{"id":348917,"date":"2016-08-02T13:55:15","date_gmt":"2016-08-02T12:55:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=348917"},"modified":"2016-08-05T21:40:47","modified_gmt":"2016-08-05T20:40:47","slug":"pace-globale-intervista-laura-tussi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/08\/pace-globale-intervista-laura-tussi\/","title":{"rendered":"Una pace globale: intervista a Laura Tussi"},"content":{"rendered":"<div class=\"td-post-header\">\n<header class=\"td-post-title\"><em>Laura Tussi, giornalista, scrittrice e docente, si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale. Insieme a Fabrizio Cracolici (presidente dell\u2019ANPI \u2013 Associazione Nazionale Partigiani d\u2019Italia \u2013 della sezione di Nova Milanese, nella provincia di Monza e Brianza) \u00e8 da anni promotrice e referente di un progetto istituzionale delle citt\u00e0 di Nova Milanese e Bolzano, dal titolo emblematico \u201cPer non dimenticare&#8221;. <\/em><\/header>\n<\/div>\n<div class=\"td-post-content\">\n<p><strong>Laura, vuoi parlarci del progetto \u201cPer non dimenticare\u201d?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 un grande lavoro e impegno di ricerca collettivo dal basso con le amministrazioni e le istituzioni rispetto ai grandi temi della Resistenza, dell\u2019Antifascismo, della Deportazione, e vuole essere un grande progetto sulla pace. Un progetto che racchiude un archivio storico audiovisivo di oltre ducentoventi videotestimonianze di ex deportati civili per motivazioni politiche nei campi di concentramento e di sterminio nazifascisti, ossia partigiani, lavoratori delle fabbriche, scioperanti, obiettori, renitenti e oppositori di ogni colore politico, dissidenti contro il regime costituito.<br \/>\nQuesto archivio \u00e8 un\u2019autentica pietra angolare nella lotta contro il revisionismo, il rovescismo, il negazionismo pi\u00f9 subdoli e striscianti, intendendo con questi termini tutte quelle correnti che non si possono definire \u201cdi opinione\u201d, perch\u00e9, come sostenevano Gramsci e Matteotti, il fascismo e il nazismo non sono un\u2019opinione: fenomeni di massa criminali che vorrebbero occultare, mistificare e nascondere le verit\u00e0 sugli orrori del fascismo e del nazismo.<br \/>\nCon Fabrizio Cracolici stiamo digitalizzando tutta una serie di videotestimonianze di ex deportati raccolte negli anni Ottanta, Novanta e Duemila dalla biblioteca civica popolare di Nova Milanese. Ormai i testimoni non esistono quasi pi\u00f9, per ovvie ragioni biologiche e anagrafiche. Adesso spetta a noi portare avanti il testimone della tutela della Costituzione per la pace, i beni comuni, la democrazia, il disarmo, e per far rispettare tutte le costituzioni nate dalla Resistenza partigiana antifascista.<\/p>\n<p><strong>Mi pare che il vostro progetto abbia trovato spazio anche in televisione\u2026<br \/>\n<\/strong>S\u00ec, il progetto \u201cPer non dimenticare\u201d ha collaborato anche con la RAI (Radiotelevisione Italiana), la RAI generalista e RAI Educational per la realizzazione di trasmissioni televisive dal titolo \u201cTestimonianze dai Lager\u201d, con la partecipazione di nomi noti della cultura, della politica e dello spettacolo, da Moni Ovadia a Alex Zanotelli, da Gino strada a Tina Anselmi, da Roberto Vecchioni a Massimo Cacciari, e molti altri. Questo progetto collabora anche con diversi istituti, enti di ricerca e associazioni culturali che si occupano di pace, di nonviolenza, di diritti umani, di antimilitarismo, di disarmo, di ambiente, di conversione ecologica, di obiezione di coscienza alle spese militari e nucleari, e si occupano di fare una cultura obiettiva, ossia controinformazione sui temi pi\u00f9 scottanti dell\u2019attualit\u00e0: il Centro Studi Sereno Regis, Rivista Anarchica, PeaceLink, Pressenza, Unimondo, Docenti senza frontiere, Il Dialogo.org e molte altre realt\u00e0 culturali e di impegno sociale e civile.