{"id":42226,"date":"2013-03-10T19:57:21","date_gmt":"2013-03-10T19:57:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=42226"},"modified":"2013-03-10T19:57:34","modified_gmt":"2013-03-10T19:57:34","slug":"a-due-anni-da-fukushima-lenergia-nucleare-va-chiusa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/03\/a-due-anni-da-fukushima-lenergia-nucleare-va-chiusa\/","title":{"rendered":"A due anni da Fukushima. L\u2019energia nucleare va chiusa"},"content":{"rendered":"<p>Esattamente due anni fa, l\u201911 marzo del 2011, il nord del Giappone fu colpito da un tremendo sisma, che gener\u00f2 anche una spaventosa onda di tsunami. I reattori nucleari della centrale di Fukushima-1 vennero gravemente danneggiati. Il reattore n. 1 sub\u00ec un incidente di eccezionale gravit\u00e0, con la fusione del nocciolo e la fuoriuscita del combustibile fuso, che rimase, assolutamente incontrollabile, ai piedi del reattore.<\/p>\n<p>Anche i reattori n. 2 e 3 subirono una parziale fusione del nocciolo. Avvenne poi una serie di incidenti assolutamente imprevisti in questo campo. Il combustibile nucleare esaurito \u00e8 talmente radioattivo e caldo che non pu\u00f2 essere maneggiato direttamente, per cui viene immerso in piscine di disattivazione\u2026 in attesa di essere portato in un deposito definitivo sicuro: abbiamo messo i puntini perch\u00e9 nessun paese al mondo ha realizzato un tale deposito (il progetto di Yucca Mountain negli USA \u00e8 stato definitivamente accantonato perch\u00e9 non dava sufficienti garanzie di sicurezza, dopo dieci anni di progettazione e altrettanti di lavori e la spesa di circa 10 miliardi di dollari), per cui le barre del combustibile irraggiato rimangono accumulate molto a lungo nelle piscine \u201cprovvisorie\u201d all\u2019interno delle centrali. Ebbene, per la prima volta le piscine dei reattori n. 2, 3 e 4 di Fukushima hanno subito dal sisma danni molto gravi: continua a destare preoccupazioni soprattutto la piscina dell\u2019unit\u00e0 n. 4, dove sono depositate in modo addensato un numero molto grande di barre e che potrebbe cedere in caso di un altro sisma molto forte (nella zona si sono susseguite scosse di diversa intensit\u00e0 e in tutto il Giappone il rischio di terremoti di eccezionale intensit\u00e0 rimane molto concreto).<\/p>\n<p>Molto ci sarebbe da dire sull\u2019incidente (in realt\u00e0, come si \u00e8 detto, per lo meno <i>6 incidenti<\/i>!). Basti qui precisare che l\u2019incidente non \u00e8 stato provocato, come a lungo si \u00e8 fatto credere, dall\u2019eccezionale onda di tsunami (per la quale comunque le protezioni erano insufficienti), ma dal sisma, che ha causato in modo determinante i processi incidentali.<\/p>\n<p>Come sempre \u00e8 avvenuto nel caso di incidenti nucleari, le autorit\u00e0 e gli organismi internazionali si sono adoperati per minimizzare le conseguenze, ormai informazioni e evidenze dimostrano che la situazione \u00e8 completamente diversa. E\u2019 soprattutto sotto accusa l\u2019atteggiamento e l\u2019incuria del governo giapponese. Anche gli organi di stampa giapponesi sollevano continuamente dubbi sulla seriet\u00e0 e attendibilit\u00e0 dei dati forniti dal governo (si veda ad esempio Deutsche Welle, http:\/\/www.dw.de\/rising-doubts-about-japans-official-radiation-figures\/a-16631709).