{"id":326648,"date":"2016-06-06T19:07:41","date_gmt":"2016-06-06T18:07:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=326648"},"modified":"2016-06-06T19:07:41","modified_gmt":"2016-06-06T18:07:41","slug":"la-simbiosi-volontariato-capitalismo-nelle-societa-politiche-del-terzo-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/06\/la-simbiosi-volontariato-capitalismo-nelle-societa-politiche-del-terzo-mondo\/","title":{"rendered":"La simbiosi tra volontariato e capitalismo nelle societ\u00e0 politiche del Terzo Mondo"},"content":{"rendered":"<p class=\"entry-title\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><em><span class=\"entry-subtitle\">Ripudiando gli ideali di democrazia reale e partecipazione che sono stati alla base dei loro primi movimenti sociali, in molti stati post-coloniali si sta instaurando sempre di pi\u00f9 un &#8220;matrimonio di convenienza&#8221; tra alcune categorie di Ong e gli interessi del capitale internazionale. L&#8217;analisi dell&#8217;antropologa Sangeeta Kamat<\/span><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stato di Maharashtra, India, marzo 1992. Sunita, un\u2019attivista di una <em>Community-Based NGO<\/em> (tipo di organizzazione che opera a livello locale all\u2019interno di una definita comunit\u00e0 in un\u2019area geografica ristretta, in seguito CBO, <em>ndt<\/em>), si trova presso l\u2019ufficio adibito al coordinamento delle amministrazioni locali. Le viene proposta un\u2019offerta molto generosa: gestire, attraverso la sua organizzazione, tutti i <em>primary health care centre<\/em> (strutture sanitarie rurali di propriet\u00e0 statale, in seguito PHC, <em>ndt<\/em>) del distretto. E avere quindi la possibilit\u00e0 di sradicare la corruzione dei medici e lavorare affinch\u00e9 i poveri possano realmente trarre beneficio da questi centri. Il governo, le viene detto, non potrebbe svolgere l\u2019incarico meglio di quanto potrebbe farlo la sua organizzazione. Tutt\u2019altro che lusingata, Sunita reagisce con rabbia: \u201cPerch\u00e9 non ci affidate anche la gestione delle foreste, degli impianti idrici e della polizia? Allora saremo lieti di accettare la vostra offerta di gestione dei PHC\u201d. Un episodio marginale ma ben rappresentativo della situazione. Due decenni fa sarebbe stata cosa insolita ricevere l\u2019invito da parte del governo di gestire la sanit\u00e0 o l\u2019istruzione di base di un intero distretto. E nel 2002 sarebbe stato ancora pi\u00f9 insolito che\u00a0una Ong rifiutasse\u00a0tale invito. Come sono riuscite le Ong, in dieci anni, ad ottenere una tale considerazione dalle agenzie di sviluppo istituzionali (coacervi di esperti e tecnocrati)? Quali sono le implicazioni di questa nuova stagione che accomuna le Ong alla democrazia? Cosa c\u2019\u00e8 stato alla base del rifiuto di\u00a0Sunita? Il nuovo ruolo che le Ong stanno ricoprendo in India e in altri paesi del Terzo Mondo \u00e8\u00a0generalmente visto come un trend\u00a0positivo. Ed \u00e8\u00a0considerato una dimostrazione del fatto\u00a0che la democrazia si sia\u00a0finalmente radicata nel tessuto culturale di queste societ\u00e0, non limitandosi ad essere mantenuta a livello formale dalle leggi e dalle istituzioni governative. La narrativa del rapporto tra stato e Ong pu\u00f2 variare in base al contesto regionale, ma l\u2019ascesa delle Ong rappresenta un fenomeno che dobbiamo comprendere in termini globali. Ne consegue che, sebbene il\u00a0presente\u00a0articolo si riferisca principalmente all\u2019India, l\u2019analisi qui esposta \u00e8 attinente\u00a0anche ad altri paesi che in Africa, nei Caraibi e nell\u2019America Latina hanno vissuto analoghe\u00a0transizioni politiche. Va fatta una precisazione sul termine Ong.\u00a0Questo acronimo \u00e8 diventato rappresentativo di una vasta gamma di organizzazioni della societ\u00e0 civile che operano a livello locale, regionale, nazionale e\/o internazionale. Ne consegue che la natura e le attivit\u00e0 di queste organizzazioni varia a tal punto che qualsiasi generalizzazione sulle Ong potrebbe confondere, piuttosto che mostrare gli effetti del fenomeno.