{"id":370893,"date":"2016-09-18T12:02:24","date_gmt":"2016-09-18T11:02:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=370893"},"modified":"2016-09-18T12:02:24","modified_gmt":"2016-09-18T11:02:24","slug":"grandi-alberi-la-poesia-del-nicaragua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/09\/grandi-alberi-la-poesia-del-nicaragua\/","title":{"rendered":"I grandi alberi e la poesia del Nicaragua"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; background: white;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri','sans-serif';\">Carlo Carlucci, scrittore, ex insegnante, \u00e8 tornato in Nicaragua dalla Toscana, dove aveva trascorso gli anni della giovent\u00f9. E da l\u00e0 ci racconta di una societ\u00e0 con problemi ancora apertissimi e tante contraddizioni. Dopo<span class=\"apple-converted-space\">\u00a0<\/span><a href=\"http:\/\/www.ilcambiamento.it\/viaggi\/nicaragua_rivoluzione.html\" target=\"_blank\"><b><span style=\"color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none;\">un esordio<\/span><\/b><\/a><span class=\"apple-converted-space\">\u00a0<\/span>sulla nostalgia della rivoluzione, ecco che arriva la poesia e la forza delle emozioni di una terra dalle grandi contraddizioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; background: white; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; word-spacing: 0px;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri','sans-serif';\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; background: white;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri','sans-serif';\">\u00abInnanzitutto gli alberi, soprattutto i grandi alberi. Crescono alla velocit\u00e0 con cui crescono i bambini. In trent\u2019anni raggiungono la piena maturit\u00e0 e proporzioni colossali. Mi riferisco qui ai tropici almeno, con la terra ferace che c\u2019\u00e8. Nel suo bellissimo libro<span class=\"apple-converted-space\">\u00a0<\/span><em><span style=\"font-family: 'Calibri','sans-serif';\">Siete arboles contra l\u2019aterdecer<\/span><\/em><span class=\"apple-converted-space\"><i>\u00a0<\/i><\/span>Pablo Antonio Cuadra (1912-2002) da poeta narra l\u2019epopea dei sette giganti della natura vegetale, l\u2019epica del loro farsi come piante, l\u2019epopea loro nell\u2019America indigena, la loro relazione con gli umani che popolavano il continente. <\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; background: white;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri','sans-serif';\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; background: white;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri','sans-serif';\">In Nicaragua al momento della Conquista vi erano due culture venute dal nord: la Chorotega, di gran lunga la pi\u00f9 antica e quella dei Nicaraguas, cos\u00ec come ci ha narrato il cronista spagnolo Oviedo. I cinquecento anni dalla Conquista non sono propriamente storia, ci dice con saggezza e ironia Pablo Antonio, ma cronaca; nel senso che l\u2019America ispanica ancora non ha saputo n\u00e9 trovato il modo di esprimere tutte le sue immense potenzialit\u00e0. Ma i tempi marciano rapidi, il grande e rutilante spettacolo offerto da Rio de Janeiro per la chiusura dei giochi olimpici, i fantastici giochi di luce, l\u2019espediente buffo e strano del premier giapponese che viene catapultato a Rio direttamente attraverso una finta, da fumetti, perforazione del globo terrestre, tutti gli atleti di colore incredibilmente felici, a loro agio, tutta la variegata colorazione della pelle di tutti i giovani e meno giovani che appariva per incanto non pi\u00f9 discrimine, ma come infinita ricchezza. <\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; background: white;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri','sans-serif';\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; background: white;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri','sans-serif';\">Tutto ci\u00f2 dava l\u2019impressione che una nuova America fosse in marcia. E improvvisamente ricordavo i tempi delle Olimpiadi di Citt\u00e0 del Messico, con quella foto simbolo dei tre atleti Usa sul podio, tre atleti neri col pugno alzato (black power) e il capo piegato: una vittoria olimpica utilizzata come protesta contro le segregazioni razziali. Ecco il Brasile, melting pot di tutte le razze, l\u2019America Latina tutta stava incominciando a dare una risposta al mondo. <\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; background: white;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri','sans-serif';\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; background: white;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri','sans-serif';\">In Nicaragua i Chorotega erano i<span class=\"apple-converted-space\">\u00a0<\/span><em><span style=\"font-family: 'Calibri','sans-serif';\">democratici,<\/span><\/em><span class=\"apple-converted-space\">\u00a0<\/span>si affidavano alle decisioni di un senato di anziani; il senato nominava in caso di guerra un capo, che veniva destituito cessata l\u2019emergenza. I Nicaraguas o nahualt invece erano una popolazione insediatasi in epoca molto pi\u00f9 recente; erano pi\u00f9 bellicosi e aggressivi, tesi a spodestare i Chorotega e avevano permanentemente un capo, il<span class=\"apple-converted-space\">\u00a0<\/span><em><span style=\"font-family: 'Calibri','sans-serif';\">cacique<\/span><\/em><span class=\"apple-converted-space\">. Da <\/span>qui forse le due tendenze presenti in tutte le societ\u00e0 sudamericane: democrazia vs dittatura. Comunque