{"id":327665,"date":"2016-06-09T12:09:00","date_gmt":"2016-06-09T11:09:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=327665"},"modified":"2016-06-09T12:29:59","modified_gmt":"2016-06-09T11:29:59","slug":"ricordo-nanni-salio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/06\/ricordo-nanni-salio\/","title":{"rendered":"Ricordo di Nanni Salio"},"content":{"rendered":"<p><em>\u00ab<\/em><em>Di fronte alla morte si aprono domande poco esplorate, anche da chi come noi si propone di costruire una cultura della nonviolenza<\/em><em>\u00bb<\/em><em>. <\/em>Cos\u00ec scriveva Nanni Salio a Giuliano Pontara, all\u2019indomani della morte della sua compagna Daci, in una lettera datata 8 novembre 2015.<\/p>\n<p>Io cerco di stare precisamente al tema proposto:<\/p>\n<p><strong>\u201c<\/strong><strong>Rispetto verso se stessi, gli altri, la natura, il presente e il futuro\u201d<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol>\n<li><strong> Rispetto per la vita<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Albert Schweitzer (medico, filantropo, musicista, biblista, Premio Nobel per la Pace 1952), 1875-1965, scriveva:<\/p>\n<p>\u00ab(&#8230;) Il piroscafo procedeva con lentezza, dovevamo affrontare contro corrente le acque del fiume. Inoltre era la stagione delle secche, e dovevamo navigare evitando grossi banchi di sabbia.<br \/>\nEro seduto su una delle due chiatte che trasportavano la merce. Durante questo viaggio mi ero proposto di riflettere in profondit\u00e0 sulla formazione di una cultura che fosse capace di maggiore energia e profondit\u00e0 etica della nostra. Riempivo un foglio dopo l&#8217;altro con frasi slegate, con l&#8217;unico scopo di non distogliere la mia concentrazione da questo problema. Ero stanco e disorientato, mi sentivo come se la mia mente fosse paralizzata.<br \/>\nLa sera del terzo giorno, al tramonto, ci trovammo nei pressi del villaggio di Igendja, e dovevamo costeggiare un isolotto, in quel tratto di fiume largo oltre un chilometro. Sopra un banco di sabbia, alla nostra sinistra, quattro ippopotami con i loro piccoli si muovevano nella nostra stessa direzione. In quel momento, nonostante la grande stanchezza e lo scoraggiamento, mi venne in mente improvvisamente l&#8217;espressione \u00ab<u>rispetto per la vita<\/u>\u00bb, che, per quanto io sappia, non avevo mai sentito n\u00e9 letto. Mi resi conto immediatamente che questa espressione aveva in s\u00e9 la soluzione del problema che mi stava assillando. Mi venne in mente che un&#8217; etica che prenda in considerazione soltanto il nostro rapporto con altri esseri umani e un&#8217;etica incompiuta e parziale, e perci\u00f2 non pu\u00f2 possedere una piena energia.<br \/>\nSoltanto l&#8217;etica del rispetto per la vita ha questa possibilit\u00e0; essa non ci mette in contatto solo con i nostri simili ma con tutte le creature che si affacciano al nostro orizzonte, e ci d\u00e0 il compito di occuparci del loro destino, per evitare di recar loro danno, anzi, di esser loro d&#8217; aiuto, per quanto ci sia possibile. Compresi subito con chiarezza che quest&#8217;etica, elementare e completa, possedeva una profondit\u00e0 totalmente diversa dall&#8217;etica che si occupa soltanto del rapporto fra esseri umani, ed anche una vivacit\u00e0 completamente diversa ed un&#8217;energia totalmente nuova\u00bb.<br \/>\nFonte: Schweitzer Albert: <em>Rispetto per la vita<\/em>, Nostro tempo 53, Claudiana, Torino 1994, pag. 15<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;unit\u00e0 di tutte le vite \u00e8 il fondamento di questa intuizione etica di Schweitzer.