{"id":2682226,"date":"2026-03-08T12:26:43","date_gmt":"2026-03-08T12:26:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2682226"},"modified":"2026-03-09T13:53:46","modified_gmt":"2026-03-09T13:53:46","slug":"democrature-nel-caos-globale-introduzione-a-moltitudini-ribelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2026\/03\/democrature-nel-caos-globale-introduzione-a-moltitudini-ribelli\/","title":{"rendered":"Democrature nel caos globale. Introduzione a &#8220;Moltitudini ribelli&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Pubblichiamo eccezionalmente l&#8217;introduzione integrale al volume <strong>Moltitudini ribelli.\u00a0Un\u2019alternativa possibile alla guerra permanente, <\/strong>(Multimage, Firenze, 2026, pp.325),\u00a0 il Quaderno di Pressenza 2025 curato da Toni Casano, Pina Catalanotto e Daniela Musumeci.<\/em><em> Il libro sar\u00e0 presentato a Palermo il prossimo marted\u00ec 10 marzo alle ore 17, presso il Laboratorio &#8220;Andrea Ballar\u00f2&#8221; (Largo Rodrigo Pantaleone, 16), in un incontro organizzato dalla nostra redazione locale e dal Caff\u00e8 filosofico &#8220;Beppe Bonetti&#8221;. Al dibattito, a cui parteciperanno i curatori, interverranno: Angela Galici (Lab. A. Ballar\u00f2), Franco Ingrill\u00ec (Ambulatori popolari) ed Antonio Minaldi (Caff\u00e8 filosofico B.Bonetti). I lavori saranno coordinati da Sergio Riggio della RedPA di Pressenza. Si ringrazia la Multimage per la gentile concessione_<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In questo terzo quaderno di <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Pressenza <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">(2025) non parleremo delle recenti gesta di Donald Trump: cos\u00ec tante sono diventate le sue sortite sulla scena mondiale che \u00e8 meglio lasciare alle cronache di tutti i giorni i commenti dei colleghi della carta stampata e dei <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">talk show <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">televisivi sulle sorprese (come quella di Davos o le minacce all\u2019Iran, ultime in ordine di tempo prima di entrare in tipografia) che ci riserva quotidianamente il monarca d\u2019oltreoceano.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Al cinico presidente col cilindro \u201ca stelle e strisce\u201d (e con gli occhi strabuzzati &#8211; quasi dollari scintillanti &#8211; volti a contemplare i grandi business che si profilano all\u2019orizzonte), avevamo gi\u00e0 prestato molta attenzione nei primi due annali &#8211; <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Pace oltre frontiere <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">(2022-23) e <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Crepuscolo dell\u2019Impero <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">(2024) -, redatti avendo al centro <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">obtorto collo <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">il tema della guerra; guerra che purtroppo non esita ad aprire altri scenari via via aggiuntisi ai \u201cpezzi\u201d di questo conflitto bellico globale, destinato a perpetuarsi per chiss\u00e0 quanto tempo ancora.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel doppio annale 22\/23, avevamo messo in evidenza la ten denza imperiale americana \u2013 ch\u2019era sin dall\u2019inizio insita nella vicenda russo\/ucraina \u2013 diretta a \u00abstabilire fermamente il quadro atlantista per l\u2019Europa gestito dagli Stati Uniti e ad eliminare l&#8217;opzione di una \u201ccasa comune europea\u201d indipendente, una questione annosa \u2013 dicevamo gi\u00e0 allora \u2013 negli affari internazionali fin dal l\u2019origine della Guerra Fredda\u00bb. Ma quali erano gli effetti concreti di una siffatta tendenza imperiale? Da un lato, il riconoscimento del ruolo dominante statunitense in virt\u00f9 della supremazia militare (fattore che Trump &#8211; in modo pi\u00f9 che brutale &#8211; utilizza per gettare in faccia al mondo il suo delirio di onnipotenza); dall\u2019altro, \u00abi grandi benefici che la guerra porta con s\u00e9 all\u2019economia americana, soprattutto per la lobby dell\u2019industria dei combustibili fossili che capeggia il partito negazionista della crisi climatica\u00bb. Lobby che sarebbe