{"id":301421,"date":"2016-04-12T14:33:26","date_gmt":"2016-04-12T13:33:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=301421"},"modified":"2016-04-12T14:33:26","modified_gmt":"2016-04-12T13:33:26","slug":"diritti-umani-palestina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/04\/diritti-umani-palestina\/","title":{"rendered":"I diritti umani in Palestina"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2 parlare di diritti umani senza parlare di Palestina e non si pu\u00f2 parlare di Palestina senza parlare di diritti umani. Lo ha fatto il 24 marzo il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (Unhrc), con sede a Ginevra, approvando una risoluzione proprio su questo tema che esprime \u201cgrave preoccupazione per la continua e sistematica violazione dei diritti umani del popolo palestinese da parte di Israele, la potenza occupante\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le dimissioni a gennaio dell\u2019inviato speciale dell\u2019Onu per i diritti umani nei Territori palestinesi ci hanno per\u00f2 mostrato le difficolt\u00e0 nel lavoro delle organizzazioni internazionali. L\u2019indonesiano Makarim Wibisono ha lasciato l\u2019incarico perch\u00e9 non era mai stato autorizzato da Israele a recarsi nell\u2019area, come il suo predecessore, lo statunitense Richard Falk, giudicato di parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 non sorprende. Va detto che sebbene in casi abominevoli come quello della famiglia Dawabsha, distrutta dall\u2019incendio appiccato alla sua casa, siano evidenti le responsabilit\u00e0 individuali di coloni che mal sopportano la presenza di abitanti palestinesi nella vicinanza dei loro insediamenti illegali, il clima di impunit\u00e0 di cui godono le forze di occupazione e il fatto che le spedizioni punitive dei coloni vengano spesso fatte sotto gli occhi se non sotto la scorta dell\u2019esercito israeliano, fanno s\u00ec che si possa tranquillamente parlare di discriminazioni e di violenze di uno Stato che non rispetta i diritti umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/www.un.org\/ga\/search\/view_doc.asp?symbol=A\/HRC\/31\/L.37<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/it.euronews.com\/2016\/01\/05\/diritti-umani-si-dimette-l-inviato-dell-onu-in-palestina\/<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/english.wafa.ps\/page.aspx?id=JR1Jvha34212665091aJR1Jvh<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/osservatorioiraq.it\/punti-di-vista\/diritti-umani-palestina-intervista-riccardo-noury?cookie-not-accepted=1<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/www.mofa.pna.ps\/en\/2016\/04\/03\/the-ministry-of-foreign-affairs-welcomes-the-successful-conclusion-of-the-selection-process-by-the-united-nations-human-rights-council-for-the-position-of-the-un-special-rapporteur-on-the-situation-of\/<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le violazioni sono tante e tali che possono essere solo elencate per gruppi o categorie, a partire dagli episodi pi\u00f9 recenti:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">Dalla met\u00e0 di settembre, la repressione delle forze di occupazione israeliane ai danni della popolazione civile palestinese ha visto un tale incremento delle <strong>esecuzioni sommarie <\/strong>&#8211; con l\u2019uccisione a sangue freddo di pi\u00f9 di 200 persone, per lo pi\u00f9 molto giovani, che non rappresentavano un pericolo reale e i cui corpi in alcuni casi non sono stati nemmeno restituiti alle famiglie &#8211; da allarmare importanti settori della comunit\u00e0 internazionale, altrimenti troppo spesso assuefatta alle ingiustizie commesse contro il popolo palestinese.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/www.nad-plo.org\/etemplate.php?id=630<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/www.un.org\/sg\/statements\/index.asp?nid=9417<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/uk.reuters.com\/article\/uk-israel-palestinians-sweden-idUKKCN0UQ1NY20160112<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">Nello stesso periodo, \u00e8 aumentato il numero di arresti che hanno coinvolto anche bambini, e di <strong>\u201cdetenzioni amministrative\u201d <\/strong>senza processo, accompagnate da maltrattamenti e torture, tra cui spicca la nutrizione forzata imposta a chi, come il giornalista Al-Qeeq, aveva scelto insieme a tanti altri prigionieri politici palestinesi lo sciopero della fame come forma di protesta pacifica.