{"id":36360,"date":"2013-02-02T18:59:54","date_gmt":"2013-02-02T18:59:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=36360"},"modified":"2016-04-04T19:24:35","modified_gmt":"2016-04-04T18:24:35","slug":"modi-nonviolenti-per-cambiare-un-regime","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/02\/modi-nonviolenti-per-cambiare-un-regime\/","title":{"rendered":"Il senso dell&#8217;azione nonviolenta"},"content":{"rendered":"<p><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>Discorso di Tomas Hirsch alla Conferenza Internazionale per la Pace &#8220;Modi nonviolenti per cambiare un regime&#8221; . Monaco, 1 e 2 febbraio 2013.<\/strong><\/p>\n<p>Devo dire che il titolo di questa conferenza \u00e8 alquanto discutibile.<\/p>\n<p>In primo luogo \u2013 e\u00a0 non lo dico come critica, ma per stimolare la riflessione \u2013 se mi viene chiesto di parlare dei modi nonviolenti per cambiare un regime, \u00e8 perch\u00e9 in fondo si suppone esista la possibilit\u00e0 di un cambiamento di regime attraverso la violenza. Evidentemente essa \u00e8 ancora installata nella testa di molti di noi: crediamo che possa produrre i cambiamenti desiderati, mentre la nonviolenza appare solo come una possibilit\u00e0 in pi\u00f9 rispetto a quelle esistenti.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di una posizione etica che ci porta a rifiutare il suo uso, bisogna chiedersi se la violenza possa produrre davvero un cambiamento. Esistono esempi reali del fatto che abbia modificato davvero una situazione politica, economica o sociale?<\/p>\n<p>Per rispondere dovremo metterci d\u2019accordo su cosa intendiamo per violenza. \u00a0Di sicuro siamo tutti convinti che picchiare qualcuno \u00e8 un atto di violenza. Non esistono dubbi al riguardo. Al di l\u00e0 della violenza fisica, per\u00f2, la sua essenza \u00e8 impedire l\u2019espressione della libert\u00e0 dell\u2019altro e questo posso farlo picchiandolo, ma anche in modi meno vistosi, ma ugualmente mostruosi.<\/p>\n<p>Se costruisco un muro intorno a una citt\u00e0 o a un paese e controllo tutto ci\u00f2 che entra o esce, questa \u00e8 violenza. Se un sistema finanziario limita il mio diritto all\u2019alimentazione, alla casa, all\u2019istruzione e alla sanit\u00e0 caricandomi di debiti, interessi e impegni speculativi di difficile comprensione, questa \u00e8 violenza. La violenza fisica e la violenza economica sono diverse solo in apparenza. E cosa mi dite della violenza psicologica? Conosciamo bene la manipolazione delle coscienze e la generazione della paura attraverso la propaganda e il controllo dell\u2019informazione.<\/p>\n<p>Tutte le forme di limitare la libert\u00e0 di un altro essere umano o di un\u2019intera societ\u00e0, con la forza, \u00a0con il controllo della soggettivit\u00e0 o con il controllo dei mezzi per sopravvivere sono forme di violenza, perch\u00e9 annullano ci\u00f2 che \u00e8 essenziale nell\u2019essere umano: la sua libert\u00e0.<\/p>\n<p>Nel 1900 grandi momenti dell\u2019umanit\u00e0 in termini di nonviolenza sono stati per esempio la creazione delle Nazioni Unite, lo straordinario processo di decolonizzazione da cui sono nati la maggior parte degli attuali stati e il disarmo unilaterale avviato dall\u2019Unione Sovietica di Gorbachov. Tra gli eventi pi\u00f9 recenti si pu\u00f2 citare la decisione da parte della Germania e del Giappone di chiudere le centrali nucleari nei prossimi trent\u2019anni. Esiste una forza che lotta per la vita e il superamento della sofferenza, ma\u00a0 questi modelli vengono rapidamente degradati per rallentare la loro realizzazione e squalificati come esempi da seguire.