{"id":42057,"date":"2013-03-09T11:40:24","date_gmt":"2013-03-09T11:40:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=42057"},"modified":"2013-03-09T11:40:24","modified_gmt":"2013-03-09T11:40:24","slug":"nove-tesi-e-cinque-proposte-per-unuscita-alternativa-dal-debito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/03\/nove-tesi-e-cinque-proposte-per-unuscita-alternativa-dal-debito\/","title":{"rendered":"Nove tesi e cinque proposte per un\u2019uscita alternativa dal debito"},"content":{"rendered":"<p>Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo ha da tempo lanciato una campagna di sensibilizzazione sul debito intitolata <a href=\"http:\/\/www.cnms.it\/node\/11\">Debito pubblico: se non capisco non pago<\/a><\/p>\n<p>Pubblichiamo questo intervento di Francesco Gesualdi che sta circolando in rete da alcuni giorni a proposito di soluzioni diverse da quelle presentate in giro di solito.<\/p>\n<p>1. Non \u00e8 vero che ci siamo indebitati perch\u00e9 siamo vissuti al di sopra delle nostre possibilit\u00e0. In realt\u00e0 <b>il nostro debito \u00e8 100% interessi <\/b> come mostrano i numeri. Nel 1980, il debito pubblico italiano ammontava a 114 miliardi di euro pari al 56% del Pil. Quindici anni dopo lo troviamo cresciuto di 10 volte, pi\u00f9 esattamente a 1150 miliardi di euro. Effetto dei nostri sprechi? In parte s\u00ec perch\u00e9 questo \u00e8 un periodo in cui le spese per servizi e investimenti pubblici sono state superiori alle entrate fiscali. Ma solo per 140 miliardi. Se il nostro eccesso di spese fosse stata la causa di tutti i mali, il debito pubblico avrebbe dovuto raddoppiare, non decuplicare. E allora cosa ha contributo alla crescita incontrollata deldebito? Risposta: gli interessi che in quel periodo oscillavano fra il 12 e il 20%. Bisogn\u00f2 attendere il 1996 per vederli scendere al di sotto del 9%. In parte l&#8217;Italia pagava per le scelte di Reagan che aveva bisogno di soldi per finanziare lo scudo spaziale. Non volendo alzare le tasse, si finanziava richiamando capitali dal resto del mondo con alti tassi di interesse. Gli altri paesi assetati di prestiti non avevano altra scelta che offrire di pi\u00f9. La politica di spese per servizi superiori alle entrate dur\u00f2 fino al 1991 e in ogni caso procur\u00f2 un disavanzo primario complessivo pari al 2,5% del Pil totale 1980-1991. Poi, con l&#8217;eccezione del 2009-2010, la spesa per servizi \u00e8 rimasta sempre al di sotto delle entrate, permettendo un risparmio complessivo di 633 miliardi di euro. Una cifra sufficiente ad assorbire non solo i disavanzi precedenti, ma anche il debito di partenza e continuare ad avere un avanzo di 370 miliardi. Ma nonostante la politica da formichine, il nostro debito \u00e8 cresciuto all&#8217;astronomica cifra di 2000 miliardi. Solo per colpa degli interessi che nel trentennio ci hanno procurato unesborso pari a 2141 miliardi di euro.<\/p>\n<p>2. Le cause che ci hanno fatto perdere la corsa con gli interessi sono da ricercare sia sul lato delle spese che delle entrate. Sul lato delle spese possiamo citare gli alti tassi di interesse imposti dal mercato, la corruzione che vede coinvolte le alte sfere statali, gli sprechi per sostenere ogni tipo di casta, opere e commesse inutili per garantire denaro alle imprese amiche e mafiose, inefficienze dell\u2019apparato pubblico per incuria della classe politica, elargizioni a clientele di ogni genere per motivi elettorali. Sul lato delle entrate possiamo citare l\u2019evasione fiscale dovuta non solo alla disonest\u00e0 dei cittadini, ma anche all\u2019accondiscendenza dello stato che avalla il ricorso ai paradisi fiscali, la riduzione delle aliquote fiscali sui redditi alti(dal 1974 al 2011 le aliquote sui redditi oltre 250mila euro sono passate dal 70 al 43%), politiche di favore per i grandi patrimoni e i redditi da capitale.