{"id":34506,"date":"2013-01-22T13:23:34","date_gmt":"2013-01-22T13:23:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=34506"},"modified":"2013-01-22T13:26:54","modified_gmt":"2013-01-22T13:26:54","slug":"il-lungo-viaggio-della-parola-nella-cura-della-follia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/01\/il-lungo-viaggio-della-parola-nella-cura-della-follia\/","title":{"rendered":"Il lungo viaggio della parola nella cura della follia"},"content":{"rendered":"<p>La parola e la cura iniziarono un comune cammino tanto tempo fa, inconsapevoli del loro imprescindibile, indissolubile e benefico rapporto di cooperazione nella terapia. Quanto \u00e8 efficace la parola nella cura della malattia mentale? Questo mio breve percorso di indagine desidera focalizzare il suo punto di origine, la sua evoluzione e i suoi sviluppi per cercare una risposta attraverso il pensiero di taluni studiosi di grande importanza teorica e pratica. Prendo le mosse, partendo dalla contemporaneit\u00e0, ritornando al passato e poi ancora al presente, dalle considerazioni del filosofo Michel Foucault (1926-1984) circa la condizione di esclusione sociale della follia: le sue riflessioni sono a mio avviso imprescindibili. Chi \u00e8 folle, alienato, altro da s\u00e9, o ritenuto, tale non ha alcun diritto, \u00e8 escluso e tenuto a opportuna distanza. Dopo l&#8217;apertura dei cosiddetti manicomi, la follia avrebbe dovuto farsi epifania: mostrarsi senza alcun velo protettivo, ma non \u00e8 stato cos\u00ec. Ma siamo certi di cosa sia davvero Follia? Non sar\u00e0 qualcosa che ancora volutamente viene obliato? Una condizione umana da nascondere agli occhi della presunta normalit\u00e0?<\/p>\n<p>Nel dicembre del &#8217;70, il filosofo Michel Foucault durante la lezione inaugurale al Coll\u00e8ge de France di Parigi lesse un discorso, divenuto il famoso testo <em>L&#8217;ordine del discorso<\/em>, dove afferma:<\/p>\n<p>[\u2026] suppongo che in ogni societ\u00e0 la produzione del discorso \u00e8 insieme controllata, selezionata, organizzata e distribuita tramite un certo numero di procedure che hanno la funzione di scongiurare i poteri e i pericoli, di padroneggiare l&#8217;evento aleatorio, di schivarne la pesante, terribile materialit\u00e0.<sup> <a name=\"sdfootnote1anc\" href=\"#sdfootnote1sym\"><\/a><sup>1<\/sup><\/sup><\/p>\n<p>Il filosofo francese considera come la produzione del discorso sia soggetta ad una sorta di censura che si attua attraverso un certo numero di procedure come quella di esclusione, interessante per la nostra riflessione:<\/p>\n<p>Esiste, nella nostra societ\u00e0, un altro principio di esclusione: non pi\u00f9 un interdetto ma una partizione (<em>partage<\/em>) e un rigetto. Penso alla opposizione tra ragione e follia. Dal profondo Medioevo il folle \u00e8 colui il cui discorso non pu\u00f2 circolare come quello degli altri: capita che la sua parola sia considerata come nulla e senza effetto, non avendo n\u00e9 verit\u00e0 n\u00e9 importanza, non potendo far fede in giustizia, non potendo autenticare un atto o un contratto, non potendo nemmeno, nel sacrificio della messa, permettere la transustanziazione e fare del pane un corpo; capita anche, in compenso, che le attribuiscano, all&#8217;opposto di ogni altra parola, strani poteri, quello di dire una verit\u00e0 nascosta, quello di annunciare l&#8217;avvenire, quello di vedere del tutto ingenuamente quel che la saggezza degli altri non pu\u00f2 scorgere. <sup> <a name=\"sdfootnote2anc\" href=\"#sdfootnote2sym\"><\/a><sup>2<\/sup><\/sup><\/p>\n<p>Nell&#8217;antitesi ragione-follia si insinua indisturbato e con un certo grado di prepotenza il potere del