<\/p>\n<p><strong>Chiunque scriva e non sia agli esordi ha un percorso alle proprie spalle. Un percorso che lo porta a sviluppare il proprio pensiero. Quindi volevo ripercorre alcuni dei temi che hai trattato di volta in volta a partire dal tuo esordio, con il libro dal titolo \u201cSacro\u201d.<br \/>\n<\/strong>Dal punto di vista sociologico, il sacro si manifesta innanzitutto come opposizione al profano. Istintivamente noi, come singoli, ma anche come collettivit\u00e0 e comunit\u00e0 sociale, andiamo a creare questa contrapposizione: \u00e8 insita nella nostra cultura. Ma in realt\u00e0 questa distinzione riguarda soprattutto i modi diversi di porsi nel mondo e due diverse condizioni esistenziali.<\/p>\n<p><strong>Vuoi parlarcene brevemente?<br \/>\n<\/strong>Innanzitutto \u201cSacro\u201d \u00e8 un libro del 2009, ed \u00e8 il numero 32 della collana <em>Parole delle Fedi<\/em>, edita dall\u2019Editrice Missionaria Italiana, dalla EMI. Questa collana di libri tratta i termini chiave del lessico teologico e non solo, come per esempio <em>Islam<\/em>, <em>morte<\/em>, <em>vita<\/em>, <em>religione<\/em>. Quindi ho sviluppato una di queste tematiche, il concetto di <em>sacro<\/em>, anche in senso provocatorio. Infatti anche la collana <em>Parole delle Fedi<\/em> \u00e8 intesa in senso provocatorio, perch\u00e9 non esiste un solo credo assoluto, una sola fede imposta; perch\u00e9, in quanto esseri sociali, esistiamo in contesti interculturali e interreligiosi di dialogo tra le comunit\u00e0, tra le genti, tra le parti e tra i singoli. Il libro vuole dimostrare che non esistono processi di sacralizzazione, di desacralizzazione e di secolarizzazione definiti in un determinato periodo storico, in un determinato tempo; esistono il bisogno, la necessit\u00e0 di religiosit\u00e0, l\u2019esigenza di trascendente, di spiritualit\u00e0: sono fenomeni insiti nell\u2019essere umano.<br \/>\nAntropologicamente parlando, possiamo dire che la sacralizzazione \u00e8 un processo osmotico e sincretico all\u2019interno della societ\u00e0 umana. Non esiste un periodo storico pi\u00f9 sacro degli altri, in cui l\u2019uomo sia stato pi\u00f9 a contatto con l\u2019idea del divino, rispetto ad altri periodi storici. Non esiste nemmeno un periodo di secolarizzazione consecutivo alla modernit\u00e0. Sono processi che si sviluppano in maniera sincretica e osmotica all\u2019interno della societ\u00e0, come sostiene il leader dei No Muos, Salvatore Giordano, che, in un suo libro di cui sto scrivendo la prefazione, viene proprio a dimostrare questa tesi, partendo dagli studi di Max Weber.<\/p>\n<p><strong>Vuoi raccontarci qualcosa del libro di Salvatore Giordano?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 una sapiente dimostrazione, una tesi importante relativa ai fenomeni della sacralizzazione e della secolarizzazione. Giordano attualizza l\u2019idea che le religioni e l\u2019esigenza di sacralit\u00e0 siano implicite nella dimensione umana e siano dati culturali e umani da analizzare come fenomeni sociali e processi culturali non collegati a un determinato tipo di societ\u00e0 e di periodo storico, ma influenzati da diversi fattori microsociali, macrosociali e universali, secondo processi osmotici di interazione di molteplici cause implicite ed esplicite. Infatti, nella realt\u00e0 sociale sussistono contemporaneamente e sincreticamente la secolarizzazione e la desecolarizzazione.