<\/p>\n<p>Di sicuro la colpa non \u00e8 dei bassi redditi che difficilmente sfuggono al fisco e che rappresentano lo zoccolo duro delle entrate fiscali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3. <b>Il debito genera impoverimento e ineguaglianze.<\/b> Nel 2012 la spesa per interessi \u00e8 stata pari a 86 miliardi, una cifra corrispondente all\u2019 11% del gettito fiscale e al 5% del Pil. Per effetto dell\u2019innalzamento dello spread, nel 2014 la spesa per interessi \u00e8 attesa a 96 miliardi.<\/p>\n<p>Nel 2015 addirittura a 105 miliardi. Ogni euro pagato per interessi \u00e8 denaro tolto ai cittadini che invece di finanziare servizi collettivi finisce nelle tasche dei pi\u00f9 ricchi. In altre parole il debito \u00e8 un meccanismo di redistribuzione alla rovescia: prende ai pi\u00f9 per dare a pochi. E gli effetti si vedono. Secondo i dati Istat, nel 2012 la povert\u00e0 relativa ha colpito l\u201911,1% delle famiglie, quella assoluta il 5,2%. Nel 2009 le famiglie in povert\u00e0 relativa erano al 10,8%, quelle in povert\u00e0 assoluta al 4,7%. Ed anche le disuguaglianze si sono aggravate. Nel 1985 il divario fra. il 10% pi\u00f9 ricco e il 10% pi\u00f9 povero era 8 a 1. Nel 2008 \u00e8 passato a 10 a 1.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>4. <b> Il pagamento del debito contribuisce ad aggravare la crisi perch\u00e9 comprime la domanda. <\/b>Prima di tutto perch\u00e9 l\u2019aumento delle tasse toglie soldi di tasca ai cittadini. In effetti la strategia dei governi liberisti per pagare il debito si basa su due capisaldi: l\u2019inasprimento fiscale e il taglio delle spese. Se il maggiore prelievo fiscale venisse utilizzato per maggiori spese pubbliche, l\u2019effetto sulla domanda complessiva rimarrebbe invariata, cambierebbe solo sul piano qualitativo. Ma poich\u00e9 viene sequestrato e dirottato nelle tasche dei pi\u00f9 ricchi, che non utilizzano i loro proventi per investimenti produttivi, ma per operazioni finanziarie di tipo speculativo, l\u2019effetto depressivo sulla domanda \u00e8 doppio.<\/p>\n<p>In un articolo apparso sul Financial Times del 30 aprile 2012, Lawrence Summers, gi\u00e0 Ministro del Tesoro e consigliere economico della Casa bianca. ricorda che il taglio della spesa pubblica ha un effetto demolitivo sul Pil pari a una volta e mezzo. Come dire che a ogni euro in meno di spesa pubblica corrisponde un euro e mezzo di contrazione del Pil.<\/p>\n<p>5. <b>Quando uno stato \u00e8 in difficolt\u00e0 non devono pagare solo i cittadini, ma anche i creditori <\/b>perch\u00e9 prima dell&#8217;arricchimento personale devono essere tutelati i diritti fondamentali delle persone: scuola, sanit\u00e0, servizi sociali, pensioni. Per questo bisogna smettere di puntare a fare sempre pi\u00f9 soldi spremendo i cittadini. Al contrario bisogna puntare ad alleggerire il debito, riducendo, prima di tutto, il peso degli interessi. Il che si ottiene in due modi. Ilprimo combattendo la speculazione affinch\u00e9 i mercati non abbiano pi\u00f9 il potere di fare aumentare gli spread e quindi i tassi di interesse. Il secondo congelando il pagamento degli interessi, salvaguardando i piccoli risparmiatori che per\u00f2 detengono solo il 15% dei titoli del debito pubblico italiano. Se lo stato italiano saltasse il pagamento degli interessi anche solo un anno, risparmierebbe immediatamente 90 miliardi che potrebbe utilizzare, ad esempio, per creare un paio di milioni di posti di lavoro. Se proprio non si