{"id":34923,"date":"2013-01-24T17:06:41","date_gmt":"2013-01-24T17:06:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=34923"},"modified":"2013-01-24T17:06:41","modified_gmt":"2013-01-24T17:06:41","slug":"20-anni-fa-assassinavano-ugur-mumcu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/01\/20-anni-fa-assassinavano-ugur-mumcu\/","title":{"rendered":"20 anni fa assassinavano U\u011fur Mumcu"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>&#8220;Vorrebbero che stessimo zitti, vorrebbero che niente di quello che scriviamo venisse pubblicato, soprattutto in questo periodo. Sar\u00e0 per questo che provano a zittirci in molti modi diversi. Abbiamo le prove di questi tentativi che sono praticamente falliti. Loro sanno di questi fallimenti e ne patiscono. S\u00ec, scriveremo, non staremo zitti. Sveleremo uno per uno tutte le tangenti, i traffici e gli omicidi.&#8221;<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Ugur Mumcu fu assassinato il 24 Gennaio del 1993 ad Ankara, in Karli Sokak, mentre stava mettendo in moto la propria automobile, parcheggiata di fronte a casa. Aveva 51 anni. Veniva da Kirsehir; il padre lavorava come impiegato comunale all\u2019Ufficio Catasto; anche la madre lavorava, per poter mantenere i suoi quattro figli. Mumcu, nel 1976, spos\u00f2 G\u00fcldal Homan e la coppia ebbe due figli, \u00d6zge e \u00d6zg\u00fcr.<\/p>\n<p>Ugur Mumcu si laure\u00f2 in Giurisprudenza presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Ankara. Inizi\u00f2 a scrivere di attualit\u00e0 politica e di storia gi\u00e0 negli anni \u201860 e, nel 1962, vinse il Premio di Yunus Nadir grazie ad un suo articolo, pubblicato sul quotidiano nazionale Cumhuriyet, sulla storia del socialismo in Turchia. Dopo la laurea inizi\u00f2 il praticantato come avvocato, ma, poco dopo, nel 1965, torn\u00f2 nuovamente a scrivere, questa volta presso \u201cYon\u201d, una rivista politica. \u201cLe persone non devono sentirsi responsabili soltanto di ci\u00f2 che dicono, ma anche dei propri silenzi\u201d, afferm\u00f2, motivando la propria scelta giornalistica. Scriveva di politica, del suo desiderio di vivere in una Turchia totalmente indipendente. Di ritorno, dopo un anno, dall\u2019Inghilterra, dove si era recato per imparare l\u2019Inglese, inizi\u00f2 a scrivere sulla rivista nazionale politica \u201cTurk Solu\u201d (<em>La sinistra turca<\/em>). Erano anni rivoluzionari in Turchia, la prima ondata di iniziative socialiste di massa si stava organizzando anche intorno a questa rivista. Deniz Gezmis, Huseyin Inan e Yusuf Aslan, tre giovani rivoluzionari, erano animati dall\u2019ideale di una Repubblica Turca socialista, laica ed indipendente da ogni tipo di imperialismo. I tre, definiti anche i \u201ctre alberelli\u201d furono arrestati ed impiccati nel 1972 subito dopo il colpo di stato del 12 Marzo 1971.<\/p>\n<p>Proprio in questo periodo Ugur Mumcu inizi\u00f2 a scrivere sulla rivista Devrim (<em>Rivoluzione<\/em>) e si disiscrisse dall\u2019Albo degli Avvocati, decidendo definitivamente di non praticare pi\u00f9 il proprio mestiere. A causa dei propri articoli che palesavano la presenza di una forte censura sui libri fu arrestato e rimase in carcere per un mese. In questo periodo, a cavallo con il colpo di stato, in Turchia, quasi tutti i mezzi di comunicazione appartenenti all\u2019opposizione venivano zittiti da chiusure improvvise ed arresti. Anche la Devrim fu costretta a chiudere i battenti. Nel 1971 Ugur Mumcu, insieme a diversi scrittori e politici, fu arrestato con l\u2019accusa di aver insultato l\u2019Esercito Turco. Trascorse un anno presso il Carcere Militare di Mamak ed il giudice decise di condannarlo a sette anni di detenzione. La pena fu annullata dall\u2019Alta Corte d\u2019Appello.