{"id":329625,"date":"2016-06-14T15:21:00","date_gmt":"2016-06-14T14:21:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=329625"},"modified":"2016-06-14T15:23:13","modified_gmt":"2016-06-14T14:23:13","slug":"amnesty-lue-rischia-alimentare-violenze-migranti-libia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/06\/amnesty-lue-rischia-alimentare-violenze-migranti-libia\/","title":{"rendered":"Amnesty: l&#8217;UE rischia di alimentare violenze contro migranti in Libia"},"content":{"rendered":"<p>Amnesty International ha dichiarato oggi che il progetto dell\u2019Unione europea di cooperare pi\u00f9 strettamente con la Libia in materia d\u2019immigrazione rischia di favorire i maltrattamenti e la detenzione a tempo indeterminato, in condizioni terribili, di migliaia di migranti e di rifugiati.<\/p>\n<p>Il mese scorso l\u2019Unione europea ha annunciato l\u2019intenzione di estendere per un altro anno l\u2019operazione navale di contrasto ai trafficanti di esseri umani denominata \u201cSofia\u201d e, su richiesta del nuovo governo di Tripoli, di offrire formazione alla guardia costiera libica e di condividere informazioni con quest\u2019ultima.<\/p>\n<p>Dalle testimonianze raccolte nel mese di maggio da Amnesty International in Sicilia e in Puglia sono emersi scioccanti dettagli di violenze inflitte dalla guardia costiera libica e nei centri di detenzione per migranti in Libia.<\/p>\n<p>Amnesty International ha incontrato 90 persone sopravvissute alla traversata del Mediterraneo dalla Libia all\u2019Italia, tra cui almeno 20 rifugiati e migranti che hanno denunciato pestaggi e uso delle armi da fuoco da parte della guardia costiera cos\u00ec come terribili torture all\u2019interno dei centri di detenzione.<br \/>\nIn un caso, la guardia costiera ha lasciato alla deriva un gommone in avaria con 120 persone a bordo, anzich\u00e9 trarle in salvo.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019Europa non dovrebbe neanche ipotizzare accordi con la Libia in tema d\u2019immigrazione di fronte a queste conseguenze, dirette o indirette, sul piano delle violazioni dei diritti umani. L\u2019Unione europea ha pi\u00f9 volte mostrato l\u2019intenzione di impedire le partenze di migranti e rifugiati quasi a ogni costo e trascurando l\u2019aspetto dei diritti umani\u201d \u2013 ha dichiarato Magdalena Mughrabi, vicedirettrice ad interim del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.<\/p>\n<p>\u201cMentre \u00e8 ovviamente necessario migliorare la capacit\u00e0 della guardia costiera libica di cercare e soccorrere vite umane in mare, quello che ora accade \u00e8 che la guardia costiera intercetta migliaia di persone in mare e le riporta nei centri di detenzione dove subiscono la tortura e altre violazioni. \u00c8 indispensabile che qualunque forma assistenza da parte dell\u2019Unione europea non alimenti e perpetui le orribili violazioni dei diritti umani ai danni di cittadini stranieri in Libia dalle quali questi ultimi cercano disperatamente di mettersi al riparo\u201d \u2013 ha proseguito Mughrabi.<\/p>\n<p>Il 7 giugno la Commissione europea ha annunciato ulteriori piani per rafforzare la cooperazione e il partenariato con paesi terzi della zona africana considerati strategici per fermare l\u2019immigrazione: tra questi vi \u00e8 la Libia.<\/p>\n<p>Nonostante dominino violenza e assenza di legge e nel 2014 sia nuovamente ripreso il conflitto armato, la Libia continua a essere la meta di centinaia di migliaia di migranti e rifugiati diretti in Europa, provenienti soprattutto dall\u2019Africa sub-sahariana. Queste persone fuggono a causa della guerra, della persecuzione o della povert\u00e0 estrema, da paesi come Eritrea, Etiopia, Gambia, Nigeria e Somalia. Altre persone si trovano in Libia da anni ma vogliono lasciare il paese perch\u00e9, privi di protezione da parte di qualsiasi autorit\u00e0, vivono nel costante timore di essere fermati, picchiati e rapinati da bande armate o dalla polizia.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019Alto commissariato Onu per i rifugiati, nei primi cinque mesi del 2016 oltre 2100 persone hanno perso la vita in mare nel tentativo di raggiungere l\u2019Italia. Oltre 49.000 persone sono state salvate da forze navali europee, navi di organizzazioni non governative o navi commerciali.