divieto. Del divieto ad esprimere il proprio pensiero: sei folle e ci\u00f2 che dici, in ogni produzione della tua esistenza, rimane inattendibile. Con questo criterio si pu\u00f2 far tacere anche una profonda verit\u00e0. La sua verit\u00e0, quella visione del mondo reale e concreta che appartiene solo a lui. Se \u00e8 vero che il folle nella propria alterazione e allucinazione scorge una dimensione altra rispetto a quella condivisa universalmente, \u00e8 altrettanto plausibile e sacrosanto il suo poter\/dover raccontare la propria esperienza di esistenza a qualcuno cui interessi: questa diventa libert\u00e0 nella e della cura.<\/p>\n<p>[\u2026.] per secoli in Europa la parola del folle o non era intesa [\u2026.] O cadeva nel nulla \u2013 rigettata non appena proferita; oppure vi si decifrava una ragione ingenua o scaltrita, una ragione pi\u00f9 ragionevole di quella della gente ragionevole [\u2026.] La follia del folle si riconosceva attraverso le sue parole; ma non erano mai accolte n\u00e9 ascoltate. <sup> <a name=\"sdfootnote3anc\" href=\"#sdfootnote3sym\"><\/a><sup>3<\/sup><\/sup><\/p>\n<p>Per comprendere la follia, la psicosi, \u00e8 invece assolutamente necessario ascoltare e saper decodificare la parola, quel suono umano che il linguista Ferdinand de Saussure, nella sua distinzione tra <em>langue\/parole<\/em><span style=\"color: #000000;\">,<em> significante\/significato<\/em>, ritiene altro dalla lingua. La lingua \u00e8 un codice di regole e di strutture grammaticali che ognuno prende dal proprio contesto sociale senza poterle alterare. La <em>parole<\/em><\/span> invece \u00e8 il momento individuale, variabile e creativo del linguaggio, il modo cio\u00e8 con cui chi parla<\/p>\n<p>utilizza il codice della lingua in vista dell\u2019espressione del proprio pensiero personale\u201d <sup> <strong><a name=\"sdfootnote4anc\" href=\"#sdfootnote4sym\"><\/a><sup>4<\/sup><\/strong><\/sup><\/p>\n<p>Questo studio sulla lingua fornisce lo spunto culturale e teorico per la nascita dell&#8217;ascolto terapeutico, ascolto di ci\u00f2 che esiste al di l\u00e0 di quella cosa che si palesa: il mettersi in ascolto di quell&#8217;Altro che parla esprimendosi con determinate parole e non con altre. Parole che vanno indagate. La deleteria consuetudine all&#8217;in-ascolto del folle ha creato terreno fertile al non accoglimento di chi non \u00e8 ritenuto conforme, atteggiamento negativo che non si \u00e8 fermato al disinteresse bens\u00ec, andando oltre, si \u00e8 spinto alla negazione della sua verit\u00e0.<\/p>\n<p>Dice Foucault<\/p>\n<p>Mai prima della fine del XVIII secolo, un medico aveva avuto l&#8217;idea di sapere ci\u00f2 che era detto (come era detto, perch\u00e9 era detto), in questa parola che pur tuttavia stabiliva la differenza. Tutto l&#8217;immenso discorso del folle si risolveva in rumore; e la parola non gli era data che simbolicamente sul teatro in cui si faceva avanti, disarmato e riconciliato, poich\u00e9 vi sosteneva la parte della verit\u00e0 con la maschera. <sup> <a name=\"sdfootnote5anc\" href=\"#sdfootnote5sym\"><\/a><sup>5<\/sup><\/sup><\/p>\n<p>Colpisce la grande attualit\u00e0 del discorso, il parlare di s\u00e9 del folle che si fa, diviene, rumore: il rumore \u00e8 qualcosa di fastidioso che si oppone al suono ritenuto invece armonioso e di gradevole ascolto. Quando il rumore \u00e8 sottofondo costante conduce al non-ascolto e, anche se pu\u00f2 trasmettere significando qualcosa di rilevante, nessuno presta pi\u00f9 attenzione. Il rumore procura fastidio, quando si fa troppo rumore si ottiene disinteresse. Pensiamo al caso in cui per criticare con la satira si fa spettacolo spettacolarizzando anche su gravi fatti di corruzione, collusione e abuso: tutto portato al paradosso e all&#8217;eccesso desta interesse e ilarit\u00e0 ad un&#8217;analisi pi\u00f9 superficiale, in realt\u00e0 col tempo si risolve in tanto rumore per nulla. Cos\u00ec <em>l&#8217;immenso discorso del folle,<\/em> divenendo rumore, perde la sua natura significante. Al folle, e a chi non \u00e8 conforme allo status quo, viene data solo la possibilit\u00e0 della maschera, una tragica copertura della verit\u00e0 negata.