{"id":2696329,"date":"2026-04-28T23:34:26","date_gmt":"2026-04-28T22:34:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2696329"},"modified":"2026-04-28T23:34:26","modified_gmt":"2026-04-28T22:34:26","slug":"carcee-san-pedro-a-la-paz-bolivia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2026\/04\/carcee-san-pedro-a-la-paz-bolivia\/","title":{"rendered":"Il carcere autogestito, dove per poter essere recluso devi pagare"},"content":{"rendered":"<p>Un vecchio edificio di fine secolo, sito al centro della capitale della Bolivia, La Paz, il carcere di San Pedro ha l&#8217;immagine esterna di qualsiasi prigione, alte mura con l&#8217;aspetto dell\u2019antichit\u00e0 dove il deterioramento del tempo non si pu\u00f2 non notare. Fu costruito nel 1895 per ospitare 300 persone. Un progetto evidentemente abbandonato alla luce del fatto che in quello spazio di circa 8\u02d9500 metri quadrati attualmente vivono 2\u02d9740 detenuti.<\/p>\n<p>In Bolivia la popolazione carceraria supera le 32\u02d9000 persone, alloggiate in 46 centri progettati per una capacit\u00e0 molto inferiore, con un conseguente sovraffollamento superiore al 100%. Un problema che quasi 20 anni di governi della sinistra (alle elezioni del 2025 ha vinto <a href=\"https:\/\/www.google.com\/search?q=Rodrigo+Paz+Pereira&amp;client=firefox-b-d&amp;hs=KRO&amp;sca_esv=6fb35045ee96cfd9&amp;sxsrf=ANbL-n7mt8twB8CSfobD-FYRFjXUIaak0g%3A1776452274523&amp;ei=soLiaeTKH4_M1sQPo4CJ0AY&amp;biw=1486&amp;bih=678&amp;ved=2ahUKEwif34CnzvWTAxUEp5UCHVWpDmMQgK4QegQIARAB&amp;uact=5&amp;oq=attuale+governo+della+bolivia&amp;gs_lp=Egxnd3Mtd2l6LXNlcnAiHWF0dHVhbGUgZ292ZXJubyBkZWxsYSBib2xpdmlhMgUQIRigATIFECEYnwUyBRAhGJ8FMgUQIRifBTIFECEYnwUyBRAhGJ8FMgUQIRifBTIFECEYnwUyBRAhGJ8FMgUQIRifBUi8SlDyCFjTR3ABeAGQAQKYAZUDoAHwKaoBCjAuMjAuNy4xLjG4AQPIAQD4AQGYAhygArMqwgIKEAAYRxjWBBiwA8ICBRAAGIAEwgIFEC4YgATCAgsQLhiABBjHARjRA8ICChAAGIAEGIoFGEPCAgoQLhiABBiKBRhDwgIGEAAYFhgewgIIEAAYgAQYogTCAgUQABjvBZgDAIgGAZAGCJIHBzAuMTcuMTGgB-nPAbIHBzAuMTYuMTG4B8kpwgcKMi0xLjE3LjguMsgHogSACAE&amp;sclient=gws-wiz-serp&amp;mstk=AUtExfAja6xBRLvyV69vCoJgj-ZrguxpeKAcgvA33t9DrLu-LR1-dcIBZqfVTWudKfBnImMHSu92mOyjqZRYU6Szsr8s3QXsEzTKK19XI20FdiMUhNDaA_QdMAU5_iL2hvRD2hM7h9LcaTVEY_czhY6rYIcUrXw2YWQOiAwcHOKeHCKKYhc&amp;csui=3\">Rodrigo Paz Pereira<\/a>, esponente del Partito Democristiano Boliviano di stampo liberista), non sono riusciti a risolvere.<\/p>\n<p>Il 58,5% dei prigionieri nelle carceri boliviane non ha alcuna condanna, il che contribuisce alla saturazione del sistema.<\/p>\n<p>Nelle grandi carceri come San Pedro a La Paz, la polizia limita il controllo al perimetro esterno, lasciando la sicurezza interna e la gestione nelle mani dei detenuti, che organizzano la convivenza, il commercio e le gerarchie. Praticamente il carcere \u00e8 autogestito come fosse un\u2019associazione o un centro sociale.<\/p>\n<p>Se l\u2019America latina \u00e8 il continente del <em>realismo magico<\/em>, sicuramente il carcere di San Pedro ne \u00e8 una delle tante dimostrazioni. E forse solo la Bolivia, il paese meno occidentale e pi\u00f9 radicato nella cultura indigena dell\u2019America latina, poteva ospitare un carcere cos\u00ec particolare.<\/p>\n<p>Un Paese che ha la pi\u00f9 alta percentuale di popolazione indigena dell\u2019America latina, la Bolivia \u00e8 uno Stato plurinazionale che riconosce costituzionalmente 36 nazioni indigene (quechia, aymara, guarany, ecc.), la cui architettura politica anzich\u00e9 sullo Stato Nazione che tanti danni ha prodotto nel mondo si basa sul pluralismo etnico.