{"id":298986,"date":"2016-04-06T15:50:07","date_gmt":"2016-04-06T14:50:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=298986"},"modified":"2016-04-06T15:50:07","modified_gmt":"2016-04-06T14:50:07","slug":"vera-inclusione-delle-persone-diversamente-abili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/04\/vera-inclusione-delle-persone-diversamente-abili\/","title":{"rendered":"Per una vera inclusione delle persone diversamente abili"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Foto di Sarah Seagull<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong><em>Un\u2019intervista, vera e vissuta con Amelia Massetti di <a href=\"http:\/\/www.artemisiaprojekt.de\/\">Artemisia<\/a>, una rete per famiglie italo-tedesche con figli e familiari diversamente abili in Germania. Amelia ci mostra la via verso l\u2019inclusione, oltre i fallimenti della politica tedesca dell\u2019inclusione. Vive a Berlino insieme a sua figlia Lia. Rimane un gran lavoro da fare per favorire una vera interazione tra persone diversamente abili e la societ\u00e0 tedesca. L\u2019inclusione all\u2019italiana potrebbe essere un modello utile da seguire in questo campo, questa la speranza e l\u2019obiettivo di Artemisia. <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Come hai trovato la tua via verso Artemisia?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Ho trovato la mia strada verso Artemisia attraverso <a href=\"https:\/\/retedonneberlino.wordpress.com\/\">Rete Donne<\/a>. Quando ho saputo che esisteva una piattaforma delle donne italiane all\u2019estero, appunto Rete Donne Berlino, mi sono messa in contatto. E gi\u00e0 dal primo incontro ho offerto la mia disponibilit\u00e0 perch\u00e9 avevo questa competenza riguardante le persone con diverse abilit\u00e0, ovvero nell\u2019ambito della disabilit\u00e0. Quindi ho offerto la mia competenza a genitori o famiglie con figli disabili in Germania.<\/p>\n<p>Da l\u00ec si \u00e8 tenuta una serie di incontri sul tema e mi \u00e8 stato chiesto di elaborare un progetto vero e proprio. Quindi si \u00e8 sviluppato in maniera molto pi\u00f9 grande di quello che immaginavo all\u2019inizio, nel senso che sono nate in me molte idee e il progetto si \u00e8 ampliato notevolmente e ancora deve essere ramificato. \u00c8 un progetto che definisco in continua trasformazione e che cresce a seconda delle energie e sinergie disponibili che vengono anche dal di fuori, dalle persone che sono disposte a lavorare e a mettere a disposizione le proprie qualificazioni nel campo della disabilit\u00e0. Dunque a questo punto Artemisia \u00e8 venuta incontro a me e non io incontro ad Artemisia, in quanto mi ha stimolato nel mio pensiero di ampliare queste idee di creare una piattaforma, un punto di riferimento per famiglie italiane che hanno figli disabili in Germania, a partire da Berlino. Infatti questo tema riguarda tutta la Germania. C\u2019\u00e8 bisogno di un luogo dove discutere di queste tematiche. Anche se si sa il tedesco, ci sono delle problematiche profonde, che \u00e8 complesso esprimere, se non ti puoi esprimere nella tua lingua madre. E quindi si crea questa doppia discriminazione per un genitore italiano o comunque straniero con un figlio disabile in Germania producendo pi\u00f9 isolamento e frustrazione. Per questo ho ritenuto necessario dar vita a questo progetto.<\/p>\n<p><strong><em>Quali sono gli obiettivi principali di Artemisia?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Artemisia persegue l\u2019obiettivo di creare un luogo dove le famiglie italo-tedesche o i genitori italiani con bambini diversamente abili possano incontrarsi e scambiare le loro esperienze e dare informazioni sia sull\u2019iter burocratico da perseguire che per affrontare insieme il tema che non \u00e8 semplice in una cultura diversa come quella tedesca, se poi non si padroneggia perfettamente la lingua. C\u2019\u00e8 bisogno di un luogo in cui affermare la propria identit\u00e0. Non solo per i genitori, ma anche per i figli disabili. Si trovano qui e sono esclusi, anche nelle scuole bilingui dove si richiede una maggiore competenza nell\u2019interazione nelle due lingue. Vengono esclusi dalla possibilit\u00e0 di confrontarsi con la cultura italiana (se non esclusivamente nella propria famiglia) perch\u00e9 si trovano in Germania. Avere un luogo dove posso vivere la mia cultura, scambiarmi con altri italiani e anche con altri figli disabili appartenenti alla stessa cultura, secondo me \u00e8 questa l\u2019idea portante\u2026 l\u2019obiettivo\u2026 e se poi questa struttura riesce a svilupparsi in tutta la Germania\u2026 pu\u00f2 anche diventare una piattaforma politica per parlare del tema dell\u2019inclusione a livello europeo. Noi italiani abbiamo una cultura dell\u2019inclusione e una metodologia pedagogica del tutto diverse, e questa differenza la sentiamo a pelle. Si tratta quindi di mostrare una serie di vantaggi dell\u2019Italia quando si tratta di inclusione di figli diversamente abili.