{"id":2679462,"date":"2026-02-26T12:18:21","date_gmt":"2026-02-26T12:18:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2679462"},"modified":"2026-02-27T09:13:13","modified_gmt":"2026-02-27T09:13:13","slug":"tecno-archia-lelio-demichelis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2026\/02\/tecno-archia-lelio-demichelis\/","title":{"rendered":"Dalla fantasia alla realt\u00e0, e viceversa: la rotta &#8216;scombussolata&#8217; del potere dominante nella modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Il sociologo Lelio Demichelis presenter\u00e0 il proprio libro intitolato <em>Tecno-arch\u00eda, o la Nave dei folli. La banalit\u00e0 digitale del male <\/em>all&#8217;incontro, organizzato dalla <em>Rete delle Alternative<\/em>, in svolgimento a Casale Monferrato la sera di gioved\u00ec 5 marzo prossimo.<\/p>\n<p>Casualmente, o forse no, pubblicato dalla casa editrice denominata <strong>Derive Approdi<\/strong>, il testo si ispira alla <strong><em>Nave dei Folli<\/em><\/strong> dipinta da <strong>Hieronymus Bosch<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel 2021 l&#8217;analisi dendrocronologica del pannello ligneo ha accertato che l&#8217;opera pittorica venne realizzata nel 1494 insieme ad altre due rappresentazioni, l<span id=\"mwFw\">&#8216;<\/span><i id=\"mwGA\">Allegoria dei piaceri<\/i>\u00a0e la\u00a0<i id=\"mwHA\">Morte di un avaro<\/i>, con cui formava un trittico e, anche con il <i id=\"mwFQ\">Venditore ambulante<\/i>, compone un ciclo che illustra i paradossi di quell&#8217;epoca.<\/p>\n<p>Sicuramente il soggetto del quadro era ricorrente della <strong>tradizione popolare<\/strong> del XV secolo.<\/p>\n<p>Nel<strong>\u00a0medioevo<\/strong>\u00a0la\u00a0<em>nave dei folli<\/em> veniva &#8216;messa in scena&#8217; alle <strong>sfilate carnevalesche<\/strong> per ridicolizzzare i potenti e nella <strong>letteratura<\/strong> \u00e8 stata raffigurata nel <a href=\"https:\/\/bs.mvn.huygens.knaw.nl\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">poema composto da Jacob van Oestvoren<\/a>\u00a0nel\u00a0<strong>1413<\/strong>,\u00a0una parodia dell&#8217;<em>Odissea <\/em>che narra le\u00a0<em>tragicomiche avventure<\/em> di una compagnia di libertini imbarcati su un vascello alla deriva&#8230;.<\/p>\n<p>Casualmente, o forse no, due anni prima che il pittore fiamingo raffigurasse la <em>nave dei folli<\/em>, nel\u00a0<strong>1492<\/strong>,<strong>\u00a0<\/strong>la &#8216;<em>scoperta<\/em> dell&#8217;America&#8217; aveva cambiato il mondo, da allora in poi diventato &#8216;globale&#8217;, e cos\u00ec scombussalto la <em>Weltanschaung<\/em> (visione del mondo) e\u00a0inaugurato la\u00a0<strong>modernit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Casualmente, o forse no, questa &#8216;rivoluzione&#8217; di ogni prospettiva, dalla sfera cognitiva a tutte le dimensioni ed estensioni della realt\u00e0, era conseguita alla\u00a0<em>folle impresa<\/em> condotta da un <strong>navigatore\u00a0<em>visionario<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>Casualmente, o forse no, questo esploratore e conquistatore del <em>nuovo mondo<\/em> era italiano, precisamente ligure&#8230;<\/p>\n<p>&#8230; e, curiosamente, il personaggio iconico protagonista delle <em>tragicomiche avventure<\/em>\u00a0nei\u00a0<em>tempi moderni<\/em> del <em>Belpaese<\/em>, il<em>\u00a0<\/em>ragionier Ugo Fantozzi, \u00e8 una figura emblematica ideata e interpretata dal genovese Paolo Villaggio e la <em>Nave dei Folli<\/em> \u00e8 stata riproposta come tema del <a href=\"https:\/\/www.visitgenoa.it\/es\/node\/2973\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Carnevale di Genova<\/em> del 2023<\/a>.