{"id":34688,"date":"2013-01-23T16:32:55","date_gmt":"2013-01-23T16:32:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=34688"},"modified":"2013-01-25T17:16:14","modified_gmt":"2013-01-25T17:16:14","slug":"la-lotta-nonviolenta-contro-la-schiavitu-in-mauritania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/01\/la-lotta-nonviolenta-contro-la-schiavitu-in-mauritania\/","title":{"rendered":"La lotta nonviolenta contro la schiavit\u00f9 in Mauritania"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\"><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><em>Torniamo a occuparci, dopo <a title=\"Schiavit\u00f9 mista ad apartheid: il dramma della Mauritania coperto dall\u2019Occidente\" href=\"http:\/\/firstlinepress.org\/schiavitu-mista-ad-apartheid-il-dramma-della-mauritania-coperto-dalloccidente\/\" target=\"_blank\">il nostro articolo sulla schiavit\u00f9 e l\u2019apartheid <\/a>e <a title=\"\u00abSmettetela di appoggiare uno Stato schiavista\u00bb, l\u2019appello di Biram Dah Abeid a Europa e Usa\" href=\"http:\/\/firstlinepress.org\/smettetela-di-appoggiare-uno-stato-schiavista-lappello-di-biram-dah-abeid-a-europa-e-usa\/\" target=\"_blank\">l\u2019appello di Biram Dah Abeid<\/a>,\u00a0di un\u00a0popolo offuscato nel cono d\u2019ombra dell\u2019opinione pubblica internazionale: quello mauritano. Lo facciamo incontrando Gianmarco Pisa, operatore di pace e attivista dell\u2019ufficio italiano di IRA Mauritania.<\/em><\/p>\n<p>di Domenico Musella<\/p>\n<p><strong>Come e perch\u00e9 nasce l\u2019IRA \u2013 Iniziativa per la Rinascita del Movimento Abrogazionista in Mauritania e cosa ha di specifico rispetto ad altre\u00a0realt\u00e0 che lavorano in loco?<\/strong><\/p>\n<p>La storia comincia con Biram Dah Abeid, fondatore e attuale presidente. Si occupa di lotta per i diritti umani e, nello specifico, di lotta contro la schiavit\u00f9. Biram ha una storia di militanza nella storica associazione <em>Sos Esclaves<\/em>, dalla quale \u00e8 fuoriuscito con altri attivisti per caratterizzare di pi\u00f9 il lavoro antischiavista nel senso del radicamento di massa. \u00c8 una terminologia clamorosamente \u00aboccidentale\u00bb quella che sto utilizzando, le coordinate ed il linguaggio che utilizzano loro sono completamente diversi\u2026 comunque la differenza sostanziale tra le due associazioni \u00e8 che Sos Esclaves \u00e8\u00a0formalmente riconosciuta, mentre IRA Mauritania no. Inoltre la prima mette in atto iniziative per la liberazione degli schiavi, campagne, ma fa anche <em>lobbying<\/em>, \u00e8 un gruppo di pressione, mentre la cosa interessante di IRA \u00e8 che nasce nel 2009 e va avanti come movimento di lotta nonviolenta.<\/p>\n<p><strong>In che modo si sviluppa materialmente questa lotta?<\/strong><\/p>\n<p>IRA Mauritania concentra il grosso delle sue forze in azioni per la liberazione degli schiavi l\u00e0 dove ne viene a conoscenza. Si tratta sempre di iniziative molto delicate e molto problematiche, perch\u00e9 presuppongono l\u2019individuazione di casi specifici di persone\u00a0oggettivamente ridotte in condizioni di schiavit\u00f9, nelle diverse forme in cui questa pratica si sviluppa. Si tenta poi di entrare fisicamente nelle propriet\u00e0 e nei territori per provare a liberare gli schiavi, trarli in salvo, e provare a denunciare il padrone schiavista ed eventualmente condurlo davanti alla giustizia. Questo con tutti i problemi e le contraddizioni che ci\u00f2 determina: la giustizia formale \u00e8 riluttante a processare questi casi. I padroni schiavisti, nelle file dei quali si annidano molto spesso anche autorit\u00e0 pubbliche, figure istituzionali e della cosiddetta \u00abclasse dirigente allargata\u00bb. Altra attivit\u00e0 importante sono le campagne di sensibilizzazione, realizzate con una metodologia nonviolenta.