{"id":37288,"date":"2013-02-09T17:52:04","date_gmt":"2013-02-09T17:52:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=37288"},"modified":"2013-02-09T17:52:04","modified_gmt":"2013-02-09T17:52:04","slug":"il-caso-laurent-gbagbo-e-il-diritto-alla-differenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/02\/il-caso-laurent-gbagbo-e-il-diritto-alla-differenza\/","title":{"rendered":"Il caso Laurent Gbagbo e il diritto alla differenza"},"content":{"rendered":"<p>Su segnalazione dell\u2019autrice, ripubblichiamo questo approfondito articolo di Nicoletta Fagiolo sulle ultime vicende in Costa d\u2019Avorio a partire dalle controverse elezioni presidenziali del 2010 che hanno provocato un intervento militare sostenuto dalle Nazioni Unite a seguito di un risultato elettorale incerto.<\/p>\n<p>L&#8217;aticolo originale in inglese su\u00a0<a href=\"http:\/\/www.resetdoc.org\/story\/00000022184\"> Reset-Dialogues on Civilizations<\/a><\/p>\n<p>Dal Novembre del 2011 Laurent Gbagbo, ex Presidente della Costa d\u2019Avorio, si trova alla Corte Penale Internazionale dell\u2019Aia accusato di essere stato il co-autore indiretto di gravi crimini umanitari durante la crisi post-elettorale del suo paese. Ma sono in molti a interrogarsi sul perch\u00e9 e sulla legittimit\u00e0 di queste accuse. Per tanti \u00e8 infatti l\u2019avversario politico di Gbagbo alle presidenziali del 2010, Alassane Ouattara, che dovrebbe prenderne il posto all\u2019Aia, assieme a Guillaume Soro, l\u2019attuale Presidente dell\u2019Assemblea Nazionale, alla testa della ribellione del 2002 che divise il paese in due. Perch\u00e9 non viene avviato un processo per i gravi crimini commessi dai movimenti ribelli \u2013 che attaccarono la Costa d\u2019Avorio nel 2002 \u2013 nelle regioni Centro-Nord-Ovest (CNO) che rimasero sotto il loro controllo? Un grande movimento di resistenza \u00e8 nato a livello internazionale per reclamare verit\u00e0 e giustizia su questa rocambolesca vicenda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Rocambolesca perch\u00e9 Alassane Ouattara fu dichiarato vincitore delle elezioni il 2 dicembre del 2010 da Youssouf Bakayoko, il Capo della Commissione Elettorale Indipendente (CEI), a cui spetta, secondo la costituzione Ivoriana, dichiarare solo i risultati provvisori. Anche il luogo in cui questo annuncio \u00e8 avvenuto \u00e8 strano: la vittoria di Ouattara \u00e8 stata dichiarata in un aula dell\u2019albergo Hotel du Golf, che fungeva da quartier generale di Ouattara per la sua campagna elettorale, in assenza, e dunque senza l\u2019avallo del Consiglio Costituzionale, a cui spetta, sempre secondo la costituzione Ivoriana, dichiarare il risultato finale delle elezioni. Inoltre, Youssouf Bakayoko si present\u00f2 solo, senza la presenza dei suoi colleghi della CEI, che invece quel 2 dicembre lo stavano aspettando nella loro sede, proprio per arrivare a un consenso sui risultati provvisori da dichiarare. I risultati provvisori, non approvati dall\u2019insieme dei membri della CEI e senza la presenza dei rappresentati dei rispettivi candidati, furono dichiarati risultati definitivi.<\/p>\n<p>Rimane dunque ancora un mistero chi abbia realmente vinto le elezioni al secondo turno del 28 novembre 2010 che vide opporsi lo storico, socialista e padre fondatore del multipartitismo in Costa d\u2019Avorio Laurent Gbagbo ad Alassane Ouattara, che fu Primo ministro sotto il regime dittatoriale di F\u00e9lix Houphou\u00ebt-Boigny dal 1990-93 e poi persegu\u00ec una carriera diplomatica internazionale presso la Banca Centrale degli Stati dell\u2019Africa dell\u2019Ovest (BECEAO) e il Fondo Monetario Internazionale.<\/p>\n<p>Thabo Mbeki, ex Presidente del Sud Africa, che ebbe un ruolo rilevante come mediatore sin dagli inizi della crisi nel 2004, in visita dal 5 al 7 dicembre del 2010 conclude nel suo rapporto che queste elezioni non si potevano considerare valide. Nell\u2019articolo Cosa il mondo ha sbagliato sulla Costa d\u2019Avorio, egli ricorda come l\u2019ambasciatrice degli Stati Uniti ad Abidjan, Wanda L. Nesbitt, avesse avvertito il suo governo gi\u00e0 nel 2009 che senza alcuni requisiti essenziali \u2013 la riunificazione fiscale e territoriale del paese, il ritorno dell\u2019amministrazione nazionale nel nord, e soprattutto il disarmo totale della ribellione, le Forces Nouvelles, impiantata nel nord dal 2002 \u2013 non sarebbe stato possibile tenere elezioni democratiche. Questo disarmo (unica richiesta fatta alla ribellione e ribadita in ben otto accordi di pace sin dal 2003, non fu mai rispettata dalle Force Nouvelles) oggi ancora non attuato, \u00e8 alla base del clima di forte insicurezza in cui il paese vive.