<\/p>\n<p>Forse non casualmente nello stesso anno in cui Hieronymus Bosch la raffigurava, il <strong>1494<\/strong>, la <em>nave dei folli<\/em> veniva descritta nell&#8217;antologia di 112 satire\u00a0intitolata <i id=\"mwDQ\">Das Narrenschiff<\/i> (<em>La Nave dei Folli<\/em>), composta dal tedesco <strong>Sebastian Brant <\/strong>e illustrata con xilografie, alcune di Albrecht D\u00fcrer, a cui il filosofo francese <strong>Michel Foucault<\/strong>\u00a0fece riferimento nella propria tesi di dottorato, e sua &#8216;opera prima&#8217;, stampata nel <strong>1961<\/strong> con il titolo <em>F<\/em><i id=\"mwBw\">olie et D\u00e9raison. Histoire de la folie \u00e0 l&#8217;\u00e2ge classique<\/i>, in Italia tradotta ed edita nel 1976 da Rizzoli (<a href=\"https:\/\/www.rizzolilibri.it\/libri\/storia-della-follia-nelleta-classica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><i id=\"mwBQ\">Storia della follia nell&#8217;et\u00e0 classica<\/i><\/a>), che l&#8217;ha riproposta di recente, nel 2025.<\/p>\n<p>Casualmente, o forse no, anche <em>Tecno-arch\u00eda <\/em>di <strong>Lelio Demichelis<\/strong> \u00e8 stato pubblicato nel 2025&#8230;<\/p>\n<p>&#8230; e, oltre che anche lui ispirato all&#8217;immagine iconica della <em>nave dei folli<\/em>, a sua volta il sociologo italiano evoca\u00a0<i id=\"mwBQ\">La banalit\u00e0 del male<\/i>, il titolo in italiano del libro scritto da <strong>Hannah Arendt<\/strong>, un&#8217;allieva (ed amante) di Martin Heidegger, ed edito nel<strong>\u00a01963<\/strong> che \u00e8 un testo caposaldo della storia contemporanea e della filosofia politica <em>post-moderna<\/em>.<\/p>\n<p>Approfondendo la descrizione dei fatti di cui aveva riferito con i propri <em>reportage<\/em>\u00a0pubblicati sul settimanale\u00a0<i id=\"mwDQ\">The New Yorker\u00a0<\/i>come corrispondente, cio\u00e8 delle udienze del processo svolto a Gerusalemme in cui il generale nazista Otto Eichmann era incriminato di genocidio e venne condannato a morte, l&#8217;autrice di <i id=\"mwBw\">Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil<\/i>\u00a0ha affrontato la questione della responsabilit\u00e0 morale di un&#8217;intera generazione complice delle atrocit\u00e0 compiute <em>sotto gli occhi di tutti<\/em>&#8230;<\/p>\n<p>&#8230; un dilemma allora cruciale e oggi nuovamente attuale perch\u00e9, come nella prima met\u00e0 del XX secolo quando l&#8217;olocausto veniva perpetrato <em>alla vista<\/em> dell&#8217;opinione pubblica del <em>mondo occidentale <\/em>informata dai\u00a0<em>mass-media<\/em>, nei primi decenni del XXI secolo stragi, massacri, carneficine e devastazioni e genocidi ed ecocidi avvengono <em>al cospetto<\/em> dell&#8217;umanit\u00e0 iper-connessa ai <em>social-media<\/em> che &#8216;tamburano&#8217; le notizie in tutto il <em>villaggio globale<\/em>.