\u00a0In questo breve articolo mi concentro sulle CBO, conosciute anche come organizzazioni di base, e sul modo in cui sono sia conseguenza che fattore attivo della politica economica globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il governo ha i suoi buoni motivi per chiedere il sostegno di organizzazioni come quella di Sunita. Il lavoro coordinato di attivisti come aiuta a costruire una base di appartenenza all\u2019interno delle comunit\u00e0 rurali, che partecipano attivamente in vari progetti sociali ed economici gestiti dalle CBO. La natura di questo tipo di lavoro richiede l\u2019interazione quotidiana tra organizzazione e comunit\u00e0, in modo da costruire rapporti di cooperazione e fiducia reciproca, comprendere i bisogni della comunit\u00e0 e pianificare attivit\u00e0 che possano soddisfare tali esigenze. Ne consegue che le CBO tendono ad essere in stretta\u00a0relazione professionale con uomini e donne della comunit\u00e0 e con i suoi responsabili, alcuni dei quali sono stipendiati dalle CBO stesse. Il lavoro congiunto di attivisti e organizzazioni definibili \u201cformazioni apartitiche\u00a0e apolitiche\u201d (Kothari, 1984) \u00e8 stato spesso censurato come illegittimo e dichiarata attivit\u00e0 anti-nazionale da parte dello stato, nonch\u00e9 ignorata dalle agenzie internazionali di donatori. Ma nei\u00a0primi anni \u201980 \u2013 con l\u2019imposizione di aggiustamenti strutturali e di politiche economiche di stampo neo-liberale in\u00a0Africa, America Latina e sud dell\u2019Asia \u2013 le CBO sono diventate utili e addirittura necessarie allo stato neo-liberale e agli istituti internazionali della donazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Storia delle CBO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste organizzazioni si sono iniziate a sviluppare tra gli anni \u201950 e gli anni \u201980, in risposta al fallimento degli stati post-coloniali di assicurare i bisogni essenziali dei poveri. I responsabili erano principalmente cittadini socialmente consapevoli e provenienti dalla classe media, spesso\u00a0attivisti\/e di movimenti femministi e\/o di estrema sinistra nel periodo post-indipendenza. Queste\u00a0Ong ricercavano uno \u201csviluppo nel rispetto della giustizia sociale\u201d attraverso\u00a0campagne di sensibilizzazione sui diritti politici e progetti di assistenza socio-sanitaria. Ngo donatrici dalle solidi radici liberali, quali ad esempio la Oxfam in Inghilterra, erano ansiose di finanziare in modo diretto queste CBO a causa dell\u2019impegno e dell\u2019efficacia mostrati nel raggiungere i poveri. Ben pi\u00f9 di quanto non riuscissero a fare i governi. Da allora le agenzie internazionali di cooperazione e sviluppo hanno iniziato a fare affidamento su queste organizzazioni perch\u00e9 considerate interlocutori affidabili per la realizzazione di programmi socio-economici su sanit\u00e0 e maternit\u00e0, alfabetizzazione e progetti che potessero generare reddito su scala ristretta\u00a0(Clark, 1997). Nonostante alcune critiche contro le <em>Ngo<\/em>, le CBO godono del supporto e del sostegno delle organizzazioni\u00a0internazionali per lo svilupo, che le considerano catalizzatrici di sviluppo dal basso (Bebbington e\u00a0Farrington, 1992; Banca Mondiale, 1998). Pu\u00f2 essere affermato che questa\u00a0prima fase delle CBO abbia portato allo sviluppo di culture pluraliste e democratiche in molti paesi post-coloniali, ma oggi sono considerate accomodanti\u00a0verso l\u2019odierno clima di riforme\u00a0del libero mercato e di smantellamento dello stato sociale e della democrazia.\u00a0L\u2019imposizione di politiche di aggiustamento strutturale nel Sud e le conseguenti riduzioni della spesa pubblica hanno portato ad un aumento esponenziale di questo tipo di Ong, portando alcuni critici a sostenere che si stia assistendo a un fenomeno simile al \u201cfranchising dello stato\u201d\u00a0(Wood, 1997).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli istituti finanziari che da un lato invocano\u00a0la rinuncia da parte dello stato di sostenere\u00a0gli interventi sociali, dall\u2019altro lato stanziano fondi per far svolgere alle CBO quei medesimi interventi sociali. Segno che l\u2019espansione di questo tipo di organizzazioni \u00e8 spesso indotto da decisioni di politica estera (Robinson, 1997; Wood, 1997). La\u00a0politica dualistica degli istituti internazionali svende la storia iniziale delle CBO, quella in cui erano simbolo di una vibrante cultura politica, indipendente e slegata da patrocini statali o degli\u00a0istituti internazionali stessi (per leggere di pi\u00f9 sulla storia delle CBO cliccare <a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/605850\/The_NGO_phenomenon_and_political_culture_in_the_Third_World\" target=\"_blank\">QUI<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un