{"id":394671,"date":"2016-11-09T17:27:07","date_gmt":"2016-11-09T17:27:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=394671"},"modified":"2016-11-09T19:10:10","modified_gmt":"2016-11-09T19:10:10","slug":"rivedere-il-nostro-modo-di-fare-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/11\/rivedere-il-nostro-modo-di-fare-scuola\/","title":{"rendered":"Rivedere il nostro modo di fare scuola"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>da Comune-Info, di Valentina Guastini*<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Quando si prova a spiegare ai genitori cosa significa progettare e lavorare per competenze non \u00e8 mai semplice. La maggior parte di noi \u00e8 abituato a fare i conti con una scuola \u201cclassica\u201d. Nello scempio di riforme scolastiche che i vari governi hanno calato dall\u2019alto, spesso con poco buonsenso, devo comunque ammettere che barlumi, seppur piccoli, di tentativi volti alla formazione degli insegnanti verso una didattica per competenze se ne sono visti. Purtroppo, o poco chiari o non accolti.<\/p>\n<p>Ciononostante<strong> abbiamo dato diversi nomi, nei vari anni, alla ricerca di un cambiamento: partire dall\u2019esperienza del bambino, interdisciplinarit\u00e0, didattica innovativa, <em>cooperative learning<\/em>, didattica attiva, didattica laboratoriale, <em>flippedclassroom<\/em><\/strong>\u2026<\/p>\n<p>Ma, consentitemelo, le insegnanti che gi\u00e0 lavoravano cos\u00ec (sempre troppo poche) hanno continuato a farlo e quelle che non lavoravano cos\u00ec pure.<\/p>\n<p>Una delle pochissime, rare, fuoco fatuo, cose decenti di quest\u2019ultima riforma \u00e8 la <strong>formazione<\/strong> obbligatoria per gli insegnanti. Purtroppo talmente mal gestita dal ministero dell\u2019Istruzione, da creare una corsa a diplomifici fittizi, a corsi inutili purch\u00e9 diano punteggio valutabile, a seguire corsi che poco seguono le inclinazioni personali degli insegnanti pur di soddisfare le richieste delle mancanze di questa o di quella scuola.<\/p>\n<p>Ciononostante, pure questa riforma, come le precedenti, fa il suo vacuo tentativo di cambiamento. Un cambiamento nella forma mentis degli insegnanti e di conseguenza dei genitori.<\/p>\n<p>Negli anni Settanta la scuola italiana era fiore all\u2019occhiello del nostro patrimonio culturale. Adesso, e udite udite, sedetevi, bevetevi una camomilla mista malox, siamo da anni agli ultimi posti nel mondo.<\/p>\n<p>Ecco: adesso partono quelli con \u201cma la mia maestra era brava, io ho imparato benissimo, ho sette lauree, i 5 che ho preso mi sono serviti, so tutti i verbi a memoria\u2026\u201d NO, rassegnatevi. Lo dico con convinzione.E purtroppo non solo io\u2026 Salvo alcune esperienze positive delle quali non dubito, nonostante le vostre 7 lauree e la cultura generale stratosferica (forse dovuta ad un valido insegnante), vi ripeto che siamo agli ultimi posti nel mondo. <strong>Il nostro modo di fare scuola \u00e8 obsoleto<\/strong>, non aggiornato, imbrigliato in una rigidit\u00e0 che non risponde pi\u00f9 ai tempi del dopoguerra, ma che arranca in un mondo in continuo cambiamento.<\/p>\n<p>E per fortuna un cambiamento sta iniziando e vedo con piacere sempre pi\u00f9 colleghi che intraprendono un cammino di formazione, disposti a mettersi in gioco anche dopo anni di servizio. \u00c8 un lentissimo movimento verso un altro modo di fare scuola che ci viene richiesto, forse troppo velatamente, da anni, ma che non abbiamo ascoltato.