{"id":271676,"date":"2016-01-26T20:40:46","date_gmt":"2016-01-26T20:40:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=271676"},"modified":"2016-01-27T07:02:48","modified_gmt":"2016-01-27T07:02:48","slug":"27gennaio-memoria-genocidi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/01\/27gennaio-memoria-genocidi\/","title":{"rendered":"27 Gennaio: in memoria di tutti i genocidi"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>\u201cSe comprendere \u00e8 impossibile, conoscere \u00e8 necessario.\u201d \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Primo Levi, <\/strong>in appendice a un\u2019edizione <em>di Questo \u00e8 un uomo<\/em>.<\/p>\n<p><strong><em>\u201cIl genocidio \u00e8 un atto criminale premeditato, organizzato sistematicamente e messo in atto con l\u2019obiettivo di sterminare delle comunit\u00e0 civili mirate, scelte in base a criteri di nazionalit\u00e0, razza o religione<\/em><\/strong><strong>.\u201d\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ryzard Kapuscinski, <\/strong>da Le Monde Diplomatique.<\/p>\n<p>Il 27 gennaio del 1945, sono trascorsi 71 anni, l\u2019Armata Rossa entrava nel campo di sterminio di Aushwitz, Oswiciem in polacco, e liberava i prigionieri superstiti. In quel giorno emerse in tutta la sua crudelt\u00e0 quello che era accaduto di atroce in quel campo di concentramento. Il mondo scopriva l\u2019orrore dell\u2019Olocausto. Con l\u2019avvento del nazismo di Hitler in Germania (1993\/1945) venne avviato lo sterminio del popolo ebraico in Europa. Le vittime di questo immane olocausto sono calcolate in oltre in oltre 6 milioni di persone, la gran parte di loro morta nei campi di sterminio. Durante questo periodo non furono sterminati solo ebrei, ma anche <strong>quei gruppi non conformi al disegno nazista di purezza<\/strong><strong> e <\/strong>perfezione della razza ariana: rom, omosessuali, neri, malati di mente, comunisti, slavi e via dicendo. Tutti quei gruppi definiti <strong>Untermenschen<\/strong><strong>,<\/strong> sotto persone. Tra il 1941 ed il 1945 nei campi di concentramento e di sterminio istituiti dal regime nazionalsocialista <strong>morirono, compresi gli ebrei, tra i dieci e i quattordici milioni di persone<\/strong><strong>.<\/strong><\/p>\n<p>A proposito di prigionieri politici, questa \u00e8 la testimonianza dello scrittore ultracentenario Boris Pahor in<em> \u201cTriangoli rossi, i campi di concentramento dimenticati.\u201d<\/em> Triangoli rossi erano i pezzi di stoffa che venivano appuntati al petto di prigionieri politici<em>. \u201cOgni Giorno della memoria si ripete sempre nello stesso modo: si parla molto di Auschwitz, si parla di Birkenau o Treblinka, di Buchenwald o di Mauthausen, ma quasi mai di Dora-Mittelbau, di Natzweiler-Struthof e altri campi riservati ai Triangoli rossi, i deportati politici. E spesso mi risentivo, qualche volta a voce alta, non perch\u00e9 sono stato un Triangolo rosso anch\u2019io, bens\u00ec perch\u00e9 avere sul petto, sotto il numero che sostituiva il nome e il cognome, il triangolo rosso, significava che ero stato catturato perch\u00e9 come soldato non mi ero presentato all\u2019autorit\u00e0 militare nazista, ma avevo scelto di oppormi in nome della libert\u00e0<\/em>&#8220;<em>.<\/em> <strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Questa data \u00e8 un giorno in cui non dobbiamo dimenticare che odio, violenza e illegalit\u00e0 possono riportare le tragedie del passato. Oggi stesso viviamo drammatici disastri. Le guerre d\u2019ingerenza dell\u2019imperialismo occidentale che hanno destabilizzato la Libia e il Medio Oriente. Il terrorismo islamista. Il terrore sionista in Palestina ed altro.