{"id":339220,"date":"2016-07-10T16:17:04","date_gmt":"2016-07-10T15:17:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=339220"},"modified":"2016-07-10T16:19:52","modified_gmt":"2016-07-10T15:19:52","slug":"londa-lunga-del-movimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/07\/londa-lunga-del-movimento\/","title":{"rendered":"L\u2019onda lunga del movimento"},"content":{"rendered":"<p><em>Un\u2019articolata riflessione \u00a0scritta a quattro mani con Lorenzo Guadagnucci sul ruolo svolto dal movimento altermondialista nei primi anni del millennio e la situazione socio-politica odierna. Prendiamo spunto dal 15 anniversario del G8 genovese del luglio 2001, ma il tentativo \u00e8 \u00a0quello di un ragionamento a 360 gradi.<\/em><\/p>\n<p>Viviamo in uno stato d\u2019ansia e di ingiustizia permanente. La cosiddetta crisi per dura almeno dal 2008 e costituisce ormai una condizione stabile che combina alta disoccupazione, deperimento dello stato sociale, crescita esponenziale delle diseguaglianze. L\u2019Unione Europea rischia l\u2019implosione e appare pi\u00f9 una gabbia che lo spazio aperto immaginato dai suoi fondatori. Il Mar Mediterraneo sta diventando il cimitero di migliaia di persone e \u2013 insieme \u2013 la tomba dei valori sui quali si \u00e8 fondata l\u2019idea di democrazia. Le guerre nel mondo si moltiplicano e intanto dal Bataclan a Istanbul, da Bruxelles a Dacca, la violenza dei gruppi armati jihadisti semina morte e panico.<\/p>\n<p>In apparenza non si intravedono vie d\u2019uscita; sembrano mancare alternative alla \u201cguerra senza quartiere\u201d al terrorismo annunciata dalle varie cancellerie e anche a quel misto di austerit\u00e0 e deregulation che guida le scelte di politica economica compiute dai poteri che contano. Da un lato c\u2019\u00e8 un eclisse dello stato di diritto, dall\u2019altra si allontana l\u2019orizzonte dell\u2019equit\u00e0 e dell\u2019eguaglianza. Chi denuncia l\u2019autoritarismo crescente viene tacciato di buonismo e stenta a trovare ascolto in un\u2019opinione pubblica allarmata dagli attentati. Le stesse proposte di rilancio di politiche economiche espansive si rivelano incompatibili con \u00a0le regole europee e non hanno la forza persuasiva di qualche decennio fa, quando i limiti dello sviluppo e la carica distruttiva di un\u2019economia basata sull\u2019incremento di produzione e consumi non erano ancora stati messi bene a fuoco. I cambiamenti climatici conclamati hanno cambiato la scena.<\/p>\n<p><strong><u>Oltre il \u2018900<\/u><\/strong><\/p>\n<p>E tuttavia sappiamo che un\u2019alternativa esiste sempre, per quanto siamo immersi in un sistema mediatico e politico chiuso dentro i recinti del \u201cpensiero unico\u201d neoliberale \u00a0e della postdemocrazia.<\/p>\n<p>Occorre cercare ancora, abbandonare le strade in apparenza sicure e collaudate del pensiero novecentesco e riprendere il filo di un discorso che abbia lo spessore teorico e pratico all\u2019altezza dei nuovi tempi. Serve anche un lessico diverso, o almeno la ridefinizione di concetti come sviluppo, democrazia, giustizia.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 esistere, oggi, uno sviluppo che comporti un ulteriore aumento, anzich\u00e9 un calo, \u00a0dei consumi di materie prime? Un\u2019idea di democrazia nazionale o sovranazionale che escluda chi proviene da fuori, rispetto a determinati confini? O ancora un principio di giustizia in un mondo nel quale un numero ristretto di individui, tendenzialmente l\u20191% della popolazione globale, concentra ricchezze e potere tali da escludere, controllare e dividere tutti gli altri?