{"id":286000,"date":"2016-03-03T18:29:16","date_gmt":"2016-03-03T18:29:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=286000"},"modified":"2016-03-03T19:08:56","modified_gmt":"2016-03-03T19:08:56","slug":"mosul-lintervento-italiano-rischi-delle-grandi-dighe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/03\/mosul-lintervento-italiano-rischi-delle-grandi-dighe\/","title":{"rendered":"Mosul: l&#8217;intervento italiano e i rischi delle grandi dighe"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il 12 marzo in tutta Italia si manifester\u00e0 contro la guerra e per l\u2019uscita dalla NATO. L\u2019opposizione all\u2019invio di militari ed armi alla diga Mosul va inclusa nelle ragioni della mobilitazione.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Conosco la problematica tecnica della Diga di Mosul, o Saddam Dam, per aver lavorato in Iraq per l\u2019impresa, la Rodio di Milano, che esegu\u00ec i lavori, prima di ricerche geologiche e poi di consolidamento dal al. Visitai il sito e mi rifiutai di andarci a lavorare non per ragioni economiche, tecniche o politiche, ma perch\u00e9 non volevo trascorrere del tempo isolato dal mondo. Da allora ho per\u00f2 seguito le problematiche, sia tecniche che politiche, della struttura.\u00a0 La diga si trova 35 km a nord di Mosul, \u00e8 la pi\u00f9 grande in Irak, \u00e8 alta 131m., larga circa 3 km ed ha un bacino d\u2019acqua della capacit\u00e0 di 8 milioni di metri cubi, mai finora raggiunti.<\/p>\n<p>Un articolo del Manifesto di ieri informa che il governo iracheno ha firmato con la ditta italiana Trevi un contratto per la riparazione della diga per evitare il rischio di un possibile collasso del valore di 273 milioni di euro. Considerato che Mosul \u00e8 sotto il controllo dell\u2019ISIS, il governo italiano invier\u00e0 500 soldati a protezione dei lavori.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 un articolo del Washington Post del 30 ottobre 2007, del giornalista Amit R. Paley, informava l\u2019opinione pubblica mondiale che la diga era in pericolo di collasso, provocando le inondazioni di Mosul e di Baghdad e la morte di oltre 500.000 persone<\/p>\n<p>Un rapporto tecnico dell\u2019autorevole Army Corps of Engineers, dell\u2019anno prima,2006, definiva la diga la pi\u00f9 pericolosa del mondo.<\/p>\n<p>Dall\u2019invasione di Mosul da parte dell\u2019ISIS, o DAESH, nel 2014, l\u2019area attorno alla diga \u00e8 stata oggetto di operazioni militari, battaglie e bombardamenti, che possono anche aver peggiorato le condizioni delle fondazioni. Anche se il governo iracheno ha sempre negato ci\u00f2, probabilmente per non provocare panico.<\/p>\n<p>A fine 2015 i media italiani, e non solo, hanno informato che l\u2019impresa italiana Trevi stava trattando con il governo iracheno per acquisire i lavori di riparazione che dovrebbero iniziare a breve, visto che il contratto \u00e8 stato firmato.<\/p>\n<p>La proposta di inviare truppe italiane a difesa sia della diga che del cantiere sta sollevando delle obiezioni. La prima \u00e8 che il governo iracheno dovrebbe assicurare la sicurezza del sito, senza soldati italiani, che sarebbero di fatto essere impiegati in operazioni militari.<\/p>\n<p>Un esempio. L\u2019importante organizzazione ambientalista, Save the Tigris and Iraqui Marshes, non si oppone alla cooperazione tra il governo iracheno e la comunit\u00e0 internazionale, ma a livello tecnico tra esperti e consulenti, senza interventi di tipo militare.<\/p>\n<p><strong>Il governo italiano di Matteo Renzi afferma che l\u2019invio di maestranze italiane nell\u2019area della diga (una quarantina di tecnici, circa) richiede il dispiegamento di forze militari per proteggerli.