{"id":331513,"date":"2016-06-21T12:23:54","date_gmt":"2016-06-21T11:23:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=331513"},"modified":"2016-06-21T12:23:54","modified_gmt":"2016-06-21T11:23:54","slug":"terra-resilienza-cultura-agricoltura-sociale-cilento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/06\/terra-resilienza-cultura-agricoltura-sociale-cilento\/","title":{"rendered":"Terra di Resilienza: cultura e agricoltura sociale in Cilento"},"content":{"rendered":"<p class=\"post-subtitle entry-subtitle\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Un gruppo di giovani del Cilento ha deciso di far ritorno nella propria terra con l\u2019obiettivo di unire la cultura alla coltura, la cura dei terreni al turismo, il passato e il futuro. \u00c8 cos\u00ec che nel 2012 \u00e8 nata la cooperativa sociale Terra di Resilienza che ha al centro delle sue attivit\u00e0 l&#8217;agricoltura sociale e l&#8217;ecoturismo.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cL\u2019Italia riparte solamente nel momento in cui sono gli italiani a prendere in mano il proprio destino e il proprio futuro, e a volerlo cambiare: secondo me il destino in Italia parla un\u2019unica lingua. Quella dell\u2019Appennino, che \u00e8 la lingua della spina dorsale, dell\u2019osso, delle montagne\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte storie si raccontano meglio partendo dalla fine piuttosto che dall\u2019inizio: questa \u00e8 l\u2019ultima frase della nostra intervista ad Antonio Pellegrino, uno dei tre soci fondatori della <a href=\"http:\/\/mappa.italiachecambia.org\/scheda\/terra-resilienza\/\" target=\"_blank\">Cooperativa Sociale Terra di Resilienza<\/a> , che in un tratto della spina dorsale dell\u2019Appenino ha il suo cuore pulsante: nel Cilento. Che non \u00e8 il Salento, sia chiaro: non siamo al mare (anche se parte del Cilento, territorio molto esteso, si affaccia sul Mar Tirreno) e tanto meno in Puglia, ma nel cuore profondo dell\u2019Appenino, a Caselle in Pittari in provincia di Salerno, ai piedi del monte Cervati che \u00e8 il pi\u00f9 alto della Campania.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Terra di Resilienza: l&#039;agricoltura sociale tra cultura e coltura - Io faccio cos\u00ec #123 -\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/WZshFRMxS0k?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei proverbi di questo territorio recita che \u201cChi sape fila\u2019 fila lo spruocco\u201d: chi conosce bene il mestiere pu\u00f2 lavorare anche con mezzi inadeguati. Non \u00e8 il caso di questi ragazzi, che sulla loro esperienza e sulle loro storie personali hanno saputo costruire un\u2019esperienza ricca di mezzi adeguati a fornire l\u2019idea di un Mezzogiorno che sa valorizzare il passato per proiettarlo nel presente e nel futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Antonio Pellegrino, nato in una famiglia contadina, immigr\u00f2 in Toscana dove divenne amministratore in una societ\u00e0 che commerciava apparecchiature elettriche, con un importante riscontro economico.<br \/>\nDario Marino, altro socio fondatore della Cooperativa Sociale, in Toscana ci ha studiato. Claudia Mitidieri, socia fondatrice della Cooperativa, lucana di origine ma con il cuore in Cilento per via della mamma originaria del posto, sognava invece di attraversalo il Mediterraneo, mare di fascino e sventura: ha studiato studi arabo-islamici a Napoli, e il suo sogno era di lavorare in una ONG in Medio Oriente. E questo sogno lo aveva anche realizzato, lei che ha un \u201cbisogno viscerale di concretezza\u201d: durante il percorso universitario ha fatto delle esperienze concrete in Turchia.<br \/>\nTutti e tre, che della loro diversit\u00e0 caratteriale ne hanno fatto una ricchezza, hanno un tratto distintivo comune: sono tutti tornati \u201cnel sud dei Paesi\u201d, frase di Dario che ci \u00e8 piaciuta molto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Terra di Resilienza: cultura e coltura<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Cooperativa Sociale Terra di Resilienza nasce nel giugno 2012 con l\u2019obiettivo di unire la cultura alla coltura, la cura dei terreni al turismo, il passato e il futuro.