[1]<\/p>\n<p>Di fronte alle minacce alla legalit\u00e0 repubblicana derivanti dal comportamento anti-costituzionale della CEI (che fu approvato anche dal rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la Costa d \u2018Avorio, Young-Jin Cho\u00ef, bench\u00e9 non rientrasse nel suo mandato) e dalla violenza esercitata durante lo svolgimento delle elezioni al nord \u2013 violenza che spinse la coalizione di Gbagbo, La majorit\u00e9 pr\u00e9sidentielle (La maggioranza presidenziale) a presentare istanze per l\u2019annullamento del voto in vista degli eventi documentati in alcuni dipartimenti[2] \u2013 il Consiglio Costituzionale ha dichiarato Laurent Gbagbo Presidente il 3 dicembre. La coalizione di Ouattara, il Rassemblement des Houphouetistes pour la D\u00e9mocratie et la Paix (RHDP), invece, non aveva presentato istanze per irregolarit\u00e0 al secondo turno.<\/p>\n<p>Le critiche successive dell\u2019Unione Europea e di altre organizzazioni internazionali sul ruolo del Consiglio Costituzionale \u2013 che avrebbe dovuto annullare i risultati e indire nuove elezioni, invece di annullarne solo una parte e dichiarare Laurent Gbagbo Presidente \u2013 pur se giuste da un punto di vista costituzionale e aperte al dibattito, diventano fuorvianti in seguito all\u2019emergenza securitaria fomentata dalla ribellione.<\/p>\n<p>Come si sono svolte queste elezioni? Innanzitutto era chiaro che organizzare delle elezioni con una ribellione armata nella parte settentrionale del paese a sostegno del candidato Ouattara non \u00e8 stato un esercizio elettorale proficuo, come sottolinea Ars\u00e8ne Touho nel volume C\u00f4te D\u2019Ivoire, Le\u00e7ons du 11 avril 2011, in cui fa un bilancio delle scelte del Fronte Popolare Ivoriano (FPI) negli ultimi dieci anni. Touho ritiene che aver accettato di indire le elezioni nonostante il mancato disarmo della ribellione, sia stato uno degli errori principali di Gbagbo[3] perch\u00e9 questo rese i suoi rappresentati vulnerabili nei seggi elettorali delle zona Centro, Nord e Ovest sotto il controllo ribelle.<\/p>\n<p>Nel rapporto finale dell\u2019Unione Europea gli osservatori elettorali dichiarano che coprirono il 4,7 percento dei seggi elettorali \u2013 943 seggi su 20,073 \u2013 e che nell\u2019insieme le elezioni si erano svolte correttamente, eccetto \u201cqualche problema nelle regioni sotto il controllo del Presidente in carica\u201d, cio\u00e8 Gbagbo. Poi vi si legge che \u201csullo svolgimento delle elezioni la TV Ivoriana ha dato voce a organizzazioni di \u201cosservatori africani sconosciute.\u201d[4] Violazioni solo nelle zone sotto il controllo di Gbagbo? Missioni sconosciute? Eppure la missione dell\u2019Union Africaine (UA) ; la Coordination des Observateurs de la Mission Internationale de la Soci\u00e9t\u00e9 Civile Africaine (COMISCA); del Observatoire de la soci\u00e9t\u00e9 civile africaine pour la d\u00e9mocratie et l\u2019assistance \u00e9lectorale (OSCADAE) ; la Coordination des Experts \u00c9lectoraux Africains (CEEA) ; il Cadre des \u00e9missaires pour la Promotion des \u00e9lections Cr\u00e9dibles en Afrique (CEPECA) ; la missione della Communaut\u00e9 \u00e9conomique des Etats d\u2019Afrique de l\u2019Ouest (CEDEAO) et la Mission du Comit\u00e9 Interparlementaire de l\u2019UMOEA non sono del tutto \u00ab sconosciute \u00bb. Pi\u00f9 della met\u00e0 di queste organizzazioni denunci\u00f2 le gravi circostanze nelle quali si svolsero le elezioni nella parte nord del paese, sotto il controllo della ribellione.<\/p>\n<p>Sempre nel rapporto della missione dell\u2019Unione Europea si parla di sedici osservatori che dovettero essere evacuati per motivi di sicurezza : una cifra significativa su 120 osservatori in tutto. Ma il rapporto fa un errore grave dicendo che le evacuazioni erano avvenute nella zona del Presidente in carica-Laurent Gbagbo. Questo fatto viene infatti smentito da un articolo su France Soir che rilev\u00f2 attraverso le fatture della compagnia aerea ingaggiata per portare gli osservatori europei al sicuro con precisione le aree dell\u2019evacuazione : Man e Khorogo, due regioni nell\u2019area ribelle sin dal 2002. Fr\u00e9d\u00e9ric Lafont, proprietario della compagnia aerea, ricorda che i suoi stessi piloti ebbero paura a evacuare gli osservatori.