{"id":38268,"date":"2013-02-14T17:55:02","date_gmt":"2013-02-14T17:55:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=38268"},"modified":"2013-02-14T17:55:21","modified_gmt":"2013-02-14T17:55:21","slug":"i-nativi-del-canada-ora-alzano-la-voce-mai-piu-passivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/02\/i-nativi-del-canada-ora-alzano-la-voce-mai-piu-passivi\/","title":{"rendered":"I Nativi del Canada ora alzano la voce: \u00abMai pi\u00f9 passivi!\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Anche il ricco e tranquillo Canada ha all\u2019interno i suoi conflitti, anche se non se ne parla tanto. E non stiamo parlando dei francofoni del Qu\u00e9bec. Gli indigeni del Saskatchewan e di altri territori vengono discriminati fin da quando gli Europei arrivarono in questa parte del Nord America, ma dall\u2019ottobre scorso stanno portando avanti una protesta ormai diventata di massa.<\/p>\n<p>Quando si parla di loro, a dire il vero molto raramente, si utilizzano i termini \u201cindiano\u201d, \u201cindiano d\u2019America\u201d, \u201cindio\u201d, e per alcuni gruppi \u201ceschimese\u201d. Ci riferiamo alle popolazioni indigene del continente americano, gli abitanti originari di quelle terre. Quelli tra essi che risiedono nell\u2019attuale Stato del Canada, in lotta da\u00a0anni, dagli ultimi mesi del 2012 si stanno facendo sentire in maniera sempre pi\u00f9 intensa, da quando il governo di Ottawa guidato dal conservatore Stephen Harper ha presentato alla Camera dei Comuni e fatto approvare il <em>Jobs and Economic Growth Act<\/em> (Legge-quadro per l\u2019occupazione e la crescita economica). Un provvedimento che dietro il titolo innocuo e perfino speranzoso nasconde in realt\u00e0 conseguenze nefaste per le popolazioni\u00a0autoctone canadesi, gi\u00e0 fortemente discriminate.<\/p>\n<p><strong>I Nativi del Canada<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>Procedendo con ordine per capire qualcosa in pi\u00f9 della complessa questione, precisiamo innanzitutto che citando gli\u00a0aborigeni del Canada intendiamo tre diversi gruppi di persone: le cosiddette <strong>\u201cPrime Nazioni\u201d<\/strong> (il gruppo pi\u00f9 numeroso: oltre 600 comunit\u00e0 autonome sparse su tutto il territorio federale), gli <strong>Inuit<\/strong> (che abitano le regioni artiche) e i <strong>M\u00e9tis<\/strong> (discendenti da unioni tra i Nativi ed i primi colonizzatori europei).<\/p>\n<p>Numericamente oggi\u00a0i Nativi\u00a0rappresentano\u00a0<strong>oltre<\/strong> <strong>un milione di persone, circa il 4% della popolazione del Canada<\/strong>, uno Stato su cui\u00a0formalmente regna ancora come sovrano Elisabetta II d\u2019Inghilterra. Molti vivono nelle riserve, territori almeno ufficialmente sotto la loro giurisdizione, seguendo i loro stili di vita e le loro cerimonie, generalmente avendo come parole chiave della loro esistenza la natura e la spiritualit\u00e0. Molti altri, invece,\u00a0sono urbanizzati e risiedono nelle citt\u00e0 canadesi.<\/p>\n<p>Le relazioni tra il governo centrale e le comunit\u00e0 indigene si basano su due tipi di documenti. Uno di questi \u00e8 l\u2019<em><strong>Indian Act<\/strong><\/em>: una legge che dal 1876 dovrebbe definire chi sono gli \u201cindiani\u201d registrati, i loro diritti e doveri e la modalit\u00e0 di vita nelle riserve, ma che in effetti con tutte le sue successive modifiche che arrivano sino ai giorni nostri \u00e8 servito in realt\u00e0 a tenere sotto controllo le comunit\u00e0 indigene ed a restringere progressivamente le loro libert\u00e0. Oltre all\u2019<em>Indian Act<\/em> i singoli territori abitati dagli aborigeni hanno stipulato nel corso degli anni dei <strong>trattati con lo Stato canadese<\/strong> (<a href=\"http:\/\/scaa.sk.ca\/ourlegacy\/map_treaties\" target=\"_blank\">qui<\/a> una mappa interattiva che li presenta, dal sito dell\u2019Universit\u00e0 del Saskatchewan), generalmente rimasti mero inchiostro su carta per le autorit\u00e0 di Ottawa.