<\/p>\n<p><strong>Violenze da parte della guardia costiera libica<\/strong><br \/>\nTra il 22 e il 28 maggio almeno 3500 persone sono state intercettate in mare dalla guardia costiera libica e trasferite in centri di detenzione.<\/p>\n<p>Nel gennaio 2016 un\u2019imbarcazione che avrebbe potuto trasportare al massimo 50 persone e che ne aveva a bordo 120, \u00e8 stata intercettata dalla guardia costiera. Questo \u00e8 il racconto di Abdurrahman, 23 anni, proveniente dall\u2019Eritrea:<br \/>\n\u201cCi hanno fatto scendere e picchiati coi tubi di gomma e i bastoni di legno. Poi hanno sparato al piede dell\u2019ultimo che stava scendendo dalla barca, solo perch\u00e9 non aveva saputo indicare il timoniere e allora hanno pensato che fosse lui\u2026\u201d<\/p>\n<p>Un altro eritreo, Mohamed, 26 anni, ha raccontato della volta in cui la guardia costiera ha lasciato andare alla deriva un gommone in avaria con 120 persone a bordo:<br \/>\n\u201cUno degli uomini della guardia costiera \u00e8 salito a bordo per riportarci indietro. Dopo un po\u2019 il motore si \u00e8 spento. Si \u00e8 infuriato ed \u00e8 risalito sulla loro nave, urlando \u2018Se il vostro destino \u00e8 morire, morirete\u2019. Ci hanno lasciato l\u00ec in mezzo al mare\u2026\u201d<\/p>\n<p>Alla fine il motore \u00e8 ripartito ma poich\u00e9 il gommone continuava a perdere aria, il gruppo di persone a bordo \u00e8 stato costretto a tornare sulla terraferma.<br \/>\nNell\u2019ottobre 2013 Amnesty International aveva denunciato l\u2019affondamento di un peschereccio contro il quale un\u2019imbarcazione libica non identificata aveva aperto il fuoco. In quell\u2019occasione annegarono 200 persone, tra cui donne e bambini. Alcuni dei sopravvissuti accusarono la guardia costiera libica di aver colpito il peschereccio. I risultati dell\u2019indagine aperta sull\u2019episodio non sono mai stati resi pubblici.<\/p>\n<p><strong>Agghiaccianti violenze nei centri di detenzione libici<\/strong><br \/>\nSecondo la guardia costiera libica, i migranti e i rifugiati intercettati in mare vengono abitualmente portati nei centri di detenzione per immigrati.<br \/>\nDal 2011, Amnesty International ha raccolto decine e decine di testimonianze di ex detenuti (compresi minori non accompagnati e donne) sulle terribili condizioni di detenzione nonch\u00e9 sulle violenze e sugli abusi di natura sessuale che si verificano all\u2019interno di quei centri. Le testimonianze pi\u00f9 recenti confermano che le cose continuano ad andare avanti nello stesso modo.<\/p>\n<p>I centri, 24 in tutto secondo l\u2019Alto commissariato Onu per i rifugiati, sono diretti dal Dipartimento per contrastare l\u2019immigrazione illegale che, teoricamente, dovrebbe essere alle dipendenze del ministero dell\u2019Interno. Di fatto, molti centri sono gestiti dai gruppi armati. Il governo di accordo nazionale, sostenuto a livello internazionale, deve ancora assumerne il controllo.<\/p>\n<p>Secondo la legislazione libica l\u2019ingresso, l\u2019uscita e la permanenza illegali in Libia sono un reato. I cittadini stranieri che si trovano in questa condizione possono essere posti in detenzione a tempo indeterminato in attesa dell\u2019espulsione.<\/p>\n<p>Solitamente, i detenuti stranieri rimangono nei centri per mesi senza poter incontrare familiari e avvocati e senza vedere un giudice. Non possono contestare la legittimit\u00e0 della loro detenzione n\u00e9 chiedere protezione, data l\u2019assenza di un sistema nazionale d\u2019asilo. Le espulsioni sono eseguite senza alcuna tutela n\u00e9 esame individuale.<\/p>\n<p>\u201cIl fatto che sia possibile trattenere una persona in carcere all\u2019infinito solo sulla base della sua condizione d\u2019immigrato \u00e8 un oltraggio. Invece di ottenere protezione, i migranti e i rifugiati finiscono per essere torturati. La Libia dovrebbe immediatamente porre fine a questo sistema di detenzioni illegali e torture nei confronti dei cittadini stranieri e adottare una legislazione sull\u2019asilo che consenta a chi ha bisogno di protezione internazionale di ottenere un rifugio\u201d \u2013 ha sottolineato Mughrabi.<\/p>\n<p>Ex detenuti &#8211; tra cui persone intercettate in mare e cittadini stranieri fermati in strada &#8211; hanno riferito che venivano picchiati ogni giorno con bastoni di legno, tubi di gomma e cavi elettrici e venivano sottoposti a scariche elettriche.