<\/p>\n<p>Entrare nel carcere San Pedro non \u00e8 stata una cosa semplice, da circa un mese chiedo il permesso di accedervi come giornalista e ricercatore ma, siccome uno <em>youtuber<\/em> colombiano ha filmato alcune sezioni del carcere senza oscurare i volti delle persone, la polizia boliviana che controlla l\u2019ingresso \u00e8 diventata pi\u00f9 selettiva e guardinga. Il fatto che possiedo una carta di identit\u00e0 brasiliana e una lettera dell\u2019Universit\u00e0 di Salvador de Bahia mi ha dato la possibilit\u00e0 di chiedere all\u2019Ambasciata del Brasile se ci sono cittadini brasiliani detenuti nel carcere di La Paz. Cos\u00ec ho ottenuto il permesso di incontrare, non come giornalista ma come visitatore, un cittadino brasiliano, Kleber Fernando, 27enne, da due anni detenuto a San Pedro in attesa di giudizio. Non mi resta dunque che aspettare il giorno di visita e mettermi in fila con il mio documento brasiliano insieme a tantissime altre persone, moglie, fidanzate, figli e amici dei prigionieri.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2696333\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1000229317.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"449\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1000229317.jpg 1000w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1000229317-300x135.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1000229317-820x368.jpg 820w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/p>\n<p>L&#8217;ingresso \u00e8 un classico cancello (si immagina che fosse lo spazio necessario per l&#8217;ingresso di un carro trainato da cavalli) e sorprende la folla di persone che, urlando, lottano per farsi ascoltare nelle loro lamentele. A qualsiasi ora del giorno si possono vedere donne e uomini (molte donne vestite con i classici abiti indigeni) trasportare pacchi di ogni tipo e dimensione, senza alcun controllo. Dopo la consegna dei documenti e del cellulare, ho subito una accurata perquisizione da parte di un poliziotto, che mi ha impresso sul braccio diversi timbri di colore verde e nero. Finalmente in fila insieme ad altre decine di persone attraverso uno stretto cunicolo, giungo al portone principale ed entro nella sezione carceraria di San Pedro chiamata \u201cPoblaciones\u201d.<\/p>\n<p>La sensazione, appena varchi il portone, \u00e8 di una onda umana che ti viene incontro. In effetti il carcere \u00e8 sovraffollato e anche le celle vengono costruite come nuove mansarde sul tipico ondulato arrugginito che in tutto il continente generalmente funge da tetto. Oltre a tantissimi detenuti vestiti umilmente che mi chiedono soldi, ci sono le tipiche donne indigene aymara con la loro mercanzia e poi bambini, compagne e fidanzate che camminano insieme ai detenuti nell\u2019area aperta.Ovunque vedo ragazzi e ragazze che giocano e corrono in giro. Altri guardano la televisione. Sembrano felici e sereni, integrati nel paesaggio. Mi rendo conto che non posso gironzolare a caso perch\u00e9 lo sguardo dei \u201cdelegados\u201d (i detenuti a cui \u00e8 appaltato il controllo interno del carcere) armati di grossi manganelli rudimentali di legno inizia a essere indagatorio e probabilmente vogliono capire chi sono venuto a visitare.Cos\u00ec inizio a chiedere a dei detenuti seduti a fumarsi una sigaretta, dove posso trovare \u201cil brasiliano\u201d. Qui esistono detenuti che chiamano \u201ctaxisti\u201d. Con circa 4 boliviani (50 centesimi di euro) consegnano cibo e lettere e cercano le persone.<\/p>\n<p>Dopo pochi minuti nel cortile di Poblaciones si palesa un ragazzo giovane magro alto con sembianze indigene e afrodiscendenti. \u201cBeleza irmao\u201d, mi saluta con un accento che mi pare paulista, e infatti mi dice di essere di San Paolo e mi racconta che \u00e8 a San Pedro da 2 anni in attesa del processo. Il suo avvocato si chiama Elga Blanco ma non si \u00e8 fatta pi\u00f9 vedere. Kleber mi spiega che per vivere a San Pedro servono tanti soldi, che anche le celle si pagano, qualcuno l\u2019ha pure comprata nel tempo e la affitta agli altri detenuti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2696335 