{"id":320313,"date":"2016-05-23T19:10:34","date_gmt":"2016-05-23T18:10:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=320313"},"modified":"2016-05-23T19:10:34","modified_gmt":"2016-05-23T18:10:34","slug":"la-siria-ospitava-rifugiati-europei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/05\/la-siria-ospitava-rifugiati-europei\/","title":{"rendered":"Quando la Siria ospitava i rifugiati europei"},"content":{"rendered":"<p class=\"entry-title\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><em><span class=\"entry-subtitle\">Nei primi anni &#8217;40, Aleppo (cos\u00ec come Nuseirat in Palestina e diverse localit\u00e0 in Egitto) ha accolto migliaia di europei in fuga dagli orrori e dalle tragedie della seconda guerra mondiale.<\/span><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #800000;\"><em>di\u00a0Evan Taparata e\u00a0Kuang Keng Kuek Ser \u2013 <a style=\"color: #800000;\" href=\"http:\/\/www.pri.org\/stories\/2016-04-26\/what-it-s-inside-refugee-camp-europeans-who-fled-syria-egypt-and-palestine-during\" target=\"_blank\">PRI<\/a><\/em><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quando cinque anni fa \u00e8 scoppiata la guerra civile in Siria, milioni di rifugiati hanno cercato porto sicuro in Europa via terra e via mare, attraverso la Turchia e il Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche 70 anni fa dei rifugiati hanno attraversato queste stesse rotte. Ma non erano siriani e hanno viaggiato nella direzione opposta. Al culmine della seconda guerra mondiale, il Middle East Relief and Refugee Administration (MERRA) ha gestito campi in Siria, Egitto e Palestina, dove hanno cercato rifugio decine di migliaia di persone provenienti da tutta Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Merra faceva parte di una rete crescente di campi profughi di tutto il mondo gestiti da uno sforzo collaborativo di governi nazionali, ufficiali militari ed organizzazioni umanitarie nazionali e internazionali. Vari gruppi di assistenza sociale \u2013 tra cui il Servizio Internazionale per le Migrazioni, la Croce Rossa, la Fondazione Vicino Oriente e Save the Children Fund \u2013 si sono inseriti in questa attivit\u00e0 di supporto al Merra. Successivamente i campi sono stati gestiti dalle Nazioni Unite.<\/p>\n<div id=\"attachment_60393\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"https:\/\/kuangkeng.cartodb.com\/me?utm_source=Footer_Link&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=Embed_v1&amp;utm_content=kuangkeng\" rel=\"attachment wp-att-60393\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-60393 size-full\" src=\"http:\/\/frontierenews.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Schermata-2016-05-20-alle-23.05.12-e1463837328689.png\" alt=\"Mappa a cura di Kuang Keng Kuek Ser\" width=\"900\" height=\"320\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Mappa a cura di Kuang Keng Kuek Ser &#8211; Clicca <a href=\"https:\/\/kuangkeng.cartodb.com\/me?utm_source=Footer_Link&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=Embed_v1&amp;utm_content=kuangkeng\" target=\"_blank\">qui<\/a> per accedere alla mappa interattiva<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli archivi forniscono informazioni limitate sulla demografia dei campi profughi della seconda guerra mondiale in Medio Oriente. Le informazioni che sono disponibili mostrano tuttavia che, secondo le previsioni dei funzionari del campo, quest\u2019ultimo sarebbe stato in grado di ospitare altri profughi nel corso del tempo. Le informazioni geografiche sulla posizione dei campi provengono da registrazioni dell\u2019archivio del ramo statunitense del Servizio Sociale Internazionale, situati presso il Social Welfare History Archives dell\u2019Universit\u00e0 del Minnesota.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel marzo 1944 i funzionari che hanno lavorato per il Merra e il Servizio migrazione internazionale (in seguito chiamato Servizio Sociale Internazionale) hanno pubblicato relazioni su tali campi profughi nel tentativo di migliorarvi le condizioni di vita. Le relazioni offrono una finestra nella vita quotidiana dei cittadini europei \u2013 in gran parte dalla Bulgaria, dalla Croazia, dalla Grecia, dalla Turchia e dalla Jugoslavia \u2013 che si sono dovuti adattare alla vita all\u2019interno di campi profughi in Medio Oriente durante Seconda guerra mondiale. Le condizioni di vita riecheggiano quelle affrontate dai profughi oggi.