{"id":36058,"date":"2013-01-31T16:22:26","date_gmt":"2013-01-31T16:22:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=36058"},"modified":"2016-04-02T09:35:45","modified_gmt":"2016-04-02T08:35:45","slug":"finmeccanica-una-holding-per-la-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/01\/finmeccanica-una-holding-per-la-guerra\/","title":{"rendered":"Finmeccanica. Una holding per la guerra"},"content":{"rendered":"<p>Met\u00e0 bancomat per alimentare il sistema di corruzione politico nazionale e met\u00e0 centro dispensatore di incarichi, consulenze e prebende per mogli, amanti e figli dei potenti di turno. Dopo la Fiat, Finmeccanica \u00e8 la seconda holding industriale d\u2019Italia: produce aerei, elicotteri, locomotive, carri armati, missili, satelliti e centri di telecomunicazione, con una spiccata vocazione per gli strumenti di morte da esportare ad ogni esercito in guerra. Dal 2009 \u00e8 tra le dieci regine del complesso militare industriale mondiale e ha intrecciato partnership con i giganti d\u2019oltreoceano moltiplicando ordini e commesse. Una gallina dalle uova d\u2019oro per manager e azionisti, tra questi ultimi il Ministero dell\u2019economia e delle finanze della Repubblica italiana che ancora controlla il 30,2% del pacchetto azionario.<\/p>\n<p>Eppure l\u2019holding esprime il volto peggiore della <em>res publica<\/em>. E non certo solo per quello che produce o per i sanguinari clienti di fiducia. Grazie ad un complesso meccanismo di scatole cinesi, rigorosamente con sedi all\u2019estero, Finmeccanica gode d\u2019immensi privilegi fiscali al limite dell\u2019evasione. Negli ultimi tempi, poi, \u00e8 sempre pi\u00f9 dentro alle cronache giudiziarie, oggetto d\u2019inchieste delle Procure di mezza Italia. Come quella sugli affari a suon di tangenti tra l\u2019Enav, l\u2019ente nazionale per l\u2019assistenza al volo, e la controllata Selex Sistemi Integrati che ha costretto il potente amministratore delegato di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini e la moglie Marina Grossi (ad di Selex) ad abbandonare prematuramente i profumatissimi incarichi. Tira brutta aria pure per il successore di Guarguaglini, Giuseppe Orsi, indagato per corruzione internazionale e riciclaggio relativamente alla fornitura di 12 elicotteri AugustaWestland alle forze armate dell\u2019India, una commessa che secondo i magistrati romani avrebbe comportato il versamento di tangenti per 41 milioni di euro ad alcuni funzionari indiani e di 10 milioni alla Lega di Bossi.<\/p>\n<p>Sempre a Roma s\u2019indaga sulle presunte tangenti versate durante la vendita al Comune di bus prodotti da Breda-Menarini, altra controllata Finmeccanica. E pure sulle consulenze \u201cinutili\u201d che sarebbero state affidate a Lisa Lowenstein, cittadina statunitense ed ex moglie di Vittorio Grilli, odierno ministro dell\u2019Economia. A met\u00e0 ottobre, su ordine dei magistrati di Napoli, \u00e8 stato ordinato l\u2019arresto dell\u2019ex-direttore commerciale di Finmeccanica, Paolo Pozzessere, nell\u2019ambito dell\u2019inchiesta sulle presunte tangenti per la vendita di aerei ed elicotteri a Panama e Russia e, con Fincantieri, di unit\u00e0 navali al Brasile. E nelle indagini \u00e8 stato coinvolto pure l\u2019ex ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola.<\/p>\n<p>Un mese prima, invece, era finito in manette Pierluigi Romagnoli, ex manager Alenia-Finmeccanica e responsabile export di EADS, il consorzio internazionale di cui l\u2019holding \u00e8 socia nella produzione dei cacciabombardieri \u201cEurofighter Typhoon\u201d. Romagnoli \u00e8 stato accusato di bancarotta fraudolenta e riciclaggio e nel mirino degli inquirenti c\u2019\u00e8 la vendita sospetta di 15 aerei alle forze armate austriache.