<\/p>\n<p>Mumcu, nel 1974, torn\u00f2 a scrivere sul quotidiano nazionale Yeni Ortam e, questa volta, inizi\u00f2 ad indagare su dettagli riguardanti il colpo di stato ed i governi successivi ai golpisti. Molto risult\u00f2 essere sommerso nella corruzione, diverse le infiltrazioni mafiose presso le istituzioni, tanti i crimini compiuti dai servizi segreti in collaborazione a diverse forze nazionali ed internazionali. Mumcu traspose questo suo duro e coraggioso lavoro sui libri scrivendo \u201cSuclular ve Gucluler\u201d(I colpevoli ed i potenti) e \u201cMobilya Dosyasi\u201d(Dossier sui mobili). Nel suo mirino, in quegli anni, entrarono il Primo Ministro Suleyman Demirel e le sue iniziative per il libero mercato, fatte di appalti statali dati ai propri familiari. In particolare, in \u201cMobilya Dosyasi\u201d, Mumcu parla di come il figlio del Primo Ministro, Yahya Demirel, fosse riuscito ad arricchirsi esportando \u201cvirtualmente\u201d mobili (senza aver mai realmente esportato merci). Grazie anche a Mumcu, il termine \u201cesportazione immaginaria\u201d entr\u00f2 nel gergo politico e giornalistico.<\/p>\n<p>La Turchia del post colpo di stato era riuscita a riprendersi velocemente, politicamente. Le iniziative delle opposizioni avevano subito una breve interruzione e, gi\u00e0 nel 1977, la Turchia viveva una delle sue primavere pi\u00f9 organizzate soprattutto per ci\u00f2 che riguardava la classe lavoratrice. Il Primo Maggio del 1977, durante i festeggiamenti in Piazza Taksim, ad Istanbul, la manifestazione capitol\u00f2, terribilmente, in un bagno di sangue che, a tutt\u2019oggi, non \u00e8 stato possibile attribuire a nessuno. Poco dopo questo tragico episodio inizi\u00f2 una dura repressione operata dalle forze dell\u2019ordine nei confronti delle opposizioni. In questo periodo Mumcu concentr\u00f2 le proprie ricerche sui rapporti tra i gruppi terroristici e le istituzioni, condannando ogni tipo di movimento armato. Egli pubblic\u00f2 una serie di articoli ed interviste a diversi giovani militanti politici, sia di destra che di sinistra, armati e non, con lo scopo di raccontare all\u2019intero Paese tutto il terrore di quella quotidianit\u00e0. Soprattutto nelle grandi citt\u00e0 come Istanbul, Ankara, Izmir e Adana, ogni giorno, per le strade, venivano uccise delle persone, saltavano in aria ristoranti, le prigioni ormai erano piene e la gente non dormiva pi\u00f9 in tranquillit\u00e0. Mumcu scriveva nei suoi articoli quanto il popolo potesse diventare forte ogni volta che si organizzava contro lo sfruttamento e l\u2019imperialismo e proponeva la propria ricetta per superare questo caos, una ricetta che passava dall\u2019organizzazione della classe lavoratrice.<\/p>\n<p><em><strong>&#8220;Da una parte si assiste al Governo che acquista migliaia di armi e milioni di munizioni e dall&#8217;altra alle decisioni della giustizia che stabilisce che &#8220;il governo militare non si occupa dei processi che riguardano il traffico delle armi&#8221;&#8230; <\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Da una parte il giornalismo che \u00e8 capace di parlare degli omicidi nell&#8217;alta borghesia e dall&#8217;altra parte l&#8217;etica di una stampa che sta zitta e non apre la bocca davanti al traffico d\u2019armi.