{"id":281340,"date":"2016-02-23T17:28:28","date_gmt":"2016-02-23T17:28:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=281340"},"modified":"2016-04-02T09:29:03","modified_gmt":"2016-04-02T08:29:03","slug":"lindustria-di-guerra-e-la-israele-nato-connection","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/02\/lindustria-di-guerra-e-la-israele-nato-connection\/","title":{"rendered":"L\u2019industria di guerra e la Israele &#8211; NATO connection"},"content":{"rendered":"<p>Ammonta a quasi 79 miliardi di dollari il budget finanziario che il governo israeliano ha destinato alle forze armate nei prossimi cinque anni; la met\u00e0 di essi serviranno a implementare il cosiddetto \u201cPiano Gideon\u201d finalizzato ad accrescerne le capacit\u00e0 di combattere contemporaneamente in pi\u00f9 teatri di guerra, \u201ccon un arsenale militare idoneo a protrarre gli interventi sia lungo il confine settentrionale con il Libano e la Siria che in altre aree conflittuali come la Striscia di Gaza, la West Bank o in Iran\u201d. Secondo quanto dichiarato dal portavoce del ministero della difesa israeliano, il \u201cPiano Gideon\u201d prevede un\u2019elevata prontezza, un\u2019esemplificazione organizzativa, avanzate capacit\u00e0 di combattimento aereo, marittimo, terrestre e sottomarino, nuove infrastrutture \u201cper rendere pi\u00f9 efficiente il controllo delle frontiere\u201d, tagli agli organici del personale militare professionale o di leva, dei servizi di supporto e di quelli non legati direttamente alle operazioni di guerra. Gli strateghi militari di Tel Aviv puntano poi a sviluppare le performance dei centri strategici e delle reti informatiche, creando un <em>Joint Cyber Command<\/em> che centralizzi tutte le operazioni \u201coffensive\u201d d\u2019intelligence e di raccolta dati sino ad oggi assegnate a diversi soggetti militari. Con il \u201cPiano Gideon\u201d sar\u00e0 ulteriormente potenziata la dotazione missilistica avanzata grazie all\u2019acquisizione di nuove batterie del sistema di <em>difesa aerea<\/em> \u201cIron Dome\u201d, all\u2019installazione dei nuovi sistemi anti-missile a corto e medio raggio \u201cDavid\u2019s Sling\u201d e \u201cArrow-3\u201d, all\u2019ammodernamento dell\u2019\u201cArrow-2\u201d gi\u00e0 operativo da alcuni anni, ecc..<\/p>\n<p>Una parte consistente dei finanziamenti per il nuovo piano di riarmo israeliano giunger\u00e0 ancora una volta dagli Stati Uniti d\u2019America. Nel 1997 Washington ha sottoscritto un accordo con Tel Aviv che ha autorizzato sino ad oggi il trasferimento di \u201caiuti\u201d militari per oltre 30 miliardi di dollari, mentre altri 3,1 miliardi giungeranno entro la fine del 2018. Quasi un terzo di questi fondi sono \u201cinvestiti\u201d nel campo della ricerca e dello sviluppo dei nuovi sistemi d\u2019arma; ad essi vanno aggiunti i finanziamenti USA riservati ad alcuni programmi strategici che vedono ad esempio le aziende statunitensi e israeliane cooperare nella progettazione e produzione di nuovi sistemi missilistici e\/o spaziali, non compresi tra gli \u201caiuti\u201d annuali alle forze armate d\u2019Israele. Un contributo rilevante allo sviluppo dell\u2019arsenale di morte israeliano \u00e8 giunto pure dall\u2019Unione europea: nel solo biennio 2012-13 i Paesi UE hanno concesso licenze per l\u2019esportazione di armi ad Israele per 983 milioni di euro, mentre due dei maggiori gruppi industriali nazionali produttori di armi (Elbit Systems e IAI &#8211; Israel Aerospace Industries), hanno avuto modo di partecipare &#8211; tra il 2007 e il 2014 &#8211; a progetti di ricerca finanziati dall\u2019Unione europea per un valore di 244 milioni di euro.<\/p>\n<p><strong>Israele tra i maggiori mercanti di morte al mondo<\/strong><\/p>\n<p>Gli imponenti aiuti finanziari USA e UE, sommati alle crescenti risorse che le autorit\u00e0 di Tel Aviv destinano al complesso militare-industriale nazionale per la ricerca, la sperimentazione e la produzione di sistemi d\u2019arma, hanno consentito ad Israele di collocarsi tra i primi dieci esportatori di armi al mondo. Nell\u2019ultimo decennio, il ministero della difesa ha autorizzato pi\u00f9 di 400.000 licenze di esportazione a circa 130 paesi stranieri. Nel 2012, l\u2019anno record dell\u2019export di armi israeliane, il valore totale delle esportazioni \u00e8 stato di 7,4 miliardi di dollari (+20% rispetto al 2011). Pi\u00f9 di un terzo del fatturato \u00e8 stato generato dal trasferimento di armi a paesi dell\u2019area Asia-Pacifico, mentre quasi un miliardo di dollari \u00e8 giunto dal mercato nord americano. Nel 2013 l\u2019export di armi israeliane si \u00e8 attestato in 6,54 miliardi di dollari, mentre l\u2019anno successivo si \u00e8 ridotto a 5,66 miliardi, il valore pi\u00f9 basso negli ultimi sette anni. Secondo il governo israeliano, la riduzione del fatturato sarebbe dovuta ai tagli ai programmi di acquisizione di nuovi sistemi bellici e alla riduzione dei bilanci della difesa negli Stati Uniti e in buona parte dei paesi europei. Nello specifico, nel 2014 le aziende israeliane hanno sottoscritto contratti per 937 milioni di dollari in Nord America, 724 milioni in Europa, 716 milioni in America latina, 318 milioni in Africa e 2,96 miliardi in Estremo Oriente, Sud-est asiatico, India e Oceania. La riduzione delle esportazioni verso l\u2019Asia e il Nord America \u00e8 stata comunque compensata in parte dalla crescita di quasi il 40% delle esportazioni verso il continente africano. Sempre nel 2014, il <em>National Cyber Bureau<\/em> (NCB) ha registrato esportazioni nel settore cyber-informatico per un valore complessivo di 6 miliardi di dollari, con un incremento del 100% rispetto all\u2019anno precedente. Secondo le prime stime ufficiali nel 2015 l\u2019export in questo settore sarebbe ulteriormente cresciuto di 500 milioni. Nel campo informatico e dell\u2019intelligence, dove sono inscindibili i legami tra il \u201ccivile\u201d e il militare e sono inevitabili le ricadute belliciste e sicuritarie, Israele controlla oggi tra il 5 e il 7% del mercato mondiale delle produzioni e dell\u2019export.