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo anno \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 difficili della storia di Finmeccanica anche dal punto di vista economico-finanziario. Nel 2011 tutti i risultati del gruppo sono stati negativi: sono stati persi 2.306 milioni di euro, contro i 557 guadagnati nel 2010. Gli ordini sono calati del 22%, attestandosi a 17.434 milioni e i ricavi sono scesi del 7% rispetto all\u2019anno precedente. Dati ancora pi\u00f9 drammatici sul fronte occupazione: nell\u2019ultimo biennio, Finmeccanica \u00e8 passata da 75.000 a 69.000 dipendenti. L\u2019indebitamento finanziario netto \u00e8 stato stimato il 30 giugno 2012 a 4,656 miliardi di euro, mentre il valore delle azioni \u00e8 precipitato a 3,8 euro quando solo cinque anni prima ne valevano 21,2. A complicare il quadro \u00e8 giunta qualche settimana fa la notizia del declassamento del rating dell\u2019azienda da parte di Moody\u2019s da <em>Alta<\/em> ad <em>Accettabile capacit\u00e0 di ripagare i debiti a breve termine<\/em>.<\/p>\n<p>Nonostante siano state le scelte di puntare all\u2019espansione del comparto bellico a danno di quello civile ad accelerare la crisi di Finmeccanica (secondo l\u2019Istituto di ricerche svedese per la pace Sipri, il 58% del fatturato \u00e8 generato da vendite di armi), l\u2019ultimo Cda ha presentato un piano di \u201crilancio aziendale\u201d che punta a concentrare gli sforzi quasi esclusivamente nel settore aerospaziale e delle telecomunicazioni militari. Tra gli obiettivi a breve e medio termine spiccano la dismissione delle aziende che operano nel settore dell\u2019energia e dei trasporti (da cui i manager sperano di ricavare almeno un miliardo di euro) e l\u2019applicazione di \u201cinterventi di risparmio e razionalizzazione\u201d come ad esempio il \u201ctaglio\u201d di oltre 900 dipendenti nelle industrie aeree. Prevista infine l\u2019emissione di <em>corporate bond<\/em> per non meno di 750 milioni di euro, misura che sovraesporr\u00e0 debitoriamente l\u2019holding con il sistema bancario.<\/p>\n<p>Intanto proseguono le ristrutturazioni e le fusioni aziendali nel settore a prevalente produzione bellica. Il polo aeronautico vede adesso operare congiuntamente Alenia e Aermacchi: si realizzano i cacciabombardieri \u201cTornado\u201d ed \u201cEurofighter\u201d, i velivoli da trasporto tattico C-27J \u201cSpartan\u201d e gli aerei d\u2019addestramento M-346 ed MB-339. L\u2019azienda \u00e8 anche la capo commessa in Italia per il <em>Joint Strike Fighter<\/em> F-35, il supercostoso bombardiere di ultima generazione a capacit\u00e0 nucleare ed \u00e8 la seconda maggior partecipante nel programma europeo \u201cNeuron\u201d per lo sviluppo di un nuovo velivolo d\u2019attacco a pilotaggio remoto (UCAV). Sempre nell\u2019ambito dei sistemi senza pilota che stanno rivoluzionando le strategie di guerra aerea del XXI secolo, Alenia Aermacchi sta sperimentando i dimostratori volanti \u201cSky-X\u201d e \u201cSky-Y\u201d.<\/p>\n<p>Nel settore degli elicotteri militari, la holding conta su AugustaWestland, societ\u00e0 produttrice dei modelli \u201cNH90\u201d, \u201cAW129\u201d e \u201cSuper Lynx 300\u201d e che sta per commercializzare il <em>convertiplano BA609<\/em> (un ibrido di guerra, met\u00e0 elicottero e met\u00e0 aereo) e gli elicotteri \u201cFuture Lynx\u201d e \u201cAW149\u201d. Grazie ad Oto Melara, Finmeccanica controlla inoltre una fetta del mercato internazionale delle artiglierie navali e terrestri, dei carri armati, dei blindati e dei sistemi antiaerei. Attraverso le controllate Selex Sistemi Integrati, Selex Communications e Selex Galileo (dal 1\u00b0 gennaio 2013 opereranno tutte sotto il marchio di Super Selex), il gruppo si \u00e8 affermato nel business dell\u2019elettronica e dei sistemi di comando, controllo, comunicazioni e intelligence. Sta assumendo sempre pi\u00f9 importanza pure il settore spaziale, dove Finmeccanica opera attraverso Telespazio (una joint venture con la francese Thales), tra i principali operatori mondiali nella gestione di satelliti, civili e militari. Altra joint venture di importanza strategica \u00e8 MBDA, azienda leader nella produzione di sistemi missilistici, dove Finmeccanica \u00e8 presente insieme ai colossi europei BAE Systems ed EADS.