<\/p>\n<p>Le procedure di decontaminazione della prefettura di Fukushima sono state profondamente criticate come\u00a0 approssimative. Le conseguenze della radioattivit\u00e0 per la popolazione giapponese si manifesteranno nei prossimi decenni. Sono gravissime anche le conseguenze psicologiche, per l\u2019incidente, per le persone che sono state sradicate dalle loro abitazioni, per il timore che riguarda gli alimenti, per la perdita di lavoro e di produzioni (Fukushima era una zona di produzione agricola biologica). Greenpeace ha redatto recentemente un nuovo report allarmante su Fukushima (<a href=\"imap:\/\/baracca@postino.fi.infn.it:993\/www.greenpeace.org\/international\/fukushima-fallout\">www.greenpeace.org\/international\/fukushima-fallout<\/a>).<\/p>\n<p>Un aspetto molto importante, su cui l\u2019informazione all\u2019opinione pubblica \u00e8 stata molto carente (<i>et pour cause!<\/i>), riguarda \u201cchi paga i danni e i risarcimenti alla popolazione\u201d? Ebbene, in buona sostanza \u2026 la popolazione stessa: in Italia diciamo \u201cpaga Pantalone\u201d. Perch\u00e9 l\u2019industria nucleare, che strombazza sempre la convenienza economica (oltre alla sicurezza) dell\u2019energia nucleare, \u00e8 largamente esentata dalle normative dalla responsabilit\u00e0 per i rischi e i danni. Il governo giapponese ha stanziato a pi\u00f9 riprese, con un\u2019ultima tranche nel febbraio scorso, ben 3.343 miliardi di yen che, essendo soldi pubblici, sono soldi dei contribuenti, cio\u00e8 della collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Ci sarebbe moltissimo altro da dire, ma in Internet chi le voglia cercare trover\u00e0 moltissime informazioni. Ci preme qui (ri)sollevare questi problemi perch\u00e9 l\u2019anniversario di Fukushima rischia di passare quasi inosservato e i servizi degli organi di (dis)informazione saranno prevedibilmente per la maggior parte rituali, se non assolutori. Purtroppo non siamo a conoscenza di forti manifestazioni in Italia, dove dopo il referendum dell\u201911 giugno 2011 \u00e8 calato su questi temi un diffuso disinteresse, anche se abbiamo ancora molti problemi preoccupanti da risolvere.<\/p>\n<p><b>Chiudere il nucleare nel mondo<\/b><\/p>\n<p>Sabato scorso \u00e8 stata organizzata a Parigi una catena umana, con la partecipazione di pi\u00f9 di 20.000 persone di molti paesi, per ricordare l\u2019anniversario di Fukushima e chiedere l\u2019uscita dal nucleare.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 infatti la situazione? Ogni incidente nucleare grave impone in tutti i paesi che utilizzano questa energia una profonda revisione dei sistemi e delle norme di sicurezza. Al di l\u00e0 della seriet\u00e0 con cui questa revisione viene effettuata, questo comporta una considerevole lievitazione dei costi. Le centrali nucleari erano gi\u00e0 ampiamente fuori mercato prima di Fukushima e solo attraverso l\u2019enorme potere delle lobby e la complicit\u00e0 dei governi (sono in ballo fior di miliardi!) l\u2019industria nucleare poteva continuare a sostenere la convenienze di questa scelta energetica. Basti pensare che negli Stati Uniti l\u2019industria elettrica (privata) da pi\u00f9 di 30 anni non ordina nuove centrali nucleari e nemmeno i generosi stanziamenti di Bush e di Obama per sostenerla sono riusciti a rilanciarla. In Europa sono in costruzione nuovi reattori (francesi) a Olkiluoto in Finlandia e a Flammanville in Francia, ma il primo, iniziato nel 2005 con una previsione di costo di poco pi\u00f9 di 3 miliardi di euro e di entrata in funzione nel 2009, ha subito un incredibile allungamento dei tempi (non \u00e8 chiaro se potr\u00e0 entrare in funzione entro il 2014) e un raddoppio dei costi! Attualmente, nelle poche gare per le offerte per la realizzazione di centrali nucleari, le industrie presentano costi preventivi che si aggirano sui 6-9 miliardi di euro!