{"id":2679553,"date":"2026-02-26T18:18:47","date_gmt":"2026-02-26T18:18:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2679553"},"modified":"2026-02-26T18:18:47","modified_gmt":"2026-02-26T18:18:47","slug":"un-artico-smilitarizzato-per-il-bene-comune","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2026\/02\/un-artico-smilitarizzato-per-il-bene-comune\/","title":{"rendered":"Un Artico smilitarizzato per il bene comune"},"content":{"rendered":"<blockquote><p><strong>Questo non \u00e8 l&#8217;ennesimo commento geopolitico sull&#8217;Artico. \u00c8 una proposta di pace visionaria che pu\u00f2 salvare la regione dalla rivalit\u00e0 militarizzata e dalla rovina ecologica. Un progetto per la sicurezza condivisa, lo sviluppo sostenibile e la dignit\u00e0 umana, a beneficio della Groenlandia, dell&#8217;Artico e di tutti noi.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<h3><strong>Quattro principi per una nuova visione dell&#8217;Artico<\/strong><\/h3>\n<p>L&#8217;Artico \u00e8 spesso descritto come un freddo teatro di rivalit\u00e0, un luogo in cui le grandi potenze mettono alla prova la reciproca determinazione. Ma questa visione del mondo \u00e8 obsoleta, priva di immaginazione e, in definitiva, autodistruttiva. L&#8217;Artico non \u00e8 un vuoto che aspetta di essere militarizzato; \u00e8 una regione viva, uno stabilizzatore climatico e una patria culturale il cui futuro plasmer\u00e0 il futuro dell&#8217;umanit\u00e0. Se partiamo da questa consapevolezza, diventa possibile un assetto dell&#8217;Artico molto pi\u00f9 razionale, pacifico, cooperativo e incentrato sulle persone che vivono effettivamente in quella regione.<\/p>\n<p>Questa visione si basa su quattro principi pratici. Nessuno di essi \u00e8 utopistico. Tutti si fondano sul buon senso, sulla dignit\u00e0 umana e su una visione strategica a lungo termine.<\/p>\n<p><strong>1. I groenlandesi devono essere al centro di qualsiasi prospettiva per l&#8217;Artico<\/strong><\/p>\n<p>La Groenlandia non \u00e8 un premio strategico, ma una societ\u00e0 con una propria civilt\u00e0, un proprio sistema di conoscenze e il proprio diritto di plasmare il futuro della regione. Qualsiasi modello di governance artica che emargini i groenlandesi \u00e8 destinato al fallimento. Le loro conoscenze ecologiche, la loro continuit\u00e0 culturale ed esperienza diretta del ghiaccio li rendono partner indispensabili in qualsiasi futuro sostenibile. Non si tratta di ingenuit\u00e0, ma dell&#8217;unica base realistica per una governance artica legittima.<\/p>\n<p><em>L\u2019autodeterminazione diventa la forma pi\u00f9 efficace di legittimit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><strong>2. La cooperazione riduce la necessit\u00e0 di militarizzazione e consente un enorme risparmio di risorse<\/strong><\/p>\n<p>La militarizzazione dell&#8217;Artico non \u00e8 un segno di potenza, bens\u00ec un sintomo di sfiducia. La Russia, che possiede di gran lunga la costa artica pi\u00f9 estesa, \u00e8 un attore indispensabile. La Cina, pur non essendo uno Stato artico, \u00e8 una presenza scientifica ed economica globale il cui coinvolgimento nella regione \u00e8 inevitabile. Gli Stati Uniti, i Paese nordici, il Canada e altri hanno tutti interessi legittimi. Ma la legittimit\u00e0 non pu\u00f2 basarsi sulla rivalit\u00e0. Gli interessi non significano intimidazione. E l&#8217;influenza non riguarda la militarizzazione. Esistono approcci pi\u00f9 intelligenti.