<\/strong> Una motivazione ufficiale, ma non credibile.\u00a0\u00a0 L\u2019aumento ulteriore delle forze italiane che intervengono in Iraq non sarebbe per\u00f2 solo quantitativo ma anche qualitativo. Finora l\u2019Italia ha schierato 250 militari dell\u2019Aeronautica in Kuwait per le operazioni sull\u2019Iraq effettuate da 4 bombardieri Tornado e 2 droni Predator del tutto disarmati e impegnati in missioni \u201cnon letali\u201d di ricognizione e sorveglianza. A questi si aggiungono 650 militari di Esercito e Carabinieri impegnati ad addestrare le forze curde e irachene a Erbil e Baghdad oltre a unit\u00e0 di forze speciali. In tutto 750 militari a cui si unir\u00e0 presto un\u2019unit\u00e0 elicotteristica per il recupero di feriti e dispersi composta da 130 militari dell\u2019Aviazione dell\u2019Esercito con elicotteri da trasporto NH-90 e da combattimento Mangusta che opereranno da Erbil a favore di tutte le forze alleate nella regione.<\/p>\n<p><strong>L\u2019invio di un battaglione di<\/strong> <strong>fanteria<\/strong> meccanizzata (probabilmente bersaglieri della Brigata Garibaldi) con circa 450\/500 militari che difenderanno l\u2019area della diga attualmente lontana solo una decina di chilometri dal fronte che oppone le milizie curde ai combattenti dello Stato Islamico, porter\u00e0 l\u2019impegno in quell\u2019area a oltre 1.500 unit\u00e0 da combattimento con elicotteri da attacco e (si dice) persino artiglieria semovente con gli obici da 155 millimetri Pzh-2000. <strong>Una decisione in contrasto con una linea politica mantenuta finora e tesa a evitare<\/strong><strong> il coinvolgimento in azioni belliche<\/strong>. Se \u00e8 vero che gli elicotteri Mangusta (presenti anche in Afghanistan dove in pi\u00f9 occasioni hanno aperto il fuoco contro i talebani) possono risultare idonei a scortare i velivoli da trasporto, l\u2019eventuale presenza di artiglieria a lungo raggio sarebbe compatibile solo con la decisione di offrire supporto di fuoco ai curdi nell\u2019offensiva su Mosul che dovrebbe prendere il via in estate. In ogni caso la presenza di reparti e mezzi da combattimento comporta che gli italiani opereranno in prima linea e non nelle retrovie come \u00e8 accaduto fino a oggi. Esattamente quello che vuole Barack Obama e gli Stati Uniti.<\/p>\n<p>A Baghdad per\u00f2 non tutti sono entusiasti.<\/p>\n<p>Il ministro delle Risorse idriche, Mushsin Al Shammary, \u00f2 il 20 dicembre scorso, ha dichiarato che l\u2019Iraq \u00abnon ha bisogno di alcuna forza straniera per proteggere il suo territorio, i suoi impianti e la gente che ci lavora\u00bb. Il leader radicale scita Moqtada Sadr, uno dei protagonisti dell\u2019insurrezione contro le truppe alleate d\u2019occupazione nel 2004 (sue milizie uccisero e ferirono anche molti militari italiani nell\u2019area di Nassiryah tra il 2004 e il 2006) ha affermato che \u00abl\u2019Iraq \u00e8 diventato una piazza aperta a chiunque voglia violare i costumi e le norme internazionali\u00bb. <strong>Il presidente della Commissione Difesa del Parlamento iracheno,\u00a0 Hakim Zamili <\/strong>ha definito \u00abIrragionevole e illogico\u00bb il dispiegamento dei militari italiani Il portavoce delle Brigate sciite irachene Hezbollah, Jafaar al-Husseini, aveva detto chiaramente che \u00abQualsiasi forza straniera in Iraq sar\u00e0 considerata una potenza occupante a cui dobbiamo resistere\u00bb.