<\/p>\n<p>I maggiori produttori israeliani di armi sono principalmente industrie a capitale statale come IAI &#8211; Israel Aerospace Industries (holding con il fatturato record nel 2014 di 3,8 miliardi di dollari), IMI (Israel Military Industries), Rafael Advanced Defense Systems, anche se negli ultimi anni sta crescendo in termini di fatturato e dimensioni delle esportazioni il ruolo delle imprese private (in Israele quasi 7.000 imprenditori privati si occupano di export di armi). I colossi israeliani operano principalmente nel settore elettronico, aerospaziale e missilistico. Il gruppo Rafael, ad esempio, si \u00e8 specializzato nella produzione di sistemi di telecomunicazione, radar e per la guerra elettronica; IMI (gruppo industriale per cui a fine 2013 \u00e8 stato predisposto un piano di privatizzazione da parte del governo), produce in particolare armi leggere, fucili, mitragliatori, munizioni, tank, cannoni, artiglieria pesante. Elbit Systems, una delle maggiori aziende in mano ai gruppi finanziari privati, si \u00e8 affermata invece nel campo delle cyber-war e delle tecnologie d\u2019intelligence. Con un fatturato annuale poco inferiore ai 3 miliardi di dollari, Elbit Systems ha aperto una propria filiale a Fort Worth (Texas) con 1.800 dipendenti, ottenendo dal Dipartimento della difesa e dai principali gruppi industriali militari statunitensi importanti commesse per lo sviluppo degli elicotteri da combattimento \u201cApaches\u201d e \u201cBlack Hawks\u201d, dei cacciabombardieri F-35, F-16 ed F-15, di sistemi missilistici, laser, ecc..<\/p>\n<p>Tra i prodotti d\u2019eccellenza del complesso militare-industriale israeliano, compare innanzitutto il sistema anti-missili balistici \u201cArrow\u201d, elaborato da IAI congiuntamente ai gruppi statunitensi Boeing, Lockheed Martin e Raytheon. La versione \u201cArrow 1\u201d risale ai primi anni \u201990, mentre l\u2019\u201cArrow 2\u201d \u00e8 stato testato la prima volta nel febbraio 2014 nel poligono californiano di Point Mugu contro un bersaglio simulante un missile Scud. Il programma di cooperazione missilistica israelo-statunitense prevede lo sviluppo dell\u2019\u201cArrow 3\u201d con una gittata ancora pi\u00f9 ampia e in grado di intercettare anche missili dotati di testate nucleari al di fuori dell\u2019atmosfera terrestre. Il primo test dell\u2019\u201cArrow 3\u201d \u00e8 stato condotto lo scorso 10 dicembre dalla base israeliana di Palmachim contro un missile bersaglio in volo sul Mediterraneo e che &#8211; nelle intenzioni di Tel Aviv &#8211; \u201csimulava le minacce balistiche iraniane\u201d.<\/p>\n<p>Le forze armate stanno sperimentando inoltre il sistema di \u201cdifesa aerea\u201d anti-missile \u201cDavid\u2019s Sling\u201d basato sui nuovi missili \u201cStunner\u201d co-prodotti da Rafael e Raytheon Company, con il rilevante contributo finanziario degli Stati Uniti d\u2019America (286 milioni di dollari circa). Al progetto collaborano pure Elta Sytems (azienda d\u2019elettronica avanzata controllata da IAI) ed Elisra (societ\u00e0 controllata da Elbit Systems). Il missile a propellente solido \u201cStunner\u201d pu\u00f2 raggiungere la velocit\u00e0 di Mach 7.5 e operare sino ad una distanza di 300 km. Il primo test del \u201cDavid\u2019s Sling\u201d \u00e8 stato realizzato l\u20191 aprile 2015 in un grande poligono israeliano del deserto del Negev, a cui ne \u00e8 seguito un altro alla vigilia di Natale, sotto la supervisione dell\u2019Israel Missile Defense Organization e dell\u2019US Missile Defense Agency. Secondo il Comando dell\u2019Aeronautica militare israeliana, il nuovo sistema missilistico diverr\u00e0 operativo entro l\u2019aprile 2016. Il sito specializzato <em>Analisi difesa<\/em> spiega che \u201cl\u2019accelerazione al programma va inquadrata alla luce degli ultimi sviluppi nei negoziati sul nucleare iraniano e come effetto delle recenti tensioni, per altro annunciate, tra Israele ed Hezbollah, oltre che alla necessit\u00e0 di colmare quel segmento di difesa lasciato vuoto dal Kippat Barzel (<em>Iron Dome<\/em>), sistema contro razzi, colpi d\u2019artiglieria e mortai che copre la fascia di bersagli lanciati da una distanza di 4-70 km, e dall\u2019<em>Arrow<\/em>, il sistema ad alta accelerazione contro missili balistici a lungo raggio\u201d.<\/p>\n<p>Allo sviluppo del settore missilistico ha contribuito anche la consolidata partnership tra le industrie militari israeliane e quelle indiane. India e Israele hanno cooperato in particolare nella progettazione e produzione del sistema missilistico superficie-aria a lungo raggio (LR SAM), noto anche come \u201cBarak-8\u201d, destinato alle unit\u00e0 da guerra indiane di ultima generazione e testato per la prima volta il 29 e 30 dicembre scorso (il governo indiano ha speso pi\u00f9 di un miliardo e mezzo di dollari per l\u2019acquisizione di questo nuovo sistema). Il \u201cBarak-8\u201d si avvale di un avanzato radar a scansione elettronica prodotto da IAI e di vettori missilistici realizzati da Rafael Advanced Defense Systems. Nel febbraio 2015, India e Israele hanno pure sottoscritto un accordo di cooperazione per sviluppare congiuntamente un sistema missilistico terra-aria a medio raggio (MRSAM) per l\u2019esercito indiano. Anche in questo caso gli investimenti previsti sfioreranno il miliardo e mezzo di dollari e le imprese israeliane \u201cbeneficiarie\u201d saranno ancora una volta IAI e Rafael. Quest\u2019ultima dovr\u00e0 fornire alle forze armate indiane anche 321 lanciatori e 8.356 missili anticarro di quarta generazione \u201cSpike\u201d.