<\/p>\n<p>Le navi cacciatorpediniere in grado di navigare tra i ghiacci, i sottomarini nucleari, le basi fortificate e i sistemi di sorveglianza satellitare sono tra le risorse militari pi\u00f9 costose al mondo. Ogni corona, dollaro, rublo o yuan speso per la militarizzazione dell&#8217;Artico \u00e8 denaro sottratto all&#8217;adattamento climatico, all&#8217;istruzione, alla salute, alle energie rinnovabili e al benessere delle comunit\u00e0 artiche. Quando gli Stati condividono i dati, coordinano le politiche e creano istituzioni comuni, la necessit\u00e0 percepita di assumere una posizione militare diminuisce naturalmente, cos\u00ec come i costi. Non si tratta di ingenuit\u00e0, ma di una strategia intelligente e sostenibile.<br \/>\n<em><br \/>\nLa cooperazione diventa la forma pi\u00f9 efficace ed economica di disarmo.<\/em><\/p>\n<p><strong>3. L&#8217;uso sostenibile delle risorse artiche dovrebbe andare a beneficio dell&#8217;umanit\u00e0, non solo dei potenti e dei militari<\/strong><\/p>\n<p>I minerali, le risorse ittiche, le rotte marittime e le conoscenze scientifiche dell&#8217;Artico sono importanti a livello globale. Trattarli come un bottino per chi possiede le flotte pi\u00f9 grandi non solo \u00e8 ingiusto, ma anche irrazionale. Un ordine internazionale civile utilizza le risorse in modo saggio, protegge gli ecosistemi fragili e distribuisce i benefici in modo equo. Lo sviluppo sostenibile \u00e8 una necessit\u00e0 planetaria, resa impossibile dalle politiche di potere militariste. Se realizzato in modo cooperativo, pu\u00f2 servire tutta l&#8217;umanit\u00e0, non solo coloro che possono esercitare la forza. Coloro che ora pensano \u201coh, che ingenuit\u00e0\u201d non hanno idea di come prevenire altrimenti il collasso ecologico e i conflitti geopolitici. <em>La sostenibilit\u00e0 diventa la forma pi\u00f9 efficace di prosperit\u00e0.<br \/>\n<\/em><br \/>\n<strong>4. Le Nazioni Unite dovrebbero fungere da custodi della pace e amministratori condivisi<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;Artico \u00e8 troppo importante \u2013 dal punto di vista ecologico, climatico e culturale \u2013 per essere governato dagli interessi nazionali frammentati di potenze grandi ma non sagge. Le Nazioni Unite forniscono la legittimit\u00e0, la continuit\u00e0 e il quadro normativo necessari per ancorare un ordine pacifico nell&#8217;Artico. Una zona di pace e sostenibilit\u00e0 nell&#8217;Artico riconosciuta dall&#8217;ONU integrerebbe la smilitarizzazione, i diritti degli indigeni, la cooperazione scientifica e lo sviluppo sostenibile in un quadro globale che trascende le tensioni a breve termine. La gestione condivisa diventa la forma pi\u00f9 efficace di sicurezza.<\/p>\n<p>Se questi quattro principi vengono accettati \u2013 e non sono n\u00e9 irrealistici n\u00e9 ingenui \u2013 allora emerge una nuova domanda: come sarebbe un sistema di governance artico basato su legittimit\u00e0, cooperazione, sostenibilit\u00e0 e gestione condivisa? La risposta \u00e8 un progetto per un Artico smilitarizzato, governato congiuntamente, scientificamente fondato, ecologicamente protetto e incentrato sulle persone che lo chiamano casa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Un progetto pratico per un futuro pacifico nell&#8217;Artico<\/strong><\/h3>\n<h3><strong style=\"font-size: 16px;\">1. Un Artico smilitarizzato: sicurezza attraverso la cooperazione<\/strong><\/h3>\n<p>Un Artico in pace inizia con la creazione di una zona smilitarizzata artica, una regione in cui le basi militari e le esercitazioni vengono gradualmente eliminate e sostituite con funzioni civili, scientifiche e umanitarie. Ci\u00f2 non diminuisce la sovranit\u00e0 nazionale, ma riconosce semplicemente che le minacce pi\u00f9 urgenti per l&#8217;Artico non sono di natura militare. Lo scioglimento dei ghiacci, le condizioni meteorologiche estreme, il collasso degli ecosistemi e le rotte marittime imprevedibili non possono essere arginati con sottomarini o aerei da combattimento.