<\/p>\n<p>Nonostante l\u2019ampio ventaglio di clienti internazionali (compresi quei paesi che dovrebbero essere posti sotto embargo perch\u00e9 belligeranti o violatori dei diritti umani), nell\u2019ultima decade \u00e8 cresciuto il pressing e il corteggiamento dei dirigenti di Finmeccanica verso l\u2019Alleanza Atlantica e il suo paese-guida, gli Stati Uniti d\u2019America. E gli affari non sono certo mancati.<\/p>\n<p>Lo scorso mese di aprile Alenia Aermacchi si \u00e8 aggiudicata un contratto dalla <em>Netma &#8211; Nato Eurofigthter and Tornado Management Agency<\/em> del valore di oltre 500 milioni di euro per la fornitura di servizi di supporto tecnico-logistico ai velivoli del programma \u201cEurofighter\u201d in 4 nazioni (Italia, Germania, Spagna e Regno Unito). Selex Elsag, specializzata nella progettazione dei sistemi di comunicazione militare, in collaborazione con il colosso statunitense Northrop Grumman, ha ottenuto dall\u2019agenzia <em>Consultation, Command and Control NC3A<\/em> della Nato un contratto di 58 milioni di euro per l\u2019implementazione e la gestione del programma <em>Computer Incident Response Capability (NCIRC) &#8211; Full Operating Capability (FOC)<\/em>. Esso interesser\u00e0 circa 50 tra siti e comandi dell\u2019Alleanza in 28 paesi ed \u00e8 finalizzato a \u201crilevare e rispondere in modo rapido ed efficace a minacce e vulnerabilit\u00e0 legate alla sicurezza informatica (<em>Cyber Security<\/em>)\u201d. Al programma \u00e8 prevista pure la partecipazione di Vega, la societ\u00e0 di consulenza ingegneristica nel settore aerospaziale e della difesa, acquistata da Finmeccanica nel 2008 in Gran Bretagna. Sempre in ambito Nato, Selex Elsag gestir\u00e0 l\u2019ammodernamento dei centri di telecomunicazioni satellitari di Kester (Belgio), Lughezzano (Verona), Oglaganasi (Turchia) e Atalanti (Grecia), nonch\u00e9 la formazione e l\u2019addestramento del personale militare presso la <em>NATO Communications &amp; Information Systems School<\/em> di Borgo Piave, Latina.<\/p>\n<p>Nel maggio 2011, la <em>NATO Air Command and Control System Management Agency (NACMA) <\/em>aveva affidato a Selex un altro importante contratto del valore di 30 milioni di euro, per la fornitura e l\u2019installazione di sistemi di comunicazione in diversi siti terrestri di Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna, Turchia e Ungheria, nell\u2019ambito della cosiddetta <em>Rete Link 16<\/em> che consente lo scambio dati con i vettori dell\u2019Alleanza nello spazio aereo europeo. Nell\u2019ultimo biennio, l\u2019agenzia NACMA ha affidato a Selex Sistemi Integrati anche l\u2019installazione nei siti Nato in Ungheria e Norvegia di 173 posti operatore del sistema di comando e controllo aereo ACCS e l\u2019integrazione di 230 sensori per tutti gli undici siti di replica ACCS dell\u2019Alleanza (importo complessivo 24,5 milioni di euro).