<\/p>\n<p><strong>Satelliti e droni per le guerre globali del Terzo Millennio<\/strong><\/p>\n<p>Altro settore in cui le imprese militari israeliane hanno assunto una vera e propria leadership a livello internazionale \u00e8 quello dei sistemi di telecomunicazione satellitare. Attualmente le IAI &#8211; Israel Aerospace Industries stanno sviluppando un piccolo satellite geostazionario dal peso di 2 tonnellate, denominato \u201cAmos-E\u201d, che consentir\u00e0 lanci da vettori di dimensioni ridotte. Questo satellite \u00e8 una miniversione dell\u2019\u201cAmos-6\u201d dal peso di 5,3 tonnellate, che sar\u00e0 lanciato in orbita nei primi mesi del 2016 da Cape Canaveral a bordo del vettore \u201cSpace-X Falcon 9\u201d. Nel 2017 diventer\u00e0 operativo pure il sistema satellitare \u201cVeNUS\u201d per il \u201cmonitoraggio della vegetazione e dell\u2019ambiente terrestre\u201d, cofinanziato dalle agenzie spaziali israeliana e francese. Sempre il gruppo IAI ha annunciato l\u2019avvio da parte della controllata ImageSat International del programma per un nuovo satellite spia ad alta capacit\u00e0 di risoluzione, denominato \u201cEros-c\u201d. Il nuovo satellite peser\u00e0 meno di 400 kilogrammi e sar\u00e0 lanciato nel 2018.<\/p>\n<p>Altro settore estremamente rilevante in termini strategici e finanziari \u00e8 quello degli UAV\/UCAV, gli aeromobili senza pilota o droni. Israele \u00e8 stato uno dei primi paesi al mondo a sperimentare e utilizzare velivoli da guerra senza pilota: le prime operazioni risalgono alla guerra in Libano nel 1982 e da allora non c\u2019\u00e8 stato conflitto scatenato dal governo in cui non siano stati utilizzati droni spia e\/o droni killer. Israele utilizza costantemente i droni nelle attivit\u00e0 di \u201csorveglianza\u201d a distanza in tutto il territorio palestinese e per reprimere le manifestazioni e le azioni di resistenza popolare contro l\u2019occupazione israeliana. Secondo il <em>Centro Al Mezan<\/em>, organizzazione per i diritti umani con sede a Gaza, pi\u00f9 di un migliaio di palestinesi della Striscia di Gaza sono stati uccisi da velivoli senza pilota israeliani nel periodo compreso tra il 2000 e il 2010.<\/p>\n<p>Nel maggio 2013 un rapporto della consulting statunitense <em>Frost &amp; Sullivan<\/em> ha evidenziato come Israele sia divenuto il principale esportatore al mondo di velivoli senza pilota, superando i giganti aerospaziali con sede negli Stati Uniti e nell\u2019Unione europea. Secondo <em>Frost &amp; Sullivan<\/em> le vendite all\u2019estero di droni israeliani hanno consentito un fatturato di 4,62 miliardi di dollari nel periodo 2005-2012. Il principale mercato degli UAV <em>made in Israele<\/em> \u00e8 l\u2019Europa, dove si registra pi\u00f9 della met\u00e0 delle esportazioni; seguono poi i paesi del Sud Est asiatico (il 33.3% dell\u2019export), il Sud America, il Nord America e l\u2019Africa. Per consolidare la leadership intercontinentale nel mercato dei droni, il gruppo IAI ha creato nel 2012 una vera e propria \u201caccademia\u201d specializzata nella formazione e nell\u2019addestramento del personale militare israeliano e straniero destinato alle operazioni con gli aerei senza pilota.<\/p>\n<p>Uno dei modelli che ha riscosso grande successo \u00e8 l\u2019\u201cHeron\u201d, drone prodotto da IAI e simile alla classe \u201cMQ-1 Predator\u201d in dotazione alle forze armate USA e italiane. In grado di volare ininterrottamente fino a 45 ore e a 30.000 piedi di quota, l\u2019\u201cHeron\u201d \u00e8 equipaggiato con radar modulari, sensori e attrezzature di telerilevamento altamente sofisticate per svolgere operazioni d\u2019intelligence e sorveglianza contro obiettivi terrestri e marittimi; dalla guerra in Libano nel 2006 il velivolo \u00e8 stato predisposto al trasporto di missili aria-terra convertendosi in uno spietato drone-killer. L\u2019\u201cHeron\u201d \u00e8 stato acquistato dalle forze aeree australiane, canadesi, francesi, indiane, tedesche e turche, mentre Brasile, Ecuador e Singapore hanno espresso l\u2019interesse ad acquisirlo a breve termine. Anche la NATO sta prestando attenzione alle prestazioni tecniche del drone israeliano: nel luglio 2015, in particolare, sono state condotte in Israele le prove di funzionamento in volo a bordo dell\u2019\u201cHeron\u201d del terminale di connessione dati TMA 6000 (prodotto dal gruppo francese Thales) e delle antenne di frequenza radio della israeliana Elisra. Il sistema TMA 6000, con una capacit\u00e0 di trasmissione fino a 137 Mb\/s, \u00e8 conforme al <em>NATO Standard Agreement 7085<\/em>, l\u2019accordo che assicura l\u2019interoperabilit\u00e0 secondo gli standard dell\u2019Alleanza nella trasmissione in tempo reale di video, immagini ed altri dati d\u2019intelligence, sorveglianza e riconoscimento dai sensori di bordo alle stazioni terrestri.