<\/p>\n<p>Un Artico smilitarizzato riduce le tensioni tra le grandi potenze, previene incidenti ed escalation e protegge gli ecosistemi fragili. Inoltre, libera enormi risorse finanziarie attualmente vincolate ai sistemi militari. La verifica si baserebbe sul monitoraggio satellitare, sui dati aperti e su ispezioni periodiche, idealmente sotto l&#8217;egida delle Nazioni Unite. L&#8217;Artico diventerebbe un simbolo di come dovrebbe essere la sicurezza cooperativa nel XXI secolo: non l&#8217;assenza di sovranit\u00e0, ma la presenza di fiducia. L&#8217;insistenza degli Stati Uniti sul \u201cGolden Dome\u201d \u2013 e sulla Groenlandia come elemento fondamentale da controllare \u2013 \u00e8 un grande fattore di destabilizzazione perch\u00e9 mira a consentire agli Stati Uniti di distruggere la Russia o la Cina e abbattere i missili di ritorsione di entrambi. Ci\u00f2 abbassa la soglia per l&#8217;inizio di una guerra nucleare da parte degli Stati Uniti, perch\u00e9 i suoi decisori potrebbero sperare di poterla iniziare e vincere senza costi. La risposta a questa filosofia basata sul terrore \u00e8 un nuovo accordo tra Stati Uniti e Russia sulla riduzione e infine sull&#8217;abolizione delle armi nucleari. Non \u00e8 quella di militarizzare ulteriormente la Groenlandia.<br \/>\n<strong><br \/>\n2. Una nuova architettura di governance: il Consiglio di Cooperazione Artica<\/strong><\/p>\n<p>Il Consiglio Artico, pur essendo prezioso, non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente. Non \u00e8 mai stato concepito per gestire le tensioni geopolitiche odierne o l&#8217;accelerazione della crisi climatica. Un nuovo Consiglio di Cooperazione Artica si baserebbe sui punti di forza del Consiglio esistente, correggendone al contempo i punti deboli. Sarebbe inclusivo, trasparente e in grado di prendere decisioni vincolanti in settori in cui la cooperazione \u00e8 essenziale. Le autorit\u00e0 groenlandesi e le popolazioni indigene sarebbero pienamente coinvolte nel processo decisionale. Gli Stati artici, gli Stati osservatori e le organizzazioni scientifiche parteciperebbero a una struttura che utilizza il voto a maggioranza qualificata, mandati chiari e diritti di veto indigeni su questioni culturali ed ecologiche. Il suo mandato includerebbe la protezione dell&#8217;ambiente, la gestione sostenibile delle risorse, la regolamentazione del trasporto marittimo, la cooperazione scientifica, la risposta alle emergenze e la gestione dei conflitti per prevenire la violenza. Non si tratta di un&#8217;autorit\u00e0 sovranazionale, ma di un luogo in cui gli Stati e i popoli coordinano le politiche, risolvono le controversie e costruiscono la fiducia.<\/p>\n<p><strong>3. La Groenlandia come zona di responsabilit\u00e0 speciale<\/strong><\/p>\n<p>La Groenlandia \u00e8 il cuore morale e strategico dell&#8217;Artico. La sua popolazione ha dovuto sopportare secoli di colonialismo, sfruttamento strategico e pressioni geopolitiche. Un futuro pacifico per l&#8217;Artico deve quindi includere un Patto di partenariato con la Groenlandia, ancorato al sistema delle Nazioni Unite, che garantisca il pieno rispetto dell&#8217;autodeterminazione groenlandese e protegga l&#8217;isola dalla diplomazia coercitiva. L&#8217;accordo garantirebbe alla Groenlandia l&#8217;accesso prioritario ai proventi delle risorse locali e riceverebbe investimenti sostenuti nell&#8217;istruzione, nella sanit\u00e0, nella conservazione culturale e nelle infrastrutture sostenibili. La Groenlandia ospiterebbe anche un Centro di Pace Artico delle Nazioni Unite, un polo dedicato alla ricerca, alla diplomazia e alle competenze indigene. Questo approccio riconosce che la Groenlandia non \u00e8 un oggetto passivo di interesse internazionale, ma un soggetto attivo con le proprie aspirazioni.