{"id":3559,"date":"2010-06-15T00:00:00","date_gmt":"2010-06-15T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2010-06-24T12:05:26","modified_gmt":"2010-06-24T12:05:26","slug":"alternative-per-superare-la-violenza-economica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2010\/06\/alternative-per-superare-la-violenza-economica\/","title":{"rendered":"Alternative per superare la violenza economica"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 ormai un tema ricorrente quello della regressiva distribuzione della ricchezza nel mondo, come la principale fonte di violenza economica. Una mostruosa ingiustizia generata dalla crescente appropriazione del reddito da parte del capitale, dallo sfruttamento dei salari e sopratutto dalla progressiva esclusione dal mercato del lavoro di milioni di persone.  <\/p>\n<p>Sebbene l\u2019argomento sia ricorrente e arciconosciuto menzioniamo alcune cifre che ci permettono di dimostrare quanto detto e magari trovare le reali cause e scartare le false soluzioni.<br \/>\nL\u2019ultimo studio della ONU-WIDER (Word Institute for Development Economics of the United Nations University) ci offre alcuni dati significativi.<\/p>\n<p>&#8211; il 2% degli adulti pi\u00f9 ricchi del mondo possiedono pi\u00f9 della met\u00e0 della ricchezza mondiale. Mentre il 10% ne possiede l\u201985%.<\/p>\n<p>&#8211; il 90% della ricchezza si concentra in Nord-America, Europa e i Paesi ad alto reddito dell\u2019Asia e del Pacifico. Il Nord-America possiede il 34% della ricchezza con solamente il 6% della popolazione adulta, l\u2019Europa il 30%, tra Giappone, Corea, Taiwan e Australia il 24%, l\u2019America Latina il 4%, la Cina il 3%, il resto dell\u2019Asia e del Pacifico 3%, Africa e India l\u20191% . Dove vive il 10% pi\u00f9 ricco? Il 24% in USA, il 20,5% in Giappone, il 7,6% in Germania, il 6,6% in Italia, il 5,9% nel Regno Unito, il 4,2% in Francia, il 3,9% in Spagna; seguono Canada, Australia, Taiwan, Corea, Paesi Bassi prima che appaiano i Paesi del latino america con Brasile, Messico e Argentina che superano di poco l\u20191%.<br \/>\nChiaramente se si tratta di conoscere dove vive l\u20191% della popolazione pi\u00f9 ricca del pianeta, si riducono i Paesi giacch\u00e9 il 75% vive tra USA, Giappone, Regno Unito e Francia. <\/p>\n<p>Anche se questi dati forniscono un modello sulla distribuzione della ricchezza, \u00e8 opportuno chiarire che a loro volta, e soprattutto nei Paesi pi\u00f9 poveri, la distribuzione interna del reddito tra gli abitanti \u00e8 ancora pi\u00f9 iniqua. Per esempio, il rapporto tra il 10% della popolazione che guadagna di pi\u00f9 rispetto al 10% di coloro che guadagnano di meno, \u00e8 di 5 volte in Giappone, 9 volte in Francia, 16 volte in USA, 21 volte in Venezuela, 35 volte in Argentina, 40 volte in Cile e 58 volte in Brasile.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 tutto, perch\u00e9 quando si parla del 10% che pi\u00f9 guadagna si potrebbe pensare a gente molto ricca; tuttavia in diversi Paesi latinoamericani si accede al \u201cclub\u201d del 10% con meno di 1.000$ al mese. Perch\u00e9 come si spiegher\u00e0 nel grafico della \u201ccurva di Pen\u201d i grandi redditi appaiono recentemente nell\u2019ultimo 2% della popolazione, quindi la statistica cos\u00ec impostata \u00e8 ingannevole. E tutto ci\u00f2 \u00e8 fondamentale quando si studia il modo per ridistribuire il reddito. <\/p>\n<p>In definitiva, \u00e8 un panorama desolante con la met\u00e0 della popolazione mondiale obbligata a vivere con 2 dollari al giorno, e in tanti altri casi con ancora meno. <\/p>\n<p>Le cause<\/p>\n<p>Sono passati 10 anni dalla nostra pubblicazione della prima edizione del libro \u201cOltre il Capitalismo, Economia Mista\u201d, dove si trattavano le cause intrinseche e la meccanica propria del capitalismo liberale, che portavano all\u2019accumulo e la concentrazione della ricchezza. Si menzionava, nel capitolo dedicato all\u2019economia liberale, come il disequilibrio delle forze nel mercato genera un circolo vizioso dove niente tende all\u2019equilibrio, piuttosto all\u2019accumulo e alla concentrazione, dato che chi accumula ricchezza non solo trae vantaggio da essa ma ottiene anche il potere necessario per imporre condizioni che favoriscano l\u2019accelerazione di quella accumulazione.