze da ricercare. Mancano invece all\u2019appello i dati della Calabria, che non ha fornito alcuna informazione, e della regione Toscana, che ha fornito i dati in maniera disaggregata, non assimilabile al resto del rapporto.<\/p>\n<p>Nel complesso, uva, fragole, pere e frutta esotica (soprattutto banane) sono i prodotti pi\u00f9 spesso contaminati dalla presenza di residui di pesticidi.<\/p>\n<p>Circa un terzo dei campioni (30,1%) analizzati dal laboratorio del Lazio, contiene uno o pi\u00f9 residui di sostanze attive. Si arriva a combinazioni di 21 residui in un campione di foglie di t\u00e8 verde, di cui 6 superano il limite di legge (Buprofezin, Imidacloprid, Iprodione, Piridaben, Triazofos, Acetamiprid) e 14 residui in un campione di semi di cumino, di cui 9 superano il limite (Carbendazim, Esaconazolo, Imidacloprid, Miclobutanil, Profenofos, Propiconazolo, Tiametoxam, Triazofos, Acetamiprid).<\/p>\n<p>Come gi\u00e0 accennato, l\u2019uva risulta tra i prodotti maggiormente contaminati: tutti i campioni (12) analizzati dai laboratori del Friuli Venezia Giulia presentano uno o pi\u00f9 residui; in Valle d\u2019Aosta si \u00e8 registrata una irregolarit\u00e0 per superamento del limite ammesso di Clorpirifos, due campioni regolari con un residuo (Clorpirifos) e quattro campioni regolari ma con multiresiduo. In Liguria in un campione regolare sono stati rilevati fino a sette residui (Boscalid, Ciprodinil, Clorpirifos, Imidacloprid, Metossifenozide, Pirimetanil, Fludioxonil) mentre in Puglia si \u00e8 arrivati anche a 9. Situazione simile anche in Sardegna, dove l\u2019uva da tavola risulta essere sempre contaminata da pi\u00f9 residui, in Umbria (multiresiduo in 6 campioni su 7) e Veneto, che registra la presenza di multiresiduo nel 62,5% dei campioni di uva analizzati.<\/p>\n<p>In Emilia Romagna risultano contaminate il 46,1% delle insalate e l\u201981,6% delle fragole (multiresiduo), mentre spiccano per numero di molecole presenti contemporaneamente un campione di ciliegie e uno di uva sultanina \u2018in regola\u2019 con 13 e 14 principi attivi. 15 le irregolarit\u00e0 rilevate: 8 su pere locali e 7 nel comparto verdura. Cocktail di sostanze attive si trovano anche in Lombardia con due campioni di bacche provenienti dalla Cina con 12 e 20 residui, mentre irregolarit\u00e0 per superamento dei limiti massimi consentiti dalla legge sono state segnalate dal laboratorio abruzzese (per eccesso di Clorpirifos in 3 campioni di pesche). Anche la regione Sicilia presenta 6 campioni irregolari, uno nel comparto verdura (cereali) e cinque nel comparto frutta. La regione Puglia ha rilevato 20 irregolarit\u00e0 tra cui 6 su campioni di melograno provenienti dalla Turchia.<\/p>\n<p>\u00abEppure, proprio l\u2019agricoltura potrebbe rappresentare il pi\u00f9 importante alleato per affrontare le attuali sfide ambientali e per lo sviluppo di una nuova economia &#8211; dice Legambiente &#8211; Il primo passo \u00e8 il rilancio di buone pratiche agricole attente alla complessit\u00e0 dei processi naturali e soprattutto capaci di innovare e sperimentare nuove tecnologie. Il motore di questo cambiamento, che include anche la riduzione dei pesticidi, \u00e8 l\u2019agricoltura biologica, con le sue molteplici varianti, come l\u2019agricoltura biodinamica. I criteri dell&#8217;agricoltura biologica permettono infatti di sostituire l\u2019intervento chimico con l\u2019utilizzo dei meccanismi naturali contribuendo alla difesa delle piante e al ripristino della fertilit\u00e0 dei suoli e della biodiversit\u00e0. Ci sono poi prodotti innovativi, come i biofumiganti, biostimolanti e corroboranti e metodi di gestione \u2013 consociazioni, rotazioni, sovesci, semina su sodo, minime lavorazioni del terreno e diserbo meccanico \u2013 che riducono il rischio di malattie delle piante e che inducono negli anni effetti benefici sulla struttura del suolo, sulla sua capacit\u00e0 di ritenzione idrica e sulla salute delle piante. Governo e Regioni dovrebbero investire maggiormente in ricerca e formazione per sostenere con maggior forza questo processo di cambiamento che \u00e8 stato avviato\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I dati lasciano poco spazio ai dubbi: su certi alimenti ci sono fino a 21 residui di principi chimici attivi e aumentano i campioni fuorilegge. I dati di Legambiente ci aprono gli occhi. Per fortuna cresce anche il biologico. 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