\u00a0Questa metodologia \u00e8 basata\u00a0su azioni di grande impatto che mirano\u00a0a \u00abdetabuizzare\u00bb, a mostrare i tab\u00f9 che le autorit\u00e0 politiche e soprattutto religiose, sfruttando le\u00a0tradizioni locali, alimentano per giustificare e legittimare agli occhi dell\u2019opinione pubblica la pratica schiavista. L\u2019anno scorso ci fu il caso clamoroso dell\u2019incenerimento in piazza, da parte di Biram Dah Abeid e altri militanti,\u00a0dei libri dei codici di diritto musulmano malikita. Ci fu un bailame gigantesco, vari attivisti vennero imprigionati dopo una violenta irruzione della polizia nel quartiere dove viveva Biram, che per questo ha sub\u00ecto 4 mesi di detenzione, un processo al momento fermato ma che non si \u00e8 ancora concluso. Ora lui vive in una sorta di libert\u00e0 monitorata, provvisoria, concessagli. Una situazione molto grave e difficile, con un livello di esposizione personale suo e degli attivisti dell\u2019IRA molto elevato. Si trovano nell\u2019occhio del ciclone.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019azione che tocca quindi anche l\u2019ambito simbolico e dell\u2019immaginario.<\/strong><\/p>\n<p>Assolutamente s\u00ec, l\u2019azione a livello simbolico e soprattutto religioso \u00e8 molto importante. La Mauritania \u00e8 un Paese in cui non l\u2019islam, ma una tradizione particolare e ancestrale associata all\u2019islam, si realizza in un\u2019azione di predicazione islamica molto potente. Gli attivisti arrestati per l\u2019iniziativa del rogo dei libri di cui parlavo hanno come primo reato per cui vengono incriminati la profanazione di libri sacri, quando non si tratta assolutamente di libri sacri e questo lo sanno benissimo i predicatori. \u00c8 un contesto completamente ideologizzato quello che si \u00e8 creato a favore della schiavit\u00f9, la presa ideologica \u00e8 molto forte e le credenze sono molto difficili da scrostare. Per questo IRA insiste molto sui tab\u00f9, sulle persecuzioni, e i suoi militanti rivendicano il loro essere musulmani, e da musulmani portano avanti questa lotta per la giustizia. Inoltre, quando noi italiani siamo andati l\u00ec ci siamo scontrati con la realt\u00e0, al di l\u00e0 della schiavit\u00f9, di alcuni villaggi depauperati in condizioni drammatiche. La Mauritania \u00e8 uno degli Stati pi\u00f9 poveri del mondo, con uno dei pi\u00f9 bassi indici di sviluppo umano. Quando queste contraddizioni materiali si intrecciano con un contesto pesante a livello simbolico, la situazione diventa davvero complicata. A maggior ragione in quella che inoltre \u00e8 ufficialmente una repubblica islamica.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ufficio per l\u2019Italia invece?<\/strong><\/p>\n<p>Biram Dah Abeid \u00e8 venuto in due occasioni a Napoli, soprattutto su impulso dell\u2019OssIn, Osservatorio Internazionale per i Diritti, che fa un importante lavoro di sostegno, documentazione e monitoraggio delle grandi violazioni dei diritti e delle libert\u00e0 personali. Entrando in contatto con Biram, sentendo la sua storia, approfondendo il legame personale e anche politico con lui \u00e8 emersa la\u00a0proposta\u00a0di costituire un <em>bureau<\/em> italiano dell\u2019IRA. IRA Mauritania ha alcuni uffici nazionali in\u00a0diversi Paesi occidentali ed europei. I pi\u00f9 forti nella rete internazionale sono in Canada, negli Usa, in Francia, Belgio e Germania. C\u2019\u00e8 anche una piccola rappresentanza nei Paesi scandinavi. L\u2019esigenza \u00e8 