<\/p>\n<p>Recentemente il ministero della difesa tedesco ha annunciato di voler prendere in leasing cinque velivoli \u201cHeron TP\u201d, la versione pi\u00f9 moderna del drone, per impiegarli sino al 2025 nelle operazioni all\u2019estero. Il contratto con IAI prevede una spesa poco inferiore ai 600 milioni di euro; inizialmente i droni saranno rischierati in alcune basi aeree israeliane e solo dopo il 2018 saranno trasferiti a Jagel, in Germania settentrionale, a disposizione dell\u2019unit\u00e0 dell\u2019aeronautica tedesca che con i cacciabombardieri \u201cTornado\u201d opera attualmente in Siria con la coalizione anti-Isis. Le forze armate della Germania utilizzano da alcuni anni il \u201cvecchio\u201d modello \u201cHeron 1\u201d in Afghanistan, dove altri sei paesi della coalizione internazionale a guida NATO hanno schierato altri droni prodotti da aziende israeliane. L\u2019\u201cHeron\u201d \u00e8 uno dei velivoli senza pilota pi\u00f9 utilizzati a livello internazionale per la vigilanza delle frontiere e in funzione anti-immigrazione. US SOUTHCOM, il Comando delle forze armate statunitensi per le operazioni in America centro-meridionale e nei Caraibi, lo impiega ad esempio per intercettare le imbarcazioni di migranti \u201cillegali\u201d o quelle utilizzate per il traffico di stupefacenti. L\u2019Unione europea e l\u2019agenzia Frontex per il \u201ccontrollo\u201d delle frontiere esterne Ue stanno valutando la possibilit\u00e0 di acquisire un numero imprecisato di \u201cHeron\u201d per usarli nella crociata anti-migrazione sferrata nel Mediterraneo.<\/p>\n<p>Un altro drone-killer impiegato in occasione della sanguinosa operazione <em>Protective Edge<\/em> a Gaza \u00e8 l\u2019\u201cHermes 900\u201d prodotto da Elbit Systems, una versione pi\u00f9 sofisticata dell\u2019\u201cHermes 450\u201d, altro velivolo senza pilota d\u2019attacco utilizzato dall\u2019esercito durante il conflitto in Libano nel 2006 e contro obiettivi civili palestinesi a Gaza e Cisgiordania tra il 2008 e il 2009. I droni \u201cHermes 450\u201d ed \u201cHermes 900\u201d sono stati venduti alla Colombia (agosto 2012) e al Brasile (gennaio 2014) dove sono stati usati per reprimere le proteste popolari alla vigilia e durante i campionati mondiali di calcio. Nel dicembre 2013 Elbit Systems, in joint venture con il gruppo industriale Thales, ha sottoscritto un accordo con il governo britannico per la produzione del sistema a pilotaggio remoto \u201cWatchkeeper\u201d, a partire dallo sviluppo dei droni versione \u201cHermes 450\u201d. L\u2019accordo, per il valore di un miliardo di dollari, prevede la consegna di 54 velivoli. Nel novembre 2015 \u00e8 stata la Svizzera a firmare un contratto di 200 milioni di dollari per l\u2019acquisizione di sei \u201cHermes 900\u201d; le autorit\u00e0 elvetiche si erano gi\u00e0 dotate della stessa tipologia di droni nel novembre 2014 grazie a un contratto di 280 milioni di dollari.<\/p>\n<p><strong>Killer robot e radar contro migranti e oppositori <\/strong><\/p>\n<p>In Israele \u00e8 pure rilevante la produzione dei mini-droni: tra i pi\u00f9 venduti all\u2019estero c\u2019\u00e8 lo \u201cSkylark I\u201d, anch\u2019esso di produzione Elbit Systems, che pu\u00f2 volare a medie altitudini sino a 6 ore consecutive, con un raggio di azione di 50-60 km. Lo \u201cSkylark I\u201d \u00e8 impiegato da alcuni battaglioni dell\u2019esercito israeliano a supporto delle unit\u00e0 di artiglieria (un esemplare \u00e8 caduto nell\u2019agosto 2015 durante un\u2019azione bellica nella Striscia di Gaza); il velivolo \u00e8 inoltre utilizzato dalle forze armate di Australia, Canada, Francia, Messico, Polonia e Svezia, ma probabilmente anche Croazia, Georgia, Macedonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria utilizzerebbero gli \u201cSkylark\u201d israeliani. Nel novembre 2015 pure il piccolo Uruguay si \u00e8 dichiarato interessato ad acquistare questi mini-droni per \u201cmonitorare alcune aree di frontiera che potrebbero essere colpite da minacce terroristiche\u201d. Sempre nell\u2019ambito della produzione degli UAV di piccole dimensioni, va segnalato che nel giugno 2012 le autorit\u00e0 russe hanno sottoscritto un accordo con Israele del valore di 400 milioni di dollari, per avviare in Russia la produzione dei \u201cBirdEye 400\u201d e dei \u201cSearcher 2\u201d progettati e realizzati da IAI &#8211; Israel Aerospace Industries.<\/p>\n<p>Elbit Systems e IAI hanno dato vita ad una joint venture (G-NIUS) a cui \u00e8 stata affidata la progettazione di robot e velivoli terrestri a pilotaggio remoto per l\u2019esercito israeliano, come ad esempio l\u2019\u201cArmored Personnel Carrier\u201d utilizzato in combattimento a Gaza nell\u2019estate 2014. Meno di due mesi fa, un altro velivolo terrestre senza pilota, il \u201cGuardium II\u201d, \u00e8 stato presentato dalle due aziende in occasione dell\u2019<em>Autonomous Robotics Unmanned System Expo<\/em>, la fiera internazionale dei velivoli da guerra a pilotaggio remoto tenutasi nella citt\u00e0 di Rishon Le Tzion, a sud di Tel Aviv. Questo velivolo sar\u00e0 dispiegato nei prossimi mesi al check point con Gaza, rafforzando ulteriormente i dispositivi di \u201ccontrollo\u201d della frontiera. Nel marzo 2014 ancora Elbit Systems ha annunciato la fornitura agli Stati Uniti d\u2019America di una rete di sistemi radar antri-intrusione e sensori elettro-ottici da installare in Arizona alla frontiera con il Messico (valore 145 milioni di dollari).<\/p>\n<p>Per le operazioni di \u201cvigilanza\u201d dei confini e dei centri urbani e la repressione di manifestazioni e proteste, le aziende israeliane hanno prodotto anche diversi modelli di \u201cpalloni aerostati\u201d in grado di trasportare sofisticati sistemi di telerilevamento e registrazione. Tra essi spicca il sistema \u201cSkystar 180\u201d prodotto da RT LTA Systems Ltd, in grado di volare per pi\u00f9 di 72 ore consecutive. Lo \u201cSkystar\u201d \u00e8 stato utilizzato dalle forze armate israeliane durante le operazioni nella Striscia di Gaza nell\u2019estate 2014 ed \u00e8 stato venduto agli eserciti e alle forze di polizia di Afghanistan, Brasile, Canada, Messico, Russia, Thailandia e di alcuni paesi africani.