<\/p>\n<p>Dobbiamo stare attenti a non cadere nella trappola di credere che per sradicare la violenza sia sufficiente sostituire un governante con un altro, meno crudele e pi\u00f9 democratico. Magari questo nuovo governante ridurr\u00e0 la violenza fisica, la brutalit\u00e0 della tortura, la scomparsa delle persone, ma questo non significa in alcun modo la fine della violenza.<\/p>\n<p>La violenza vissuta ogni giorno da milioni di persone \u00e8 economica, razziale, religiosa, generazionale, sessuale e psicologica. Quando cade un regime dittatoriale finisce la violenza pi\u00f9 esplicita e brutale e tutti sono felici di questo cambiamento, ma in realt\u00e0 dietro a questo\u00a0 evento tanto vistoso si mantengono tutte le altre forme di violenza. Se non c\u2019\u00e8 una chiara direzione verso un cambiamento strutturale, tutti i progressi fatti possono svanire facilmente e alla fine non modificare niente.<\/p>\n<p>E\u2019 andata cos\u00ec in Cile, dove abbiamo vissuto per 17 anni sotto una delle peggiori dittature del mondo e alla fine siamo riusciti a rovesciarla con un plebiscito da loro stessi ideato. Non \u00e8 il caso di ricordare qui tutto questo lungo processo, ma lasciatemi dire che 22 anni dopo la fine della dittatura abbiamo ancora la stessa Costituzione antidemocratica creata da Pinochet. Viviamo ancora in un sistema assai poco democratico, venduto all\u2019estero come un esempio di successo, ma profondamente ingiusto.<\/p>\n<p>Giro il mondo da 15 anni per spiegare i fallimenti di questo apparente successo e trovo da tutte le parti un\u2019immagine spettacolare del processo cileno. La ragione di questa buona immagine \u00e8 molto semplice: a darla \u00e8 chi ha beneficiato della continuit\u00e0 del modello economico, politico e sociale ereditato dalla dittatura. I pensionati che hanno visto svanire le loro pensioni, le minoranze sessuali che continuano a essere discriminate, gli studenti costretti a indebitarsi\u00a0 al di l\u00e0 di ogni immaginazione, le donne povere che non riescono a sopravvivere con i loro salari da fame, gli abitanti delle zone inquinate\u00a0 che si ammalano e muoiono, i \u00a0Mapuches a cui hanno rubato le terre non hanno avuto i soldi e la possibilit\u00e0 di denunciare al mondo il loro dramma, n\u00e9 tanto meno ottengono nei mezzi di comunicazione lo spazio per far conoscere la loro realt\u00e0. Ho girato tanti paesi per anni denunciando la situazione cilena e mi hanno guardato come un tipo strano e negativo, incapace di vedere <em>\u201cil successo spettacolare della transizione cilena\u201d.<\/em> Tutto questa ha cominciato a cambiare l\u2019anno scorso, grazie alle gigantesche mobilitazioni studentesche che hanno mostrato al mondo come la realt\u00e0 cilena sia molto diversa da quella presentati dai potenti.<\/p>\n<p>Vengo da un paese che dopo quasi trent\u2019anni di crescita economica permanente presenta una delle peggiori distribuzioni della ricchezza al mondo. Questa \u00e8 violenza.<\/p>\n<p>In Cile, paese di laghi e ghiacciai, l\u2019acqua \u00e8 privata e la sua propriet\u00e0 \u00e8 regolata da una legge unica al mondo. L\u2019elettricit\u00e0, il gas e ogni forma di energia sono stati privatizzati dai cosiddetti governi di centro-sinistra. I diritti di pesca sono stati assegnati da poche settimane a sette potenti famiglie, senza una gara e per sempre. Il rame, la nostra maggiore ricchezza,\u00a0 che un tempo apparteneva a tutti i cileni, oggi \u00e8 sfruttato da poche multinazionali che se lo portano via senza quasi pagare tasse, solo una royalty cos\u00ec bassa da essere una vergogna