{"id":4237,"date":"2010-10-31T00:00:00","date_gmt":"2010-10-31T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2010-11-04T16:46:38","modified_gmt":"2010-11-04T16:46:38","slug":"una-proposta-politica-per-la-nuova-civilta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2010\/10\/una-proposta-politica-per-la-nuova-civilta\/","title":{"rendered":"Una proposta politica per la Nuova Civilt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p> \u201cLa politica \u00e8 l\u2019unica attivit\u00e0 che sembrerebbe reggersi su una sorta di pragmatismo che dipende quasi completamente dalle convenienze congiunturali\u201d.<\/p>\n<p>Oggi ci invitano nuovamente a parlare di politica, stavolta come fondamento per una nuova civilt\u00e0 e non \u00e8 facile dopo quanto fu detto, soprattutto perch\u00e8 quella stessa crisi si intensifica sempre di pi\u00f9. Tuttavia, volendo avanzare verso una nuova civilt\u00e0 e avendo fatto della politica la nostra forma di azione umanizzatrice proviamo a tracciare una linea politica di fronte alla nuova civilt\u00e0 che tutti sogniamo.<\/p>\n<p>Cominciamo per\u00f2 con una domanda: se la direzione che ha preso il sistema in cui viviamo fosse distruttiva, come sembra indicare l\u2019esperienza quotidiana, cosa potremmo fare per cambiarla? Difficile rispondere, soprattutto oggi che il sistema non \u00e8 pi\u00f9 locale, nazionale, ma globale: non parliamo di un paese o di una regione ma del mondo intero.<\/p>\n<p>Non \u00e8 la prima volta che l\u2019essere umano si trova ad un bivio storico simile. Diverse civilt\u00e0 sono state sostituite, si sono succedute. Ma oggi giorno, in un mondo appunto globalizzato, non esiste una civilt\u00e0 fuori dalla crisi e in grado quindi di darci delle risposte. Queste non verranno dall\u2019esterno, n\u00e9 da leader illuminati che possano imporle ai popoli; in un\u2019era globale la risposta dovr\u00e0 arrivare dai popoli stessi nel loro insieme, come veri protagonisti della Storia. <\/p>\n<p>Fino ad ora l\u2019Uomo non \u00e8 mai stato in grado di liberarsi dal comportamento aggressivo e le societ\u00e0 che ha creato sono state caratterizzate dalla violenza. E\u2019 quindi possibile eradicare tale violenza dalla societ\u00e0 umana? Alla luce delle esperienze storiche saremmo tentati di rispondere di no, che si tratta di una speranza illusoria. Tuttavia, \u00e8 altrettanto certo che in determinati momenti sono esistite persone e cause che hanno raggiunto i propri scopi senza percorrere il cammino della distruzione e del sangue; questi devono essere i modelli di riferimento per guidare le nostre azioni.<\/p>\n<p>Stabiliamo gi\u00e0 da ora e con chiarezza che la nuova civilt\u00e0 dovr\u00e0 omettere necessariamente la violenza.<br \/>\nE i nuovi riferimenti politici o sociali tracciati da una nuova civilt\u00e0 dovranno poggiare su due fondamentali punti: la centralit\u00e0 dell\u2019essere umano, la priorit\u00e0 del rispetto dell\u2019uomo prima di qualsiasi altro valore, e la nonviolenza come unica forma di azione. Inoltre, rispetto ad un\u2019analisi della realt\u00e0 sociale, \u00e8 necessario incorporare la soggettivit\u00e0 umana ai fattori rilevanti che spingono i processi di cambiamento.  <\/p>\n<p>Affermiamo che il principale indicatore per misurare il successo di una nuova forma di fare politica deve essere la fine della violenza, fino alla sua completa sparizione dalla convivenza sociale. <\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 possibile infatti che una minoranza imponga condizioni assolutamente svantaggiose per la maggioranza degli uomini e che questa maggioranza non tenti neppure di opporsi? La risposta \u00e8 molto semplice: di fatto non c\u2019\u00e8 democrazia e le maggioranze non possono di fatto decidere niente di rilevante. <\/p>\n<p>La democrazia si basa sull\u2019equilibrio dei poteri e sul contrappeso che stabilisce una societ\u00e0 civile forte e organizzata per limitare lo Stato e il para-stato e controllarne il funzionamento. Quando a un potere fuori controllo non si contrappongono forze che lo regolino, tale equilibrio si rompe e il sistema democratico si deteriora acquisendo un carattere puramente formale giacch\u00e9 le decisioni che erano nelle mani del popolo si radicano invece nelle mani di una minoranza. Questo \u00e8 il caso del potere economico. <\/p>\n<p>Un\u2019altra difficolt\u00e0 \u00e8: quale contrappeso possiamo opporre al totalitarismo del capitale finanziario quando non riusciamo neanche a capacitarci della sua esistenza e del suo potere?