{"id":307716,"date":"2016-04-27T11:29:29","date_gmt":"2016-04-27T10:29:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=307716"},"modified":"2016-04-27T15:02:04","modified_gmt":"2016-04-27T14:02:04","slug":"guatemala-processo-genocidio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/04\/guatemala-processo-genocidio\/","title":{"rendered":"Nebaj, Guatemala: riprende il processo per genocidio contro Efra\u00edn R\u00edos Montt"},"content":{"rendered":"<p>Si \u00e8 conclusa una settimana storica per il popolo Ixil che dal 18 aprile scorso ha visto il trasferimento a Nebaj, dalla capitale, del Tribunal B de Mayor Riesgo responsabile della ripresa del processo per genocidio contro l\u2019ex generale golpista Efrain Rios Montt.<\/p>\n<p>Nebaj \u00e8 il capoluogo della Regione Ixil, parte del Dipartimento del Quich\u00e9, in cui sono avvenuti la maggior parte dei massacri contro la popolazione civile resi noti dal rapporto REHMI, Proyecto Interdiocesano de Recuperaci\u00f3n de la Memoria Hist\u00f3rica<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. All\u2019interno del documento sono stati ricostruiti &#8211; tra il 1981 e il 1983 &#8211; pi\u00f9 di 90 massacri per mano dell\u2019esericto nei soli tre municipi di Santa Mar\u00eda Nebaj, San Gaspar Chajul, San Juan Cotzal che conformano la Regione Ixil.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il motivo dello spostamento del tribunale nei territori che furono il cuore del conflitto armato interno del Guatemala \u00e8 dettato dal proseguimento del processo che si era gi\u00e0 concluso il 10 maggio 2013, quando fu dimostrato che <em>S\u00ec hubo genocidio<\/em>, con una sentenza di condanna contro l\u2019ex generale golpista Efrain Rios Montt a 80 anni di carcere. Dieci giorni dopo quella sentenza tre magistrati della Corte de Constitucionalidad annullarono una parte dello stesso processo attraverso una risoluzione di dubbia legittimit\u00e0.<\/p>\n<p>A partire da allora non si contano i tentativi per bloccare definitivamente il processo e garantire ancora una volta l\u2019impunit\u00e0 per tutti gli alti comandi dell\u2019esercito che negli anni \u201980 pianificarono e misero in pratica le politiche genocide di stato contro la popolazione civile in diversi dipartimenti del paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il 16 marzo 2016, a Citt\u00e0 del Guatemala, sono riprese ufficialmente le udienze per il genocidio maya-ixil contro l\u2019ex generale Efrain Rios Montt \u2013 dichiarato incapace da una perizia del INACIF (Instituto de Ciencias Forenses, un\u2019istituzione pubblica) a causa di una demenza vascolare irreversibile &#8211; e contro l\u2019ex capo dell\u2019intelligence militare, Jos\u00e9 Mauricio Rodr\u00edguez S\u00e1nchez, che alla fine del primo processo risult\u00f2 assolto. L\u2019ex generale non pu\u00f2 pi\u00f9 presenziare alle udienze e il processo si sta svolgendo a porte chiuse escludendo pertanto sia la presenza della stampa che del pubblico durante i lavori. Le prime settimane di udienza sono state interamente dedicate alle perizie e alle dichiarazioni di oltre 60 antropologi forensi.<\/p>\n<p>Pochi giorni fa il Tribunal B de Mayor Riesgo \u2013 presieduto dalla magistrata Mar\u00eda Eugenia Castellanos \u2013 ha reso pubblica la decisione di spostarsi a Nebaj (nord-ovest del dipartimento del Quich\u00e9), nella settimana dal 18 al 22 aprile, per raccogliere le dichiarazioni dei primi quindici testimoni, maya-ixiles e maya-quich\u00e9s, provenienti da diverse comunit\u00e0, villaggi e frazioni della zona. Uomini e donne sopravvissuti ai piani genocidi messi in atto tra il 1982 e il 1983. In particolare si tratta di persone gi\u00e0 molto anziane o in alcuni casi malate, per le quali sarebbe stato impossibile viaggiare fino alla capitale per testimoniare o il cui spostamente avrebbe comportato uno sforzo troppo pesante.<\/p>\n<p>Il caso si concentra in particolare sull\u2019assassinio di 1771 persone, tra loro uomini, donne, bambine e bambini, massacrati nel villaggio di Chel e in altre comunit\u00e0 vicine, oltre ad altri massacri compiuti in diverse comunit\u00e0 dei tre municipi di Nebaj, Chajul e Cotzal.