<\/p>\n<p>Che poi, non \u00e8 che esista un metodo collaudato eh\u2026 ma quello che bisogna fare, secondo me, \u00e8 <strong>staccarsi dal preconfezionato<\/strong> (quaderni pieni di schede fotocopiate non si possono vedere), staccarsi dalla frenesia <strong>del \u201ctutto e subito\u201d<\/strong> (lavorare con lentezza, <a href=\"http:\/\/comune-info.net\/prodotto\/ci_vuole_il_tempo_che_ci_vuole\/\"><strong>Ci vuole il tempo che ci vuole<\/strong><\/a>), smetterla di pretendere un immobilismo fatto di giornate intere seduti al banco, ripetizione mnemonica di saperi che sono appiccicati con lo sputo perch\u00e9 non vissuti.<\/p>\n<div id=\"attachment_364405\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-364405\" src=\"https:\/\/comune-info.net\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/civuoleiltempochecivuole-4-2.jpg\" alt=\"civuoleiltempochecivuole-4\" width=\"349\" height=\"520\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Il quaderno <em>Ci vuole il tempo che ci vuole<\/em> \u00e8 <a href=\"http:\/\/comune-info.net\/prodotto\/ci_vuole_il_tempo_che_ci_vuole\/\"><strong>scaricabile qui <\/strong><\/a><\/p>\n<\/div>\n<p>A aettembre ho partecipato ad un laboratorio condotto dal professore di filosofia dell\u2019educazione dell\u2019Universit\u00e0 di Milano Bicocca, Paolo Mottana (i suoi articoli inviati a <em>Comune<\/em> sono <a href=\"http:\/\/comune-info.net\/autori\/paolo-mottana\/\"><strong>qui<\/strong><\/a>). Fra le insegnanti presenti mi ha colpito in particolar modo una giovane docente di latino della scuola secondaria. Raccontava di <strong>alunni che, nonostante il suo impegno a trasformare la classe in un laboratorio di ricerca, chiedevano la \u201cpaginetta da studiare e basta\u201d<\/strong>, con scarsa voglia di mettersi in gioco, di partecipare al loro stesso apprendimento. Mi sono sentita in colpa. S\u00ec, perch\u00e9 quei ragazzi arrivano alle scuole superiori in questo modo perch\u00e9 li abbiamo abituati fin dalla primaria a fare questo.<\/p>\n<p><strong>La scuola dell\u2019infanzia resta ancora l\u2019oasi felice del fare, dell\u2019esperienza nel mondo e nelle cose. Poi tutto si perde<\/strong>. Nella scuola primaria parte un lento scemare del protagonismo positivo e si cancrenizzano modalit\u00e0 passive di apprendimento preconfezionato: schede da compilare, paginette ripetute a memoria senza nulla averne compreso, argomenti contenuti in vecchi programmi che molti insegnanti si ostinano a portare avanti, ma che non esistono pi\u00f9 dal 1985.<\/p>\n<p>Far\u00f2 un esempio pratico e volutamente estremista che non sta ad indicare una mia volont\u00e0 educativa, ma \u00e8 secondo me utile per capire anche per chi non \u00e8 del mestiere.<\/p>\n<p>Tempo fa ho assistito ad una conversazione fra genitori di bambini di classe quarta ma su plessi differenti. Una mamma affermava che la maestra di suo figlio aveva gi\u00e0 fatto gli Egizi e che i bambini studiavano sul libro quello che la maestra faceva sottolineare. L\u2019altra mamma affermava, con molto disappunto che, invece, la maestra di sua figlia, non solo non era ancora arrivata a fare gli Egizi, ma <strong>era ferma ai Sumeri<\/strong>. Ora, aldil\u00e0 di quello che i genitori affermano, spesso frutto di mancanza di comunicazione con gli insegnanti e un pessimo traguardo che abbiamo raggiunto di non condivisione di intenti che ha portato a rapporti tra scuola e famiglia come quelli fra due mondi completamente avulsi uno dall\u2019altro, detto ci\u00f2, aldil\u00e0 delle affermazioni, <strong>quello che i genitori non sanno, perch\u00e9 spesso nemmeno gli insegnanti lo sanno, \u00e8 che come maestra potrei per esempio decidere di non adottare alcun libro scolastico, ne ho libert\u00e0<\/strong>. Potrei per esempio decidere di non fare gli Egizi, ne avrei libert\u00e0. Potrei per esempio parlarne solo mezz\u2019ora per poi da essi partire a parlare del mondo, e anche qui ne avrei piena facolt\u00e0.