size-medium\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1000235638-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1000235638-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1000235638-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1000235638.jpg 430w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>San Pedro \u00e8 diviso in nove sezioni (Poblaciones, La Cancha, Chonchocorito, El Palmar, Guanay, Los \u00c1lamos, San Mart\u00edn, La Prefectura e La Posta). Ogni sezione conta tra le 250 e le 300 persone al suo interno. Kleber \u00e8 stato sbattuto fuori da Poblaciones perch\u00e9 non aveva i soldi per pagare la cella e ora dorme dove trova posto e si sente molto solo, nessuno dal Brasile pu\u00f2 venirlo a trovare, in Bolivia non ha parenti o conoscenti e gli unici suoi amici sono tre stranieri, un argentino accusato di vendita di stupefacenti, un ecuadoregno accusato di furto e un venezuelano. \u00abQuando sono arrivato \u00e8 stata dura, perch\u00e9 sei un novellino e devi fare tutto quello che ti dicono i Delegati \u2013 mi ha spiegato &#8211; Loro sono stati eletti dagli altri detenuti e il primo giorno mi hanno fatto una specie di battesimo buttandomi in una tinozza d&#8217;acqua gelata. Qui si mangia poco, \u00e8 garantito solo un pranzo al giorno\u00bb.<\/p>\n<p>A San Pedro, le cose funzionano cos\u00ec, come in ogni societ\u00e0 capitalista. Le persone pagano diverse somme di denaro per avere un posto dove vivere. Qui \u00e8 anche recluso l\u2019ex presidente Jos\u00e9 Arce, accusato di truffa verso lo Stato, che alloggia nella sezione chiamata Posta, in condizioni certamente migliori rispetto alla maggior parte dei detenuti. Quelli con maggiori risorse hanno accesso a posti pi\u00f9 dignitosi, mentre quelli senza soldi devono lavorare per la comunit\u00e0 (principalmente in attivit\u00e0 di pulizia) per guadagnarsi un tetto sopra la testa. Si pu\u00f2 dare una mano in cucina per 20 boliviani al giorno (circa 3 euro), oppure nel laboratorio di falegnameria.<\/p>\n<p>Molte famiglie boliviane si indebitano per assicurare una vita dignitosa ai loro cari incarcerati. Lo Stato \u00e8 assolutamente indifferente rispetto a ci\u00f2 che accade dentro San Pedro.<\/p>\n<p>Kleber mi racconta tante storie diverse, dolorose come quelle di persone detenute da anni per il possesso di 8 grammi di marijuana, o di persone che hanno scontato integralmente la condanna ma restano in carcere perch\u00e9 nessuno viene a comunicargli il fine pena o perch\u00e9 una volta fuori non saprebbero dove andare, o di stranieri imprigionati da cos\u00ec tanto tempo da aver perso ogni contatto con i propri familiari e compaesani. Poi c\u2019\u00e8 il problema della mancata assistenza legale. Succede che molti stranieri in Bolivia non ce l&#8217;hanno. I detenuti stranieri hanno pi\u00f9 difficolt\u00e0 a reperire un avvocato, visto che non esistono avvocati pagati dallo stato come in Italia con il gratuito patrocinio. E, mi racconta Kleber, accade anche che molti di loro che sono arrivati al fine pena non vengano scarcerati perch\u00e9 nessun avvocato fa istanza di scarceramento al sistema penitenziario o perch\u00e9 pi\u00f9 semplicemente non hanno un posto dove andare, dunque preferiscono restare a San Pedro dove almeno hanno un posto per dormire e non restano senza tetto in una citt\u00e0 a 3\u02d9700 meri di altezza dove alla notte la temperatura arriva allo zero.<\/p>\n<p>Inoltre per uscire da San Pedro bisogna fornire un recapito di contatto, e chi non pu\u00f2 dare quello della propria famiglia o di un luogo in cui risiedere pu\u00f2 comprare un \u201cindirizzo\u201d, che per\u00f2 costa tra i 1\u02d9200 e i 1\u02d9500 boliviani, una somma inaccessibile per la maggior parte dei detenuti. Mentre stiamo camminando nella sezione di Poblaciones si avvicina il suo amico argentino, che ci saluta e mi dice che ormai dovrebbe essere libero ma che non riesce a trovare i soldi necessari per pagare quell&#8217;indirizzo. Metto la mano in tasca e gli do i soldi che ho in quel momento, sperando che lo avvicinino un po&#8217; di pi\u00f9 alla libert\u00e0.