<br \/>\n\u201cHo sempre avuto, data la mia formazione, un\u2019attitudine per il sociale\u201d ci racconta Claudia. \u201cAllo stesso tempo era forte in me il desiderio di mettere le mani nella terra e di realizzare qualcosa che fosse concreto e non solo nozionistico. Nel post-laurea ho avuto un periodo di disorientamento molto forte ed \u00e8 li che ho avuto la fortuna di avere accanto Dario: stava vivendo un periodo simile al mio, dopo la sua esperienza di studi in Toscana. Lui \u00e8 molto appassionato di storia, specialmente di storia del Meridione, ed \u00e8 stato in questo periodo che mi sono avvicinata alle radici culturali e storiche del nostro territorio. Poi tramite esperienze associative comuni abbiamo conosciuto Antonio, e da l\u00ec \u00e8 partito il progetto embrionale di Terra di Resilienza\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E perch\u00e9 questo nome?: \u201cIl Nome Terra di Resilienza \u00e8 nato dalla ricerca di un identit\u00e0, di un qualcosa che ci riconducesse all\u2019idea di terra.\u201d spiega Antonio Pellegrino \u201cLa Resilienza ci \u00e8 sembrata la parola pi\u00f9 idonea da affiancare alla terra: stare qua in Cilento, al Sud, non significa stare in una prigione o vivere nel rimpianto di non essere andati via. Anzi stare qua significa vivere in un contesto ambientale, culturale, sociale e storico che ha valore. Da tutti quello che viene percepito come uno svantaggio, per noi \u00e8 un vantaggio. \u00c8 il luogo dal quale ripartire, e l\u2019agricoltura ci \u00e8 sembrata lo scenario ideale per cominciare a intraprendere questo percorso di recupero dove il passato non \u00e8 solo idealizzato: noi come generazione alfabetizzata, con preparazione universitaria al contrario dei nostri genitori, piuttosto che ingrossare le fila dei professionisti abbiamo pensato di guardarci attorno nei luoghi e nei contesti di prossimit\u00e0 e intraprendere azioni che creino valore, sia umani che imprenditoriali. Un\u2019idea di impresa \u00a0che crea risorse economiche ma che crea anche risorse sociali, culturali e ambientali.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019agricoltura sociale: un percorso tra pari<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Cooperativa Sociale Terra di Resilienza nasce con uno scopo primario: quello di fare agricoltura sociale. \u201cC\u2019\u00e8 una forte consapevolezza che il Sud ha delle potenzialit\u00e0, e che queste potenzialit\u00e0 invece spesso ritenute dei limiti del Mezzogiorno ci potessero aiutare \u00a0a creare un modello di economia che \u00e8 quello di prossimit\u00e0 e di agricoltura civile.\u201d racconta Dario Marino. \u201cCon questa forte tensione etica abbiamo creato la Cooperativa. Facciamo agricoltura sociale principalmente, \u00e8 un attivit\u00e0 di produzione sia di prodotti agroalimentari che di beni relazionali. E\u2019 finalizzata all\u2019inserimento lavorativo e all\u2019inclusione sociale di persone cosiddette svantaggiate.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed il motivo per cui, su queste terre, l\u2019agricoltura possa divenire possibilit\u00e0 di riscatto \u00e8 presto detto da Claudia: \u201cMentre ottenevamo le prime terre in concessione o in affitto per la nostra attivit\u00e0, ci siamo avvicinati al mondo delle dipendenze. C\u2019era un\u2019emergenza sociale stringente sul territorio: i dati erano allarmanti, c\u2019erano stati in successione una serie di decessi per overdose a Sapri (comune del Cilento, il maggiore del Golfo di Policastro ndr) riguardanti ragazzi davvero giovanissimi. Abbiamo bussato le porte delle istituzioni per far emergere questo disagio e abbiamo allestito una serie di tavoli sul territorio per discutere di questo