{"id":38257,"date":"2013-02-14T17:42:31","date_gmt":"2013-02-14T17:42:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=38257"},"modified":"2013-02-14T17:44:57","modified_gmt":"2013-02-14T17:44:57","slug":"documento-di-amnesty-sul-bahrein","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/02\/documento-di-amnesty-sul-bahrein\/","title":{"rendered":"Documento di Amnesty sul Bahrein"},"content":{"rendered":"<p>In un documento pubblicato oggi, Amnesty International ha dichiarato che a due anni dalle proteste del 2011, i prigionieri di coscienza restano dietro le sbarre e gli attivisti continuano a essere incarcerati solo per aver espresso le loro opinioni attraverso i social media o in occasione di manifestazioni pacifiche.<\/p>\n<p>Le vittime della repressione statale dicono che la giustizia resta vaga e le restrizioni sono ancora in vigore, nonostante le recenti riforme istituzionali.<\/p>\n<p>\u2018Il governo del Bahrein non puo\u2019 continuare a incarcerare semplicemente perche\u2019 non riesce ad accettare le critiche. E\u2019 ora che le persone detenute semplicemente per aver esercitato il loro diritto alla liberta\u2019 d\u2019espressione siano rilasciate e che sia posta fine al maltrattamento degli altri attivisti\u2019 &#8211; ha affermato Hassiba Hadj Saharoui, vicedirettrice del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.<\/p>\n<p>\u2018Il Bahrein rischia di creare niente di piu\u2019 che una burocrazia dei diritti umani se i cambiamenti non si abbinano a una genuina volonta\u2019 politica di riforma. I bahreniti hanno bisogno di vedere i loro diritti rispettati nella vita di tutti i giorni\u2019.<\/p>\n<p>Nel mese scorso, Amnesty International ha condotto una missione in Bahrein durante la quale ha incontrato sette prigionieri di coscienza detenuti nel carcere di Jaw. Tutti hanno riferito di essere stati incarcerati sulla base di false accuse o secondo leggi repressive dei diritti fondamentali.<\/p>\n<p>Mahdi\u2019 Issa Mahdi Abu Deeb, un leader sindacalista degli insegnanti che e\u2019 stato in carcere sino al suo arresto nel 2011 ha dichiarato ad Amnesty International: \u2018Per quanto riguarda le accuse contro di me e Jalila (Jalila al-Salman, una collega sindacalista madre di tre bambini), nessuno pensa che abbiano ragione. Non abbiamo chiesto la caduta del regime, facciamo parte del sistema educativo\u2019.<\/p>\n<p>In una serie di incontri con funzionari del governo, Amnesty International ha chiesto alle autorita\u2019 di rilasciare tutti i prigionieri di coscienza, rimuovere le restrizioni alla liberta\u2019 d\u2019espressione, associazione e riunione e di consegnare alla giustizia coloro che hanno commesso violazioni dei diritti umani contro i manifestanti.<\/p>\n<p>\u2018Non e\u2019 stata presentata alcuna prova credibile per giustificare queste condanne. Sembra che tutte le persone coinvolte siano state prese di mira per le loro opinioni antigovernative e per aver partecipato a proteste pacifiche\u2019.<\/p>\n<p>Molti dei prigionieri di coscienza sarebbero stati torturati nelle prime settimane di detenzione.<\/p>\n<p>Alcuni hanno protestato per le cure mediche ricevute. Hassan Mshaima\u2019 ha affermato: \u2018Si tratta di maltrattamento se io vado in ospedale per cure che richiedono fino a sei ore, il mio viso e\u2019 coperto e non posso vedere il dottore ne\u2019 il personale medico\u2019.<\/p>\n<p>\u2018Molte delle denunce presentate dai prigionieri di coscienza non sono ancora state sottoposte a indagini da parte delle autorita\u2019. Resta aperta la questione se il governo assicurera\u2019 che sia fatta giustizia e rispettera\u2019 i diritti delle persone\u2019.<\/p>\n<p>Il documento \u2018Freedom has a price\u2019 Two years after Bahrain\u2019s uprising\u2019 e\u2019 disponibile in lingua inglese all\u2019indirizzo: <a><span style=\"color: blue; font-family: sans-serif; font-size: small;\">http:\/\/www.amnesty.it\/Bahrein-<wbr>ancora-si-paga-a-caro-prezzo-<wbr>la-liberta<\/wbr><\/wbr><\/span><\/a><\/p>\n<p>Video in inglese di un\u2019intervista a Maryam Abu Dheeb, figlia di Mahdi \u2018Issa Mahdi Abu Deeb, e\u2019 online all\u2019indirizzo: <a><span style=\"color: blue; font-family: sans-serif; font-size: small;\">http:\/\/www.amnesty.it\/Bahrein-<wbr>ancora-si-paga-a-caro-prezzo-<wbr>la-liberta<\/wbr><\/wbr><\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un documento pubblicato oggi, Amnesty International ha dichiarato che a due anni dalle proteste del 2011, i prigionieri di coscienza 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