{"id":310949,"date":"2016-05-05T10:00:39","date_gmt":"2016-05-05T09:00:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=310949"},"modified":"2016-05-05T10:02:15","modified_gmt":"2016-05-05T09:02:15","slug":"la-ferita-aperta-delle-leggi-elettorali-maggioritarie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/05\/la-ferita-aperta-delle-leggi-elettorali-maggioritarie\/","title":{"rendered":"La ferita aperta delle leggi elettorali maggioritarie"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Nel 1993, sulla spinta del referendum che aveva abrogato alcune parti della legge elettorale allora vigente, il Parlamento approv\u00f2 una nuova legge elettorale (detta \u201cMattarellum\u201d) con un sistema maggioritario per il 75% dei seggi, che fu sperimentato per la prima volta nel 1994. Proprio\u00a0 a causa di questa modifica, che mirava ad attribuire la maggioranza dei seggi in Parlamento alla prima tra le minoranze, si alz\u00f2 la voce di Giuseppe Dossetti, uno dei pi\u00f9 significativi Padri Costituenti, per dire che questa nuova legge elettorale metteva a rischio gli equilibri costituzionali. Infatti, se una minoranza ottiene la maggioranza dei seggi, la maggioranza parlamentare non rappresenta pi\u00f9 la maggioranza del popolo. Di conseguenza Dossetti propose l\u2019introduzione di \u00abmaggioranze rafforzate per l\u2019adozione dei regolamenti delle Camere, per l\u2019elezione del Presidente della Repubblica, per la nomina dei Giudici costituzionali, per l\u2019elezione dei membri\u00a0 del Consiglio Superiore della Magistratura e infine \u2013 assolutamente fondamentale \u2013 per le proposte di revisione costituzionale a tenore dell\u2019art. 138 della vigente Costituzione\u00bb. Purtroppo Dossetti non fu ascoltato e la sua proposta cadde nell\u2019oblio. Negli ultimi due decenni abbiamo potuto toccare con mano quanto Dossetti avesse ragione. Infatti, la prima pietra (contro la Costituzione) fu scagliata dalla coalizione del centrosinistra nel 2001, modificando radicalmente il Titolo V della seconda parte della Costituzione, con una risicata maggioranza parlamentare, che non corrispondeva alla maggioranza dei voti ricevuti. Si tratt\u00f2 di una revisione non condivisa, che super\u00f2 il passaggio referendario (ma votarono soltanto il 34% degli elettori) e che necessariamente lasci\u00f2 una scia di divisioni aperte. Infatti, gi\u00e0 nel 2005 il Parlamento, con una maggioranza di seggi della coalizione del centrodestra, ovviamente grazie al sistema maggioritario, approv\u00f2 una nuova riforma della Costituzione, che rimodificava il Titolo V e diversi altri articoli della Costituzione. La riforma fu bocciata dal referendum, questa volta con una percentuale pi\u00f9 significativa dei votanti rispetto al corpo elettorale (52%), ma il problema resto invariato: la coalizione che dispone di una maggioranza dei seggi, pur non rappresentando la maggioranza del popolo, si sente autorizzata a riformare la Costituzione (che pure non dovrebbe essere nemmeno a disposizione della maggioranza, dato che serve a tutelare anzitutto le minoranze). La coalizione del centrodestra nel 2005 cambi\u00f2 la legge elettorale, passando da un sistema maggioritario di collegio ad un premio di maggioranza per la coalizione, ma il risultato nella sostanza non cambia. Anzi, la nuova legge (detta \u201cPorcellum\u201d) tendeva a rendere ancora pi\u00f9 certo un premio di seggi da attribuire alla coalizione che avrebbe raccolto pi\u00f9 voti. Nel 2013 la\u00a0 Corte di Cassazione pose il problema alla Corte Costituzionale: \u00abTali disposizioni, non subordinando l\u2019attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e, quindi, trasformando una maggioranza relativa di voti (potenzialmente\u00a0 anche molto modesta) in una maggioranza assoluta di seggi, determinerebbero irragionevolmente una oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica\u00bb. Nel 2014 la Corte Costituzionale ha annullato alcune parti della legge, in particolare l\u2019abnorme premio di maggioranza dato senza stabilire nemmeno una soglia minima da raggiungere per la coalizione pi\u00f9 votata: \u00abIn definitiva, detta disciplina non \u00e8 proporzionata rispetto all\u2019obiettivo perseguito, posto che determina una compressione della funzione rappresentativa dell\u2019assemblea, nonch\u00e9 dell\u2019eguale diritto di voto, eccessiva e tale da produrre un\u2019alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica, sulla quale si fonda l\u2019intera architettura dell\u2019ordinamento costituzionale vigente\u00bb.