<\/p>\n<p>Israele si \u00e8 affermata anche nella produzione di sistemi e apparati da impiegare a bordo degli aerei radar e per la guerra elettronica. Tra essi c\u2019\u00e8 il radar EL\/M-2075 \u201cPhalcon\u201d di Elta Systems, gi\u00e0 montato su varie piattaforme, dai\u00a0Boeing 707 ai pi\u00f9 moderni Gulfstream G550 ed Airbus A330. Le apparecchiature del \u201cPhalcon\u201d presentano caratteristiche tecniche che gli consentono di resistere a gran parte dei sistemi di disturbo elettronico attualmente in uso. Oltre che all\u2019Aeronautica militare israeliana, il radar EL\/M-2075 \u00e8 stato venduto alle forze aeree di Cile e Singapore. Altro modello di \u201csuccesso\u201d prodotto da Elta Systems \u00e8 il radar tridimensionale ELM-2084 utilizzato con il sistema di \u201cdifesa\u201d aerea e anti-missile \u201cIron Dome\u201d. Nell\u2019ambito dell\u2019accordo di cooperazione militare-industriale sottoscritto nel novembre 2011 dai ministri della difesa israeliano e canadese, qualche mese fa \u00e8 stata formalizzata la decisione da parte dello stato nordamericano di dotarsi di dieci nuovi radar a medio raggio (MRR) che saranno coprodotti da Elta Systems e Rheinmetall Canada Inc., proprio a partire dal modello ELM-2084. Il contratto, del valore di 243 milioni di dollari, prevede che i nuovi radar con capacit\u00e0 di aereo-sorveglianza contro caccia, missili, razzi, proiettili d\u2019artiglieria e colpi di mortaio siano consegnati alle forze armate canadesi a partire del 2017.<\/p>\n<p>Anche l\u2019Italia ha acquisito i radar di Elta Systems per implementare la <em>Rete<\/em><em> di sensori di profondit\u00e0 per la sorveglianza costiera<\/em> della Guardia di finanza in funzione anti-sbarchi di migranti in Sicilia, Puglia e Sardegna. Si tratta nello specifico di una decina di impianti fissi e mobili EL\/M-2226 ACSR (<em>Advanced Coastal Surveillance Radar<\/em>), acquistati grazie alle risorse del \u201cFondo europeo per le frontiere esterne\u201d, programma quadro 2007-08 contro i flussi migratori. Gi\u00e0 impiegati dalle forze armate israeliane per la \u201cvigilanza\u201d di alcuni porti mediterranei, i radar EL\/M-2226 ACSR hanno una portata di oltre 50 chilometri e sono appositamente progettati per individuare imbarcazioni veloci di piccole dimensioni. Sino ad oggi l\u2019installazione delle postazioni fisse \u00e8 stata bloccata in Sardegna grazie alle azioni di lotta e ai ricorsi al TAR dei Comitati No radar ed Italia Nostra; in Sicilia, il radar anti-migranti installato a Melilli (Siracusa) non ha ancora ottenuto l\u2019autorizzazione all\u2019accensione per l\u2019alto pericolo di inquinamento elettromagnetico, mentre altri due impianti radar sono stati attivati invece nell\u2019isola di Lampedusa.<\/p>\n<p><strong>Italia e Israele, soci e alleati <\/strong><\/p>\n<p>Il complesso militare-industriale israeliano \u00e8 sicuramente uno dei pi\u00f9 affidabili partner strategici dell\u2019Italia. Negli ultimi quindici anni, in particolare, la cooperazione industriale e l\u2019import-export di sistemi da guerra sono cresciuti notevolmente e pericolosamente. Nel settembre 2001, l\u2019impresa israeliana BVR Systems ottenne ad esempio un contratto del valore di 7,1 milioni di dollari per realizzare un simulatore missioni per il caccia MB-339 prodotto da Alenia Aermacchi (gruppo Finmeccanica). L\u2019anno seguente, l\u2019Italia acquist\u00f2 da Elbit Systems alcuni sistemi missilistici ad alta precisione che furono destinati ai caccia dell\u2019Aeronautica. Il 16 giugno 2003 fu stipulato il <em>patto d\u2019acciaio<\/em> Roma-Tel Aviv con la firma del \u201cmemorandum\u201d d\u2019intesa in materia di cooperazione militare. Il \u201cmemorandum\u201d regola la reciproca collaborazione nel settore difesa, con particolare attenzione all\u2019interscambio di materiale di armamento, all\u2019organizzazione delle forze armate, alla formazione e all\u2019addestramento del personale e alla ricerca e sviluppo in campo industriale. L\u2019accordo quadro prevede inoltre la realizzazione di \u201cscambi di esperienze tra esperti delle due parti\u201d e la \u201cpartecipazione di osservatori a esercitazioni militari\u201d. Esso \u00e8 stato approvato con voto quasi unanime del Parlamento italiano nel maggio 2005 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 7 giugno dello stesso anno.<\/p>\n<p>Per il boom nell\u2019interscambio di sistemi bellici si dovr\u00e0 attendere il 2012. In quell\u2019anno l\u2019Aeronautica militare italiana decise infatti di dotare i propri elicotteri EH101 e gli aerei da trasporto C27J \u201cSpartan\u201d e C130 \u201cHercules\u201d con il nuovo sistema di contromisure a raggi infrarossi DIRCM co-prodotto dall\u2019azienda Elettronica e dall\u2019israeliana Elbit Systems, con una spesa complessiva di 25 milioni e mezzo di euro. Fu pure raggiunto l\u2019accordo per armare gli elicotteri d\u2019attacco AW-129 \u201cMangusta\u201d di AugustaWestland (Finmeccanica) con i missili aria-terra a corto raggio \u201cSpike\u201d dell\u2019israeliana Rafael. Con una gittata tra gli 8 e i 25 km, gli \u201cSpike\u201d possono esseri equipaggiati con tre differenti tipologie di testata bellica a secondo dell\u2019uso: anticarro, antifanteria e per la distruzione dei bunker.