{"id":341042,"date":"2016-07-13T22:33:52","date_gmt":"2016-07-13T21:33:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=341042"},"modified":"2016-07-13T22:33:52","modified_gmt":"2016-07-13T21:33:52","slug":"comunicazione-popolare-comunitaria-nonviolenta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/07\/comunicazione-popolare-comunitaria-nonviolenta\/","title":{"rendered":"Comunicazione popolare, comunitaria e nonviolenta"},"content":{"rendered":"<p>Se la violenza \u00e8 l\u2019espressione del potere dominante, come diceva la boliviana Dolores Arce, del CEPRA, durante il Forum Latinoamericano e Caraibico di Comunicazione Popolare e Comunitaria che si \u00e8 svolto a Quito nelle sedi di CIESPAL e di FLACSO tra il 28 e il 30 giugno, la comunicazione popolare e comunitaria deve essere nonviolenta o non sar\u00e0 niente.<\/p>\n<p>Molto si \u00e8 detto sulla comunicazione, quella dei media egemonici, quella del pubblico, quella comunitaria e quella popolare. E\u2019 stato spiegato cos\u2019era alternativo, propagandistico, cos\u2019era il vecchio e cos\u2019era il nuovo. Si \u00e8 parlato di precariet\u00e0 e di investimenti milionari, di sforzi collettivi e di eroismi individuali. Un vero e proprio compendio rappresentativo di una decina di paesi della regione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Se i governi non faranno l\u2019integrazione, la faranno i popoli<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tutto \u00e8 cominciato con li discorsi degli organizzatori, i rettori di FLACSO e di CIESPAL, Palmira Chavero e Francisco Sierra, ma anche dal Forum di Comunicazione per l\u2019Integrazione di NostrAmerica, Lesly Lizarazo, e per ALAI Sally Burch. \u201cCostruiremo nuovi racconti per creare nuovi tessuti sociali\u201d ha detto Lizarazo, che coordina anche l\u2019equipe ecuadoriana di Pressenza, e gi\u00e0 dall\u2019inizio ha incluso la necessit\u00e0 di sostenere la bandiera dell\u2019integrazione in tutto il continente, per rafforzare ci\u00f2 che \u00e8 comunitario e popolare. \u201cSe i governi non portano avanti i processi di integrazione, saranno i popoli che dovranno continuare questo lavoro\u201d \u00e8 stata una frase che \u00e8 aleggiata in tutti i discorsi, le presentazioni e i laboratori.<\/p>\n<p>Sally Burch \u00e8 stata molto chiara quando ha detto che \u201cla comunicazione popolare \u00e8 al servizio dei popoli e non del potere economico\u201d. \u201cNon pu\u00f2 esserci democrazia senza mezzi democratici\u201d ha affermato Renata Mielli, del Forum Nazionale per la Democrazia della Comunicazione del Brasile. \u201cLe risposte non possono continuare ad essere frammentate\u201d, ha sostenuto l\u2019ecuadoriano Osvaldo Le\u00f3n, per poi aggiungere che \u201ci mezzi egemonici sono i pilastri dell\u2019offensiva contro i popoli\u201d. La politica \u00e8 stata presente dal primo momento e si \u00e8 sviluppata nel contesto della \u201cGuerra mediatica e della sfida per la democrazia in America Latina\u201d. L\u2019uruguaiano Aram Aharonian ha pure dato il suo contributo ricordando che \u201cil potere non regala nulla\u201d, \u201cche la costruzione si fa dal basso, mattone dopo mattone, fianco a fianco\u201d e \u201clo stato ha l\u2019obbligo di incoraggiare e assicurare l\u2019esistenza di media popolari\u201d. Anche la sua frase secondo cui \u201cl\u2019unica cosa che si costruisce dall\u2019alto sono i pozzi\u201d ha lasciato il segno. Ma la discussione sui ruoli dei comunicatori e dei media popolari non si sarebbe chiusa facilmente. Corina Leguizam\u00f3n del IPPDH del Mercosur sottolineava che \u201cla comunicazione popolare \u00e8 un progetto politico che vuole trasformare la societ\u00e0\u201d; allo stesso tempo, Azucena Tamayo denunciava che \u201ci media egemonici sostengono la paura del cambiamento e la vendono come caos\u201d; per Leguizam\u00f3n, in ogni caso, i comunicatori popolari devono aspirare ad occupare spazi nei media egemonici perch\u00e9 questi \u201cnon raccontino una sola storia\u201d.