nazionale. \u00a0Ogni anno il mio paese perde miliardi di dollari solo per le imposte non pagate dalle imprese minerarie private. In Cile si \u00e8 privatizzato tutto, ma proprio tutto. Le grandi manifestazioni studentesche che avete visto l\u2019anno scorso chiedevano un diritto elementare come quello all\u2019educazione gratuita e di buon livello e sono state represse con la brutalit\u00e0 tipica dei peggiori regimi autoritari. In Cile l\u2019istruzione \u00e8 privata e rappresenta un ottimo affare per chi la controlla. Lo stesso succede con la sanit\u00e0 e la sicurezza sociale. Si continua a rubare la terra al popolo mapuche, portandogli via ci\u00f2 che gli appartiene. Tutto questo E\u2019 violenza. Il mio paese fornisce dunque la miglior dimostrazione che estirpare la brutalit\u00e0 di una dittatura non significa la fine della violenza. In realt\u00e0 gli amministratori civili hanno sostituito quelli militari, mantenendo lo stesso sistema. I civili sono pi\u00f9 presentabili e all\u2019esterno si \u201cvendono\u201d \u00a0meglio dei militari, ma non lasciamoci ingannare: di fondo mantengono e approfondiscono un sistema violento. Se prima la violenza era fisica, oggi \u00e8 economica, soprattutto a partire da un sistema finanziario speculativo che sta asfissiando gli individui e le piccole imprese.<\/p>\n<p>Qualcuno potrebbe chiedere: \u201cQuello che stai descrivendo non \u00e8 la prova che la nonviolenza non riesce a modificare le strutture sociali? Cos\u2019\u00e8 rimasto della speranza che si risvegli\u00f2 dappertutto quando Allende sal\u00ec al potere sostenuto da milioni di cileni che volevano un mondo migliore?\u201d Risponder\u00f2 che sebbene in Cile si viva ancora una situazione penosa, forse proprio perch\u00e9 ci \u00e8 toccata la sfortuna di fare da cavie ai Chicago Boys di Milton Friedman, forse perch\u00e9 il sistema si rifiuta di abbandonare questo modello iniziale in un mondo in cui il fallimento neo-liberista \u00e8 ormai evidente, forse proprio per questo in un Sudamerica umiliato dai militari al servizio della strategia degli Stati Uniti oggi soffiano venti di pace e benessere sociale, di inclusione, di fratellanza, di avvicinamento all\u2019umanesimo senza precedenti nella sua storia. E questo \u00e8 anche l\u2019eredit\u00e0 di ci\u00f2 che cominci\u00f2 a manifestarsi nei movimenti degli anni Settanta e che nessun\u00a0 regime potr\u00e0 mai soffocare.<\/p>\n<p>Vorrei per\u00f2 allontanarsi dal caso specifico del Cile per condividere con voi alcune riflessioni pi\u00f9 generali sul tema.<\/p>\n<p>Sappiamo bene che la situazione attuale \u00e8 critica dovunque ed \u00e8 caratterizzata dalla povert\u00e0 di vaste regioni, dal conflitto tra culture, dovuto al tentativo di una di esse di imporsi come unica e universale e dalla discriminazione che contamina la vita quotidiana di ampli settori della popolazione. Esistono oggi conflitti armati in numerosi punti e simultaneamente una profonda crisi del sistema finanziario internazionale.<\/p>\n<p>Dobbiamo sottolineare che il problema pi\u00f9 urgente da risolvere \u00e8 quello delle armi nucleari e delle armi di distruzione di massa, che aumentano giorno dopo giorno, minacciando la vita sulla terra. Non possiamo restare in balia della follia momentanea di un leader o di un gruppo che acquisisce la capacit\u00e0 di produrre una bomba atomica e non possiamo nemmeno accettare che un \u00a0semplice incidente scateni un\u2019ecatombe fuori da ogni controllo. La pericolosit\u00e0 delle attuali armi ci obbliga a considerarle un fattore prioritario nello sforzo per costruire un mondo differente. Il disastro di Fukushima in Giappone ha mostrato quanto sia pericolosa anche l\u2019energia nucleare a uso civile. Provate a immaginare quello che pu\u00f2 significare il suo uso intenzionale per la distruzione.