matrimonio di convenienza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti autori hanno sottolineato il \u201cmatrimonio di convenienza\u201d tra molte Ong e gli interessi del capitale internazionale. Il direttore di un grande network di organizzazioni indiane, che subappalta il lavoro a piccole CBO, ha proposto che le organizzazioni di volontariato adottino ragionino ed operino come imprese private, imparando a guardare\u00a0i propri membri con la lente del profitto. Quest\u2019uomo ha ammesso che le politiche di assistenza e i servizi sociali siano ancora necessari, ma che quando si tratta di \u201ceconomia\u201d non si pu\u00f2 ammettere l\u2019esistenza\u00a0di \u201cscrocconi\u201d. Sostanzialmente, il suo punto \u00e8 che l\u2019impostazione precedente permetteva ai poveri di accedere a prestiti e fonti, una situazione che a detta sua non pu\u00f2 continuare per sempre. Questo nuovo\u00a0orientamento richiede cambiamenti sia sul piano organizzativo che su quello ideologico. Sul piano organizzativo, l\u2019esplicita proposta \u00e8 quella di assumere persone con capacit\u00e0 imprenditoriale, offrire\u00a0loro stipendi di mercato, selezionare ulteriormente i beneficiari di sussidi e fondi e favorire\u00a0le iniziative commerciali che siano redditizie (supportando ad esempio perfino l\u2019allevamento di gamberi, una pratica che \u00e8 notoriamente distruttiva per l\u2019ambiente). Sul piano ideologico, \u00e8 stato dichiarato che le Ong debbano finirla di vedere il\u00a0sistema economico come ingiusto e ineguale nei confronti del povero e che debbano concentrarsi sulle opportunit\u00e0 che il sistema stesso nasconde (per chi siano queste opportunit\u00e0, \u00e8 convenientemente taciuto) (Mahajan, 1994). Non soltanto questa nuova visione del mondo porta le Ong ad operare ignorando le questioni di classe, casta, genere e ambiente, ma addirittura \u2013 cosa ancora pi\u00f9 pericolosa \u2013 tenderanno ad emarginare e delegittimare i movimenti che portano avanti battaglie su questi temi.\u00a0La nozione neo-liberale di responsabilizzazione porta a concentrarsi sulle capacit\u00e0 individuali e sui bisogni dei poveri, tralasciando di conseguenza qualsiasi riflessione sulle cause sociali e politiche della povert\u00e0 stessa. L\u2019individuo \u00e8 inteso sia come problema che come soluzione alla povert\u00e0, piuttosto che come l\u2019obiettivo delle politiche di redistribuzione dello stato o di politiche commerciali globali. La popolarit\u00e0 dei programmi di microcredito tra le agenzie internazionali pu\u00f2 essere compresa esclusivamente\u00a0in questo contesto in cui lo stato non \u00e8 pi\u00f9 responsabile della creazione di posti di lavoro e in cui ci si aspetta che le popolazioni povere raggiungano autonomamente la capacit\u00e0 di sostenersi. Quella dei mezzi di sussistenza diventa una questione di utilizzo ottimale delle abilit\u00e0 e delle risorse che una persona ha.\u00a0In assenza di un\u2019educazione critica e di sensibilizzazione, le alternative al regime economico dominante hanno sempre meno probabilit\u00e0 di emergere, cos\u00ec come lo sono le nuove\u00a0posizioni\u00a0sul bene collettivo. La\u00a0Banca Mondiale si \u00e8 cos\u00ec espressa sulle implicazioni dell\u2019approccio neo-liberale alla responsabilizzazione:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando vengono\u00a0rafforzate le capacit\u00e0 dei poveri e le loro voci iniziano ad essere ascoltate, diventano \u201cclienti\u201d in grado di chiedere e pagare beni e servizi, sia dal governo che da agenzie private\u2026 Il cerchio si chiude quando questi clienti diventano poi i proprietari e i gestori dei loro patrimoni e delle loro attivit\u00e0. (Banca Mondiale, 1995: 7)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nozione neo-liberale di responsabilizzazione porta inconfondibilmente alla mercatizzazione delle identit\u00e0 e delle relazioni sociali. L\u2019idea di bene collettivo e di servizio pubblico \u00e8 totalmente inesistente in questa forma di partecipazione. Individuare il processo di responsabilizzazione in cui ognuno mira a costruire le proprie capacit\u00e0 per accedere al mercato riduce\u00a0il concetto di assistenza ai meri interessi privati. In questo senso, il benessere pubblico viene ridotto a un aggregato di guadagni individuali, e la nozione socialdemocratica di\u00a0bene collettivo \u2013 in cui