<br \/>\nOvviamente quando si parla di potere economico non ci riferiamo solamente alla capacit\u00e0 di imporre regole di mercato ma anche di fare le regole in politica, inibendo cos\u00ec la possibilit\u00e0 per lo Stato di compensare i costi ed equilibrare le cose. Inoltre, questo sproporzionato accumulo di guadagno non viene reinvestito nell\u2019economia reale per generare nuove fonti di lavoro, ma al contrario devia verso la speculazione finanziaria e l\u2019usura.<br \/>\nDieci anni fa, quando parlavamo di questi argomenti, il mondo viveva ancora nella festa neoliberale del pensiero unico iniziato con la caduta del comunismo. Poco dopo divenne evidente nella nostra Latinoamerica, che quella festa era finita in disastro, e poco a poco i popoli votarono per Governi pi\u00f9 progressisti. Ma ci\u00f2 non \u00e8 stato sufficiente. Primo, perch\u00e9 i Governi neoliberali hanno lasciato una eredit\u00e0 pesante con l\u2019indebolimento dello Stato, le privatizzazioni, i vincoli giuridici ai tribunali dell\u2019ICSID (International Centre for the Settlement of the Investment Disputes) e l\u2019enorme debito estero.<br \/>\nIn secondo luogo perch\u00e9 il resto del mondo continuava ancora con quella festa neoliberale e premeva per qualsiasi tentativo di cambiamento profondo nei nostri Paesi. Infine perch\u00e9 i tentativi progressisti, aldil\u00e0 della retorica, non sono mai passati attraverso il riformismo socialdemocratico, e le politiche neo-keynesiane,  sebbene rappresentassero un sollievo rispetto al disastro precedente, risultarono insufficienti per invertire gli indici di povert\u00e0 ed esclusione. <\/p>\n<p>Oggi sembrerebbe che il mondo stia ripensando ai fondamenti del capitalismo liberale. Secondo il premio nobel per l\u2019economia Joseph Stiglitz \u201cla caduta di Wall Street rappresenta per il mercato ci\u00f2 che la caduta del muro di Berlino fu per il comunismo\u201d. Questo \u00e8 stato il suo commento riferito alla crisi finanziaria iniziata con l\u2019enorme speculazione dei mutui spazzatura che ha contagiato l\u2019Europa tanto da far tremare l\u2019intera Unione Europea. <\/p>\n<p>Oggi il mondo ripensa al sistema economico e in particolare il funzionamento del sistema finanziario. Ma ci\u00f2 accade perch\u00e9 la bolla speculativa \u00e8 scoppiata in faccia alla classe media, per questo motivo tutti i media parlano di crisi. Ma milioni di emarginati di questo pianeta erano in questa situazione gi\u00e0 da prima della crisi e le loro sofferenze non interessavano certo i mass media. Pertanto, sarebbe forse opportuno rivedere tutto il sistema perch\u00e9, sebbene oggi possiamo affermare che la speculazione finanziaria \u00e8 il male da sconfiggere, \u00e8 pur vero che il sistema capitalista liberale l\u2019ha generata e alimentata di fronte all\u2019indifferenza di milioni di rispettabili cittadini che hanno assistito a tutto ci\u00f2 mentre i loro fratelli morivano di fame. <\/p>\n<p>Tra le cause della violenza economica generata dalla crescente povert\u00e0 e emarginazione non ci sono solamente variabili economiche ma anche e fondamentalmente  una cultura materialista e consumistica oltre a profonde contraddizioni. <\/p>\n<p>Obiettivi e strade possibili<\/p>\n<p>Cos\u00ec come non era necessario spiegare troppo sulla situazione di ingiustizia e iniquit\u00e0 economica che si vivono nel mondo, perch\u00e8 la realt\u00e0 quotidiana \u00e8 gi\u00e0 abbastanza evidente, allo stesso modo potremmo supporre che gli obiettivi di un\u2019economia umanista risultino altrettanto ovvi. Una societ\u00e0 con opportunit\u00e0 per tutti, una giusta distribuzione della ricchezza che assicuri a tutti cibo, casa, salute ed istruzione mediante uno sviluppo sostenibile che non distrugga il pianeta, sicuramente tutto ci\u00f2 corrisponde con le aspirazioni di tutti noi. <\/p>\n<p>Tuttavia, come ci \u00e8 parso necessario commentare alcuni dati che potrebbero essere utili per trovare soluzioni e scartare