stata\u00a0quella di offrire\u00a0non semplicemente un sostegno di carattere solidaristico, ma di creare un vero e proprio ufficio, nella forma dell\u2019associazione di promozione sociale nata nel novembre 2011, che lavori a stretto contatto con IRA, appoggiando le sue campagne e mobilitazioni con una forte sinergia politica. Sosteniamo la loro causa concretamente, praticamente. Molto spesso, ad esempio, ci sono richieste di informazioni, di documentazione, o sostegno materiale per determinati casi. Lavoriamo poi molto per l\u2019attivazione dell\u2019opinione pubblica internazionale, e in particolare europea, anche in rete con gli altri uffici nazionali. C\u2019\u00e8 infine il lavoro di organizzazione, preparazione e realizzazione delle missioni gi\u00f9 in Mauritania, con una cadenza che \u00e8 annuale per registrare l\u2019evoluzione, per raccogliere sempre pi\u00f9 documentazione che serve poi per l\u2019azione di sensibilizzazione qua in Italia, che va avanti in alcune scuole, in ambiti come il Festival del Cinema dei Diritti Umani. L\u2019anno scorso abbiamo realizzato una missione di monitoraggio e di denuncia in Mauritania (sintetizzata nel documentario <em>Tra la Coda della Vacca e la Terra <\/em>proiettato al VI Festival del Cinema dei Diritti Umani,<em> ndr<\/em>), nell\u2019ottobre 2013 ne faremo un\u2019altra.<\/p>\n<p><strong>Cosa fate\u00a0in queste\u00a0vostre campagne in Mauritania?<\/strong><\/p>\n<p>L\u00ec abbiamo partecipato al II Congresso dell\u2019IRA a Nouakchott e abbiamo incontrato in alcuni villaggi schiavi ed ex schiavi, altre associazioni. Abbiamo realizzato un\u2019azione di denuncia e di monitoraggio, ma anche di individuazione di fatti concreti (<em>fact-finding<\/em>), raccolta di testimonianze, di racconti. Il tutto per capire come si sviluppa la schiavit\u00f9 in un contesto che formalmente l\u2019ha abrogata, ma in cui per\u00f2\u00a0concretamente opera tutta la dinamica politica e post-politica legata alla schiavit\u00f9. L\u2019idea \u00e8 poi quella di far conoscere una cosa di cui non si sa nulla da noi. Si sa poco in generale della Mauritania: la vecchia Africa Occidentale francese non \u00e8 un contesto d\u2019interesse per la diplomazia e per le relazioni internazionali dell\u2019Italia, e quindi questa realt\u00e0\u00a0\u00e8 letteralmente nel cono d\u2019ombra della pubblica attenzione. Tuttavia\u00a0essa rimane uno dei pochi contesti al mondo dove, formalmente abolita, la schiavit\u00f9 resiste. E la pi\u00f9 grave forma di violazione della libert\u00e0 personale non pu\u00f2 essere qualcosa che rimane cos\u00ec in silenzio, sotto traccia. Ci muove quindi anche questa ispirazione \u00abetica\u00bb, che adesso sempra un parolone, sembra retorica, ma in effetti come si fa a tacere nel momento in cui tu individui una vicenda cos\u00ec importante e cos\u00ec grave? E soprattutto nel momento in cui una cos\u00ec grave violazione si consuma alle porte di casa. A maggior ragione in un mondo globalizzato, la Mauritania non \u00e8 l\u2019altro capo del mondo o un ufo, \u00e8 qui. Ci sembra doveroso che un\u2019opinione pubblica democratica si attivi su questo.<\/p>\n<p><strong>Esiste una \u00abdiaspora\u00bb mauritana in Europa? Come \u00e8 schierata sul tema schiavit\u00f9 e che rapporti avete con essa?