<\/p>\n<p>In ambito Nato, Finmeccanica \u00e8 in corsa per aggiudicarsi una porzione consistente del business relativo all\u2019acquisizione di nuovi sistemi di comando, telecomunicazione e intelligence e di \u201cdifesa\u201d dai missili balistici e di teatro. A fine ottobre, la <em>NATO Communications and Information Agency<\/em> ha annunciato di essere pronta a spendere in questi settori sino a 2,1 miliardi di euro nei prossimi 18 mesi. Sistemi radar made in Italy per la \u201ccostruzione di un\u2019architettura anti-missili balistici\u201d sarebbero stati testati \u201ccon successo\u201d in occasione di un\u2019esercitazione multinazionale (<em>Ensemble Test 2<\/em>) condotta da quest\u2019ultima agenzia dal 25 al 29 settembre scorso. \u201cI test hanno confermato la compatibilit\u00e0 del nuovo sensore italiano con la nuova architettura di difesa missilistica dell\u2019Alleanza\u201d, ha dichiarato il direttore del programma, Alessandro Pera. Nel corso dell\u2019esercitazione sono stati provati inoltre i \u201csistemi di difesa da missili superficie-aria a medio raggio\u201d di coproduzione franco-italiana e il nuovissimo <em>Principal Anti Air Missile System (PAAMS), <\/em>il sistema di armi anti-aeree che sar\u00e0 installato a bordo delle fregate europee di nuova generazione \u201cHorizon\u201d. A capo di PAAMS c\u2019\u00e8 un consorzio di aziende internazionali il cui 77% dei capitali \u00e8 in mano a MBDA (partecipata Finmeccanica), mentre nella produzione delle nuove unit\u00e0 da guerra sono presenti Fincantieri e la stessa Finmeccanica.<\/p>\n<p>L\u2019holding italiana si \u00e8 preparata da tempo all\u2019appuntamento con lo scudo anti-missili che la Nato intende dislocare anche \u201cfuori dai confini geografici dell\u2019alleanza\u201d per la \u201cprotezione\u201d delle unit\u00e0 impegnate in operazioni internazionali. Nel settembre 2005, Finmeccanica \u00e8 entrata a far parte di <em>Alliance Shield<\/em>, un consorzio di cui fanno parte, tra gli altri, BAE Systems e Lockheed Martin. Risale allo stesso periodo il consolidamento della partnership di Finmeccanica con il colosso statunitense delle armi: fu firmato infatti pure l\u2019accordo capestro per la produzione di piccole componenti dell\u2019F-35 (Lockheed \u00e8 il <em>prime contractor<\/em> Nato ed extra Nato del cacciabombardiere) e, attraverso MBDA, per lo sviluppo del controverso programma di \u201cdifesa\u201d aerea a corto e medio raggio \u201cMEADS\u201d, progettato in ambito alleato in vista della sostituzione del sistema \u201cPatriot\u201d negli Stati Uniti e in Germania e \u201cNike Hercules\u201d in Italia. Al \u201cMEADS\u201d Lockheed Martin partecipa con il 58% delle spese; il resto \u00e8 sulle spalle di Germania (25%) e Italia (17%).<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di un analista ha rilevato come scudi stellari, F-35 e MEADS siano stati inseriti all\u2019interno di un pi\u00f9 ampio piano di cooperazione bilaterale Italia-Usa che ha consentito, da una parte, l\u2019accesso di Finmeccanica alle commesse del Pentagono e, dall\u2019altra, la piena disponibilit\u00e0 dei governi nazionali (quello di centrosinistra con Prodi, quello di centrodestra con Berlusconi e l\u2019\u2019odierno \u201ctecnico\u201d di Monti) a concedere l\u2019uso del territorio italiano per i piani di riarmo di Washington (il Dal Molin di Vicenza, Sigonella \u201ccapitale mondiale dei droni\u201d, i Comandi US Africom a Vicenza e Napoli, l\u2019installazione del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari MUOS a Niscemi, di cui proprio Lockheed \u00e8 il principale contractor).