[5]<\/p>\n<p>L\u2019Unione Africana, che ha visto due dei suoi osservatori sequestrati e liberati dall\u2019Operazione delle Nazioni Unite in Costa d\u2019Avorio (ONUCI), scrive : \u00ab La missione ha scoperto con rammarico atti di violenza gravi con perdite di vite umane, violazioni all\u2019integrit\u00e0 fisica, sequestri, intimidazioni, tentativi di sequestro di persona e la distruzione del materiale elettorale. Tanti elementi che dovrebbero essere oggetto di attenzione da parte degli organi competenti per determinarne l\u2019impatto complessivo sul risultato delle elezioni. \u00bb CEPECA ritiene nel suo rapporto preliminare che \u00ab la credibilit\u00e0 del sondaggio nella regione di Savannah e pi\u00f9 precisamente a Korhogo sia fortemente screditata \u00bb. Il rapporto CEEA spiega che nelle regioni sotto il controllo dei ribelli \u2013 Korhogo, Bouak\u00e9, S\u00e9guela, Toriya e Garaoua \u2013 le elezioni furono \u00ab marcate da gravi irregolarit\u00e0, quali sondaggi rubati, sequestro dei rappresentanti dei rispettivi candidati, voti multipli, il rifiuto di una presenza sistematica degli osservatori internazionali in alcuni seggi durante il conteggio dei voti, e la perdita di vite umane \u00bb. In un comunicato stampa del 2 dicembre 2010, la CEDEAO dichiara che \u00ab Gli incidenti che hanno impedito ai cittadini di esprimere il loro voto, soprattutto in alcune regioni del nord, sono da condannare e punire in conformit\u00e0 con la legge in vigore \u00bb.[6] La testimonianza di Youssouf Fofana, Presidente del partito la Voix du Nord, rappresentante elettorale per Gbagbo nella regione di S\u00e9gu\u00e9la, svela episodi di inaudita violenza, in cui le Forces Nouvelles e i rappresentanti della coalizione di Ouattara (RHDP) impedirono ai rappresentanti di Gbagbo di rimanere nei seggi, cacciandoli, sequestrandoli, minacciandoli di morte : un vero far west elettorale. Oggi Fofana si trova in esilio per averlo denunciato.[7] Anche il rapporto del generale di brigata Nicolas Kouakouche parla di 217 rappresentanti della coalizione di Gbagbo che furono cacciati dai seggi e lo raggiunsero per la loro sicurezza.[8] L\u2019Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) svela che vi furono 200,000 rifugiati Ivoriani nei paesi limitrofi e un milione stimato di sfollati interni all\u2019inizio della crisi elettorale.<\/p>\n<p>Eppure nei brevi aggiornamenti delle agenzie stampa mondiali si legge una sola notizia: che fu Gbagbo a perdere le elezioni nel Novembre 2010 e che tuttavia si stava arroccando al potere. Laurent Gbagbo per\u00f2 aveva chiesto un semplice riconteggio dei voti che doveva essere svolto da una missione d\u2019inchiesta internazionale, opzione che fu rifiutata dall\u2019ONU a favore di un intervento militare. Alain Dogou, ex Ministro della Difesa nell\u2019ultimo governo Gbagbo, si chiede oggi[9] quali altre istanze istituzionali avrebbe dovuto seguire Gbagbo, se non il giuramento di fronte al Consiglio Costituzionale, come nel 2000. Ouattara, invece, il 4 dicembre del 2010 prest\u00f2 il suo giuramento mandando una lettera allo stesso Consiglio Costituzionale. Quello che segu\u00ec furono quattro mesi di crisi post-elettorale che vide due Presidenti e due governi, ma in cui l\u2019ONU e l\u2019Unione Europea, infrangendo i propri mandati d\u2019imparzialit\u00e0, avevano deciso di sostenere il candidato Ouattara.<\/p>\n<p>Dal dicembre 2010 al marzo del 2011 l\u2019ONU, l\u2019UE, la Francia e gli Stati Uniti sostennero contro il governo Gbagbo una politica di asfissia diplomatica e finanziaria \u2013 che incluse l\u2019embargo sui medicinali, sul cacao, mandati internazionali, congelamenti di beni privati e la chiusura delle filiali Ivoriane delle banche francesi e americane \u2013 seguita poi nel Aprile del 2011 da ci\u00f2 che il politologo Michel Galy defin\u00ec un colpo di stato franco-onusiano.<\/p>\n<p>\u00c8 curioso notare che invece l\u2019Unione Africana stava ancora discutendo nel marzo del 2011 una via d\u2019uscita pacifica dalla crisi, quando le Forces Nouvelles scesero dal Nord verso sud fino alla capitale economica Abidjan e in Aprile inizi\u00f2 un vero e proprio bombardamento sul palazzo presidenziale e altre aree strategiche da parte della Francia oltrepassando, secondo alcuni, il mandato sancito dalla risoluzione ONU 1975 del 30 marzo 2011. Il fatto che l\u2019Unione Africana non sia riuscita a imporre la sua linea, che si stava delineando all\u2019interno del Pannello di cinque esperti Capi di Stato dell\u2019Unione Africana messo in piedi alla fine del gennaio 2011 durante il sedicesimo summit dell\u2019Unione Africana, sottolinea la fragilit\u00e0 e la marginalizzazione di questa istituzione nell\u2019arena della politica internazionale. Gli esperti cominciarono a condurre le loro indagini e alcuni cominciarono a mettere in dubbio la vittoria di Ouattara al secondo turno, ma i membri dell\u2019Unione Africana sono facilmente malleabili con promesse di annullamento di debito o altri vantaggi concordati bilateralmente dietro le quinte. La seconda riunione del Panel dell\u2019Unione Africana, cruciale nella risoluzione della crisi, che chiedeva la formazione di un governo di unit\u00e0 nazionale e nuove elezioni come via d\u2019uscita dalla crisi, ed escludeva l\u2019opzione militare, si tenne in Mauritania il 5 marzo, ma cominci\u00f2 con due ore di ritardo perch\u00e9 il Presidente tanzaniano aveva fatto uno scalo a Parigi. La riunione conclusiva, che si doveva poi tenere ad Abidjan lo stesso giorno, fu rimandata sine die mentre i due aerei presidenziali del Togo e la nave e l\u2019aereo del Presidente del Sud Africa, presenti sul suolo ivoriano, lasciavano la Costa D\u2019Avorio.