<\/p>\n<p>Un eritreo di 20 anni che era a bordo di un natante intercettato in mare dalla guardia costiera nel gennaio 2016, ha raccontato di essere stato trasferito in un centro di detenzione di al-Zawyra, nella Libia occidentale, e di essere stato picchiato ripetutamente.<\/p>\n<p>Questo, invece, \u00e8 il racconto di un uomo detenuto nel centro di detenzione Abu Slim di Tripoli, dove secondo la Missione Onu di supporto alla Libia, si trovano almeno 450 detenuti:<br \/>\n\u201cLe guardie ci picchiavano tre volte al giorno usando un cavo elettrico che era stato annodato tre volte per renderlo pi\u00f9 duro\u201d.<\/p>\n<p>I detenuti venivano obbligati a dormire all\u2019aperto senza alcun riparo dalle temperature estreme. Le guardie spargevano acqua sul pavimento per farli dormire sul bagnato.<\/p>\n<p>Charles, 35 anni, proveniente dalla Nigeria, ha denunciato di essere stato fermato in una strada di Tripoli, nell\u2019agosto 2015, e di essere stato trasferito in cinque centri di detenzione:<br \/>\n\u201cCi picchiavano tutti, sempre, ogni giorno. Una volta mi hanno rotto il braccio a bastonate, mi hanno portato in un ospedale ma non ho ricevuto alcuna medicazione. Per colpirci usavano bastoni e pistole, a volte anche la corrente elettrica\u201d.<\/p>\n<p>Quando le guardie hanno minacciato di espellerlo, ha urlato \u201cQualunque cosa sar\u00e0 meglio di questo inferno\u201d.<\/p>\n<p>Un uomo di 28 anni originario dell\u2019Etiopia, arrestato insieme alla moglie a un posto di blocco, ha trascorso quattro mesi in un centro di detenzione di Kufra, nel sud-est della Libia. Ha denunciato di essere stato picchiato regolarmente, chiuso in un box, frustato e ustionato con acqua bollente. Stessa sorte per la moglie, picchiata insieme ad altre detenute dal direttore del centro. Alla fine la coppia ha pagato una somma di denaro ed \u00e8 stata rilasciata.<\/p>\n<p>Nessuno dei centri diretti dal Dipartimento per contrastare l\u2019immigrazione illegale ha personale femminile in servizio. Questo aumenta i rischi di subire violenza sessuale.<\/p>\n<p>Numerosi testimoni hanno visto rifugiati e migranti morire durante la detenzione, a colpi di arma da fuoco o a seguito dei pestaggi:<br \/>\nQuesta \u00e8 la testimonianza di un 19enne eritreo detenuto a Kufra:<br \/>\n\u201cSe dicevamo che avevamo fame, le guardie venivano a picchiarci. Ci costringevano a stare a pancia in gi\u00f9 e ci picchiavano coi tubi di gomma. Una volta hanno sparato a un detenuto del Ciad, senza alcun motivo. Lo hanno portato in ospedale, poi di nuovo in cella ed \u00e8 morto. Ufficialmente, \u00e8 morto a seguito di un incidente d\u2019auto. Lo so, perch\u00e9 mi facevano lavorare, gratis, nella stanza degli archivi\u201d.<\/p>\n<p>Un altro eritreo che ha trascorso cinque mesi da ottobre 2015 nel centro di detenzione di al-Zawiya ha dichiarato di aver visto un uomo picchiato a morte dalle guardie. Poi hanno avvolto il corpo in un lenzuolo e l\u2019hanno portato via. Lo stesso eritreo ha denunciato che in un\u2019occasione le guardie sono entrate in una cella e hanno sparato a sette detenuti perch\u00e9 non capivano gli ordini in arabo.<\/p>\n<p>Nell\u2019aprile 2016 la Missione Onu di supporto alla Libia ha sollecitato un\u2019indagine sulla morte di quattro persone, uccise a colpi di arma da fuoco mentre stavano cercando di evadere dal centro di al-Zawiya.<\/p>\n<p>Ex detenuti hanno anche denunciato l\u2019assenza di cibo e di acqua potabile, le scarse cure mediche e lo squallore delle celle cos\u00ec come la mancanza d\u2019igiene che secondo molti \u00e8 la causa della diffusione di malattie della pelle. Le volte in cui medici di organismi umanitari venivano condotti nei centri di detenzione, potevano visitare solo pochi detenuti peraltro troppo impauriti per denunciare i trattamenti subiti. Le medicazioni ricevute venivano sequestrate dalle guardie.<br \/>\n\u201cL\u2019Unione europea non pu\u00f2 ignorare questi racconti di orrore puro sullo scioccante trattamento inflitto ogni giorno ai cittadini stranieri in Libia. Prima di delineare qualsiasi piano o politica, dovrebbero esserci solide garanzie sul pieno rispetto dei diritti dei migranti e dei rifugiati in Libia: cosa estremamente improbabile nel breve termine\u201d \u2013 ha commentato Mughrabi.