<\/p>\n<p><strong><u>Le buone idee di Porto Alegre e Genova<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Un\u2019alternativa esiste e va costruita a partire da quel che c\u2019\u00e8 e da quel che sappiamo. In questo senso ripensare all\u2019esperienza compiuta circa quindici anni fa, prima e durante le manifestazioni contro il G8 di Genova del luglio 2001, pu\u00f2 essere un utile strumento di conoscenza, un contributo alla consapevolezza. Il mondo \u00e8 cambiato velocemente, forse pi\u00f9 in fretta delle nostre stesse capacit\u00e0 cognitive, ma intanto possiamo dire \u2013 con amaro realismo \u2013 che il \u201cmovimento dei movimenti\u201d aveva messo in campo una corretta lettura del presente. Per citare i punti i principali, aveva colto come il nodo delle migrazioni, ossia la negazione della libert\u00e0 di movimento, fosse una mina vagante in grado di far saltare le nozioni di democrazia e stato di diritto; aveva denunciato il prossimo inceppamento del capitalismo finanziario e \u00a0\u00a0la crisi di sovraproduzione alimentata dalla pratica suicida delle delocalizzazioni; aveva indicato l\u2019esplosione del debito pubblico come una minaccia alle singole nazioni e come strumento di controllo a disposizione delle oligarchie finanziarie internazionali; aveva messo a nudo le politiche prevaricatrici messe in atto dal Fondo Monetario e Banca Mondiale nei vari Sud del mondo, politiche oggi applicate dalla Troika alle periferie d\u2019Europa.<\/p>\n<p>La lettura del mondo era corretta: un\u2019intelligenza collettiva stava costruendo, come si disse a Porto Alegre, un\u2019altra idea di mondo possibile. Ma quel movimento \u00e8 stato sconfitto duramente. Ha subito una grande repressione di piazza, \u00e8 stato criminalizzato e quindi messo ai margini della scena politica. Le sue idee, alla fine, sono state escluse dal discorso pubblico, col risultato di rendere invisibile la via alternativa che stava tratteggiando (e in buona parte praticando). La sensazione, condivisa da milioni di cittadini italiani ed europei, che non vi siano alternative plausibili al modello neoliberale, \u00e8 dovuta in buona misura a questa sciagurata operazione di cancellazione di un movimento e delle sue idee. In questo apparente deserto prosperano i movimenti xenofobi e trova terreno d\u2019azione un nazionalismo di ritorno, tanto asfittico quanto pericoloso.<\/p>\n<p><strong><u>L\u2019eclisse della democrazia<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Il percorso immaginato dalle oligarchie oggi dominanti in Europa, a fronte di una crisi che diventa sistema, prevede un\u2019ulteriore concentrazione dei poteri, con finalit\u00e0 di controllo sociale e inibizione preventiva del dibattito e delle potenzialit\u00e0 di cambiamento. Si spiegano in questa logica le riforme istituzionali che nei diversi stati, Italia inclusa, riducono la partecipazione popolare, svuotano il potere legislativo, accentrano le decisioni nelle mani di esecutivi scelti con sistemi elettorali maggioritari. Le costituzioni nate sulla spinta della lotta contro il nazifascismo sono diventate un impiccio e vengono stravolte sulla base di due principali argomenti: \u00a0la loro inadeguatezza rispetto alle nuove esigenze di velocit\u00e0 ed efficienza \u00a0\u00a0legate all\u2019affermazione dell\u2019economia globale neoliberale e l\u2019incombente emergenza terrorismo. La democrazia deperisce, lo stato d\u2019eccezione diventa una regola.<\/p>\n<p>A Genova nel 2001 la sospensione delle garanzie costituzionali fu roboante e prese la forma degli scarponi, dei manganelli e anche delle pistole di migliaia di agenti: era un assaggio di quel che sarebbe venuto. Oggi assistiamo allo spettacolo inquietante di paesi, come la Francia, che proclamano e protraggono trimestre dopo trimestre lo stato d\u2019emergenza; come l\u2019Ungheria, la Serbia, l\u2019Austria, la Slovenia che alzano muri contro i migranti; come la Gran Bretagna, che sceglie la via della chiusura nazionale. Siamo arrivati al punto di stipulare patti scellerati come l\u2019intesa fra Unione Europea e Turchia per il controllo delle migrazioni, al prezzo della negazione dei principi fondamentali che ispirano la stessa dichiarazione universale dei diritti umani.