<\/p>\n<p>Il <u>rispetto<\/u> (ci insegna chi ne studia l&#8217;etimo) \u00e8 il guardarsi indietro. Si procede, ed \u00e8 avanti che si guarda, tutta avanti \u00e8 la nostra attenzione. Ma il rispetto \u00e8 quel momento di dubbio, di ricerca, di riflessione che ci ferma un attimo. Voltandoci, abbandonando un istante la prospettiva della nostra corsa, del nostro volo, ci si apre tutto ci\u00f2 che sta dietro, ci si presenta tutto ci\u00f2 che viene lasciato indietro, quell&#8217;enorme cattedrale di sentimento, di pensiero, di valore che non esiste fuori dalle considerazioni del rispetto. (Cfr\u00a0 <a href=\"http:\/\/unaparolaalgiorno.it\/significato\/R\/rispetto\">http:\/\/unaparolaalgiorno.it\/significato\/R\/rispetto<\/a> ]<\/p>\n<p>Il termine tedesco usato da Schweitzer tradotto con \u201crispetto\u201d \u00e8 \u201cEhrfurcht\u201d, che possiamo rendere meglio con \u201criverenza, venerazione, timore reverenziale\u201d. Anche l&#8217;antico termine biblico \u201ctimor di Dio\u201d non significa principalmente timore o paura, ma senso delle proporzioni, intuizione della grandezza e delle qualit\u00e0 del divino in paragone a noi umani.<\/p>\n<p>Non ricordo se Nanni Salio abbia trattato il tema esplicito del rispetto. Ma certamente la sua ricerca per la nonviolenza \u00e8 rispetto profondo per la vita, per tutto ci\u00f2 che vive ed esiste, dalla terra agli umani.<\/p>\n<p>L&#8217;opposto della nonviolenza, cio\u00e8 l&#8217;offesa, la distruzione, \u00e8 in sintesi ogni forma di dominio, di annullamento di quella distanza posta tra noi e gli altri che \u00e8 il rispetto, per non violare lo spazio altrui, la vita altrui. Ogni forma di dominio \u00e8 violenza, \u00e8 morte. Abbiamo sentito all&#8217;inizio: la domanda di Nanni sulla morte trova il suo primo orientamento nel rispetto e nell&#8217;amore per la vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong> Rispetto per se stessi<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Nanni non professava una religione precisa, se non una attenzione per la spiritualit\u00e0 buddhista, ma aveva un profondo senso della interiorit\u00e0, come radice personale di ogni azione di pace nonviolenta, di costruttivit\u00e0 nelle differenze anche conflittuali.<\/p>\n<p>Citava una parola di Etty Hillesum: \u00abNon vedo altre alternative, ognuno di noi deve raccogliersi e distruggere in se stesso ci\u00f2 per cui ritiene di dover distruggere gli altri. E convinciamoci che ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo lo rende ancor pi\u00f9 inospitale\u00bb (<em>Diario 1941-1943<\/em>, Adelphi 1985, p. 212; <em>Lettere 1942-1943<\/em>, Adelphi 1990, p. 51)<\/p>\n<p>E riassumeva il suo impegno in una parola di Gandhi: \u00abVivere semplicemente per permettere che altri possano semplicemente vivere\u00bb.<\/p>\n<p>E ancora di Gandhi Nanni amava ricordare questo \u201ctalismano\u201d:<\/p>\n<p>\u00abTi dar\u00f2 un talismano. Ogni volta che sei nel dubbio o quando il tuo io ti sovrasta,fai questa prova: richiama il viso dell&#8217;uomo pi\u00f9 povero e pi\u00f9 debole che puoi avere visto e domandati se il passo che hai in mente di fare sar\u00e0 di qualche utilit\u00e0 per lui. Ne otterr\u00e0 qualcosa? Gli restituir\u00e0 il controllo della sua vita e sul suo destino? In altre parole, condurr\u00e0 all&#8217;autogoverno milioni di persone affamate nel corpo e nello spirito? Allora vedrai i tuoi dubbi e il tuo io dissolversi\u00bb.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 questi orientamenti morali interiori sono \u201crispetto di se stessi\u201d? Perch\u00e9 sono riforma interiore, autoeducazione, autocritica, sono presa di distanza dall&#8217;autogiustificarsi statico, immobile. Sono la riforma di s\u00e9 prima che critica e riforma degli altri, delle culture, dei sistemi sociali. Come quel detto famoso di Gandhi: \u00abSii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo\u00bb.