problema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo cos\u00ec fatto la nostra proposta: poter iniziare, anche da inesperti, a lavorare con persone motivate dalla volont\u00e0 di lavorare la terra. Abbiamo sviluppato un rapporto con il Servizio con le dipendenze di Sapri, a cui abbiamo chiesto un aiuto nell\u2019individuare quali potevano essere le persone bisognose e che allo stesso tempo potevano entrare in questo progetto non da lavoratori, ma da soci!. Abbiamo \u00a0cominciato progetti di inserimento su varie produzioni: grano, ovicoltura e ortive. Volevamo e vogliamo offrire a loro un contenitore dove esprimere dei progetti.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"lightbox-added aligncenter\" href=\"http:\/\/www.italiachecambia.org\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMGP1725.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-17401\" src=\"http:\/\/www.italiachecambia.org\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMGP1725.jpg\" alt=\"IMGP1725\" width=\"696\" height=\"466\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi la Cooperativa Sociale Terra di Resilienza conta 19 soci, sette dei quali sono soci \u201csvantaggiati\u201d: \u201cCi occupiamo dell\u2019ambito delle dipendenze patologiche, in particolare alcolismo e tossicodipendenze.\u201d ci racconta Dario. \u201cC\u2019\u00e8 da dire che noi non avevamo una formazione specifica, l\u2019agricoltura sociale in Italia si \u00e8 sviluppata solamente negli ultimi dieci anni e soltanto questo anno c\u2019\u00e8 stata una legge che specifica ruoli e funzioni dell\u2019addetto nell\u2019agricoltura sociale. Ogni esperienza fatta \u00e8 stata fatta sulla nostra pelle e di chi ci ha seguito, \u00e8 stato un continuo correggere gli errori e creare il percorso strada facendo, esplorando una professione che non esisteva. Ci \u00e8 costato di pi\u00f9 per\u00f2 quelle poche certezze che abbiamo sono state costruite nella consapevolezza\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi comincia un percorso di questo tipo ha gi\u00e0 chiara la volont\u00e0 di abbandonare la dipendenza patologica. Per questo il percorso proposto dalla Cooperativa non ha nulla a che vedere con un discorso di tipo terapeutico, bens\u00ec l\u2019idea di sostituire un\u2019esperienza totalizzante come la dipendenza con un\u2019altra di riscatto attraverso la terra. Un percorso tra pari. Qui sta uno dei tanti punti di forza dell\u2019esperienza della Cooperativa: \u00a0il riscatto del ritorno dei soci fondatori si fonde con l\u2019esperienza che vorrebbero trasmettere. E ci\u00f2 che \u00e8 ritenuto una sfortuna diventa una risorsa, come il loro ritorno nel Sud dei Paesi. \u00a0Un altro importante punto di forza \u00e8 l\u2019attenzione al suolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019attenzione al suolo: una fertilit\u00e0 da curare<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Girando per il Cilento a volte si ha la sensazione<strong> c<\/strong>he il tempo si sia fermato, che ci si trovi di fronte ad un immenso museo naturale dove i molti, piccoli insediamenti umani, ognuno con la sua identit\u00e0 e il suo dialetto, sono l\u2019unica \u201crottura\u201d di un paesaggio che \u00e8 viscerale e lieve allo stesso tempo. Ma la modernit\u00e0 \u00e8 arrivata anche qua, invadendo l\u2019autoproduzione imbastardita che si pratica da queste parti con la chimica industriale. Antonio Pellegrino ci spiega che \u201cIn questo noi stiamo rappresentando un innovazione: teniamo una superficie di undici ettari di grano coltivati senza l\u2019ausilio di concimi chimici, ma con ammendanti e concimi che ci autoproduciamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nostro tipo di produzione vuole fuggire dall\u2019idea di marchio, desideriamo uscire dalla retorica ma amiamo dire che ci\u00f2 che produciamo deve essere garantito dalle nostre storie personali, dalle nostre facce e soprattutto dal nostro profilo etico, che