\u00a0\u00a0 Scambiamo le conquiste della Germania, gli aspetti positivi, e offriamo anche noi le nostre conquiste positive per migliorare la qualit\u00e0 di vita delle famiglie e delle persone diversamente abili. Si tratta di uno scambio transnazionale.<\/p>\n<p><strong><em>Quali sono gli ostacoli fondamentali all\u2019inclusione in Germania?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Dal 2006 la Germania secondo la convenzione sulle persone diversamente abili ha applicato la possibilit\u00e0 dell\u2019inclusione nelle scuole. Ma siccome si tratta di una decisione degli stati federali di applicare quest\u2019inclusione o meno, questa scelta dipende dalla scuola, dalle famiglie o dal preside. Ci sono scuole, famiglie e presidi non interessati ad applicare questo principio dell\u2019inclusione, magari giustificandosi con il fatto che non ci sono i fondi o che magari manca una richiesta sufficiente da parte delle famiglie con figli diversamente abili\u2026 allora i genitori continuano a contattare le scuole speciali visto che le scuole speciali non sono state completamente abolite. In Italia invece le scuole speciali non esistono pi\u00f9. In Italia infatti da 40 anni si applica una metodologia che prevede l\u2019inclusione come obbligo. Le scuole sono obbligate ad accogliere i bambini disabili nel proprio tessuto scolastico. Questa \u00e8 la grande differenza rispetto alla Germania. L\u2019I\u00adtalia lavora da 40 anni con l\u2019inclusione. In Italia abbiamo una metodologia completamente diversa rispetto alla Germania. I tedeschi si trovano ancora in una fase sperimentale. Ne abbiamo anche discusso nel gruppo di Artemisia. I tedeschi dicono: ok, abbiamo dei bambini disabili in classe\u2026 per\u00f2 fanno delle ore di sostegno con una metodologia diversa in un altro ambito con una persona che si occupa del bambino o di un gruppo di persone diversamente abili. Questo \u00e8 un parcheggio e un\u2019esclusione, non una modalit\u00e0 di inclusione. Infatti la modalit\u00e0 di inclusione significa che il bambino disabile lavora insieme alla classe, accompagnato da personale specializzato. Non esiste la figura dell\u2019insegnante di sostegno come per esempio in Italia. Questa \u00e8 la modalit\u00e0 che va cambiata in Germania.<\/p>\n<p>Questa scelta della Germania ha comunque un aspetto epocale perch\u00e9 si crea un effetto domino in tutta la regione dell\u2019Europa centrale, ma bisogna ricordare che l\u2019Italia \u00e8 stata la prima ad iniziare con l\u2019inclusione. La differenza della Germania \u00e8 che non ascoltano le proposte, le modalit\u00e0 di inserimento, degli insegnanti italiani, che hanno un\u2019altra predisposizione in questo senso. E questa \u00e8 invece la modalit\u00e0 che va seguita. Per questo noi come gruppo di Artemisia dobbiamo acquisire una valenza politica pi\u00f9 forte. Dobbiamo riuscire a fare capire l\u2019importanza delle nostre modalit\u00e0 pedagogiche, mostrando che in Germania c\u2019\u00e8 una grande difficolt\u00e0 in questo senso. Gli stessi insegnanti fanno fatica a far capire il concetto di inclusione anche agli altri insegnanti. C\u2019\u00e8 ancora da lavorare tantissimo insieme in Germania. Particolarmente se si tratta di una scuola bilingue, in quanto per una persona disabile il problema del bilinguismo \u00e8 molto pi\u00f9 complesso. Allora \u00e8 l\u00ec che diventa ancora pi\u00f9 complesso spiegare che la persona disabile ha bisogno di frequentare anche la scuola bilingue. Soprattutto per identificarsi con la propria identit\u00e0 di provenienza, non si deve pertanto escludere che la persona disabile abbia la possibilit\u00e0 di apprendere due lingue o forse anche tre. Posso confermare che mia figlia capisce pi\u00f9 lingue. Attivamente parla solo il tedesco. Se avesse frequentato anche la scuola bilingue avrebbe avuto la possibilit\u00e0 di interagire anche in italiano, ma questo fino a qualche anno era impossibile. La capacit\u00e0 di apprendere pi\u00f9 