{"id":306052,"date":"2016-04-23T18:18:45","date_gmt":"2016-04-23T17:18:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=306052"},"modified":"2016-04-23T18:18:45","modified_gmt":"2016-04-23T17:18:45","slug":"la-contrarieta-dei-costituzionalisti-al-progetto-revisione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/04\/la-contrarieta-dei-costituzionalisti-al-progetto-revisione\/","title":{"rendered":"La contrariet\u00e0 dei costituzionalisti al progetto di revisione"},"content":{"rendered":"<p>Che tra i costituzionalisti il progetto di revisione presentato dal Governo godesse di scarso consenso era un fatto ben noto. Basterebbe infatti rileggere il testo delle audizioni di Alessandro Pace, tra i fondatori dell&#8217;Associazione italiana dei costituzionalisti, del 10 novembre 2014 alla Camera e del 28 luglio 2015 al Senato, per cogliere la critica radicale al disegno di riforma (<a href=\"http:\/\/www.salviamolacostituzione.it\/\">www.salviamolacostituzione.it<\/a>). Il fatto nuovo \u00e8 che oltre 50 tra i pi\u00f9 autorevoli costituzionalisti italiani, subito dopo l\u2019approvazione definitiva del progetto da parte del Parlamento, in vista del pronunciamento popolare di ottobre attraverso il referendum, abbiano sentito il dovere di manifestare tutta la preoccupazione per un processo di riforma che rappresenta \u201cuna potenziale fonte di nuove disfunzioni del sistema istituzionale e nell\u2019appannamento di alcuni dei criteri portanti dell\u2019impianto e dello spirito della Costituzione\u201d. Il documento, che si potrebbe intendere come una lettera aperta a tutti i cittadini, pur rilevando anche alcuni aspetti positivi inseriti nella legge di revisione della Costituzione, non lascia dubbi su che cosa sia opportuno fare al momento di recarsi alle urne:\u00a0 \u201cl\u2019orientamento che esprimiamo \u00e8 contrario, nel merito, a questo testo di riforma\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Riproduciamo integralmente il documento dei costituzionalisti qui di seguito:<\/em><\/p>\n<p>Di fronte alla prospettiva che la legge costituzionale di riforma della Costituzione sia sottoposta a referendum nel prossimo autunno, i sottoscritti, docenti, studiosi e studiose di diritto costituzionale, ritengono doveroso esprimere alcune valutazioni critiche.<\/p>\n<p>Non siamo fra coloro che indicano questa riforma come l\u2019anticamera di uno stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione e di una sorta di nuovo autoritarismo. Siamo per\u00f2 preoccupati che un processo di riforma, pur originato da condivisibili intenti di miglioramento della funzionalit\u00e0 delle nostre istituzioni, si sia tradotto infine, per i contenuti ad esso dati e per le modalit\u00e0 del suo esame e della sua approvazione parlamentare, nonch\u00e9 della sua presentazione al pubblico in vista del voto popolare, in una potenziale fonte di nuove disfunzioni del sistema istituzionale e nell\u2019appannamento di alcuni dei criteri portanti dell\u2019impianto e dello spirito della Costituzione.<\/p>\n<ol>\n<li>Siamo anzitutto preoccupati per il fatto che il testo della riforma \u2013 ascritto ad una iniziativa del Governo \u2013 si presenti ora come risultato raggiunto da una maggioranza (peraltro variabile e ondeggiante) prevalsa nel voto parlamentare (\u201cabbiamo i numeri\u201d) anzich\u00e9 come frutto di un consenso maturato fra le forze politiche; e che ora addirittura la sua approvazione referendaria sia presentata agli elettori come decisione determinante ai fini della permanenza o meno in carica di un Governo. La Costituzione, e cos\u00ec la sua riforma, sono e debbono essere patrimonio comune il pi\u00f9 possibile condiviso, non espressione di un indirizzo di governo e risultato del prevalere contingente di alcune forze politiche su altre. La Costituzione non \u00e8 una legge qualsiasi, che persegue obiettivi politici contingenti, legittimamente voluti dalla maggioranza del momento, ma esprime le basi comuni della convivenza civile e politica. E\u2019 indubbiamente un prodotto \u201cpolitico\u201d, ma non della politica contingente, basata sullo scontro senza quartiere fra maggioranza e opposizioni del momento. Ecco perch\u00e9 anche il modo in cui si giunge ad una riforma investe la stessa \u201ccredibilit\u00e0\u201d della Carta costituzionale e quindi la sua efficacia. Gi\u00e0 nel 2001 la riforma del titolo V, approvata in Parlamento con una ristretta maggioranza, e pur avallata dal successivo referendum, \u00e8 stato un errore da molte parti riconosciuto, e si \u00e8 dimostrata pi\u00f9 fonte di conflitti che di reale miglioramento delle istituzioni.