volesse arrivare a un congelamento totale degli interessi si potrebbe quantomeno praticare l\u2019autoriduzione all\u20191% che corrisponde al tasso di interesse applicato dalla BCE sui prestiti che concede alle banche. Non si capisce perch\u00e9 le banche debbano avere un trattamento di miglior favore rispetto alla collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>6. Il debito pubblico italiano ha superato i 2000 miliardi di euro, pari al 126% del Pil. Dobbiamo accettare che <b>ha assunto una dimensione troppo grande per essere ripagato. <\/b><\/p>\n<p>Per questo bisogna smettere di pensare che sia una vergogna rinegoziarlo. In passato molti altri stati hanno ristrutturato il loro debito traendone solo vantaggio perch\u00e9 il debito \u00e8 una scimmia che ti tiene a terra e ti scortica vivo. Serve un\u2019alleanza fra i paesi pi\u00f9 indebitati d\u2019Europa (Italia, Portogallo, Grecia, Spagna, Irlanda) per affrontare i grandi creditori comuni e negoziare congiuntamente la riduzione dei rispettivi debiti. L\u2019alternativa \u00e8 la svendita di tutto il patrimonio collettivo e la privatizzazione di ogni servizio pubblico, che sul piano della civilt\u00e0 ci riporterebbe al medioevo.<\/p>\n<p>7. Dobbiamo avere il coraggio di dire che il popolo ha l\u2019obbligo di pagare solo quella parte di debito che \u00e8 stato utilizzata per il bene comune e solo se sono stati pagati tassi di interesse equi. Tutto il resto, dovuto a ruberie, sprechi, corruzione, pu\u00f2 essere dichiarato illegittimo e in quanto tale da ripudiare, come ci insegnano i popoli del Sud del mondo. Per questobisogna procedere ad <b>una grande indagine popolare (<\/b><i><b>audit pubblico<\/b><\/i><b>)<\/b> per valutare quattro aspetti: la congruit\u00e0 dei tassi di interesse pagati, la responsabilit\u00e0 di una politica fiscale che ha favorito le classi pi\u00f9 ricche, la responsabilit\u00e0 di una cattiva gestione della spesa pubblica dovuta a privilegi, latrocini, corruzione, la responsabilit\u00e0 delle truffe messe in atto dalle banche. Giova ricordare che pi\u00f9 di 600 enti locali si sono fatti abbindolare da promotori finanziari, cascando nella trappola dei derivati che ha procurato perdite enormi alle proprie casse. Perfino il Ministero del Tesoro nel marzo 2012 ha pagato a Morgan Stanley 3,4 miliardi di dollari per uscire da contratti derivati che continuavano a procurare perdite alle casse pubbliche.<\/p>\n<p>8. <b>Dobbiamo batterci per una soluzione europea del problema del debito<\/b>, adottando criteri comuni di politica fiscale e di lotta alla speculazione, gestendo il bilancio europeo per il superamento degli squilibri territoriali, condividendo le politiche di gestione del debito, recuperando sovranit\u00e0 monetaria. La BCE va riformata in modo da tornare a gestire la moneta europea non pi\u00f9 nell\u2019ottica esclusiva del contenimento dell\u2019inflazione, ma del perseguimento della piena occupazione e del progresso sociale. Alcuni propongo il ritorno alla lira come strada per recuperare sovranit\u00e0 monetaria, ma considerati i risvolti economici, politici e sociali, una simile scelta andrebbe valutata con estrema attenzione. Se l\u2019Europa dei 17 dovesse essere sorda ad un cambio di rotta, in via subordinata potrebbe essere tentata la strada della moneta comune mediterranea.