&#8221;<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Il 12 Settembre 1980 la Turchia visse il suo terzo colpo di stato nell\u2019arco di trent\u2019anni. Ugur Mumcu prese una posizione netta contro i golpisti. Nei suoi articoli parl\u00f2 del rapporto delle organizzazioni terroristiche con i trafficanti di armi. Quest\u2019ultimo colpo di stato aveva ridotto in carcere centinaia di migliaia di persone, le aveva uccise e torturate oppure obbligate ad abbandonare il Paese. Erdal Eren fu uno degli esempi di questa forza distruttrice, accusato di aver ucciso un soldato semplice durante una manifestazione. Nonostante le prove dimostrassero il contrario, compresi i rapporti autoptici, Eren fu impiccato a sedici anni dopo un anno di detenzione e di torture. L\u2019ex presidente della Repubblica, nonch\u00e9 capo dell\u2019esercito golpista, Kenan Evren in merito a questo episodio dichiar\u00f2: \u201cCosa dobbiamo fare? Dargli da mangiare invece che impiccarlo?\u201d<\/p>\n<p>Nel 1982 fu sciolta l\u2019Associazione per la Pace della quale faceva parte anche Mumcu; presto parecchi dirigenti dell\u2019Associazione furono incarcerati e Mumcu, in pi\u00f9 articoli, critic\u00f2 la situazione politica di quel tempo, che defin\u00ec di \u2018falsa democrazia\u2019. Nel 1983 furono indette le elezioni nazionali e, tra i candidati, figurarono ex militari golpisti rimasti in secondo piano oppure politici che si erano \u201csalvati\u201d o avevano riportato danni minori grazie alle proprie prese di posizione alquanto tiepide nei confronti dell\u2019Esercito. Nel 1983 Mumcu inizi\u00f2 a concentrare i propri scritti sul cosidetto \u2018stato profondo\u2019, cio\u00e8 sui rapporti tra le istituzioni e le forze paramilitari o maifiose o addirittura clericali. La situazione, descritta in questo modo, ricorda un passato molto familiare alla storia italiana se pensiamo al Gladio ed alla P2. Mumcu nel 1983 incontr\u00f2 Ali Agca e pubblic\u00f2 l\u2019intervista sul quotidiano nazionale Cumhuriyet . Ad un anno dall\u2019inizio delle sue ricerche su questo tema, pubblic\u00f2 l\u2019interessante libro \u201cPapa-Mafia-Agca\u201d e, nel 1985 fu invitato a comparire nel tribunale di Roma come testimone esperto nel processo ad Agca.<\/p>\n<p>Sempre nel 1985, insieme ad altri scrittori, intellettuali e politici detenuti durante l\u2019ultimo colpo di stato, present\u00f2 un documento di testimonianze, denunciando i crimini compiuti durante il periodo della giunta militare. Questo documento fu presentato al Presidente della Repubblica ed al Parlamento e tutti i suoi autori furono definiti, dallo stesso Presidente della Repubblica, \u201ctraditori della patria\u201d.<\/p>\n<p>A partire dal 1990 Mumcu inizi\u00f2 ad interessarsi ai movimenti \u2018islamici e curdi\u2019. Per questo si rec\u00f2 nella Germania Federale per intervistare un ex-giurisperito musulmano, Cemalettin Kaplan, allo scopo di scoprire come fosse riuscito, in poco tempo, a conquistarsi un gruppo di seguaci in tutto il Paese. Grazie alle proprie ricerche, Mumcu pubblic\u00f2 il libro \u201cTarikat-Siyaset-Ticaret\u201d (Confraternite islamiche-Politica-Commercio), un\u2019opera estremamente attuale. Negli stessi anni continu\u00f2 a denunciare, con prove alla mano, casi di corruzione istituzionale come le tangenti ricevute da Ministero degli Affari Esteri e Ministero della Sicurezza Nazionale.