<\/p>\n<p>Come parte della Fiscal\u00eda Especial de Derechos Humanos del Ministerio P\u00fablico \u2013MP-, sono state prensenti i pubblici ministeri Paula Herrarte e Hilda Pineda. L\u2019accusa \u00e8 composta dall\u2019 Asociaci\u00f3n por la Justicia y la Reconciliaci\u00f3n (AJR) e dal Centro por la Acci\u00f3n Legal de Derechos Humanos (CALDH) che coordineranno ancora le dichiarazioni dei 110 testimoni restanti e che avranno luogo nelle prossime settimane all\u2019interno del tribunale della capitale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La preparazione nei giorni precedenti al processo qui a Nebaj \u00e8 stata molto intensa e ha visto il coinvolgimento di moltissime organizzazioni locali e altri gruppi e collettivi che hanno deciso di portare avanti la coordinazione di tutte le attivit\u00e0 parallele alle sessioni del processo.<\/p>\n<p>Per accompagnare i testimoni e i loro famigliari, per trasmettere forza e coraggio a coloro che ancora una volta hanno dovuto ricordare fatti estremamente tragici e dolorosi, \u00e8 stato scelto un pezzo di strada principale del paese, a pochi metri dal tribunale, come spazio pubblico collettivo nel quale realizzare l\u2019evento e riunire tutte quelle famiglie e singole persone che sono venute a manifestare il proprio appoggio durante i tre giorni del processo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella serata di luned\u00ec 18 aprile, alla vigilia dell\u2019apertura del processo, c\u2019\u00e8 stata una grande cerimonia maya nel Parque Central di Nebaj, coordinata da tre donne ixiles guide spirituali (nel giorno 9 I\u2019x del calendario sacro maya) nel corso della quale sono state ricordate tutte le donne morte nel conflitto armato interno e in generale tutte le persone care massacrate dal terrore di stato. Durante questo importante passaggio rituale molti ragazzi e ragazze, donne di diverse generazioni, famiglie con bambini molto piccoli, hanno voluto partecipare e dimostrare il proprio coinvolgimento in un momento cos\u00ec forte per la storia di questi territori e per la vita del popolo Ixil. Ana Laynez, guida spirituale Ixil, ha spiegato le energie dei venti giorni del calendario sacro maya in relazione ai fatti passati, alla situazione presente e alla necessit\u00e0 di continuare a lottare per esigere giustizia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La partecipazione a tutte le attivit\u00e0 &#8211; dal luned\u00ec fino al gioved\u00ec \u2013 \u00e8 stata massiva.<\/p>\n<p>Ogni giorno lo spazio pubblico creato nella strada principale del paese, dove \u00e8 stato sospeso il transito a qualsiasi tipo di veicolo, si \u00e8 riempito di famigliari dei testimoni, di persone sopravvissute alle pratiche genocide, di integranti delle organizzazioni storiche dell\u2019area, di singoli o famiglie che si sono avvicinati per condividere questo momento cos\u00ec intenso a livello personale, famigliare, comunitario. Moltissime persone sono arrivate da villaggi e comunit\u00e0 molto distanti dal capoluogo, camminando o viaggiando diverse ore per raggiungere l\u2019incontro.<\/p>\n<p>Le tre giornate sono state aperte da una invocazione rituale grazie alla presenza di diverse guide spirituali e autorit\u00e0 ancestrali ixiles che sono state presenti per tutto il tempo in cui \u00e8 durato il processo. Forte \u00e8 stata la presenza di donne anziane che con fiori e croci hanno portato il ricordo e la presenza delle persone care, assassinate per la maggior parte tra il 1982 e il 1983.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una presenza costante \u00e8 stata quella dei giovani delle scuole superiori e di scuole di elementari e medie che si sono avvicintati per ascoltare le parole delle persone sopravvissute durante le tre giornate, cos\u00ec come le canzoni di lotta e resistenza sulle montagne, le parole di molte donne e <em>lideresas<\/em> che fanno parte delle organizzazioni dell\u2019area e che hanno condiviso le loro esperienze di vita di lotta.