<\/p>\n<p>[\u2026] si dir\u00e0 che tutto questo \u00e8 finito oggi&#8230;ma tanta attenzione non prova che la vecchia partizione non sia pi\u00f9 valida oggi: basta riflettere a tutta l&#8217;armatura del sapere attraverso cui decifriamo questa parola; basta pensare a tutta la rete di istituzioni che consente a qualcuno, medico, psicoanalista, di ascoltare questa parola e che consente nello stesso tempo al paziente, di venir a portare o a trattenere disperatamente, le sue povere parole; basta riflettere a tutto questo per sospettare che la partizione, lungi dall&#8217;essere cancellata, agisce altrimenti, secondo linee diverse, attraverso nuove istituzioni [\u2026] e quand&#8217;anche il ruolo del medico non fosse quello di prestare orecchio a una parola finalmente libera, l&#8217;ascolto si esercita pur sempre nel mantenimento di una cesura [\u2026] <sup> <a name=\"sdfootnote6anc\" href=\"#sdfootnote6sym\"><\/a><sup>6<\/sup><\/sup><\/p>\n<p>L&#8217;opposizione ragione-follia \u00e8 solo apparentemente estinta e in questo discorso Foucault mette in luce il potere di chi ascolta. Un potere che pu\u00f2 diventare arbitrio se chi ode non \u00e8 libero dagli stereotipi sulla diversit\u00e0, sul non senso delle parole degli alienati che, nei casi gravi, divengono \u201cinsalate verbali\u201d. Eppure quelle parole, se studiate, sanno comunicarci qualcosa. Le parole sono la materializzazione del pensiero, per conoscere ed indagare il pensiero si parte dal discorso del soggetto. \u00c8 importante sottolineare che chi ascolta e deve comprendere fa una traduzione, deve dare senso e nel farlo pu\u00f2 fuorviare e tradire il senso. Questa condizione ha le sue origini in Ermes, il messaggero degli dei, colui che spiega e quindi tra-duce il loro dire, l&#8217;interprete \u00e8 di conseguenza sempre un tra-ditore. L&#8217;Ermeneutica filosofica ai suoi albori \u00e8 pertanto teologica, Heidegger ci spiega con chiarezza il suo significato filosofico:<\/p>\n<p>[\u2026] ermeneuein \u00e8 quell&#8217;esporre che reca un annuncio, in quanto \u00e8 in grado di ascoltare un messaggio [\u2026] Ermeneuein non significa primariamente interpretare ma prima di questo il portare messaggio e annuncio <sup> <a name=\"sdfootnote7anc\" href=\"#sdfootnote7sym\"><\/a><sup>7<\/sup><\/sup><\/p>\n<p>Questa condizione dell&#8217;ermeneuta, svincolata dalla Teologia, diventa capacit\u00e0 di ascolto che non tradisce il senso ma lo porta fuori, nel senso che lo sa condurre-al-di-fuori della mente simbolicamente rappresentata dall&#8217;entit\u00e0 divina: si porta fuori attraverso il mediatore che, ascoltando, si fa messaggero. Chi \u201cestrae\u201d non pu\u00f2 subito interpretare, o meglio non pu\u00f2 farlo se non prima abbia compreso, studiando, osservando e ascoltando, chi parla e le sue parole. Quella <em>parole<\/em> di cui raccontava de Saussure: la produzione personale.