<\/p>\n<p>E sono rispetto di s\u00e9, perch\u00e9 sono anche fiducia di poter migliorare, imparando dagli esempi migliori di umanit\u00e0 e partecipando ad una crescita morale comune.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong> Rispetto per gli altri, per la natura<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>La ricerca\u00a0 della pace nonviolenta \u2013 che non \u00e8 la pace imperiale: \u00abparcere subiectis, debellare superbos\u00bb (Eneide VI, 853) \u2013 \u00e8 nella sostanza rispetto per gli umani, per la natura vivente e per l&#8217;ambiente della vita.<\/p>\n<p>La nonviolenza, cultura e azione a cui Nanni ha dedicato la vita e tutte le sue capacit\u00e0, non \u00e8 soltanto il non fare violenza, non \u00e8 solo il pacifismo, avversione alla guerra, ma \u00e8 l&#8217;impegno a ridurre e guarire le altre forme della malattia deformante e degradante che \u00e8 la violenza: 1) le forme di violenza strutturale e 2) quelle di violenza culturale.<\/p>\n<p>1) La violenza strutturale \u00e8 l&#8217;offesa stabilizzata, consolidata, inflitta ai deboli, agli emarginati. \u00c8 un sistema di non-rispetto per i vinti in una societ\u00e0 della competizione esasperata, come se la regola fosse : \u00abchi pu\u00f2 faccia, chi non pu\u00f2 taccia\u00bb.\u00a0 C&#8217;\u00e8 violenza strutturale quando la societ\u00e0 non \u00e8 di soci ma quasi solo di rivali, quando si arriva a dire come la Thatcher: \u00abNon esiste la societ\u00e0, esistono solo gli individui\u00bb. Kant parlava di \u00abinsocievole socievolezza\u00bb: \u00e8 vero, ogni individuo \u00e8 unico e insostituibile, non \u00e8 fuso nella collettivit\u00e0, ma ogni individuo \u00e8 persona, cio\u00e8 relazione essenziale con le altre persone: \u00abNessun uomo \u00e8 un&#8217;isola\u00bb (Thomas Merton).<\/p>\n<p>In strutture violente non c&#8217;\u00e8 il rispetto per il patrimonio della vita: una \u00abeconomia che uccide\u00bb (papa Francesco), leggi interne o internazionali che legittimano diseguaglianze o non le affrontano, queste sono violenze meno visibili della guerra, ma pi\u00f9 profonde e offensive. Oggi l&#8217;1% (uno per cento) della popolazione mondiale possiede pi\u00f9 risorse che il resto del mondo (rapporto Oxfam 18 gennaio: http:\/\/www.oxfamitalia.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Rapporto-Oxfam-Gennaio-2016_-Un-Economia-per-lunopercento). Sessantadue persone possiedono la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone, la met\u00e0 pi\u00f9 povera dell&#8217;umanit\u00e0. Il rispetto per la vita oggi esige che queste violenze globali, vergogna di noi tutti, vengano tolte.<\/p>\n<p>2) Ancora pi\u00f9 profonda e grave \u00e8 la violenza installata nelle culture, nelle mentalit\u00e0: la teoria per cui\u00a0 la forza che sopraff\u00e0, che vince, \u00e8 la regina della storia umana, la regolatrice dei rapporti e dei conflitti. Il rispetto per la vita, l&#8217;amore per ogni tentativo di vivere e sviluppare il proprio essere, di ogni vivente, ripudia quella violenza culturale e costruisce una concezione del valore di ogni essere, da venerare e difendere. Il rispetto per gli altri \u00e8 anche critica corretta, argomentata, di ogni azione e concezione violenta. L&#8217;indignazione non \u00e8 odio (testimonia ancora Etty Hillesum, davanti ad uno dei pi\u00f9 atroci sistemi violenti, quello nazista). C&#8217;\u00e8 rispetto per gli altri quando si criticano azioni e sistemi distinguendo le persone dalle loro azioni, l&#8217;errante dall&#8217;errore, cio\u00e8 dando sempre credito alla possibilit\u00e0 di ogni persona di essere migliore. Non \u00e8 facile.