<\/p>\n<p><strong>Gbagbo, un fenomeno sociologico<\/strong><\/p>\n<p>Ma chi \u00e8 Laurent Gbagbo? Quando stavo lavorando nel 2008 a un documentario sui vignettisti africani, in prima linea per la difesa della libert\u00e0 di espressione, R\u00e9sistants du 9\u00e8me Art, avevo anche delle immagini di girato riguardanti la rivista satirica ivoriana Gbich!. Il vice caporedattore Mendozza Y Caramba, mi raccont\u00f2 un aneddoto: aveva ricevuto una telefonata che gli annunciava l\u2019arrivo del Presidente in redazione. Mendozza, che teneva una rubrica assai critica nei confronti di Gbagbo, Les Habits neufs du Pr\u00e9sident (\u00ab I nuovi abiti del Presidente \u00bb) rise, pensando sulle prime che si trattasse di uno scherzo. Invece Laurent Gbagbo arriv\u00f2 dopo una decina di minuti, lod\u00f2 il loro lavoro, complimentandosi, nonostante la severa satira nei suoi confronti. Ne rimasi colpita. Mi ero gi\u00e0 imbattuta in un aneddoto simile riguardante un altro presidente africano pi\u00f9 famoso, Nelson Mandela, e dopo questa seconda esperienza decisi di menzionarlo nel montaggio. Mandela aveva chiamato a sorpresa Jonathan Zapiro, uno dei vignettisti ribelli in prima linea nella lotta anti-apartheid e gli aveva detto \u201cbravo, stai facendo il tuo lavoro\u201d anche se Zapiro, ora che il partito di Mandela, l\u2019African National Congress (ANC), era al potere, lo attaccava ferocemente con le sue vignette combattive. Ma non dimenticai che Gbagbo aveva avuto lo stesso spirito di Mandela.<\/p>\n<p>Laurent Gbagbo nacque il 31 maggio 1945 in una famiglia modesta a Mama presso Gagnoa nell\u2019Ovest della Costa d\u2019Avorio. Suo padre, Paul Koudou Gbagbo, aveva partecipato alla Seconda guerra mondiale come sergente in un battaglione comandato da un certo Laurent, da cui il nome di Gbagbo. Era stato ferito e fatto prigioniero dall\u2019esercito tedesco. Divenne in seguito poliziotto. Nel 1964 fu accusato di uno dei tanti \u201cfalsi complotti\u201d all\u2019epoca del regime dittatoriale di F\u00e9lix Houphou\u00ebt-Boigny e imprigionato. La madre di Gbagbo, sebbene fosse venuto a mancare il sostegno paterno, non volle che suo figlio abbandonasse gli studi. Gbagbo si specializz\u00f2 prima in lettere antiche, e poi in storia contemporanea. Gi\u00e0 da studente si batt\u00e9 per l\u2019esistenza di un sindacato degli studenti che non fosse sottomesso al sindacato del partito unico, il Mouvement des El\u00e8ves et Etudiants de C\u00f4te d\u2019Ivoire (MEECI). Nel 1969 fu arrestato per la prima volta per 15 giorni, insieme a 400 altri studenti, che chiedevano la pluralit\u00e0 di voci nell\u2019ambito sindacale studentesco.<\/p>\n<p>Il diritto alla differenza \u2013 sindacale, partitica, di modello economico o nell\u2019ambito della stampa \u2013 \u00e8 alla base della lotta nonviolenta sviluppata da Gbagbo sin dal 1969. Quando nel 1980 F\u00e9lix Houphouet-Boigny permise che si votasse all\u2019interno del partito unico Gbagbo protest\u00f2 : avere la libert\u00e0 di votare solo all\u2019interno di un unico partito era per lui una dichiarazione \u00ab pericolosa perch\u00e9 reprime il diritto alla differenza, diritto essenziale per l\u2019evoluzione di un paese \u00bb.[10] Divenne professore di storia al liceo classico di Abidjan e fu di nuovo arrestato per la sua militanza politica dal marzo del 1971 al gennaio del 1973.<\/p>\n<p>Gbagbo si batt\u00e9 contro il regime a partito unico di F\u00e9lix Houphou\u00ebt-Boigny per il multipartitismo, e lo fece su pi\u00f9 fronti : da un lato analizzando i meccanismi di un sistema repressivo del partito unico attraverso i suoi libri e dibattiti e dall\u2019altro lavorando nella clandestinit\u00e0 per mettere in piedi un partito d\u2019opposizione, Il Fronte Popolare Ivoriano (FPI), partito che optava per una transizione nonviolenta verso la democrazia. Nel 1980 divenne Direttore dell\u2019Istituto di Storia, Arte e Archeologia Africana all\u2019Universit\u00e0 di Abidjan. Accusato di essere l\u2019istigatore di un complotto contro Houphou\u00ebt-Boigny, di essere una \u00ab spia libica \u00bb e peggio \u00ab un militante separatista dell\u2019etnia B\u00e9t\u00e9 \u00bb, Gbagbo nel 1982 desideroso di smentire le accuse, proteggersi e far conoscere la questione Ivoriana all\u2019estero, and\u00f2 in esilio a Parigi, dove rimase fino al 1988. Prima di andare in esilio aveva gi\u00e0 visitato tre quarti dei villaggi della Costa d\u2019Avorio, ma il lavoro di \u00ab coscientizzazione \u00bb continu\u00f2 in esilio con la creazione di sedi del partito in Europa e la pubblicazione di un programma politico, C\u00f4te d\u2019Ivoire, per un\u2019alternativa democratica. Durante il suo esilio, sua moglie Simone Evihet, che secondo le parole di Gbagbo \u00ab fece il 60 per cento del lavoro \u00bb e gli altri membri del FPI lavorarono nella clandestinit\u00e0 per allargare la base del partito.