{"id":35922,"date":"2013-01-30T14:44:15","date_gmt":"2013-01-30T14:44:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=35922"},"modified":"2013-01-30T14:56:12","modified_gmt":"2013-01-30T14:56:12","slug":"classifica-rsf-della-liberta-di-stampa-2013-speranze-deluse-dopo-la-primavera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/01\/classifica-rsf-della-liberta-di-stampa-2013-speranze-deluse-dopo-la-primavera\/","title":{"rendered":"Classifica RSF della Libert\u00e0 di Stampa 2013: speranze deluse dopo la primavera"},"content":{"rendered":"<p>Reporter senza frontiere pubblica il suo rapporto annuale e lancia l\u2019<em>indicatore<\/em> per la libert\u00e0 dei media.<\/p>\n<p>Dopo le cosiddette Primavere arabe e gli altri movimenti di protesta che hanno causato molti \u201csaliscendi\u201d nella classifica dello scorso anno, la Classifica della Libert\u00e0 di Stampa 2013 di Reporter senza frontiere segna un \u201critorno alla normalit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>La posizione in classifica di molti Paesi non \u00e8 pi\u00f9 attribuibile ai considerevoli sviluppi politici. La classifica di quest\u2019anno rappresenta una pi\u00f9 attenta riflessione degli atteggiamenti e delle intenzioni dei governi nei confronti della libert\u00e0 degli organi di informazione a medio e lungo termine.<\/p>\n<p>Gli stessi tre Paesi europei che guidavano la classifica lo scorso anno detengono le prime tre posizioni anche quest\u2019anno. Per il terzo anno consecutivo, la <strong>Finlandia <\/strong>si \u00e8 distinta come il Paese che pi\u00f9 rispetta la libert\u00e0 di informazione. \u00c8 seguita da<strong> Olanda <\/strong>e<strong> Norvegia<\/strong>.<\/p>\n<p>Nonostante siano stati considerati molti criteri, che vanno dalle legislazioni in materia degli Stati alla violenza contro i giornalisti, i Paesi democratici occupano la testa della classifica, mentre quelli dittatoriali occupano le ultime tre posizioni. Questo triste primato va nuovamente agli stessi tre del 2012: <strong>Turkmenistan<\/strong>, <strong>Corea del Nord<\/strong> e <strong>Eritrea<\/strong><\/p>\n<p>\u201cLa Classifica della Libert\u00e0 di Stampa 2013 pubblicata da Reporter senza frontiere non prende in considerazione diretta il tipo di sistema politico; risulta chiaro tuttavia che le democrazie offrono una migliore protezione alla libert\u00e0 al fine di produrre e far circolare notizie e informazioni accurate, rispetto ai Paesi dove i diritti umani vengono spesso sbeffeggiati\u201d, ha dichiarato il segretario generale di RSF Christophe Deloire.<\/p>\n<p>\u201cNelle dittature, gli organi di informazione e le famiglie dei rispettivi staff sono esposti a rappresaglie spietate, mentre nelle democrazie i media devono fare i conti con le crisi economiche del settore e i conflitti di interesse. Le loro situazioni non sono sempre confrontabili, ma dovremmo ad ogni modo rendere omaggio a tutti coloro i quali resistono alla pressione, sia essa aggressivamente concentrata, individuale o generalizzata.\u201d<\/p>\n<p>In occasione della pubblicazione della sua Classifica della Libert\u00e0 di Stampa 2013, Reporter senza frontiere pubblica per la prima volta un \u201cindicatore\u201d annuale globale della libert\u00e0 dei media nel mondo.<\/p>\n<p>Questo nuovo strumento analitico misura il livello complessivo della libert\u00e0 di informazione nel mondo e la <em>performance<\/em> dei governi mondiali nella loro completezza per quanto riguarda questa libert\u00e0 fondamentale.