<\/p>\n<p>Per Baghdad anche l\u2019urgenza dei lavori di ristrutturazione della diga non sembra essere poi cos\u00ec urgente . A fronte dei continui allarmi per il possibile cedimento dell\u2019infrastruttura lanciati dagli americani, vedi il citato rapporto dell\u2019Army Corps of Engineers, il ministro al-Shammary ha affermato che \u00a0\u00abTali previsioni sarebbero corrette se la quantit\u00e0 di acqua nel bacino fosse al massimo, mentre attualmente \u00e8 solo a un quarto\u00bb. Una situazione dovuta alla carenza di piogge e alla riduzione della quantit\u00e0 di acqua lasciata passare dalla Turchia negli ultimi due anni.<\/p>\n<p>Sulla base dei risultati raccolti al-Shammary e altri quattro ministri hanno presentato al governo un rapporto in cui non si fa alcun riferimento a un possibile imminente crollo e ha confermato che l&#8217;appalto assegnato alla Trevi prevede di \u00abaumentare e rafforzare\u00bb le iniezioni di cemento nelle fondamenta e di riparare un&#8217;apertura di scarico che serve a ridurre la pressione dell&#8217;acqua sulla diga in caso di emergenza. Quindi lavori limitati. In termini di sicurezza non convince poi la necessit\u00e0 di schierare un battaglione meccanizzato con carri armati, artiglieria ed elicotteri per protegger 40 tecnici da una minaccia che al massimo potrebbe essere costituita da azioni terroristiche considerato che una controffensiva in grande stile dell\u2019Isis in questo settore pare da escludere.<\/p>\n<p>In Italia sta crescendo l\u2019opposizione a questa decisione del governo di Matteo Renzi.<\/p>\n<p>A Viterbo, il 6 gennaio scorso, si \u00e8 formato un Comitato nonviolento per la revoca della decisione di inviare centinaia di soldati italiani alla diga di Mosul.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il comitato si prefigge di:<\/p>\n<ol>\n<li>opporsi all&#8217;invio di centinaia di soldati italiani alla diga di Mosul, e quindi interloquire con il Governo, il Parlamento e il Presidente della Repubblica affinch\u00e9 la decisione annunciata dal Presidente del Consiglio dei Ministri sia revocata dallo stesso governo, ovvero respinta dal parlamento, ovvero non ratificata e quindi vietata dal capo dello stato;<\/li>\n<li>esprimere questa opposizione con l&#8217;unico scopo di salvare vite umane;<\/li>\n<li>agire unicamente in forme e con metodi rigorosamente nonviolenti; assolutamente rispettosi della dignit\u00e0 e dell&#8217;incolumit\u00e0 di tutte le persone;<\/li>\n<li>riaffermare l&#8217;opposizione a tutte le guerre e a tutte le uccisioni;<\/li>\n<li>riaffermare l&#8217;impegno a difendere la vita, la dignit\u00e0 e i diritti di tutti gli esseri umani.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Alle persone ed alle associazioni che vogliono impegnarsi in questa iniziativa per la revoca della decisione governativa di inviare centinaia di soldati italiani alla diga di Mosul, il comitato propone:<\/p>\n<p>a) di scrivere al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Ministri, ai Parlamentari, al Presidente della Repubblica per chiedere che il governo receda da quella decisione;<\/p>\n<p>b) di invitare altre istituzioni, associazioni, persone, mezzi d&#8217;informazione ad impegnarsi al medesimo fine;<\/p>\n<p>c) di promuovere incontri ed iniziative di informazione e presa di coscienza al medesimo fine;<\/p>\n<p>d) di esprimersi e di agire in modi esclusivamente nonviolenti, nel rispetto della verit\u00e0 e della dignit\u00e0 umana di tutti gli interlocutori;<\/p>\n<p>d) di essere sempre assolutamente chiari nell&#8217;opposizione a tutte le guerre, a tutte le uccisioni, a tutte le violazioni dei diritti umani.