<\/p>\n<p>Il costo di una centrale per\u00f2 riguarda solo una minima parte della storia. A parte le conseguenze di incidenti che sono i pi\u00f9 gravi e duraturi che la societ\u00e0 industriale possa provocare, il problema del combustibile esaurito e delle scorie nucleari non \u00e8 stato risolto in nessun paese al mondo (ammesso che abbia una \u201csoluzione\u201d): si tenga presente che l\u2019enorme radioattivit\u00e0 del combustibile esaurito permane per centinaia di migliaia di anni. Vi \u00e8 poi il problema dello smantellamento (<i>decommissioning<\/i>) dei reattori nucleari alla fine della loro vita operativa: nessuno ne conosce esattamente i costi e di fatto questa operazione \u00e8 talmente complicata e costosa che le circa 130 centrali chiuse nel mondo aspettano di venire smantellate e rischiano di rimanere monumenti permanenti alla stoltezza umana!<\/p>\n<p>La gravit\u00e0 delle conseguenze di incidenti come quelli di Chernobyl del 1986 e di Fukushima, insieme ai problemi dei costi e dell\u2019ingestibilit\u00e0 di tutto il ciclo nucleare, sta inducendo ripensamenti da parte di molti paesi che fino a due anni fa alimentavano programmi in questo campo. La Germania, che programmava l\u2019allungamento della vita operativa delle sue centrali, ha deciso di rinunciare a costruirne altre e di chiudere quelle attualmente in funzione entro il 2022. A ruota la Svizzera ha deciso di non costruire altre centrali nucleari. La Cina proseguir\u00e0 nella costruzione di centrali nucleari, ma ha riveduto e rallentato i programmi. Non dimentichiamo che l\u2019Austria decise di non avventurarsi in programmi nucleari con un referendum popolare nel 1987.<\/p>\n<p>Casi particolari sono la Francia e il Regno Unito. La prima \u00e8 il paese pi\u00f9 nuclearizzato del mondo e \u00a0produce il 75% dell\u2019energia elettrica da fonte nucleare (e ha uno dei pi\u00f9 potenti e moderni arsenali di bombe nucleari). La lobby nucleare \u00e8 fortissima, radicata nel sistema economico statale, ma il movimento antinucleare sta crescendo. E la Francia ha accumulato problemi colossali dai suoi programmi nucleari, che per ora covano sotto la cenere, ma sono destinati prima o poi ad esplodere. Tra l\u2019altro il nucleare francese si regge per il brutale sfruttamento coloniale dei giacimenti di uranio del Niger (si veda l\u2019intervento militare di Parigi in Nordafrica).<\/p>\n<p>Il caso del Regno Unito \u00e8 paradossale, perch\u00e9 il governo si ostina ad avviare la costruzione di nuove centrali (acquistate dalla Francia), a dispetto delle crescenti difficolt\u00e0 che incontra, con un tira e molla senza fine con la francese Edf (Electricit\u00e9 de France) sui costi e le garanzie economiche che questa pretende. La gestione dell\u2019eredit\u00e0 passata dei programmi nucleari nel paese arriva a previsioni di costi allucinanti e crescenti, dell\u2019ordine dei 100 miliardi di sterline.<\/p>\n<p>Se si vuole avere un\u2019idea della pretestuosit\u00e0 dei programmi nucleari e della necessit\u00e0 di questa fonte energetica per coprire i consumi (che in questi anni di crisi economica sono diminuiti in tutti i paesi sviluppati, con l\u2019eccezione della Cina) bastano poche considerazioni. La prima, sul piano generale, \u00e8 che i circa 440 reattori nucleari in costruzione nel mondo forniscono appena il 2% dei consumi totali di energia (l\u2019energia elettrica costituisce meno del 20% dei consumi, e circa il 14% di questa \u00e8 fornita dal nucleare).