<\/p>\n<div id=\"gallery-6035512\" class=\"gallery carousel slide\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"carousel-inner\" data-interval=\"7000\">\n<p class=\"item active\" draggable=\"false\"><span style=\"color: #800000;\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/frontierenews.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Nuseirat_tents-cropped.jpg\" \/><em><span class=\"gallery-caption\">Le file di tende in un campo profughi della seconda guerra mondiale a Nuseirat, in Palestina, sono molto simili a quelle di un campo profughi odierno a est di Amman, in Giordania, costruito nel 2014 per i rifugiati siriani <\/span>Credit:\u00a0<a style=\"color: #800000;\" href=\"http:\/\/search.archives.un.org\/middle-east-tents-at-nuseirat-southern-palestine-which-is-unrras-biggest-camp-for-greek-refugees\" target=\"_blank\">United Nations Archives and Records Management Section<\/a>\u00a0e Muhammad Hamed\/Reuters<\/em><\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019arrivo in uno dei numerosi campi in Egitto, Palestina e Siria, i rifugiati venivano registrati dai funzionari del campo, che distribuivano carte d\u2019identit\u00e0 rilasciate dal campo. Questi documenti \u2013 che dovevano portare con s\u00e9 in ogni momento \u2013 comprendevano informazioni quali il nome del rifugiato, il numero di identificazione del campo, informazioni sulla istruzione e sulla loro storia lavorativa e le abilit\u00e0 speciali che possedevano.<\/p>\n<div id=\"attachment_60358\" class=\"wp-caption alignleft\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-60358\" src=\"http:\/\/frontierenews.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/MERRA_1941.png\" alt=\"Una nota scritta a mano mostra che la MERRA gestiva oltre 40mila rifugiati, principalmente donne e bambini, nei campi profughi del Medio Oriente e Nord Africa nel luglio 1944. (Credit: su gentile concessione dell'International Social Service, American Branch records in the Social Welfare History Archives, University of Minnesota)\" width=\"350\" height=\"232\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Una nota scritta a mano mostra che la MERRA gestiva oltre 40mila rifugiati, principalmente donne e bambini, nei campi profughi del Medio Oriente e Nord Africa nel luglio 1944. (Credit: su gentile concessione dell\u2019International Social Service, American Branch records in the Social Welfare History Archives, University of Minnesota)<\/em><\/span><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">I funzionari del campo hanno mantenuto un registro con i vari dati delle persone: numero di identificazione, nome completo, sesso, stato civile, professione, numero di passaporto, commenti, la data di arrivo e, infine, la data di partenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta registrati, gli ultimi arrivati si sottoponevano a un esame medico approfondito. I rifugiati si dirigevano quindi verso ci\u00f2 che erano spesso strutture ospedaliere di fortuna \u2013 di solito tende, ma a volte edifici vuoti riutilizzati come centri medici \u2013 dove si spogliavano di vestiti e scarpe per poi essere lavati a fondo fino a quando i funzionari li dichiaravano sufficientemente disinfettati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni rifugiati \u2013 come i greci che sono arrivati nel campo di Aleppo dalle isole del Dodecanneso nel 1944 \u2013 potevano aspettarsi che i controlli medici sarebbero diventati parte della propria routine quotidiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo che i funzionari medici, soddisfatti, li dichiaravano sufficientemente sani da unirsi al resto del campo, i rifugiati venivano smistati nei vari settori abitativi: per famiglie, per bambini non accompagnati, per uomini soli e donne sole. Una volta assegnati ad una particolare sezione del campo, i rifugiati godevano di ben poche opportunit\u00e0 di uscire fuori. Di tanto in tanto veniva loro concesso di andare in giro sotto la supervisione dei funzionari del campo.