<\/p>\n<p>In questi anni, la lotta armata del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan), aveva ormai iniziato a far parte della quotidianit\u00e0, in Turchia. Una lotta, che dura tutt\u2019ora, che era in grado di causare ogni giorno decine di morti da entrambi i fronti e che non ha fatto altro, per pi\u00f9 di trent\u2019anni, che arricchire i mercanti di armi e distruggere vite, menti, famiglie, storie, luoghi e il futuro dei popoli che vivono in Turchia. Mumcu negli ultimi anni della sua vita si interess\u00f2 soprattutto del traffico di armi e dell\u2019ingerenza della CIA e del Mossad in Iraq &#8211; particolarmente nel Nord del Paese, dove oggi esiste una zona autonoma curda &#8211; e del loro rapporto con attori locali come Celal Talabani e Molla Mustafa Barzani. &#8220;Se i Curdi stanno portando avanti una guerra d\u2019indipendenza contro l\u2019imperialismo, cosa fanno la Cia e la Mossad in mezzo a loro? O forse che la Cia e la Mossad hanno iniziato a lottare contro l\u2019imperialismo ed il resto del mondo non ne sa nulla?\u201d. Ugur Mumcu, in uno dei suoi articoli (\u201cHizbulkontra!\u201d) parl\u00f2 di come fu creata l\u2019organizzazione terroristica Hezbullah (in Turchia ed Iran in particolare) e dei suoi probabili rapporti con i servizi segreti, il suo principale scopo di distruggere i membri del PKK, un\u2019organizzazione che definivano \u201carmata marxista e leninista\u201d. In questo periodo, Mumcu tracci\u00f2 l\u2019immagine di una Turchia arruolata in un progetto internazionale anti-comunista, sfruttando il proprio aspetto religioso musulmano. Mumcu lo defin\u00ec come un atto decisamente offensivo nei confronti della religione, oltre che distruttivo, perch\u00e9 rendeva un intero Paese come un campo minato, sempre pi\u00f9 dipendente dagli imperialismi e dai corrotti locali.<br \/>\nNel suo ultimo articolo, pubblicato l\u20198 Gennaio 1993 sul quotidiano nazionale Cumhuriyet, egli parl\u00f2 del suo nuovo libro, che sarebbe uscito a breve, in cui avrebbe analizzato il rapporto tra i movimenti radical-nazionalisti curdi ed i servizi segreti della Repubblica turca. Sedici giorni dopo, Ugur Mumcu salt\u00f2 in aria mettendo in moto la propria automobile, parcheggiata dinanzi a casa. Mor\u00ec sul colpo. Sulla sua morte furono formulate diverse teorie: secondo un documento reperito presso la casa di Veli Kucuk, ex generale di brigata della gendarmeria, l\u2019ex capo dei servizi segreti Sonmez Koksal, dieci giorni dopo la morte di Mumcu scrisse una lettera all\u2019ex Presidente della Repubblica Suleyman Demirel affermando che l\u2019attentato fosse stato organizzato da sei agenti israeliani che collaboravano con la Cia; un ex militante del PKK, poi collaboratore dei servizi segreti, Abdulkadir Aygan, nel corso di un intervento telefonico nel canale televisivo nazionale Beyaz Tv afferm\u00f2 di sospettare fortemente di Aytekin Ozen, ex membro militare dei servizi segreti; lo scrittore \u00dcmit Oguztan, testimoniando nel processo Ergenekon e davanti alla Commissione Parlamentare per le Indagini sull\u2019Omicidio di Ugur Mumcu, sostenne che Mumcu potesse essere stato assassinato a causa delle ricerche sul traffico di armi senza numeri di serie destinati all\u2019Iraq.<\/p>\n<p><strong>Qualche giorno fa, la Corte Penale di Ankara ha deciso di restituire ai familiari di Mumcu i resti dell&#8217;automobile nella quale egli perse la vita, dal momento che, ormai, le indagini erano terminate. Dopo vent&#8217;anni di processo sono state infatti individuate ed arrestate tre tra le persone che hanno progettato e realizzato l&#8217;attentato. Essi facevano parte dell&#8217;organizzazione terroristica Esercito di Tawhid-Salaam e Gerusalemme e dovranno scontare tra i sei e i quindici anni in carcere.