<\/p>\n<p>Il comitato non prevede formali adesioni e si configura come mero movimento d&#8217;opinione inteso allo scopo di far revocare l&#8217;irragionevole, illegittima e pericolosissima decisione governativa di inviare centinaia di soldati italiani alla diga di Mosul.<\/p>\n<p>Il comitato auspica che in ogni provincia d&#8217;Italia si costituiscano altri comitati nonviolenti per lo stesso fine e con le stesse modalit\u00e0 di azione.<\/p>\n<p>Mittente: &#8220;Comitato nonviolento per la revoca della decisione governativa di inviare centinaia di soldati italiani alla diga di Mosul&#8221;, presso il &#8220;Centro di ricerca per la pace e i diritti umani&#8221; di Viterbo, strada S. Barbara 9\/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail<u>: nbawac@ tin.it, centropacevt@ gmail.com, <\/u><a href=\"mailto:centropaceviterbo@outlook.it\">centropaceviterbo@outlook.it<\/a><\/p>\n<p>Significative sono le parole dell\u2019Associazione Erinna-Centro antiviolenza, sempre di Viterbo:<\/p>\n<p>L\u2019Associazione ha aderito al Comitato nonviolento per la revoca della decisione governativa di inviare centinaia di soldati italiani alla diga di Mosul. Per lo straordinario valore di questa esperienza, la decisione dell\u2019assemblea di \u201cErinna\u201d di aderire al \u201cComitato nonviolento per la revoca della decisione governativa di inviare centinaia di soldati italiani alla diga di Mosul\u201d e\u2019 la piu\u2019 bella notizia in queste prime settimane di impegno della societ\u00e0\u2019 civile per far recedere il governo da una decisione insensata e inammissibile, e cos\u00ec salvare tante vite innocenti; ci ascolti il governo, ci ascolti il parlamento, ci ascolti il presidente della repubblica: sia immediatamente revocata quella decisione folle e sciagurata\u00bb<\/p>\n<p>Questo avvenimento, poi, richiama l\u2019attenzione sul fatto che le grandi dighe non promuovono uno sviluppo sostenibile. I fiumi devono, invece, diventare fonte di acqua, vita e pace. Le grandi dighe non devono essere viste solo come fonti di energia pulita, irrigazione, lavoro, fatti non completamente veri, ma devono essere presi in considerazione l\u2019impatto ambientale sul fiume e il suo territorio circostante, il mantenimento della biodiversit\u00e0 del fiume, i diritti dei popoli che condividono il fiume, la pace dei paesi e delle comunit\u00e0 lungo il fiume. Un esempio negativo \u00e8 il fiume Eufrate che scorre parallelo al Tigri. Questo fiume \u00e8 disseminato di dighe ed \u00e8 un disastro ambientale. Lo scorrere dell\u2019acqua \u00e8 drammaticamente diminuito, vi sono mancanze d\u2019acqua a tutte le comunit\u00e0 lungo il fiume, le cui acque sono fortemente inquinate, non possono essere bevute non possono essere usate per irrigare i campi. Le dighe dell\u2019Eufrate sono armi da guerra. Il Tigri non dovrebbe soffrire dello stesso destino. L\u2019acqua non conosce confini. La costruzione di grandi dighe senza consultare le comunit\u00e0 che vivono lungo i fiumi \u00e8 sconsiderata e porta a risultati drammatici. In Turchia mancano un paio d\u2019anni al completare la diga di Llsu, la pi\u00f9 grande sul fiume Tigri. La diga di Mosul sul fiume Tigri sta diventando una mortale arma da guerra e il futuro pu\u00f2 portare rischi anche pi\u00f9 grandi.<\/p>\n<p><strong>Vanno cercate delle alternative. Per la diga di Mosul, un\u2019alternativa alla riparazione della struttura e al sostanziale intervento militare, pu\u00f2 essere il controllato svuotamento dell\u2019immenso bacino d\u2019acqua.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Il 12 marzo in tutta Italia si manifester\u00e0 contro la guerra e per l\u2019uscita dalla NATO. 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