<br \/>\nL\u2019esperienza del sacro e l\u2019urgenza del profano coesistono nello stesso tempo e nel medesimo spazio, a livello di singolo individuo e di collettivit\u00e0, e tra molteplici altre contraddizioni, discrasie e idiosincrasie. Infatti, secondo l\u2019Autore, la secolarizzazione, ossia l\u2019affrancamento della vita pubblica dalla religione, \u00e8 un fenomeno universale e antropologicamente rilevante, presente nella societ\u00e0 e nella socialit\u00e0 umana.<br \/>\nLa secolarizzazione non costituisce necessariamente il risultato storico della modernit\u00e0, non \u00e8 necessariamente il frutto della modernizzazione e della razionalizzazione capitalistica. La secolarizzazione, come anche il suo opposto, la sacralizzazione, si trovano a interagire e a interferire con altri processi sociali, associati a loro volta a facolt\u00e0 e propensioni umane tendenzialmente universali, come i processi connessi alla comunicazione e alla socializzazione.<br \/>\nCome avviene per altri processi sociali, non \u00e8 possibile stabilire con esattezza quando inizia il fenomeno di secolarizzazione-desecolarizzazione-risecolarizzazione, perch\u00e9 \u00e8 un processo interattivo, in cui l\u2019azione esplicitata dagli attori sociali coinvolti nell\u2019interazione \u00e8 inarrestabile e incessante. Sussiste una stretta aderenza della secolarizzazione con l\u2019esperienza religiosa, come se un certo grado di esigenza di profano fosse insito persino nelle religioni stesse, ben prima dell\u2019affiorare del razionalismo economico, del disincanto capitalistico e del sorgere del pensiero illuministico della razionalit\u00e0. Dunque, la modernit\u00e0 ha prodotto non solo il fenomeno della secolarizzazione, ma anche e soprattutto l\u2019affermazione di un certo genere di religiosit\u00e0, come il fondamentalismo, o l\u2019oltranzismo.<\/p>\n<p><strong>Quindi la secolarizzazione non \u00e8 soltanto un fenomeno di natura storica?<br \/>\n<\/strong>No, in quanto non \u00e8 avvenuto in un periodo epocale ed apicale ben preciso, ma \u00e8 un processo che si attualizza e si rinnova continuamente nell\u2019esistenza quotidiana di persone, gruppi, istituzioni, culture e societ\u00e0.<br \/>\nPer questo dico che \u201cSacro\u201d \u00e8 scritto soprattutto in senso provocatorio: perch\u00e9 la vita, la dignit\u00e0, i diritti degli uomini sono istanze sacrali. Sono necessarie un\u2019insurrezione e una rivoluzione etica delle intelligenze e delle coscienze in difesa delle vite umane, della legalit\u00e0, della dignit\u00e0, della democrazia. Le nazioni dovrebbero far rispettare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, la Carta dei Diritti dell\u2019Unione Europea, la Costituzione della Repubblica italiana, la costituzione nata dalla resistenza partigiana antifascista. Invece si persegue una politica ferocemente razzista e assassina, provocando la morte di innocenti nel Mediterraneo. Persone innocenti che sono in fuga da guerre, da dittature, dal terrorismo, da disastri ambientali, e che non possono trovare rifugio nel nostro Paese, non in modo legale e sicuro. Non possono trovare assistenza, accoglienza, solidariet\u00e0 sulle sponde del mediterraneo, non viene data loro la possibilit\u00e0 concreta di interagire nella nostra societ\u00e0. Al contrario, si perseguono politiche di guerra, di riarmo che travalicano e contrastano la nostra Costituzione. Le spese militari nel mondo crescono e provocano morte, miseria e pericoli per l\u2019umanit\u00e0. E cos\u00ec la vita, la dignit\u00e0 e i diritti umani sono sempre negati, umiliati e calpestati.<br \/>\n\u201cSacro\u201d \u00e8 in realt\u00e0 un libro dissacratorio: i veri valori sacri sono la vita, i diritti umani, la dignit\u00e0 dell\u2019essere umano.