<\/p>\n<p>Neppure la giustizia pu\u00f2 essere violenta: il processo Verit\u00e0 e Riconciliazione in Sudafrica, dopo la fine del regime razzista, ha dimostrato possibile una giustizia riparativa, correttiva, nella quale criminale e vittima possono riconoscersi come esseri umani, guardarsi in faccia,\u00a0 mettere un termine alla distruttivit\u00e0. La giustizia esclusivamente penale \u2013 che cio\u00e8 infligge una pena, una sofferenza, come se compensasse la sofferenza inflitta alla vittima \u2013 dovr\u00e0 evolvere, nello sviluppo umano, verso forme di riparazione, rieducazione, reinserimento guidato, riconciliazione. Cercare questa crescita di umanit\u00e0 \u00e8 vero rispetto per gli esseri umani e le loro possibili migliori forme di convivenza. Pensiamo come \u00e8 avvelenato il nostro linguaggio: si dice \u201cgiustiziato\u201d per dire ucciso per condanna a morte, e anche per comune omicidio. Si chiama giustizia la morte. La violenza \u00e8 nelle menti e nelle lingue.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><strong>Rispetto per il presente e il futuro<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Davanti allo stato presente delle cose, anche con le dolorose immani violenze che soffriamo gi\u00e0 solo nel vederle, il rispetto per l&#8217;umanit\u00e0 consiste nel non perdere fiducia verso di essa. Nanni Salio \u00e8 sempre rifuggito dal catastrofismo e dalle teorie della disperazione. Disperare spegne l&#8217;impegno, porta alla rassegnazione e alla resa al male della violenza. Non abbiamo certezze di esito felice del nostro impegno, ma sappiamo che ogni sforzo deve essere speso per la causa giusta della nonviolenza positiva. Il futuro \u00e8 incerto, ma \u00e8 certo che non c&#8217;\u00e8 futuro se si lascia campo libero alle mentalit\u00e0 e ai sistemi distruttivi.<\/p>\n<p>Nanni Salio, nello scritto <em>Il futuro della nonviolenza<\/em>, conclude: \u00abCaratteristica saliente della nonviolenza \u00e8 il suo carattere omeostatico, che consente di ricercare la verit\u00e0 senza distruggere quella dell\u2019avversario, imparando dagli errori, con comportamenti altamente reversibili. Non siamo sicuri di essere nel vero, non sappiamo se il corso d\u2019azioni intrapreso, anche con le migliori intenzioni, produrr\u00e0 i risultati desiderati, ma utilizziamo una metodologia che consente alla ricerca della verit\u00e0 di dispiegarsi. Questo \u00e8 l\u2019atteggiamento filosofico ed epistemologico che sta alla base delle procedure della ricerca scientifica per prova ed errore, nella consapevolezza che in campo sociale le sfide sono di vita e di morte, altamente non reversibili\u00bb.(http:\/\/www.reteccp.org\/primepage\/2016\/nonviolenza16\/nanni1.html)<\/p>\n<p>Con questa mentalit\u00e0 seriamente scientifica, di avvicinamento continuo alla verit\u00e0, mai afferrabile in modo assoluto, quindi mai da imporre agli altri, Nanni Salio ha costruito nei decenni quel Centro Studi intitolato a Domenico Sereno Regis, che vale come struttura e organizzazione per collaborare tra varie persone impegnate, per dare continuit\u00e0 al lavoro e non disperderlo, per comporre diversi punti di vista, metodi, cammini verso la pace sulla via della nonviolenza attiva e positiva. \u00c8 anche una proposta rivolta ai giovani che sentono il bisogno e il diritto dell&#8217;umanit\u00e0 alla pace, che realizza la vita di ognuno insieme agli altri.<\/p>\n<p>Noi siamo grati a Nanni.<\/p>\n<p>Enrico Peyretti (Liceo Gioberti, Torino, 7 giugno 2016)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abDi fronte alla morte si aprono domande poco esplorate, anche da chi come noi si propone di costruire una cultura della nonviolenza\u00bb. 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