<\/p>\n<p>Viste la progressiva affermazione delle nuove tecnologie e l\u2019interdipendenza tra governi e popoli, la libert\u00e0 di produrre e diffondere notizie e informazione in senso lato ha bisogno di essere valutata sia a livello mondiale che a livello nazionale. Oggi, nel 2013, il suddetto \u201cindicatore\u201d della libert\u00e0 dei media si fissa a 3395; essendo il primo, rappresenter\u00e0 il punto di riferimento per gli anni a seguire.<\/p>\n<p>Tale indicatore pu\u00f2 anche essere \u201cscomposto\u201d regionalmente e, attraverso una ponderazione basata sulla popolazione di ciascuna regione, pu\u00f2 essere utilizzato per produrre un punteggio che va da 0 a 100, dove lo zero rappresenta un totale rispetto per la libert\u00e0 di informazione.<\/p>\n<p>Con riferimento alla classifica di quest\u2019anno, si \u00e8 cos\u00ec prodotto un punteggio di 17,5 per l\u2019Europa, 30,0 per le Americhe, 34,3 per l\u2019Africa, 42,2 per l\u2019Asia-Pacifico e 45,3 per la Russia e le ex repubbliche sovietiche (ex-URSS). Nonostante le Primavere arabe sopra citate, le regioni del Medio Oriente e del Nord Africa si sono classificate ultime con un punteggio di 48,5.<\/p>\n<p>L\u2019alto numero di giornalisti e internauti uccisi durante il loro lavoro nel 2012 (l\u2019anno pi\u00f9 mortale mai registrato da Reporter senza frontiere nel suo annuale resoconto al riguardo), ha naturalmente inciso notevolmente sulle posizioni dei Paesi dove i suddetti omicidi hanno avuto luogo; tra questi, la <strong>Somalia<\/strong> (posizione n.175, -11 posizioni rispetto alla Classifica del 2012), la <strong>Siria<\/strong> (176, posizione invariata), il <strong>Messico <\/strong>(153, -4) e il <strong>Pakistan<\/strong> (159, -8).<\/p>\n<p><strong>Dalla cima al fondo<\/strong><\/p>\n<p>I Paesi nordici hanno ancora una volta dimostrato la loro capacit\u00e0 di mantenere un ambiente ideale per i mezzi di informazione. La <strong>Finlandia<\/strong> (1, posizione invariata), l\u2019<strong>Olanda <\/strong>(2, +1) e la <strong>Norvegia<\/strong> (3, -2) hanno resistito saldamente ai primi tre posti. Il <strong>Canada<\/strong> (20, -10) ha evitato per un soffio di uscire dalla \u201ctop 20\u201d. L\u2019<strong>Andorra<\/strong> (5) e il <strong>Liechtenstein <\/strong>(7) hanno per la prima volta assoluta fatto il loro ingresso in classifica appena dietro i tre leader.<\/p>\n<p>All\u2019altro capo della classifica, troviamo gli stessi tre Paesi di sempre: <strong>Turkmenistan <\/strong>(177), <strong>Corea del Nord <\/strong>(178) e <strong>Eritrea <\/strong>(179)<strong> <\/strong>che, come gi\u00e0 detto, occupano infatti gli ultimi tre posti della classifica. L\u2019arrivo di Kim Jong-un a capo del cosiddetto <em>Hermit Kingdom<\/em> non ha in alcun modo modificato il controllo assoluto del regime sulle notizie e sull\u2019informazione in genere. L\u2019Eritrea, recentemente scossa da una breve ribellione dei soldati che hanno tentato di prendere il controllo del Ministero dell\u2019Informazione, continua a essere una grande prigione a cielo aperto per il suo popolo e a lasciare i suoi giornalisti morire in carcere. Il regime turkmeno, infine, nonostante il suo discorso riformista, non ha ceduto di un millimetro per quanto riguarda il suo controllo totalitario dei media.