<\/li>\n<li>Nel merito, riteniamo che l\u2019obiettivo, pur largamente condiviso e condivisibile, di un superamento del cosiddetto bicameralismo perfetto (al quale peraltro sarebbe improprio addebitare la causa principale delle disfunzioni osservate nel nostro sistema istituzionale), e dell\u2019attribuzione alla sola Camera dei deputati del compito di dare o revocare la fiducia al Governo, sia stato perseguito in modo incoerente e sbagliato. Invece di dare vita ad una seconda Camera che sia reale espressione delle istituzioni regionali, dotata dei poteri necessari per realizzare un vero dialogo e confronto fra rappresentanza nazionale e rappresentanze regionali sui temi che le coinvolgono, si \u00e8 configurato un Senato estremamente indebolito, privo delle funzioni essenziali per realizzare un vero regionalismo cooperativo: esso non avrebbe infatti poteri effettivi nell\u2019approvazione di molte delle leggi pi\u00f9 rilevanti per l\u2019assetto regionalistico, n\u00e9 funzioni che ne facciano un valido strumento di concertazione fra Stato e Regioni. In esso non si esprimerebbero le Regioni in quanto tali, ma rappresentanze locali inevitabilmente articolate in base ad appartenenze politico-partitiche (alcuni consiglieri regionali eletti \u2013 con modalit\u00e0 rinviate peraltro in parte alla legge ordinaria &#8211; anche come senatori, che sommerebbero i due ruoli, e in Senato voterebbero ciascuno secondo scelte individuali). Ci\u00f2 peraltro senza nemmeno riequilibrare dal punto di vista numerico le componenti del Parlamento in seduta comune, che \u00e8 chiamato ad eleggere organi di garanzia come il Presidente della Repubblica e una parte dell\u2019organo di governo della magistratura: cos\u00ec che queste delicate scelte rischierebbero di ricadere anch\u2019esse nella sfera di influenza dominante del Governo attraverso il controllo della propria maggioranza, specie se il sistema di elezione della Camera fosse improntato (come lo \u00e8 secondo la legge da poco approvata) a un forte effetto maggioritario.<\/li>\n<li>Ulteriore effetto secondario negativo di questa riforma del bicameralismo appare la configurazione di una pluralit\u00e0 di procedimenti legislativi differenziati a seconda delle diverse modalit\u00e0 di intervento del nuovo Senato (leggi bicamerali, leggi monocamerali ma con possibilit\u00e0 di emendamenti da parte del Senato, differenziate a seconda che tali emendamenti possano essere respinti dalla Camera a maggioranza semplice o a maggioranza assoluta), con rischi di incertezze e conflitti.<\/li>\n<li>L\u2019assetto regionale della Repubblica uscirebbe da questa riforma fortemente indebolito attraverso un riparto di competenze che alle Regioni toglierebbe quasi ogni spazio di competenza legislativa, facendone organismi privi di reale autonomia, e senza garantire adeguatamente i loro poteri e le loro responsabilit\u00e0 anche sul piano finanziario e fiscale (mentre si lascia intatto l\u2019ordinamento delle sole Regioni speciali). Il dichiarato intento di ridurre il contenzioso fra Stato e Regioni viene contraddetto perch\u00e9 non si \u00e8 preso atto che le radici del contenzioso medesimo non si trovano nei criteri di ripartizione delle competenze per materia &#8211; che non possono mai essere separate con un taglio netto &#8211; ma piuttosto nella mancanza di una coerente legislazione statale di attuazione: senza dire che il progetto da un lato pretende di eliminare le competenze concorrenti, dall\u2019altro definisce in molte materie una competenza \u201cesclusiva\u201d dello Stato riferita per\u00f2, ambiguamente, alle sole \u201cdisposizioni generali e comuni\u201d. Si \u00e8 rinunciato a costruire strumenti efficienti di cooperazione fra centro e periferia. Invece di imitarsi a correggere alcuni specifici errori della riforma del 2001, promuovendone una migliore attuazione, il nuovo progetto tende sostanzialmente, a soli quindici anni di distanza, a rovesciarne l\u2019impostazione, assumendo obiettivi non solo diversi ma opposti a quelli allora perseguiti di rafforzamento del sistema delle autonomie.