{"id":2681244,"date":"2026-03-04T17:25:04","date_gmt":"2026-03-04T17:25:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2681244"},"modified":"2026-03-27T08:49:13","modified_gmt":"2026-03-27T08:49:13","slug":"i-figli-proprieta-dello-stato-o-appartenenza-alla-propria-famiglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2026\/03\/i-figli-proprieta-dello-stato-o-appartenenza-alla-propria-famiglia\/","title":{"rendered":"I figli: propriet\u00e0 dello Stato o appartenenza alla propria famiglia?"},"content":{"rendered":"<p><em>Pubblichiamo di seguito la riflessione che la giurista Rosanna Pierleoni ha scritto per Pressenza Italia sul tema delle sottrazioni di figli in Italia. Un riflessione intrisa di umanesimo che fornisce un parere critico ed esplicativo da parte di una persona competente in materia.<\/em><\/p>\n<p>Si \u00e8 parlato molto in questo periodo dei bambini e di chi ne abbia la propriet\u00e0: i genitori o lo Stato. Instradati su un percorso obbligato, inizia cos\u00ec lo scontro pubblico per accaparrarsi l\u2019amb\u00ecto ruolo di proprietario. Secondo lo Stato, <em>ca va sans dire<\/em>, i bambini sono dello Stato; secondo i genitori sono dei genitori.<\/p>\n<p>Io trovo che questa domanda sia una volutamente manipolativa: qualsiasi risposta si dar\u00e0 si sar\u00e0 nel torto, perch\u00e9 tradisce un errore di fondo: fa riferimento ad un concetto di propriet\u00e0, di possesso e di reificazione che inevitabilmente mostra il volto peggiore della relazione di reciproca appartenenza tra genitori e figli. Insomma, questo modo di impostare il discorso sottende che i bambini siano degli oggetti di cui possa esistere un legittimo proprietario.<\/p>\n<p>Non mi rivedo in questa concezione e del resto anche il nostro ordinamento considera i bambini <em>soggetti di diritto<\/em> e non oggetti di cui disporre.<\/p>\n<p>Prima della riforma del 2012, il Codice Civile italiano era costruito intorno al concetto di <em>potest\u00e0 genitoriale<\/em>. Il minore era un semplice oggetto di un potere esercitato dagli adulti, pi\u00f9 che soggetto titolare di diritti propri. In ambito europeo invece esistevano gi\u00e0 delle tutele: il divieto di ogni discriminazione fondata sulla nascita, la tutela della vita familiare, il riconoscimento che il legame tra genitori e figli non \u00e8 una concessione dello Stato ma un dato che lo precede (artt. 8 e 14 CEDU, art. 21 Carta dei diritti fondamentali UE). Nel diritto europeo spiccava una visione in cui la relazione genitori-figli non era una dinamica di potere ma un insieme di responsabilit\u00e0 esercitate nell&#8217;interesse del minore (Regolamento CE 2201\/2003). La giurisprudenza italiana pi\u00f9 avveduta aveva cominciato a fare propria questa lettura, e la stessa Corte Costituzionale aveva chiarito che il fondamento dei diritti e dei doveri genitoriali risiede nel rapporto procreativo.<\/p>\n<p>La riforma del 2012 ha quindi dato forma legislativa (L. 219\/2012, D.Lgs. 154\/2013) a tutto questo, sostituendo l\u2019espressione &#8220;potest\u00e0&#8221; con quella di &#8220;responsabilit\u00e0 genitoriale&#8221; e ha introdotto, per la prima volta nella storia del nostro ordinamento, una norma che, tra le altre cose, prevede <strong>il diritto dei bambini di crescere nella propria famiglia, mantenendo rapporti significativi con entrambi i genitori<\/strong> (art. 315-bis c.c.).<\/p>\n<p>Direi che possiamo, quindi, definitivamente scansare questa orrenda logica oggettistica che inquina il nostro dibattito, per affrontare finalmente il vero tema.<\/p>\n<p>I bambini nascono in seno alla propria famiglia e a questa appartengono, secondo una legge biologica e naturale che preesiste a qualsiasi norma e a qualsiasi idea di Stato. Lo Stato, infatti, e il nostro non fa eccezione, \u00e8 la risultante di una costruzione simbolica di significati e di regole che i cittadini di una determinata epoca e societ\u00e0 si sono dati, considerandola adeguata agli interessi prevalenti. Quando tali interessi sono nelle mani di alcune \u00e9lite di potere, naturalmente la forma di Stato servir\u00e0 i loro interessi; questo \u00e8 un concetto basilare che troviamo sempre, in tutte le organizzazioni politico-sociali, ma le manipolazioni perenni della societ\u00e0 attuale ce lo rendono ostico, difficile da decifrare. Si \u00e8, infatti, insinuata da tempo nella nostra coscienza l\u2019idea che il buon cittadino non sia pi\u00f9 colui che custodisce e giudica l\u2019operato di chi detiene il potere, anzi costui viene considerato un credulone, un inaffidabile, un attaccabrighe, quando non un vero e proprio criminale da contenere e rieducare; mentre il buon cittadino diventa colui che difende strenuamente l\u2019operato dello Stato, a qualsiasi costo e contro ogni evidenza.