<\/p>\n<p>Se alcuni paesi possiedono armi nucleari, quale argomentazione coerente possono usare per \u00a0impedire ad altri di fare la stessa cosa? Come si pu\u00f2 giustificare la richiesta all\u2019Iran, al Brasile o a qualsiasi altro paese di non diventare potenze nucleari? Non esiste una ragione logica che giustifichi il fatto che alcuni paesi possono detenere armi nucleari e altri no. La tesi della deterrenza nucleare non funziona pi\u00f9 ora che la tecnologia \u00e8 alla portata di qualsiasi gruppo dotato di una minima organizzazione.<\/p>\n<p>Mentre le potenze continentali e regionali si mostrano i denti minacciose, le popolazioni soffrono dovunque, compresa in quest\u2019Europa che pensava di essersi lasciata alle spalle la lotta per la sopravvivenza.<\/p>\n<p>E\u2019 urgente creare coscienza a favore della pace e del disarmo. Nell\u2019immediato abbiamo bisogno di \u00a0creare condizioni ed esigere con tutti i mezzi a nostra disposizione:<\/p>\n<p>1- il disarmo nucleare mondiale<\/p>\n<p>2- il ritiro immediato delle truppe d\u2019invasione dai territorio occupati<\/p>\n<p>3- la riduzione progressiva e proporzionale degli armamenti<\/p>\n<p>4- la firma di trattati di non aggressione tra paesi<\/p>\n<p>5- la rinuncia dei governi a utilizzare le guerre come forma per risolvere i conflitti<\/p>\n<p>Tuttavia in ultima istanza il superamento della violenza non si pu\u00f2 realizzare solo grazie a un cambiamento sociale. La sua radice non sta nel sistema sociale, ma nel nostro psichismo e ognuno dovr\u00e0 fare uno sforzo per superarla in se stesso. C\u2019\u00e8 bisogno di un cambiamento simultaneo, grazie al quale man mano che andiamo migliorando il sistema sociale, \u00a0comprendiamo anche qual \u00e8 la radice della violenza in noi e come superarla. Non \u00e8 un tema semplice, ha a che vedere con l\u2019essenza dell\u2019essere umano e tocca le nostre credenze pi\u00f9 profonde. Riguarda la comunicazione con gli altri e con se stessi e in definitiva le domande fondamentali sul senso della vita, su chi siamo e dove andiamo.<\/p>\n<p>E se qualcuno torner\u00e0 a insistere che il cambiamento nonviolento \u00e8 solo un sogno lontano e irraggiungibile, gli dir\u00f2 di guardare meglio e notare i sintomi del nuovo mondo che \u00e8 gi\u00e0 qui, molto vicino e tra di noi.<\/p>\n<p>Nel corso dell\u2019ultimo anno abbiamo visto i segnali di una nuova sensibilit\u00e0 che sta emergendo.<\/p>\n<p>A cominciare dal mondo arabo, essa si \u00e8 manifestata in vari punti. Una nuova generazione ha fatto irruzione nel paesaggio sociale con un nuovo stile, un nuovo linguaggio, nuove forme di organizzazione. Lo abbiamo visto negli Indignati in Spagna e nei movimenti in Europa, in \u00a0Occupy Wall Street negli Stati Uniti e nelle centinaia di migliaia di studenti che hanno manifestato in Cile. In Russia, in Cina e in Occidente molti chiedono maggiore democrazia. Questa nuova sensibilit\u00e0 \u00e8 ancora viva nelle piazze e nelle strade. Detesta la violenza, rifiuta il verticalismo, aborre la discriminazione ed \u00e8 in grado di organizzare mobilitazioni di massa, planetarie e simultanee. All\u2019inizio il sistema \u00e8 stato colto di sorpresa ed \u00e8 rimasto senza risposte davanti a questa sensibilit\u00e0 che emergeva come un turbine vitale, ma poi ha scatenato una repressione brutale e in alcuni luoghi ha lanciato accuse in mala fede di legami con gruppi armati che promuovono una guerra civile e sono mossi da interessi molto lontani dalla democrazia e la giustizia sociale. Nonostante la repressione e le calunnie, per\u00f2, questa sensibilit\u00e0 esiste e continuer\u00e0 a dare segnali di una nuova mentalit\u00e0 universalista, non discriminatoria e nonviolenta.