<\/p>\n<p><strong>Discriminazione religiosa<\/strong><br \/>\nNei centri di detenzione libici il rischio di maltrattamenti ai danni di cittadini stranieri di religione cristiana sono in aumento.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il racconto di Omar, 26 anni, eritreo:<br \/>\n\u201cI cristiani li odiano. Se sei cristiano, devi solo pregare Dio che non ti trovino. Se scoprono una croce o un tatuaggio religioso, ti picchiano ancora di pi\u00f9\u201d.<br \/>\nUn ex detenuto della Nigeria ha raccontato di come, nel centro di detenzione di Misurata, i detenuti venissero separati in base alla fede. I cristiani venivano poi frustati:<br \/>\n\u201cAll\u2019inizio mi dicevo che non avrei mai cambiato la religione anche se mi trovavo in un paese islamico. Poi mi hanno arrestato e mi hanno frustato. La volta dopo ho mentito e ho detto che ero musulmano\u201d.<\/p>\n<p>Anche Semre, 22 anni, eritreo, trasferito in un centro di detenzione nel gennaio 2016 dopo che la sua imbarcazione era stata intercettata in mare, conferma che i cristiani vengono trattati peggio degli altri:<br \/>\n\u201cMi hanno picchiato e preso i soldi. Poi hanno trovato la mia Bibbia, hanno strappato la croce che avevo al collo e le hanno scagliate lontano. Per prima cosa controllano se hai soldi nelle tasche, poi prendono un cavo elettrico e ti frustano\u201d.<\/p>\n<p><strong>Sfruttamento, estorsione e cessione ai trafficanti<\/strong><br \/>\nLe testimonianze raccolte hanno portato Amnesty International a concludere che l\u2019unica speranza che i detenuti hanno di essere rilasciati sta nella fuga, nel pagamento di una somma di denaro o nella cessione ai trafficanti.<\/p>\n<p>Molti subiscono estorsioni, vengono sfruttati o costretti a lavorare gratuitamente, all\u2019interno di centri di detenzione o all\u2019esterno, da persone che pagano le guardie.<\/p>\n<p>Daniel, 19 anni, proveniente da Ghana e detenuto in Libia nel 2014, ha raccontato come la sua unica possibilit\u00e0 di porre fine ai pestaggi in detenzione, non avendo soldi a disposizione, fosse quella di evadere:<br \/>\n\u201cNon avevo soldi cos\u00ec ho dovuto fare lo schiavo per tre mesi: trasportare sabbia e pietre, coltivare. Quando dicevo che avevo fame, si mettevano a urlare. Mi hanno fatto bere acqua mescolata a petrolio o col sale dentro, solo per punirmi. Un giorno mi hanno dato un telefono dicendomi di chiamare a casa per farmi mandare dei soldi. Ma i miei genitori sono morti, non avevo nessuno da chiamare. Allora mi hanno picchiato e per un po\u2019 non mi hanno dato da mangiare\u201d.<br \/>\nIn alcuni casi, i detenuti sono fuggiti o sono stati rilasciati dalle persone per cui lavoravano all\u2019esterno, che li hanno anche aiutati a imbarcarsi in cambio del loro lavoro gratuito.<\/p>\n<p>In altri casi, i trafficanti hanno negoziato il rilascio di detenuti &#8211; spesso corrompendo le guardie &#8211; cos\u00ec da avere altre persone da imbarcare al costo di circa 1000 dollari ciascuno. In un caso, i trafficanti si sono presentati alla guardie con \u201cautomobili zeppe di prodotti\u201d in cambio dei detenuti.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019Europa non pu\u00f2 continuare ad abdicare alle sue responsabilit\u00e0 in questa crisi globale dei rifugiati senza precedenti. Per evitare di rendersi complice del ciclo di abominevoli violenze che stanno subendo migranti e rifugiati in Libia, l\u2019Unione europea dovrebbe concentrare i suoi sforzi nell\u2019ottenimento di garanzie che la guardia costiera libica porti avanti le sue attivit\u00e0 nel rispetto dei diritti umani, che nessun rifugiato o migrante sia sottoposto a detenzione illegale e che, soprattutto, vi siano alternative ai viaggi pericolosi. Questo significa aumentare enormemente il numero dei reinsediamenti in Europa e garantire visti e ammissioni per motivi umanitari\u201d \u2013 ha concluso Mughrabi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Amnesty International ha dichiarato oggi che il progetto dell\u2019Unione europea di cooperare pi\u00f9 strettamente con la Libia in materia d\u2019immigrazione rischia di favorire i maltrattamenti e la detenzione a tempo indeterminato, in condizioni terribili, di migliaia di migranti e 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