quest\u2019ultimo deve prevalere sugli interessi privati \u2013 cessa di esistere. Operando\u00a0nel contesto neo-liberale di sviluppo,\u00a0la democrazia viene resa un progetto irrealizzabile e impossibile. \u00c8 questo ci\u00f2 che avviene quando la domanda di mercato determina\u00a0la distribuzione delle risorse, cio\u00e8 quando le CBO incontrano la domanda delle agenzie di aiuto internazionale, stravolgendo completamente la struttura e il campo di azione dell\u2019attivismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una politica fondata sulla lotta<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa ristrutturazione ha alterato le fondamenta delle politiche sociali in India, indebolendo la sopravvivenza di movimenti popolari come la\u00a0<em>Narmada Bachao Andolan<\/em>\u00a0e il Forum dei pescatori del Kerala, cos\u00ec come numerose altre organizzazioni meno conosciute. La domanda di Ong operative \u00e8 giustificata in quanto ritenuta essere un modo pi\u00f9 efficace per l\u2019erogazione\u00a0di servizi sociali. Il governo e il capitale internazionale percepiscono dunque come inefficace il duro lavoro di coordinamento locale dei gruppi pi\u00f9 marginali, realizzato per poter comprendere meglio le loro esigenze. Forse perch\u00e9 troppo spesso le loro stesse esigenze sono radicalmente opposte agli interessi delle elite neo-liberali e del capitale? Le reti di associazioni che stabiliscono rapporti strumentali nelle proprie circoscrizioni, permettono agli esperti dello sviluppo di procedere come se le richieste del popolo fosse un qualcosa di intrinsecamente conosciuto e predefinito: strade, elettricit\u00e0, istruzione, cibo, controllo delle nascite per le donne, micro-credito,\u00a0allevamenti di pollo e altre attivit\u00e0 simili. In questo contesto, il connubio tra Ong e agenzie internazionali simula la realizzazione di responsabilizzazione e partecipazione, nonostante questi termini\u00a0siano poi svuotati del loro significato. Il flusso di denaro internazionale riversato nelle tasche di quest Ong, accompagnato dal cinismo verso le le politiche radicali, legittima le organizzazioni impegnate in progetti di sviluppo erodendo lo spazio vitale delle organizzazioni che lottano per dei diritti. Per quanto possa suonare astratto, il concetto di \u201cpolitica fondata sulla lotta\u201d si riferisce a quei gruppi che si organizzano per sfidare le verit\u00e0 imposte dei moderni stati-nazione: tecnologia, liberalismo, capitalismo e un\u2019identit\u00e0 nazionale unificata che possa essere vista come salvatrice di tutto ci\u00f2. La replica sarcastica di\u00a0Sunita\u00a0\u00e8, in molti modi, un mettere in dubbio questi ideali. Lei ha messo in discussione il superficiale progetto governativo di una democratica gestione dei\u00a0PHC da parte della comunit\u00e0. Lo stato \u00e8 interessato a garantire un\u2019efficace erogazione dei servizi, ma a determinate condizioni e in determinati contesti. In questo senso le Ong avrebbero un ruolo funzionale ed operativo e non raggiungerebbero il loro obiettivo: educare la comunit\u00e0 locale sulle cause della malasanit\u00e0 e delle malattie (la povert\u00e0 \u00e8 ad esempio una delle cause principali). Le Ong inoltre smetterebbero di chiedere allo stato di\u00a0realizzare programmi sanitari alternativi (come la ricerca sulla medicina preventiva), di perseguire politiche a tutela dell\u2019ambiente, di preservare gli aspetti positivi della medicina indigena e cos\u00ec via. Sunita ha anche mostrato che il governo non si sognerebbe mai di dare in gestione quei settori\u00a0che determinano\u00a0\u2013 in modo pi\u00f9 determinante e intrinseco \u2013 la buona o cattiva salute dei poveri: politiche forestali, idriche e di sicurezza. Se intendiamo in questo modo la politica fondata sulla lotta, capiamo che permettere alle Ong di imprenditori e professionisti di sostituirla pu\u00f2 avere gravi conseguenze sull\u2019esistenza stessa dell\u2019attivismo politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[Traduzione dall\u2019inglese a cura di Valerio Evangelista]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ripudiando gli ideali di democrazia reale e partecipazione che sono stati alla base dei loro primi movimenti sociali, in molti stati post-coloniali si sta instaurando sempre di pi\u00f9 un &#8220;matrimonio di convenienza&#8221; tra alcune categorie di Ong e gli 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