<\/p>\n<p><strong>ALCUNI GENOCIDI DEL SECOLO SCORSO.<\/strong><\/p>\n<p>La storia del XX secolo conta oltre una decina di episodi di genocidio. Il termine episodio non \u00e8 comunque il migliore, poich\u00e9 questi massacri sono generalmente durati molto tempo. In ogni evento, lo svolgimento del massacro e dello sterminio della comunit\u00e0 perseguitata \u00e8 stato preceduto da un periodo di sofferenze, di privazione per fame, di umiliazione, di terrore. Inoltre, in tutti i casi i genocidi sono stati preparati ed eseguiti in contesti sociali di crisi economica, politica, culturale e morale profonda.<\/p>\n<p>Questa nota ne elenca alcuni, oltre l\u2019Olocausto del popolo ebreo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p><strong>Olocausto Herero e Nama nell\u2019 Africa tedesca, Deutsch-Sudwestafri<\/strong><\/p>\n<p>Fu il primo genocidio del 900. Tra il 1884 ed il 1908 la colonia tedesca,ora Naimbia fu il laboratorio per la creazione di campi di concentramento e la sperimentazione delle prime forme di eliminazioni di massa. Il piu famigerato campo campo di concentramento fu il Konzentrantionslager auf der Haifishensel vor Luderritzbucht nell\u2019 isola di Shark, dove si registr\u00f2 un taso di mortalit\u00e0 del 70%. Per il clima inospitale, freddo, la malnutrizione, le violenze fisiche e gli stupri, fu denominato Todesinsel, l\u2019isola della morte.Questi due popoli, herero e nama fu sterminato per essersi ribellati, coraggiosamente ed in armi, infliggendo perdite, contro l\u2019invasore tedesco. Significative sono le parole di Lothar Von Trotha, inviato con 20000 soldati per una vera e propria azione di annientamento, prima ai suoi superiori: \u201c<em>Ritengo preferibile che la nazione herero perisca piuttosto che infetti i nostri soldati e inquini la nostra acqua ed inquini i nostri cibi<\/em>\u201d. Poi al popolo herero:\u201d <em>Io, generale delle truppe tedesche indirizzo questa lettera al popolo herero. D\u2019ora in poi gli herero non sono pi\u00f9 sudditi tedeschi\u2026Devono lasciare il Paese (ndr: cio\u00e8 il territorio africano che appartiene loro). Qualsiasi herero scoperto all\u2019 interno del territorio tedesco, armato oppure no, con oppure senza bestiame sar\u00e0 ucciso. Non sar\u00e0 tollerata neppure la presenza di donne e bambini che dovranno raggiungere gli altri membri della loro trib\u00f9 (ndr: ossia morire di fame nel deserto), altrimenti saranno fucilati.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Non c\u2019 \u00e8 una contabilit\u00e0 esatta dei morti per le armi, di fame, nei campi di prigionia o nelle deportazioni. Alcuni dicono che i due popoli, herero e nama furono ridotti dell\u201980%.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Genocidio del popolo armeno.<\/strong><\/p>\n<p>Durante la prima guerra mondiale (1914-1918) si compie, nell\u2019area dell\u2019ex impero ottomano, in Turchia, il genocidio del popolo armeno (1915 \u2013 1923), il primo del XX secolo. Il governo dei Giovani Turchi, preso il potere nel 1908, attua l\u2019eliminazione dell\u2019etnia armena, presente nell\u2019area anatolica fin dal 7\u00b0 secolo a.C.<br \/>\nDalla memoria del popolo armeno, ma anche nella stima degli storici, perirono i due terzi degli armeni dell\u2019Impero Ottomano, circa 1.500.000 di persone. Molti furono i bambini islamizzati e le donne inviate negli harem. La deportazione e lo sterminio del 1915 vennero preceduti dai pogrom del 1894-96 voluti dal Sultano Abdul Hamid II e da quelli del 1909 attuati dal governo dei Giovani Turchi.