<\/p>\n<p>Anche se il matto \u00e8 stato liberato, sciolto dai vincoli dalle catene da Philippe Pinel, la cui opera <em>Il trattato medico-filosofico sull&#8217;alienazione mentale e la mania<\/em> \u00e8 uscita nell&#8217;ottobre del 1800, per Foucault non sembra esserci via di scampo. Facendo quindi un balzo indietro di oltre un secolo prendiamo in considerazione Pinel, psichiatra e filosofo che libera i folli custoditi in un regime di vera deprivazione della libert\u00e0, non solo fisica ma anche morale. Durante gli anni 1793-1795 in cui \u00e8 medico presso l&#8217;ospedale di <span style=\"color: #000000;\"> Bic\u00eatre<\/span> a Parigi, Pinel attuando la liberazione dalle catene fa un gesto che mette in risalto la possibilit\u00e0 della cura per ogni malato di mente, e con ci\u00f2 non dice che tutti sono guaribili, ma d\u00e0 inizio alla psichiatria moderna creando una vera e propria rottura epistemologica con la concezione antica della malattia mentale. Anche dal punto di vista etico c&#8217;\u00e8 la presa di coscienza che ogni folle \u00e8 una persona che non pu\u00f2 essere trattata in modo disumano. In un passo della sua opera afferma, riferendosi ai luoghi, ci\u00f2 che ben rappresenta la detenzione psichiatrica dell&#8217;epoca:<\/p>\n<p>[\u2026] la grossolana durezza, i colpi, le percosse, oserei dire i trattamenti atroci, e talora mortali che si possono perpetrare in quegli ospizi di alienati in cui gli inservienti non sono tenuti sotto controllo con la pi\u00f9 attiva e severa vigilanza. <sup> <a name=\"sdfootnote8anc\" href=\"#sdfootnote8sym\"><\/a><sup>8<\/sup><\/sup><\/p>\n<p>La teoria psichiatrica di Pinel \u00e8 una teoria delle passioni, passioni che se portate all&#8217;eccesso conducano alla follia. Va sottolineato che terapia morale non ha nulla a che vedere con l&#8217;Etica e la Morale, ma si tratta di una vera e propria <em>terapia psicologica <\/em> da applicare al malato a partire dalle condizioni in cui lo si trattiene in ospedale. La descrizione \u00e8 di straordinaria modernit\u00e0 e sintetizzando la possiamo riassumere in tre punti:<\/p>\n<p>1- Il malato va tenuto il pi\u00f9 possibile lontano dall&#8217;ambiente famigliare 2- i manicomi devono essere suddivisi in reparti 3- devono ricercarsi dei metodi <em>psicologici<\/em> per contrastare la malattia mentale.<\/p>\n<p>Effettivamente si comprende come il vivere nel contesto patogenetico sia assolutamente opponente alla guarigione, come abitare in promiscuit\u00e0 con persone pi\u00f9 gravi sia deleterio; questo trattamento psicologico, se pur rudimentale, si avvicina al concetto di cura moderno in cui la parola inizia ad entrare.<\/p>\n<p>I cupi malinconici saranno messi in un sito piacevole e in luogo adatto alla coltivazione dei vegetali; i maniaci in stato di furore [&#8230;] saranno confinati nel luogo pi\u00f9 appartato dell&#8217;ospizio [\u2026] Coloro che sono affetti da mania periodica, saranno tolti da questo locale nei loro intervalli di lucidit\u00e0 e riportati tra i convalescenti [..] <sup> <a name=\"sdfootnote9anc\" href=\"#sdfootnote9sym\"><\/a><sup>9<\/sup><\/sup><\/p>\n<p>Il direttore del manicomio, descritto come una persona dall&#8217;alto valore morale in grado di fungere da esempio per tutti i degenti, \u00e8 una sorta di padre giusto in cui identificarsi per ristabilire quell&#8217;ordine interiore andato perduto. Un ordine esterno, la divisione in reparti, una terapia precisa, una disciplina nella conduzione del trattamento, riportano a quell&#8217;ordine interiore che la malattia ha disabilitato. Naturalmente non tutto ci\u00f2 che Pinel afferma \u00e8 da prendere come esempio assiomatico, ma \u00e8 degno di nota il grande passo avanti fatto compiere alla psichiatria nel suo cammino verso lo strumento della parola.