<\/p>\n<p>I <strong>Programmi Ministeriali<\/strong> che non esistono pi\u00f9, ma che sono stati sostituiti con Indicazioni Nazionali, (dove Indicazioni= suggerimento) non parlano di Egizi. Ma al contrario dicono:<\/p>\n<p>\u201c il curricolo sar\u00e0 articolato intorno ad alcuni snodi periodizzanti della vicenda umana quali: il processo di ominazione, la rivoluzione neolitica, la rivoluzione industriale e i processi di mondializzazione e globalizzazione\u2026..<\/p>\n<p>I due poli temporali, il passato e il presente, devono entrambi avere il loro giusto peso nel curricolo ed \u00e8 opportuno che si richiamino continuamente.<\/p>\n<p>Tuttavia \u00e8 importante sottolineare l\u2019importanza, a partire dalla scuola primaria, dell\u2019apprendimento della storia centrato su temi che riguardano l\u2019insieme dei problemi della vita umana sul pianeta\u2026.<\/p>\n<p>Un tale approccio, costruito tra passato e presente, permette anche di non doversi soffermare troppo a lungo su singoli temi e civilt\u00e0 remote nella convinzione che in una data classe si debbano svolgere solo argomenti specifici\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che si tratta di particolari conosciuti per lo pi\u00f9 dagli addetti ai lavori, ma se da un lato la non formazione degli insegnanti ha portato a lavorare per <em>format<\/em> standardizzati dall\u2019altra i genitori poco si informano sugli insegnanti che avranno i loro figli.<\/p>\n<p>Se devo farmi operare ai calcoli posso scegliere fra un medico vecchio stampo, magari molto bravo che per\u00f2 mi lascia una cicatrice di venti centimetri e uno altrettanto bravo che, aggiornato, mi lascia un \u201csegnetto\u201d con due punti di sutura. Perch\u00e9 con i nostri figli non facciamo questa ricerca e ci limitiamo a valutare la vicinanza da casa? Perch\u00e9, e parlo adesso da genitore, ci sentiamo autorizzati a fare paragoni, sfoggiando competenze in merito senza averne?<\/p>\n<p>La libert\u00e0 di insegnamento \u00e8 un diritto sacrosanto. Non esiste legge che imponga a un insegnante di assegnare la scheda sugli aggettivi qualificativi piuttosto che quella sui punti cardinali. <strong>La didattica resta, per fortuna, ancora lo specifico professionale di ciascun insegnante; \u00e8 la sua competenza<\/strong>.<\/p>\n<p>Se avesse studiato per scegliere fotocopie preconfezionate su guide patinate o ripetere lo stesso lavoro per anni, prendendo ad esempio lo stesso quaderno del 1979 dell\u2019alunno talentuoso (e quante ce ne sono!), non avrebbe senso fare formazione, n\u00e9 corsi di aggiornamento.<\/p>\n<p>Alluni insegnanti \u201coperano\u201d ancora con l\u2019etere. E alcuni genitori fanno fatica ad accogliere il cambiamento.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo <a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2016\/10\/terra-semina-rce-negrar\/\"><strong>incontro nazionale della Rete di Cooperazione Educativa<\/strong><\/a> che si \u00e8 tenuto a Negrar (Verona) il 22 e 23 ottobre (dedicato ai temi della terra, leggi il quaderno <a href=\"http:\/\/comune-info.net\/prodotto\/seminare-un-mondo-nuovo\/\"><strong>Seminare un mondo nuovo<\/strong><\/a>) si \u00e8 parlato, fra altro, dell\u2019importanza, che mai come oggi, assume <strong>un cambio di rotta<\/strong>. La scuola preconfezionata, votata al \u201cbambino statua\u201d, che segue pedissequamente programmi di materie divise da compartimenti stagni, che divide il \u201cdentro\u201d con il \u201cfuori\u201d dalla scuola, che non condivide i progetti con le famiglie, che crea tanti e fantastici saperi di facciata dei quali non rester\u00e0 nulla ha raggiunto il suo tempo. Lo dicono i risultati che abbiamo, lo dice il mondo che cambia, le aspettative della societ\u00e0, lo dicono i ricercatori, insegnanti e genitori, lo dicono i nostri bambini a cui diamo sempre meno ascolto e che diventano ragazzi alla ricerca della pappa pronta in virt\u00f9 del meno sforzo e coinvolgimento possibile.