<\/p>\n<p>Per il secondo anno consecutivo, gli ultimi tre Paesi della classifica sono immediatamente preceduti dalla <strong>Siria <\/strong>(176), dove si sta portando avanti una guerra d\u2019informazione mortale, e dalla <strong>Somalia<\/strong> (175, -11), che ha vissuto un anno mortale per i giornalisti. <strong>Iran <\/strong>(174, +1), <strong>Cina <\/strong>(173, +1), <strong>Vietnam <\/strong>(172, posizione invariata), <strong>Cuba (<\/strong>171, -4), <strong>Sudan <\/strong>(170, posizione invariata) e <strong>Yemen<\/strong> (169, +2) completano la lista dei dieci Paesi che meno rispettano la libert\u00e0 di informazione. Non soddisfatto dell\u2019incarcerazione di giornalisti e internauti, l\u2019Iran tormenta anche i familiari dei giornalisti, compresi i parenti dei giornalisti che si trovano all\u2019estero.<\/p>\n<p><strong>Grandi ascese <\/strong><\/p>\n<p>Il <strong>Malawi<\/strong> (75, +71) ha registrato il pi\u00f9 grande balzo in avanti nella classifica, ritornando quasi alla posizione che aveva prima degli abusi occorsi al termine dell\u2019amministrazione Mutharika. Anche la <strong>Costa d\u2019Avorio<\/strong> (96, +63), che sta uscendo dalla crisi post-elettorale tra i sostenitori di Laurent Gbagbo e quelli di Alassane Outtara, ha scalato la classifica, guadagnando la sua posizione migliore dal 2003.<\/p>\n<p>La <strong>Birmania<\/strong> (151, +18) ha proseguito la sua ascesa iniziata con lo scorso anno. Fino ad allora, infatti, e a partire dal 2002, era sempre stata nelle ultime 15 posizioni; adesso, grazie alle riforme senza precedenti della \u201cPrimavera birmana\u201d, ha ottenuto la sua posizione migliore di sempre. Anche l\u2019<strong>Afghanistan<\/strong> (128, +22) ha registrato una significativa salita grazie al fatto che non vi sono giornalisti in carcere. Ciononostante, sta affrontando molte sfide, soprattutto quella che riguarda il ritiro delle truppe straniere dal suo territorio.<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u2026e grandi cadute <\/strong><\/p>\n<p>Il <strong>Mali<\/strong> (99, -74) ha registrato la perdita di posizioni pi\u00f9 grande di questa classifica, risultato di tutti i tumulti vissuti nel 2012. Il colpo militare a Bamako (capitale del Mali) del 22 marzo scorso e la presa di potere al Nord da parte di Islamisti armati e separatisti Tuareg hanno esposto i media di quella zona a censura e violenza. La <strong>Tanzania<\/strong> (70, -36) \u00e8 indietreggiata di oltre 30 posizioni perch\u00e9, nel giro di soli quattro mesi, un giornalista \u00e8 stato ucciso mentre si stava occupando di una manifestazione e un altro \u00e8 stato assassinato.<\/p>\n<p>Colpito da ripetute proteste sociali ed economiche, il <strong>Sultanato dell\u2019Oman<\/strong> (141) ha perso 24 posizioni, costituendo il risultato peggiore del Medio Oriente e del Nord Africa nel 2012. Circa 50 internauti e blogger sono stati oggetto di procedimenti giudiziari con le accuse di lesa maest\u00e0 e reati cibernetici nel 2012. Solo nel mese di dicembre, almeno 28 di questi sono stati dichiarati colpevoli in processi che hanno calpestato i diritti della difesa.<\/p>\n<p>In <strong>Israele<\/strong> (112, -20) i giornalisti godono di una vera libert\u00e0 di espressione nonostante l\u2019esistenza di una censura militare; il Paese, tuttavia, \u00e8 sceso in classifica a causa della sua presa di mira militare contro i giornalisti della Palestina.