<\/p>\n<p>La mania di cui parla Pinel verr\u00e0 sostituita con il termine psicosi, definizione che si diffonder\u00e0 nella letteratura psichiatrica di origine tedesca a partire dal XIX secolo, sar\u00e0 poi la psicoanalisi a dividere le psicosi in due grandi gruppi:<\/p>\n<p>1 &#8211; paranoia e schizofrenia da un lato 2- mania e melanconia dall&#8217;altro.<\/p>\n<p>Con queste premesse ci avviciniamo ad una rinnovata visione della psicosi e del soggetto che ne \u00e8 affetto. \u00c8 il nuovo approccio a far da terreno produttivo all&#8217;ascolto sempre pi\u00f9 approfondito del senso della parola in rapporto al contesto. In questa prospettiva, Gregory Bateson, l&#8217;iniziatore della terapia famigliare, \u00e8 culturalmente rilevante nel &#8216;900 in campo psichiatrico: non \u00e8 psichiatra, ma il suo grande apporto allo studio e all\u2019analisi della comunicazione diventa una pietra miliare. L&#8217;antropologo Bateson nella sua opera V <em>erso un&#8217;ecologia della mente <\/em> ci racconta come studia l&#8217;insorgenza della schizofrenia nelle famiglie da lui prese in esame. L\u00ec scopre il doppio vincolo ( <em>double-bind<\/em> ), situazione in cui la madre trasmetterebbe al figlio messaggi tra loro discordanti. Ci\u00f2 che lo studioso ha evidenziato sono delle particolari situazioni famigliari in cui \u00e8 presente una madre che non sa gestire l&#8217;affettivit\u00e0 e in contemporanea la mancanza di una figura di riferimento forte come un padre: fin qui nulla di nuovo. Ci\u00f2 che fa della teoria di Bateson una profonda innovazione nel campo dell&#8217;analisi della comunicazione \u00e8 l&#8217;individuazione del doppio vincolo: una sfasatura tra messaggio digitale e analogico per dirla in modo tecnico. Un esempio tratto dalle sue parole si rivela del tutto esaustivo per comprendere il ruolo comunicativo materno:<\/p>\n<p>[\u2026] il bambino deve sistematicamente distorcere la sua percezione dei segnali metacomunicativi. Ad esempio se la madre comincia a provare ostilit\u00e0 (o affetto) per il figlio e contemporaneamente si sente spinta a ritrarsi da lui, potrebbe dirgli: \u201cVa&#8217; a dormire sei stanco e voglio che ti riposi\u201d. Questa frase apertamente affettuosa tende a negare un sentimento che potrebbe essere espresso con le seguenti parole: \u201cVa&#8217; fuori dai piedi perch\u00e9 sono stufa di te\u201d.<sup> <a name=\"sdfootnote10anc\" href=\"#sdfootnote10sym\"><\/a><sup>10<\/sup><\/sup><\/p>\n<p>Con le scoperte di Bateson, dallo studio della lingua come produzione individuale, si giunge alla studio all&#8217;analisi della tonalit\u00e0 della voce nel tentativo di trovare qualcosa che vada oltre il significato simbolico, il significante o il mero significato lessicale. La metacomunicazione dello schizofrenico diventa il punto di accesso alla sua sfera emotiva e comportamentale, un nuovo ed efficace metodo di indagine che tiene conto delle sue relazioni sistemiche. La famiglia \u00e8 un piccolo organismo di relazioni incrociate che ripercorre il grande sistema relazionale della societ\u00e0 in cui il malato deve vivere: se nel suo piccolo e protetto nucleo privato non riesce a relazionarsi in modo adeguato come potr\u00e0 farlo in balia dell&#8217;estraneo nel grande mare pubblico?<\/p>\n<p>Se il bambino interpretasse correttamente i segnali metacomunicativi dovrebbe fare i conti col fatto che la madre non desidera averlo vicino e per di pi\u00f9 lo sta ingannando dimostrandosi affettuosa. Egli sarebbe \u201cpunito\u201d per aver appreso con cura l&#8217;ordine dei messaggi, e quindi piuttosto che riconoscere l&#8217;inganno materno tende ad accettare l&#8217;idea di essere stanco. <sup> <a name=\"sdfootnote11anc\" href=\"#sdfootnote11sym\"><\/a><sup>11<\/sup><\/sup><\/p>\n<p>Per continuare a vivere con la madre, il bambino \u00e8 spinto ad ingannare se stesso dall&#8217;interno, ci\u00f2 che percepisce dentro di s\u00e9, e dall&#8217;esterno, ci\u00f2 che riceve dalla comunicazione materna: si rivela cos\u00ec un doppio errore di discriminazione comunicativa.