<\/p>\n<p>Quando Gbagbo divenne Presidente nel 2000, con trent\u2019anni di lotta nonviolenta alle spalle, aveva visto realizzarsi nel 1990 il primo punto del suo programma, il multipartitismo. Nel 2000, prevalse al congresso del suo partito, l\u2019FPI, la corrente pi\u00f9 socialista. Il suo governo istitu\u00ec subito l\u2019Assurance Maladie Universelle (AMU), l\u2019assicurazione sanitaria universale: la prima in Africa, criticata da molti ambasciatori ed esperti che la giudicarono all\u2019epoca una scelta troppo costosa per un paese africano.[11] Introdusse la scuola gratuita e obbligatoria per tutti, con la possibilit\u00e0 di accesso ai testi scolastici. Avvi\u00f2 anche una politica di decentralizzazione, con pi\u00f9 potere alle regioni e deline\u00f2 una visione regionale per lo sviluppo dell\u2019Africa occidentale. Ma il suo governo non dur\u00f2 neanche due anni. Gi\u00e0 nel 2001 ci fu il colpo di stato detto \u201cdella Mercedes nera\u201d, seguito dal colpo di stato del 19 settembre 2002 che port\u00f2 il paese dividersi in due. Con gli accordi di pace di Linas Marcoussis Gbagbo dovette accettare che ribelli, spesso analfabeti, entrassero nel suo governo. La manifestazione di protesta che segu\u00ec a Abidjan nei giorni successivi all\u2019accordo venne descritta come un semplice movimento di giovani patrioti, ma dalle immagini girate da Sidiki Bakaba in C\u00f4te d\u2019Ivoire, La victoire aux mains nues[12] si evince che \u00e8 un\u2019intera nazione: due milioni di persone scese nelle strade per esprimere la loro indignazione sull\u2019esito dell\u2019accordo. Gbagbo \u00e8 considerato anche un fenomeno sociologico in quanto rappresenta la nascita di uno stato nazionale e una classe intellettuale media avente come polo di riferimento Abidjan e non Parigi.<\/p>\n<p><strong>La Francia in ritardo di una decolonizzazione<\/strong><\/p>\n<p>Michel Galy, politologo, scrive in Guerre \u00e0 l\u2019Afrique? La France en retard d\u2019une d\u00e9colonisation che due ministri della cooperazione allo sviluppo francesi, Jean-Pierre Cot sotto Fran\u00e7ois Mitterrand nel 1982 e Jean Marie Bockel sotto Nicolas Sarkozy nel 2008, a distanza di 25 anni l\u2019uno dall\u2019altro, furono licenziati perch\u00e9 avevano osato pronunciare la fine della Fran\u00e7afrique, l\u2019ingerenza francese nell\u2019Africa francofona. Nell\u2019era post-sovietica la politica francese verso l\u2019Africa divenne \u201cuna politica di containment del suo desiderio d\u2019autonomia e dell\u2019immigrazione africana fuori dal continente\u201d.[13]<\/p>\n<p>Dal 1954 a oggi vi sono stati almeno 122 interventi militari francesi in Africa. \u201cLo stato simbolico\u201d della Francia, bisognoso di legittimare la propria egemonia, lo fece attraverso i media francesi, che si comportarono, sin dall\u2019arrivo al potere di Gbagbo nel 2000, come il braccio destro del Quai d\u2019Orsay, avviando una politica di disinformazione e demonizzazione di Laurent Gbagbo e del suo governo. Eppure la Corte d\u2019Appello di Parigi condann\u00f2 Le Monde nel 2006 per diffamazione, perch\u00e9 aveva scritto che Gbagbo e sua moglie Simone Evihet si servivano degli \u201csquadroni della morte\u201d, fatto rivelatosi infondato[14]; un giovane giornalista franco-camerunense, Th\u00e9ophile Kouamouo, si dimise dalle stesso Le Monde nel 2002 perch\u00e9 non poteva pi\u00f9 accettare i cambiamenti disonesti della redazione parigina che deformavano le conclusioni delle sue ricerche sul terreno[15]; nel 2004 il giornalista David Schneidermann analizza la stampa francese, accusandola di etnocentrismo francese e di fomentare una propaganda di guerra colpevole di deviare i lettori dai fatti : nove soldati francesi furono uccisi a Bouak\u00e9 in un attacco aereo ancora ad oggi non chiarito, ma la Francia, in rappresaglia, azzer\u00f2 tutta l\u2019aviazione Ivoriana e in seguito a questo evento gli Ivoriani scesero nelle strade in protesta. Il bilancio Ivoriano nei giorni seguenti che videro l\u2019esercito francese sparare sui manifestanti non armati fu di 67 morti e pi\u00f9 di 2,000 feriti di cui 500 gravi.