lingue non \u00e8 esclusa per le persone diversamente abili. Recenti studi in proposito confermano questa teoria anche per le persone Down. Questo \u00e8 il punto. E bisogna considerare che l\u2019inclusione in Germania \u00e8 un problema difficile. E\u2018 anche complesso per le religioni e le culture diverse. Il rispetto delle altre culture e l\u2019inclusione sono temi collegati tra loro. Non devo solo accettare la tua cultura. Troviamo un punto di incontro, senza che l\u2019altro perda la propria identit\u00e0 culturale. Non vogliamo l\u2019assimilazione delle persone che vivono in un altro paese. Questo \u00e8 il messaggio importante che vorremmo trasmettere attraverso la rete di Artemisia.<\/p>\n<p>Ieri ho sentito un imam italiano che parlava degli attentati di Bruxelles. In Italia non ci sono stati ancora attentati. Probabilmente anche perch\u00e9 in Italia si interagisce con le altre religioni. I musulmani che si trovano in Italia non trovano dei problemi di inclusione e di interazione. Ed ascoltando il suo messaggio, ho pensato alla cultura dell\u2019inclusione che forse \u00e8 qualcosa di tipicamente italiano. La Germania deve lavorare ancora tantissimo su questo e capire che cosa significa inclusione. Mi ricordo quando mia figlia ha fatto la scuola elementare in uno dei progetti pilota qui a Berlino per l\u00b4inclusione&#8230; avevo grosse difficolt\u00e0 a spiegare alle insegnanti che cosa significava inclusione per me. Ma anche ai genitori\u2026. Mi ricordo di incontri\u2026. Mia figlia non veniva invitata ai compleanni. E io invitavo tutti, facevo grandi feste, pensando di riuscire ad attuare e realizzare l\u2019inclusione. E comunque mi sentivo dire dai genitori che avevano paura perch\u00e9 non sapevano come trattare Lia. Invece di agire in questo modo basterebbe chiedere alla madre. Non c\u2019era uno stimolo. Gli insegnanti non parlavano con i genitori. Non dicevano loro di includere i bambini disabili, di invitare anche loro. In Italia invece i disabili vengono invitati. L\u2019Inclusione \u00e8 un lavoro da fare insieme con gli insegnanti e con i genitori.<\/p>\n<p><strong><em>Quali sono gli sviluppi positivi degli ultimi anni in Germania?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il tentativo che stanno facendo molte scuole \u00e8 quello di includere bambini disabili. Abbiamo una facilit\u00e0 sempre maggiore per le persone disabili di muoversi nella citt\u00e0. Nel superamento delle barriere architettoniche per le persone con problemi motori la Germania \u00e8 al primo posto in Europa. Ci sono anche pi\u00f9 semafori che hanno il sistema audio per i non vedenti. La scrittura braille \u00e8 sempre pi\u00f9 implementata nei musei e in altri eventi culturali. Si sta facendo molto per includere persone disabili in Germania. Ma manca un rapporto socialmente inclusivo. Qui si deve lavorare ancora molto. Si devono chiudere le scuole speciali, le discoteche speciali e i luoghi separati dalla vita normale. Su questo tema c\u2019\u00e8 ancora da fare un grande lavoro, ma anche con le famiglie che preferiscono avere una garanzia di luogo protetto piuttosto che sentirsi inclusi nella societ\u00e0. Credo che ci vogliano ancora molti anni per parlare di cambiamenti positivi. Per esempio sul tema della sessualit\u00e0 e della vita insieme. Attualmente ci sono progetti abitativi cittadini che non sono in periferia. Le comunit\u00e0 abitative in passato e molto spesso fino ad oggi vengono collocate in periferia. Questo fatto ha un\u2019importanza e una valenza decisiva per lo sviluppo positivo dell\u2019inclusione. Certamente la Germania, avendo un welfare molto pi\u00f9 stabile, ci sono pi\u00f9 garanzie di sostegno economico per le famiglie e le persone diversamente abili che possono avere una qualit\u00e0 della vita pi\u00f9 garantita rispetto all\u2019Italia. Ma c\u2019\u00e8 ancora tantissimo da fare sul piano sociale.<\/p>\n<p><strong><em>Quanto \u00e8 importante agire insieme a livello socio-politico per cambiare la situazione?