si sposa con il valore assoluto della fertilit\u00e0 dei suoli. Noi coltiviamo quattro variet\u00e0 di grano e una variet\u00e0 di farro che provengono da semi antichi, che a noi piace chiamare piuttosto semi del futuro. Non crediamo che la Ianculidda, la Russulidda, la Carusedda o la Saragolla siano delle priorit\u00e0 assolute perch\u00e9 noi le seminiamo: la priorit\u00e0 assoluta \u00e8 il suolo dove quel tipo di seme \u00e8 coltivato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lavorare sulla fertilit\u00e0 dei suoli e intervenire razionalmente sui processi e sulle dinamiche che succedono in un suolo quando lo vogliamo coltivare \u00e8 un meccanismo fondamentale di innovazione che possiamo mettere in campo in quanto abbiamo la cultura, le conoscenze e gli scambi necessari che non avevano i nostri padri. Abbiamo la fortuna di vivere in un territorio dove non c\u2019\u00e8 stata pressione industriale ne demografica, un territorio che gi\u00e0 di suo ha un\u2019 altissima biodiversit\u00e0 (Nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano sono stimate pi\u00f9 di 2500 specie vegetali, su un totale di 5500 in tutto il territorio italiano). \u00a0Abbiamo un luogo straordinario sul quale bisogna rideterminare un\u2019azione che ne contestualizzi il valore.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"lightbox-added aligncenter\" href=\"http:\/\/www.italiachecambia.org\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMGP1714.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-17402\" src=\"http:\/\/www.italiachecambia.org\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMGP1714.jpg\" alt=\"IMGP1714\" width=\"696\" height=\"466\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La diversit\u00e0 come valore aggiunto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lingua dell\u2019Appenino, della spina dorsale, delle montagne parla molti dialetti ma ha una lingua comune. E\u2019 per questo che il Cilento rappresenta un piccolo spaccato d\u2019Italia. Un luogo dove, nonostante le difficolt\u00e0, i limiti possano divenire delle potenzialit\u00e0, proprio come i principi della Resilienza insegnano. In Italia, cos\u00ec come nel Cilento, la diversit\u00e0 (biologiche e umane) \u00e8 la pi\u00f9 grande ricchezza che possiamo avere, basta non costruire sulla diversit\u00e0 le differenze, e in base a queste sviluppare valutazioni, che sono l\u2019apripista per il pregiudizio, barriera insormontabile per qualsiasi tentativo di cambiamento. Sulla diversit\u00e0 dobbiamo sviluppare l\u2019incontro, che scaturisce da sempre l\u2019accettazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come hanno fatto i tre ragazzi di Terra di Resilienza che, per spirito e concretezza, fondono la loro esperienza con le caratteristiche della terra che hanno deciso di abitare, donandoci una nuova idea di convivenza. Le parole di Claudia, con cui chiudiamo la nostra prima parte dedicata alla loro esperienza, sintetizzano bene tutto ci\u00f2: \u201cLa mia pi\u00f9 grande soddisfazione \u00e8 quello di aver, insieme ad Antonio e Dario, trovato la capacit\u00e0 di lavorare insieme. Non \u00e8 scontato, nonostante siamo davvero persone totalmente diverse abbiamo trovato una sintonia che ci ha permesso di andare avanti. Ci sono confronti anche accesi, ma sempre basati su una stima reciproca che non \u00e8 in discussione. La forza della Cooperativa \u00e8 la nostra relazione, cos\u00ec come lo \u00e8 la motivazione perch\u00e9 da soli ognuno di noi forse sarebbe oggi da altre parti: l\u2019intesa \u00e8 stata fondamentale per superare tante difficolt\u00e0 e farci rimanere.\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un gruppo di giovani del Cilento ha deciso di far ritorno nella propria terra con l\u2019obiettivo di unire la cultura alla coltura, la cura dei terreni al turismo, il passato e il futuro. \u00c8 cos\u00ec che nel 2012 \u00e8 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