<\/p>\n<p>Ogni mattina \u00e8 stata aperta da una sessione di percussioni della Batucada Ixil e si sono susseguite performance teatrali, dinamiche con il pubblico presente, dibattiti, \u00e8 stata allestita una esposizione di foto itinerante sui processi di esumazione e inumazione delle vittime in differenti comunit\u00e0: azioni e immagini che hanno attratto con la loro forza molte persone, giovani, bambini e bambine. Il lavoro di coordinazione tra organizzazioni locali e le iniziative di singole persone \u00e8 stato imprescindibile per costruire insieme uno spazio caldo e accogliente di vita e di sentire comune di questi tre giorni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dall\u2019altra parte del tribunale, dall\u2019altro lato di questa ampia, tenera e fermissima presenza, si sono ritrovate persone mobilitate da AVEMILGUA (Asociaci\u00f3n de Veteranos Militares de Guatemala) e da ex patrulleros (PAC &#8211; Patrullas de Autodefensa Civil)<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> che durante tre giorni hanno gridato e insultato le persone presenti, le parti dell\u2019accusa, le associazioni e i testimoni all\u2019interno del processo, i giudici, i pubblici ministeri, negando in continuazione il delitto di genocidio.<\/p>\n<p>La presenza di ex colonnelli ed ex comandanti delle PAC si \u00e8 fatto sentire gi\u00e0 nei giorni precedenti, prima della ripresa del processo. La domenica precedente all\u2019arrivo dei giudici \u00e8 stato organizzato una specie di \u201critrovo\u201d di ex militari nella piazza centrale della cittadina e centinaia di volantini sono stati distribuiti in tutto il municipio nei quali veniva affermata nuovamente la negazione del genocidio e l\u2019innocenza di tutti i militari.<\/p>\n<p>Non sono mancati naturlamente accuse e insulti nei confronti degli osservatori stranieri \u2013 che sono stati presenti tutta la settimana al fianco delle organizzazioni di vittime e dei\/delle testimoni del processo \u2013 responsabili secondo i militari di fomentare nuovamente conflitti e polarizzazioni nel paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Molto evidente \u00e8 stata anche la presenza di oltre 200 agenti tra polizia nazionale, corpi anitsommossa e corpi speciali, inviati da diversi dipartimenti del paese per proteggere i funzionari pubblici nel corso degli spostamenti per le udienze. Presenza che non \u00e8 passata inosservata da parte della popolazione locale in una zona e in un territorio gi\u00e0 fortemente controllati e militarizzati al fine di proteggere gli interessi di molte imprese nazionali o straniere che utilizzano forze di sicurezza pubblica o privata per controllare la popolazione e continuare pratiche sistematiche di saccheggio e colonizzazione interna per lo sfruttamento di montagne, fiumi, alberi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>All\u2019interno della sala del tribunale sono entrati a dichiarare nel corso dei tre giorni i testimoni. Donne per la maggior parte. \u00c8 stato nuovamente ricordato ci\u00f2 che si \u00e8 vissuto. Sono state descritte ancora una volta le azioni dell\u2019esercito in quello stesso luogo in cui migliaia di persone hanno perso la vita, sono state desaparecidas, struprate, torturate, bombardate, costrette alla fuga o catturate e concentrate in <em>aldeas modelos<\/em>, villaggi occupati e controllati dai militari. Nuovamente sono stati raccontati i meccanismi del terrore che colpirono in modo particolare migliaia di donne di ogni et\u00e0, utilizzando la violenza sessuale, la tortura e la schiavit\u00f9 sessuale come strategia militare, stuprando e massacrando in modo sistematico donne incinta, adolescenti, bambine e anziane.