<\/p>\n<p>\u201cIl raddoppio della base americana di Vicenza sta terremotando il governo Prodi, che ha deciso in quella direzione, forse, anche per evitare di compromettere eventuali commesse militari che il Pentagono potrebbe, a breve, assegnare ad aziende italiane\u201d, segnal\u00f2 Luciano Bertozzi sul mensile <em>Nigrizia<\/em> nel numero del febbraio 2007. \u201cDel resto, Finmeccanica \u00e8 in lizza per la fornitura alle forze armate di Washington di un grande numero di aerei da trasporto militari, ma soprattutto \u00e8 in ballo la realizzazione dell\u2019aereo pi\u00f9 costoso della storia il JSF o F35, che sar\u00e0 adottato, oltre che dagli Usa, anche da numerosi Paesi Nato, con un giro di affari di molti miliardi di dollari\u2026\u201d. Una specie di <em>do ut des,<\/em> commesse in cambio di basi, facilitato dall\u2019incondizionato sostegno italiano agli interventi Usa e Nato in Afghanistan e Iraq nel nome della \u201clotta al terrorismo\u201d internazionale. Tra i maggiori interpreti, a Roma, l\u2019ammiraglio Giampaolo Di Paola, odierno ministro della difesa. La decisione di acquistare i superbombardieri di Lockheed Martin e lanciare Finmeccanica nella gara per lo scudo stellare \u00e8 maturata quando l\u2019alto ufficiale ricopriva il ruolo di Segretario Generale della Difesa &#8211; Direttore Nazionale degli Armamenti. Dopo che Di Paola fu promosso a Capo di Stato maggiore delle difesa (ruolo ricoperto dal marzo 2004 al febbraio 2008), l\u2019Italia ha accolto le richieste di Washington per trasferire a Vicenza la 173^ brigata aviotrasportata di US Army, installare in Sicilia MUOS e <em>Global Hawk<\/em> e trasformare l\u2019intera penisola in piattaforma avanzata per le nuove operazioni delle forze armate nel continente africano.<\/p>\n<p>La sapiente tessitura di relazioni politiche, diplomatiche, militari e industriali sar\u00e0 premiata il 21 ottobre 2008. In occasione del vertice tra il ministro della difesa Ignazio La Russa e il segretario statunitense Robert M. Gates<strong>,<\/strong> viene firmato infatti un aggiornamento del <em>Defense Procurement Memorandum of Understanding<\/em> in forza del quale, come recita il comunicato del Pentagono, \u201cogni governo d\u00e0 accesso al suo mercato della Difesa all\u2019industria dell\u2019altro paese\u201d. \u201cL\u2019accordo \u2013 si spiega ancora &#8211; favorisce la razionalizzazione, la standardizzazione e l\u2019interoperabilit\u00e0 degli equipaggiamenti per la Difesa fra gli alleati e con gli altri governi alleati\u201d. Italia e Stati Uniti avevano firmato per la prima volta un accordo di cooperazione per la produzione di sistemi di guerra nel 1978 e il <em>Memorandum<\/em> era stato rinnovato l\u2019ultima volta nel 1990.<\/p>\n<p>L\u2019ingresso delle aziende Finmeccanica nel mercato di guerra Usa rischia tuttavia di trasformarsi a medio termine in un incubo per gli azionisti. Quello che in un primo momento era stato festeggiato come un affare da 6-7 miliardi di dollari, la fornitura sino a 145 velivoli da trasporto tattico C-27J, \u00e8 oggi uno dei flop pi\u00f9 clamorosi della storia dell\u2019aeronautica militare mondiale. Nel 2005, la controllata Alenia North America si era alleata con L-3 Communications Integrated Systems, Boeing, Rolls Royce e Honeywell per concorrere al programma <em>Joint Cargo Aircraft<\/em> per le necessit\u00e0 operative delle forze armate Usa in Iraq e Afghanistan. Due anni pi\u00f9 tardi, in occasione della visita in Italia dell\u2019allora presidente Gorge Bush, il Pentagono annunci\u00f2 la decisione di assegnare al consorzio italo-statunitense la miliardaria commessa, a condizione che realizzazione e assemblaggio dei velivoli venissero affidati in buona parte agli stabilimenti con sede negli States. Dopo massicci investimenti per avviare la produzione, le aziende si videro per\u00f2 ridurre l\u2019ordine a soli 38 cargo. Alla tredicesima consegna, nel gennaio 2012, la doccia fredda: Washington potrebbe decidere di sospendere l\u2019acquisto in conseguenza dei tagli al bilancio richiesti dal Congresso.