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/www.dailymail.co.uk\/news\/article-3454264\/Writhing-agony-verge-organ-failure-Palestinian-journalist-87-DAY-hunger-strike-detention-without-charge-Israel-terror-activity.html<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/english.palinfo.com\/site\/pages\/details.aspx?itemid=77022<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/english.palinfo.com\/site\/pages\/details.aspx?itemid=76897<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">Anche le <strong>demolizioni <\/strong>hanno subito una forte accelerazione nel corso dell\u2019ultimo anno. Secondo uno studio commissionato dall\u2019OLP, le forze di occupazione israeliane nel 2015 hanno distrutto 478 edifici palestinesi, tra cui case, ambulatori e siti di interesse storico. Ad essere pi\u00f9 duramente colpite sono, da un lato, le famiglie a cui la casa \u00e8 stata demolita nell\u2019ambito della punizione collettiva con cui le forze di occupazione infieriscono sui parenti di chi \u00e8 gi\u00e0 stato eliminato come elemento pericoloso; e dall\u2019altro, per motivi espansionistici, le comunit\u00e0 dei beduini nel Negev.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/english.pnn.ps\/2016\/01\/14\/israel-outraged-by-palestinians-donating-to-rebuild-demolished-homes\/<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/english.pnn.ps\/2016\/03\/05\/february-2016-alone-97-palestinian-homes-demolished-by-israel\/<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">Oltre ad essere uno strumento di deterrenza contro la resistenza palestinese, le demolizioni sono infatti propedeutiche all\u2019espansione degli <strong>insediamenti<\/strong>, una delle forme pi\u00f9 eclatanti di come possano essere calpestati i diritti di un popolo. A met\u00e0 febbraio, il movimento israeliano Peace Now ha pubblicato il suo Rapporto annuale \u2013 relativo al 2015 &#8211; sulla situazione degli insediamenti in Cisgiordania. Il titolo del Rapporto parla chiaro: \u201cIl 2015 negli insediamenti: nessun congelamento\u201d, cio\u00e8 nessuno stop alla costruzione di unit\u00e0 abitative e infrastrutture illegali.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">https:\/\/peacenow.org\/entry.php?id=16942#.VscbWvnhCUm<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">https:\/\/settlementwatcheastjerusalem.files.wordpress.com\/2016\/02\/2015-in-settlements.pdf<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">Il <strong>Muro <\/strong>\u00e8 forse il simbolo pi\u00f9 evidente della prepotenza dei successivi governi israeliani. Ricordiamo che Israele cominci\u00f2 a costruire il Muro piantando cemento, recinzioni e filo spinato nel territorio della Cisgiordania occupata a partire dal giugno del 2002, al culmine della Seconda Intifada palestinese. Questa costruzione, si disse a Tel Aviv, era necessaria per motivi di sicurezza. Ma gi\u00e0 nel 2004 la Corte Penale Internazionale (ICJ) si espresse dicendo che il Muro rappresentava una \u201cannessione de facto\u201d della terra palestinese, in nessun modo giustificata da motivi di sicurezza. Conseguentemente, la ICJ decret\u00f2 che il Muro era illegale, chiese che fosse smantellato e intim\u00f2 ad Israele di pagare ai palestinesi riparazioni adeguate, aggiungendo che tutti gli altri Stati, ed in particolare le Nazioni Unite, sarebbero dovuti intervenire contro il Muro. Stando ai dati dell\u2019Istituto di Ricerca Applicata di Gerusalemme (ARIJ), se sar\u00e0 completato secondo i piani, l\u201985% del Muro si trover\u00e0 all\u2019interno della Cisgiordania. Lo scorso mese di luglio, con un pronunciamento sorprendente che ne contrastava uno precedente, la Corte Suprema d&#8217;Israele ha dato il via libera alla