tornata ancor pi\u00f9 prepotentemente al comando (caso Ve nezuela <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">docet<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">!) con l\u2019elezione &#8211; ampiamente prevista &#8211; del <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">tycoon <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">immobiliarista, il quale avrebbe ripreso ed accelerato l\u2019imperial-atlantistica tendenza con la distruzione dei vecchi assetti geopolitici e preparato il terreno per la dominazione incontrastata sull\u2019emisfero occidentale e non solo, allargandone i confini geografici convenzionalmente fissati.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel secondo annale del 2024 abbiamo visto come, in continuit\u00e0 con la precedente amministrazione democratica, anche Trump avesse ripreso la dottrina da lui stesso oggi ribattezzata \u201cDonroe\u201d: nel giorno del suo insediamento non aveva fatto mistero, infatti, delle sue mire espansionistiche su Panama, Groenlandia, Canada, Messico etc. Tutti quanti \u2013 soprattutto le classi dirigenti europee \u2013 si sono sperticati a parlare di \u201cspacconate propagandistiche prive di realismo politico\u201d. Adesso si ritrovano a versare lacrime sulla smarrita retta via che aveva contrassegnato per diversi secoli la civilt\u00e0 occidentale, lamentando l\u2019improvviso <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">spengimento<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> del faro della democrazia, come se essa &#8211; la civilt\u00e0 d\u2019occidente &#8211; nel suo storico divenire fosse immune dalle scelleratezze coloniali e dalle rapine commesse ai danni del pianeta e dei popoli, figli dannati di un dio minore colpevole di non avere dato loro le opportunit\u00e0 di una ricca crescita, relegandoli avaramente in uno stato perenne di miseria.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nella dottrina Donroe c\u2019\u00e8, per\u00f2, un <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">quid <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">in pi\u00f9: la difesa degli interessi americani travalica lo spazio fisico e si dilata a <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">livello ultraterritoriale<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">; non a caso fra i primi atti del secondo mandato di Trump v\u2019\u00e8 stata \u00abla rottura del negoziato sul <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Global Tax Deal <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u2013 con il ritiro USA dall\u2019accordo fiscale globale dell\u2019OCSE \u2013 per contrastare il dumping finanziario, minacciando il diritto di agire contro quei Paesi che volessero applicare sanzioni alle multinazionali americane\u00bb. Ed \u00e8 proprio di questi giorni la messa a terra di un passaggio fondamentale nella dottrina di conio trumpiano, con il quale senza appello si mette la parola fine al cosiddetto \u201cdiritto internazionale\u201d: \u00e8 in corso la costituzione del <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Board of Peace for Gaza<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, una sorta di Protettorato internazionale guidato (manco a dirlo) dal Re Sole dei nostri tempi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il neoassolutismo vuole mostrare tutta la sua efficacia risolutiva, sciogliendo lacci e lacciuoli che hanno paralizzato l\u2019iniziativa dell\u2019ONU, a cui gli stati-nazione avevano conferito parte della loro sovranit\u00e0. Con il <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Board of Peace <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; che esclude l\u2019ONU e cui si accede dietro pagamento di una cospicua somma &#8211; si demolisce il paradigma politico che aveva sorretto quel multilateralismo (per altro frequentemente contraddetto dalla pratica del doppio standard) con cui s\u2019erano regolati i rapporti fra gli stati che avevano riconosciuto nelle Nazioni Unite l\u2019autorit\u00e0 massima a garanzia della pace.