<\/p>\n<p><strong>Una realt\u00e0 di discriminazione poco conosciuta<\/strong><\/p>\n<p>Negli anni lo Stato ha provato\u00a0di fatto a far scomparire culturalmente\u00a0i Nativi portando avanti un disegno dalle tinte assimilazioniste e colonialiste nei loro confronti. Numerose\u00a0sono state le discriminazioni attuate nei loro confronti, da un sistema scolastico a loro riservato che di fatto non garantiva un\u2019istruzione di base ed in pi\u00f9 non solo non prevedeva la\u00a0salvaguardia e l\u2019insegnamento delle loro lingue e tradizioni, ma le\u00a0dipingeva come demoniache\u00a0e tendeva a farle rigettare dalle nuove generazioni; a divieti assurdi (come quello, ad esempio,\u00a0di celebrare le cerimonie tradizionali o di lavorare la terra con attrezzi meccanici o di possedere alcolici); fino ad una graduale espropriazione delle loro terre per scopi industriali e di sfruttamento del territorio. La lista delle<strong> disuguaglianze<\/strong> tra i cittadini canadesi e gli aborigeni a sfavore di questi ultimi \u00e8 molto lunga, e si arricchisce, ad esempio, con forti restrizioni allo spostamento ed alle migrazioni; salari molto pi\u00f9 bassi e un potere d\u2019acquisto sproporzionatamente minore; dipendenza maggiore per i servizi essenziali dal Welfare governativo;\u00a0alta incidenza di fenomeni come il suicidio ed elevato. Inoltre le donne\u00a0aborigene sono le principali vittime di\u00a0abusi\u00a0sessuali, violenze, sparizioni\u00a0e omicidi in tutto il Canada, e spesso con la complicit\u00e0 oppure la negligenza delle forze di polizia: a denunciarlo \u00e8 <a href=\"http:\/\/www.hrw.org\/reports\/2013\/02\/13\/those-who-take-us-away-0\" target=\"_blank\"><strong>un rapporto di Human Rights Watch<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Sconvolgente \u00e8 che, se in Europa sappiamo poco o nulla di questa situazione, <strong>nello stesso Canada le condizioni di vita degli aborigeni sono sconosciute ai pi\u00f9, o nella migliore delle ipotesi velate da preconcetti e luoghi comuni<\/strong>. Lo dimostra anche\u00a0l\u2019interessante serie di documentari televisivi <em>The Sharing Circle<\/em> che in una delle sue puntate intervista dei cittadini canadesi su questioni legate ai Nativi e svela le loro limitate conoscenze in materia, contribuendo a sfatare i pregiudizi e fornendo delle informazioni corrette <em>(Il blog <\/em>Nativi Americani<em> ripropone<a href=\"http:\/\/www.nativiamericani.it\/?p=5143#channel=f23e9728f3303a&amp;origin=http%3A%2F%2Fwww.nativiamericani.it&amp;channel_path=%2F%3Fp%3D5143%26fb_xd_fragment%23xd_sig%3Df3b733af8896478%26\" target=\"_blank\"><strong> qui<\/strong><strong> <\/strong><\/a>i video dell\u2019inchiesta con tanto di traduzione in italiano: vi consigliamo di dare un\u2019occhiata per approfondire la Storia e le condizioni dei Nativi del Canada).<\/em><\/p>\n<p><strong>La legge della discordia e il movimento <\/strong><em><strong>Idle No More<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Il leader del Partito Conservatore e Premier del Canada, Harper, a partire dallo scorso ottobre ha portato nella Parliament Hill\u00a0un testo di legge, il suddetto <em>Jobs and Economic Growth Act<\/em>, conosciuto anche come <strong>Bill C-45<\/strong> (<a href=\"http:\/\/parl.gc.ca\/HousePublications\/Publication.aspx?DocId=5765988&amp;File=9\" target=\"_blank\">qui<\/a> il testo), che tocca da vicino lo status degli aborigeni ma che \u00e8 stato <strong>redatto senza alcun tipo di consultazione con gli interessati<\/strong>, in violazione di qualsiasi principio democratico e di autonomia delle popolazioni native. In particolare, la riforma mette in atto una serie di modifiche all\u2019Indian Act ed ai trattati, firmati da pari a pari tra nazioni sovrane, tra il Canada e le <em>First Nations<\/em>. Compromettendo, inoltre, il futuro delle terre, delle foreste e dei corsi d\u2019acqua di tutto il Paese.