<br \/>\nLe responsabilit\u00e0 dell\u2019ideazione e dell\u2019attuazione del progetto genocidario vanno individuate all\u2019interno del partito dei Giovani Turchi, \u201cIttihad ve Terraki\u201d (Unione e Progresso). L\u2019ala pi\u00f9 intransigente del Comitato Centrale del Partito pianific\u00f2 il genocidio, realizzato attraverso una struttura paramilitare, l\u2019Organizzazione Speciale (O.S.), diretta da due medici, Nazim e Chakir. L\u2019O.S. dipendeva dal Ministero della Guerra e attu\u00f2 il genocidio con la supervisione del Ministero dell\u2019Interno e la collaborazione del Ministero della Giustizia. I politici responsabili dell\u2019esecuzione del genocidio furono: Talaat, Enver, Djemal. Mustafa Kemal, detto Ataturk, ha completato e avallato l\u2019opera dei Giovani Turchi, sia con nuovi massacri, sia con la negazione delle responsabilit\u00e0 dei crimini commessi.<br \/>\nIl genocidio degli armeni pu\u00f2 essere considerato il prototipo dei genocidi del XX secolo. L\u2019obiettivo era di risolvere alla radice la questione degli armeni, popolazione cristiana che guardava all\u2019occidente.<br \/>\nIl movente principale \u00e8 da ricercarsi all\u2019interno dell\u2019ideologia panturchista, che ispira l\u2019azione di governo dei Giovani Turchi, determinati a riformare lo Stato su una base nazionalista, e quindi sull\u2019omogeneit\u00e0 etnica e religiosa. La popolazione armena, di religione cristiana, che aveva assorbito gli ideali dello stato di diritto di stampo occidentale, con le sue richieste di autonomia poteva costituire un ostacolo ed opporsi al progetto governativo.<br \/>\nL\u2019obiettivo degli ottomani era la cancellazione della comunit\u00e0 armena come soggetto storico, culturale e soprattutto politico. Non secondaria fu la rapina dei beni e delle terre degli armeni. Il governo e la maggior parte degli storici turchi ancora oggi rifiutano di ammettere che nel 1915 \u00e8 stato commesso un genocidio ai danni del popolo armeno.<br \/>\nIl 24 aprile del 1915 tutti i notabili armeni di Costantinopoli vennero arrestati, deportati e massacrati. A partire dal gennaio del 1915 i turchi intrapresero un\u2019opera di sistematica deportazione della popolazione armena verso il deserto di Der-Es-Zor. Il decreto provvisorio di deportazione \u00e8 del maggio 1915, seguito dal decreto di confisca dei beni, decreti mai ratificati dal parlamento. Dapprima i maschi adulti furono chiamati a prestare servizio militare e poi passati per le armi; poi ci fu la fase dei massacri e delle violenze indiscriminate sulla popolazione civile; infine i superstiti furono costretti ad una terribile marcia verso il deserto, nel corso della quale gli armeni furono depredati di tutti i loro averi e moltissimi persero la vita. Quelli che giunsero al deserto non ebbero alcuna possibilit\u00e0 di sopravvivere, molti furono gettati in caverne e bruciati vivi, altri annegati nel fiume Eufrate e nel Mar Nero.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Genocidi del colonialismo e fascismo italiani in Africa.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Libia<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;avventura coloniale in Libia, tra il 1911 e il 1931, fu accompagnata da orrori. deportazioni, bombardamenti, e l&#8217;uso di gas proibiti dalle convenzioni internazionali, campi di concentramento. Ad El Agheila e in altri campi di concentramento, secondo le stime pi\u00f9 attendibili, furono rinchiuse circa 80mila persone. E ne uscirono, probabilmente, un quarto di meno. Un calo di ventimila unit\u00e0 dovuto fame e sentenze di Tribunale militare speciale, il quale, quasi sempre, decretava la pena capitale per gli imputati.<\/p>\n<p>Colonialismo e fascismo italiani costarono al popolo libico un saldo di 100.000 morti su una popolazione di 700.000- 800.000.