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>E\u2018 importante agire e lavorare insieme. Perch\u00e9 soltanto se le persone, la politica, le istituzioni si adoperano insieme alle persone diversamente abili e alle loro famiglie per capire le loro problematiche e per trovare strade comuni, si permette alle persone direttamente coinvolte di interagire con le istituzioni. Solo in questo modo potremmo apportare dei cambiamenti. Significa pianificare a livello economico, dare opportunit\u00e0 alle persone diversamente abili di entrare nel mondo della scuola e del lavoro, e non escluderlo in un lavoro come nelle <em>Werkstatt <\/em>dove ci sono solo persone diversamente abili, vanno modificate le leggi in proposito per creare maggiori opportunit\u00e0. Le persone diversamente abili devono avere la possibilit\u00e0 di partecipare alla vita scolastica dall\u2019inizio, non dopo. Se fin da piccolo sto con le persone diversamente abili, quando sono grande non avr\u00f2 paura di loro e imparer\u00f2 a interagire insieme. Questo \u00e8 il punto. E\u2018 questo che va fatto come lavoro politico. Non va fatto solo in Germania, ma ovunque. Si devono cambiare le leggi e investire economicamente. Si tratta di un lavoro continuo. Si devono qualificare gli insegnanti di sostegno per permettere l\u2019inserimento dei bambini diversamente abili nelle scuole. Si deve collaborare con gli altri insegnanti e con i genitori che hanno un grande bagaglio di esperienza e di competenze. E ripeto che il tema fondamentale consiste nell\u2019agire sul tema della diversit\u00e0. Perch\u00e9 se la diversit\u00e0 rimane una paura, \u00e8 un grave problema, visto che la diversit\u00e0 \u00e8 tutto. La diversit\u00e0 \u00e8 un\u2019altra cultura. La diversit\u00e0 \u00e8 il colore della pelle diverso. La diversit\u00e0 \u00e8 l\u2019omosessuale. La diversit\u00e0 \u00e8 quello che non conosco. Se si cambia questa idea della paura della persona diversa, se si riesce a fare un lavoro a tappeto, continuamente, si inizia ad imparare dalla diversit\u00e0. La diversit\u00e0 mi permette di svilupparmi. In questo modo trovo un modo di incontrarmi con l\u00b4altro che \u00e8 dentro di me. Non \u00e8 detto che chi \u00e8 pi\u00f9 dotato, sia pi\u00f9 felice. E\u2018 fondamentale agire insieme ampliando le varie competenze della vita.<\/p>\n<p><strong><em>Che cosa possiamo imparare dalle persone diversamente abili?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Possiamo imparare un mondo di cose. Possiamo imparare a sentire la gioia per il minimo indispensabile. Vi posso portare l\u2019esempio di mia figlia down che \u00e8 contenta con pochissimo. Quando vedo altri che non sono mai contenti. E poi vedo mia figlia a cui serve poco per essere felice. Un piccolo traguardo la rende felice. Aver fatto qualcosa da sola e in totale autonomia. Ogni piccolo passaggio per lei \u00e8 stata una grande conquista. E l\u2019ha resa felice. A me ha dato molta forza. E mi ha insegnato molto. Noi non siamo mai contenti. Vogliamo sempre di pi\u00f9. Vogliamo possedere, non siamo generosi. Lia quando era piccola ha sempre condiviso tutto con tutti. Ho dovuto fare uno sforzo per spiegarle che tutte le cose non si possono dare via. Ed \u00e8 stato difficile anche per me, perch\u00e9 anch\u2019io sono una persona generosa. In una certa maniera sentivo in questo una certa forma di religiosit\u00e0, di non appropriazione. Si dovrebbe vedere in questo una grande spiritualit\u00e0 che non si ritrova in altre persone. Sono capaci di sentire emozioni. L\u2019intuizione delle persone diversamente abili \u00e8 molto pi\u00f9 forte. Dobbiamo accogliere questa capacit\u00e0 intuitiva. Ci aiuterebbe a non perdere il nostro senso dell\u2019intuito che \u00e8 dentro di noi e che abbiamo messo da parte. Questo lo dovremmo imparare da loro. Dobbiamo anche sentire la gioia che abbiamo perso per strada. Forse le troppe conoscenze ci portano ad essere infelici. Per\u00f2 loro nella semplicit\u00e0 della vita ci insegnano a sentire la gioia. E questa \u00e8 una cosa che mi ha sempre affascinato, soprattutto nel caso di mia figlia.<\/p>\n<p>&#8211; See more at: http:\/\/promosaik.blogspot.it\/2016\/04\/amelia-massetti-per-una-vera-inclusione.html#sthash.Ry8leKj5.dpuf<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Foto di Sarah Seagull Un\u2019intervista, vera e vissuta con Amelia Massetti di Artemisia, una rete per famiglie italo-tedesche con figli e familiari diversamente abili in Germania. 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Insegnante di lingue e traduttrice, da anni si occupa di storia e religione islamica, di questioni politiche ed umanitarie, di femminismo e diritti umani e di storia medio-orientale ed africana. Tra le varie pubblicazioni, soprattutto in lingua tedesca, figurano i testi italiani sui Corsari del Mediterraneo e sul filosofo Ren\u00e9 Gu\u00e9non. 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