<\/p>\n<p>Proprio il Giappone rappresenta l\u2019esempio pi\u00f9 paradossale. La classe politica giapponese \u00e8 profondamente collusa con l\u2019industria nucleare e non intende farla finita (ancor meno il nuovo governo reazionario e militarista sorto dalle recenti elezioni). Ma pochi sanno che <i>il paese non ha assolutamente bisogno di questa energia<\/i>! Nel maggio 2011 tutte le 50 centrali giapponesi furono chiuse per le revisioni. Il governo diffuse un vero terrorismo sul rischio di <i>black out<\/i> nel periodo estivo e, vincendo forti resistenze popolari, impose a luglio la riapertura di due centrali. Ma da allora nessun\u2019altra centrale \u00e8 stata riavviata e il Giappone ha superato indenne sia l\u2019estate che l\u2019inverso con due sole centrali nucleari funzionanti! E avrebbe potuto benissimo fare a meno anche di queste.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario ricordare ancora, brevemente, che il nucleare <i>civile<\/i> non \u00e8 indipendente dal nucleare <i>militare<\/i> ed \u00e8 stata la strada attraverso la quale sono passati i paesi che hanno realizzato la bomba (ultima, per ora, la Corea del Nord). Il disarmo nucleare deve essere realizzato eliminando anche l\u2019energia elettronucleare.<\/p>\n<p><b>La radioattivit\u00e0 <i>de\u2019 noantri<\/i><\/b><\/p>\n<p>Bisogna dare uno scossone anche all\u2019opinione pubblica italiana, che pensa di dormire sonni tranquilli dopo il referendum del giugno 2011. Ricordiamo i fatti essenziali. In primo luogo, quando si tratta di fare lauti affari i programmi nucleari sono sempre in agguato. L\u2019Enel \u00e8 proprietaria di reattori nucleari in Spagna, Slovacchia e Bulgaria.<\/p>\n<p>Gli utenti italiani continuano a pagare nelle bollette, dopo 26 anni dal referendum del 1987, circa 300-400 milioni di euro di oneri nucleari, proprio per l\u2019insolubile eredit\u00e0 che lascia questa fonte energetica.<\/p>\n<p>Abbiamo residui nucleari stoccati in una miriade di depositi temporanei, perch\u00e9 nessun governo ha realizzato un deposito nazionale, che dia le necessarie garanzie di sicurezza (ci prov\u00f2 Berlusconi in Basilicata, nel solito modo cialtronesco e fu fermato dalla rivolta di Scanzano Ionico del 2003).<\/p>\n<p>Questa situazione \u00e8 densa di pericoli e di costi e richiede una sensibilizzazione e mobilitazione della popolazione per essere risolta. Ma l\u2019indifferenza di (tutti) i politici \u00e8 a dir poco scandalosa. Basti pensare al provvedimento del governo Monti di sciogliere, visto l\u2019esito del referendum, l\u2019Agenzia per la Sicurezza che era stata creata da Berlusconi. Intendiamoci, quell\u2019Agenzia, per come era stata concepita, era un\u2019aberrazione, ma per gestire i problemi nucleari che ha ereditato il nostro paese \u00e8 necessaria un\u2019Agenzia seria, alla stregua di quanto accade negli altri paesi. Una preoccupazione che non sfiora nemmeno le menti e i programmi dei nostri politici!<\/p>\n<p>Nella foto, un\u2019immagine della catena umana contro il nucleare che si \u00e8 svolta a Parigi il 9 marzo 2013.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sipa.com\">http:\/\/www.sipa.com<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esattamente due anni fa, l\u201911 marzo del 2011, il nord del Giappone fu colpito da un tremendo sisma, che gener\u00f2 anche una spaventosa onda di tsunami. 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