costruzione del \u201cMuro di Apartheid\u201d \u2013 o di Annessione &#8211; nel tratto che attraversa la valle di Cremisan, a Nord di Betlemme. La valle rappresenta la quintessenza della Palestina biblica, \u201cterra di ulivi e di vigne\u201d, nonch\u00e9 il principale \u201cpolmone verde\u201d per la popolazione che vive nell&#8217;area di Betlemme. Il tracciato del Muro di separazione voluto da Israele sta devastando questa zona, conosciuta come uno degli ambienti naturali pi\u00f9 belli di tutta la Terra Santa. Per contrastare lo scempio \u2013 condannato apertamente anche dal Vaticano &#8211; si \u00e8 mobilitata una vasta campagna internazionale.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/www.theguardian.com\/world\/2015\/aug\/18\/israel-resumes-work-controversial-separation-wall-cremisan-valley<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/www.avvenire.it\/Mondo\/Pagine\/israele-si-fara-il-muro-valle-cremisan.aspx<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/www.nad-plo.org\/etemplate.php?id=618<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">L\u2019impatto dell\u2019occupazione israeliana, degli insediamenti e del Muro sugli ulivi, sulla raccolta di olive e sulla societ\u00e0 palestinese si pu\u00f2 riassumere cos\u00ec: <strong>gli ulivi e le olive <\/strong>costituiscono da sempre la principale fonte di sostentamento del popolo palestinese. I palestinesi piantano ogni anno in Cisgiordania circa 10.000 nuovi alberi di ulivo, per lo pi\u00f9 da olio. L\u2019olio \u00e8 il secondo prodotto di esportazione della Palestina. Ad oggi circa il 48% del terreno agricolo (soprattutto in Cisgiordania) \u00e8 coltivato a ulivo. Per costruire il Muro di Separazione e le infrastrutture per gli insediamenti esclusivamente israeliani, le ruspe hanno sradicato finora pi\u00f9 di 800.000 alberi d\u2019ulivo mettendo a rischio la sopravvivenza di 80.000 famiglie. Ci\u00f2 equivarrebbe a dissodare l\u2019intero Central Park per ben 33 volte. Il Muro separa puntualmente i palestinesi dai loro ulivi, cosicch\u00e9 i coltivatori sono costretti a chiedere un permesso alle autorit\u00e0 israeliane per lavorare la propria terra e raccogliere le proprie olive. Incredibilmente, il 42% delle richieste ha esito negativo. Se tutto ci\u00f2 non bastasse, durante la raccolta i coltivatori subiscono costanti attacchi da parte dei coloni israeliani, che danneggiano volutamente le coltivazioni e perseguitano letteralmente i coltivatori, sparando non solo in aria. Per questo si \u00e8 mobilitato gi\u00e0 da qualche anno un accompagnamento internazionale nonviolento alla raccolta delle olive organizzato dal Servizio Civile Internazionale, AssopacePalestina e Un Ponte Per. E per questo il Presidente Abu Mazen ha voluto ricordare gli ulivi palestinesi alla Conferenza dell\u2019ONU sul Clima che si \u00e8 tenuta Parigi.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">https:\/\/www.middleeastmonitor.com\/news\/middle-east\/22724-israeli-army-razes-agricultural-land-uproots-olive-trees-in-west-bank<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">Nemmeno il <strong>diritto alla salute <\/strong>\u00e8 cos\u00ec scontato per il popolo palestinese. Ricordiamo l\u2019azione dei soldati israeliani appartenenti alla sezione \u201cMistaravin\u201d, che, a fine novembre, travestiti da palestinesi, hanno fatto irruzione in un ospedale di Hebron (Cisgiordania) con le mitragliette nascoste sotto i vestiti portandosi via un uomo ricoverato e uccidendo sul posto suo cugino. E ricordiamo come l\u2019esercito israeliano avesse gi\u00e0 fatto irruzione nell\u2019ospedale Makassed di Gerusalemme Est per ben tre volte, forzando l\u2019accesso alle cartelle cliniche dei pazienti e violandone la privacy. Questa struttura sanitaria era stata ripetutamente esposta al lancio di gas lacrimogeni che avevano colpito il personale e i pazienti. Ma un trattamento simile viene riservato alla Mezzaluna Rossa Palestinese, costantemente vittima di attacchi da parte dell\u2019esercito israeliano. Tra ottobre e dicembre, l\u2019esercito ha compiuto almeno 277 aggressioni che hanno portato al ferimento di pi\u00f9 di 130 paramedici e volontari, e al danneggiamento di 76 ambulanze. Inoltre, in 70 diverse occasioni \u00e8 stato impedito alle squadre di soccorso di raggiungere le persone malate o ferite che avevano bisogno del loro aiuto.