<\/p>\n<p>Irrigidendo le politiche protezioniste con la scusa di voler fronteggiare la grave crisi economica ed occupazionale, nel 2009 Barack Obama ha pure deciso la cancellazione del programma per i nuovi elicotteri presidenziali, basati sul modello \u201cAW101\u201d di AgustaWestland. Nel gennaio 2005, l\u2019azienda di Finmeccanica, in joint venture con l\u2019immancabile Lockheed Martin, aveva sottoscritto con le autorit\u00e0 Usa un contratto da 6,5 miliardi di dollari per 23 velivoli. il dietro front di Obama ha bruciato l\u2019affare quando 7 elicotteri erano gi\u00e0 stati costruiti.<\/p>\n<p>Ancora peggio quanto si \u00e8 verificato con l\u2019acquisizione, nel maggio 2008, di DRS Technologies, una delle maggiori fornitrici alle forze armate Usa di apparecchiature e programmi di comando, controllo e comunicazione, computer, sistemi d\u2019intelligence e sorveglianza, centri di elaborazione dati \u201cAegis\u201d per unit\u00e0 navali, componenti varie per carri armati \u201cAbrams\u201d e cacciabombardieri F-15 ed F-16. Fondata nel 1968 a Parsipanny, localit\u00e0 non molto distante da New York, DRS occupa 10.000 dipendenti e ha un fatturato annuo poco inferiore ai 3 miliardi di dollari. Per impossessarsene, Finmeccanica ha dovuto sottoscrivere con il Dipartimento della difesa un \u201caccordo speciale di sicurezza\u201d che garantisce all\u2019Amministrazione Usa la tutela delle informazioni classificate. \u201cCon l\u2019acquisizione di DRS (il cui direttivo rimarr\u00e0 solidamente in mano all\u2019attuale management statunitense), Finmeccanica e i suoi dirigenti entrano nel circolo dell\u2019apparato <em>sicuritario<\/em> statunitense che &#8211; attraverso le limitazioni di legge all\u2019influenza di gruppi stranieri sulla produzione bellica nonch\u00e9 attraverso i meccanismi con cui si regolano i vari gradi di accesso a informazioni segrete o sensibili &#8211; producono una reale sudditanza del nostro paese alle scelte strategiche delle Amministrazioni Usa e al loro apparato di intelligence\u201d, denunci\u00f2 su <em>il Manifesto<\/em> (16 maggio 2008), lo studioso Sergio Finardi.<\/p>\n<p>Un\u2019operazione \u201csuicida\u201d confermata pure dall\u2019entit\u00e0 del denaro che Finmeccanica ha dovuto sborsare per rilevare la societ\u00e0 (3,4 miliardi di euro), grazie al rastrellamento di ogni singola azione sul mercato a 81 dollari, quando appena un mese prima il valore si attestava a 63 dollari e 74 cent. Un\u2019emorragia finanziaria \u201csanata\u201d, l\u2019agosto seguente, con un aumento del capitale dell\u2019holding di 1,4 miliardi (il ministero del Tesoro ha dovuto sborsare 250 milioni di euro circa ma ha ridotto la propria partecipazione dal 33,7 al 30,2%), l\u2019emissione di un miliardo di euro in obbligazioni a 5 anni a un tasso dell\u20198,12% e l\u2019assunzione di un maxidebito con il sistema bancario internazionale (\u00e8 stato accordato a Finmeccanica un finanziamento complessivo di 3,2 miliardi di euro, accresciuto successivamente a 7 miliardi). \u201cSfortunatamente per Finmeccanica nel mezzo dell\u2019operazione di acquisto si \u00e8 inserita la crisi finanziaria internazionale che ha reso pi\u00f9 difficile far quadrare i conti del\u2019operazione\u201d, commenta l\u2019IRES Toscana che ha curato la ricerca <em>Finanza e Armamenti. Istituti di credito e industria militare tra mercato e responsabilit\u00e0 sociale<\/em> (Edizioni Plus &#8211; Pisa University Press, 2010). \u201cDa un lato le emissioni obbligazionarie sono divenute pi\u00f9 costose, proprio mentre andava accelerato il rimborso agli investitori obbligazionari di DRS; dall\u2019altro lato la collocazione di societ\u00e0 non strategiche del gruppo \u00e8 divenuta bruscamente meno redditizia per l\u2019abbassamento degli indici di borsa (e quindi del valore di borsa di quelle societ\u00e0)\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019incondizionata