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Eritrea ed Etiopia<\/strong><\/p>\n<p>Il numero di morti eritrei dal 1890 al 1941 fu alto, anche se inferiore e di molto, a quello dei libici e degli etiopi. Per dare un\u2019idea del genocidio africano di cui l\u2019Italia coloniale e fascista \u00e8 responsabile, le perdite etiopi nella guerra del 1935 e 1936 furono 760.000, secondo il numero fornito dal Negus alla Societ\u00e0 delle Nazioni. Un numero forse non esatto, ma che indica la dimensione del massacro. In Etiopia a questo numero immenso, vanno aggiunte le perdite della prima guerra italo-etiope, 1895 \u2013 1896, e dopo le stragi di bambini, donne e uomini in seguito all\u2019 attentato a Graziani nel 1937, il massacro di Amazegna Wagni nel 1939 e i morti della seconda guerra mondiale in Africa Orientale.<\/p>\n<p>Gli eritrei che hanno pagato il pi\u00f9 alto prezzo di sangue furono i soldati dell\u2019esercito coloniale, gli\u00a0 ascari. Le stime, per\u00f2, sono molto vaghe. Per i soldati italiani morti in terra d\u2019Africa la contabilit\u00e0 \u00e8 precisa, i soldati eritrei sono carne da macello, qualche migliaio in pi\u00f9 o in meno ha poca importanza.<\/p>\n<p>Circa 2000 furono gli ascari morti nella prima guerra italo etiopica, tra il dicembre\u00a0del 1895 e l\u2019ottobre del 1896. Nella seconda guerra italo-etiopica, 1935-1936, gli ascari morti sono da 3500 a 4500.\u00a0 Contro gli inglesi i morti eritrei si stimano essere 10 000, solo 3700 nella battaglia di Gondar nel 1941. Queste morti di soldati di un popolo dominato, arruolati, con la costrizione o con il miraggio di sfuggire la fame, per combattere sotto la bandiera del dominatore devono essere addebitate al colonialismo ed al fascismo italiano.<\/p>\n<p><strong>Nocra, un lager africano<\/strong><\/p>\n<p>Colonialismo prima e fascismo poi crearono in Eritrea un sistema carcerario spietato. I campi di lavoro e di internamento furono molti, Assab, Massaua , Asmara, Cheren , Addi Ugri, Addi Caleh. Tra questi spicca il famigerato campo di concentramento di Nocra, nell\u2019omonima isola dell\u2019arcipelago Dakhlat, uno dei meno conosciuti orrori del dominio italiano in Africa.<\/p>\n<p>L\u2019isola, fu scelta perch\u00e9 i 55 km di distanza dalla costa, rendevano impossibile la fuga. Vi fu nel marzo 1893 il solo tentativo di fuga di massa, ma i fuggitivi furono catturati e passati per le armi. Il campo era costituto da un fabbricato di mattoni per le guardie e 200 tra tucul e tende per i prigionieri.<\/p>\n<p>Un paradiso tropicale nel Mar Rosso che si trasform\u00f2 in un inferno lungo cinquant\u2019anni: caldo e umidit\u00e0 provocavano una sete che la poca acqua salmastra proveniente da un pozzo aumentava. Oltre che per la sete la morte arrivava per la fame( erano concessi pochi grammi al giorno, e non tutti i giorni, di farina, t\u00e8 e zucchero), per le malattie (malaria, scorbuto e dissenteria) e per la fatica. In queste condizioni i prigionieri erano costretti a lavori forzati in una cava di pietra.\u00a0 Si sa che il numero di prigionieri arriv\u00f2 a 1000 e la media fu 500, ma non esiste una contabilit\u00e0 di quanti morirono.<\/p>\n<p>Un capitano della marina militare che la visit\u00f2 nel 1901 la descrisse cos\u00ec: \u201c<em>I detenuti, coperti di piaghe e d\u2019insetti, muoiono lentamente di fame, scorbuto e altre malattie. Non un medico per curare, 30 centesimi per il loro sostentamento, ischeletriti, luridi, in gran parte hanno perduto l\u2019uso delle gambe ridotti come sono a vivere costantemente sul tavolato alto un metro dal suolo.\u201d<\/em>\u00a0La realt\u00e0 che trovarono gli inglesi dopo quarant\u2019anni, quando la liberarono nel 1941, non fu molto diversa. Nocra fu, per le crudeli condizioni di prigionia, un vero e proprio campo di sterminio, una Auschwitz tropicale.