<br \/>\nLo Stato si trova screditato, indebolito, convertito in uno strumento docile di questa nuova tirannia. D\u2019altro canto, il tessuto sociale che era la base del potere dei popoli, \u00e8 invece totalmente disintegrato. <\/p>\n<p>Per riuscire nel proposito urgente di contenere il capitale finanziario sono necessari contropoteri che ne abbattano il dominio assoluto in modo tale che le societ\u00e0 riescano a recuperare la sovranit\u00e0 e l\u2019indipendenza. Esistono solo due modi per creare questi contrappesi: da un lato recuperare l\u2019autonomia dello Stato attraverso la lotta elettorale e in secondo luogo ricostruire il tessuto sociale e l\u2019organizzazione civile mediante un lavoro alla base, capace di articolare un autentico movimento sociale. Cos\u00ec, lo Stato potr\u00e0 controllare il capitale e la comunit\u00e0 organizzata controller\u00e0 lo Stato, regolandone il potere.<\/p>\n<p>I mutamenti socio economici che si richiedono devono orientarsi a impedire qualsiasi tipo di concentrazione di potere, \u00e8 questa la grande sfida. E in questa direzione si includono il superamento della democrazia rappresentativa a favore di una plebiscitaria, una localizzazione effettiva e la propriet\u00e0 delle aziende ai lavoratori, tutte politiche necessarie in una nuova civilt\u00e0. <\/p>\n<p>Una nuova civilt\u00e0 dovr\u00e0 aspirare alla costruzione di una nazione umana universale che fondamentalmente consiste in una federazione di nazioni, multietnica, multiculturale, multiconfessionale; si tratta della convergenza della diversit\u00e0 umana. Affinch\u00e9 questo nuovo mondo si concretizzi \u00e8 urgente e imprescindibile modificare radicalmente il sistema di relazioni socio-economiche su cui oggi si basa il sistema. E\u2019 giunto il momento di porre l\u2019economia al servizio dell\u2019uomo e non l\u2019uomo al servizio di un sistema economico aberrante. <\/p>\n<p>E\u2019 molto importante comprendere che non si tratta di una questione di modelli ma di priorit\u00e0. La salute e l\u2019istruzione sono bisogni umani primari e, come tali, si costituiscono in diritti umani inalienabili che devono essere assicurati a tutti, in modo egualitario. La vera rivoluzione \u00e8, in fondo, un tema molto poco evidente ma profondamente significativo di riordinamento delle priorit\u00e0, salute e istruzione in testa. Per il momento, lo Stato sembra essere l\u2019unica entit\u00e0 che pu\u00f2 garantire tutto ci\u00f2, pertanto la societ\u00e0 civile deve fornire le risorse affinch\u00e9 possa compiere le sue funzioni senza proroghe e con la massima efficienza. <\/p>\n<p>In economia, una nuova civilt\u00e0 dovr\u00e0 avere la forma di un\u2019economia mista nella quale lo Stato opera d\u2019accordo con il mercato, stabilendo un nuovo contratto sociale con gli attori privati, intesi non come settori antagonistici o concorrenziali ma come complementari e sinergici.  Non stiamo auspicando in nessun modo un ritorno allo statalismo ma proponendo la costruzione di un grande accordo pubblico-privato per operare in convergenza. Lo Stato pu\u00f2 pianificare e coordinare molte cose e ci\u00f2 non significa necessariamente accentrare l\u2019economia. Si tratta di incentivare, finanziare, premiare quello che conviene e castigare al contrario ci\u00f2 che non \u00e8 conveniente all\u2019insieme, eliminando ogni forma di monopolio.<\/p>\n<p>Dobbiamo poi riflettere sulla questione del potere. <\/p>\n<p>Quando si parla di democrazia, la si associa obbligatoriamente alla rappresentativit\u00e0 come se esistesse una frontiera invalicabile per l\u2019immaginazione che sembrerebbe non osare oltrepassare certi limiti. Da parte sua, la classe politica, timorosa di essere rimpiazzata, si incarica di rafforzare questa esitazione martellando senza sosta sull\u2019impossibilit\u00e0 di governare senza partiti e senza rappresentanti politici. Quali innovazioni saremo capaci di proporre per superare la dura prova che deve affrontare oggi la democrazia?<\/p>\n<p>Quando i partiti si vincolavano realmente ai popoli, raccogliendo ed esprimendo le diverse sensibilit\u00e0 collettive, avevano legittimit\u00e0 e riconoscimento sociale. Ma da quando il loro unico interesse \u00e8 il potere hanno perso autorit\u00e0 come interpreti e portavoce della realt\u00e0 sociale, ovvero il loro solo capitale politico. I loro referenti si sono trasformati in macchine elettorali produttrici di funzionari pubblici e hanno abbandonato il vincolo diretto con il popolo e i suoi problemi, optando per una relazione intermedia. <\/p>\n<p>In realt\u00e0, la democrazia recuperer\u00e0 la sua anima quando il popolo torner\u00e0 ad essere protagonista. Ma questa energia collettiva potr\u00e0 manifestarsi pienamente solo quando tale partecipazione sar\u00e0 sinonimo di decisione, cosa che accadr\u00e0 se si metteranno in moto certe trasformazioni di fondo al sistema democratico orientate a passare alla comunit\u00e0 organizzata livelli decisionali ogni volta pi\u00f9 alti. <\/p>\n<p>La formula di uno Stato forte e di un popolo debole ha portato al totalitarismo