<\/p>\n<p><strong>Sempre nello stesso anno, pubblichi \u201cMemorie e Olocausto\u201d che ha come sottotitolo \u201cil valore creativo del ricordo per una pedagogia della Resistenza nella differenza di genere\u201d, in cui parti da alcune riflessioni di <a href=\"http:\/\/www.inkroci.it\/interviste-a-scrittori-famosi\/moni-ovadia-intervista.html\">Moni Ovadia<\/a> per affermare che la forza di resistenza pi\u00f9 invincibile, anche se estremamente dolorosa, \u00e8 la follia creativa, ossia la creativit\u00e0 artistica. Quindi cominci a parlare di Pedagogia della Resistenza. Vorrei che approfondissi questo concetto.<br \/>\n<\/strong>Moni Ovadia \u00e8 un caro amico, cui indirizziamo i nostri amici pi\u00f9 cari che chiedono la sua collaborazione. Cos\u00ec realizziamo una sorta di rete culturale, interculturale e creativa insieme con Daniele Biacchessi, Vittorio Agnoletto e molti altri amici attivisti impegnati sui nostri temi comuni.<br \/>\nIn \u201cEducazione e pace\u201d scrivo la presentazione di un DVD ideato e narrato da Moni Ovadia e Elisa Savi dal titolo \u201cIl dovere di ricordare, riflessioni sulla Shoah\u201d, che ha un circuito di distribuzione relativo alle scuole. Questo DVD ci \u00e8 stato donato da Moni Ovadia nel corso della presentazione di \u201cMemoria Olocausto\u201d nel 2009 a Senago, nell\u2019hinterland milanese. Con questa presentazione abbiamo sostenuto la causa di operai che hanno subito il licenziamento e la chiusura della loro azienda. A questi operai Moni Ovadia ha devoluto l\u2019intero ingaggio della serata. In \u201cEducazione e pace\u201d, come in \u201cMemorie e olocausto\u201d, racconto la presentazione del DVD di Moni Ovadia che raccoglie le testimonianze indirette di nomi noti del mondo dello spettacolo e della cultura, da Jovanotti a Ligabue, da Luciana Littizzetto a Shel Shapiro, da Nicoletta Braschi a Antonio Albanese, che ricordano e leggono varie testimonianze dirette della Shoah, tra cui quella di Primo Levi.<\/p>\n<p><strong>E a che cosa mira questo DVD?<br \/>\n<\/strong>Vuole ricostruire in chiave narrativa, documentaristica e didattica il clima culturale e sociale in cui si sono alimentati lo sterminio, le persecuzioni, il razzismo e l\u2019intolleranza, cio\u00e8 sostanzialmente il fascismo e il nazismo, attraverso stereotipi e atteggiamenti collettivi che purtroppo sono duri a morire, e che permangono ancora nella nostra societ\u00e0 permeando i nostri apparati istituzionali. Infatti la crisi non fa altro che alimentare lo scontento. Dallo scontento si generano movimenti di estrema destra neofascisti, basti pensare a Casa Pound o alla Skin House, che sono ben visti e agevolati dai poteri forti, come per esempio i mercati speculativi, e dalla tirannia dei mercati dell\u2019alta finanza, manovrati a loro volta dalle multinazionali secondo la logica \u201cdivide et impera\u201d: pi\u00f9 si sgretola e si divide la societ\u00e0, pi\u00f9 si riesce ad avere su di essa il massimo controllo, il controllo delle masse. Infatti assistiamo al riemergere delle mitologie e dei mitologemi della razza e dell\u2019eroe che fomentano il razzismo e istigano alla xenofobia, all\u2019odio, all\u2019intolleranza nei confronti dell\u2019altro, del diverso, dell\u2019emarginato. Per questo i giorni dedicati alla memoria non devono scadere nel mero e vacuo rituale celebrativo, ma devono reagire attivamente a queste forme di negazionismo, di revisionismo, di rovescismo. Perch\u00e9 fare memoria della Resistenza, della Deportazione, della Liberazione, dell\u2019Antifascismo \u00e8 un monito del passato per reagire a questi rischi ancora impliciti nella nostra societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong>In che modo?