<\/p>\n<p><strong>Genocidio dei popoli dell\u2019Indonesia.<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sterminio di comunisti.<\/strong><\/p>\n<p>Kusno Sosrodiharjo, noto come Sukarno, conosceva una frase in italiano: vivere pericolosamente. Chiam\u00f2 il discorso che tenne il 17 agosto 1965 in occasione della festa nazionale il 17 agosto: the year of living dangerously, l\u2019anno del vivere pericoloso. Molte furono, allora nel 1965, le decisioni di Sukarno, ritenute pericolose dall\u2019 imperialismo americano. Il pretesto per la sanguinaria controrivoluzione si verific\u00f2 il 30 settembre 1965: il colpo di Stato di un quartetto di colonelli che proclam\u00f2 \u00ab<em>un governo rivoluzionario\u00bb<\/em> dopo aver giustiziato alcuni membri dello stato maggiore della fazione di centro destra.<\/p>\n<p>Suharto,? responsabile delle truppe riserviste nazionali (KOSTRAD), il giorno dopo, il 1 ottobre 1965, prese il controllo di Jakarta e inizi\u00f2 la repressione. Il coinvolgimento della Cia, dell\u2019ambasciata degli Stati Uniti, cos\u00ec come dei servizi segreti britannici sono provati. Furono gli Stati Uniti a contribuire alla formazione per la guerra contro-insurrezionale degli ufficiali indonesiani nella Scuola ufficiali a Bandung (SESKOAD). La Cia svolger\u00e0 inoltre un ruolo chiave nell\u2019elaborazione della propaganda anticomunista dei golpisti, non solo facendo circolare false notizie sulle atrocit\u00e0 commesse dai comunisti, ma fomentando l\u2019odio razziale contro i cinesi o religioso contro gli atei. L\u2019ambasciata e l\u2019intelligence degli Usa avevano anche stilato un elenco di 5000 quadri di tutti i livelli del PKI (Partito Comunista Indonesiano) per l\u2019esercito indonesiano, facilitando cos\u00ec la distruzione fisica di questo partito.<\/p>\n<p>Nel periodo 1965\/1967, quasi un milione di comunisti indonesiani furono eliminati dalle forze governative aiutate da squadroni della morte.<\/p>\n<p><strong>Genocidio a Timor Est. <\/strong><\/p>\n<p>In seguito all\u2019invasione indonesiana di questo stato del sud-est asiatico, si \u00e8 registrato lo sterminio violentissimo di oltre <strong>250.000 persone in meno di cinque anni<\/strong>. L\u2019offensiva condotta dall\u2019esercito invasore puntava all\u2019annientamento di Timor Est nel ? massacrando la popolazione a pi\u00f9 riprese, provocando carestie e arrivando addirittura alla limitazione delle nascite tramite la sterilizzazione forzata delle donne. Si \u00e8 condotta la <strong>distruzione ragionata del sistema agricolo<\/strong> e intere famiglie di contadini, che prima abitavano sparsi sul territorio e sulle montagne, sono state trasferite in villaggi strategici per essere meglio controllate e affamate. I Timoresi <strong>perseverano nella resistenza<\/strong> grazie anche al sostegno della popolazione e della Chiesa Cattolica. Intanto le autorit\u00e0 procedevano anche ad una vasta opera di<strong> infiltrazione etnica,<\/strong> spostando masse di contadini poveri da Bali e Giava sulle migliori terre sottratte ai timoresi ,nel tentativo palese di <strong>rendere il popolo autoctono una minoranza sulla propria stessa terra<\/strong>. Il governo prov\u00f2 anche ad offrire posti di lavoro in altre isole dell\u2019arcipelago al fine di <strong>disperdere il pi\u00f9 possibile la popolazione<\/strong> timorese ma, quando ci\u00f2 non risult\u00f2 sufficiente, ricorse senza remore alla deportazione di massa. Il conteggio delle vittime risulta difficoltoso a causa del serrato blocco sull\u2019informazione imposto dal regime di Giakarta. Nel 1975 si parlava del 10% della popolazione uccisa, nel 1979 del 15% mentre <strong>nel 1988 la cifra si attestava a circa il 30%<\/strong>. Il Dipartimento di Stato stima le perdite in numero compreso <strong>tra 100.000 e 200.000 morti di fame o a causa degli effetti degli agenti chimici<\/strong> e <strong>defolianti. <\/strong> I dati ci confermano che gli indonesiani hanno attuato <strong>uno dei genocidi peggiori della storia<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Genocidio bengalese.