<\/p>\n<p>Il bambino dunque \u00e8 punito se discrimina correttamente i messaggi della madre, ed \u00e8 punito se li discrimina scorrettamente: \u00e8 preso in un doppio vincolo. <sup> <a name=\"sdfootnote12anc\" href=\"#sdfootnote12sym\"><\/a><sup>12<\/sup><\/sup><\/p>\n<p>Se decodificasse correttamente i segnali della madre dovrebbe ammettere dolorosamente di non essere gradito, se li negasse mentirebbe a se stesso: nell&#8217; <em>impasse<\/em> sceglie di mentire. Questa particolare condizione accade anche ai bambini normali, ma nel doppio vincolo studiato da Bateson si crea una distorsione comunicativa permanente e di conseguenza deleteria per l&#8217;equilibrio del piccolo che deve crescere.<\/p>\n<p>L&#8217;analisi e la decodificazione corretta della comunicazione distorta conduce cos\u00ec nell\u2019area della cura: ora \u00e8 possibile instaurare un dialogo, seppur particolare e con delle regole precise, anche con uno psicotico. Nella cura della schizofrenia entra in gioco il dialogo che \u00e8 <em>di\u00e0<\/em>, &#8220;attraverso&#8221; e <em>logos<\/em> , &#8220;discorso\u201d, \u00e8 un parlare passando attraverso, direi perforando il muro dell&#8217;incomunicabilit\u00e0. Socrate ne era maestro, ne fece un uso, forse, inconsapevolmente terapeutico ante litteram. <em>Il dialogo ricostruttivo del s\u00e9<\/em> nasce con la sua arte maieutica e percorrendo un lungo viaggio fino al lettino cerca il suo maieuta nella rete di relazioni in cui siamo immersi. <span style=\"color: #000000;\"> Ma \u00e8 il famoso sofista Gorgia da Lentini vissuto nel V secolo a.C. a fornire un significato alla parola del tutto originale e precursore dei tempi. Nel suo <em>Encomio di Elena<\/em><\/span> si esprime cos\u00ec<\/p>\n<p>[&#8230;la parola \u00e8 un gran dominatore, che con piccolissimo corpo e invisibilissimo, divinissime cose sa compiere, riesce infatti a calmar la paura, e a eliminar il dolore, e a suscitare la gioia, e ad aumentare la piet\u00e0. <sup><span style=\"color: #000000;\"> <a name=\"sdfootnote13anc\" href=\"#sdfootnote13sym\"><\/a><sup>13<\/sup><\/span><\/sup><\/p>\n<p>La sua spiegazione \u00e8 legata alla fisiologia e lo afferma poche righe dopo<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 tra la potenza della parola e la disposizione dell&#8217;anima lo stesso rapporto che tra l&#8217;ufficio dei farmaci e la natura del corpo. <sup><span style=\"color: #000000;\"> <a name=\"sdfootnote14anc\" href=\"#sdfootnote14sym\"><\/a><sup>14<\/sup><\/span><\/sup><\/p>\n<p>Per i Greci il farmaco (<span style=\"color: #000000;\"> <em>farmakon<\/em><\/span><span style=\"color: #000000;\"> ) ha il duplice valore di veleno e filtro magico, la parola come la medicina pu\u00f2 rivelarsi infatti un rimedio efficace o un veleno mortale. Comprendere questa estrema e antitetica potenza della parola, il suo essere tagliente e violenta mentre all&#8217;opposto \u00e8 indagatrice e lenitrice della sofferenza, rivela una dote di profonda analisi della comunicazione che ci mostra come certe cognizioni sulla vera natura dell\u2019animo umano provengano da molto lontano. Certo, Gorgia era un sofista e la sua arte rivolta alla persuasione ingannevole lo dipinse come venditore di parole, maestro di retorica, ma ci\u00f2 non offusca minimamente queste intuizioni cos\u00ec acute. Da filosofi non dobbiamo farci condizionare dalle etichette, dagli stereotipi, e prendere il meglio della produzione intellettuale di ogni pensatore.