<\/p>\n<p>Oltre alla stampa anche le Nazioni Unite legittimano questa politica egemonica? Due esempi tratti dalla crisi post-elettorale : il 27 Febbraio del 2011 il segretario generale dell\u2019ONU Ban Ki-moon accus\u00f2 la Bielorussia di violare l\u2019embargo internazionale che impedisce di vendere armi alla Costa d\u2019Avorio dal 2004, dichiarando che stava rifornendo il governo di Laurent Gbagbo. Il giorno dopo, l\u2019ONU smentisce la notizia da essa stessa data e il capo delle operazioni di pace presso l\u2019ONU, il francese Alain Le Roy, porge le sue scuse alla Bielorussia, per l\u2019accusa rivelatasi infondata. Nel marzo del 2011 l\u2019ONUCI dovette smentire un\u2019altra grave accusa che aveva pubblicato sul suo sito: erano state trovate delle fosse comuni da attribuire a Gbagbo e che gli era stato interdetto di visitare i luoghi. Ma un deputato norvegese, Lars Riise, si rec\u00f2 in Cosa d\u2019Avorio e avendo accertato la possibilit\u00e0 di visitare i luoghi e non avendo trovato alcuna traccia di fosse comuni, organizz\u00f2 una conferenza stampa nella quale denunci\u00f2 i \u201cfalsi massacri\u201d e \u201cle manipolazioni mediatiche dell\u2019ONUCI come irresponsabili\u201d. Il film La Francia in nero di Silvestro Montanaro, andato in onda su Rai 3 nel settembre 2012, denuncia il ruolo delle Nazioni Unite nella crisi post-elettorale.[16]<\/p>\n<p>Le analisi e opinioni correnti che spiegano la crisi del 2002 della Costa d\u2019Avorio con il decadimento statale, la corruzione, le \u00e9lite egocentriche, i lavoratori stranieri, o motivi etnici e\/o di gruppi religiosi[17], \u201csembrano dimenticare un quesito cruciale: poteva l\u2019\u00e9lite post-coloniale della Costa d\u2019Avorio permettersi di rompere bruscamente con la Francia?\u201d<\/p>\n<p>La privatizzazione che avvenne con i programmi di aggiustamento strutturale alla fine degli anni ottanta rafforz\u00f2 la dipendenza ivoriana, incrementando l\u2019influenza del capitale straniero nei settori chiave dell\u2019economia. All\u2019alba del XXI secolo, France T\u00e9l\u00e9com aveva acquisito il 51 per cento di Citelcom, e Orange era la pi\u00f9 grande societ\u00e0 di telefonia cellulare in Costa d\u2019Avorio; il Gruppo Bollor\u00e9 possedeva il 67 per cento di Sitrail che gestiva la ferrovia tra Abidjan e Ouagadougou, ed era in posizione quasi monopolistica nel settore dei trasporti (Saga) e tabacco (SITAB); Air France deteneva il 51 per cento di Air Ivoire; Bouygues, attraverso la sua filiale Saur aveva acquistato la concessione per la compagnia elettrica Ciprel e il 25 per cento della Compagnie d\u2019Electricit\u00e9 Ivoirienne, e controllava l\u2019impresa nazionale dell\u2019acqua, Sodeci; Totale e ELF possedevano il 25 per cento della SIR (Societ\u00e0 Ivoriana di raffinazione del petrolio); il settore bancario era diviso fra BNP, Cr\u00e9dit Lyonnais e Soci\u00e9t\u00e9 G\u00e9n\u00e9rale.[18]<\/p>\n<p>Il governo Gbagbo, per non seguire la strada di ulteriori privatizzazioni, che aveva provocato un aumento del 16 per cento della povert\u00e0 dal 1985 al 1988, propose la ristrutturazione delle imprese pubbliche al posto della privatizzazione, come strada per uno sviluppo economico endogeno. Ahoua Don Mello, ex Direttore generale dell\u2019Ufficio nazionale per gli studi e lo sviluppo tecnologico, spiega[19] come riuscirono a salvare molte imprese statali e anche a renderle redditizie. Spiega inoltre le difficolt\u00e0 che incontrarono seguendo questa scelta: per esempio nel campo energetico Bouygues aveva stipulato un contratto secondo il quale il gas utilizzato veniva comprato sul mercato internazionale, invece che localmente nel paese. Questo fece aumentare il prezzo da 8 FCFA a 45 FCFA al kilowatt in cinque anni. Il governo Gbagbo cerc\u00f2 di ridiscutere quest\u2019aspetto del contratto di concessione con Bouyges, ma le bombe cominciarono a cadere sul paese: oggi, sotto Ouattara, il prezzo dell\u2019elettricit\u00e0 per il consumatore \u00e8 salito.<\/p>\n<p>Gbagbo decise di raccontare la storia della Costa d\u2019Avorio nella sua tesi universitaria, C\u00f4te d\u2019Ivoire, economie et soci\u00e9t\u00e9 \u00e0 la veille de l\u2019ind\u00e9p\u00e9ndance, cominciando dal 1940 invece che dal dopoguerra, proprio perch\u00e9 l\u2019arrivo della Francia di Vichy al potere aveva avuto ripercussioni anche nelle colonie svelando il vero volto della colonizzazione. Ci fu una rottura egemonica che spinse l\u2019intelligentia a fare dei passi in avanti verso una forma di indipendenza, anche se incompleta. Ma Gbagbo boll\u00f2 questa intelligentia come \u201cindigente\u201d perch\u00e9 non aveva posto i problemi cruciali del giorno: il problema della nazione, dello Stato, dell\u2019imperialismo e del rapporto con la potenza colonizzatrice. Il suo \u201cgoverno dei professori\u201d mise queste questioni al centro del proprio programma politico. Per esempio nel luglio del 2008 fu stipulato un accordo nel quale la Francia soppresse la sua presenza militare in Costa d\u2019Avorio: la base militare del 43esimo Battaglione di Fanteria di Marina (BIMA) venne integrata momentaneamente nella missione Licorne, e una volta conclusasi la missione, la presenza militare francese sarebbe sparita definitivamente, dopo secoli, dal suolo Ivoriano.