<\/strong><\/p>\n<p>A inizio anni \u201970 il potere in Pakistan era detenuto dall\u2019etnia punjabi e dai mohajir. Con sorpresa di tutti per\u00f2 nelle elezioni del 1970 vinse la Lega Awani, ovvero il partito nazionale bangalese (il Pakistan orientale). Allora il 25 marzo 1971 le forze militari pakistane attaccarono il Bengala allo scopo di sterminare la nuova classe dirigente uccidendo politici, intellettuali, studenti e uomini\u00a0d\u2019affari. Fu un massacro. Alcuni storici parlano di 3.000.000 di persone uccise, di 400.000 donne torturate e violentate, 10.000.000 di profughi. Il tutto in un brevissimo arco di tempo: si calcolano circa 10.000 persone uccise al giorno.<\/p>\n<p><strong>Genocidio nigeriano<\/strong><\/p>\n<p>Dall\u2019indipendenza della Nigeria nel 1960 i tre gruppi etnici, Hausa, Yoruba e Igbo, hanno sempre combattuto per il controllo del Paese. Dopo l\u2019assassinio del presidente igbo Johnson Aguiyi-Ironsi da parte del generale hausa Yakubu Gowon, praticamente un contro-colpo di stato, gli abitanti del sud-est del Paese furono esclusi dal sistema di potere. Nel 1967 il governatore militare di quella zona dichiar\u00f2 la secessione? in Repubblica del Biafra. Inizi\u00f2 cos\u00ec una guerra civile molto aspra. Non riuscendo ad avere la meglio, i nigeriani iniziarono un durissimo assedio al Biafra con un blocco navale, terrestre e aereo e nel frattempo portando avanti incursioni nelle fattorie al fine di prendere il Paese \u201cper fame\u201d. Sono circa tre i milioni di persone morte durante il conflitto per fame o malattie.<\/p>\n<p><strong>Genocidio del popolo cambogiano<\/strong><\/p>\n<p>Pol Pot nel 1975 conquista Phnom Phen, abbatte il regime di Long Lot e si mette in testa di creare l\u2019uomo nuovo. Per raggiungere lo scopo, evacua tutte le citt\u00e0 cambogiane, raduna tutta la popolazione, perdendo centinaia di migliaia di persone per la strada, in campi di rieducazione. All\u2019interno di questi campi li costringe a lavorare senza neanche poter manifestare affetto per i familiari, perch\u00e9 l\u2019affetto veniva considerato una degenerazione borghese. Si \u00e8 trattato di un omicidio pianificato di una nazione. Se era per Pol Pot potevano rimanere su 6 milioni, un milione di <u>uomini nuovi cambogiani<\/u>. Nel \u201879 sono arrivati i vietnamiti per mettere fine a questo episodio agghiacciante della guerra fredda in Asia.In poco pi\u00f9 di 3 anni, dal 1975 il regime Khmer Rouge ( sarebbe opportuno chiamarlo Khmer Noir) provoc\u00f2 la morte di 2,5 milioni di persone tra esecuzioni politiche, lavori forzati ed evacuazioni dalle citt\u00e0 attraverso la giungla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Genocidio dei popolo del Ruwanda.