\u00a0 In particolare la sentenza della Consulta censura la legge elettorale perch\u00e9 determina \u201cuna illimitata compressione della rappresentativit\u00e0 dell\u2019assemblea parlamentare, incompatibile con i principi costituzionali in base ai quali le assemblee parlamentari si fondano sull\u2019espressione del voto e quindi della sovranit\u00e0 popolare, ed in virt\u00f9 di ci\u00f2 ad esse sono affidate funzioni fondamentali, fra le quali vi sono, accanto a quelle di indirizzo e controllo del governo, anche le delicate funzioni connesse alla stessa garanzia della Costituzione (art. 138 Cost.)\u201d. Dopo 20 anni, finalmente si sente l\u2019eco della parole di Dossetti, il quale proprio in relazione alle possibili revisioni costituzionali (disciplinate dall\u2019art. 138 della Costituzione) aveva usato l\u2019espressione \u201cassolutamente fondamentale\u201d. A questo punto ci si sarebbe dovuto aspettare un \u201cmea culpa\u201d pronunciato da tutta la classe politica che aveva approvato quelle leggi elettorali che hanno alterato gli equilibri dei poteri, mettendo a rischio la stessa Costituzione, con uno \u201cscivolamento\u201d di fatto delle procedure di revisione. Invece l\u2019attuale Parlamento, eletto con quella legge elettorale giudicata incostituzionale, ha modificato nuovamente la legge elettorale (detta \u201cItalicum\u201d) in senso maggioritario, assegnando il premio di maggioranza al primo partito anzich\u00e9 alla prima coalizione. Non solo: ha approvato l\u2019ennesima revisione costituzionale, sia del Titolo V, che di molti altri punti. Si tratta evidentemente di uno schiaffo alla logica democratica e al rispetto delle istituzioni, perch\u00e9 si tenta ancora una volta di forzare sia la legge elettorale che la Costituzione su basi alquanto discutibili, perch\u00e9 non rappresentative. Si sfruttano regole inique per stabilire nuovi equilibri. In autunno si terr\u00e0 il referendum, per confermare o abrogare il progetto di revisione costituzionale; senza entrare nel merito della proposta (oggetto di altre analisi) si pu\u00f2 dire che la Carta Costituzionale \u00e8 il nostro comune patto di cittadinanza: non \u00e8 vietato modificarlo, ma ci\u00f2 deve avvenire con un ampio dialogo e consenso\u00a0 tra tutte le formazioni politiche, economiche e sociali. Quando un partito (che appunto rappresenta una parte) decide di cambiare da solo le regole del gioco democratico, sfruttando norme giudicate ingiuste, crea una ferita aperta, che non si potr\u00e0 rimarginare, se non respingendo questa forzatura. La via maestra resta quella indicata nell\u2019art. 54 della Costituzione: \u201cTutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi\u201d. Senza dimenticare le parole che Piero Calamandrei\u00a0 disse agli studenti milanesi il 26 gennaio del 1955: \u201cla Costituzione non \u00e8 una macchina che una volta messa in moto va avanti da s\u00e9. La Costituzione \u00e8 un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perch\u00e9 si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l\u2019impegno, lo spirito, la volont\u00e0 di mantenere queste promesse, la propria responsabilit\u00e0. La nostra Costituzione \u00e8 in parte una realt\u00e0, in parte \u00e8 ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere. Quanto lavoro vi sta dinnanzi!\u201d. Come scriveva il filosofo Theodor Adorno, \u201cnon si tratta di conservare il passato, ma di realizzare le sue speranze\u201d.<\/p>\n<p><em>Rocco Artifoni<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Nel 1993, sulla spinta del referendum che aveva abrogato alcune parti della legge elettorale allora vigente, il Parlamento approv\u00f2 una nuova legge elettorale (detta \u201cMattarellum\u201d) con un sistema maggioritario per il 75% dei seggi, che fu sperimentato per 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Artifoni","description":"Rocco Artifoni \u00e8 nato a Bergamo nel 1960. \u00c8 presidente nazionale dell\u2019Associazione per la Riduzione del Debito Pubblico (www.ardep.it) e referente per la Lombardia dell\u2019Associazione Art. 53 (www.articolo53.it). Principali appartenenze e impegni locali (provincia di Bergamo): Consiglio Direttivo della Fondazione Serughetti La Porta (www.laportabergamo.it), Comitato provinciale per l\u2019abolizione delle barriere architettoniche (www.diversabile.it), Coordinamento provinciale di Libera (www.liberabg.it), Comitato bergamasco per la difesa della Costituzione (www.salviamolacostituzione.bg.it), Scuola di educazione e formazione alla politica We Care (www.scuolawecare.it), Redazione della rivista L\u2019Incontro e delle Edizioni Gruppo Aeper (www.aeper.it). Nel 2014 ha pubblicato insieme a Filippo Pizzolato \u201cL\u2019ABC della Costituzione\u201d per le Edizioni Gruppo Aeper con prefazione di don Luigi Ciotti. Nel 2018, insieme a Francesco Gesualdi e Antonio De Lellis, per CADTM Italia ha pubblicato il dossier \u201cFisco &amp; Debito. 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