<\/p>\n<p><strong><u>Gli \u201cStati d\u2019emergenza\u201d<\/u><\/strong><\/p>\n<p>La prospettiva oggi molto concreta \u00e8 la definitiva trasformazione delle democrazie occidentali in \u201cstati d\u2019emergenza\u201d. Gli Stati Uniti sono in guerra permanente al terrorismo e il presidente \u00e8 un \u201ccomandante in capo\u201d che pu\u00f2 permettersi di quantificare gli \u201ceffetti collaterali\u201d \u2013 cio\u00e8 i cittadini innocenti uccisi all\u2019estero con droni e altri sistemi durante i cosiddetti omicidi mirati \u2013 senza temere reazioni da parte dell\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p>Nell\u2019Europa dei muri e dei reticolati alle frontiere, si governa con la paura e si sacrificano secoli di civilt\u00e0 giuridica in un\u2019impossibile e ingiusta lotta alle migrazioni. Si continua a chiamare orwellianamente \u201cpace\u201d la partecipazione a missioni militari passate, presenti e future in Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Ucraina, fingendo di non sapere che i conflitti sono alimentati, su tutti i lati dei vari fronti, dal redditizio commercio delle armi.<\/p>\n<p>Siamo consapevoli che qualunque costruzione di \u201cun altro mondo possibile\u201d oggi non pu\u00f2 evitare di fare i conti con il terrorismo e il fanatismo religioso; saremmo ingenui e poco credibili se negassimo nell\u2019immediato l\u2019importanza dell\u2019intelligence e di un suo coordinamento tra diversi paesi come strumento essenziale per la difesa delle nostre comunit\u00e0. Se non ci facessimo carico della protezione nostra e dei nostri concittadini ci porremmo al di fuori di un sentire comune che aspira innanzitutto alla sicurezza del domani e che vede nel terrorismo una minaccia al proprio futuro.<\/p>\n<p>Ma questo non significa retrocedere nemmeno di un millimetro sulla denuncia delle responsabilit\u00e0 dell\u2019Occidente per l\u2019attuale situazione; vi sono responsabilit\u00e0 storiche ed altre recenti. Le varie forme di neocolonialismo che hanno garantito il controllo delle risorse energetiche dopo la decolonizzazione degli anni \u201960, gli accordi commerciali capestro che hanno condannato alla miseria intere regioni del pianeta e cooptato ristrette e corrotte \u00e9lite locali hanno contribuito pesantemente a impedire percorsi autonomi di emancipazione democratica di intere popolazioni e al contempo hanno alimentato un diffuso odio verso l\u2019Occidente.<\/p>\n<p>Le alleanze passate e presenti con regimi autoritari, vere e proprie dittature, come nel caso dell\u2019Arabia Saudita, hanno raggiunto il cinismo di ignorare il sostegno che essi forniscono al terrorismo jihadista. Le guerre per \u201cesportare la democrazia\u201d, in corso ormai da un quindicennio, hanno completato l\u2019opera lasciando una prateria a disposizione dei reclutatori della guerra santa e mentre questo avveniva l\u2019Occidente assisteva indifferente, quando non ne era complice, allo strangolamento delle rivoluzioni arabe.<\/p>\n<p>Se veramente si vuole sconfiggere il terrorismo jihadista, cosa molto differente dall\u2019utilizzarlo per i propri progetti di restrizione della democrazia, \u00e8 necessario prosciugare il mare nel quale nuota e questo \u00e8 possibile solo modificando drasticamente le scelte politiche ed economiche globali che determinano la convivenza tra i popoli.