<\/p>\n<p>Da Pressenza ha dato il suo contributo anche Javier Tolcachier, produttore del programma radiofonico \u201cRegional y Popular\u201d. Dal suo punto di vista, \u201cl\u2019opinione pubblicata non ha niente a che vedere con la vera comunicazione\u201d, e quindi ha aggiunto che \u201c\u00e8 necessario ricostruire la comunicazione oggi sequestrata dalla propaganda\u201d e che \u201cbisogna rafforzare il tessuto tra gli esseri umani e la loro connettivit\u00e0 per affrontare la banalit\u00e0 e l\u2019individualismo\u201d. L\u2019ex segretario del CAN, Adalid Contreras, ha affermato che \u201cl\u2019agenda della comunicazione popolare \u00e8 rivendicativa e contro-egemonica\u201d, \u201ci media popolari devono lavorare per la pace con giustizia sociale\u201d, \u201cla comunicazione popolare sar\u00e0 il cammino per la costruzione di un\u2019integrazione cittadina\u201d e ha detto che questo dovrebbe essere fatto in modo creativo e con un carattere multi discorsivo e multi mediatico. Aharonian ha aggiunto, nello stesso senso, che \u201cbisogna costruire nuove estetiche\u201d e ha anche fatto appello all\u2019Accademia affinch\u00e9 si ponga al servizio delle attuali necessit\u00e0 dei popoli.<\/p>\n<p>Mauro Cerbino, ricercatore di FLACSO, \u00e8 sembrato voler abbozzare alcune linee che potessero servire da ponte: \u201cAbbiamo bisogno di complicit\u00e0 su come produrre i contenuti della comunicazione comunitaria\u201d. Bench\u00e8 abbia anche fatto esplicito riferimento alla legge sulla comunicazione dettata in Ecuador, \u201cla lotta del momento \u00e8 quella di comprendere che lo spettro non \u00e8 pubblico bens\u00ec un bene comune\u201d, e ha affermato che \u201cla concessione di radio comunitarie in Ecuador ha a che vedere con una congiuntura storica\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Una nuova narrazione a partire dai popoli. Costruire un\u2019altra comunicazione sulla base delle conquiste dei popoli<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 qui presente uno dei grandi temi che sono stati tracciati all\u2019interno del Forum. Cominciamo esaminando alcune dichiarazioni che hanno sintetizzato questo pensiero: \u201cper i media l\u2019integrazione \u00e8 in crisi, non gli conviene mostrare successi e conquiste dei processi di integrazione\u201d, diceva Adalid Contreras, e anche: \u201cdiamo battaglia riflettendo e proponendo i grandi temi di integrazione\u201d. Da ALBA Movimientos, il cubano Alcides Garc\u00eda ha definito con maggiore precisione: \u201cuna comunicazione che mobilita alla lotta\u201d, \u201cla sfida \u00e8 quella di formarci politicamente per l\u2019integrazione, non pu\u00f2 esserci integrazione continentale senza integrazione dei popoli\u201d, ha concluso.<\/p>\n<p>\u201cCi\u00f2 che definisce la comunicazione popolare \u00e8 la costruzione del potere popolare\u201d, ha affermato N\u00e9stor Busso di FARCO, mentre esponeva avanzamenti e retrocessioni nel processo argentino di accesso alla comunicazione. \u201cL\u201984% della produzione audiovisiva, in Argentina, viene fatta a Buenos Aires, lo stato deve equilibrare questa situazione\u201d; \u201cla Legge sui Media \u00e8 stata molto buona ma i grandi gruppi economici hanno impedito la sua applicazione attraverso l\u2019azione giudiziaria\u201d; \u201coggi in Argentina si \u00e8 potuto smascherare l\u2019affare della comunicazione per il Gruppo Clar\u00edn\u201d e ha ricordato che \u201c\u00e8 dalle politiche pubbliche che si pu\u00f2 rovesciare il dominio dei potenti. Alcuni imprenditori pretendono licenze eterne\u201d.