<\/p>\n<p><strong>Voci multiple<\/strong><\/p>\n<p>Dunque di quali fonti servirsi con tutte queste prove evidenti di falsificazione dell\u2019informazione? La Costa d\u2019Avorio comincia a raccontarsi, svelando sfumature ricche di dettagli per ricostruire la storia recente. Le fonti si moltiplicano, voci e generi diversi \u2013 pamphlet, resoconti storici, inchieste, testimonianze dirette, romanzi, blog e giornali sulla rete e testi musicali \u2013 che sottolineano la trasformazione da dibattito contraddittorio in un cambiamento di portata pi\u00f9 vasta, cambiamento di egemonia culturale.<\/p>\n<p>Un racconto lungo, C\u00f4te d\u2019Ivoire, le pays d\u00e9chir\u00e9 de mon grand-p\u00e8re di Sylvie Bocquet-N\u2019Guessan \u00e8 il punto di vista di una giovane studentessa di origini Ivoriane che vive nel nord della Francia. Mentre apprendiamo dal racconto che la RTI, la Tv nazionale Ivoriana, fu censurata in Francia durante la crisi, gli Ivoriani in Francia e nel resto del modo non sono mai stati a digiuno di notizie fresche, immediate. Erano in contatto quotidiano con i loro parenti e amici. Dunque risultava evidente la discrepanza fra ci\u00f2 che si diceva alla radio, in tv e sui giornali francesi e internazionali e ci\u00f2 che raccontava il nonno via skype. Questa mancanza di corrispondenza fece nascere prima l\u2019indignazione e poi una pluralit\u00e0 di risposte che tuttora si leggono su blog e siti \u00abivoriani, belgi, canadesi, camerunensi, togolesi, del Burkina Faso, del Gabon\u00bb. Nel racconto la madre della ragazza lamenta il fatto che un musicista venga invitato in Tv a dare un\u2019opinione sulle vicende finanziarie in Costa d\u2019Avorio. Lei riflette : \u00ab \u00c8 un po\u2019 come se una Tv ivoriana invitasse il cantante Johnny Halliday per parlare della crisi finanziaria francese. Non pensi che il ministro del bilancio sarebbe stato pi\u00f9 appropriato?\u00bb La madre rimpiange : \u00ab Quello che \u00e8 scandaloso \u00e8 che proprio la Francia attacchi. Vedi, noi paghiamo le tasse per uccidere una parte della nostra famiglia. \u00bb[20]<\/p>\n<p>Nascono anche \u201ccontrorapporti\u201d che smentiscono i rapporti ufficiali con fatti e spiegazioni. Per esempio l\u2019ONU scrisse nella sua inchiesta internazionale sulla crisi post elettorale che la campagna elettorale di Gbagbo aveva usato uno slogan, \u201cvota 100 per cento originale\u201d che incitava all\u2019uccisione dell\u2019etnia di Ouattara. Scopriamo invece che nello slogan la parola \u201coriginale\u201d si riferiva al programma politico di Gbagbo, di cui si diceva Ouattara avesse fatto una semplice fotocopia, e non un\u2019allusione di tipo etnico![21]<\/p>\n<p>Nel film-ritratto Un homme une vision di Hanny Tchelley Gbagbo ci dice \u201camo Cicerone ma quando entro in politica prediligo Cesare, perch\u00e9 Cesare aveva capito l\u2019importanza dell\u2019esercito per la costruzione di uno stato nazionale, ma anche la necessit\u00e0 di sottometterlo al potere civile. Non abbiamo fatto grandi passi avanti, a livello di istituzioni, siamo ancora nell\u2019antichit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Con il regime di Ouattara (pi\u00f9 di mille prigionieri politici da ormai quasi due anni, la polizia e gendarmeria senza armi, l\u2019esercito allo sbando, la pulizia etnica nell\u2019ovest contro il popolo W\u00ea, la violenza dell\u2019ex ribellione ancora presente, l\u2019emergenza dei rifugiati e degli sfollati, la reistituzione della base militare francese e molti ministri francesi nel governo ivoriano, la privatizzazione ad oltranza, la stampa perseguitata e l\u2019interdizione di manifestare) la Costa d\u2019Avorio \u00e8 tornata indietro di cinquant\u2019anni nella costruzione di uno stato nazionale.<\/p>\n<p>Al resto dell\u2019Europa conviene seguire le politiche dell\u2019europeizzazione dell\u2019apparato militare francese in Africa? La multilateralizzazione della sua politica estera in ambito ONU conviene al resto del mondo? La crisi ivoriana pone in primo piano anche l\u2019urgenza di riformare il Consiglio di Sicurezza, estendendo i seggi permanenti ad altri continenti e cominciando a prevedere un posto per l\u2019Europa (da togliere alla Francia e all\u2019Inghilterra) per creare un\u2019arena di governance internazionale degna di accogliere autentici processi di democratizzazione.