<\/p>\n<p>In Asia, il <strong>Giappone<\/strong> (53, -31) \u00e8 stato colpito da una mancanza di trasparenza e da una quasi totale assenza di rispetto per l\u2019accesso alle informazioni sulle tematiche direttamente o indirettamente connesse al disastro di Fukushima. Questa brusca caduta dovrebbe suonare come un allarme. La <strong>Malesia<\/strong> (145, -23) \u00e8 crollata alla sua posizione pi\u00f9 bassa di sempre, in quanto l\u2019accesso all\u2019informazione sta diventando sempre pi\u00f9 limitato. La stessa situazione prevale in <strong>Cambogia<\/strong> (143, -26), dove l\u2019autoritarismo e la censura sono in aumento. Anche la <strong>Macedonia<\/strong> (116, -22) ha perso oltre 20 posizioni in seguito al ritiro arbitrario delle licenze ai media e al deterioramento dell\u2019ambiente lavorativo per i giornalisti.<\/p>\n<p><strong>Impatto variegato\/mutevole degli importanti movimenti di protesta<\/strong><\/p>\n<p>Abbiamo visto come la classifica dello scorso anno sia stata segnata dai principali sviluppi delle notizie riguardanti le Primavere arabe e il pesante prezzo pagato da coloro che si sono occupati dei movimenti di protesta. Nel 2012 abbiamo inoltre potuto osservare una vasta gamma di scenari diversi: paesi come Tunisia, Egitto e Libia, in cui si sono verificati cambi di regime, paesi come Siria e Bahrain, dove le rivolte e la conseguente repressione sono ancora in corso, e paesi come Marocco, Algeria, Oman, Giordania e Arabia Saudita, dove le autorit\u00e0 hanno utilizzato promesse e compromessi per disinnescare le richieste di un cambiamento politico, sociale ed economico.<\/p>\n<p>Alcuni dei nuovi governi generati da questi movimenti di protesta si sono rivoltati contro i giornalisti e gli internauti che si sono occupati delle richieste dei movimenti e delle loro aspirazioni a una maggiore libert\u00e0. Con i loro vuoti legislativi, cariche arbitrarie dei responsabili dei media di Stato, attacchi fisici, processi e mancanza di trasparenza, la <strong>Tunisia<\/strong> (138, -4) e l\u2019<strong>Egitto<\/strong> (158, +8) sono rimasti a un deplorevole livello nella classifica e hanno evidenziato gli ostacoli che la <strong>Libia<\/strong> (131, +23) dovrebbe evitare al fine di mantenere e proseguire la sua transizione verso una stampa libera.<\/p>\n<p>Il paese pi\u00f9 letale per i giornalisti nel 2012 \u00e8 stata la Siria (176, 0), dove i giornalisti e cittadini della rete sono le vittime di una guerra all\u2019 informazione condotta sia dal regime di Assad, che non si ferma davanti a nulla, al fine di reprimere e di imporre il silenzio stampa, che dalle fazioni di opposizione che sono sempre pi\u00f9 intolleranti verso il dissenso.. Nel <strong>Bahrein<\/strong> (165, +8) la repressione si \u00e8 lievemente attenuata, mentre nello <strong>Yemen<\/strong> (169, +2) le prospettive continuano a essere allarmanti nonostante un cambio di governo. L\u2019<strong>Oman<\/strong> (141, -24) \u00e8 crollato bruscamente a causa di un\u2019ondata di arresti di internauti.<\/p>\n<p>Altri Paesi colpiti dalle proteste hanno vissuto cambiamenti, nel bene e nel male. Il <strong>Vietnam <\/strong>(172, posizione invariata) non \u00e8 riuscito a recuperare le sei posizioni perse nella precedente classifica. Rappresentando la seconda prigione pi\u00f9 grande al mondo per gli internauti, \u00e8 rimasto negli ultimi dieci Paesi della classifica. L\u2019<strong>Uganda<\/strong> (104, +35) ha invece riacquistato una posizione pi\u00f9 appropriata, sebbene non sia tornata a quella che aveva prima del giro di vite sulle proteste avvenuto nel 2011.