<\/p>\n<div id=\"attachment_60356\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p class=\"wp-caption-text\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-320321\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/refugee_map-300x169.png\" alt=\"refugee_map\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/refugee_map-300x169.png 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/refugee_map-768x433.png 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/refugee_map-720x406.png 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/refugee_map-750x422.png 750w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/refugee_map.png 937w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"attachment_60356\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Il generale statunitense Allen Gullion e Fred K. Hoehler, Direttore dello \u201cUnited Nation\u2019s Division of Displaced Persons\u201d, segnano su una mappa i potenziali movimenti migratori dei rifugiati europei durante la seconda guerra mondiale. Molti europei hanno poi trovato un rifugio sicuro nei campi profughi del Medio Oriente- Credit: Su gentile concessione del Fred K. Hoehler Papers presso il\u00a0Social Welfare History Archives, University of Minnesota<\/em><\/span><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Percorrendo diversi chilometri per andare in citt\u00e0, ad esempio, i rifugiati nel campo di Aleppo potevano recarsi ai negozi per comprare beni di prima necessit\u00e0, guardare un film al cinema o semplicemente trovare un po\u2019 di distrazione dalla monotonia della vita del campo. E se anche il campo di Moses Wells, situato su oltre 100 acri di deserto, non aveva citt\u00e0 nelle vicinanze, ai rifugiati veniva permesso di passare un po\u2019 di tempo ogni giorno a fare il bagno nel vicino Mar Rosso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente, il cibo era una parte essenziale della vita quotidiana dei rifugiati. In genere, durante la seconda guerra mondiale, i rifugiati nei campi Merra ricevevano ogni giorno met\u00e0 delle razioni dell\u2019esercito. I funzionari concedevano che, quando possibile, le razioni venissero integrate con gli alimenti che riflettevano le usanze nazionali e religiose dei rifugiati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Coloro che avevano la fortuna di avere i soldi avrebbero potuto comprare fagioli, olive, olio, frutta, t\u00e8, caff\u00e8 e altre merci nel campo o durante le visite occasionali ai negozi locali, dove oltre al cibo potevano comprare sapone, lame di rasoio, matite, carta, francobolli e altri oggetti. I campi in cui i residenti non erano stipati erano in grado di fornire degli spazi per permettere ai rifugiati di preparare i pasti. Ad Aleppo, per esempio, nel settore femminile veniva riservata una camera per preparare i maccheroni con la farina ricevuta dai funzionari del campo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In alcuni campi, ma non in tutti, i profughi erano tenuti a lavorare. Ad Aleppo i rifugiati venivano incoraggiati, ma non obbligati, a lavorare come cuochi, come addetti alle pulizie e come calzolai. Il lavoro non era obbligatorio neanche a Nuseirat, ma i funzionari del campo cercavano di offrire ai rifugiati l\u2019opportunit\u00e0 di utilizzare le proprie abilit\u00e0 nella falegnameria, nella pittura, nella realizzazione di scarpe e nella filatura della lana in modo da poter rimanere occupati e guadagnare un po\u2019 di soldi dagli altri rifugiati che si potevano permettere i loro servizi.<\/p>\n<div id=\"gallery-6035515\" class=\"gallery carousel slide\">\n<div class=\"carousel-inner\" data-interval=\"7000\">\n<p class=\"item active\" draggable=\"false\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/frontierenews.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/El_shatt_laundry.jpg\" \/><span style=\"color: #800000;\"><span class=\"gallery-caption\">Un gruppo di donne lava i vestiti nel campo profughi di El Shatt, in Egitto. \u00c8 il 1945. <\/span><em>Credit:\u00a0<a style=\"color: #800000;\" href=\"http:\/\/search.archives.un.org\/middle-east-camp-made-washing-tables-are-dotted-around-el-shatt-so-that-women-can-wash-their-clothes-in-open-air\" target=\"_blank\">United Nations Archives and Records Management Section<\/a>\u00a0e Mouaz Al Omar\/Reuters<\/em><\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Nel campo di Moses Wells, invece, venivano impiegate in qualche attivit\u00e0 tutti coloro che erano fisicamente in forma e in grado di lavorare. La maggior parte lavorava come commerciante, addetto alle pulizie, sarto, apprendista, muratore, carpentiere e idraulico. Le \u201cpersone estremamente qualificate\u201d venivano invece impiegate come maestri di scuola o capomastri. Le donne eseguivano ulteriori lavori domestici quali il cucito, la lavanderia e la preparazione del cibo, tra gli altri.