<\/p>\n<p>Con la solita\u00a0motivazione dello sviluppo economico del Paese, vedranno la luce numerosi progetti industriali e di sfruttamento delle risorse naturali (dalle miniere di uranio, ai diamanti, al legno di cui sono ricche le foreste nei territori delle Prime Nazioni, alle sabbie bituminose da cui si ricavano gli idrocarburi che fanno gola alle <em>corporation <\/em>petrolifere), nonch\u00e9 piani di urbanizzazione intensiva e di\u00a0edilizia.\u00a0In virt\u00f9 di ci\u00f2, ad esempio, <strong>sar\u00e0 pi\u00f9 facile utilizzare a scopo di navigazione le acque che finora hanno permesso il sostentamento di diverse Nazioni<\/strong> attraverso la pesca, con ricadute anche sulla sanit\u00e0 delle acque e senza l\u2019obbligo, finora sancito per legge, di predisporre adeguate analisi di fattibilit\u00e0 ambientale e di chiedere il consenso agli abitanti del territorio.<\/p>\n<p><strong>La cessione e la vendita di territori che rientrano nel perimetro delle riserve diventer\u00e0 con la nuova legge molto pi\u00f9 semplice, e non richieder\u00e0 il consenso degli aborigeni<\/strong>. Si miner\u00e0 cos\u00ec alle radici lo stile di vita tradizionale dei nativi, improntato su attivit\u00e0 come la caccia e la pesca e sul rapporto pressoch\u00e9 simbiontico con la natura, vista come bene da preservare e da lasciare intatto alle generazioni future. Da quelle parti, anche il concetto di propriet\u00e0, tanto importante nella cultura occidentale \u201cmoderna\u201d, \u00e8 visto in maniera diversa e pi\u00f9 armonica con la madre Terra: esso consiste infatti, per i Nativi, in una mera regolazione della giurisdizione che gestisce i territori di caccia, non in un possesso che impedirebbe il godimento da parte di tutti dei benefici del territorio. Il governo ed il mondo degli affari vogliono invece imporre il loro stile di vita, improntato all\u2019accrescimento dei profitti senza alcun riguardo delle sue conseguenze sociali e ambientali.<\/p>\n<p>Di fronte a tutti questi rischi, per la sopravvivenza dell\u2019ambiente e degli esseri umani, <strong>quattro donne canadesi, indigene e non indigene, hanno cominciato a ribellarsi<\/strong>. Si tratta di Sylvia McAdam, Jess Gordon, Nina Wilson\u00a0e Sheelah Mclean che hanno\u00a0messo in\u00a0piedi a dicembre, nei giorni dell\u2019approvazione del Bill\u00a0C-45, sit-in, volantinaggi, marce e dimostrazioni pacifiche per far conoscere la vicenda.\u00a0Il fatto che siano donne e che stiano portando avanti questa protesta nonviolenta per difendere il diritto all\u2019autodeterminazione dei popoli nativi la dice lunga sulla \u201cmodernit\u00e0\u201d dei rapporti di genere e dei processi democratici di comunit\u00e0 che invece vogliono farci passare come arretrate e primitive.<\/p>\n<p>In poche settimane la protesta, al grido di <strong><em>Idle No More! (Mai pi\u00f9 passivi!)<\/em><\/strong><em>,<\/em> si diffonde in Canada per poi estendersi anche negli Stati Uniti e trovare appoggio diffusamente nel mondo. (Mai pi\u00f9 passivi!). Se i media tradizionali sono restii a dare spazio\u00a0a questo crescente movimento, \u00e8 sulla rete ed i social network che viaggia la protesta indigena. Il tag di twitter <a href=\"http:\/\/twitter.com\/search?q=%23idlenomore&amp;src=hash\" target=\"_blank\"><em>#IdleNoMore <\/em><\/a>diventa tra i pi\u00f9 citati in Nord America e la <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/IdleNoMoreCommunity\" target=\"_blank\">pagina Facebook<\/a> del movimento raggiunge decine di migliaia di utenti in pochissimo