false opzioni, altrettanto adesso possiamo dire che sebbene un \u201csistema economico ideale\u201d pu\u00f2 apparire ovvio per molti aspetti, potrebbero esisterne altri non cos\u00ec evidenti. Ad esempio, parlando di una pi\u00f9 giusta distribuzione della ricchezza non stiamo suggerendo l\u2019idea di una crescita esponenziale del consumismo, includendo tutti gli abitanti affinch\u00e9 un 90% della popolazione raggiunga l\u2019altro 10% nella corsa al consumismo. Non si tratta di fare degli uomini macchine di consumo come sono oggi coloro dai redditi medio alti. Primo perch\u00e9 non sarebbe sostenibile in molti aspetti, per lo meno con un solo pianeta a disposizione, e secondo sarebbe interessante assistere ad una diminuzione della stupidit\u00e0 umana, per dare un senso alla vita.<br \/>\nAspiriamo ad un profondo cambiamento spirituale e culturale dove la razionalit\u00e0, la sobriet\u00e0 e la reciprocit\u00e0 canalizzino le forze produttive dell\u2019economia a risolvere le necessit\u00e0 della maggioranza delle persone invece di saziare la sede di consumo di pochi. Pertanto, qualcosa dovr\u00e0 cedere, essere superato, qualcuno dovr\u00e0 condividere, in molti dovranno capire. <\/p>\n<p>Dicevamo prima che la classificazione del livello dei redditi per decili era ingannevole perch\u00e9 nel decile pi\u00f9 alto, in alcuni paesi, si includono coloro che hanno un salario mensile inferiore ai 1.000 $. Ovvero il 2% dei redditi pi\u00f9 alti abbiamo trovato i pi\u00f9 privilegiati e la domanda che sorge \u00e8: a quale tasso dovrebbe gravare la rendita di questo 2% se si volesse ridistribuire il reddito per via tributaria? Sicuramente ad un tasso talmente elevato che risulterebbe quasi confisca. Da qui la recente limitazione delle politiche socialdemocratiche e neokeynesiane, nella misura in cui la ricchezza tende sempre pi\u00f9 a concentrarsi. E inoltre, pensiamo che nel mondo il 2% degli adulti con i pi\u00f9 alti redditi e ricchezza non sono 4 malvagi solitari ma circa 80 milioni di persone; e tra tutte queste persone ci sono molti imprenditori, politici, giudici, banchieri, opinion makers, titolari di mezzi di comunicazione, militari, artisti ecc. Molti individui con molto poter, con capacit\u00e0 mediatica, con risorse per poter imporre le regole. Quindi la decisione politica di distribuire il reddito non \u00e8 molto semplice perch\u00e9 anche se un Governo ha l\u2019appoggio della maggioranza che desidera migliorare la propria condizione, il potere destabilizzante di quel 2% \u00e8 molto grande perch\u00e9 tra l\u2019altro pu\u00f2 convincere facilmente l\u2019altro 10% che segue nella piramide, che \u00e8 meglio lasciare tutto come sta in tema di economia. <\/p>\n<p>Questi limiti sono presenti nei governanti e nella gente, sono interiorizzati e spesso fungono da auto-censura al momento di immaginare profonde trasformazioni, lasciandoci sempre nella piccolezza del riformismo.<br \/>\nE\u2019 necessario superare questa auto-censura e rischiare a immaginare i cambiamenti strutturali e profondi al sistema come unico modo di invertire la violenza economica. E la tremenda forza che si oppone al cambiamento deve essere affrontata con intelligenza strategica e non con la rassegnazione del possibilismo claudicante. La strategia dovrebbe essere simile a quella di chi scala una montagna, che avanza passo dopo passo verso una meta certa, laboriosamente ma con fermezza e senza voltarsi. Un modo di avanzare non illusorio come quello di chi cammina su una scala mobile che discende pi\u00f9 rapidamente come succede con il riformismo. E non \u00e8 neanche il salto improvviso di chi dice di voler cambiare tutto in un istante, per poi tornare dopo 70 anni al punto di partenza. E\u2019 l\u2019ascesa verso il cambiamento in modo pianificato e sostenibile nel tempo. Non estendiamo la descrizione di questa strategia che far\u00e0 sicuramente parte di un lavoro futuro ma  possiamo usarla come riferimento per commentare alcune misure che sarebbero necessarie per giungere agli obiettivi gi\u00e0 menzionati. <\/p>\n<p>&#8211; Prima di tutto \u00e8 necessario eliminare definitivamente la