<\/p>\n<div id=\"attachment_60359\" class=\"wp-caption alignright\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Addirittura alcuni campi offrivano ai rifugiati la possibilit\u00e0 di ricevere formazione professionale. Nei campi di El Shatt e Moses Wells il personale ospedaliero era cos\u00ec striminzito che furono raddoppiati i programmi di formazione infermieristica per i rifugiati jugoslavi e greci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un articolo per l\u2019American Journal of Nursing, cos\u00ec come in diversi rapporti rilasciati al Servizio migrazione internazionale, un\u2019infermiera di spicco di nome Margaret G. Arnstein ha notato che agli studenti del programma sono state insegnate nozioni di infermieristica, di anatomia, di fisiologia, di primo soccorso, di ostetricia, di pediatria, cos\u00ec come delle norme e dei regolamenti militari che governavano i campi. Poich\u00e9 la maggior parte dei rifugiati non aveva ricevuto un\u2019istruzione formale oltre alla scuola di grammatica, Arnstein ha notato che il programma di cura \u00e8 stato insegnato \u201cin termini semplici\u201d, ponendo enfasi sull\u2019esperienza pratica rispetto alla teoria e alla ricerca terminologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le infermiere capo del programma di formazione speravano potessero ricevere l\u2019accreditamento formale in modo che chiunque che completasse il programma potesse essere autorizzato a lavorare da infermiere una volta uscito dal campo. Ma all\u2019epoca gli studenti di infermieristica nei campi profughi venivano abilitati a trattare pazienti soltanto perch\u00e9 erano \u201cinfermieri di emergenza\u201d che operavano per necessit\u00e0 in tempo di guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I funzionari del Merra concordavano sul fatto che per i bambini dei campi profughi era meglio avere una routine regolare. L\u2019istruzione era una parte cruciale di quella routine. Le aule dei campi profughi del Medio Oriente hanno avuto, nella maggior parte dei casi, troppi pochi insegnanti e troppi studenti, strutture inadeguate e sovraffollate. Eppure non tutti i campi erano cos\u00ec. A Nuseirat, per esempio, un rifugiato artista ha realizzato molti dipinti e li ha appesi sulle pareti di una scuola materna all\u2019interno del campo, rendendo le aule \u201cluminose e allegre\u201d. Locali volenterosi hanno donato giocattoli, giochi e bambole per l\u2019asilo, portando un funzionario del campo a far notare che \u201cnon aveva nulla da invidiare a molti asili negli Stati Uniti\u201d.<\/p>\n<div id=\"gallery-6035514\" class=\"gallery carousel slide\">\n<div class=\"carousel-inner\" data-interval=\"7000\">\n<p class=\"item active\" draggable=\"false\"><span style=\"color: #800000;\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/frontierenews.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Tolumbat-refugee-class.jpg\" \/><em><span class=\"gallery-caption\">Mancando le matite, questi bambini in un campo profughi di Tolumbat, in Egitto, scrivono nella sabbia \u201cna\u0161a \u0161kola&#8221;, &#8220;la nostra scuola&#8221;. \u00c8\u00a0il 1945.<\/span>Credit:\u00a0<a style=\"color: #800000;\" href=\"http:\/\/search.archives.un.org\/middle-east-commodities-such-as-pencils-and-pens-and-paper-are-scarce-and-reserved-for-older-school-children-so-five-year-olds-learn-to-write-on-sand-at-camp-tolumbat-middle-east\" target=\"_blank\">United Nations Archives and Records Management Section<\/a>\u00a0e Muhammad Hamed\/Reuters<\/em><\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando non lavoravano e non andavano a scuola, i rifugiati prendevano parte a varie attivit\u00e0 di svago. Gli uomini giocavano a pallamano e a calcio e socializzavano trattando sigarette \u2013 di tanto in tanto anche birra e vino, se disponibili \u2013 nelle mense all\u2019interno del campo. Alcuni campi avevano terreni da gioco con scivoli e altalene dove i bambini potevano intrattenersi, e dove i funzionari del campo, le truppe locali e gli operatori della Croce Rossa organizzavano balli per i residenti del campo.