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>Azerbaigian<\/strong> (156, +6) e la <strong>Bielorussia<\/strong> (157, +11) l\u2019anno scorso erano entrambi crollati in classifica dopo aver utilizzato la violenza per reprimere le manifestazioni di opposizione; quest\u2019anno sono semplicemente tornati alle loro precedenti posizioni, comunque pessime. Il <strong>Cile <\/strong>(60, +29), invece, sta iniziando a riprendersi dopo il crollo di 33 posizioni \u2013 era sceso fino alla numero 80 \u2013 registrato nella classifica dello scorso anno.<\/p>\n<p><strong>L\u2019instabilit\u00e0 politica mette i giornalisti nell\u2019occhio del ciclone<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019instabilit\u00e0 politica \u00e8 spesso fonte di divisione per i media, e provoca il negativo effetto di rendere molto difficile la produzione di notizie e informazioni riportate in maniera indipendente. In situazioni simili, minacce e attacchi fisici ai giornalisti ed epurazioni agli organici dei media sono pratiche comuni. Le <strong>Maldive<\/strong> (103, -30) hanno sub\u00ecto un brusco crollo in classifica dopo la rimozione del presidente con un presunto colpo di Stato, seguito da minacce e attacchi ai giornalisti considerati suoi sostenitori. In <strong>Paraguay <\/strong>(91, -11) la rimozione del presidente in un \u201cgolpe\u201d parlamentare, il 22 giugno 2012, ha avuto un grande impatto sulle trasmissioni statali, con un\u2019ondata di licenziamenti arbitrari in un quadro di iniqua distribuzione delle frequenze.<\/p>\n<p>La <strong>Guinea-Bissau<\/strong> (92, -17) \u00e8 scesa in classifica perch\u00e9 l\u2019esercito ha rovesciato il governo tra la prima e la seconda tornata delle elezioni presidenziali e ha imposto ai media la censura militare. Nel <strong>Mali<\/strong> (99, -74) un colpo militare ha alimentato le tensioni, molti giornalisti sono stati fisicamente attaccati nella capitale e l\u2019esercito controlla attualmente i media di Stato.<\/p>\n<p>Infine, questa classifica non riflette il trambusto politico della <strong>Repubblica Centroafricana<\/strong> (65, -3) avvenuto nel gennaio 2013, ma il suo impatto sulla libert\u00e0 dei media \u00e8 gi\u00e0 fonte di estrema preoccupazione.<\/p>\n<p><strong>\u201cModelli regionali\u201d carenti <\/strong><\/p>\n<p>In quasi tutte le parti del mondo, i Paesi influenti considerati dei \u201cmodelli regionali\u201d sono sensibilmente indietreggiati in classifica. Il <strong>Brasile<\/strong> (108, -9), il motore economico del Sudamerica, ha proseguito la sua discesa, iniziata lo scorso anno, a causa dei cinque giornalisti uccisi nel 2012 e di problemi persistenti che riguardano il pluralismo dell\u2019informazione.<\/p>\n<p>In Asia, l\u2019<strong>India<\/strong> (140, -9) ha raggiunto il suo livello pi\u00f9 basso dal 2002 a causa di una crescente impunit\u00e0 per la violenza contro i giornalisti e anche perch\u00e9 la censura di Internet continua a crescere. La <strong>Cina<\/strong> (173, +1) non mostra segnali di miglioramento. Nelle sue carceri sono ancora detenuti molti giornalisti e internauti, mentre una sempre pi\u00f9 impopolare e mal sopportata censura di Internet continua a essere un ostacolo rilevante per l\u2019accesso all\u2019informazione.