<br \/>\n<\/strong>Il totalitarismo nazifascista impone l\u2019annientamento di diverse categorie di persone, colpevoli solo ed esclusivamente di esistere in quanto tali; di essere portatori di una diversit\u00e0 rispetto agli schematismi ideologici imposti dal sistema di potere del Terzo Reich, che voleva sostanzialmente annientare ogni tipo di diversit\u00e0, di devianza, di marginalit\u00e0, ma anche di fragilit\u00e0, di minorit\u00e0, dal momento che le vittime erano anche e soprattutto civili: donne, vecchi, bambini. Per questo le comunit\u00e0 educanti e il sistema educativo e formativo devono indurre le nuove generazioni a interrogarsi e approfondire i temi delle minoranze, per esempio la questione aperta dei Rom e dei Sinti che hanno subito il Porrajmos [termine in lingua roman\u00ec che indica lo sterminio dei popoli Rom e Sinti da parte dei nazisti durante la seconda guerra mondiale, e di cui furono vittime circa cinquemila persone, ndr].<br \/>\nLe nuove generazioni devono essere sensibilizzate al discorso dell\u2019accoglienza nella scuola, nelle istituzioni, ai temi dell\u2019<em>altro<\/em>, dei migranti, del pericolo di qualsiasi forma di estremizzazione ideologica. \u00c8 per questo che, con Fabrizio Cracolici e con il partigiano Emilio Bacio Capuzzo, protagonista del libro <em>Un racconto di vita partigiana. Il ventennio fascista e la vicenda del partigiano Emilio Bacio Capuzzo<\/em>, portiamo la nostra testimonianza, in forma diretta e indiretta, nelle scuole e ovunque venga richiesta; proprio per tramandare e comunicare il valore della trasmissione della memoria storica tra generazioni. Una memoria che sia base di un insegnamento etico e civile basato sul principio di responsabilit\u00e0, di speranza e di indignazione contro il processo di accanimento nei confronti dei diritti umani e contro le aggressioni al rispetto dell\u2019<em>altro<\/em>, che troppo spesso \u00e8 inteso come <em>altro da s\u00e9<\/em>: il diverso, l\u2019emarginato, il pi\u00f9 debole.<\/p>\n<p><strong>Ti riferisci sempre al progetto \u201cPer non dimenticare\u201d?<br \/>\n<\/strong>S\u00ec. Facciamo memoria di ci\u00f2 che sono stati la Resistenza, la Deportazione, la Liberazione e l\u2019Antifascismo per creare un\u2019utopia realizzabile a partire dalle nostre testimonianze. Un\u2019utopia sociale che apra alla speranza in una societ\u00e0 di pace, di giustizia, di democrazia, di equit\u00e0 sociale, di riscatto del mondo del lavoro, ma anche di riscatto ambientale ed ecologico, cio\u00e8 che porti a una conversione ecologica. Infatti collaboriamo con l\u2019associazione ecopacifista PeaceLink- Telematica per la pace, con sede a Taranto, riconosciuta a livello Europeo e registrata nell\u2019albo delle associazioni della Comunit\u00e0 Europea, che \u00e8 un portale storico del pacifismo e della nonviolenza, e che coinvolge vari partner, come Pressenza- International Press Agency, Il Dialogo.org, Unimondo, Nigrizia di padre Alex Zanotelli e molte altre realt\u00e0.<br \/>\nPeaceLink \u00e8 un\u2019associazione che si \u00e8 costituita parte civile nel maxiprocesso \u201cAmbiente svenduto\u201d contro l\u2019Ilva di Taranto e l\u2019inquinamento industriale, a tutela dell\u2019ambiente e della Costituzione, che prevede il rispetto e la salvaguardia del nostro assetto ecologico, del nostro ecosistema, dell\u2019ambiente in cui viviamo; un\u2019ecologia che dobbiamo preservare, che abbiamo il diritto e il dovere di salvaguardare e custodire. Ce lo insegna anche il grande padre partigiano e deportato a Buchenwald, St\u00e9phane Hessel, padre costituente dell\u2019Onu , presidente del tribunale Russell per la Palestina, i cui scritti hanno ispirato il movimento degli indignati e di Occupy Wall Street. Hessel \u00e8 autore anche di <em>Esigete un disarmo nucleare totale<\/em>, edito per i tipi della Ediesse. Questo libro postumo di Hessel, uscito in Italia a titolo esclusivo, raccoglie le introduzioni di Mario Agostinelli, Antonio Pizzinato, Alfonso Navarra ed Emanuele Patti. All\u2019interno del libro \u00e8 citato il nostro progetto \u201cPer non dimenticare\u201d. In questo senso si attualizza quel ponte di memoria tra passato e presente con la memoria storica dell\u2019Antifascismo e della Resistenza e la resistenza contro il neoliberismo, la speculazione, la tirannia dei mercati dell\u2019alta finanza. Un nuovo antifascismo mondiale.