<\/span><\/p>\n<p>Per concludere il nostro breve viaggio possiamo considerare il fatto che conoscere, e sapere riconoscere, le psicosi e le sue manifestazioni diviene un punto fondamentale per non commettere gravi errori di valutazione, per non proporre una cura filosofica con la parola a chi non la pu\u00f2 e non la deve intraprendere. Ricordiamo che la parola \u00e8 un esser-ci finito e infinito dove l&#8217;essere si esprime attraverso il linguaggio, strumento in continua evoluzione che assume significazione anche nel contesto della follia. La parola nella cura della psicosi pu\u00f2 dare il suo prezioso apporto: prima di tutto nell\u2019ascolto di quel rumore di cui parlava Foucault : \u201cTutto l&#8217;immenso discorso del folle si risolveva in rumore\u201d.<\/p>\n<p>Che ci\u00f2 non sia pi\u00f9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p><a name=\"sdfootnote1sym\" href=\"#sdfootnote1anc\"><\/a>1 M. Foucault, L&#8217;ordine del discorso, Einaudi 1985, pag. 9<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p><a name=\"sdfootnote2sym\" href=\"#sdfootnote2anc\"><\/a>2 Ibidem, pag. 10-11<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p><a name=\"sdfootnote3sym\" href=\"#sdfootnote3anc\"><\/a>3 Ibidem, pag. 11<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p><a name=\"sdfootnote4sym\" href=\"#sdfootnote4anc\"><\/a>4 Ferdinand de Saussure<span style=\"color: #000000;\"> Corso di linguistica generale, Laterza, Bari, 1978, p. 24<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p><a name=\"sdfootnote5sym\" href=\"#sdfootnote5anc\"><\/a>5 Ibidem, pag. 11<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p><a name=\"sdfootnote6sym\" href=\"#sdfootnote6anc\"><\/a>6 Ibidem, pag 12<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\">\n<p><a name=\"sdfootnote7sym\" href=\"#sdfootnote7anc\"><\/a>7 M. Heidegger, In cammino verso il linguaggio, Mursia, 1974, pag. 89-90<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\">\n<p><a name=\"sdfootnote8sym\" href=\"#sdfootnote8anc\"><\/a>8 Pinel, 1987, pag. 56<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote9\">\n<p><a name=\"sdfootnote9sym\" href=\"#sdfootnote9anc\"><\/a>9 Pinel, 1987, pag. 118<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote10\">\n<p><a name=\"sdfootnote10sym\" href=\"#sdfootnote10anc\"><\/a>10 Verso un&#8217;ecologia della mente, Gregory Bateson, Adelphi, 1997, pag 258<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote11\">\n<p><a name=\"sdfootnote11sym\" href=\"#sdfootnote11anc\"><\/a>11 Ibidem, pag 259<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote12\">\n<p><a name=\"sdfootnote12sym\" href=\"#sdfootnote12anc\"><\/a>12 Ibidem, pag 260<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote13\">\n<p><a name=\"sdfootnote13sym\" href=\"#sdfootnote13anc\"><\/a>13 <span style=\"color: #000000;\"> Encomio di Elena, 82 B11, 8<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote14\">\n<p><a name=\"sdfootnote14sym\" href=\"#sdfootnote14anc\"><\/a>14 <span style=\"color: #000000;\"> Encomio di Elena, 82 B 11, 14<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>articolo pubblicato in origine su CriticaMente <a href=\"http:\/\/costruttiva-mente.blogspot.it\/\" target=\"_blank\">http:\/\/costruttiva-mente.blogs<wbr>pot.it\/<\/wbr><\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La parola e la cura iniziarono un comune cammino tanto tempo fa, inconsapevoli del loro imprescindibile, indissolubile e benefico rapporto di cooperazione nella terapia. 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