<\/p>\n<p>Busso ha spiegato che, a partire dalla Coalizione per la Democratizzazione della Comunicazione in Argentina, sono stati elaborati 21 punti per sostenere la Legge sui Media, a fronte degli abusi del nuovo governo di Mauricio Macri. Ha posto alcune premesse sul funzionamento delle pi\u00f9 di 200 radio comunitarie argentine che FARCO raggruppa: \u201cnoi media comunitari non stiamo pensando agli affari, bens\u00ec a esercitare il diritto alla comunicazione\u201d; \u201ci media comunitari esigono un altro modello di sostenibilit\u00e0, diverso dalla pubblicit\u00e0\u201d, e con questo ha introdotto le riflessioni del Segretario Generale di ALER, il salvadoregno Leonel Herrera, che diceva: \u201cbisogna istituzionalizzare media pubblici pluralisti, che siano indipendenti dal governo di turno, altrimenti una volta perse le elezioni si trasformano in strumenti di propaganda delle destre, e loro hanno gi\u00e0 i loro media. Se c\u2019\u00e8 pluralit\u00e0 nei media pubblici, almeno la sinistra se perde le elezioni pu\u00f2 tenere aperta una finestrella\u201d, ha spiegato.<\/p>\n<p>Ma la critica ai media pubblici e comunitari non si \u00e8 fermata l\u00ec: \u201cnon dobbiamo rinunciare a essere critici sui governi progressisti\u201d, ha incoraggiato Renata Mielli, \u201cnoi movimenti sociali non possiamo avere media, dobbiamo fare critiche che puntino ad avanzamenti\u201d. Leonel Herrera \u00e8 stato pi\u00f9 pungente e si \u00e8 riferito a conti pendenti sul processo progressista della regione: \u201cnon si \u00e8 riusciti a entrare nell\u2019immaginario collettivo con altri sensi e altri sguardi\u201d.<\/p>\n<p>Ha comunque subito aperto uno sguardo tracciante sulle possibilit\u00e0 dei media comunitari e popolari di dare quella battaglia: \u201cin ALER abbiamo fiducia nella saggezza e nel sapere del popolo per costruire una societ\u00e0 giusta\u201d. Anche Aram Aharonian ha dato un contributo in linea con questo: \u201ci focolai di resistenza popolari sono gli unici che possano garantire riforme nella comunicazione\u201d e da CLOC-Via Campesina, l\u2019argentina Margarita G\u00f3mez ha contribuito precisando che \u201cnon crediamo nell\u2019individualit\u00e0, dobbiamo stare uniti come comunit\u00e0, come organizzazione\u201d; \u201c\u00e8 la comunit\u00e0 l\u2019attore principale nella comunicazione popolare, non il mezzo di comunicazione\u201d, e \u201cla comunicazione deve essere collettiva e partecipativa\u201d.<\/p>\n<p>Per sostenere queste idee di appartenenza e di radicamente per ci\u00f2 che \u00e8 collettivo, tanto G\u00f3mez- \u201cfin da bambini dobbiamo sapere da dove veniamo e dove andiamo\u201d \u2013 quanto Sandra Coss\u00edo, hanno contribuito con saperi dei popoli nativi: \u201cmi piace essere quechua, boliviana e contadina, amo essere ci\u00f2 che sono\u201d, ha detto la dirigente del CCCI, e ha invitato a unirsi al Vertice Continentale di Comunicazione dei popoli che si realizzer\u00e0 in Bolivia a novembre, \u201cperch\u00e9 dobbiamo de-colonizzarci\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLa comunicazione popolare e comunitaria si basa sulla fiducia nei nostri popoli, il nostro lavoro \u00e8 quello di salvare la saggezza popolare e condividerla, propagarla. E\u2019 l\u2019unico modo per competere con il potere\u201d, ha affermato N\u00e9stor Busso, e ha formulato un codice di condotta che ha sostenuto tutte le esperienze su cui si sono appoggiati i suoi percorsi e le circostanze, che fossero in Cile, Colombia, Messico o Venezuela. Sguardi simili, unificanti, magari in altri momenti condannati a differenziarsi e a rafforzare le proprie particolarit\u00e0, ma che in questo Forum hanno compreso la necessit\u00e0 di articolarsi in modi nuovi, di espandere i progetti, di imparare dagli altri e di trarre conclusioni che permettano di riformulare una nuova comunicazione popolare e comunitaria che vada nel senso dell\u2019integrazione regionale\u201d.