<\/p>\n<p><strong>Parli spesso di pedagogia della resistenza, di formazione ed educazione. In questo ambito, nei tuoi libri, proponi un percorso di accompagnamento alla formazione e allo sviluppo della conoscenza dei diritti civili e dei diritti inalienabili della persona. Insomma, un percorso di sviluppo della democrazia, della cittadinanza, della partecipazione. Quello che presenti nelle scuole come un percorso globale di sviluppo educativo si scontra per\u00f2, spesso, con gli ambienti esterni alla scuola e con la famiglia, che sono portatori di valori diversi, a volte opposti e contrastanti. Quale educazione concreta pensi che si possa creare in questa dicotomia?<br \/>\n<\/strong>Questi sono quesiti molto aperti che anche noi ci poniamo sempre. Il ministro Luigi Berlinguer aveva tentato di introdurre lo studio della storia contemporanea, quindi la didattica della storia e della Shoah, nell\u2019ultimo segmento di ogni ordine di scuola. E aveva tentato di introdurre metodologie per leggere e comprendere il presente. Ultimamente, per\u00f2, con i ministri Moratti e Gelmini, l\u2019istituzione scolastica \u00e8 stata depauperata proprio di questa sua missione formativa e soprattutto informativa, piuttosto che rimanere invece nell\u2019attualit\u00e0 del presente.<br \/>\nPer educare all\u2019antifascismo, all\u2019antirazzismo e alla nonviolenza, secondo il monito di St\u00e9phane Hessel occorre ripartire proprio dall\u2019istituzione scuola. Noi non troviamo altra soluzione, perch\u00e9 la scuola, ancora prima della famiglia, rispecchia il pluralismo e la diversit\u00e0 impliciti nella societ\u00e0. Pluralismo e diversit\u00e0 che si vengono a manifestare nel processo educativo: nel percorso didattico si scoprono le caratterialit\u00e0, le criticit\u00e0, le implicite diversit\u00e0, le esigenze del singolo studente che mutua e assimila varie istanze e diverse forme di contenuto dal nucleo famigliare di origine. La scuola, tra l\u2019altro, in un passato che non dobbiamo dimenticare e archiviare, ha subito la discriminazione e l\u2019intolleranza: basti pensare alle leggi razziali nazifasciste del 1938. E la scuola, pur con diversa entit\u00e0 ed intensit\u00e0, continua ancora a discriminare e a prendere provvedimenti contro i pi\u00f9 deboli. Anche il finanziamento pubblico alle scuole private \u00e8 una forma di discriminazione. La riduzione degli insegnanti di sostegno ai bambini diversamente abili, la negazione della mensa ai meno abbienti sono forme di discriminazione.<br \/>\nI quesiti sono sempre aperti perch\u00e9 auspichiamo una scuola che si apra sempre pi\u00f9 alle differenze, agli altri, e non solo da parte degli studenti, ma anche da parte degli insegnanti. Anche il mondo adulto viene messo in discussione nell\u2019ambito e nell\u2019ambiente scuola. Noi veniamo sempre pi\u00f9 messi in discussione nei nostri affetti, assetti, nelle nostre convinzioni, nei nostri dogmi e paradigmi caratteriali, a contatto con il mondo infantile.<\/p>\n<p><strong>Quindi una scuola pi\u00f9 aperta?