<\/p>\n<p>Da persona che ha studiato la legge non posso non dire che la legge \u00e8 una esternazione fallibile e limitata perch\u00e9 dipende dalle consapevolezze raggiunte fino a quel momento, dalle scienze considerate pi\u00f9 forti in quella fase storica, dagli interessi di categoria sottostanti. Invece, la famiglia \u00e8 una cellula naturale e biologica che ha la propria forza in se stessa. \u00c8 per questo che in qualsiasi societ\u00e0, anche meno articolata, se avviene un rapimento di un bambino o la sua uccisione sono chiamati in causa i genitori, sia come esercenti di doveri di tutela specifici sia come soggetti di diritti a cui risarcire il danno morale ed esistenziale arrecato.<\/p>\n<p>Per questo \u2014 e non certo a causa della possessivit\u00e0 dei genitori \u2014 nel nostro ordinamento <strong>la sottrazione di un minore dal proprio nucleo familiare \u00e8 reato<\/strong>. Non si tratta di tutelare i genitori, ma di tutelare i figli. Lo dicono con chiarezza le fonti pi\u00f9 alte del diritto internazionale ed europeo: pensiamo alla Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, che all&#8217;art. 9 stabilisce che il minore non pu\u00f2 essere separato dai propri genitori contro la sua volont\u00e0 se non in casi eccezionali e sotto controllo giurisdizionale, ma pensiamo anche all&#8217;art. 8 che protegge il suo diritto all&#8217;identit\u00e0 e alle relazioni familiari. E ancora: l&#8217;art. 24 della Carta dei diritti fondamentali dell&#8217;Unione Europea riconosce al bambino il diritto di mantenere relazioni con entrambi i genitori come condizione per il suo pieno sviluppo; e non possiamo dimenticare che la Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, attraverso una giurisprudenza consolidata ha pi\u00f9 volte <strong>sanzionato gli Stati membri \u2014 Italia compresa \u2014 per allontanamenti di minori ritenuti sproporzionati o privi di adeguata motivazione<\/strong>.<\/p>\n<p>Non parliamo, quindi, di sentimentalismi morbosi n\u00e9 di rivendicazioni di propriet\u00e0: parliamo di diritti umani.<\/p>\n<p>Chi oggi dispone l&#8217;allontanamento di un minore dal proprio nucleo familiare in assenza di quei presupposti eccezionali che la legge richiede, non si muove dunque in un vuoto normativo n\u00e9 in una zona grigia: <strong>viola una norma precisa<\/strong>, che dopo un lungo e documentato percorso finalmente mette nero su bianco ci\u00f2 che la coscienza civile considera da sempre un principio elementare: i figli crescono nella propria famiglia, e separarli da essa \u00e8 un atto molto cruento che richiede giustificazioni eccezionali \u2014 non falle burocratico-amministrative, non divergenze di vedute educative, non valutazioni discrezionali affidate a singoli operatori senza adeguato controllo, non raccapriccianti intenti correttivi.<\/p>\n<p>Non esiste, a quest\u2019ultimo proposito, alcuna legge nel nostro Paese che legittimi la sottrazione di minore da parte dello Stato nei casi in cui vi sia una <strong>visione educativa diversa<\/strong> tra assistenti sociali\/magistratura e famiglia. Il fatto che siano saltati tutti gli organi di garanzia in questo Paese, e che le situazioni proliferino per anni nel silenzio generale, non le rende legittime.<\/p>\n<p>Mi chiedo: tutto questo universo di spunti e di riflessioni che qui ho a malapena accennato, che spazio trova nelle sentenze, nei convegni e nelle interviste dei nostri magistrati e dei nostri operatori del diritto? Di tutto questo vorrei che avesse modo di parlarci il giudice che ha espresso pubblicamente le parole: \u201cI bambini non sono di nessuno, non sono dei genitori\u201d. Una spiegazione dettagliata di questa affermazione, potenzialmente equivoca, potrebbe essere utile a smorzare il malcontento popolare e a non alimentare oltre, nel cuore delle persone, dubbi e paure. Molti cittadini temono che il magistrato intendesse dire che i bambini non appartengono ai genitori perch\u00e9 appartengano allo Stato. Esternazione che sarebbe quanto mai grave e meritevole di approfondimento. Questo dubbio interpretativo \u00e8 comprensibile, perch\u00e9 tali parole venivano proferite non all\u2019interno di una discussione filosofica di ampio respiro, ma per motivare un\u2019ordinanza di sottrazione dei tre bambini di Palmoli, in Abruzzo, dal loro nucleo familiare, in assenza di ragioni plausibili.