<\/strong><\/p>\n<p>In linea generale gli uffici nazionali IRA in Europa sono tanto pi\u00f9 forti quanto pi\u00f9 significativa \u00e8 la presenza di mauritani, come in Germania e soprattutto in Francia, a Parigi e Marsiglia. In Italia la diaspora mauritana conta meno di un centinaio di persone, siamo nell\u2019ordine di grandezza delle decine: non esiste a livello di grandi numeri. Anche per\u00a0il lavoro di interfaccia con la comunit\u00e0 mauritana in Europa\u00a0siamo perci\u00f2\u00a0in rete con gli altri uffici europei. Altra questione \u00e8 quella dell\u2019orientamento della diaspora, che ovviamente \u00e8 composito: si va dai filogovernativi agli attivisti anti-schiavit\u00f9. Anche l\u00ec per\u00f2 pu\u00f2 diventare un ginepraio, data anche la variet\u00e0 nella composizione etnica. Ci sono dei conflitti interni alla comunit\u00e0 tra le varie posizioni, ma non ho notizia di scontri. Bisognerebbe fare un lavoro di documentazione accurato dentro le diaspore e nei singoli Paesi per capire l\u2019articolazione politica, su cui incide molto anche quella etnica. Ci sono i \u00abmauri bianchi\u00bb, come vengono chiamati, le discendenze arabo-berbere e gli <em>harratin<\/em> o \u00abnero-africani\u00bb, una vera galassia tra wolof, sonink\u00e9 e altri. Tra questi\u00a0per\u00f2 non \u00e8 possibile fare una distinzione netta dicendo ad esempio che gli arabo-berberi sono filogovernativi e gli altri antigovernativi. Tra l\u2019altro esistono anche arabo-berberi che sostengono la lotta dell\u2019IRA, cos\u00ec come <em>harratin <\/em>che non la sostengono. La Mauritania \u00e8 un Paese molto complesso, \u00e8 un mosaico etnico nonostante sia demograficamente piccolo, con meno di 4 milioni di abitanti. Un Paese che ha vissuto anche una guerra etnica, tra mauritani e senegalesitra gli anni \u201980 e \u201990. Questo ha ulteriormente fatto deteriorare i rapporti di forza interni ed esterni tra le comunit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Mi descrivi in breve i complessi fronti di conflitto nel Paese?<\/strong><\/p>\n<p>In Mauritania le polarizzazioni sono varie e complesse. Le contrapposizioni esistono per esempio tra singoli comparti di determinate etnie, ma anche ad esempio tra le poche citt\u00e0 e i villaggi, oppure tra la fascia costiera e l\u2019interno, le parti desertiche. Nella nostra prossima missione cercheremo anche di attuare una documentazione pi\u00f9 sofisticata entrando in villaggi peul, e quindi cominceremo anche a toccare le dinamiche etniche. I conflitti etnici che ha vissuto la Mauritania hanno una clamorosa specificit\u00e0, lasciando in eredit\u00e0 il gravoso problema del <em>passivo umanitario<\/em>, cio\u00e8 il tema del rientro dei profughi, degli sfollati e dei rifugiati a seguito di processi come la pulizia etnica. Un problema che il governo dice di aver riassorbito, quando invece questo non \u00e8 vero. Molti sono rientrati in condizioni di fortuna e in molti casi drammatiche, e le cifre ufficiali non corrispondono a quanto ti raccontano l\u00ec. Il governo ha portato avanti una grossa azione di propaganda sul recupero di questopassivo, anche agli occhi della comunit\u00e0 internazionale. Le guerre combattute dalla Mauritania post-indipendenza, che hanno ancora conseguenze nel Paese, sono due. Una legata alla questione saharawi, al momento della decolonizzazione; l\u2019altra a sfondo etnico, ma con la strumentalizzazione di quest\u2019ultimo da parte del governo per giustificare la pulizia etnica contro i nero-africani, chiamati \u00absenegalesi\u00bb. Due guerre politiche e costituenti in un certo senso. A seguito della prima, ad esempio, il primo governo nazionale fu rovesciato militarmente, e si inaugur\u00f2 una lunga serie di colpi di Stato. Anche l\u2019attuale presidente \u00e8 l\u00ec grazie ad un golpe, poi legittimato elettoralmente. Il Paese vive quindi anche un grande problema politico-democratico. Se si guarda alla libert\u00e0 di stampa, inoltre, i giornali sono sotto controllo, soprattutto quelli d\u2019opposizione. Per riassumere, la dinamica mauritana attuale ha tre matrici attorno a cui ruota la sua problematicit\u00e0: la povert\u00e0, la schavit\u00f9 ed il conflitto etnico-politico. Tutti e tre fenomeni drammatici che si sviluppano contemporaneamente e tutti e tre a livelli estremi, in tutta la loro gravit\u00e0. In un Paese enorme geograficamente e poco popolato.