<\/p>\n<p><strong>4. Uso sostenibile delle risorse: un&#8217;alternativa civile alla rivalit\u00e0 per lo sfruttamento<\/strong><\/p>\n<p>Le risorse dell&#8217;Artico devono essere utilizzate con saggezza, parsimonia e a beneficio di tutti. Ci\u00f2 richiede soglie ecologiche rigorose, il consenso delle popolazioni indigene, valutazioni d&#8217;impatto trasparenti e meccanismi di condivisione dei proventi. Richiede corridoi di navigazione puliti, normative sulla navigazione a velocit\u00e0 ridotta e la designazione di vaste aree protette \u2013 i Parchi della Pace dell&#8217;Artico \u2013 che salvaguardino la biodiversit\u00e0 e il patrimonio culturale. Questo \u00e8 uno sviluppo responsabile, l&#8217;unico che abbia senso in una regione la cui salute ecologica ha un impatto sull&#8217;intero pianeta.<\/p>\n<p><strong>5. L&#8217;ONU come custode: completare l&#8217;UNCLOS<\/strong><\/p>\n<p>Le Nazioni Unite consoliderebbero l&#8217;intero sistema attraverso una serie di nuovi strumenti: un Trattato delle Nazioni Unite sulla Smilitarizzazione dell&#8217;Artico, una Carta delle Nazioni Unite sui Beni Comuni dell&#8217;Artico, un Patto di Partenariato tra le Nazioni Unite e la Groenlandia, una Convenzione delle Nazioni Unite sulle Risorse Sostenibili dell&#8217;Artico e un Accordo delle Nazioni Unite sulla Mobilit\u00e0 e la Conoscenza dell&#8217;Artico.<\/p>\n<p>Questi strumenti non sostituirebbero la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS). Al contrario, la completerebbero. L&#8217;UNCLOS fornisce la base giuridica per le zone marittime, i diritti di navigazione e le rivendicazioni sulle risorse. Tuttavia, non affronta questioni quali la smilitarizzazione, i diritti degli indigeni, la governance cooperativa o lo sviluppo sostenibile. Il quadro delle Nazioni Unite qui proposto colmerebbe tali lacune nel pieno rispetto dei principi dell&#8217;UNCLOS. In questo modo, l&#8217;Artico non diventa un vuoto giuridico, ma una regione in cui il diritto internazionale viene rafforzato, chiarito e modernizzato.<\/p>\n<h3><strong>Conclusione: un futuro artico pi\u00f9 razionale, civile e lungimirante<\/strong><\/h3>\n<p>L&#8217;Artico non \u00e8 destinato a diventare un&#8217;arena militarizzata di sospetti e posizioni strategiche. Questa strada \u00e8 semplice pigrizia intellettuale e mancanza di immaginazione. Ci\u00f2 che questo progetto dimostra \u00e8 che un futuro artico diverso non solo \u00e8 possibile, ma anche profondamente razionale. \u00c8 pi\u00f9 vantaggioso in termini di costi, pi\u00f9 stabilizzante, rispettoso delle persone che vi abitano e molto pi\u00f9 benefico per l&#8217;umanit\u00e0 rispetto a qualsiasi cosa concepita attraverso la lente ristretta della geopolitica transazionale.<\/p>\n<p>Questa visione riconosce le realt\u00e0 del XXI secolo. La vasta costa artica della Russia lo rende indispensabile. La presenza scientifica ed economica della Cina lo rende inevitabile. Gli Stati Uniti, i Paese nordici, il Canada e altri hanno tutti interessi legittimi.