<\/p>\n<blockquote><p><strong><em>Tecno-arch\u00eda<\/em><\/strong> \u00e8 il nome che Lelio Demichelis d\u00e0 alla modernit\u00e0 e alla sua razionalit\u00e0 strumentale\/ calcolante-industriale (in verit\u00e0 irrazionale, con crisi sociale e climatica insieme).<\/p>\n<p>La <strong>tecno-arch\u00eda<\/strong> domina il mondo da tre secoli ed \u00e8 arrivata oggi a produrre algoritmi, IA e uomini sempre pi\u00f9 dipendenti dalle macchine, oltre all\u2019ecocidio.<\/p>\n<p>Sembra la <em>Nave dei folli<\/em> del pittore Hieronymus Bosch, senza vele e timone e carica di un\u2019umanit\u00e0 impazzita.\u00a0A differenza di quella <em>Nave<\/em>, per\u00f2, ha una rotta ben definita e vele spiegate: si chiamano profitto, digitalizzazione e sfruttamento illimitato di uomini e biosfera.<\/p>\n<p>Lelio Demichelis propone una critica radicale an-archica e demo-cratica al potere totalitario dominante, al sistema tecnico e alla nuova classe delle macchine.<\/p>\n<p>Un libro decisamente controcorrente.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><a href=\"https:\/\/deriveapprodi.com\/libro\/tecno-archia-o-la-nave-dei-folli\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Tecno-arch\u00eda, o la Nave dei folli. <span style=\"font-size: 16px;\">La banalit\u00e0 digitale del male<\/span><\/em><\/a> \/ Derive Approdi &#8211; 2025<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>La<strong> Rete delle Alternative<\/strong> accoglier\u00e0 Lelio Demichelis a <strong>Casale Monferrato<\/strong> (<em>sala Giumelli<\/em> &#8211; piazza C. Battisti, 1) alle 21:00 di gioved\u00ec <strong>5 marzo\u00a0<\/strong>prossimo:<\/p>\n<p>\u201cDialogando con Alberto Deambrogio, Lelio Demichelis presenter\u00e0 un testo che non \u00e8 nichilista. Al contrario, \u00e8 un appello accorato alla riscoperta della politica e dell\u2019etica. Ci inviter\u00e0 a tornare ad essere soggetti invece che utenti, a rivendicare il diritto all\u2019errore, all\u2019inefficienza, al silenzio. La sua \u00e8 una resistenza umanistica che passa per la riappropriazione del linguaggio e del pensiero critico. In un\u2019epoca dominata dall\u2019algoritmo, Demichelis ci condurr\u00e0 attraverso un\u2019analisi lucida e coraggiosa del nostro presente, paragonando l\u2019umanit\u00e0 contemporanea alla celebre <em>Nave dei folli<\/em> di Bosch: un&#8217;imbarcazione alla deriva, in balia di una razionalit\u00e0 tecnologica che sembra aver smarrito il senso dell&#8217;umano. Il sottotitolo, richiamando esplicitamente Hannah Arendt, solleva interrogativi urgenti sulla <em>banalit\u00e0 digitale<\/em> e su come la delega totale alle macchine stia riconfigurando il potere e la democrazia. La <em>banalit\u00e0 digitale<\/em> si manifesta nell\u2019accettazione passiva degli algoritmi, nella delega alla nostra capacit\u00e0 critica a sistemi di calcolo e nella trasformazione della vita in un flusso ininterrotto di dati. Il male oggi non \u00e8 un evento tragico e riconoscibile, ma un processo silenzioso di svuotamento dell\u2019umano, una burocratizzazione dell\u2019esistente mediata dagli schermi\u201d.