speculazione finanziaria e l\u2019usura, lasciando che sia lo Stato esclusivamente a gestire la finanza. Proposte come la Tobin tax, o tasse sulle plusvalenze, attivi e transazioni bancarie suggerite tra gli altri da Stiglitz, Sachs e Caldera, o ancora le diverse regole che si propone di imporre al mercato dei capitali, potrebbero risultare utili se considerate non come misure definitive in se stesse ma come primi passi per iniziare a limitare il potere finanziario. Poi per\u00f2 si dovrebbero imporre maggiori restrizioni di mobilit\u00e0 e aggravi fino a che la banca statale possa farsi carico di coprire tutte le necessit\u00e0 finanziarie dello sviluppo dell\u2019economia reale. E\u2019 necessario comprendere che il concetto che la circolazione monetaria \u00e8 un diritto pubblico e non pu\u00f2 essere esposto all\u2019arbitrariet\u00e0 della propriet\u00e0 privata. <\/p>\n<p>&#8211; Si deve orientare il credito verso l\u2019investimento produttivo ma in un contesto di economia mista dove lo Stato si occupi di generare le condizioni per agevolare gli investimenti semplificando il circuito commerciale. Si devono finanziare insieme produzione e consumo, come modo per assicurare il circolo virtuoso della crescita e dell\u2019occupazione ma anche per indirizzare la produzione e il consumo verso i bisogni dei pi\u00f9 svantaggiati invece di fomentare il consumismo di coloro che hanno disponibilit\u00e0 eccedente, come che fanno oggi le banche private.  Tuttavia, questo deve avvenire in modo progressivo affinch\u00e9 non esploda la struttura produttiva e non si debba fare passi indietro. <\/p>\n<p> &#8211; Una profonda riforma tributaria che gravi progressivamente sul reddito con tassi molto elevati per i guadagni che non vengano re-investiti in nuove fonti di lavoro. In questo modo, si correggerebbe la tendenza al flusso speculativo e usuraio. Le tasse potrebbero crescere in modo scaglionato anno dopo anno cos\u00ec da neutralizzare la forza destabilizzante del potere economico.<\/p>\n<p>&#8211; Partecipazione dei lavoratori ai guadagni, la gestione e la propriet\u00e0 delle imprese. Anche questo pu\u00f2 avvenire progressivamente, sebbene in modo irreversibile, per attenuare non soltanto l\u2019impatto oppositore, ma anche per consolidare un nuovo strumento che senza dubbio inizialmente trover\u00e0 delle difficolt\u00e0. <\/p>\n<p>&#8211; Creazione di Comitati di Sviluppo Locale affinch\u00e9 nell\u2019ambito nazionale di Economica Mista interagiscano i governi locali, le imprese, i lavoratori e le istituzioni educative per mettere in moto imprese produttive moltiplicatrici. Le alternative di sviluppo proposte da autori come como V\u00e1zquez Barquero, Manfred Max-Neff, Arocena e altri sono molto interessanti, dal concetto di Sviluppo Locale e Sviluppo su scala Umana, per\u00f2 sempre accorpando le politiche pubbliche nazionali nei livelli strategici e la partecipazione tattica dei governi locali coordinando, appoggiando, facilitando. E sicuramente sar\u00e0 da questi Comitati che la gente si ispirer\u00e0 per sviluppare in pratica la nuova economia su scala umana.<\/p>\n<p>In sintesi, il pianeta ha gi\u00e0 le risorse sufficienti per assicurare il benessere di tutti gli esseri umani e per fare in modo che ci\u00f2 si realizzi. Ma \u00e8 imprescindibile eliminare il potere della speculazione finanziaria, decentrare il capitale e indirizzarlo verso la produzione. Il mondo comincer\u00e0 a comprendere che l\u2019esistenza del mostro speculativo \u00e8 incompatibile con l\u2019esistenza della vita umana, che non c\u2019\u00e8 posto per entrambi e gi\u00e0 sappiamo chi \u00e8 di troppo. <\/p>\n<p>Tradotto da Eleonora Albini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019economista e umanista argentino Guillermo Sullings durante la conferenza tenutasi nella Sala Municipale di San Paolo lo scorso 11 Giugno organizzata dal Partito Umanista brasiliano, ha parlato del problema economico mondiale \u201cproponendo di smembrare il potere della speculazione finanziaria, decentrare il capitale e incanalarlo nella produzione\u201d. 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