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alla fine delle tre giornate di udienza hanno testimoniato solo 13 dei 15 testimoni previsti \u2013 due non hanno dichiarato perch\u00e9 gravemente malati \u2013 e quasi tutti hanno sofferto dei malori alla fine delle dichiarazioni. Ritornare a nominare i meccanismi della violenza nella stessa terra in cui si \u00e8 nati, dove devono essere ancora ritrovate tante persone care, dove devono essere identificate ancora tante fosse clandestine, ha lasciato conseguenze gravi tra i presenti al giudizio. Allo stesso tempo questa grande mobilitazione Ixil ha fatto sentire alle persone sopravvissute e ai testimoni una forte accoglienza all\u2019interno di uno spazio collettivo e trasversale alle tante organizzazioni che da anni lavorano per la giustizia e per la memoria storica nel paese.<\/p>\n<p>Uno spazio capace di restituire dignit\u00e0 ai morti, di celebrare la vita, e di ricordare che anche se il cammino potrebbe risultare ancora lungo, il popolo ixil \u00e8 disposto a camminare per ottenere verit\u00e0 e giustizia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>I tre gioni di processo in queste terre sono terminati. E il processo proseguir\u00e0 nella capitale. <\/em><\/p>\n<p><em>Tre notti quasi senza dormire. Tre giorni di sole, di calore, di occhi spalancati, di visi tesi, di incontri, di reincontri, di abbracci e di ricordi. Tre giorni di lotta, tre giorni di lutto. Tre giorni, tra migliaia di giorni, nominando la verit\u00e0, cercando la nostra giustizia che forse non riuscir\u00e0 mai a trovare abbastanza spazio nelle aule di un tribumale. Tre giorni di dignit\u00e0, tre giorni di ritmo e di musica, tre giorni di coraggio, inquietudine, lacrime e allegria. Tre giorni di memoria. Tre giorni di verit\u00e0 per il mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>Continua a battere il nostro cuore Ixil. Da molto tempo la verit\u00e0 e le lotte continuano a sbocciare tra queste montagne. <\/em><\/p>\n<p><strong>Manu Cencetti<\/strong>, Nebaj, 24 aprile 2016<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Proprio il 24 aprile 2016 l\u2019incredibile lavoro di ricostruzione della memoria storica del REMHI ha compiuto 18 anni. I 4 volumi vennero presentati il 24 aprile del 1998 con il titolo \u201cGuatemala: Nunca M\u00e1s\u201d Proyecto Interdiocesano de la Recuperaci\u00f3n de la Memoria Hist\u00f3rica de Guatemala. All\u2019interno del documento furono per la prima volta tracciate le dimensioni della morte e della distruzione che comport\u00f2 il conflitto armato interno: 250 000 morti, 50 000 desaparecidos, 1 000 000 di esiliati e rifugiati, 200 000 orfani, 40 000 vedove, decine di migliaia di casi di violenza sessuale e tortura. Nove vittime su dieci erano civili disarmati, per la maggior parte popolazione indigena. Pi\u00f9 del 90 % dei crimini furono commessi dall\u2019esercito o da gruppi paramilitari sotto la responsabilit\u00e0 dell\u2019esercito. Due giorni dopo la presentazione del documento Monsignor Gerardi, vescovo di Citt\u00e0 del Guatemala e coordinatore del lavoro di ricerca e della pubblicazione viene brutalmente assassinato. Ancora oggi non sono stati identificati i mandanti politici della sua esecuzione e il caso resta aperto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Persone reclutate a forza tra la popolazione civile come strategia <em>contrainsurgente<\/em> durante la dittatura di Rios Montt, utilizzare inizialmente come arma di guerra per disarticolare e distruggere la guerriglia, in particolare l\u2019EGP \u2013 Ejercito Guerrillero de los Pobres \u2013 attiva in diverse zone della regione e, successivamente, come veri e propri gruppi paramilitari armati autorizzati a compiere perquisizioni, rappresaglie, torture, esecuzioni, massacri, violenze sessuali, cos\u00ec come le truppe militari regolari. (Fonte: RICARDO FALLA, <em>Masacres de la selva,<\/em> Guatemala 1975-1982, Editorial Universitaria, Guatemala, 1993).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 conclusa una settimana storica per il popolo Ixil che dal 18 aprile scorso ha visto il trasferimento a Nebaj, dalla capitale, del Tribunal B de Mayor Riesgo responsabile della ripresa del processo per genocidio contro l\u2019ex generale 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