<\/p>\n<p><strong>Mi sai dare qualche dato sulle persone che l\u2019IRA \u00e8 riuscita a liberare, sulle azioni portate positivamente a termine in questo contesto cos\u00ec difficile?<\/strong><\/p>\n<p>Ci sono alcune decine di casi di iniziative di liberazione tentate e portate a buon fine. In casa con Biram vivono alcuni ex schiavi liberati dall\u2019IRA. La loro situazione chiaramente \u00e8 molto delicata, perch\u00e9 intanto continuano a subire lo stigma dell\u2019essere stati schiavi, con tutte le difficolt\u00e0 di reinserimento sociale che questo pu\u00f2 comportare. Questo vale in particolar modo per le donne ex schiave, per le quali in un contesto molto tradizionale \u00e8 difficile riprendere adeguatamente\u00a0 una vita civile. Inoltre c\u2019\u00e8 il fatto che le autorit\u00e0, non riconoscendo formalmente la schiavit\u00f9, non prevedono alcun percorso di reinserimento sociale. Per loro non esistono gli schiavi, ma lavoratori alle dipendenze di un padrone. Questo porta la situazione ad un livello di problematicit\u00e0 gigantesco.<\/p>\n<p><strong>Quali sono, secondo te e da quanto hai visto l\u00ec e saputo dagli attivisti locali, le prospettive per la dimenticata Mauritania rispetto alla risoluzione dei suoi problemi, la schiavit\u00f9 in primis?<\/strong><\/p>\n<p>Innanzitutto l\u2019attenzione dedicata alla Mauritania,\u00a0soprattutto da parte dell\u2019Italia,\u00a0\u00e8 molto inferiore a quella che meriterebbe. Ma il ruolo della Mauritania diventa tendenzialmente sempre pi\u00f9 strategico. Il conflitto in Mali fa capire quanto quello scenario diventa significativo anche per l\u2019Europa. La Mauritania concorre con sue truppe alla forza multinazionale dell\u2019ECOWAS istituita dal Consiglio di Sicurezza Onu. La Mauritania sta ammassando ai suoi confini dei soldati per creare una sorta di cordone di sicurezza rispetto alla guerra in Mali.\u00a0Persino al di fuori della dinamica umanitaria e internazionalistica, anche per mere questioni geopolitiche quell\u2019area \u00e8 importante e bisogna prestarvi attenzione, \u00e8 irrinunciabile. In questo senso, sarebbe necessaria un minimo di\u00a0apeertura democratica quantomeno per far s\u00ec che si attiri l\u2019attenzione delle potenze sul Paese. In generale il grande lavoro che si sta facendo sul terreno da parte delle varie associazioni lo vedo molto promettente. Quello su cui si sta puntando molto \u00e8 la creazione di un\u2019opinione pubblica, di una societ\u00e0 civile, sempre usando i nostri termini occidentali in un contesto invece pi\u00f9 complesso.\u00a0Le forze nonviolente in questo momento sono perseguitate e si cerca di soffocarle, ma la lotta per l\u2019alfabettizazione della popolazione, per creare sempre pi\u00f9 consapevolezza demistificando i tab\u00f9, e conseguentemente la creazione di una mobilitazione contro il potere costituito possono aprire uno scenario di evoluzione molto interessante.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torniamo a occuparci, dopo il nostro articolo sulla schiavit\u00f9 e l\u2019apartheid e l\u2019appello di Biram Dah Abeid,\u00a0di un\u00a0popolo offuscato nel cono d\u2019ombra dell\u2019opinione pubblica internazionale: quello mauritano. 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