<\/p>\n<div id=\"attachment_364133\" class=\"wp-caption aligncenter\"><strong>Abbiamo bisogno di rivedere il nostro modo di fare scuola<\/strong> e renderci conto che se gi\u00e0 applicassimo alla lettera quello che dicono le Indicazioni Nazionali, sapientemente riprese da \u201cLa testa ben fatta\u201d di Edgar Morin, il quale ci tiene pi\u00f9 volte a sottolineare che non intende \u201cteste ben piene\u201d, saremo gi\u00e0 a buon punto.<\/div>\n<p>Non esisterebbero confronti fra insegnanti e fra chi di loro ha gi\u00e0 consegnato schede di punteggiatura o divisioni.<\/p>\n<p><strong>I bambini hanno bisogno di uscire dall\u2019aula per saper affrontare il mondo, hanno necessit\u00e0 di un equilibrio fra saperi e vita<\/strong>, dovrebbero poter ritrovare nella natura quello che viene affrontato in classe.<\/p>\n<p>In occasione del Convegno appena terminato in provincia di Verona, Monica Guerra, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione, dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi Milano Bicocca, tra le altre cose, ha detto:<\/p>\n<p>\u201cLa <strong>natura<\/strong> fa bene, perch\u00e9 genera appartenenza\u2026 \u00e8 predittiva di felicit\u00e0\u2026 serve a ridurre lo stress, a rigenerare concentrazione e attenzione; che sostiene la curiosit\u00e0 e la creativit\u00e0.<\/p>\n<p>Natura \u00e8 anche qualcosa che ci permette di apprendere meglio. Oggi sappiamo che le esperienze in natura sono esperienze che generano apprendimento anche dal punto di vista formale. La natura per me si configura come uno spazio diverso da altri luoghi che bambini e ragazzi sono abituati a frequentare nella loro quotidianit\u00e0 sia scolastica perch\u00e9 nei suoi spazi c\u2019\u00e8 ancora spazio per mettere se stessi. I luoghi naturali non sono stati completamente predefiniti e organizzati da altri: quello che troviamo in natura \u00e8 completamente divergente da quello che si pu\u00f2 trovare in un\u2019aula scolastica\u2026<\/p>\n<p>Quando siamo in natura non troviamo di norma risposte ma soprattutto <strong>domande<\/strong>.<\/p>\n<p>Domande che riguardano le cose, gli eventi nella loro complessit\u00e0, perch\u00e9 il mondo ci viene incontro intero\u2026 Quando portiamo i bambini all\u2019aperto non riusciamo a portarli esclusivamente a fare scienze, matematica o geometria, perch\u00e9 dentro alla natura, ad esempio dentro ad un albero, ci sono contemporaneamente la storia, la geografia, la matematica, la geometria, le scienze, ci sono tutte le discipline che arrivano incontro a un bambino in maniera unica, globale, complessa.<\/p>\n<p>Le discipline sono un costrutto che l\u2019uomo ha creato perch\u00e9 siamo cosa piccola rispetto al mondo e avevamo bisogno di ridurlo un po\u2019 per provare a capirlo. Non sto negando che l\u2019avere inventato le discipline non sia un modo che ha permesso all\u2019umanit\u00e0 di generare poi conoscenza, per\u00f2 le discipline rischiano di \u2018imbrigliare\u2019.<\/p>\n<p>Siamo stati istruiti per insegnare dentro, e spesso in un modo vecchio\u2026 Occorrono <strong>adulti coraggiosi<\/strong>, dunque, che permettano ai bambini di attraversare un vuoto di certezze, di uscire e perdersi, perch\u00e9 quando si inizia a perdersi si apre il mondo. Un mondo che \u00e8 fatto di inconsueto, e dunque di possibilit\u00e0, in cui si aprono orizzonti che non avevamo neanche immaginato. Ma \u00e8 un mondo possibile, senza assillo, molto diverso da certa scuola ancora troppo diffusa.