fedelt\u00e0 italiana alle avventure militari di Washington ha comunque consentito a DRS Technologies di ricevere nuove importanti commesse. A fine 2008, la societ\u00e0 ha venduto sistemi elettronici e di visione \u201cJV-5\u201d per 531 milioni di dollari, da montare sui veicoli ruotati e cingolati dell\u2019esercito e dei marines. Nell\u2019estate del 2009, si \u00e8 invece aggiudicata un contratto di 143,9 milioni di dollari per produrre \u201caddestratori P5\u201d per i caccia dell\u2019aeronautica e della marina militare Usa, e 270 rimorchi \u201cM1000\u201d per il trasporto su strada e terreni accidentati dei carri armati M1 \u201cAbrams\u201d. Nel settembre 2010 \u00e8 giunto invece un contratto da 1,9 miliardi di dollari per la fornitura di tecnologie ad infrarossi da utilizzare a bordo di mezzi da combattimento medi e pesanti.<\/p>\n<p>Due importanti commesse rialgono alla fine del 2011, la prima insieme a \u00a0Lockheed Martin per la fornitura di sistemi di combattimento e sonar ai sottomarini nucleari delle classi \u201cLos Angeles\u201d, \u201cSeawolf\u201d e \u201cVirginia\u201d (400 milioni di dollari); la seconda per la fornitura di servizi di supporto ai mezzi blindati e carri armati di Us Army (47,3 milioni di dollari). Nel gennaio 2012 la societ\u00e0 \u00e8 stata chiamata a fornire nuovi sistemi di navigazione per gli elicotteri \u201cPave Hawk HH-60G\u201d dell\u2019Us Air Force e sistemi elettronici avanzati per gli aerei E-6B di Us Navy (63 milioni).<\/p>\n<p>La progressiva americanizzazione del complesso industriale militare nazionale \u00e8 confermata pure dalla scalata azionaria di importanti fondi d\u2019investimento privati Usa. Meno di un anno fa, come riporta il volume <em>Armi, un affare di stato<\/em> (Chiarelettere, 2012), tra i maggiori azionisti di Finmeccanica comparivano Tradewinds Global Investors (5,38%), Deutsche Bank Trust Company Americas (3,6), BlackRock (2,24) e Grantham Mayo Van Otterloo &amp; Co. (2,05). Ad essi vanno aggiunti, secondo quanto rilevato da IRES Toscana, societ\u00e0 e fondi pensione statunitensi che detengono pacchetti azionari di minore entit\u00e0 e che hanno partecipato alle assemblee dei soci Finmeccanica nel 2008 e nel 2009: New Perspectives Fund (1,96%), Fundamental Investors (1,18), Capital World Growth Fund (0,64), Europacific Growth Fund (0,47), Ishares Msci Eafe Index Fund (0,28), GMO Foreign Fund (0,14), Thrivent Partner International Stock Portfolio (0,13), State Street Bank and Trust Company Investment Funds (0,12). Insieme, il capitale finanziario a stelle e strisce dovrebbe controllare gi\u00e0 pi\u00f9 del 18% della sempre meno italiana Finmeccanica. Di contro, a riprova del processo di globalizzazione di quello che ormai legittimamente pu\u00f2 essere definito il complesso militare-finanziario-industriale, i gruppi bancari italiani pi\u00f9 importanti, contestualmente azionisti e creditori di Finmeccanica &#8211; attraverso una moltitudine di fondi flessibili, bilanciati e misti &#8211; hanno fatto incetta di importanti quote azionarie dei colossi bellici Usa come Lockheed Martin, Northrop Grumman, Boeing, General Electric, L-3 Communications. Un\u2019evoluzione dei mercati che nell\u2019ultima decade ha reso sempre pi\u00f9 inestricabile la partnership di guerra Italia-Stati Uniti d\u2019America.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Articolo pubblicato in <em>Guerre &amp; Pace<\/em>, n. 169, gennaio 2013.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Met\u00e0 bancomat per alimentare il sistema di corruzione politico nazionale e met\u00e0 centro dispensatore di incarichi, consulenze e prebende per mogli, amanti e figli dei potenti di turno. 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