<\/p>\n<p>La tappa successiva \u00e8 al campo da calcio che, con mia sorpresa, \u00e8 triangolare. Mi spiegano che \u00e8 colpa della mancanza di spazio ma che comunque riescono a giocare. In quel momento, infatti, si sta disputando una partita sotto lo sguardo attento di un folto pubblico (in effetti il \u200b\u200bpubblico \u00e8 numeroso ovunque). Ci dicono anche che si tengono continuamente tornei tra i quartieri del carcere, cercando di determinare chi \u00e8 il migliore nello sport pi\u00f9 popolare.<\/p>\n<p>Kleber mi racconta di essere stato gi\u00e0 in una prigione in Brasile, dove ha scontato la pena di un anno perch\u00e9 arrestato per furto, e fa un curioso paragone: riconosce che l\u2019autogestione che vige a San Pedro ha anche dei vantaggi, per esempio non dover essere costretto a passare ore e ore in una cella angusta come invece succede ai detenuti nella gran parte delle carceri del mondo. A San Pedro i prigionieri possono trascorrere la giornata camminando tra le sezioni, al campo di pallone o ai caff\u00e8 improvvisati all\u2019aperto. Mi stupisce la presenza di numerose bancarelle e negozi che offrono praticamente prodotti alimentari di ogni tipo, come in qualsiasi mercato fuori dal carcere. Prodotti alimentari, bevande di dubbia apparenza, ma anche negozi di ferramenta, dove acquistare altre tipologie di prodotti.<\/p>\n<p>Le tre ore accordatemi per far visita a \u201cil brasiliano\u201d sono oramai finite, e ci abbracciamo con la promessa di reincontrarci a breve.<\/p>\n<p>Mentre faccio la fila per uscire penso all\u2019indiscutibile responsabilit\u00e0 di chi dispone la privazione della libert\u00e0 di persone in condizioni cos\u00ec estreme. Giudici che agiscono con assoluto disinteresse nei confronti delle condizioni di vita a cui sottopongono centinaia di persone, la maggior parte delle quali per crimini non violenti e che, sicuramente, avrebbero potuto ricevere un trattamento pi\u00f9 positivo ed edificante di quello che ricevono a San Pedro. Questo sistema di autogestione genera in questa condizione rapporti di subordinazione, dove i detenuti che si trovano in condizioni migliori assumono la leadership a vantaggio di pochi e a scapito di persone che si trovano in situazioni svantaggiate (come, in definitiva, avviene anche al di fuori delle carceri). Ma in quelle carceri come in Europa e in Italia, dove lo Stato ha il controllo e la governance delle strutture, i risultati non sembrano essere migliori di quelli osservati a San Pedro, al contrario. Forse qui c\u2019\u00e8 abbandono, incuria, irrazionalit\u00e0, mancanza delle risorse statali e pensiero magico. Ma non percepisco da parte della polizia posta al controllo esterno del sistema n\u00e9 dei delegati dei detenuti che si occupano della sicurezza interna quel livido rancore, quell\u2019opaco desiderio di vendetta e di accanimento, che in Italia abita parte delle istituzioni carcerari, dei suoi uomini che le rappresentano, fino agli uomini di questo governo di destra estrema; un sentimento odioso e preoccupante, per nulla umano, di rivalsa contro gli ultimi, i pi\u00f9 \u00a0fragili, gli \u201csbagliati\u201d ed emarginati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un vecchio edificio di fine secolo, sito al centro della capitale della Bolivia, La Paz, il carcere di San Pedro ha l&#8217;immagine esterna di qualsiasi prigione, alte mura con l&#8217;aspetto dell\u2019antichit\u00e0 dove il deterioramento del tempo non si pu\u00f2 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