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019agenzia trumpiana si propone divenire <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">de facto <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">la nuova autorit\u00e0 sovranazionale a cui affidare la regolazione dei rapporti globali: si tratta di un \u201cConsiglio per la pace\u201d che mira alla stabilizzazione politica ed economica secondo i principi aziendalistici e il <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">laissez faire <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">gerarchizzato (un mercato liberato dalle pastoie burocratiche statali, ma governato direttamente dalle grandi concentrazioni capitalistiche) &#8211; non a caso si nomina uno <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Chief executive <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">(un amministratore delegato) e si pu\u00f2 acquistare un seggio permanente del <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">board <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">versando un miliardo di dollari. Esso ha come obiettivo strategico la garanzia di una \u201cpace duratura\u201d, magari rispolverando all\u2019occorrenza (salvo il solito doppio standard di giudizio) le famose operazioni di polizia internazionale invocate negli anni bushiani al tempo delle guerre del Golfo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Quindi, non si tratta soltanto di Gaza, di cui il Consiglio pare intestarsi la ricostruzione, evidentemente con lauti profitti anche per il futuro, magari riprendendo il progetto speculativo neocoloniale della \u201cnuova lussuosa riviera mediterranea\u201d del famoso <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">rendering <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">sulla <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Trump-city<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. Si tratta invece di un organismo a vocazione globale, che &#8211; come ha rilevato <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019Avvenire <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">del 22\/1\/26 &#8211; \u00abdovrebbe favorire soluzioni di presunto \u201cbuon senso\u201d (il mantra della politica Maga)\u00bb, discostandosi \u00abda approcci e istituzioni che troppo spesso hanno fallito\u00bb, e promuovendo \u00ablo sviluppo e la diffusione di migliori pratiche applicabili da tutte le nazioni e comunit\u00e0 che perseguono la pace\u00bb. Detto per inciso, la scala della gerarchia dei principi che regoleranno il <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Board of Peace <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">trova, al l\u2019apice dei suoi gradini, quella norma fondamentale, gi\u00e0 ben illustrata in una delle ultime interviste del presidente USA, secondo cui il limite costituzionale \u00e8 sottoposto al giudizio esclusivo della moralit\u00e0 del Capo dello Stato &#8211; come nella migliore tradizione assolutistica della monarchia di diritto divino.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Con l\u2019esplosione della guerra multipolare perla contesa di spazi egemonici planetari e con l\u2019impietoso svuotamento del diritto internazionale, perseguito con la forza dalle autocrazie imperiali, l\u2019UE \u00e8 rimasta relegata sempre pi\u00f9 ai margini del dibattito geopolitico, stretta nella morsa delle superpotenze militari, incapace di costruire un proprio spazio politico autonomo fuori dalle logiche di conquista. D\u2019altro canto, i \u201cvolenterosi europei\u201d, rimasti a discettare sulla vigenza e l\u2019osservanza del diritto internazionale, dimenticano le continue ed arzigogolate interpretazioni delle norme spesso loro imposte dalle diverse amministrazioni statunitensi, in deroga (e sovente spudoratamente in violazione) ai dettati convenzionali, la cui credibilit\u00e0 viene cos\u00ec messa in crisi insieme a quella delle istituzioni sovranazionali. Peraltro, invece di ripartire da quel l&#8217;incipiente visione solidaristica per una societ\u00e0 della cura (maturata negli anni terribili della pandemia), che guardava alla transizione ecologica per creare un sistema alternativo sostenibile dalla vita nel pianeta, l\u2019Unione Europea si ritrova adesso ad inseguire <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">superpiani<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> di riarmo, con una riconversione a marcia forzata del proprio apparato produttivo in una economia di guerra.