<\/strong><\/p>\n<p>Nel 1994 si consum\u00f2 quello che sar\u00e0 il pi\u00f9 grande massacro dalla fine della <a href=\"http:\/\/oubliettemagazine.com\/tag\/seconda-guerra-mondiale\/\">seconda guerra mondiale<\/a> sotto gli occhi delle potenze occidentali che non intervengono assolutamente se non per portare via gli occidentali presenti nel <a href=\"http:\/\/oubliettemagazine.com\/tag\/ruanda\/\">Ruanda<\/a> al momento dell\u2019eccidio. Questo genocidio che si attu\u00f2 fra l\u2019aprile e il luglio del 1994<strong>,<\/strong> \u00e8 stato il palese risultato delle politiche coloniali e post coloniali, quanto meno irresponsabili e sconsiderate, che si sono intrecciate con il retaggio storico africano. Quello del Ruanda \u00e8 un genocidio diverso che vede il massacro nell\u2019arco di poco tempo<strong>, <\/strong>soli cento giorni, di un numero spropositato di persone, i <a href=\"http:\/\/oubliettemagazine.com\/tag\/tutsi\/\">Tutsi<\/a>. Vengono massacrate sistematicamente a colpi di armi da fuoco ma soprattutto con machete e bastoni chiodati non meno di 800 mila vittime, uomini ,donne e bambini.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Genocidio in Darfur.<\/strong><\/p>\n<p>Il <strong>Darfur<\/strong> \u00e8 una regione situata all\u2019ovest del Sudan, nel deserto del Sahara. \u00c8 in maggioranza costituita da popolazioni musulmane, come nel resto del nord della nazione, salvo alcune etnie che abitano il sud della regione che sono animiste. Il territorio \u00e8 suddiviso in tre province. Dal 2003 il Darfur \u00e8 teatro di un feroce conflitto che vede <strong>la lotta tra la maggioranza nera e la minoranza araba<\/strong> (per\u00f2 maggioranza nel Sudan). Iniziato nel febbraio del 2003, vede contrapposti i Janjaweed, un gruppo di miliziani reclutati fra i membri delle locali trib\u00f9 e la popolazione non Baggara della regione. Il governo sudanese, pur negando pubblicamente di supportare i Janjaweed, ha fornito loro armi e assistenza e ha partecipato ad attacchi congiunti rivolti sistematicamente contro i gruppi etnici Fur, Zaghawa e Masalit. Le stime sul numero di <strong>vittime del conflitto<\/strong> variano a seconda delle fonti <strong>da 50.000<\/strong> (Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, settembre 2004) <strong>a 450.000<\/strong> (secondo Eric Reeves, 28 aprile 2006). La maggior parte delle ONG reputa credibile la cifra di 400.000 morti fornita dalla Coalition for International Justice. I mass media hanno utilizzato, per definire il conflitto, i termini di <strong>\u201c<\/strong><strong>pulizia etnica<\/strong><strong>\u201d<\/strong> e di \u201cgenocidio\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Genocidio dei popoli dell\u2019America Latina.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Dalla rivoluzione messicana ai \u201cdesaparecidos\u201d delle dittature militari degli ultimi decenni del XX secolo, sono oltre un milione le vittime della violenza di stato dei regimi dittatoriali sudamericani.<\/p>\n<p>Come abbiamo scritto, l\u2019elenco dei genocidi non \u00e8 completo: basti pensare all\u2019assassinio di milioni di indiani, mussulmani e hindu nel momento della secessione dell\u2019India (1947-1948) e alle pulizie etniche nella ex-Jugoslavia.<\/p>\n<p><strong>\u00c9 giusto che accanto alle vittime della follia nazista, nel Giorno della Memoria si ricordino anche le <strong>vittime di tutti i genocidi che invece sono stati dimenticati o non ricordati come dovrebbero<\/strong><\/strong>.<strong> Un concetto \u00e8 espresso molto bene dal filosofo e saggista spagnolo, Georges Santayana: <em>\u201cChi non sa ricordare il passato \u00e8 condannato a ripeterlo\u201d.<\/em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Una frase simile \u00e8 scritta anche in un muro di Auschwitz.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSe comprendere \u00e8 impossibile, conoscere \u00e8 necessario.\u201d \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Primo Levi, in appendice a un\u2019edizione di Questo \u00e8 un uomo. \u201cIl genocidio \u00e8 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