<\/p>\n<p><strong><u>Un nuovo pensiero<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Oggi pi\u00f9 che mai sarebbe necessario in tutta Europa un forte movimento altermondialista capace di riprendere e rafforzare la visione espressa fra Porto Alegre, Genova e i Forum sociali europei di Firenze e Parigi; un movimento in grado di fare tesoro dell\u2019esperienza compiuta con Occupy Wall Street, dagli Indignados spagnoli, dalla gente scesa in piazza in Turchia e nel mondo arabo prima che si scatenasse la restaurazione. Non \u00e8 vero che manca una visione alternativa allo stato delle cose esistente; \u00e8 vero semmai che questa visione \u00e8 stata sconfitta sul campo, e tuttavia non \u00e8 stata annientata. Da quelle idee pu\u00f2 rinascere un percorso di uscita dalla crisi, a patto di mettere a fuoco qual \u00e8 la posta in gioco, ossia la proposta di un credibile, diverso modello di sviluppo e di societ\u00e0. Questo non \u00e8 il tempo delle tattiche di breve periodo; \u00e8 il tempo delle \u00a0strategie e dei pensieri lunghi in grado di ispirare le lotte del presente e di indicare la via verso la quale muoversi.<\/p>\n<p><strong><u>Una svolta culturale<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Sappiamo gi\u00e0 molte cose. La disoccupazione di massa strutturale \u2013 accentuata dalla rivoluzione della robotica \u2013 non pu\u00f2 essere pi\u00f9 affrontata ipotizzando il rilancio delle produzioni (quali?) e dei consumi, ma attraverso la redistribuzione del lavoro (la sensibile riduzione dell\u2019orario di lavoro gi\u00e0 ipotizzata da Keynes) e nuove forme di tutela sociale, come il reddito di cittadinanza e modelli mutualistici adeguati ai tempi. La conversione ecologica dell\u2019economia, di cui parlava oltre vent\u2019anni fa Alex Langer, \u00e8 oggi un\u2019urgenza pi\u00f9 che un\u2019ipotesi. L\u2019alta tassazione dei grandi patrimoni, la repressione della finanza speculativa e la cancellazione dei paradisi fiscali non sono utopie o proposte massimaliste, ma l\u2019unica via per recuperare sovranit\u00e0 democratica e spazi realistici di cambiamento. La dispersione dei poteri, anzich\u00e9 la loro concentrazione in poche mani, \u00e8 un\u2019esigenza vitale, che deve confrontarsi coi processi sovranazionali e con la crisi stessa dell\u2019europeismo.<\/p>\n<p>La cosiddetta emergenza immigrazione (un milione di migranti corrisponde allo 0,2% della popolazione della UE) dev\u2019essere affrontata nell\u2019unico modo realistico e giusto, ossia con la creazione di corridoi umanitari che garantiscano viaggi sicuri e con l\u2019apertura delle nostre societ\u00e0 alle persone che vengono da fuori alla ricerca di migliori condizioni di vita. Il no alla guerra, con la sua radicalit\u00e0, pu\u00f2 e deve essere affermato con rinnovato rigore.<\/p>\n<p>Non stiamo scrivendo a tavolino il programma di un nuovo partito politico, stiamo bens\u00ec indicando proposte, elaborazioni, persuasioni che sono il risultato di un ventennio di lotte, studi, esperimenti. E\u2019 un patrimonio che rischia d\u2019essere disperso se non riusciamo a riportarlo nelle piazze, nelle relazioni umane, nel dibattito culturale. L\u2019eclissi del movimento rischia di vanificare sia le nascenti (al momento stentate) proposte della sinistra politica in Italia e altrove, sia gli sforzi compiuti da quelle iniziative politico-elettorali che hanno tratto ispirazione \u2013 pi\u00f9 o meno direttamente \u2013dall\u2019esperienza compiuta negli anni a cavallo del 2000. E\u2019 la sfida del presente, con radici nel nostro recente passato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019articolata riflessione \u00a0scritta a quattro mani con Lorenzo Guadagnucci sul ruolo svolto dal movimento altermondialista nei primi anni del millennio e la situazione socio-politica odierna. 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