che soffoca la libert\u00e0 attraverso la violenza istituzionale. Uno Stato debole e un popolo debole hanno generato un vuoto di potere che ha permesso l\u2019irruzione di un illegittimo stato parallelo in mano al potere finanziario internazionale che mantiene \u201csotto sequestro\u201d le societ\u00e0 mediante l\u2019imposizione di condizioni di violenza economica generalizzata. Uno Stato e un popolo forte potrebbero stabilire un equilibrio dinamico dei poteri. Ma nella misura in cui le comunit\u00e0, adeguatamente coordinate, aumentano il loro potere reale, il dominio statale diminuir\u00e0 proporzionalmente e l\u2019organizzazione collettiva si avviciner\u00e0 sempre di pi\u00f9 all\u2019ideale della democrazia diretta. E quando i popoli saranno capaci di prendere tutte le decisioni rispetto a ci\u00f2 che li riguarda direttamente, allora la libert\u00e0 non sar\u00e0 pi\u00f9 una semplice parola ma una realt\u00e0 sociale, lungamente desiderata e duramente conquistata.<\/p>\n<p>Se in passato si \u00e8 preteso erroneamente di fare la rivoluzione prescindendo dalla coscienza umana, oggi la rivoluzione \u00e8, prima di qualsiasi altra cosa, un atto di coscienza. Le comunit\u00e0 dovranno affrontare la sfida di creare nuove forme di organizzazione sociale. Sar\u00e0 necessario individuare un nuovo tipo di organizzazione, molto pi\u00f9 flessibile e capace di rispondere dinamicamente all\u2019impegno che sar\u00e0  richiesto dalla situazione di instabilit\u00e0 sociale generalizzata. Siamo sicuri che queste nuove forme organizzative dovranno essere molto distanti dalla morfologia piramidale e gerarchica propria di questa preistoria che vogliamo superare e abbandonare. Pertanto le relazioni verticali di subordinazione saranno rimpiazzate da una rete di legami tra funzioni diverse e senza un nucleo centrale del quale in molti potrebbero impadronirsi per governare tutto l\u2019insieme.<br \/>\nProponiamo di avanzare verso metodi di autogestione popolare che impediscano all\u2019origine qualsiasi tipo di dominio. Il vero cambiamento non \u00e8 la sostituzione di un potere con l\u2019altro ma la totale assenza di concentrazioni di potere e il superamento di un ordine sociale che implichi dominanti e dominati. <\/p>\n<p>Gli umanisti hanno sempre avuto un\u2019attenzione speciale nel considerare il potere politico solamente come un mezzo in pi\u00f9, in nessun caso come l\u2019unico mezzo n\u00e9 il pi\u00f9 importante, per portare avanti una rivoluzione che, tra l\u2019altro, aspira a disarticolare definitivamente la perversa relazione tra potere e violenza attraverso forme di azione e lotta nonviolenta.<br \/>\nUna rivoluzione social-umanista \u00e8 caratterizzata fondamentalmente da un nuovo orientamento di  tutto il sistema di accumulazione e distribuzione. In una societ\u00e0 autenticamente umana l\u2019impegno dovr\u00e0 essere rivolto a migliorare sensibilmente le condizioni di vita dei popoli, prima di qualsiasi altra cosa. Una rivoluzione politica significa fondamentalmente decentramento dei poteri.<\/p>\n<p>D\u2019accordo con il nostro concetto, queste vere e proprie reti intenzionali che sono gli uomini non hanno necessit\u00e0 di alcuna conduzione n\u00e9 di stimolazioni esterne alle proprie iniziative, ma di un adeguato coordinamento. E\u2019 importante capire bene la differenza: se consideriamo gli esseri umani come coscienze attive, che non solo rispecchiano il mondo ma che lo modificano costantemente, diventa totalmente illegittimo interferire con tale processo dall\u2019esterno perch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 in gioco \u00e8 la stessa libert\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Pertanto proponiamo di muoverci verso una forma di Stato coordinatore, facilitatore, verso un ruolo attivo ma non coercitivo dello Stato stesso che non ha niente a che vedere con l\u2019assenza o la paralisi statale promulgata dal neoliberismo, soprattutto perch\u00e8 non si produce nessun vuoto di potere dato che questo \u00e8 radicato nella comunit\u00e0. <\/p>\n<p>Da ora in avanti, tutto deve poggiare sulla ri-organizzazione della base sociale, in modo tale che la sua potest\u00e0 possa manifestarsi in tutto il suo potenziale. <\/p>\n<p>Sospettiamo, con speranza e entusiasmo, che saranno le nuove generazioni a portare avanti questa sfida, che non \u00e8 solamente il superamento della sofferenza che oggi affligge milioni di persone, ma che \u00e8 l\u2019avanzamento verso la tanto desiderata Nazione Universale Umana.  <\/p>\n<p>Tradotto da Eleonora Albini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due anni fa, in questa stessa sede, durante il primo Simposio del Centro Mondiale di Studi Umanisti,<br \/>\nparlammo di etica e azione politica. 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