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Insomma, diciamolo con estrema franchezza, quella che abbiamo definito una sorta di codificazione giuridica universale, consta di un quadro normativo convenzionale che ha funzionato sempre nella logica della forza, basti dire che la stessa istituzione delle Nazioni Unite, decantata come fonte suprema della democrazia, \u00e8 stata sistematicamente bypassata dal suo Consiglio di Sicurezza &#8211; o per l\u2019esercizio del diritto di veto o per decisione unilaterale dei membri pi\u00f9 potenti, in primo luogo della superpotenza americana. Come non ricordare sul tema le diverse &#8211; e sempre disattese &#8211; risoluzioni di condanna dei governi d\u2019Israele da parte dell\u2019ONU, per le occupazioni dei territori palestinesi? Oppure le famigerate \u201carmi di distruzione di massa\u201d, artatamente costruite sulla menzogna per giustificare l\u2019invasione dell\u2019Iraq, rovesciare il regime e far posto ad un altro parimenti repressivo?\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Lasciamo da parte i giochi della geopolitica e i commenti quotidiani dei fatti che scorrono a flusso irrefrenabile (vedi, non ultimo, l\u2019incalzare della vicenda curda che &#8211; tra l\u2019altro &#8211; rimette in campo l\u2019ISIS), per fissare, invece, alcune tematiche di approfondimento e per comprendere lo stato della crisi globale. Ovvero interrogarci su quali possono essere le variabili sociali capaci di trasformare il triste destino profilatoci dalle classi dirigenti al comando, a cominciare da quelle europee che continuano a dolersi come prefiche al capezzale dell\u2019occidente dipartito.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La crisi del sistema globale si \u00e8 intrecciata con quella interna attraversata dalle democrazie occidentali, una questione che si trascina ormai da tempo e che ha abbassato il livello delle aspettative sociali, con la perdita di fiducia nei miglioramenti qualitativi delle condizioni di vita promessi. La societ\u00e0, dopo gli anni terribili del <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">lockdown <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">pandemico, aveva immaginato un\u2019inversione di tendenza del paradigma della crescita; v\u2019era una maggiore consapevolezza della necessit\u00e0 della salvaguardia del pianeta. Le spinte pi\u00f9 forti alla riconversione ecologica provenivano dall\u2019opinione pubblica europea: probabilmente l\u2019essere stata nell\u2019epicentro epidemiologico da Covid 19 l\u2019aveva messa in guardia sulla sostenibilit\u00e0 di un modello di sviluppo i cui effetti impattanti sugli ecosistemi sono sempre pi\u00f9 imprevedibili e soprattutto non controllabili.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sull\u2019onda solidaristica montante, da parte di larghe fasce di popolazione del vecchio continente, le classi dirigenti europee &#8211; sia pure con un paio di virtuosi leader \u201cfrugali\u201d sino all\u2019ultimo recalcitranti &#8211; vararono quel piano straordinario di ripresa e resilienza imperniato sulla transizione ecologica, con il quale sembrava fossero stati messi al centro degli interessi collettivi i valori incommensurabili dell\u2019umanit\u00e0, piuttosto che la valorizzazione accumulatrice del dio-denaro. Sembrava prender forma concreta mente quella casa comune europea di cui da generazioni si auspicava l\u2019inveramento. Ma \u201cprovvidenzialmente\u201d la guerra ha bloccato tutto! Si erano avuti gi\u00e0 degli ammonimenti da oltreatlantico contro le spinte ecologiste, tanto che nel nostro PNRR fu variato il titolo modificando l\u2019originaria denominazione da &#8220;transizione ecologica\u201d a \u201ctransizione energetica\u201d. Ne avrebbe parlato Chomsky in quella sua memorabile intervista con cui aprimmo il nostro <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Pace oltre frontiere<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, a proposito delle pressioni delle lobbies dei combustibili fossili, a cui tutte le amministrazioni americane hanno sempre prestato molta attenzione. Scriveva Chomsky: \u00abNel bel mezzo della crisi ucraina, l\u2019IPCC (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Intergovernamental Panel on Climate Change<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">) ha pubblicato il suo rapporto del 2022, di gran lunga l\u2019avvertimento pi\u00f9 terribile che abbia mai prodotto. La relazione ha chiarito che dobbiamo immediatamente adottare misure ferme, senza alcun indugio, per ridurre l\u2019uso di combustibili fossili e passare alle energie rinnovabili. Gli avvertimenti hanno ricevuto scarsa attenzione, e poi la nostra strana specie \u00e8 tornata a destinare le materie scarseggianti alla distruzione e ad aumentare rapidamente l\u2019avvelenamento dell\u2019atmosfera, mentre bloc cava gli sforzi per districarsi dal suo percorso suicida\u00bb.