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il 24 Gennaio 2013 saranno passati venti anni da quando \u00e8 stato assassinato Ugur Mumcu e, come afferma il suo avvocato Halil Sevinc, la giustizia \u00e8 riuscita a trovare, arrestare e condannare chi ha effettivamente ucciso Mumcu sebbene non si sia fatta luce sugli eventuali rapporti di queste persone con le terze parti.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Se il sistema giuridico non permetter\u00e0 di riaprire la causa, la stessa cadr\u00e0 in prescrizione nell&#8217;anniversario dell&#8217;omicidio e, cos\u00ec, il latitante sospettato Oguz Demir potr\u00e0 tornare in Turchia senza temere condanna. Demir era riuscito a scappare fuori dal Paese prima che la polizia lo arrestasse. <\/strong><\/p>\n<p>Per chi conosce in modo approfondito la citt\u00e0 di Istanbul il monumento dedicato a Ugur Mumcu si trova in un posto piuttosto visibile, nel cuore del Municipio di Sisli andando verso Taksim, in una delle arterie principali della citt\u00e0. Ecco qui: <a href=\"http:\/\/www.360cities.net\/it\/image\/harbiye-ugur-mumcu-aniti-sisli-belediyesi-istanbul#277.10,0.90,80.5.\">http:\/\/www.360cities.net\/it\/image\/harbiye-ugur-mumcu-aniti-sisli-belediyesi-istanbul#277.10,0.90,80.5.<\/a> Appare cos\u00ec, piccolo e schiacciato tra i palazzi come se fosse stato messo l\u00ec per dovere e non realmente per celebrare e ricordare uno dei pi\u00f9 importanti giornalisti della storia della Repubblica turca. Forse sarebbe stato un gesto pi\u00f9 significativo impegnarsi per trovare i colpevoli di questo omicidio.<\/p>\n<p>Ugur Mumcu in uno dei suoi articoli parla cos\u00ec dell\u2019importanza della libert\u00e0 di stampa:<\/p>\n<p><em><strong>&#8220;La libert\u00e0 di stampa \u00e8 uno dei fondamenti della democrazia. La stampa che costituisce e rappresenta il pubblico, in ogni epoca della storia \u00e8 stata una questione controversa. Nei periodi in cui la libert\u00e0 di stampa \u00e8 stata limitata, lo sviluppo democratico si \u00e8 fermato e ci\u00f2 ha rafforzato le tendenze totalitarie. L&#8217;istituzione di principi democratici e lo sviluppo della libert\u00e0 di stampa sono obbligatoriamente interconnessi&#8221;.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Vorrebbero che stessimo zitti, vorrebbero che niente di quello che scriviamo venisse pubblicato, soprattutto in questo periodo. Sar\u00e0 per questo che provano a zittirci in molti modi diversi. Abbiamo le prove di questi tentativi che sono praticamente falliti. 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Fruit of love of an immigrant couple in the former Ottoman city, she from Sebastia (Turkey) he from Batum (Georgia). Raised two steps away from the old Pera, between the Armenian and Jewish cultures. Big passion for photography, cinema, politics and inevitably journalism. After a short academic adventure in International Finance he landed in Italy back in 2001, first in Siena then in Turin, with the desire to study journalism, but he ended up attending Cinema and Television. He specializes in shooting and editing videos, photography and, lately, web marketing. Occasionally he writes in Turkey for the national magazine KaosGL, for the national daily Birgun and for various independent news portals such as Bianet and Sendika. In Italy he wrote for Il Manifesto and the monthly E-il mensile. He is one of the founders of the Glob011 monthly freepress, he worked for BabelMed and Prospettive Altre. Currently has collaborations with Pressenza and Caff\u00e8 dei Giornalisti. 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