tempo. Gruppi a sostegno della campagna nascono in tutto il mondo (<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/IdleNoMoreItalia\" target=\"_blank\">a questo link <\/a>quello italiano) e numerosi sono i blog, i siti e le web-tv che cominciano a occuparsi del fenomeno. Si moltiplicano le azioni informative e di protesta in Canada ed altrove, arrivando a paralizzare i trasporti nelle principali citt\u00e0 del Paese. Il 28 gennaio 2013 \u00e8 stata dichiarata Giornata mondiale di azione <em>Idle No More<\/em>\u00a0contro gli attacchi alla Democrazia, alla Sovranit\u00e0 Indigena, ai Diritti Umani e alla Protezione dell\u2019Ambiente, con centinaia di mobilitazioni in tutto il mondo.<em><\/em><\/p>\n<p>I riflettori sulle condizioni dei Nativi canadesi, gi\u00e0 precarie e ora messe ancor pi\u00f9 a rischio dai recenti provvedimenti governativi, sono per\u00f2 accesi in maniera intensiva da due avvenimenti: il rifiuto di accogliere nelle aule del Parlamento una delegazione delle <em>First Nations<\/em> convocata dal Nuovo Partito Democratico (all\u2019opposizione) in occasione della seduta che avrebbe approvato la legge; e soprattutto l\u2019eclatante <strong>sciopero della fame di Theresa Spence<\/strong>, capo della Nazione Attawapiskat, portato avanti per ben sei settimane sull\u2019isola vittoria (proprio con vista di fronte alla collina del Parlamento di Ottawa) fino a quando il governo non ha firmato una dichiarazione in cui si impegna nei prossimi anni a risolvere questioni delicate per gli autoctoni come quelle degli alloggi e dell\u2019istruzione, e a convocare un tavolo tra rappresentanti degli indigeni, Primo Ministro e Governatore Generale\u00a0sul rispetto e sull\u2019\u00a0ammodernamento dei Trattati tra la Corona e le Nazioni.<\/p>\n<p>Ma gli attivisti indigeni non abbassano la guardia. Come si legge nel <a href=\"http:\/\/idlenomore.ca\/index.php\/about-us\/item\/120-manifesto\" target=\"_blank\"><strong>Manifesto della Campagna<\/strong><strong> <\/strong><em><strong>Idle No More<\/strong><\/em><\/a>, davanti alla situazione in cui uno dei Paesi pi\u00f9 ricchi al mondo ha al suo interno enormi disuguaglianze, con gente in condizioni di estrema povert\u00e0 mentre le grandi aziende fanno profitti e devastano l\u2019ambiente, \u00ab<em>ci sono invece molti esempi di altre nazioni che si stanno muovendo verso la sostenibilit\u00e0, e anche noi dobbiamo chiedere uno sviluppo sostenibile. Noi crediamo in comunit\u00e0 prospere, giuste, eque e sostenibili ed abbiamo una visione ed un piano per costruirle. Unitevi a noi nel creare questa visione<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 della situazione contingente di un milione di persone (pur da non sottovalutare), la mobilitazione per i diritti dei Nativi in Canada \u00e8 una <strong>lotta pi\u00f9 generale contro il colonialismo e\u00a0le politiche neoliberiste che stanno gravemente colpendo l\u2019ambiente e i diritti della persona <\/strong>e che riguardano tutti, non solo i popoli indigeni. Immediato \u00e8 il pensiero, ad esempio,\u00a0alle tante \u201copere\u201d imposte\u00a0in Italia in nome del progresso economico e civile\u00a0ma che costituiscono nei fatti un grave attentato all\u2019ecosistema ed alla capacit\u00e0 decisionale degli abitanti dei vari territori: la Tav in Val di Susa, il Ponte sullo Stretto di Messina, il MUOS di Niscemi, la Base Militare Dal Molin a Vicenza, ma anche le numerose discariche aperte con la forza nel paese\u2026 e l\u2019elenco potrebbe continuare a lungo.<\/p>\n<p>Domenico Musella<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche il ricco e tranquillo Canada ha all\u2019interno i suoi conflitti, anche se non se ne parla tanto. E non stiamo parlando dei francofoni del Qu\u00e9bec. 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