<\/p>\n<p>Nicoletta Fagiolo, gennaio 2013<\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p>[1]\u201c3.1.2. Nessun accordo \u00e8 stato raggiunto nei risultati annunciati dal presidente della CEI come previsto dalle procedure; 3.1.3. Il Presidente della CEI ha dichiarato questi risultati da solo, in assenza di altri membri della CEI e dunque in violazione delle disposizioni e procedure della stessa CEI \u201d in Thabo Mbeki, Le Rapport de Thabo Mbeki sur sa mediation en Cote d\u2019Ivoire, dicembre 2010 reperibile qui e Thabo Mbeki , What the world got wrong in Ivory Coast, 29 April 2011, Foreign Policy, reperibile qui.<\/p>\n<p>[2]Per esempio nell\u2019 istanza per l\u2019annullamento del voto presentata da Laurent Gbagbo al Consiglio Costituzionale il 30 novembre 2010 \u00e8 precisato che \u201cin tutto il dipartimento di Ferkessedougou, gravi atti di minacce di morte, d\u2019assassinio, d\u2019intimidazione, di violenza fisica, sequestri di personale, e aggressione sono state perpetrate ai rappresentanti e gli attivisti della maggioranza Presidenziale\u201d; vi sono allegati i processi verbali dei sorveglianti e i rapporti degli osservatori elettorali. L\u2019istanza precisa che i militanti che non avevano lasciato la zona erano ancora perseguitati dopo le elezioni.<\/p>\n<p>[3]Ars\u00e8ne Touho, C\u00f4te D\u2019Ivoire, Le\u00e7ons du 11 avril 2011, l\u2019Harmattan, Paris, p.60<\/p>\n<p>[4]\u201dIl telegiornale RTI della sera del 30 novembre, ha presentato i risultati di \u201d missioni di osservazione \u201d africane di origine sconosciute. Dopo aver specificato la loro presenza in tutte le citt\u00e0 del nord del paese, queste missioni hanno descritto le elezioni in queste aree , \u201cfraudolenti, non trasparenti, segnate dalla violenze\u201d in Rapport final de la Mission d\u2019Observation de l\u2019Union Europ\u00e9enne pour les elections en C\u00f4te d\u2019Ivoire le 31 octobre et le 28 novembre 2010 p. 25 reperibile qui<\/p>\n<p>[5]Fr\u00e9d\u00e9ric Lafont qui<\/p>\n<p>[6]Il rapporto finale della CEDEAO non fu mai reso pubblico. In tutto vi furono una quindicina di missioni di osservatori elettorali. Alcuni Rapporti sul secondo turno delle elezioni sono reperibile qui<\/p>\n<p>[7]Youssouf Fofana, intervista di Nicoletta Fagiolo e Th\u00e9ophile Kouamouo, Accra, Ghana, Giugno 2012.<\/p>\n<p>[8]Charles Onana, C\u00f4te d\u2019Ivoire, Le coup d\u2019\u00e9tat, Paris, \u00e9ditions Duboiris, 2011. p 322<\/p>\n<p>[9]Alain Dogou, Ma v\u00e9rit\u00e9 sur le complot contre Laurent Gbagbo, L\u2019Harmattan, Paris, 2012. p 29<\/p>\n<p>[10]Laurent Gbagbo, Agir pour les Libert\u00e9s, Paris, L\u2019Harmattan, 1991. p. 18<\/p>\n<p>[11]Intervista con Guy Labertit, Nicoletta Fagiolo, Parigi, Aprile 2011.<\/p>\n<p>[12]Il film di Sidiki Bakaba si pu\u00f2 vedere su YouTube<\/p>\n<p>[13]Michel Galy, Guerre \u00e0 l\u2019Afrique? La France en retard d\u2019une d\u00e9colonisation in Grotius International, 30 settembre 2012.<\/p>\n<p>[14]\u00c8 curioso notare che la rivista Juene Afrique fu gi\u00e0 condannata dalla Corte d\u2019Appello di Parigi due volte nel lontano 1986 quando Laurent Gbagbo gli fece due processi per diffamazione, vincendoli ambedue.<\/p>\n<p>[15]Anche l\u2019ex portavoce della forza Licorne, Georges Peillon, si \u00e8 dimesso dal suo lavoro perch\u00e9 infastidito dal comportamento scorretto della stampa francese. La sua testimonianza si pu\u00f2 ascoltare sul sito Cote D\u2019Ivoire Voices.<\/p>\n<p>[16]Il film di Montanaro si pu\u00f2 vedere su YouTube<\/p>\n<p>[17]Per esempio la divisione Nord musulmani, Sud cristiani \u00e8 erronea, perch\u00e9 ci sono pi\u00f9 musulmani al Sud che al Nord della Costa d\u2019Avorio. Thomas Bassett, \u201cNord Musulman and Sud Chr\u00e9tien\u2019: Les moules m\u00e9diatiques de la crise ivoirienne,\u201d Afrique Contemporaine No. 206, 2003.<\/p>\n<p>[18]Bruno Charbonneau, France and the New Imperialism, Security Policy in Sub-Sahatan Africa, Ashgate, 2008. P 154-155<\/p>\n<p>[19]Intervista con Ahoua Don Mello di Th\u00e9ophile Kouamouo e Nicoletta Fagiolo, Accra, Ghana, Giugno, 2012.<\/p>\n<p>[20]Sylvie Bocquet-N\u2019Guessan , C\u00f4te d\u2019Ivoire, le pays d\u00e9chir\u00e9 de mon grand-p\u00e8re, r\u00e9cit, L\u2019Harmattan 2012. p. 44-45 e p.59<\/p>\n<p>[21]Alain Dogou, Ma v\u00e9rit\u00e9 sur le complot contre Laurent Gbagbo, L\u2019Harmattan, Paris, 2012. p 124-125<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Su segnalazione dell\u2019autrice, ripubblichiamo questo approfondito articolo di Nicoletta Fagiolo sulle ultime vicende in Costa d\u2019Avorio a partire dalle controverse elezioni presidenziali del 2010 che hanno provocato un intervento militare sostenuto dalle Nazioni Unite a seguito di un risultato 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