<\/p>\n<p>\u201cGlobalizziamo la lotta, globalizziamo il pensiero\u201d, ha detto Margarita G\u00f3mez della CLOC. Tolcachier ha fatto appello alla solidariet\u00e0 per la liberazione di Milagro Sala, detenuta politica del governo argentino e, a sua volta, ha messo in guardia su \u201cl\u2019assalto imperialista [che] vuole radere al suolo l\u2019integrazione e la sovranit\u00e0 regionale\u201d. Poi \u00e8 arrivato il momento di ascoltare Blanca Eekhout, ex ministro della comunicazione del Venezuela e attualmente deputata, che ha raccontato l\u2019esperienza del governo venezuelano: \u201csiamo stati in mezzo a un uragano di attacchi mediatici da quando Hugo Ch\u00e1vez \u00e8 salito al potere\u201d, ma \u201cdi fronte alle avversit\u00e0 il popolo venezuelano si \u00e8 trasformato in comunicatore per trasformare la realt\u00e0\u201d. Per\u00f2 ha avvertito sul fatto che siamo a met\u00e0 del cammino di una vera trasformazione. \u201cCome diceva Hugo Ch\u00e1vez \u2018Siamo tra il nuovo che non \u00e8 ancora nato e il vecchio che non \u00e8 ancora morto\u2019\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Nuove tecnologie e colonizzazione <\/strong><\/p>\n<p>Tra tutti i temi affrontati c\u2019\u00e8 stato anche quello della sovranit\u00e0 digitale, con le capacit\u00e0 proprie della regione di non essere subordinata agli interessi delle grandi corporazioni della comunicazione, sia attraverso il software che attraverso l\u2019uso del suoi satelliti.<\/p>\n<p>E\u2019 stato evidenziato il tema dei satelliti inviati dall\u2019Argentina e poi dalla Bolivia, si \u00e8 menzionato il progetto dell\u2019anello ottico e la grande diversit\u00e0 di programmi di software libero.<\/p>\n<p>\u201cLa dipendenza dai software egemonici pu\u00f2 far collassare l\u2019integrazione regionale\u201d, ha messo in guardia Sally Burch di ALAI e ha aggiunto che \u201cl\u2019America Latina sta vivendo un processo di neocolonizzazione e di dipendenza giunto sotto il nome di FB, Twitter\u2026 la pubblicit\u00e0 \u00e8 solo la punta dell\u2019iceberg. Microsoft, Amazon, Google sono le nuove caravelle della conquista\u201d.<\/p>\n<p>Le risposte a questo stato di cose all\u2019interno dell\u2019uditorio non si sono fatte aspettare, bench\u00e9 l\u2019inquietudine generale sia stata riassunta in un richiamo di Leonel Herrera: \u201cdobbiamo de-colonizzarci tecnologicamente, non possiamo dipendere dalle corporazioni\u201d. Descrizione che includeva anche altre questioni di estremo interesse: le sementi e i tentativi di brevettarli, i cibi transgenici, la lotta per l\u2019acqua e i paradigmi educativi.<\/p>\n<p>Sono state giornate ad alto contenuto emozionale e ideologico, che hanno permesso di tracciare ponti, di trovare corrispondenze che rafforzano legami e rendono possibile superare differenze. Si avvicina un momento storico complesso, i monopolizzatori avanzano con i loro piani, impongono le loro dottrine e le loro marionette. Noi popoli dobbiamo stare allerta e unire una strategia di resistenza, di unit\u00e0 della diversit\u00e0 che ci permetta di assumere un impegno di fratellanza latinoamericana che rompa con le indifferenze ereditate da dittature e neoliberalismi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Traduzione dallo spagnolo di Matilde Mirabella<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se la violenza \u00e8 l\u2019espressione del potere dominante, come diceva la boliviana Dolores Arce, del CEPRA, durante il Forum Latinoamericano e Caraibico di Comunicazione Popolare e Comunitaria che si \u00e8 svolto a Quito nelle sedi di CIESPAL e di 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