<\/p>\n<p>In questo momento vivo con dolore il movimento centrifugo dalla scuola di tante famiglie, come anche la fatica a restarvi dentro di tanti altri genitori, ma anche di molti insegnanti, che sentono che quello che si fa a scuola non \u00e8 quello che vorrebbero che la scuola fosse.<\/p>\n<p>Abbiamo una responsabilit\u00e0 enorme, perch\u00e9 la scuola di tutti i bambini, di ogni bambino, deve essere un luogo che non spegne le loro teste, ma che li tiene vivi, che li \u201cinfetta\u201d di un virus buono che permette loro di continuare ad avere voglia di imparare, per tutta la vita.<\/p>\n<p>Io voglio che il futuro dell\u2019educazione sia un posto dove i bambini entrano contenti di esserci arrivati, che abbiano voglia di starci tutto il tempo, tutti i giorni dell\u2019anno e che nelle prime settimane di scuola non si chiedano quanto manca alla fine. Non voglio che pensino che quando escono alle quattro del pomeriggio finalmente inizia la vita, voglio che non serva avere tanti\u00a0 compiti da fare perch\u00e9 quello che \u00e8 successo dentro, quando hanno passato tutta la giornata a scuola, \u00e8 stato talmente ricco e bello e produttivo che li ha riempiti per i giorni, i mesi e gli anni a venire. Per questo vorrei tantissimo una scuola aperta sul mondo.<\/p>\n<p>Di solito si chiude dicendo grazie. Io oggi per la prima volta ho deciso di chiudere dicendo \u2018per favore\u2019, perch\u00e9 vorrei che l\u2019onda di queste giornate fosse un\u2019onda lunga, in cui conservassimo l\u2019idea che i bambini si possono perdere. Vorrei che l\u2019onda lunga di tutto quello che la Rete fa e che stiamo condividendo qui lo portassimo dentro ai nostri posti di lavoro. Se non ci mettiamo la faccia, tutti e ognuno, la scuola di tutti \u00e8 una scuola destinata a perdersi, e non nel senso buono che abbiamo provato a condividere\u201d.<\/p>\n<p>Eccomi quindi a metterci la faccia, nel tentativo di una didattica che possa essere condivisa nel puntare all\u2019acquisizione di competenze alla vita, che possa essere un apprendimento costruttivo che parta dall\u2019esperienza diretta, in contesti reali. <strong>Un apprendimento che possa condurre i bambini ad una condivisione dei saperi attraverso processi di riflessione, di pensiero critico e divergente<\/strong>, considerando i fatti passati e futuri da molteplici prospettive.<\/p>\n<p>Un apprendimento che stimoli la curiosit\u00e0 e incoraggi la scoperta continua, che possa essere motivo di \u201csocialit\u00e0\u201d nel suo fine ultimo di saper essere cittadini consapevoli e attivi. Un apprendimento che possa promuovere la voglia di essere protagonisti nel mondo e nel proprio apprendimento e che attraverso l\u2019esperienza coinvolga con passione. Passare, come dice Compagnoni, da una didattica rigida da \u201cvisita guidata\u201d ad una pi\u00f9 flessibile che possa mostrare itinerari esplorativi.<\/p>\n<p>Che poi, per un\u2019insegnante che ama il suo lavoro, resta l\u2019unica strada percorribile per <strong>continuare a conoscere ed emozionarsi<\/strong>.<\/p>\n<h6>* Maestra e mamma, fa parte della Rete di cooperazione educativa. Ha aderito alla campagna 2016 <a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2015\/12\/facciamo-comune-insieme-2\/\"><strong>Facciamo Comune insieme<\/strong><\/a><\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da Comune-Info, di Valentina Guastini* Quando si prova a spiegare ai genitori cosa significa progettare e lavorare per competenze non \u00e8 mai semplice. 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