<\/p>\n<p>L&#8217;incontro \u00e8 anticipato dall&#8217;intervista pubblicata il 9 gennaio scorso su ALTERNATIV@<\/p>\n<h3 class=\"entry-title\">Contro la gabbia fatta di numeri, calcolo, calcolabilit\u00e0 del sistema capitalistico neoliberale \u2013 Tre domande a Lelio Demichelis<\/h3>\n<p><strong>Alberto Deambrogio<\/strong>:\u00a0<em>Spesso si parla di algoritmi come strumenti tecnici di controllo, ma lei introduce il termine tecno-archia per suggerire un vero e proprio regime ontologico. In che modo questa \u201carchia\u201d (questo comando) differisce dalle forme di totalitarismo del Novecento, e perch\u00e9 oggi l\u2019obbedienza al sistema sembra passare attraverso la ricerca individuale di performance e autorealizzazione?<\/em><\/p>\n<p><strong>Lelio Demichelis<\/strong>: Differisce nel senso che \u00e8 la <em>Tecno-arch\u00eda<\/em>\u00a0(totalitaria per sua\u00a0<em>essenza<\/em>) ad avere permesso la nascita poi dei totalitarismi\u00a0<em>politici<\/em>\u00a0del \u2018900. Ma totalitaria era anche la\u00a0<em>societ\u00e0 tecnologica avanzata<\/em>, come la definiva Marcuse negli anni \u201960. Quindi gli algoritmi non sono solo\u00a0<em>strumenti<\/em>\u00a0<em>tecnici<\/em>\u00a0di controllo,\u00a0<em>ma una delle forme tecniche ontologiche<\/em>\u00a0<em>per il governo eteronomo<\/em>\u00a0della vita degli uomini in una societ\u00e0 tecnica, dove l\u2019uomo sta smettendo pure di pensare, lasciandolo fare alla IA. Ma tutto ha la sua\u00a0<em>radice<\/em>\u00a0nella modernit\u00e0, nella rivoluzione scientifica e poi industriale e la\u00a0<em>Tecno-arch\u00eda \u00e8 iper-totalitaria<\/em>\u00a0e produce e sussume in s\u00e9 anche totalitarismi apparentemente settoriali \u2013 come quello oggi digitale, ieri quello industriale e consumistico.\u00a0<em>Tecno-arch\u00eda\u00a0<\/em>che si esprime nella ontologia della\u00a0<em>razionalit\u00e0 strumentale\/calcolante-industriale<\/em>, intendendo per\u00a0<em>ontologia<\/em>\u00a0il\u00a0<em>senso\u00a0<\/em>omologato e uniforme del\u00a0<em>come<\/em>\u00a0<em>dover vivere, del cosa dover pensare e fare<\/em>,di tutti e di ciascuno. \u00c8 il\u00a0<em>potere archico<\/em>\u00a0non tanto di singoli uomini (come la monarchia o l\u2019oligarchia), ma di un\u00a0<em>sistema di pensiero<\/em>, del\u00a0<em>fatto sociale totale-totalitario<\/em>\u00a0della\u00a0<em>iper-modernit\u00e0<\/em>\u00a0digitale, che ha chiuso tutti noi in una\u00a0<em>gabbia<\/em>\u00a0fatta di numeri, di calcolo e di calcolabilit\u00e0, di pianificazione archica, di standardizzazione anche se tutto \u00e8 offerto come sempre nuovo e diverso. E\u00a0<em>crediamo<\/em>\u00a0che questo sia\u00a0<em>razionale<\/em>\u00a0confondendo l\u2019<em>esatto<\/em>\u00a0matematico con il\u00a0<em>giusto<\/em>\u00a0morale \u2013 mentre \u00e8 una razionalit\u00e0 irrazionale, una\u00a0<em>Nave dei folli<\/em>\u2013 dove sfruttamento si affianca ad auto-sfruttamento, libert\u00e0 a repressione, crisi climatica e sociale a edonismo e irresponsabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>A.D.<\/strong>:\u00a0<em>Se la tecnica non \u00e8 pi\u00f9 un mezzo ma il fine ultimo che tutto sussume, che spazio rimane per il \u201cpolitico\u201d inteso come capacit\u00e0 di immaginare alternative? La tecno-archia ha definitivamente neutralizzato la dialettica tra capitale e lavoro, trasformandoci tutti in semplici \u201cfunzionari\u201d di un apparato che non prevede pi\u00f9 il dissenso?