<\/p>\n<p>Nell\u2019Europa dell\u2019Est, la <strong>Russia<\/strong> (148, -6) ha perso ancora posizioni poich\u00e9, dopo il ritorno di Vladimir Putin alla presidenza, la repressione \u00e8 stata accelerata in risposta a un\u2019ondata di proteste dell\u2019opposizione senza precedenti. Il Paese, inoltre, continua a essere segnato dall\u2019inaccettabile fallimento nel punire tutti coloro che hanno ucciso o attaccato giornalisti. L\u2019importanza politica della <strong>Turchia <\/strong>(154, -6) \u00e8 cresciuta sempre pi\u00f9 a causa del conflitto armato nella vicina Siria, ma \u00e8 nuovamente caduta nella classifica in quanto attualmente risulta essere la pi\u00f9 grande prigione al mondo per i giornalisti, soprattutto per coloro che esprimono opinioni critiche nei confronti delle autorit\u00e0 in merito alla questione curda.<\/p>\n<p>In un quadro del genere, sarebbe ingeneroso fare un confronto con il <strong>Sudafrica<\/strong> (52\u00b0, -10), dove la libert\u00e0 di informazione \u00e8 una concreta realt\u00e0. Il Paese detiene ancora una posizione di tutto rispetto, tuttavia sta costantemente scivolando nella classifica e, per la prima volta, non compare pi\u00f9 tra i primi 50. Il giornalismo investigativo \u00e8 infatti minacciato dal <em>Protection of State Information Bill<\/em> (Legge per la Protezione delle Informazioni Statali, che prevede pene molto severe per chiunque divulghi segreti di Stato, <em>ndt<\/em>).<\/p>\n<p><strong>Democrazie stazionarie o che fanno marcia indietro\/invertono la rotta <\/strong><\/p>\n<p>La situazione \u00e8 pressoch\u00e9 immutata per molti Paesi dell\u2019Unione Europea. Sedici dei suoi membri si trovano ancora nella \u201ctop 30\u201d della classifica. Il modello europeo, tuttavia, si sta sfasciando. La cattiva legislazione osservata nel 2011 \u00e8 proseguita, soprattutto in <strong>Italia<\/strong> (57, +4), dove la diffamazione deve ancora essere depenalizzata e le istituzioni ripropongono pericolosamente \u201cleggi bavaglio\u201d. L\u2019<strong>Ungheria<\/strong> (56, -16) sta ancora pagando il prezzo delle sue riforme legislative repressive, che hanno avuto un impatto notevole sul lavoro dei giornalisti. Ma \u00e8 l\u2019incredibile caduta della <strong>Grecia<\/strong> (84\u00b0, -14) a essere ancora pi\u00f9 preoccupante. L\u2019ambiente sociale e professionale per i suoi giornalisti, esposti alla condanna pubblica e alla violenza sia dei gruppi estremisti che della polizia, \u00e8 disastroso.<\/p>\n<p>Il <strong>Giappone<\/strong> (53, -31) \u00e8 precipitato in classifica a causa della censura su Fukushima e sull\u2019industria nucleare e per il suo fallimento nella riforma del cosiddetto sistema \u201c<em>kasha club<\/em>\u201d. Si tratta di un risultato allarmante per un Paese che ha sempre ottenuto un buon posizionamento. L\u2019<strong>Argentina <\/strong>(54, -7) ha perso qualche posizione in un contesto di tensioni crescenti e conflitti tra il governo e alcuni media privati circa una nuova legge che regola i media radiotelevisivi .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il rapporto completo che si sta traducendo in italiano anche grazie al contributo dell&#8217;\u00e9quipe traduttori di Pressenza \u00e8 disponibile qua:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/rsfitalia.org\/2013\/01\/30\/rsf-la-classifica-mondiale-della-liberta-di-stampa-2013\/\">http:\/\/rsfitalia.org\/2013\/01\/30\/rsf-la-classifica-mondiale-della-liberta-di-stampa-2013\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Reporter senza frontiere pubblica il suo rapporto annuale e lancia l\u2019indicatore per la libert\u00e0 dei media. 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