<\/p>\n<p>Sempre nel 2012 Israele decise di sottoscrivere l\u2019accordo preliminare per l\u2019acquisto di 30 caccia M-346 \u201cMaster\u201d di Alenia Aermacchi da assegnare alle <em>Tigri volanti<\/em> del 102\u00b0 squadrone dell\u2019Aeronautica per la formazione dei piloti dei cacciabombardieri. Successivamente denominato dagli israeliani \u201cLavi\u201d (<em>leone<\/em> in ebraico), l\u2019M-346 \u00e8 il velivolo da addestramento \u201cpi\u00f9 avanzato oggi disponibile sul mercato ed \u00e8 l\u2019unico al mondo concepito appositamente per i piloti destinati ai velivoli militari ad alte prestazioni di ultima generazione\u201d, come affermano i manager del gruppo Finmeccanica. \u201cPer la sua flessibilit\u00e0, pu\u00f2 essere configurato come un accessibile <em>advanced defence aircraft<\/em> per ruoli operativi. Il sistema integrato d\u2019addestramento dell\u2019M-346, oltre al velivolo, comprende anche un esaustivo <em>Ground Based Training System<\/em> che permette all\u2019allievo pilota di familiarizzare con le procedure e anticipare a terra le attivit\u00e0 addestrative che poi svilupper\u00e0 in volo\u201d.<\/p>\n<p>Grazie al caccia-addestratore italiano, gli allievi pilota israeliani possono prepararsi all\u2019utilizzo delle sofisticate tecnologie presenti sui pi\u00f9 importanti cacciabombardieri internazionali (F-15, F-16, Eurofighter, Gripen, Rafale, F-22, ecc.) e di quelli di \u201cquinta generazione\u201d come i Lockheed Martin F-35A <em>Joint Strike Fighter<\/em>, i cui primi esemplari giungeranno in Israele entro la fine del 2016 (Tel Aviv ha firmato un accordo con gli Stati Uniti per l\u2019acquisizione di 20 F-35 per un valore di 2,75 miliardi di dollari, con un\u2019opzione per altri 55 velivoli). I \u201cLavi\u201d, per\u00f2, non sono solo caccia-addestratori: armati con bombe e missili possono essere convertiti anche per attacchi contro obiettivi terrestri e navali. \u201cDall\u2019inizio del programma \u2013 spiega Alenia \u2013 il velivolo M346 \u00e8 stato concepito con l\u2019aggiunta di capacit\u00e0 operative, con l\u2019obiettivo di fornire un aereo da combattimento multiruolo molto capace, particolarmente adatto per l\u2019attacco a terra e di superficie compreso il CAS (<em>Close Air Support<\/em>), COIN (<em>COunter INsurgency<\/em>) o anti-nave, nonch\u00e9 le missioni di polizia aerea\u201d.<\/p>\n<p>Il giro d\u2019affari della commessa dei caccia si attesta intorno al miliardo di dollari. L\u2019accordo ha previsto che l\u2019assemblaggio dei \u201cMaster\u201d sia svolto nello stabilimento Alenia Aermacchi di Venegono Inferiore (Varese); l\u2019azienda italiana cura inoltre parte della logistica e le attivit\u00e0 di manutenzione e riparazione degli M-346 nel <em>Ground Training Center<\/em> realizzato da Elbit Systems e IAI &#8211; Israel Aircraft Industries nella base aerea di Hatzerim, a una decina di chilometri da Be\u2019er Sheva, nel deserto del Negev. Esistono per\u00f2 altre vantaggiose contropartite per le industrie israeliane: Elbit Systems, ad esempio, ha sviluppato una parte dei simulatori di volo e i software dei \u201cLavi\u201d che consentono ai piloti di esercitarsi alla guerra elettronica, all\u2019individuazione delle installazioni radar nemiche e all\u2019uso di sistemi d\u2019arma avanzati. Elbit ha pure messo a punto i futuristici elmetti da combattimento <em>Targo<\/em> per gli allievi piloti con un\u2019altissima risoluzione d\u2019immagine per le ricognizioni aeree sia nelle missioni diurne che notturne.<\/p>\n<p>I primi addestratori M-346 sono stati consegnati nel luglio 2014, nei giorni in cui le forze armate israeliane erano impegnate nella sanguinosa operazione \u201cBordo protettivo\u201d a Gaza. Il 23 giugno 2015 si \u00e8 invece tenuta ad Hatzerim la cerimonia di consegna del grado di ufficiale al primo gruppo di cadetti del <em>170th IAF (Israel Air Force) training course<\/em>, a conclusione del periodo di addestramento sul nuovo velivolo. \u201cGrazie ai caccia avanzati M-346, possiamo addestrare i nostri piloti in modo realistico, accrescendo le loro abilit\u00e0 in volo nell\u2019affrontare le minacce e condurre al termine le missioni assegnate\u201d, ha spiegato a <em>The Jerusalem Post<\/em> il maggiore Erez, vicecomandante dello squadrone d\u2019addestramento. \u201cAll\u2019inizio i piloti apprendono come ingaggiare un singolo aereo nemico, poi si addestrano nel combattimento aria-aria contro caccia multipli e ad affrontare i missili terra-aria posseduti dagli Hezbollah, dalla Siria e dall\u2019Iran\u201d. Il secondo stage addestrativo con gli M-346 ha affrontato scenari di guerra ancora pi\u00f9 complessi, come l\u2019\u201cintercettare un aereo passeggeri sequestrato o jet siriani che sono venuti a bombardare Tel Aviv\u201d o gli \u201cattacchi a lungo raggio che impongono tempi di volo prolungati\u201d.<\/p>\n<p>Contemporaneamente alla commessa dei caccia di Alenia Aermacchi, le forze armate italiane hanno formalizzato la decisione di acquistare due velivoli di pronto allarme (<em>Early warning and control &#8211; AEW&amp;C<\/em>) \u201cEitam\u201d del tipo \u201cGulfstream 550\u201d, prodotti da IAI ed Elta Systems, con relativi centri di comando, controllo e sistemi elettronici avanzati (valore complessivo 800 milioni di dollari circa). Selex Es (Finmeccanica), s\u2019incaricher\u00e0 per conto delle aziende israeliane di fornire i sottosistemi di comunicazione dei velivoli e i link tattici secondo gli standard NATO. L\u2019Italia si \u00e8 pure impegnata ad acquisire un sistema satellitare elettro-ottico ad alta risoluzione di seconda generazione \u201cOptasat 3000\u201d, prodotto anch\u2019esso da IAI ed Elbit Systems. <em>Prime contractor<\/em> degli israeliani \u00e8 Telespazio, azienda controllata da Finmeccanica e dalla francese Thales, a cui \u00e8 stata affidata la costruzione del segmento terrestre, il lancio da una base israeliana e la messa in orbita del nuovo sistema satellitare entro la fine del 2016. Dopo il completamento dei test da parte del Centro Spaziale del Fucino di Telespazio, il nuovo apparato sar\u00e0 pienamente integrato nel sistema satellite e radar \u201cCosmo-Skymed\u201d in uso alle forze armate italiane.