<\/em><\/p>\n<p><strong>L.D<\/strong>.: Apparentemente nessuno spazio, se il\u00a0<em>politico<\/em>\u00a0\u00e8 stato tradotto\/tradito in\u00a0<em>tecnico ed economico<\/em>. Per ritrovare il\u00a0<em>politico<\/em>\u00a0dovremmo\u00a0<em>uscire<\/em>\u00a0dalla\u00a0<em>Tecno-arch\u00eda\u00a0<\/em>\u2013 e questa\u00a0<em>uscita<\/em>\u00a0\u00e8 per me il nuovo\u00a0<em>spazio politico e del politico\u00a0<\/em>da costruire. La democrazia, nella Grecia antica, nasce quando il\u00a0<em>demos<\/em>\u00a0prende consapevolezza del proprio\u00a0<em>potere<\/em>\u00a0(<em>crazia<\/em>\u00a0e non\u00a0<em>arch\u00eda<\/em>) e\u00a0<em>depone l\u2019oligarchia<\/em>. Oggi vige ovunque il medesimo\u00a0<em>regime ontologico\/teleologico<\/em>\u00a0(l\u2019<em>arch\u00eda<\/em>) di accrescimento illimitato e di volont\u00e0 di onnipotenza. E quindi,\u00a0<em>deporre la<\/em>\u00a0<em>Tecno-arch\u00eda\u00a0<\/em>sembra essere l\u2019unica e ultima\u00a0<em>possibilit\u00e0<\/em>\u00a0rimasta, difficile ma necessaria. Purtroppo, in questo non ci aiuta il marxismo che non solo ha accettato il\u00a0<em>potere archico<\/em>\u00a0del capitalismo\/neoliberalismo, ma da sempre rifiuta di\u00a0<em>comprendere<\/em>\u00a0il\u00a0<em>potere archico<\/em>\u00a0in s\u00e9 e per s\u00e9 della tecnica moderna e industriale \u2013 tecnica che mai libera l\u2019uomo (rifiutando, essendo un\u00a0<em>potere archico<\/em>, uomini liberi e autonomi, li vuole funzionali e produttivi\u00a0<em>sempre di pi\u00f9) \u2013<\/em>;ovvero \u00e8\u00a0<em>l\u2019organizzazione tecnica della fabbrica e non la propriet\u00e0 dei mezzi di produzione la causa dell\u2019oppressione sociale<\/em>, come scriveva Simone Weil e oggi tutta la societ\u00e0 \u00e8 diventata una fabbrica; e il taylorismo \u00e8 l\u2019<em>ontologia tecno-archica che si fa prassi<\/em>, oggi\u00a0<em>digitale<\/em>\u00a0e che ha scomposto la fabbrica, la classe operaia e lo stesso\u00a0<em>individuo<\/em>\u00a0(facendolo\u00a0<em>divisum<\/em>) \u2013 e da ultimo la conoscenza, nel\u00a0<em>taylorismo cognitivo<\/em>\u00a0della IA \u2013 perch\u00e9 tutto possa essere cos\u00ec meglio sussunto\/integrato nell\u2019<em>arch\u00eda<\/em>. Ovvero: le sinistre continuano a non voler capire che tra uomo, libert\u00e0, democrazia e biosfera da un lato e\u00a0<em>Tecno-arch\u00eda<\/em>\u00a0dall\u2019altro ogni\u00a0<em>compromesso<\/em>\u00a0(come tra capitale e lavoro) \u00e8 controproducente.<\/p>\n<p><strong>A.D.<\/strong>:\u00a0<em>Nel suo libro emerge l\u2019idea di un\u2019umanit\u00e0 che si adatta plasticamente alle esigenze della macchina. In questa mutazione antropologica, \u00e8 ancora possibile rintracciare un \u201cresiduo umano\u201d che sfugga alla logica dell\u2019efficienza, o la nostra stessa psiche \u00e8 diventata un\u2019estensione del software globale?<\/em><\/p>\n<p><strong>L.D.