<\/p>\n<p>In questo scenario sociale vorrei parlare del ruolo che pu\u00f2 avere l\u2019Umanesimo Universalista nel momento attuale. Riprendendo le parole di Silo, fondatore del Movimento Umanista: \u201c<strong><em>Ci interessa un umanesimo che contribuisca al miglioramento della vita, che crei un fronte contro la discriminazione, il fanatismo, lo sfruttamento e la violenza. In un mondo che corre verso la globalizzazione e che mostra i sintomi dello scontro tra culture, etnie e regioni, deve esistere un umanesimo universalista, plurale, basato sulla convergenza.<\/em><\/strong><em> In un mondo in cui i paesi, le istituzioni ed i rapporti umani tendono a destrutturarsi, deve esistere un umanesimo capace di stimolare la ricomposizione delle forze sociali. In un mondo che ha smarrito il senso e la direzione della vita deve esistere un umanesimo capace di creare una nuova atmosfera di riflessione, grazie alla quale venga meno l&#8217;opposizione irriducibile tra il personale e il sociale o tra il sociale e il personale. Ci interessa un umanesimo creativo, non un umanesimo ripetitivo. Un nuovo umanesimo che abbia chiari i paradossi di quest&#8217;epoca e aspiri a risolverli<\/em><em>&#8220;.<\/em><em><\/em><\/p>\n<p>Vorrei fare un\u2019ultima riflessione. Quando smetter\u00e0 l\u2019essere umano di ricorrere alla violenza? Crediamo che questo succeder\u00e0 unicamente quando essa gli produrr\u00e0 una repulsione viscerale, quando il suo corpo la rifiuter\u00e0 come qualcosa di tossico e pericoloso per la vita. Questo non \u00e8 ancora accaduto ed \u00e8 un cambiamento fisiologico che potrebbe richiedere moltissimo tempo.<\/p>\n<p>Si pone allora la domanda di come contribuire all\u2019accelerazione di questo processo. E\u2019 proprio questo il senso dell\u2019azione nonviolenta che promuoviamo ogni giorno.<\/p>\n<p>Stiamo contribuendo in modo umile ma importante al processo storico, perch\u00e9 l\u2019essere umano avanzi da una preistoria in cui la violenza fa parte del suo agire quotidiano a una storia in cui essa venga ricordata come qualcosa di appartenente a un altro tempo.<\/p>\n<p>Noi, umanisti di diverse parti del mondo, stiamo dando il nostro contributo in questa direzione, senza nemmeno sapere se potremo vedere il grande cambiamento a cui aneliamo.<\/p>\n<p>E forse \u00e8 proprio questo l\u2019aspetto pi\u00f9 ispiratore della nostra azione. Un\u2019azione che \u00a0non termina in noi stessi. Non stiamo promuovendo la nonviolenza per una questione personale; stiamo lavorando per la costruzione di una societ\u00e0 nonviolenta, per garantire che le future generazioni possano vivere in condizioni degne. Lo facciamo anche per riconoscere e ringraziare tutti quelli che ci hanno preceduto nel lungo cammino percorso dall\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>E lo facciamo soprattutto per garantire la continuit\u00e0 dell\u2019essere umano verso un futuro aperto, libero e luminoso.<\/p>\n<p>Molte grazie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Discorso di Tomas Hirsch alla Conferenza Internazionale per la Pace &#8220;Modi nonviolenti per cambiare un regime&#8221; . Monaco, 1 e 2 febbraio 2013. Devo dire che il titolo di questa conferenza \u00e8 alquanto discutibile. 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