<\/p>\n<p>Questo non \u00e8 ingenuo. \u00c8 ingenuo credere che un maggior numero di basi, sottomarini e operazioni di segnalazione strategica possano in qualche modo portare alla pace, allo sviluppo e alla cooperazione, tutti elementi di cui c&#8217;\u00e8 un disperato bisogno. Ci\u00f2 che \u00e8 ingenuo \u00e8 presumere che l&#8217;Artico possa essere militarizzato senza conseguenze o che la crisi climatica possa essere gestita attraverso la deterrenza. \u00c8 ingenuo immaginare che il futuro possa essere garantito ripetendo le cattive abitudini del passato.<\/p>\n<p>La politica, nella sua forma migliore, \u00e8 l&#8217;arte di immaginare ci\u00f2 che ancora non esiste e poi costruire le istituzioni che lo rendono reale. \u00c8 la capacit\u00e0 di includere gli altri in un orizzonte condiviso di sviluppo e sicurezza. \u00c8 il coraggio di dire: possiamo fare meglio della rivalit\u00e0, meglio della paura, meglio della logica del pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p>Questo progetto \u00e8 un invito a tornare al significato pi\u00f9 profondo della politica \u2013 la politica della visione, della responsabilit\u00e0 e dello scopo comune \u2013 del pensare globalmente e localmente invece che solo a livello nazionale.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che una proposta del genere nasca dalle tradizioni della ricerca sulla pace e degli studi sul futuro. Questi campi hanno sempre sostenuto che la sicurezza non \u00e8 l&#8217;assenza di guerra, ma la cooperazione per la realizzazione delle potenzialit\u00e0 della societ\u00e0. Che il futuro non \u00e8 predeterminato, ma plasmato dalle scelte; che l&#8217;umanit\u00e0 progredisce quando sostituisce il dominio con il dialogo e la competizione con la creativit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;Artico, pi\u00f9 di qualsiasi altra regione, richiede questo tipo di approccio: rigoroso, a lungo termine, interdisciplinare e fondato sul rispetto delle realt\u00e0 vissute dalle comunit\u00e0 locali.<\/p>\n<p>La questione non \u00e8 se questa visione sia troppo ambiziosa. L&#8217;Artico e il mondo non possono permettersi nulla di meno. Un Artico militarizzato promette solo instabilit\u00e0, spreco di risorse e distruzione ecologica. Tutte le \u201cgrandi\u201d potenze coinvolte devono ripensare e uscire dai loro schemi militaristi abituali.<\/p>\n<p>Un Artico cooperativo, smilitarizzato e sotto l&#8217;egida delle Nazioni Unite offre stabilit\u00e0, sostenibilit\u00e0 e vantaggi condivisi per tutti noi. L&#8217;Artico rappresenta una brillante opportunit\u00e0 per pensare in modo nuovo e plasmare un futuro pi\u00f9 civile. Esistono molte alternative (TAMA, There Are Many Alternatives) e questa proposta non \u00e8 l&#8217;unica. Tuttavia, l&#8217;attuale escalation intimidatoria verso uno sfruttamento selvaggio e privo di visione, con ricorso alla forza militare e al nucleare, non pu\u00f2 essere una di queste.<\/p>\n<p>Il mondo ha bisogno di visioni, immagini di un futuro migliore e di un pensiero costruttivo-creativo per realizzare quel mondo migliore. Accogliamo con favore le idee e visioni costruttive, perch\u00e9 non possiamo camminare verso un mondo migliore e desiderabile con gli occhi fissi sullo specchietto retrovisore.<\/p>\n<hr \/>\n<p><em>Traduzione dall\u2019inglese di Stella Maris Dante. Revisione di Thomas Schmid.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo non \u00e8 l&#8217;ennesimo commento geopolitico sull&#8217;Artico. \u00c8 una proposta di pace visionaria che pu\u00f2 salvare la regione dalla rivalit\u00e0 militarizzata e dalla rovina ecologica. 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