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Certamente, in quel blocco degli sforzi tentati per venire fuori dal percorso suicida, v\u2019era quel cambio di rotta intervenuto con l\u2019abbandono della strada imboccata precedentemente dall\u2019Europa col programma della <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Next Generation EU<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. Noi non pensiamo che la guerra sia scoppiata per arrestare il processo di riconversione europeo, ma sicuramente l\u2019esplosione di essa ha fatto tirare un grosso sospiro di sollievo nelle centrali di comando del sistema globale. E, soprattutto, il pericolo della guerra ha cancellato tutte le radicalit\u00e0 critiche che avevano contestato il modo di produzione dominante, il quale, invece, \u00e8 tornato a crescere proprio sull&#8217;economia del riarmo e della morte.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Lo scenario della guerra all\u2019interno dei confini europei e la tempesta genocidaria scatenata da Israele in Palestina dopo il 7 ottobre non solo hanno messo in crisi il sistema multilaterale, ma hanno anche messo a dura prova la tenuta democratica nello spazio europeo. Solo con il patto di non ingerenza si potevano tollerare i limiti alla democrazia &#8211; se non il vero e proprio autoritarismo (leggi Ungheria) &#8211; di alcuni stati membri. Oggi, per\u00f2, la deriva \u201cdemocraturista\u201d sembra assumere forme concrete di imbastardimento ordinamentale, senza risparmiare alcuna delle democrazie mature consolidate, una volta vanto della tradizione liberale che con i suoi pesi e contrappesi assicurava certezza del diritto.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">D\u2019altro canto, se ci si spertica a considerare ultimo avamposto delle democrazie occidentali lo Stato Ebraico, a cui \u00e8 concessa da settant\u2019anni l\u2019impunit\u00e0 per i crimini perpetrati a danno del popolo palestinese nei territori occupati illegalmente, giustificando per fino il suo primo ministro Netanyahu \u201ccostretto\u201d a compiere cri mini di guerra e crimini contro l\u2019umanit\u00e0 (per i quali incombe sul suo capo il mandato d\u2019arresto emesso dalla Corte Penale Interna zionale), perch\u00e9 non ammettere anche nei paesi a democrazia ma tura come pi\u00f9 che legittime misure analoghe a quelle adottate da Israele, in una fase di crisi politica e sociale? Non \u00e8 forse quello che sta accadendo gi\u00e0 negli USA (vedi l\u2019Ufficio Remigrazione con una milizia apposita &#8211; la famigerata ICE &#8211; costituita appositamente per la caccia ai migranti)? Insomma in tutto il mondo i sovranisti sono chiamati a raccolta per restituire ogni nazione alla sua presunta etnia originaria.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Quanto sopra detto potrebbe lasciarci imprigionati nell\u2019impossibilit\u00e0 di agire se, per\u00f2, non considerassimo gli aspetti fondamentali che hanno caratterizzato <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">l\u2019annus domini <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">appena passato. Non v\u2019\u00e8 alcun dubbio che esso ci ha portato in dote un nuovo vento, quello stesso di cui la <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Global Sumud Flotilla <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">ha saputo intercettare la deriva e padroneggiare la potenza per puntare dritto sulla rotta di Gaza.