<\/strong>:\u00a0Questo adattarci alle macchine \u2013 alla\u00a0<em>Tecno-arch\u00eda\u00a0<\/em>\u2013 \u00e8 ben riassunto dal motto dell\u2019Esposizione Universale di Chicago del 1933:\u00a0<em>La scienza scopre, l\u2019industria (cio\u00e8 la tecnica) applica, l\u2019uomo si adegua<\/em>. E da allora \u2013 in realt\u00e0 dalla rivoluzione scientifica e poi industriale \u2013 ci siamo\u00a0<em>adeguati<\/em>\u00a0alla catena di montaggio, alla bomba atomica, alla flessibilit\u00e0 del lavoro e ora ci\u00a0<em>adattiamo\u00a0<\/em>all\u2019intelligenza artificiale e alla crisi climatica, come se fossero dei\u00a0<em>dati di fatto<\/em>\u00a0e non\u00a0<em>dispositivi<\/em>\u00a0eternomi della\u00a0<em>Tecno-arch\u00eda<\/em>. Siamo cio\u00e8 in un\u00a0<em>gigantesco deficit di democrazia\u00a0<\/em>(ovvio, essendo sussunti in un\u00a0<em>sistema archico<\/em>), in un\u00a0<em>massimo di alienazione<\/em>\u00a0(se devo adeguarmi, non sono libero) e in un\u00a0<em>colossale sbilanciamento di potere<\/em>. E s\u00ec,\u00a0<em>crediamo<\/em>\u00a0di poter decidere su quasi tutto, ma mai possiamo su scienza, tecnica e capitale (e la democrazia economica e industriale del \u2018900 sono state parentesi presto richiuse, grazie al digitale e al neoliberalismo), cio\u00e8 mai sui\u00a0<em>poteri<\/em>\u00a0che pi\u00f9\u00a0<em>impattano, ma archicamente,<\/em>\u00a0su di noi. E allora, non basta (ma \u00e8 comunque doveroso) conservare spazi e tempi che sfuggano alla\u00a0<em>valorizzazione\/mercificazione\/efficientizzazione<\/em>\u00a0capitalistica-neoliberale e soprattutto all\u2019<em>integrazione<\/em>\u00a0<em>tecnica<\/em>; ma su tutto occorre attivare un nuovo\u00a0<em>conflitto\/antagonismo che sia in primo luogo ontologico<\/em>\u00a0<em>contro il<\/em>\u00a0<em>potere archico<\/em>\u00a0\u2013 e se \u00e8 vero che la critica alla modernit\u00e0 non \u00e8 cosa nuova,\u00a0<em>radicalmente nuovo<\/em>\u00a0\u00e8 considerarla un\u00a0<em>potere archico<\/em>, come appunto faccio nel mio libro. Ma solo riconoscendola come\u00a0<em>potere archico<\/em>\u00a0si potr\u00e0 forse generare un\u00a0<em>pensiero\u00a0<\/em>(ma per\u00a0<em>pensare\u00a0<\/em>bisogna\u00a0<em>leggere libri<\/em>\u00a0e non farli riassumere dall\u2019Assistente IA)\u00a0<em>destituente<\/em>\u00a0<em>anti-archico<\/em>\u00a0<em>e insieme<\/em>\u00a0<em>re-istituente<\/em>\u00a0<em>demo-cratico e sempre an-archico<\/em>. Cio\u00e8 senza\u00a0<em>principi\/fondamenti assoluti e totalitari\u00a0<\/em>(senza\u00a0<em>arch\u00e9<\/em>).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2679486\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/nave-folli-BOSH.jpg\" alt=\"\" width=\"1519\" height=\"718\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/nave-folli-BOSH.jpg 1519w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/nave-folli-BOSH-300x142.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/nave-folli-BOSH-820x388.jpg 820w\" sizes=\"auto, (max-width: 1519px) 100vw, 1519px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2679487\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/ba7e04d6-61ed-449b-95c3-6f3eae71a3e6.jpg\" alt=\"\" width=\"1132\" height=\"1600\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/ba7e04d6-61ed-449b-95c3-6f3eae71a3e6.jpg 1132w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/ba7e04d6-61ed-449b-95c3-6f3eae71a3e6-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/ba7e04d6-61ed-449b-95c3-6f3eae71a3e6-724x1024.jpg 724w\" sizes=\"auto, (max-width: 1132px) 100vw, 1132px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sociologo Lelio Demichelis presenter\u00e0 il proprio libro intitolato Tecno-arch\u00eda, o la Nave dei folli. 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