<\/p>\n<p>9. Il diritto di non farci strangolare dalla speculazione e di liberarci da un debito troppo pesante non ci esime dall&#8217;obbligo di rimettere a posto i conti pubblici per liberarci pi\u00f9 velocemente dal debito e non cadere mai pi\u00f9 nella sua trappola. Per risanare i conti pubblici bisogna agire sia sul piano delle entrate che delle uscite. Sul piano delle entrate, prima di tutto bisogna lottare seriamente contro l&#8217;evasione fiscale e l&#8217;economia in nero che procura ogni anno un mancato incasso di oltre 120 miliardi di euro. Inoltre bisogna ripristinare una seria politica fiscale di tipo progressivo come prescrive la Costituzione. Ossia applicare aliquote crescenti al crescere degli scaglioni di reddito. Contemporaneamente bisogna reintrodurre una seria patrimoniale che colpisca la ricchezza accumulata oltre misura, sotto forma di beni mobili e immobili, depositi e titoli. <b>In questa prospettiva possono anche essere assunte iniziative di debito forzoso a carico dei pi\u00f9 ricchi in modo da riportare il debito pubblico in mani italiane.<\/b> Sul piano delle uscite si impongono due grandi riforme: l&#8217;eliminazione degli sprechi e una diversa ripartizione delle spese. Per quanto riguarda gli sprechi i due grandi imputati sono la corruzione e i privilegi a vantaggio di politici, alti funzionari e dirigenti di imprese pubbliche. Messi assieme ci procurano una perdita di oltre 50 miliardi all&#8217;anno. Per quanto riguarda le spese dobbiamo disfarci di quelle inutili e dannose e potenziare quelle ad alta utilit\u00e0 sociale e ambientale. Fra quelle da ridurre ci sono le spese per missioni militari, l&#8217;acquisto di armi a scopo offensivo, le opere faraoniche tipo TAV e ponte sullo stretto di Messina. Fra quelle da aumentare le spese per sanit\u00e0, istruzione, previdenza, risanamento dei territori, potenziamento delle infrastrutture e delle economie locali, riconversione della produzione in un&#8217;ottica di sostenibilit\u00e0.<\/p>\n<p>10. <b>Nel frattempo bisogna adottare cinque misure d\u2019urgenza: <\/b><\/p>\n<p>A) Blocco di tutte le strade che permettono al mercato di speculare sul debito pubblico italiano.<\/p>\n<p>B) Autoriduzione degli interessi sul debito pubblico rifiutandosi di pagare un tasso superiore a quello che la Banca Centrale Europea applica sui prestiti che essa concede alle banche ordinarie. Questa operazione consentirebbe di risparmiare subito 70 miliardi di euro.<\/p>\n<p>C) Congelamento, fino a data da destinarsi, della restituzione dei titoli di stato in scadenza per non trovarsi obbligati a reperire nuovi fondi. Dalla misura possono essere esonerati i piccoli risparmiatori.<\/p>\n<p>D) Riforma della Cassa Depositi e Prestiti, controllata dal Ministero del Tesoro, in modo da utilizzare il risparmio postale per finanziare investimenti e servizi a favore dei cittadini.<\/p>\n<p>E) Emissione di cambiali di stato per il pagamento immediato dei fornitori dello stato con possibilit\u00e0 di utilizzare le stesse per pagamenti fra privati tramite il sistema della girata. Accettazione delle stesse, da parte dello stato, in pagamento degli obblighi fiscali da parte di cittadini e imprese. L\u2019iniziativa permette un recupero parziale immediato di sovranit\u00e0 monetaria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo ha da tempo lanciato una campagna di sensibilizzazione sul debito intitolata Debito pubblico: se non capisco non pago Pubblichiamo questo intervento di Francesco Gesualdi che sta circolando in rete da alcuni giorni a proposito&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":594,"featured_media":42060,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[62,47,162],"tags":[],"class_list":["post-42057","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-economia","category-europa","category-opinioni"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Nove tesi e cinque proposte per un\u2019uscita alternativa 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