<\/p>\n<div id=\"attachment_60360\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-60360\" src=\"http:\/\/frontierenews.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/SubComm_1-3.png\" alt=\"In questi appunti scritti a mano sono riportate le questioni che preoccupavano maggiormente i responsabili dei campi: la mancanza di privacy dei rifugiati, l'assenza di libert\u00e0, se le famiglie dovessero o meno essere separate dai rifugiati single, se i rifugiati con diversi background etnici e nazionali dovessero essere separati, e cos\u00ec via. Nella gestione dei campi, per gli ufficiali era fondamentale tentare di rendere la quotidianit\u00e0 nei campi il pi\u00f9 possibile simile alla vita normale.\" width=\"900\" height=\"464\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>In questi appunti scritti a mano sono riportate le questioni che preoccupavano maggiormente i responsabili dei campi: la mancanza di privacy dei rifugiati, l\u2019assenza di libert\u00e0, se le famiglie dovessero o meno essere separate dai rifugiati single, se i rifugiati con diversi background etnici e nazionali dovessero essere separati, e cos\u00ec via. Nella gestione dei campi, per gli ufficiali era fondamentale tentare di rendere la quotidianit\u00e0 nei campi il pi\u00f9 possibile simile alla vita normale. Su gentile concessione di: International Social Service, American Branch records in the\u00a0Social Welfare History Archives, University of Minnesota<\/em><\/span><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio come i rifugiati di oggi, gli europei che si trovavano nei campi profughi del Medio Oriente cercavano di tornare alla vita normale. Le persone che gestivano i campi volevano lo stesso. Secondo l\u2019Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, oggi ci sono quasi 500.000 siriani registrati nei campi come rifugiati. Quasi 5 milioni di persone sono state sfollate a causa del conflitto.<\/p>\n<div id=\"attachment_60357\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-60357\" src=\"http:\/\/frontierenews.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Greeks_return_from_moses_wells.png\" alt=\"Rifugiati greci che dal 1945 al 1948 hanno vissuto in un campo profughi a Moses Wells, in Egitto, si riuniscono con i parenti nell'isola patria di Samo.\" width=\"900\" height=\"895\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em><strong>Rifugiati greci che dal 1945 al 1948 hanno vissuto in un campo profughi a Moses Wells, in Egitto, si riuniscono con i parenti nell\u2019isola patria di Samo.<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"panel-pane pane-page-content\" style=\"text-align: justify;\">\n<article class=\"node-88979 node node-story view-mode-full clearfix\"><em>Questa storia \u00e8 stata prodotta con l\u2019aiuto di Linnea Anderson, archivista del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lib.umn.edu\/swha\" target=\"_blank\">Social Welfare History Archives<\/a>\u00a0dell\u2019Universit\u00e0 del Minnesota, che ha fornito un accesso speciale e il permesso di riprodurre i contenuti dell\u2019<\/em>International Social Service \u2013 American Branch<em> fondamentali per la documentazione della vita dei rifugiati. Il supporto \u00e8 stato fornito in collaborazione con l\u2019<a href=\"http:\/\/cla.umn.edu\/ihrc\" target=\"_blank\">Immigration History Research Center<\/a>\u00a0at the University of Minnesota.<\/em><\/article>\n<article class=\"node-88979 node node-story view-mode-full clearfix\"><\/article>\n<article class=\"node-88979 node node-story view-mode-full clearfix\"><\/article>\n<article class=\"node-88979 node node-story view-mode-full clearfix\">[Traduzione dall\u2019inglese a cura di Valerio Evangelista]<\/article>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei primi anni &#8217;40, Aleppo (cos\u00ec come Nuseirat in Palestina e diverse localit\u00e0 in Egitto) ha accolto migliaia di europei in fuga dagli orrori e dalle tragedie della seconda guerra mondiale. di\u00a0Evan Taparata e\u00a0Kuang Keng Kuek Ser \u2013 PRI 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