<\/p>\n<p>Intanto le aziende italo-israeliane puntano a rafforzare la partnership per guadagnare nuove porzioni dei mercati d\u2019armi internazionali. Selex ES ed AEL Sistemas S.A, societ\u00e0 controllata da Elbit Systems e dalla brasiliana Embraer, hanno costituito nel 2013 una joint venture per la produzione di tecnologie e sistemi radar a scansione meccanica da destinare ai velivoli d\u2019attacco e di trasporto delle forze armate del Brasile e di altri paesi sudamericani. Alla joint venture \u00e8 stata assegnata la manutenzione e il supporto dei radar \u201cGabbiano T20\u201d di Selex, destinati ai velivoli di sorveglianza aerea Embraer KC-390 e probabilmente anche ai nuovi velivoli senza pilota acquistati dai militari brasiliani. La partnership tra Selex e AEL potrebbe allargarsi in futuro anche nel campo dell\u2019avionica di precisione e dei sistemi di sicurezza avanzati.<\/p>\n<p><strong>La trentesima stella della NATO <\/strong><\/p>\n<p>Quanto le forze armate statunitensi e di alcuni dei principali paesi NATO siano interessate alla produzione di armi e tecnologie militari israeliane \u00e8 provato da quanto accaduto qualche mese fa a Tel Aviv. Dal 19 al 21 maggio 2015, si \u00e8 tenuta infatti una convention <em>a porte chiuse<\/em> tra i capi delle forze aeree di otto paesi NATO (Canada, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Olanda, Polonia e Stati Uniti d\u2019America) e i manager delle maggiori imprese militari israeliane. \u201cSi tratta del primo incontro a questi livelli ma speriamo che da ora in poi se ne possa tenere almeno uno all\u2019anno per poter interscambiare le nostre esperienze con i colleghi della NATO e poter affrontare insieme le sfide a cui siamo chiamati\u201d, ha dichiarato il Comandante dell\u2019Aeronautica militare israeliana gen. Shachar Shohat, a conclusione del meeting. Secondo una nota del ministero della difesa, il gen. Shohat ha presentato ai generali NATO le attivit\u00e0 di <em>difesa aerea<\/em> espletate in occasione dei bombardamenti a Gaza nell\u2019estate 2014, \u201cquando i sistemi <em>Patriot<\/em> israeliani abbatterono due velivoli senza pilota e le batterie anti-missili <em>Iron Dome<\/em> riuscirono a intercettare quasi il 90% dei bersagli\u201d. Sempre secondo le autorit\u00e0 militari israeliane \u201cla conferenza ha previsto inoltre una visita alle imprese statali (Israel Aerospace Industries, Rafael e Israel Military Industries) che stanno sviluppando un ampio spettro di tecnologie di <em>pronto allarme<\/em>, intelligence, <em>difesa attiva<\/em> e guerra anti-UAV e anti-missile\u201d.<\/p>\n<p>Israele \u00e8 uno dei membri del cosiddetto \u201cDialogo mediterraneo\u201d della NATO sin da quando fu istituito nel dicembre 1994 dai ministri degli esteri dei paesi dell\u2019Alleanza Atlantica. Con Israele fanno parte del \u201cDialogo mediterraneo\u201d altri sei paesi africani e mediorientali: Algeria, Egitto, Giordania, Mauritania, Marocco e Tunisia. \u201cIl Dialogo mediterraneo \u00e8 un forum multilaterale dove le nazioni partner della regione possono discutere sulle questioni della sicurezza comune con gli alleati dell\u2019Europa e del Nord America\u201d, spiega la NATO. \u201cIl Dialogo riflette il punto di vista dell\u2019Alleanza secondo cui la sicurezza in Europa \u00e8 strettamente legata alla sicurezza e alla stabilit\u00e0 del Mediterraneo. Prioritariamente il Dialogo mediterraneo punta a conseguire una migliore conoscenza reciproca\u201d. A coordinare i programmi di cooperazione con i paesi partner di Africa e Medio oriente \u00e8 stato chiamato l\u2019Allied Joint Force Command (JFC) di Napoli, il Comando congiunto delle forze alleate di stanza nella nuova installazione NATO di Lago Patria. Nel JFC di Napoli vengono ospitate le conferenze annuali del Dialogo mediterraneo, l\u2019ultima delle quali si \u00e8 tenuta lo scorso 2 dicembre.<\/p>\n<p>Le relazioni tra Israele e l\u2019Alleanza Atlantica si sono intensificate negli ultimi quindici anni principalmente nella conduzione della <em>lotta al terrorismo<\/em>, della pianificazione degli interventi in caso di crisi ed emergenze, del controllo dei confini, della ricerca e soccorso e dell\u2019<em>assistenza umanitaria<\/em>.\u00a0Nel novembre 2004 fu firmato a Bruxelles un importante protocollo con cui si autorizz\u00f2 la realizzazione di esercitazioni militari tra le forze armate israeliane e la NATO. Un accordo complementare fu firmato nel marzo del 2005 dall\u2019allora Segretario Generale dell\u2019Alleanza Jaap de Hoop Scheffer e dal Primo ministro israeliano Ariel Sharon. Tre mesi pi\u00f9 tardi, alcune unit\u00e0 della marina israeliana furono impegnate per la prima volta in un\u2019esercitazione NATO in cui fu \u201csimulato\u201d un attacco ai sottomarini a largo del Golfo di Taranto. Nel luglio 2005 fu invece l\u2019esercito israeliano a fare il suo debutto in un\u2019esercitazione terrestre NATO in Ucraina a cui parteciparono 22 paesi dell\u2019Alleanza ed extra-NATO.<\/p>\n<p>Nel marzo 2006 si realizz\u00f2 il primo dispiegamento in Israele dei grandi aerei radar \u201cAwacs\u201d in dotazione alla forza di pronto allarme della NATO, mentre fu autorizzato il trasferimento in pianta stabile di un ufficiale di collegamento israeliano presso il JFC di Napoli. Nel giugno 2006, otto unit\u00e0 israeliane di stanza nel porto di Haifa furono trasferite nel Mar Nero per un\u2019esercitazione navale che l\u2019Alleanza Atlantica tenne congiuntamente ai paesi del Dialogo mediterraneo. Nell\u2019aprile 2007 sei unit\u00e0 della forza navale NATO furono inviate ad Eilat per partecipare ad un\u2019esercitazione insieme al distaccamento speciale della Marina israeliana nel Mar Rosso. Dopo un rischieramento nella base aerea statunitense di Nellis, Nevada, dal giugno al luglio 2008 alcuni cacciabombardieri israeliani parteciparono per la prima volta all\u2019esercitazione \u201cRed Flight\u201d, insieme ai velivoli da guerra provenienti da Australia, Giappone, India, Nuova Zelanda e Singapore.