<\/li>\n<li>Il progetto \u00e8 mosso anche dal dichiarato intento (espresso addirittura nel titolo della legge) di contenere i costi di funzionamento delle istituzioni. Ma il buon funzionamento delle istituzioni non \u00e8 prima di tutto un problema di costi legati al numero di persone investite di cariche pubbliche (costi sui quali invece \u00e8 giusto intervenire, come solo in parte si \u00e8 fatto finora, attraverso la legislazione ordinaria), bens\u00ec di equilibrio fra organi diversi, e di potenziamento, non di indebolimento, elle rappresentanze elettive. Limitare il numero di senatori a meno di un sesto di quello dei deputati; sopprimere tutte le Province, anche nelle Regioni pi\u00f9 grandi, e costruire le Citt\u00e0 metropolitane come enti eletti in secondo grado, anzich\u00e9 rivedere e razionalizzare le dimensioni territoriali di tutti gli enti in cui si articola la Repubblica; non prevedere i modi in cui garantire sedi di necessario confronto fra istituzioni politiche e rappresentanze sociali dopo la soppressione del CNEL: questi non sono modi adeguati per garantire la ricchezza e la vitalit\u00e0 del tessuto democratico del paese, e sembrano invece un modo per strizzare l\u2019occhio alle posizioni tese a sfiduciare le forme della politica intesa come luogo di partecipazione dei cittadini all\u2019esercizio dei poteri.<\/li>\n<li>Sarebbe ingiusto disconoscere che nel progetto vi siano anche previsioni normative che meritano di essere guardate con favore: tali la restrizione del potere del Governo di adottare decreti legge, e la contestuale previsione di tempi certi per il voto della Camera sui progetti del Governo che ne caratterizzano l\u2019indirizzo politico; la previsione (che peraltro in alcuni di noi suscita perplessit\u00e0) della possibilit\u00e0 di sottoporre in via preventiva alla Corte costituzionale le leggi elettorali, cos\u00ec che non si rischi di andare a votare (come \u00e8 successo nel 2008 e nel 2013) sulla base di una legge incostituzionale; la promessa di una nuova legge costituzionale (rinviata peraltro ad un indeterminato futuro) che preveda referendum propositivi e di indirizzo e altre forme di consultazione popolare.<\/li>\n<li>Tuttavia questi aspetti positivi non sono tali da compensare gli aspetti critici di cui si \u00e8 detto. Inoltre, se il referendum fosse indetto \u2013 come oggi si prevede &#8211; su un unico quesito, di approvazione o no dell\u2019intera riforma, l\u2019elettore sarebbe costretto ad un voto unico, su un testo non omogeneo, facendo prevalere, in un senso o nell\u2019altro, ragioni \u201cpolitiche\u201d estranee al merito della legge. Diversamente avverrebbe se si desse la possibilit\u00e0 di votare separatamente sui singoli grandi temi in esso affrontati (cos\u00ec come se si fosse scomposta la riforma in pi\u00f9 progetti, approvati dal Parlamento separatamente).<\/li>\n<\/ol>\n<p>Per tutti i motivi esposti, pur essendo noi convinti dell\u2019opportunit\u00e0 di interventi riformatori che investano l\u2019attuale bicameralismo e i rapporti fra Stato e Regioni, l\u2019orientamento che esprimiamo \u00e8 contrario, nel merito, a questo testo di riforma.<\/p>\n<p>Aprile 2016<\/p>\n<p>Francesco AMIRANTE Magistrato<br \/>\nVittorio ANGIOLINI Universit\u00e0 di Milano Statale<br \/>\nLuca ANTONINI Universit\u00e0 di Padova<br \/>\nAntonio BALDASSARRE Universit\u00e0 LUISS di Roma<br \/>\nSergio BARTOLE Universit\u00e0 di Trieste<br \/>\nErnesto BETTINELLI Universit\u00e0 di Pavia<br \/>\nFranco BILE Magistrato<br \/>\nPaolo CARETTI Universit\u00e0 di Firenze<br \/>\nLorenza CARLASSARE Universit\u00e0 di Padova<br \/>\nFrancesco Paolo CASAVOLA Universit\u00e0 di Napoli Federico II<br \/>\nEnzo CHELI Universit\u00e0 di Firenze<br \/>\nRiccardo CHIEPPA Magistrato<br \/>\nCecilia CORSI Universit\u00e0 di Firenze<br \/>\nAntonio D&#8217;ANDREA Universit\u00e0 di Brescia<br \/>\nUgo DE SIERVO Universit\u00e0 di Firenze<br \/>\nMario DOGLIANI Universit\u00e0 di Torino<br \/>\nGianmaria FLICK Universit\u00e0 LUISS di Roma<br \/>\nFranco GALLO Universit\u00e0 LUISS di Roma<br \/>\nSilvio GAMBINO Universit\u00e0 della Calabria<br \/>\nMario GORLANI Universit\u00e0 di Brescia<br \/>\nStefano GRASSI Universit\u00e0 di Firenze<br \/>\nEnrico GROSSO Universit\u00e0 di Torino<br \/>\nRiccardo GUASTINI Universit\u00e0 di Genova<br \/>\nGiovanni GUIGLIA Universit\u00e0 di Verona<br \/>\nFulco LANCHESTER Universit\u00e0 di Roma La Sapienza<br \/>\nSergio LARICCIA Universit\u00e0 di Roma La Sapienza<br \/>\nDonatella LOPRIENO Universit\u00e0 della Calabria<br \/>\nJoerg LUTHER Universit\u00e0 Piemonte orientale<br \/>\nPaolo MADDALENA Magistrato<br \/>\nMaurizio MALO Universit\u00e0 di Padova<br \/>\nAndrea MANZELLA Universit\u00e0 LUISS di Roma<br \/>\nAnna MARZANATI Universit\u00e0 di Milano Bicocca<br \/>\nLuigi MAZZELLA Avvocato dello Stato<br \/>\nAlessandro MAZZITELLI Universit\u00e0 della Calabria<br \/>\nStefano MERLINI Universit\u00e0 di Firenze<br \/>\nCostantino MURGIA Universit\u00e0 di Cagliari<br \/>\nGuido NEPPI MODONA Universit\u00e0 di Torino<\/p>\n<p>Walter NOCITO Universit\u00e0 della Calabria<br \/>\nValerio ONIDA Universit\u00e0 di Milano Statale<br \/>\nSaulle PANIZZA Universit\u00e0 di Pisa<br \/>\nMaurizio PEDRAZZA GORLERO Universit\u00e0 di Verona<br \/>\nBarbara PEZZINI Universit\u00e0 di Bergamo<br \/>\nAlfonso QUARANTA Magistrato<br \/>\nSaverio REGASTO Universit\u00e0 di Brescia<br \/>\nGiancarlo ROLLA Universit\u00e0 di Genova<br \/>\nRoberto ROMBOLI Universit\u00e0 di Pisa<br \/>\nClaudio ROSSANO Universit\u00e0 di Roma La Sapienza<br \/>\nFernando SANTOSUOSSO Magistrato<br \/>\nGiovanni TARLI BARBIERI Universit\u00e0 di Firenze<br \/>\nRoberto TONIATTI Universit\u00e0 di Trento<br \/>\nRomano VACCARELLA Universit\u00e0 di Roma La Sapienza<br \/>\nFilippo VARI Universit\u00e0 Europea di Roma<br \/>\nLuigi VENTURA Universit\u00e0 di Catanzaro<br \/>\nMaria Paola VIVIANI SCHLEIN Universit\u00e0 dell&#8217;Insubria<br \/>\nRoberto ZACCARIA Universit\u00e0 di Firenze<br \/>\nGustavo ZAGREBELSKY Universit\u00e0 di Torino<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che tra i costituzionalisti il progetto di revisione presentato dal Governo godesse di scarso consenso era un fatto ben noto. 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Principali appartenenze e impegni locali (provincia di Bergamo): Consiglio Direttivo della Fondazione Serughetti La Porta (www.laportabergamo.it), Comitato provinciale per l\u2019abolizione delle barriere architettoniche (www.diversabile.it), Coordinamento provinciale di Libera (www.liberabg.it), Comitato bergamasco per la difesa della Costituzione (www.salviamolacostituzione.bg.it), Scuola di educazione e formazione alla politica We Care (www.scuolawecare.it), Redazione della rivista L\u2019Incontro e delle Edizioni Gruppo Aeper (www.aeper.it). Nel 2014 ha pubblicato insieme a Filippo Pizzolato \u201cL\u2019ABC della Costituzione\u201d per le Edizioni Gruppo Aeper con prefazione di don Luigi Ciotti. Nel 2018, insieme a Francesco Gesualdi e Antonio De Lellis, per CADTM Italia ha pubblicato il dossier \u201cFisco &amp; Debito. 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Principali appartenenze e impegni locali (provincia di Bergamo): Consiglio Direttivo della Fondazione Serughetti La Porta (www.laportabergamo.it), Comitato provinciale per l\u2019abolizione delle barriere architettoniche (www.diversabile.it), Coordinamento provinciale di Libera (www.liberabg.it), Comitato bergamasco per la difesa della Costituzione (www.salviamolacostituzione.bg.it), Scuola di educazione e formazione alla politica We Care (www.scuolawecare.it), Redazione della rivista L\u2019Incontro e delle Edizioni Gruppo Aeper (www.aeper.it). Nel 2014 ha pubblicato insieme a Filippo Pizzolato \u201cL\u2019ABC della Costituzione\u201d per le Edizioni Gruppo Aeper con prefazione di don Luigi Ciotti. Nel 2018, insieme a Francesco Gesualdi e Antonio De Lellis, per CADTM Italia ha pubblicato il dossier \u201cFisco &amp; Debito. 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