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"OOg4jDz6mT\"><p><a href=\"https:\/\/www.amnesty.org\/en\/latest\/press-release\/2015\/11\/israel-opt-investigate-apparent-extrajudicial-execution-at-hebron-hospital\/\">Israel\/OPT: Investigate apparent extrajudicial execution at Hebron hospital<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; visibility: hidden;\" title=\"&#8220;Israel\/OPT: Investigate apparent extrajudicial execution at Hebron hospital&#8221; &#8212; Amnesty International\" src=\"https:\/\/www.amnesty.org\/en\/latest\/press-release\/2015\/11\/israel-opt-investigate-apparent-extrajudicial-execution-at-hebron-hospital\/embed\/#?secret=47HXIENmbL#?secret=OOg4jDz6mT\" data-secret=\"OOg4jDz6mT\" width=\"500\" height=\"282\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">Il <strong>diritto allo studio <\/strong>in un luogo sicuro, sancito dalla Convenzione internazionale sui diritti dell\u2019infanzia, viene continuamente calpestato. Lo dimostra anche il fatto che le forze di occupazione israeliane stiano bloccando la costruzione di scuole e distruggendo le scuole gi\u00e0 esistenti nei villaggi dei beduini intorno a Gerico. Lunghi e accidentati sono i percorsi che devono affrontare i giovani studenti palestinesi per raggiungere le loro scuole dai villaggi dove vivono, evitando di essere aggrediti dai coloni degli insediamenti circostanti. Terribili le vessazioni a cui vengono sottoposti questi ragazzi ai posti di blocco, come quello di Gerusalemme Est costruito ad ottobre, dove passano ogni giorno in 5.000 per raggiungere le scuole di Ras al-Amud. Il Ministero dell\u2019Istruzione ha spiegato poi che 45 scuole della Cisgiordania sono state recentemente attaccate dalle forze armate israeliane o dai coloni, e che almeno 19 studenti sono rimasti uccisi, mentre centinaia di alunni e decine di insegnanti sono stati feriti dai proiettili rivestiti di gomma o picchiati dai soldati, soffrendo di problemi respiratori per aver inalato gas lacrimogeni. 102 studenti e 15 insegnanti sono stati arrestati o rapiti, come \u00e8 avvenuto alla preside della scuola Beit al-Maqdes di Hebron, Haifa Abu Ramila, portata via da casa sua all\u2019alba. Nel migliore dei casi, \u00e8 stato impedito l\u2019accesso a scuola degli insegnanti, facendo saltare circa 800 lezioni. Ma gli studenti universitari sono ugualmente colpiti dalle aggressioni dell\u2019esercito israeliano. Sono gi\u00e0 80 gli studenti della Bir Zeit e centinaia gli studenti delle altre Universit\u00e0 rinchiusi nelle carceri israeliane per proteste contro l\u2019occupazione<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/www.middleeastrising.com\/israel-attacks-west-bank-college-twice-in-one-week\/<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"WDFEEF6ERo\"><p><a href=\"https:\/\/palsolidarity.org\/2015\/12\/attack-on-khadouri-university-continues\/\">Attack on Khadouri university continues<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; visibility: hidden;\" title=\"&#8220;Attack on Khadouri university continues&#8221; &#8212; Home\" src=\"https:\/\/palsolidarity.org\/2015\/12\/attack-on-khadouri-university-continues\/embed\/#?secret=fxftToDvLz#?secret=WDFEEF6ERo\" data-secret=\"WDFEEF6ERo\" width=\"500\" height=\"282\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/www.birzeit.edu\/news\/birzeit-university-condemns-israeli%E2%80%99s-constant-violations-right-education<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/english.wafa.ps\/index.php?action=detail&amp;id=30210\">http:\/\/english.wafa.ps\/index.php?action=detail&amp;id=30210<\/a><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">A partire dall\u2019autunno 2015 si \u00e8 scatenata una vera e propria <strong>guerra ai media <\/strong>e in particolare alle radio palestinesi. Le autorit\u00e0 israeliane ne hanno fatte chiudere svariate, soprattutto a Hebron, con il pretesto di presunte \u201cistigazioni contro Israele\u201d. Secondo il presidente di Radio Manbar al-Huriya, Ayman al-Qawasmi, che ha testimoniato come decine di soldati israeliani abbiano fatto irruzione nella sua radio interrompendo la trasmissione, confiscando e distruggendo materiale, si tratta di un tentativo di oscurare la narrazione palestinese e in particolare quella dei giornalisti che hanno documentato come Israele pianti regolarmente un coltello accanto ai palestinesi che vuole uccidere.