<\/p>\n<p>Proprio per superare queste spaccature tra cittadini e istituzioni io auspico, dunque, un confronto attivo e sincero su questi temi che coinvolga giuristi, magistrati, operatori del sociale, esperti della psiche, famiglie coinvolte, cittadini. Del resto, dal momento che le istituzioni sono sorte per il nostro bene e per tutelare la difesa dei singoli e l\u2019ordine sociale, prevedere luoghi di dialogo e confronto dinanzi a situazioni tanto drammatiche e foriere di malcontento \u00e8 operazione del tutto auspicabile e naturale.<\/p>\n<p>Ripeto, con grande fermezza e convinzione, che il rapporto tra genitori e figli non pu\u00f2 in alcun modo essere interrotto da nessuno, istituzioni comprese, se non in casi specifici e residuali e prevedendo determinate modalit\u00e0 &#8211; sia del prelevamento\/collocamento sia della permanenza nelle Case famiglia, sempre con misure temporanee e da aggiornare ciclicamente e potendo vigilare in modo costante sull\u2019andamento della separazione, sugli obiettivi specifici del percorso di allontanamento e su come (non) venga preservata\u00a0 la relazione genitore &#8211; figlio. Il tutto con uno sguardo vigile e attento ai tempi e modi per favorire questo ricongiungimento, che va una volta per tutte considerato obiettivo centrale degli operatori coinvolti per una crescita sana ed equilibrata dei bambini, e non va pi\u00f9 vissuto come un ostacolo da evitare ad ogni costo, come purtroppo molte volte sembra accadere.<\/p>\n<p>Eppure, nonostante le tante parole, tutto resta fermo. Eppure, ogni volta che questi fatti emergono, il dibattito si incaglia: si innalzano bandiere, si costruiscono trincee, si trasforma una questione di diritti e di bambini in uno scontro politico o ideologico tra cittadini. Ed \u00e8 esattamente questo il meccanismo che consente al problema di sopravvivere perch\u00e9 normalizza l\u2019orrore: insomma, finch\u00e9 lo tratteremo come una questione di parte, un tema come un altro legato a una certa sensibilit\u00e0 politica o ad una propria visione del mondo, nessuno avr\u00e0 davvero interesse a risolverlo.<\/p>\n<p>Vedete, questo sistema \u00e8 molto sofisticato e particolare, destreggiarsi non \u00e8 sempre facile, ma invece \u00e8 facile <strong>interrogare la nostra coscienza<\/strong> e tornare all\u2019essenza. Quale sistema pu\u00f2 giustificare un orrore del genere e considerare giusto un comportamento che noi stessi abbiamo considerato sempre criminale, dalle trib\u00f9 fino ai sistemi pi\u00f9 burocratizzati?<\/p>\n<p>Quando ci porremo questa semplice domanda, indipendentemente dal fatto se ci troviamo in accordo o meno con le ragioni pi\u00f9 superficiali della scelta di allontanamento, quando segneremo dei punti fissi da non superare, senza paura del giudizio degli altri e senza timore di passare dalla parte dei \u201ccattivi\u201d e di coloro che considerano i bambini degli oggetti, le risposte verranno da s\u00e9.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 allora possibile avviare un percorso comune tra cittadini, che in seconda istanza preveda anche il dialogo con le istituzioni. Quel giorno queste ultime ci daranno qualcosa in pi\u00f9 che fugaci esternazioni per le loro scelte, nella consapevolezza riguadagnata che loro sono l\u00ec per noi e con noi, e non contro di noi.<\/p>\n<p>La relazione tra cittadini e potere \u00e8 bilaterale: essere consapevoli del nostro ruolo in tutto questo \u00e8 tutto.<\/p>\n<p>\u00c8 arrivato, secondo me, il momento di affrontare questo fenomeno senza lenti politiche n\u00e9 ideologiche, con la seriet\u00e0 e il coraggio dovuti ad un tema come questo che riguarda i nostri bambini. Io credo che lo meritino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo di seguito la riflessione che la giurista Rosanna Pierleoni ha scritto per Pressenza Italia sul tema delle sottrazioni di figli in Italia. 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