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sappiamo bene quel che \u00e8 successo dopo l\u2019infame abbordaggio in acque internazionali da parte della marina sionista: una mobi litazione globale straordinaria ha accompagnato l\u2019azione resisten ziale contro l\u2019esercito genocidario. Milioni di manifestanti spontaneamente si sono riversati nelle piazze di tutte le grandi citt\u00e0, per sostenere il diritto alla vita e alla libert\u00e0 del popolo di Palestina.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La questione palestinese non \u00e8 pi\u00f9 soltanto un <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">affaire <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">regionale: costituisce il paradigma dell\u2019espansione neocoloniale globalmente praticata ai danni delle moltitudini subalterne dei tanti sud del pianeta, i cui corpi sono attraversati dalle \u201cguerre civili locali\u201d sponsorizzate dai famelici competitori capitalistici, che inneggiano alla \u201cnaturalit\u00e0\u201d di un sistema politico-economico sorretto dallo sfruttamento dell\u2019uomo e dall\u2019estrattivismo insostenibile per la tu tela degli ecosistemi. Di questa vicenda non c\u2019\u00e8 traccia nelle narrazioni al di qua dei mari e dei muri che proteggono le \u201ccittadelle occidentali\u201d: si preferisce continuare a raccontare ancora la storiella trita e ritrita dei \u201cmigranti economici\u201d che vengono a rubare il lavoro ai cittadini della \u201csociet\u00e0 di etnia bianca\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dobbiamo ricordare che, dall\u2019inizio della guerra all\u2019interno dei confini europei, non sono mancate le iniziative pacifiste promosse dai movimenti, pur non toccando esse le alte punte di partecipazione fatte registrare nello scorso autunno. Gi\u00e0 prima dell\u2019estate ci sono stati diversi appuntamenti in piazza che lasciavano presagire l\u2019eccezionalit\u00e0 delle manifestazioni successive. Questa avanzata del movimento pacifista, come fossero scosse telluriche, \u00e8 stata avvertita dallo stesso governo postfascista italiano, il quale in via d\u2019urgenza ha varato il \u201cdecreto sicurezza\u201d. Per\u00f2 nessuno immaginava che la scossa decisiva che avrebbe svegliato le coscienze sarebbe arrivata dalla <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Global Sumud Flotilla<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">: \u00e8 stata la deflagrazione rigeneratrice di una moltitudine sociale insorta prepotentemente in ogni dove a indicarci la via maestra di un processo alternativo a quello prospettatoci dai potenti della terra. Una enorme marea umana ha dato corpo ad una piattaforma con la quale non solo s\u2019\u00e8 chiesta la fine del genocidio a Gaza e l\u2019autode terminazione dei palestinesi, ma si \u00e8 anche ribadito il rifiuto degli assetti geopolitici che il conflitto bellico multipolare vuole imporre e l\u2019estraneit\u00e0 dai \u201cgiochi di guerra\u201d e dalle logiche egemoniche tra civilt\u00e0 contrapposte.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Questa moltitudine globale ha inoltre posto con assoluta deter minazione l\u2019abbandono delle forme di soggettivismo autoreferen ziale che, in qualche modo, hanno ritardato negli ultimi anni la costituzione di un forte e radicato movimento alternativo per la Pace, capace di contrastare gli interessi delle classi dirigenti che trovano linfa nel caos geopolitico: le iniziative identitarie non con tribuiscono minimamente alla costruzione di una soggettivit\u00e0 aperta, in grado d\u2019interpretare i processi indicatici delle moltitu dini autunnali e di stabilire parimenti spazi comuni di lavoro po litico. \u00c8 giunto il tempo di comprendere che le moltitudini sociali non possono essere inglobate in sovrastrutture ideologiche precostituite: la loro energia ha bisogno s\u00ec di un supporto organizzativo durevole nel tempo, ma autogestito, progettato dal basso, senza alcuna pretesa di ambizione alla governabilit\u00e0 secondo un disegno politologico sovrapposto.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">Toni Casano <\/span><\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo eccezionalmente l&#8217;introduzione integrale al volume Moltitudini ribelli.\u00a0Un\u2019alternativa possibile alla guerra permanente, (Multimage, Firenze, 2026, pp.325),\u00a0 il Quaderno di Pressenza 2025 curato da Toni Casano, Pina Catalanotto e Daniela Musumeci. 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