tracce abbastanza marcate si possono riscontrare tra la popolazione che vive nei paesi che furono fondati e retti dai Nahualt e dai Chorotega. <\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; background: white;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri','sans-serif';\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; background: white;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri','sans-serif';\">Pressoch\u00e9 tutta la toponomastica in Centro America \u00e8 indigena e cos\u00ec i nomi dei piatti della ricchissima cucina nicaraguense. Solo la pizza italiana si \u00e8 ritagliata un posto considerevole, ma ormai \u00e8 universale. Come l\u2019Italia del resto, nel conscio collettivo del mondo (nostri governanti a parte). <\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; background: white;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri','sans-serif';\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; background: white;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri','sans-serif';\">E qui un episodio degli anni Ottanta, quando la guerriglia salvadoregna trovava rifugio e aiuti dal Nicaragua rivoluzionario. I due capi erano il comandante Carpio, che si trovava in quel frangente nella Libia di Gheddafi e la sua vice di stanza a Managua. Una notte la numero due fu uccisa a coltellate. Carpio precipitosamente rientr\u00f2 per assistere assieme a Ortega e agli altri comandanti alla solenne tumulazione della guerrigliera. Due giorni dopo Carpio si<span class=\"apple-converted-space\">\u00a0<\/span><em><span style=\"font-family: 'Calibri','sans-serif';\">suicidava,<\/span><\/em><span class=\"apple-converted-space\">\u00a0<\/span>essendo stato acclarato che il mandante dell\u2019assassinio era lui, geloso della crescente popolarit\u00e0 della numero due. Passa un po\u2019di tempo e in un mercato dove degli amici profughi salvadoregni gestivano una piccola rivendita di frutta e verdura vedo in bella mostra la foto di Carpio. Pensando di avere le traveggole blatero qualcosa tipo che si fossero dimenticati di togliere il ritratto. No, non si erano dimenticati, ma il<span class=\"apple-converted-space\">\u00a0loro <\/span><em><span style=\"font-family: 'Calibri','sans-serif';\">cacique<\/span><\/em><span class=\"apple-converted-space\"><i>\u00a0<\/i><\/span>era pur sempre Carpio. <\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; background: white;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri','sans-serif';\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; background: white;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri','sans-serif';\">Vi \u00e8 in Nicaragua un divario fra la forza espressiva, la maturit\u00e0 e la singolarit\u00e0 della letteratura e l\u2019evolversi difficoltoso e stentato del paese verso una piena e matura democrazia, ma questa \u00e8 una delle varie contraddizioni che noi europei facciamo fatica a comprendere. E cos\u00ec come crescono velocemente gli alberi maestosi, con una velocit\u00e0 ancora pi\u00f9 incredibile si inselvatichisce un campo non pi\u00f9 coltivato, invaso dal cosiddetto<span class=\"apple-converted-space\">\u00a0<\/span><em><span style=\"font-family: 'Calibri','sans-serif';\">charral,<\/span><\/em><span class=\"apple-converted-space\"><i>\u00a0<\/i><\/span>la forza vergine e selvaggia che riprende subito possesso di quella terra che l\u2019uomo ha abbandonato. Emblema questo <em><span style=\"font-family: 'Calibri','sans-serif';\">charral<\/span><\/em><span class=\"apple-converted-space\"><i>\u00a0<\/i><\/span>delle frequenti regressioni di tanti paesi latinoamericani in sanguinose dittature militari. <\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; background: white;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri','sans-serif';\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; background: white;\"><span style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri','sans-serif';\">Ma forse siamo ora entrati in un altro tempo. Simon Bolivar nel vagheggiare l\u2019unificazione dell\u2019America del Sud ribadiva che<span class=\"apple-converted-space\">\u00a0<\/span><em><span style=\"font-family: 'Calibri','sans-serif';\">nosotros los latinos somos un mundo a parte<\/span><\/em>, un mondo dove non esisteva il passato, ma solo il futuro. Per il latinoamericano o iberoamericano l\u2019America dovr\u00e0 essere l\u2019Eden, costi quel che costi. Jos\u00e9 Vasconcelos ha prefigurato quanto noi abbiamo avvertito e presentito nella grande festa di chiusura dei Giochi Olimpici a Rio:<span class=\"apple-converted-space\">\u00a0<\/span><em><span style=\"font-family: 'Calibri','sans-serif';\">la predestinazione del Nuovo Continente \u00e8 quella di costruire la culla di una quinta razza nella quale si fonderanno inevitabilmente tutti i popoli.<\/span><\/em><span class=\"apple-converted-space\">\u00a0<\/span>Pablo Antonio Cuadra, punta emergente del sorprendente iceberg della cultura nicaraguense, tra i suoi innumerevoli scritti ha lasciato in<span class=\"apple-converted-space\">\u00a0<\/span><em><span style=\"font-family: 'Calibri','sans-serif';\">Otro rapto de Europa,<\/span><\/em><span class=\"apple-converted-space\"><i>\u00a0<\/i><\/span>le sue note di viaggio in Italia (soprattutto), in Francia e in Germania.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Carlucci, scrittore, ex insegnante, \u00e8 tornato in Nicaragua dalla Toscana, dove aveva trascorso gli anni della giovent\u00f9. 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