<\/p>\n<p>L\u2019Alleanza Atlantica e Israele sottoscrissero un <em>Programma di Cooperazione Individuale<\/em> che fu ratificato dai ministri della difesa NATO il 2 dicembre 2008, tre settimane prima del sanguinoso attacco israeliano a Gaza. Il testo dell\u2019accordo descriveva i principali settori in cui \u201cNATO e Israele coopereranno pienamente\u201d: il controterrorismo; lo scambio di informazioni tra i servizi d\u2019intelligence; la connessione di Israele al sistema elettronico NATO; l\u2019acquisizione degli armamenti; l\u2019<em>aumento delle esercitazioni militari<\/em>.<\/p>\n<p>Nel novembre 2009, durante la visita in Israele dell\u2019ammiraglio Gianpaolo Di Paola, al tempo presidente del Comitato militare alleato (e poi ministro della difesa italiano), fu stabilito che un\u2019unit\u00e0 missilistica israeliana partecipasse a pieno titolo all\u2019operazione navale NATO <em>Active Endeavor<\/em>, di \u201cprotezione del Mediterraneo contro le attivit\u00e0 terroristiche\u201d. Il 24 aprile 2010 Israele firm\u00f2 a Bruxelles un <em>security agreement<\/em> che stabil\u00ec la cornice per lo scambio con la NATO dei dati d\u2019intelligence e la \u201cprotezione congiunta\u201d delle comunicazioni riservate. Il 7 marzo 2013, il Segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ricevette a Bruxelles il presidente israeliano Shimon Peres per rafforzare la cooperazione militare nel campo della \u201clotta al terrorismo\u201d, delle \u201coperazioni coperte\u201d e della \u201cguerra non convenzionale\u201d. In quell\u2019occasione fu sottoscritto pure un accordo di mutua cooperazione, il cui contenuto \u00e8 ancora top secret, in vista dei nuovi piani di dispiegamento operativo e logistico delle forze armate statunitensi e NATO in Medio Oriente. \u201cIsraele \u00e8 un importante alleato della NATO nel Dialogo Mediterraneo\u201d, dichiar\u00f2 Anders Fogh Rasmussen a conclusione del vertice con Shimon Peres. \u201cIsraele \u00e8 uno dei nostri associati pi\u00f9 antichi. Affrontiamo le stesse sfide nel Mediterraneo orientale e le stesse minacce alla sicurezza del XXI secolo, cos\u00ec abbiamo tutte le ragioni per rendere ancora pi\u00f9 profonda e durevole la nostra associazione anche con gli altri paesi del Dialogo Mediterraneo\u201d. Il 9 febbraio 2014, lo stesso Rasmussen si rec\u00f2 in visita ufficiale in Israele per incontrare le autorit\u00e0 governative e militari.<\/p>\n<p>Il 17 novembre 2014 a La Hulpe, Belgio, si tenne una conferenza su <em>La cooperazione NATO-Israel<\/em>e, a cui parteciparono i rappresentanti politici e militari dell\u2019Alleanza Atlantica. Nel suo intervento, il vicesegretario generale della NATO Alexander Vershbow auspic\u00f2 un \u201cmaggiore coinvolgimento delle forze armate israeliane nelle attivit\u00e0 addestrative, nei programmi di formazione alleati e nelle operazioni di peacekeeping e di gestione delle crisi internazionali incluse quelle a guida NATO\u201d. Nuove consultazioni con le autorit\u00e0 militari israeliane per intensificare la cooperazione \u201calla luce degli odierni sviluppi nel Mediterraneo e in Medio Oriente\u201d si sono tenute a Tel Aviv il 12 e 13 ottobre 2015 in occasione della visita ufficiale del vice segretario generale NATO per le politiche di sicurezza, l\u2019ambasciatore Thrasyvoulos Terry Stamatopoulos.<\/p>\n<p>L\u2019ultima tappa della diabolica partnership Israele-NATO risale al 7 dicembre scorso, quando due unit\u00e0 da guerra assegnate allo <em>Standing NATO Maritime Group TWO (SNMG2)<\/em>, uno dei due gruppi navali di pronto intervento dell\u2019Alleanza, giungevano nel porto di Haifa provenienti da una missione \u201canti-pirateria\u201d nell\u2019Oceano Indiano. Prima di lasciare le acque israeliane, le navi da guerra NATO hanno partecipato con alcune unit\u00e0 della Marina israeliana all\u2019esercitazione <em>Passex<\/em>, finalizzata \u2013 come riferito dal governo &#8211; a \u201crafforzare l\u2019interoperabilit\u00e0 in campo navale tra la NATO e Israele\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Relazione alla <em>Conferenza Nazionale Palestina e dintorni<\/em>, organizzata dal Fronte Palestina, Roma, 23 gennaio 2016.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ammonta a quasi 79 miliardi di dollari il budget finanziario che il governo israeliano ha destinato alle forze armate nei prossimi cinque anni; la met\u00e0 di essi serviranno a implementare il cosiddetto \u201cPiano Gideon\u201d finalizzato ad accrescerne le capacit\u00e0 di&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":689,"featured_media":277212,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[47,52,1263],"tags":[230,2784,778,20214],"class_list":["post-281340","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-europa","category-medio-oriente","category-pace-disarmo","tag-armi","tag-droni","tag-israele","tag-usa"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>L\u2019industria di guerra e la Israele - NATO connection<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Ammonta a quasi 79 miliardi di dollari il budget finanziario che il governo israeliano ha destinato alle forze armate nei prossimi cinque anni; 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