<br \/>\n<\/strong>Una scuola che si apra alle implicite esigenze di ciascuno, ai caratteri di cui ognuno \u00e8 portatore, alle difficolt\u00e0 implicite che ciascuno presenta. \u00c8 necessario costruire una scuola senza discriminazione, dove l\u2019altro sia considerato depositario di un\u2019autentica ricchezza da risocializzare e ripartecipare, una ricchezza da condividere nella convivenza nel quotidiano secondo un impegno di responsabilit\u00e0 e di indignazione contro tutte le discriminazioni, contro l\u2019intolleranza, il non rispetto e la violazione dei diritti umani. Una nuova ricchezza sociale partecipativa che vada a incrementare un discorso di civilt\u00e0 a misura di persona, per una comunit\u00e0, per un assetto sociale e civile aperto alle differenze, alle divergenze, anche al conflitto, come sostiene il nostro amico Daniele Novara, direttore del centro psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti di Piacenza.<\/p>\n<p><strong>Anche al conflitto?<br \/>\n<\/strong>Il conflitto \u00e8 implicito nell\u2019educazione. Noi parliamo di nonviolenza, ma con questo concetto non intendiamo un\u2019idea di passivit\u00e0, di rassegnazione, di debolezza, di lassismo, di incoerenza, di menefreghismo; intendiamo nonviolenza, in senso stretto, come cooperazione, interdipendenza, interconnessione su quelli che sono i diritti umani, quindi cooperazione di tutti i popoli secondo lo slogan <em>proletari di tutto il mondo unitevi<\/em>. Quindi cooperazione, solidariet\u00e0 e interdipendenza, come sosteneva una grande pedagogista, Maria Montessori, che fu perseguitata dal fascismo. Mentre in tutt\u2019Italia, in Europa e nel mondo divampava la violenza del secondo conflitto mondiale, Maria Montessori portava nei suoi convegni messaggi di speranza e di pace per l\u2019intera umanit\u00e0, a partire dall\u2019infanzia. Inizialmente fu vezzeggiata dal fascismo, perch\u00e9 Mussolini voleva strumentalizzare le sue scuole, ma l\u2019impostazione di pensiero di Maria Montessori contrastava nettamente con l\u2019ideologia fascista e l\u2019indottrinamento del regime; basti pensare ai principi di istruzione su cui si fondavano i dettami fascisti per indottrinare la Giovent\u00f9 Balilla, basati sull\u2019individualismo, sulla competitivit\u00e0 ad oltranza, sul disprezzo, sull\u2019aggressivit\u00e0 nei confronti dell\u2019altro. Disvalori fascisti che, anche secondo Hessel, sono attualmente veicolati dai mezzi di comunicazione di massa: come la cultura dell\u2019oblio, il consumismo sempre pi\u00f9 esasperato, estetizzante e individualistico, la competizione di tutti contro tutti; in sostanza il pensiero unico, capitalista e neoliberista.<br \/>\nTornando al concetto di nonviolenza, Maria Montessori ne era promotrice, e il suo celebre motto <em>L\u2019educazione come arma della pace<\/em> \u00e8 un importante ossimoro per sostenere che tutto si gioca a partire dall\u2019educazione, a partire dalla scuola, per creare contesti di socialit\u00e0 e di solidariet\u00e0, per andare oltre le dittature, i totalitarismi, gli sciovinismi, i nazionalismi, proprio per costruire ambienti di pace nel quotidiano. Secondo Montessori, il bambino \u00e8 portatore di pace gi\u00e0 nel suo contesto quotidiano, a livello microsociale, per arrivare a un livello di costruzione della pace universale e globale.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.inkroci.it\/cultura_cinema\/author\/heiko\">Heiko H. Caimi<\/a><\/p>\n<\/div>\n<p>Articolo originale: <a href=\"http:\/\/www.inkroci.it\/cultura_cinema\/interviste-a-scrittori-famosi\/intervista-laura-tussi.html\">http:\/\/www.inkroci.it\/cultura_cinema\/interviste-a-scrittori-famosi\/intervista-laura-tussi.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Laura Tussi, giornalista, scrittrice e docente, si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale. 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