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/www.imemc.org\/article\/73820?utm_source=dlvr.it&#038;utm_medium=twitter#.VkRCfawqv_s.facebook<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">La questione dei <strong>diritti dei rifugiati <\/strong>resta irrisolta. Come sappiamo, buona parte del popolo palestinese \u00e8 stata costretta ad abbandonare la propria terra prima, durante e dopo la costruzione della Stato di Israele nel 1948, in seguito alle successive guerre che hanno man mano ridotto il territorio della Palestina storica, portando, di fatto, ad uno stato di occupazione permanente. A nulla sono valse, sin qui, le risoluzioni ONU che, a partire dalla 194 (11 dicembre 1948) sanciscono il Diritto al Ritorno: \u201cI rifugiati che desiderano tornare alle loro case e vivere in pace con i loro vicini dovrebbero essere autorizzati a farlo il prima possibile, e un risarcimento dovrebbe essere pagato per le propriet\u00e0 di coloro che scelgono di non ritornare, cos\u00ec come per la perdita o i danni alle loro propriet\u00e0\u201d. Sono passati quasi 70 anni, la perdita di terre e propriet\u00e0 \u00e8 cresciuta a misura dell\u2019\u2019espansione territoriale di Israele, e non solo il principio del Diritto al Ritorno \u00e8 rimasto disatteso, ma le condizioni in cui vivono molti rifugiati sono andate peggiorando. Ad oggi, i rifugiati palestinesi sono 7 milioni, la maggior parte dei quali vive a non pi\u00f9 di 100 Km dal confine con Israele. Per lo pi\u00f9 assistiti dall\u2019Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l&#8217;Occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), questi rifugiati si sono visti ridurre di anno in anno i servizi prestati dall\u2019agenzia ONU.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/www.nad-plo.org\/etemplate.php?id=12&#038;more=1#2<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">http:\/\/english.palinfo.com\/site\/pages\/details.aspx?itemid=77190<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">Molti dei rifugiati si trovano a <strong>Gaza<\/strong>, che per\u00f2 rappresenta una prigione a cielo aperto per tutti coloro che la abitano. Il blocco della striscia di Gaza \u00e8 un esempio di punizione collettiva e costante del popolo palestinese, a cui si aggiungono azioni violente ricorrenti che per via del blocco assumono connotati ancora pi\u00f9 tragici. Gaza \u00e8 stata distrutta dai raid israeliani dell\u2019estate del 2014 che non hanno risparmiato le strutture sanitarie. Sono circa 17mila le persone ancora in attesa di cure. Oltre all\u2019impossibilit\u00e0 di svolgere liberamente qualsiasi attivit\u00e0 di sostentamento a cominciare dalla pesca, e in aggiunta al costante isolamento che vede migliaia di giovani nella necessit\u00e0 di uscire dalla Striscia per completare i propri studi, gli abitanti di Gaza sono costretti a vivere tra le macerie. La ricostruzione pi\u00f9 che lenta \u00e8 ferma. I soldi promessi all\u2019indomani degli oltre 50 giorni di bombardamenti indiscriminati sull\u2019enclave sono arrivati soltanto in parte, in una percentuale bassa e insufficiente a ricostruire le case degli abitanti di Gaza.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.nad-plo.org\/etemplate.php?id=114\">http:\/\/www.nad-plo.org\/etemplate.php?id=114<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si pu\u00f2 parlare di diritti umani senza parlare di Palestina e non si pu\u00f2 parlare di Palestina senza parlare di diritti umani. 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